Dottor Giuseppe De Rita
La persona oltre i confini della globalizzazione

Il dottor Giuseppe De Rita è intervenuto ad Arcore lunedì 11 febbraio sul tema "La persona oltre i confini della globalizzazione". La relazione intensa e approfondita vale la pena di essere conosciuta almeno nelle sue linee principali che hanno toccato i seguenti quattro punti:

a) Identificazione del fenomeno della globalizzazione.

b) La comunicazione dei nuovi media alla base della globalizzazione.

c) Valore antropologico della comunicazione globale.

d) E' possibile governare questo tipo di società?

1. Fenomeni globalizzanti sono accaduti anche nel passato. Occorre andare alla ricerca del fattore fondamentale dello scenario attuale, facendo attenzione subito ad escludere prospettive che non contribuiscono a chiarire.

Ad esempio è facile pensare alla globalizzazione come all'internazionalizzazione dei commerci, ma non è questo il dato fondamentale. La globalizzazione è un fenomeno a-localistico, ma anche a-nazionale, non sovranazionale o internazionale, concetti che hanno ancora al loro centro la realtà "nazione"

2. Il fattore originante la globalizzazione è la comunicazione globale, non i suoi contenuti, ma il modo in cui si comunica. Un modo che taglia in orizzontale i confini tra gli stati, che sono sempre stati pensati come le canne di un organo accostate l'una all'altra. Le reti digitali ne sono lo strumento principale.

3. Questo nuovo tipo di comunicazione, impressivo, rapido, veloce è anche molto povero: restringe il segmento di attenzione fino anche ad imprigionare e molto spesso crea dei rapporti anonimi. Per questo impedisce di mantenere l'identità precedente, ma non ne offre una nuova.

La sua dimensione virtuale tende a produrre:

- indistinzione, la società della moltitudine.

- serialità, ripetitività quasi paranoica dei gesti

- solitudine: questa moltitudine è fatta di soli.

4. Un tipo di società del genere è difficilissimo da governare e si tende a ricorrere a due polarità contrapposte: una che pensa la massa come un'identità ontologica, un grande gregge da portare al riscatto mediante la rivoluzione, l'altra che delega cinicamente al più forte, al più decisionista.

Di fronte a questo scenario dobbiamo chiederci se siamo in grado di creare "luoghi" intermedi, capaci di restituire alla gente un'identità collettiva più forte. La chiesa ha in questo una tradizione e un compito importantissimi: lo slogan potrebbe essere "Mettersi in mezzo" non in senso generico, ma risvegliando le capacità sopite di partecipare e rappresentare. L'identità sociale, ma anche quella individuale, non possono fare a meno della comunicazione interpersonale.

Torna su

 

torna al sommario
homepage
 
home parola-amica