Ordine Francescano Secolare
Pace, giustizia, povertà e fraternità

Una nostra parrocchiana ci ha trasmesso gli appunti del seminario socio-politico dell'Ordine Francescano Secolare, tenuto a Firenze dal 3 al 5 gennaio scorso. Li pubblichiamo in continuazione alle riflessioni del "Tema" di Parola Amica di gennaio e febbraio.

PACE e GIUSTIZIA

Per operare la pace in modo che essa non sia un atto di viltà (starsene in pace, tranquilli, senza problemi), occorre praticare la giustizia dalla quale la pace non può prescindere. Questo significa innanzitutto uscire allo scoperto, portare il proprio personale contributo, esporsi, impegnarsi ad abbattere le ingiustizie e le barriere di separazione, rivelare il proprio volto, non accettare di vivere come entità indifferenziate, anonime, neutre, perché ciò che più conta e che ci tocca in profondità è ciò che ci distingue, non ciò che ci uniforma.

Quello che stiamo vivendo è il momento giusto per riscoprire e valorizzare le identità proprie ed altrui, rispettando il principio di reciprocità. L'incontro di diverse culture, sempre più frequente, mette in luce la multiforme e variegata ricchezza della famiglia umana che non va appiattita, ma conservata e valorizzata positivamente. Mentre fino a ieri i rapporti di convivenza erano consolidati perché erano fissi e stabili (religione ufficiale, unica razza, unica storia, tradizione...), oggi invece la società multiculturale crea incertezza e problematizza ciò che fino a ieri era ovvio e scontato. Questa realtà può essere vissuta come inciampo.

E' giunto il momento di assumersi delle responsabilità e di entrare in una dimensione di dialogo, di reciprocità. Devo rispondere prima a me stessa, poi di fronte all'altro che incontro nel quotidiano, ma anche a quella persona che abita lontano; perché il mondo è un villaggio globale. In ultima istanza devo rispondere a Dio. Ognuno di noi sentirà attuata la giustizia se si sentirà riconosciuto e rispettato come persona umana. Se opereremo in tal senso, opereremo la pace.

PACE e POVERTA'

La brama di possedere, di dominare promuove inevitabilmente la guerra. Per questo la povertà e la pace sono strettamente connesse: la povertà dei beni, ma sopratutto la povertà di spirito. "Beati i poveri di spirito, perché‚ di essi è il regno dei cieli" dice il Vangelo. S. Francesco interpreta così questa beatitudine evangelica: "Ci sono molti che applicandosi insistentemente a preghiere ed uffici, fanno molte astinenze e mortificazioni, ma per una sola parola che sembra ingiuria della loro persona o per qualsiasi altra cosa che è loro tolta, scandalizzati, tosto si irritano. Questi non sono poveri di spirito..." (Ammonizioni XIV, FF.163).

S. Francesco pone l'accento sull'interiorità, sul modo con cui si compiono gli atti, non sulle opere intese solo nel loro significato oggettivo, esteriore, che lascia inalterato il nostro spirito. Potremmo allora dire che la guerra non si può sopprimere dalla storia, a che bisogna cambiare l'oggetto della guerra: occorre fare la guerra a se stessi; al proprio egoismo, a tutto ciò che ci impedisce di essere fratelli e sorelle dell'altro. Il nemico principale è in noi. Per questo S. Francesco conclude questa ammonizione dicendo: "...chi è veramente povero di spirito odia sè e ama quelli che lo percuotono sulla guancia".

PACE e FRATERNITA’

La fraternità è posta insieme alla pace, come senso del francescano, non solo, ma di ogni singolo cristiano. Il presupposto più importante per la pace è la fraternità umana. Bisogna che i singoli e i popoli si sentano fratelli per realizzare in se stessi non l'opposizione, ma la pace. Mediante questo spirito di condivisione, di fraternità… si costruisce piano piano la pace vera, si tolgono le barriere che dividono tra loro i popoli, le religioni e le persone. Nello spirito di Francesco bisogna cercare la pace come valore supremo. é utopia pensare di costruire la pace senza Gesù Cristo, perché‚ è Lui il dono dato agli uomini e perché riconoscendosi fratelli si possa veramente creare la pace.

appunti di Angela Redaelli

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