IL TEMA:
1. Significato del termine "presbiteri Fidei donum"
2. Un'esperienza discussa
3. L'enciclica Fidei donum
4. Il concilio Vaticano II dà nuovo impulso
5. Quanti sono i FIDEI DONUM italiani?
1. Significato del termine "presbiteri
Fidei donum"
Nella Pasqua del 1957 (21 aprile), Pio XII pubblica una enciclica sulla evangelizzazione in Africa, che inizia con le parole "Fidei donum". Nella lettera, il papa incoraggia l'esperienza di alcuni vescovi europei "che autorizzano l'uno o l'altro dei loro sacerdoti, sia pure a prezzo di sacrifici, a partire per mettersi, per un certo limite di tempo, a disposizione degli Ordinari di Africa" (FD 32). È così che, dal nome dell'enciclica, si cominciarono a denominare Fidei donum (FD) i presbiteri diocesani che i vescovi inviano in "missione" presso altre Chiese locali.
Alcuni sollevano
perplessità: indebita invasione del campo dei "missionari di professione";
esperienza velleitaria ormai giunta al capolinea, poteva andare bene quando
c'era esuberanza di preti e la situazione religiosa italiana era diversa,
ma ora la missione è qui; un mandare allo sbaraglio presbiteri; una
"fabbrica" di disadattati, i presbiteri quando rientrano sono "elementi
di disturbo" per la vita delle nostre diocesi; ulteriore contributo alla
colonizzazione religiosa delle Chiese del sud del mondo: impedisce che facciano
un loro cammino ed esprimano loro ministri; ecc.
Per tanti, invece, è: un dono dello Spirito non ancora pienamente
valorizzato; la riscoperta della dimensione missionaria della Chiesa locale
e del suo presbiterio; un modo per le nostre Chiese di vivere la corresponsabilità
nell'evangelizzazione del mondo; una opportunità per concretizzare
lo scambio di doni tra le Chiese; una preziosa occasione di apertura e di
crescita umana, spirituale e pastorale per i presbiteri, che li abilita a
spendersi in Italia, dove si pone ormai anche il problema della "nuova
evangelizzazione" e del "primo annuncio"; un contributo perché
le Chiese di missione maturino come Chiese locali; ecc.
Queste pagine vogliono contribuire a fare un po' di chiarezza sulla figura
del prete Fidei donum.
"...Rimango persuaso che la missione, attuata anche attraverso l'esperienza singolare dei preti Fidei donum... dà respiro alla Chiesa e la ringiovanisce, perché le fa comprendere che, secondo il comando di Gesù, deve rimanere una Chiesa "in cammino", una Chiesa appassionata nel diffondere il vangelo come il tesoro che, là dove arriva, rende più umana la vita dell'uomo, una Chiesa animata da un'inestinguibile speranza, una Chiesa che, come ha ricordato il papa nella Redemptoris missio, sa di essere ancora, dopo 2.000 anni, all'inizio della missione che deve svolgere lungo la storia dell'uomo e la vita di tutte le nazioni e di tutte le culture presenti sulla faccia della terra" Mons. Renato Corti
La FD era un lettera profetica. Il papa lanciava un appello per l'Africa, motivato anche dalla comunione fra le Chiese (nn. 15-16, 20). Affermava la corresponsabilità del corpo episcopale nella missione universale della Chiesa (nn. 17-19), quasi anticipando il Vaticano Il e cambiando la strategia missionaria che vedeva protagonista la Congregazione de Propaganda Fide, con l'ausilio delle Congregazioni religiose, degli Istituti missionari e delle Pontificie Opere Missionarie. Incoraggiava l'apertura alla missione universale del clero diocesano e dei laici (nn. 17-19), mentre fino ad allora per andare in missione dovevano farsi religiosi o aggregarsi a qualche Istituto missionario.
4. Il concilio Vaticano II dà nuovo impulso
Il Concilio è stato anzitutto un'esperienza di universalità, ma ha pure elaborato precisi e significativi orientamenti per l'aggiornamento della Chiesa. Ne richiamo alcuni punti sulla missione.
4.1. La Chiesa
è per natura missionaria
Scaturendo dalla comunione trinitaria e dalla missione del Figlio e dello
Spirito, la Chiesa è per sua natura missionaria: essa è il luogo
in cui, nella forza dello Spirito, è reso presente il Cristo per compiere
la sua missione salvifica. La missione, allora, non è periferia, ma
cuore della Chiesa; non un'attività tra tante, ma il modo di essere
della Chiesa; non un privilegio o un compito di qualcuno, ma la vocazione
di ogni discepolo di Cristo.
4.2. La Chiesa
locale è soggetto primario della missione
La
missionarietà, riproposta dal Concilio come nota costitutiva della
Chiesa, è connotazione di tutte le Chiese particolari o locali, in
quanto sono "formate a immagine della Chiesa universale, e in esse e
da esse è costituita l'una e l'unica Chiesa cattolica". "In
queste comunità, sebbene spesso piccole e povere e disperse, è
presente Cristo, per virtù del quale si costituisce la Chiesa una,
santa, cattolica e apostolica".
Ogni Chiesa locale diventa così soggetto primario della missione, coinvolta
in un compito missionario globale.
4.3. Ogni
presbitero, come collaboratore del vescovo, è per l'evangelizzazione
di tutto il mondo
"Il dono spirituale che i presbiteri hanno ricevuto nell'ordinazione
non li prepara a una missione limitata e ristretta, bensì a una vastissima
e universale missione di salvezza, "fino agli estremi confini della terra"
(At 1,8), dato che qualunque ministero sacerdotale partecipa della stessa
ampiezza universale della missione affidata da Cristo agli apostoli... Ricordino
quindi i presbiteri che ad essi incombe la sollecitudine di tutte le Chiese.
Pertanto, i presbiteri di quelle diocesi, che hanno maggior abbondanza di
vocazioni si mostrino disposti ad esercitare volentieri il proprio ministero...
in quelle regioni, missioni o attività che soffrono scarsezza di clero"
(Presbiterorum Ordinis 10).
"Quanto più il ministro ordinato è a servizio della Chiesa locale, tanto più è aperto alla comunione universale delle Chiese; e, parimenti, quanto più avverte la sollecitudine per tutte le Chiese, tanto meglio realizzerà il suo ministero di unità nella Chiesa locale. La cooperazione missionaria presbiterale appare in questa prospettiva tutt'altro che un'alternativa o un'evasione rispetto alla chiamata del ministro ordinato: essa ne è, al contrario, una forma altissima di realizzazione, fondata sull'identità del presbitero in rapporto a Cristo Capo ed al Suo Corpo ecclesiale". Bruno Forte
"Proprio perché interna alla consacrazione, la disponibilità del presbitero alla missione non ha bisogno di una vocazione in più. Al presbitero basta la vocazione che ha!". Bruno Maggioni
5. QUANTI SONO I FIDEI DONUM ITALIANI?
I presbiteri
FD, inviati in circa quarant'anni, sono stati: 1.622. Attualmente sono ancora
in missione: 713. (dati aggiornati al 1997). Rispetto al numero complessivo
dei missionari italiani all'estero (circa 14.000), i FD (713) costituiscono
il 5%. Rapportati alla totalità dei preti diocesani italiani (35.000),
i FD costituiscono il 2%. I numeri potrebbero far concludere che si tratti
di un "fenomeno" insignificante. Ma per valutare la significatività
dell'esperienza bisogna, anche, cercare di cogliere l'incidenza che questo
"resto di Israele" ha avuto e ha nella maturazione missionaria delle
nostre diocesi e nella crescita delle Chiese locali di cui hanno condiviso
il cammino.
Il numero dei preti FD inviati è considerevole ma non tutte le diocesi
sono coinvolte
In Italia, su 226 diocesi, solo la metà ha in atto impegni diretti
di cooperazione missionaria. Mentre ogni Chiesa locale dovrebbe rendere visibile
la sua "natura missionaria" inviando qualcuno direttamente, non
solo indirettamente attraverso Congregazioni religiose, Istituti missionari,
movimenti e associazioni di volontariato.
Come i presbiteri FD attualmente in missione sono distribuiti nei vari continenti
America Latina: 461. Africa: 156. Asia e Oceania: 19. Europa: 59. Nord America:
18. Più della metà dei FD lavorano in America Latina. Questo
si spiega, in parte con la maggiore facilità di inserimento e di cooperazione
ecclesiale con quelle comunità, ma soprattutto con il fatto che fin
dall'inizio degli anni '60 il movimento verso l'America Latina ha un preciso
punto di riferimento nel Centro di Verona, prima gestito dal CEIAL, poi dal
CUM (settembre 1988).
La diocesi di Milano
I preti milanesi all'estero sono una trentina, distribuiti nei seguenti Paesi:
Zambia, Camerun Ciad, Messico, Argentina, Perù, Colombia, Brasile,
Paraguay, Albania, Kazachstan. 23 sono i rientrati in diocesi dopo un'esperienza
da Fidei donum.
Don Ambrogio
Cortesi comincia da questo luglio alcuni mesi di preparazione in vista
della partenza come prete Fidei Donum per la diocesi di Huacho (Peru).
Sarà ancora tra noi a Vimercate come predicatore delle Sante Quarantore,
ed in quella occasione saluterà la parrocchia nei giorni 8-10 Novembre.
L'indirizzo della sua nuova parrocchia da fine dicembre sarà:
Paroquia Jesus Divino Maestro
Urb. S. Pedro B. 11 - Apartado 14
HUACHO - PERU
Tel. 0051.1.2323099
Fax 0051.1.2322216
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