L’AMORE
FEDELE OLTRE LA MORTE
(per una spiritualità cristiana della vedovanza)
di Dionigi Tettamanzi, Cardinale
Prefazione alla Seconda Puntata
Tra le persone
della Terza Età (e non) che frequentano la nostra Parrocchia, vi sono
molte vedove e molti vedovi che restano “frastornati” dalla morte
del loro coniuge e si pongono tante domande sull’aspetto spirituale
e religioso del loro stato matrimoniale e su quale destinazione orientare
il loro amore sponsale.
Nel numero dello scorso ottobre di Parola Amica abbiamo
proposto la prima puntata di taluni stralci di un testo che il Cardinale
Dionigi Tettamanzi ha scritto, qualche tempo fa, per aiutare spiritualmente
le molte vedove che sono sottoposte ad una amara e forte sofferenza derivante
dalla morte del proprio amato marito. Tale testo è intitolato: “L’amore
fedele oltre la morte”, di cui ne consigliamo la lettura integrale,
oltre a quella che qui esponiamo.
Postilla: Il testo si rivolge (per semplicità di espressione) alla vedova; ma è rivolto anche al vedovo. Pertanto, ove è scritto: vedova, sposa, moglie, donna, ecc., deve intendersi anche vedovo, sposo, marito, uomo e viceversa.
“SECONDA PUNTATA”
III - L’offerta di un amore Purificato
Anche l’amore degli sposi è una creatura segnata dal peccato e dallo squilibrio da esso derivato. Attende così una guarigione, una purificazione: bisogna guarire la febbre carnale soggetta all’impulso e soprattutto bisogna guarire la più profonda malattia spirituale: l’egoismo.
Inserito nella morte e resurrezione del Cristo, mediante il Sacramento matrimoniale, l’amore coniugale viene guarito e purificato: “Cristo ha amato la sua Chiesa; Egli ha dato se stesso per lei; per santificarla, purificarla... volendo presentarla a se stesso, questa Chiesa, ... che non avesse macchia o ruga” (Ef. 5,25-27); “ll Signore si è degnato di sanare ed elevare questo amore con uno speciale dono di grazia e di carità” (Gaudium et spes, 49).
La grazia della purificazione va accolta e corrisposta giorno per giorno. Vi interviene il Signore anche con la morte e l’incontro beatificante con Sé, il coniuge defunto, anche nel suo amore sponsale, viene liberato “da ogni debolezza e da tutte le scorie dell’egoismo”, solo così può contemplare il volto di Dio Santo.
Ma la grazia data ad un coniuge per la sua perfetta e definitiva purificazione in cielo, diventa appello e chiamata all’altro rimasto in terra affinché purifichi e spiritualizzi il proprio amore.
E quanto più la vedova si sentirà sposa e quindi chiamata dal Signore alla comunione dell’amore sponsale col marito, tanto più si troverà stimolata a lavorare perché il suo amore terreno sia il meno lontano - nella purezza e nella spiritualità - dall’amore celeste del coniuge ormai entrato nell’intimità divina.
La vedova, poi, non potrà dimenticare il valore del suo “Sì” il giorno delle nozze; era innanzitutto un sì d’amore dei due sposi di fronte alla chiamata del Signore e ai suoi disegni.
Pertanto dal SI' sacramentale del giorno delle nozze la vedova attinge la grazia e la responsabilità di offrire al Signore (e in Lui anche al marito) un amore sponsale sempre più puro e spirituale: sino all’offerta dell’ultimo giorno.
IV - La grazia di un nuovo incontro.
E’ stato
giustamente osservato che la vedovanza “dal punto di vista umano è
una separazione; dal punto di vista cristiano è invece il preliminare
per un nuovo incontro”.
E’ una fase dolorosa e purificatrice dell’intimità coniugale.
E’ un istante, un periodo, un passaggio in quella grande e immensa dilatazione
dell’amore che va dal primo consenso all’eterno incontro.
“E’ una morte per una vita nuova, una rottura fisica per un incontro spirituale una separazione temporale per l’ingresso nell’intimità eterna con lo sposo. E’ un passaggio, una Pasqua” (L. Lochet).
Si deve quindi ricordare come l’unità e l’indissolubilità, mentre sono delle realtà attuali che caratterizzano l’amore coniugale consacrato dal Sacramento del Matrimonio, sono anche un annuncio e anticipazione di quella sublime comunione eterna che sarà sperimentata dai beati (dagli sposi beati) con Dio; il Matrimonio è profezia dell’intimità del Paradiso.
E la vedova si va preparando a questa nuova intimità, accettando il distacco fisico dal marito e la perdita della sua presenza, realizzando un incontro spirituale e la conquista di un’altra presenza più intima, più profonda, più efficace.
Non deve pensare di essere sola nel desiderare d’incontrarsi spiritualmente col marito, quasi nutrisse in cuore un desiderio vuoto e sterile.
Pio Xll chiaramente parla di un “desiderio” che colui (lo sposo) che vede ormai Dio faccia a faccia aspira per coloro che egli più di ogni altra cosa ha amato nel corso della sua vita terrena; a Dio il beato sposo può chiedere quanto è necessario e utile per la santificazione della sposa e anche perché essa non conosca “il ripiegamento su se stessa, lo scoraggiamento, gli attaccamenti inconsistenti”.
Il marito non si presenta del tutto solo davanti a Dio: egli resta in modo nuovo legato al focolare terreno.
Quando Dio l’ha chiamato a sé, non l’ha invitato ad abbandonare il suo focolare, ma di esserne il rappresentante e l’orante presso di Lui. (Dio non toglie mai quello che ha donato durante la vita terrena).
Si può e si deve credere ad una presenza del padre nel focolare domestico; la vedova, in tal modo, non si penserà sola nell’educare i figli e nelle altre incombenze.
Duplice è allora questa nuova presenza; e quella della vedova con il marito defunto e di questi con la moglie rimasta in terra.
Il “luogo” che rende possibile l’incontro e il dialogo tra i due sposi è il Cuore di Dio, verso il quale tutt’e due sono ordinati!
Il discorso di Pio Xll presenta poi il Sacramento del Matrimonio come una specie di “consacrazione” dei coniugi, che vengono trasfigurati e assimilati a Gesu Cristo in quanto Sposo della Chiesa.
Il Papa ritorna sull’idea che la vedovanza è una continuazione del matrimonio e afferma che “la vedovanza diventa in qualche modo il compimento di questa mutua consacrazione”.
Vissuto in maniera nuova nello stato di vedovanza, quest’amore coniugale conserva e matura la sua dimensione originaria, quella “religiosa” di consacrazione e di santificazione.
Continua nella terza e ultima puntata
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