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La
Chiesa di Santa Maria divenuta
Il Santuario della Madonna del Rosario
La Chiesa di Santa Maria
La sua storia risale a qualche anno dopo il mille, quando avvenne
un vero risveglio della fede e si ravvivò una singolare devozione
a Maria Santissima. Anche a Vimercate venne eretta la Chiesa di
Santa Maria che in seguito ebbe il titolo di Immacolata Concezione
di Maria e, poi, del Santo Rosario. Sorgeva nel vecchio castro,
o ad esso molto vicina, poiché in una pergamena del 1063,
la Chiesa si trova ricordata con il nome di Santa Maria del Castello
(crf.E.Cazzani,Storia di Vimercate, p. 369 nota 2).
In quell’epoca il Clero conduceva vita comune, così, al lato
settentrionale di questa Chiesa venne poco più tardi costruita
anche la Canonica, mentre il Battistero plebano a forma ottagonale,
simboleggiante i giorni della creazione, il giorno in cui Dio riposò
e quello d’inizio di una nuova vita, atto a battezzare per immersione
i catecumeni è stato provato fosse costruito al lato meridionale.
La Chiesa di Santa Maria aveva, davanti e sul fianco, il suo cimitero
molto più vasto di quello di Santo Stefano che già
si era dimostrato insufficiente. Qui venivano sepolti i morti comuni,
mentre i più illustri venivano posti all’interno della Chiesa
stessa. Ciò spiega l’avvenuto ritrovamento dei molti resti
umani quando, nel 1955, si effettuarono gli scavi per la rete metanifera
nelle immediate vicinanze del nostro Santuario.
Il Vescovo Umerius Marianis di Cremona aveva consacrato l’altare
maggiore il 7 settembre 1272 e questa Chiesa, edificata in parte
ove ora sorge il nostro Santuario, ebbe nel secolo XVI sette altari,
due dei quali, come cita il Dozio, erano dedicati, esempio forse
unico ai tempi, alla Immacolata Concezione di Maria. Dal Ragguaglio
delle Grazie si viene a sapere che l’11 novembre 1620, il Vicario
Generale del Cardinal Federico Borromeo, recatosi a Vimercate per
visitare questo Tempio, lo trovò che aveva tre navi molto
più basse della Cappella Maggiore, quali per essere sostenute
da pilastro di sasso rozzo e lavorato all’antica, non formavano
Chiesa di vaga comparsa, al che aggiungendosi l’oscurità
che per mancanza di atte finestre era cagionata, sempre più
stimolava la fina Pietà de divoti a doverla demolire, ed
innalzare poi vago Tempio alla Gran Madre di Dio (N.N. Ragguaglio
delle Grazie anche miracolose concesse dalla B.V. del S.S. Rosario,
nell’insigne borgo di Vimercato, Milano 1735).
La nuova chiesa
Nel 1628 fu iniziata l’edificazione della nuova Chiesa. La costruzione
venne ultimata nel 1686, ebbe quattro altari minori dedicati a San
Giuseppe, al Divin Redentore, a Santa Caterina e ai Santi Re Magi.
In seguito nel 1688, venne demolito l’alto campanile che era presso
la porta maggiore dell’antica Chiesa e che portava solo due campane.
Subito ne venne costruito uno nuovo che venne ultimato nel 1700.
La nuova Chiesa, ad eccezione dell’Altare maggiore che era ancora
quello consacrato dal Vescovo Umerio nel 1272, fu solennemente consacrata
il 7 giugno del 1756, seconda festa di Pentecoste, dal Cardinal
Pozzobenelli che decretò fosse chiamata Basilica, come si
leggeva su di una lapide posta presso la Cappella di Santa Caterina,
e diede l’ordine di commemorare l’anniversario alla terza festa
di Pasqua, ricorrendo in tale giorno il miracolo della Vergine Santissima
onorata nel suo simulacro.
La
sacrestia e le campane settecentesche
Altro avvenimento ricordato nella cronistoria di questa Chiesa
fu la consacrazione delle cinque campane tuttora esistenti, avvenuta
il 5 marzo 1776, impartita da Mons. Cornelio Reina, carmelitano
scalzo, Vescovo di Hispahanin Persia. Le campane erano state fuse
nella fonderia di Innocenzo Bonavilla in Milano e a loro furono
imposti i nomi di Santa Maria, Santo Stefano, Sant’Ambrogio, San
Carlo e Santa Eurosia. In tale occasione s’inaugurò la nuova
Sacrestia iniziata nel 1769 in sostituzione della vecchia disadorna
ed angusta. Quella stessa vecchia Sacrestia nominata nel 1756
dal Cardinal Pozzobenelli ad destera ingredientis Eclesiam,
angusta nimis est Sacristia,- 13 anni dopo venne ricostruita
– con tutti i suoi comodi col disegno del Signor Ingegnere Francesco
Croce, della fabbrica del Duomo di Milano, e con Gioani Cattaneo,
capomastro per l’esecuzione di tal opera-. Fu edificata dietro
il coro, ma con i lavori di ampliamento del 1907 venne alquanto
modificata.
Oltre ad una parte degli armadi, di ottima fattura, rimane nell’attuale
Sacrestia il grande quadro raffigurante la flagellazione, attribuito
alla scuola fiamminga. Rimangono nella Chiesa altre opere pregevoli,
quali l’affresco del Divin Salvatore per il quale, nel 1874, venne
espressamente a Vimercate la - Commission di Pittura- dell’Accademia
di Brera che lo trovò molto pregevole attribuendolo al Procaccino.
Questo dipinto che già esisteva nella vecchia Chiesa, essendo
sin d’allora considerato di grande pregio, fu sistemato in una apposita
Cappella e, come si legge alla base, risale al 1519: Pregevole era
anche l’organo che venne in seguito sostituto con l’attuale, costruito
dai Fratelli Prestinari di Magenta nel 1855, venuto a costre lire
austriache 14.850 con ritiro nel vecchio.
Ampliamenti
Nel 1869 si sentì la necessità di ampliare il
Santuario e si fabbricarono i lati che danno all’edificio la forma
a croce. Ma venuto il Cardinal Ferrari in visita pastorale, dal
10 al 12 maggio del 1900, espresse al Prevosto, Mons:De Giorni,
il vivo desiderio di - veder quel tempio maggiormente ampliato.-
Quel desiderio fu per il Prevosto un ordine e subito si pensò
al da farsi. Ma la soluzione del progetto di ampliamento fu assai
complessa e il 25 settembre del 1904, i fabbricieri Antonio Monti,
Rag. Giuseppe Balconi, Ing. Antonio Corbetta, Carlo Ravasi e il
Sacerdote Filippo De Giorgi, novello Prevosto, - dopo aver fatto
i passi necessari per il reperimento dei fondi iniziali, presero
in esame la relazione peritale del Signor Architetto Parrocchetti
di Milano, in merito al miglior modo dì ampliare la Chiesa
della B.V. in Vimercate, nella quale relazione conferma il parere
già da lui espresso sommariamente alla Fabbriceria nell’occasione
della visita sopraluogo, fatta il giorno 29 luglio p.p. con l’intervento
anche del Signor Capomastro Bernasconi di Milano, proponendo cioè
di conservare la facciata a ponente e sviluppare tutto l’ampliamento
verso levante, adottando il partito di una navata trasversale formante
croce con tazza al centro, ritenendo che si verrebbe così
ad avere una Chiesa raddoppiata in superficie ed architettonicamente
corretta. (A.P.V. cartella 42,fasc.6).
Nella stessa seduta il verbalista prosegue – facendo assegnamento
sull’attiva propaganda che ilM.R. Signor Prevosto fa, presenta alla
venerabile Fabbriceria i disegni dell’Egr. Signor Capomastro Caversasio
(…) Sono approvati e si delibera d’inoltrare all’On. Municipio regolare
domanda di esproprio per i pochi metri di proprietà comunale
che occorrono, facendo osservare all’On. Giunta che i nuovi progetti,
mentre non disturbano né il mercato, né la viabilità,
riusciranno di lustro al paese, anche per gli abbellimenti che si
introdurranno alla facciata della Chiesa stessa. (A.P.V. cart.42,fasc.6).
Uno dei tanti problemi risolti dal benemerito Capomastro fu
quello di – togliere l’ampio post-coro, ricettacolo di tutto
coloro che volevano passare in chiacchiere, anziché pregare,
il tempo destinato alle Sacre Funzioni. Indietreggiato l’Altare,
le navate divennero assai più ampie (dagli scritti di
B.Cremagnani del 1938).
Si ottenne dal Comune – una piccola superficie di mq. 57,91 in
contrada Santa Marta e mq .0,11 in via della Madonnina- . Il
6 marzo1906 venne stipulato il contratto.
Nella raccolta di Varie Memorie, nell’A.P.V., a pagina 44 si legge:
- 11 febbraio 1908. Commoventissimo trasporto notturno del Simulacro
della B.V. dal Santuario a Santo Stefano. Si cominciano i lavori
per l’ampliamento della Chiesa della Madonna.
- 16 luglio 1909. Ultimati i lavori di ampliamento del Santuario
S.E. il Cardinal Arcivescovo si reca a Vimercate per la consacrazione
del Tempio. La parte nuova della Chiesa comprende: il transetto
con la cupola che lo sovrasta, il presbiterio e l’abside con il
coro: un corpo di fabbricati corrispondenti, grosso modo, ai due
quinti di tutto l’edificio -.
Quattro anni dopo si pensò alla decorazione: s’ iniziò
dalle due pareti laterali. I soggetti: la battaglia di Lepanto e
la vittoria di Costantino dipinti dal Signor E. Castiglioni. Il
Cazzani nella sua opera , a pag 342, giudica – mediocre l’opera,
per nulla esagerata la spesa-. Infatti con lo sconto del 25%,
il dipinto costò £.5.250 da pagarsi in due rate. La guerra
del 1915/18 interruppe i lavori. La chiesa Mancava ancora della
facciata, ma l’11 maggio del 1918, presente il Cardinal Ferrari,
venne benedetta anche se non ancora del tutto ultimata. Mancavano
gli angeli che tuttora suonano le trombe del giudizio finale, scolpiti
da Egidio Caldana di Vicenza che arrivarono nel 1928 in sostituzione
di due piramidi inizialmente progettate. Il costo della facciata
venne sostenuto dai Signori Clementina e Leone Elli in ringraziamento
della guarigione ottenuta dalla Signora nel 1918. Le lettere sul
portale, D.C.L., significano: Donarono Clementina e Leone.
Nel 1941, il 15 agosto, s’ installarono sulla facciata orientale
della Chiesa le due statue di San Francesco d’Assisi e Santa Caterina
da Siena, patroni d’Italia. Fu in quest’ultima ricorrenza che si
provvide al primo impianto radiofonico e, nello stesso anno, ad
una nuova illuminazione, ad opera della Ditta Ambrogio Motta di
Vimercate.
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