Tutte
le feste hanno il segno della gioia, ma quella di Pasqua le supera tutte:
essa invita i fedeli ad esultare per il trionfo di Cristo, che dalla morte,
di cui è rimasto volontariamente vittima per tre giorni, sale alla
vita gloriosa. I fedeli che credono in lui vogliono parteciparvi con la letizia
del cuore: è una testimonianza di fede e di amore.
La resurrezione del Signore che avviene all'inizio della primavera è
in intima analogia tra la terra e il cielo... è un passaggio meraviglioso,
sorprendente, inconcepibile per l'intelletto umano.
Nell'inverno sembra che la natura si nasconda come un corpo nel sepolcro:
nessun segno di vita... Gli alberi spogli, il prato arido, il frumento sotto
una coltre di neve, il cielo minaccioso... Ma con la stagione successiva il
risveglio della natura dà l'impressione di un risorgere dalla morte.
Una visione nuova appare agli occhi che porta vita e speranza: il verde dei
campi, le foglie, i fiori, il canto degli uccelli.
La liturgia della Chiesa celebra con sfarzo la Pasqua del Signore ed invita
gli uomini al canto dell'esultanza: "Alleluia!".
Ma c'è una considerazione da fare: la gloria del Cristo avviene dopo
la passione. Non è possibile scavalcare il Calvario per giungere alla
resurrezione. C'è un venerdì santo con tutta la sua tragedia
che la precede: prima vediamo Gesù condannato e torturato che muore
sulla croce.
Questo contrasto con il susseguirsi di avvenimenti è molto indicativo
per noi cristiani e ci induce alla riflessione. Giunge per tutti il momento
in cui bisogna seguire il Martire Divino nella via dolorosa con la croce sulle
spalle e camminare sotto il suo peso. La vita ci sembra angosciante e, talvolta,
siamo tentati a ribellarci. Cerchiamo disperatamente il modo di non salire
il nostro calvario, di non percorrere la nostra Via Crucis nella ricerca affannosa
della felicità... Ma è un tentativo vano e irrealizzabile...
Dopo continui tentativi ritorniamo ai passi di prima e rimane la croce che
diventa più pesante!
Vi possono essere momenti di distensione e di serenità, purtroppo scarsi
ed effimeri, di breve durata. Ci sono concessi dal Signore per infonderci
un po' di coraggio, come è avvenuto per i tre discepoli sul Tabor che
hanno gustato brevemente un lembo di Paradiso... Poi la vita ritorna come
prima, fatta di tanti piccoli sacrifici e culmina con l'olocausto della morte.
Non vi sono scorciatoie che ci dispensino dal soffrire!
Non dimentichiamo, pertanto, che il dolore, accettato cristianamente, ci rende
simili al Martire Divino. E l'evangelista Luca ci aiuta a capire che la croce
"prezzo del perdono", come il Manzoni definisce nell'ode "La
Pentecoste", ha salvato e redento l'umanità intera. "Anche
tutte le folle che erano accorse al triste spettacolo, ripensando a quanto
era accaduto, se ne tornavano percuotendosi il petto".
Chi è guidato, perciò, dalla fede non si ferma alla tomba, necessaria
perché lo richiede la natura umana. Gesù a questo punto si avvicina
a noi per aprirci nuovi orizzonti... lo ha promesso e ce ne ha dato una prova
inconfutabile: la sua Resurrezione. Questa è la ragione essenziale
che ci spinge all'esultanza della Pasqua.
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