Movimento Terza Età
'L'AMORE FEDELE OLTRE LA MORTE

INTRODUZIONE

Sino dai suoi inizi, la Chiesa ha nutrito una predilezione per le vedove e le ha invitate a coltivare le ricchezze spirituali della loro vocazione. Ancora oggi la Chiesa rivolge il suo appello al mondo vedovile per una vita di santità e di apostolato.

Il Cardinale Dionigi Tettamanzi (ora Arcivescovo della Diocesi Milanese) per aiutare spiritualmente le molte vedove che sono sottoposte ad una amara e forte sofferenza derivante dalla morte del proprio amato marito, ha scritto, qualche tempo fa, un testo intitolato “L’amore fedele oltre la morte” (di cui ne consigliamo la lettura integrale), sviluppando il tema in base al discorso pronunciato da Papa Pio Xll a Castelgandolfo il 16 settembre 1957 (che costituisce la «magna charta» della spiritualità cristiana della vedovanza), con riferimento ai testi evangelici, alle lettere di S. Paolo e alle numerose encicliche papali.

Tra le persone della Terza Età che frequentano la nostra Parrocchia, vi sono molte vedove e vedovi che restano “frastornati” dalla morte del loro coniuge e si pongono tante domande sull’aspetto spirituale e religioso del loro stato matrimoniale e su quale destinazione orientare il loro amore sponsale.

Ora noi, pensando fare cosa gradita a coloro che si trovano nello stato della vedovanza, proponiamo taluni stralci del testo suddividendoli, per mancanza di spazio, in tre brevi puntate.

POSTILLA: Il testo si rivolge (per semplicità di espressione) alla vedova; ma è rivolto anche al vedovo. Pertanto, ove è scritto: vedova, sposa, moglie, donna, ecc., deve intendersi anche vedovo, sposo, marito, uomo e viceversa.

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L’AMORE FEDELE OLTRE LA MORTE
(per una spiritualità cristiana della vedovanza)
di DIONIGI TETTAMANZI, Cardinale

“PRIMA PUNTATA”

I - Una croce Pesantissima

La morte nel momento stesso in cui colpisce uno dei coniugi della famiglia - in particolare se nel pieno della virilità e lo strappa al suo focolare - affonda nel cuore di chi rimane, una croce pesantissima, un dolore indelebile, proprio di un essere al quale è stata strappata la parte migliore di sé: la persona amata, il centro del suo affetto, I’ideale della sua vita, la forza calma e dolce su cui faceva affidamento con cieca fiducia, il consolatore capace di comprendere tutte le sue pene e di addolcirle.
Ciò si comprende alla luce del matrimonio come “mistero di unità”. Questo è il disegno di Dio: “Non sono più due, ma una sola carne” (Mt. 1 9, 6).

L’amore coniugale è una “forma tutta speciale di amicizia personale, in cui gli sposi generosamente condividono ogni cosa, senza indebite riserve o calcoli egoistici” (Humanae vitae, 9).

Un tempo: un’esistenza sognata ed esperimentata come “vita a due”! Ora: la solitudine, «la donna si trova spaventosamente sola, abbandonata».

Ma chi rimane, deve vivere. E la vita si fa piena di problemi e di responsabilità nuove, non previste. Quante apprensioni, dubbi, difficoltà, incomprensioni, scoraggiamenti, sacrifici, pene, una vedova può incontrare!

La croce della perdita del marito pare si moltiplichi in tante altre croci!

II - L’Amore è eterno

La prima ricchezza fra tutte, ci sembra, è la convinzione vissuta che la morte, anziché distruggere i legami d’amore umano e soprannaturale contratti con il matrimonio, può perfezionarli e rafforzarli.

E sussiste e continua ancora ciò che ne costituiva l’anima; ciò che le conferiva vigore e bellezza, cioè l’amore coniugale con tutto il suo splendore e i suoi voti di eternità, così come esistono gli esseri spirituali e liberi che si sono offerti l’uno all’altro.

Un primo invito del Papa alla vedova è di leggere in profondità il proprio matrimonio. Una visione superficiale la conduce a non ritenersi più una «sposa»: giuridicamente e sensibilmente l’istituto matrimoniale non esiste più.

Ma il matrimonio è dato. anzitutto. da una realtà spirituale (due anime immortali che si uniscono), “dal patto coniugale, vale a dire dall’irrevocabile consenso personale” (Gaudium et spes, 48). E ciò che costituisce il cuore stesso del matrimonio è l’amore coniugale.

E l’amore coniugale proclama:
Amo te, te solo, Per sempre! Se l’amore riempie prima il tempo su questa terra, è per sfociare poi nell’eternità.

È questo il senso più profondo dell’indissolubilità coniugale la cui grandezza si rivela alla luce del legame eterno che vincola Gesù Cristo alla sua Chiesa.

È così che la vedova cristiana è chiamata a credere all’eternità del proprio amore e a vivere con particolare intensità il valore dell'indissolubilità. al di là dei limiti del tempo (nell'eternità).

Parlando ai novelli sposi, il 29 aprile 1942, Pio Xll, illustrava così questo valore: «Se l’affetto coniugale conosce albori e aurore, non ha da conoscere tramonti o stagioni... perché l’amore vuole essere sempre giovane, incrollabile al soffiare dei venti. Voi così attribuite al vostro amore nuziale, senza accorgervene, con santa gelosia, quel segno caratteristico che l’apostolo Paolo ascriveva alla carità, quando, esaltandola, diceva: l’amore non viene mai meno (1 Cor. 13,8) ...

Anche se l’amore coniugale in questo particolare carattere (unione per la procreazione) termina col cessare dello scopo a cui era ordinato sulla terra, tuttavia, in quanto esso ha agito nelle anime dei coniugi e le ha strette l’una all’altra in quel più grande vincolo d’amore che unisce i cuori a Dio e fra di loro, tale amore rimane nell’altra vita, come rimangono le anime stesse, nelle quali aveva avuto dimora quaggiù».

Pio Xll prosegue: la morte può perfezionare e rafforzare i legami d’amore umano e soprannaturale. L'eternità non rinnega gli autentici valori spirituali vissuti in terra, ma li porta a definitiva maturazione.

La vedova ha pieno diritto di sentirsi sposa; vive ancora dell’amore coniugale, anche in un modo nuovo.

Solo così si può comprendere quanto dirà più avanti il Papa: “Ecco la grandezza della vedovanza quando è vissuta come prolungamento delle grazie del matrimonio e come preparazione del loro dischiudersi nella luce di Dio”, e quanto ha scritto il Concilio: la vedovanza accettata «come continuazione della vocazione coniugale»:
(Gaudium et spes 48).

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