La flessibilità del lavoro dopo la legge Biagi
Ha scritto nei giorni scorsi il professor Pietro Ichino - un economista
del lavoro del cui giudizio mi fido - che il recente decreto delegato (legge
Biagi) tendente a organizzare in modo più flessibile il mercato del
lavoro non avrebbe affatto realizzato questo obiettivo ma piuttosto l'opposto,
dando al mercato più rigidità anziché più flessibilità.
Il professor Ichino sottolinea, a conferma di questa sua valutazione, il fatto
che il decreto in questione abolisce la figura dei collaboratori continuativi,
i cosiddetti "co. co. co.", che di fatto lavorano senza contributi,
senza diritti, senza alcuna stabilità d'impiego. Al loro posto nascerà
la figura dell'impiego "a progetto", un contratto a termine collegato
con una specifica finalità aziendale, dove il para-subordinato godrà
di tutti i diritti sindacali previsti dallo Statuto dei lavoratori.
Le affermazioni del professor Ichino sono da lei condivise? Ricordo che lei ha giudicato molto negativamente il decreto di cui stiamo parlando sostenendo che esso "sfarina" il mercato del lavoro in una infinita pluralità di soggetti, del tutto indifesi di fronte alla potenza della controparte aziendale. Qual è dunque la verità?
GIOVANNI GASCEMI - Catania
La verità, signor Gascemi, dipende sempre dal punto di vista in cui
si colloca chi osserva: se l'osservatore voleva che si raggiungesse il cento
per cento di flessibilità, l'abolizione dei "co.co.co." e
la sostituzione con contratti "a progetto" introduce un elemento
che io chiamo di "minima decenza" ma che altri può anche
chiamare rigidità. Se invece l'osservatore voleva che la flessibilità
fosse realizzata insieme a una dignitosa dose di diritti e di tutele, allora
giudicherà quel decreto come io l'ho giudicato.
La verità è relativa e soggettiva e la sua ricerca fa parte dell'ermeneutica. Sui dati di fatto non c'è controversia tra ciò che Ichino ed io diciamo; sui giudizi che ne derivano siamo su sponde profondamente diverse. Chi ci legge ha tutti gli elementi per formare la propria opinione.
E.Scalfari
Da: "IL VENERDI’ di REPUBBLICA" di venerdì 27 giugno,
pagg.11-12
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