Proponiamo
come tema di riflessione in questo periodo dell'anno il messaggio
del papa a tutti i cristiani per la quaresima. Ci sembra importante che
tale "tempo forte" per eccellenza sia presente alla coscienza di
tutti i cristiani e non sia trascurato nella nostra memoria come un fatto
esteriore e poco significativo.
Le riflessioni che il Santo Padre propone sono semplici e significative:
Un canto molto bello, le cui parole sono di don Gianfranco Poma, dice:
Lo
sguardo di Dio un mattino di grazia
ci trasse dall'ombra del cuore deserto.
"Non più per voi stessi, per me voi vivrete:
un lievito nuovo sarete nel mondo".
"Chi
sono, Signore?" ti chiedo confuso
dal giorno sereno in cui sei venuto,
ma tu non rispondi e chiami per nome,
scrivendo nel cuore immagini vere.
"Il campo di Dio abbonda di messe,
la vigna è matura occorrono braccia".
Chi ha ricevuto non può trattenere,
un dono nascosto è un povero dono.
Mi sembra che queste parole esprimano in maniera biblica e poetica il contenuto essenziale del messaggio che presentiamo integralmente di seguito.
MESSAGGIO
DI SUA SANTITA' GIOVANNI PAOLO II PER LA QUARESIMA 2002
"Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date " (Mt 10, 8)
Carissimi Fratelli
e Sorelle,
1. Ci accingiamo a ripercorrere il cammino quaresimale, che ci condurrà
alle solenni celebrazioni del mistero centrale della fede, il mistero della
passione, morte e risurrezione di Cristo. Ci apprestiamo a vivere il tempo
propizio che la Chiesa offre ai credenti per meditare sull'opera della salvezza
realizzata dal Signore sulla Croce. Il disegno salvifico del Padre celeste
si è compiuto nel libero e totale dono del Figlio unigenito agli uomini.
" Nessuno mi toglie la vita, ma la offro da me stesso " (Gv 10,
18), afferma Gesù, ponendo ben in luce che Egli sacrifica la sua stessa
vita, volontariamente, per la salvezza del mondo. A conferma di un così
grande dono di amore, il Redentore aggiunge: " Nessuno ha un amore più
grande di questo: dare la vita per i propri amici " (Gv 15, 13).
La Quaresima, occasione provvidenziale di conversione, ci aiuta a contemplare
questo stupendo mistero d'amore. Essa costituisce un ritorno alle radici
della fede, perché, meditando sul dono di grazia incommensurabile che
è la Redenzione, non possiamo non renderci conto che tutto ci è
stato dato per amorevole iniziativa divina. Proprio per meditare su questo
aspetto del mistero salvifico, ho scelto quale tema del Messaggio quaresimale
di quest'anno le parole del Signore: "Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente
date" (Mt 10, 8).
2. Iddio ci ha liberamente donato il suo Figlio: chi ha potuto o può
meritare un simile privilegio? Afferma san Paolo: "Tutti hanno peccato
e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la
sua grazia" (Rm 3, 23-24). Iddio ci ha amati con infinita misericordia
senza lasciarsi fermare dalla condizione di grave rottura in cui il peccato
aveva posto la persona umana. Si è benevolmente chinato sulla nostra
infermità, prendendone occasione per una nuova e più meravigliosa
effusione del suo amore. La Chiesa non cessa di proclamare questo mistero
di infinita bontà, esaltando la libera scelta divina e il suo desiderio
non di condannare, ma di riammettere l'uomo alla comunione con Sè.
"Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date". Queste parole
evangeliche risuonino nel cuore di ogni comunità cristiana nel pellegrinaggio
penitenziale verso la Pasqua. La Quaresima, richiamando allo spirito il mistero
della morte e risurrezione del Signore, porti ogni cristiano a stupirsi intimamente
della grandezza di tale dono. Sì! Gratuitamente abbiamo ricevuto.
La nostra esistenza non è forse tutta segnata dalla benevolenza di
Dio? E' dono lo sbocciare della vita e il suo prodigioso svilupparsi. E proprio
perché è dono, l'esistenza non può essere considerata
un possesso o una privata proprietà, anche se le potenzialità,
di cui oggi disponiamo per migliorarne la qualità, potrebbero far pensare
che l'uomo sia di essa "padrone". In effetti, le conquiste della
medicina e della biotecnologia a volte potrebbero indurre l'uomo a pensarsi
creatore di se stesso, e a cedere alla tentazione di manipolare "l'albero
della vita" (Gn 3, 24).
E' bene anche qui ribadire che non tutto ciò che è tecnicamente
possibile è anche moralmente lecito. Se ammirevole è lo sforzo
della scienza per assicurare una qualità di vita più conforme
alla dignità dell'uomo, non deve però essere mai dimenticato
che la vita umana è un dono, e che essa rimane un valore anche quando
è segnata dalla sofferenza e dal limite. Un dono da accogliere e amare
sempre: gratuitamente ricevuto e gratuitamente da porre al servizio degli
altri.
3. La Quaresima,
riproponendoci l'esempio di Cristo immolatosi per noi sul Calvario, ci aiuta
in modo singolare a capire che la vita è in Lui redenta. Per mezzo
dello Spirito Santo, Egli rinnova la nostra vita e ci rende partecipi di quella
stessa vita divina che ci introduce nell'intimità di Dio e ci fa sperimentare
il suo amore per noi. Si tratta di un dono sublime, che il cristiano non può
non proclamare con gioia. San Giovanni scrive nel suo Vangelo: "Questa
è la vita eterna: che conoscano te, l'unico vero Dio, e colui che hai
mandato, Gesù Cristo" (Gv 17, 3). Questa vita, a noi comunicata
mediante il Battesimo, dobbiamo continuamente alimentare con una fedele risposta
individuale e comunitaria, mediante la preghiera, la celebrazione dei Sacramenti
e la testimonianza evangelica.
Avendo, infatti, gratuitamente ricevuto la vita, dobbiamo, a nostra volta,
donarla ai fratelli in modo gratuito. Lo chiede Gesù ai discepoli,
inviandoli come suoi testimoni nel mondo: "Gratuitamente avete ricevuto,
gratuitamente date". E primo dono da rendere è quello d'una
vita santa, testimone dell'amore gratuito di Dio. L'itinerario quaresimale
sia per tutti i credenti un costante richiamo ad approfondire questa nostra
peculiare vocazione. Dobbiamo aprirci, come credenti, a un'esistenza improntata
a "gratuità", dedicando senza riserve noi stessi a Dio e
al prossimo.
4. "Che
cosa mai possiedi - ammonisce san Paolo - che tu non abbia ricevuto?"
(1 Cor 4, 7). Amare i fratelli, dedicarsi a loro è un'esigenza che
scaturisce da questa consapevolezza. Più essi hanno bisogno, più
urgente diventa per il credente il compito di servirli. Dio non permette forse
che ci siano condizioni di bisogno, perché andando incontro agli altri
impariamo a liberarci dal nostro egoismo e a vivere dell'autentico amore evangelico?
Chiaro è il comando di Gesù: "Se amate quelli che vi amano,
quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani?" (Mt
5, 46). Il mondo valuta i rapporti con gli altri sulla base dell'interesse
e del proprio tornaconto, alimentando una visione egocentrica dell'esistenza,
nella quale troppo spesso non c'è posto per i poveri e i deboli. Ogni
persona, anche la meno dotata, va invece accolta e amata per se stessa, al
di là dei suoi pregi e difetti. Anzi, più è in difficoltà,
più deve essere oggetto del nostro amore concreto. E' quest'amore che
la Chiesa, attraverso innumerevoli istituzioni, testimonia facendosi carico
di ammalati, emarginati, poveri e sfruttati. I cristiani, in tal modo, diventano
apostoli di speranza e costruttori della civiltà dell'amore.
Assai significativo è che Gesù pronunci le parole: "Gratuitamente
avete ricevuto, gratuitamente date", proprio nell'inviare gli apostoli
a diffondere il Vangelo della salvezza, primo e principale dono da Lui recato
all'umanità. Egli vuole che il suo Regno ormai vicino (cf Mt 10, 5ss)
si propaghi attraverso gesti di amore gratuito da parte dei suoi discepoli.
Così fecero gli apostoli agli inizi del cristianesimo, e quanti li
incontravano li riconoscevano portatori di un messaggio più grande
di loro stessi. Come allora, anche oggi il bene compiuto dai credenti diventa
un segno e spesso un invito a credere. Anche quando, come nel caso del
buon samaritano, il cristiano va incontro alle necessità del prossimo,
il suo non è mai un semplice aiuto materiale, é sempre anche
annuncio del Regno, che comunica il senso pieno della vita, della speranza,
dell'amore.
5. Fratelli e
Sorelle carissimi! Sia questo lo stile con cui ci apprestiamo a vivere la
Quaresima: la generosità fattiva verso i fratelli più poveri!
Aprendo loro il cuore, diventiamo sempre più consapevoli che il nostro
dono agli altri è risposta ai numerosi doni che il Signore continua
a farci. Gratuitamente abbiamo ricevuto, gratuitamente diamo!
Quale periodo più opportuno del periodo della Quaresima per rendere
questa testimonianza di gratuità di cui il mondo ha tanto bisogno?
Nell'amore stesso che Dio ha per noi c'è la chiamata a donarci, a nostra
volta, agli altri gratuitamente. Ringrazio quanti - laici, religiosi, sacerdoti
- in ogni angolo del mondo rendono questa testimonianza di carità.
Sia così per ogni cristiano, nelle diverse situazioni in cui egli si
trova.
Maria, la Vergine e Madre del bell'Amore e della Speranza, sia guida e sostegno
in questo itinerario quaresimale. A tutti con affetto assicuro la mia preghiera,
mentre volentieri imparto a ciascuno, specialmente a quanti operano quotidianamente
sulle molteplici frontiere della carità, una speciale Benedizione Apostolica.
Dal
Vaticano, 4 Ottobre 2001, festa di San Francesco d'Assisi.
JOANNES PAULUS II
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