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LA CHIESA DI SANTO STEFANO:
storia ed arte

la chiesa prepositurale di Vimercate

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Chiesa Santo StefanoLa Chiesa di Santo Stefano

"La fabbrica di santo Stefano non chiude mai". Lau nostra chiesa parrocchiale ha una antichissima storia anche dal punto di vista edilizio; i recenti restauri fino a quello della facciata, eseguito nell’estate 2000, lo testimoniano ampiamente.

Ripercorriamo la storia

Fu dedicata sin dal suo sorgere al protomartire Santo Stefano. La più antica citazione della Colleggiata riguarda un legato del 745, in cui Rotperto di Agrate legava la sua vigna in Bonate (a Brago) alla Chiesa di Santo Stefano in Vimercate. Lo si trova scritto in un documento dell’epoca longobarda che il Dozio pubblicava nel suo Cartolario Brianteo a pag.155. Da altri documenti del 1053 e 1059, citati dal Cazzani (Storia di Vimercate, ed. Penati, pag.159) la nostra Chiesa viene collocata "infra-castro", quindi tra le mura della vecchia fortificazione romana, volgarmente chiamata Castello. La sua origine è certamente legata alla diffusione del Cristianesimo in Brianza ed è logico pensare risalga al VI secolo, probabilmente costruita dagli stessi che edificarono le Chiese plebane di Agliate, Garlate e di Primula in Valsassina. Non è difficile immaginare le sue originarie modeste dimensioni, ma non abbiamo nemmeno elementi certi per dire quale fosse la sua struttura.

Ed è solo nel secolo XIII che la possiamo immaginare, come dice il Dozio (Notizie di Vimercate e la sua Pieve, a.1853, pagg.10/11) con la sua Cripta e i suoi altari dedicati alla Santa Croce, a Sant’Ambrogio, a San Michele e a San Battista patrono della regione Longobarda, quando la nostra Chiesa divenne centro di una delle più importanti Pievi della Martesana.

Il martirio di Santo Stefano – affresco attribuito al Gambara

Nei decreti seguiti alla visita di San Carlo Borromeo, si legge: -Le pareti della Chiesa sono intonacate ed imbiancate, così le colonne che dovranno decorosamente risaltare anche per alcune pitture.- Dall’Archivio Plebano, cart.5, fasc.4, sappiamo che Monsignor Umberto Maria Visconti, nel 1634, trovò il coro completamente dipinto con scene "riguardanti Santo Stefano" e ciò è confermato anche nella relazione della visita pastorale che il Card. Federico Visconti fece a Vimercate nel mese di giugno del 1686. Nella stessa cartella dell’Archivio si legge che la Colleggiata è – di stile antico, ma ornata di recente ed elegante affresco.-

 

Campanile S.StefanoTorre e campanile

Ai primi sentori dell’arrivo del Barbarossa, nel 1154, i vimercatesi avevano già creduto opportuno distruggere l’antico castrum, nel timore che il terribile invasore vi si accampasse prima di assediare Milano e il Borgo avesse così a subire tutti gli inconvenienti materiali e morali che ne sarebbero seguiti. Vimercate, smantellate le fortificazioni d’epoca romana¸era così rimasta priva di un posto di vedetta, indispensabile a quei tempi. Fu allora che fu necessario costruire una torre, utilizzando in gran parte le antiche pietre romane del castrum, la stessa che per ordine dei milanesi di li a poco venne innalzata e fortificata da Arnaldus Prepositus. Una torre che più tardi servì da campanile e per altre necessità di quell’epoca di contese. Divenne teatro attivo della nostra storia, lo attesta, tra l’altro, una lapide esistente al suo interno: ricorda che nel 1262 qui furono rinchiusi, in perpetua prigionia, i nobili milanesi guidati da Ezelino da Romano nella lunga contesa tra nobili e plebei, sconfitti presso il ponte di Brivio. La torre fu posto di osservazione di ogni epica impresa, luogo d’incontri e, nell’anno 1275, aula di giustizia.

Nel 1806, il campanile di Santo Stefano aveva un orologio e la sua collocazione era ancora visibile sino agli ultimi restauri della parte occidentale. Non sappiamo quando venne collocato, ma dalla storia del nostro mercato veniamo a sapere quando venne traslocato. Nell’anno 1806 in cui erano in corso lavori di restauro iniziati due anni prima, un fulmine, uno dei tanti irriguardosi che si abbatterono sulla Chiesa, causò tali danni da creare – grandi guai coi Padri Coscritti – (le autorità e i maggiorenti del paese) che non avrebbero più riparare la Chiesa e, dato il pericolo di crolli, alcuni presero la decisione di trasportare il mercato e con esso l’orologio alla Madonna (G.Dozio, Cartolario Brianteo, Milano 1857, pag.59). Si vennero così a creare due fazioni, i Madunit e gli Stevenit che per un anno turbarono la quiete del Borgo, sino a quando non intervenne il Prevosto Pagani che nel 1807 decise il trasporto dell’orologio. Installato sul campanile del nostro Santuario, si presume vi rimanesse sino al 1875, quando venne sostituito con uno nuovo.

 

Le statue della facciata

Da uno scritto di Bice Cremagnani dell’anno 1931 per Parola Amica, si viene a sapere la storia delle statue della facciata della Chiesa di Santo Stefano.

- Le tre statue di marmo che dall’alto della facciata della nostra prepositurale dominano Vimercate e pare che da lassù la proteggano, hanno passato, poverette, un brutto quarto d’ora tre secoli or sono. Uscite linde, modeste, ma non prive di grazia nella loro semplicità dallo scalpello di un ignoto scultore del secolo quattordicesimo, vissero nascoste, tranquille e venerate sino al principio del 1600, quando, per loro disgrazia, un Ghisolfi le volle riabbellire togliendole dalla loro modesta posizione per collocarle in alto in grande onore.

Il cielo, con un fenomeno naturale, ma terrificante, volle invece dimostrare ai vimercatesi come la virtù da preferire sia l’umiltà.-

Dalla lettura dell’epigrafe, scolpita nel marmo ai piedi delle statue che trascriviamo nel testo originale, troviamo la spiegazione di quanto avvenne:

JO – ERASMUS – GHISULFUS – DEC – S – SIGNA – AVITAE – PIETATIS – VETERA – FAM – MONUM.TA – REFECTA – PERCUSSA – RESTITUIT – APATRE – FULMINE – SECUNDO – MDCVIII. Giov. Erasmo Ghisolfi, (queste) Sante Immagini, antichi monumenti dell’avita pietà familiare, già dal padre restaurate, dal fulmine colpite una seconda volta ripristinò – 1608.


approfondimenti

 

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