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La
chiesina di Sant'Antonio Abate (in
via Cavour)
Nella nostra memoria questa Chiesina è legata
alla festa del 17 gennaio di Sant’Antonio. L’origine della festa
è lontanissima; con fasi alterne più o meno partecipate,
in cui, a volte, la tradizione sembra affievolirsi, la Sagra è
giunta sino a noi. Ci ricorda la devozione dei nostri vecchi che
riuniti nell’Oratorio del Santo, all’inizio dell’anno invocavano
la benedizione sui campi, sul bestiame e sulle loro semplici occupazioni
di contadini.
Rivolgendo lo sguardo alla figura orante del Santo che campeggia
sull’Altare posto in fondo all’unica navata, viene naturale chiedersi quale
sia l’origine della Chiesetta, in quale epoca l’umile costruzione venne eretta,
a quale scopo fosse destinata e perché fosse dedicata al Santo della
preghiera e della solitudine: Sant’Antonio Abate (250/356), fondatore della
vita cenobita e, per tradizione popolare, protettore dell’agricoltura, degli
animali e guaritore dell’herpes zoster o fuoco di Sant’Antonio. Ricordando queste
sue caratteristiche, Egli viene spesso ritratto sullo sfondo della campagna,
vicino a lui il maialino e un fuoco acceso: da quest’ultimo il nostro tradizionale
falò che da tempo immemorabile viene acceso sotto il ponte di San Rocco,
quasi ad esorcizzare il male.
La Chiesina non fu mai parte di un monastero, bensì fu
Oratorio di una delle tante Schole. Le Scuole erano confraternite, ovvero pie
associazioni di laici, aventi scopi religiosi e caritativi. Fu allora che venne
costruita e fu ritrovo dei Disciplini con il nome di Santa Maria del Pianto.
Più tardi, nel 1573, venne dedicata a Sant’Antonio Abate. La Schola dei
Disciplini di Sant’Antonio fu fondata da Mons. Francesco Galbiati, Vescovo di
Ventimiglia ed era governata con "regole stampate a Milano a cura di
San Carlo Borromeo" la cui effige è rappresentata nel grande
quadro, su tela ad olio, appartenente all’arredo della Chiesa. Interessante
su questo quadro è la raffigurazione, in un angolo, del borgo di Vimercate
intorno al 600.
Fu lo stesso Vescovo Galbiati che il giorno del Corpus Domini del 1573 consacrò
questo santo luogo per i Disciplini di Sant’Antonio Abate di Vimercate.
La storia della nostra Chiesina prosegue: nel 1780, in conseguenza
della soppressione delle Congregazioni ed Ordini religiosi, ordinata dall’Imperatore
Francesco Giuseppe II d’Austria, anche le Confraternite dei Disciplini furono
sciolte. Di conseguenza la Chiesetta di Sant’Antonio doveva essere "incamerata".
Fortunatamente il Prevosto Gian Domenico Branca, con una supplica in data 3
ottobre 1786, riuscì a dimostrare la sua utilità quale luogo di
istruzione per i fanciulli. Rimasta di proprietà della Parrocchia, la
Chiesetta nel 1818 venne utilizzata anche dai Confratelli e Consorelle del S.S.
Sacramento, quale ritrovo, deposito di stendardi e paramenti della loro Confraternita.
Lo stesso anno il Prevosto Carlo Pagani, l’11 gennaio, aveva chiesto -al
Vicario Generale Capitolare di Milano la facoltà di "Riconciliarla",
essendo stata profanata per il passaggio delle truppe che vi avevano pernottato.-
(A.P.V., cartella 14, fascicolo 2)
Sempre nell’Archivio Plebano Vimercatese sullo Zibaldone, a pagina 98-99 troviamo
scritto: - la Chiesa di Sant’Antonio Abate fu ristaurata e ridotta in buono
stato nel 1875. In questa Chiesa ogni Domenica si fa spiegazione della Dottrina
per ragazzi e il 17 gennaio si fa una bella festina con l’intervento di tutto
il Clero parrocchiale. In questa Chiesina si fa la stazione nelle processioni
delle Litanie e nelle grandi processioni parrocchiali.-.
Avvicinandoci ai giorni nostri, ricordiamo il 9 settembre del
1942. Allora le due campane, datate 1673, del piccolo campanile
rischiarono la perquisizione per ordine del Sottosegretario di Stato
per le fabbricazioni di guerra. Non furono trasformate in ordigni
di guerra, Sant’Antonio, non si sa in che modo, come già
altre volte, accomodò la questione. Ancor oggi il loro caratteristico
e incessante rintocco risveglia in noi cari e gioiosi ricordi di
un tempo passato con il perpetuarsi di una tradizione che ha odore
d’incenso e di tortelli.
Augusto Merati ci informa sulle vicende architettoniche: - Quantunque
i caratteri stilistici siano piuttosto sobri, pare legittimo assegnarla
al periodo romanico, forse all’undicesimo secolo. A tale età
si devono riferire la muratura e, sul lato settentrionale, la porta
a tutto sesto al presente otturata, e il taglio della monofora a
spalle diritte che è pure parzialmente murata. Dalle osservazioni
effettuate risulta che in origine la piccola costruzione presentava
in pianta una semplice aula rettangolare coperta da un tetto a cavalletti,
ora forse rifatto sulla traccia di un altro più antico. Al
periodo gotico si deve assegnare la facciata il cui grande rosone
è oggi murato (…) Alla seconda metà del Quattrocento
si deve la sistemazione interna consistente in arcate trasversali
a sesto acuto che partono da semipilastri a muro, come si vede in
Santa Maria in Campo di Caponago ed in altre Chiese vicine. Nel
Seicento si aprì la parete di fondo (o con grande probabilità
si distrusse un’absidiola) per costruire un coro a terminazione
piatta: la data del 1626 che si legge sopra l’odierno arco trionfale
potrebbe essere quella precisa [ noi abbiamo ricordato il coro
a volta esistente nel 1686 ] Nello stesso secolo si costruì,
tra il lato di tramontana e la facciata, il campanile. Le due campanelle
portano la data del 1673 insieme con scritte sacre con le parole
: Panem angelorum- e – et Deus homo factus est. –
Sulle pareti del nostro Oratorio si scorgono frammenti di pitture
che appartenevano ad un ciclo di storie riguardanti Gesù Cristo: sono
parti di un’Adorazione di Magi, di una Flagellazione e di una Crocifissione,
emerse dal lavoro di scrostazione o salvate da varie operazioni relative ai
restauri della Chiesetta. Sulla parete di sinistra s’intravvedono altri affreschi
molto ammalorati: un Santo Vescovo, S.Rocco che mostra la piaga della Gamba
slacciandosi la calza, una Madonna col Bambino molto scalpellinata ma di un
certo valore pittorico. Appesi alle pareti della Chiesetta si conservavano alcuni
quadri di un certo interesse. L’Altare di legno è dominato dalla grande
pala su tela, ad olio, raffigurante la Madonna Addolorata circondata da angeli;
in primo piano a sinistra è Sant’Antonio Abate che apre le braccia in
atto di preghiera ed ha ai suoi piedi un libro aperto ed il bastone; un putto
regge un teschio; a destra, nello sfondo di un paesaggio al crepuscolo, è
raffigurato San Cristoforo che porta il Bambino. In buono stato di conservazione,
questa tela pare opera di un pittore locale eseguita sulla fine del Settecento.
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