Il papa e il popolo
di Seattle
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Oggi tutti parlano di globalizzazione, ma non tutti ricordano che la voce profetica del Papa si era levata su questo tema già nel 1991, nella sua Lettera Centesimus Annus. "La mondializzazione dell'economia è fenomeno che non va deprecato, perché può creare straordinarie occasioni di maggior benessere. Sempre più sentito, però, è il bisogno che a questa crescente internazionalizzazione dell'economia corrispondano validi organismi internazionali di controllo e di guida, che indirizzino l'economia stessa al bene comune, cosa che ormai un singolo stato, fosse anche il più potente della terra, non è in grado di fare. Per poter conseguire un tale risultato, occorre che cresca la concertazione tra i grandi Paesi e che negli organismi internazionali siano equamente rappresentati gli interessi della grande famiglia umana". Il Papa è soprattutto preoccupato per quei popoli e Paesi "che hanno scarso peso sul mercato internazionale, ma concentrano i bisogni più vivi e dolenti e necessitano di maggior sostegno per il loro sviluppo" (n. 58).

E lo scorso 27 aprile il Papa è tornato sul tema con un intervento assai duro: "La globalizzazione non deve essere un nuovo tipo di colonialismo, deve rispettare la diversità delle culture... la Chiesa continuerà a lavorare con tutte le persone di buona volontà per assicurare che il vincitore di questo processo sia l’umanità nel suo insieme e non una èlite del benessere che controlla scienza, tecnologia, comunicazione, risorse del pianeta a detrimento della grande maggioranza delle persone".

Angelus dell'8 luglio 2001

1. Il mio pensiero va, oggi, ai partecipanti all'incontro nazionale di varie Associazioni cattoliche, che si sta svolgendo a Genova, in vista della prossima riunione dei Capi di Stato e di Governo. Essi hanno voluto rispondere, anche in questo modo, alla consegna che lo scorso anno affidai ai giovani a Tor Vergata: "Voi non vi rassegnerete - dicevo - a un mondo in cui altri esseri umani muoiono di fame, restano analfabeti, mancano di lavoro. Voi difenderete la vita in ogni momento del suo sviluppo terreno, vi sforzerete con ogni energia di rendere questa terra sempre più abitabile per tutti". Mi unisco ai Vescovi liguri che, nella recente Lettera inviata ai fedeli delle loro Chiese, esprimono l'urgenza di "risvegliare in tutti, a partire dai responsabili della cosa pubblica, un sussulto di nuova «moralità» di fronte ai gravi e talvolta drammatici problemi di ordine economico-finanziario, sanitario, sociale, culturale, ambientale e politico". In realtà, la fede non può lasciare il cristiano indifferente di fronte a simili questioni di rilevanza mondiale. Essa lo sprona ad interpellare, con spirito propositivo, i responsabili della politica e dell'economia, chiedendo che l'attuale processo di globalizzazione sia fortemente governato dalle ragioni del bene comune dei cittadini del mondo intero, sulla base delle irrinunciabili esigenze della giustizia e della solidarietà.

2. Per questo i popoli più ricchi e tecnologicamente avanzati, resi consapevoli che Dio Creatore e Padre vuol fare dell'umanità un'unica famiglia, devono saper ascoltare il grido di tanti popoli poveri del mondo: essi chiedono, semplicemente, ciò che è loro sacrosanto diritto. Ai responsabili dei Governi di tutto il mondo e, in particolare, a quelli che si riuniranno a Genova desidero assicurare che la Chiesa si adopera con le persone di buona volontà per garantire che in questo processo vinca l'umanità tutta. La destinazione universale dei beni della terra è, infatti, uno dei cardini della dottrina sociale della Chiesa. Ai cristiani chiedo innanzitutto una speciale preghiera per i Capi di Stato e di Governo e li esorto poi a lavorare insieme per costruire un mondo più unito nella giustizia e nella solidarietà. A questo compito i cristiani devono prepararsi con un'educazione morale e spirituale robusta, con una conoscenza approfondita della dottrina sociale della Chiesa e con un grande amore per Gesù Cristo, Redentore di ogni uomo e di tutto l'uomo.

3. Confido che, anche in questa circostanza, l'Italia saprà mostrare la sua tipica e squisita ospitalità verso tutti coloro che si recheranno a Genova, per questa circostanza, in un clima di concordia e di serenità. Chiediamo alla Vergine Santissima di infondere nel cuore di ciascuno sentimenti di pace e di solidarietà, così che l'incontro previsto possa maturare decisioni favorevoli al vero bene dell'intera umanità.

 

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