16 GIUGNO 2002
UN POPOLO HA CAMMINATO PER LA VITA


PER SOSTENERE E RIAFFERMARE

16 giugno 2002, ore 16: in un pomeriggio infuocato, sotto un sole che picchia implacabile, c'è uno strano fermento in giro. Serpentoni umani di ragazzi e ragazze in bicicletta, pattini, tandem e perfino a cavallo inondano le strade del Decanato di Vimercate per affermare, in un coro gioioso e in un clima di serenità e allegria, la condivisione al grande valore della dignità umana.
Lungo percorsi stabiliti, partendo dai quattro punti cardinali del Decanato, i ragazzi degli oratori arrivano a Vimercate, facendosi testimoni di "un popolo in cammino per la vita", con cartelloni, striscioni, disegni e canti per chiunque si trovi anche per caso lungo il tragitto.
I primi ad arrivare al Centro Giovanile di Vimercate sono il gruppo degli oratori di Agrate, Omate, Concorezzo e Burago seguiti più tardi da quello di Bellusco, Ornago, Mezzago, Sulbiate e Aicurzio ed infine dal gruppo di Ronco, Villanova, Carnate, Usmate e Velate. Ogni oratorio ha la sua idea originale: chi è arrivato con "un tandem a quadriglia", chi a cavallo, chi ha portato bellissimi cartelloni che hanno poi addobbato il palco, già pronto per il concerto serale, chi striscioni… E' un popolo di giovani in festa quello che i volontari del Centro di Aiuto alla Vita di Vimercate accolgono con gioia e ammirazione.
Dopo essersi rinfrescati sotto il getto degli spruzzini, annaffiandosi a vicenda, e rifocillati con torte e bibite preparate dai volontari e dagli amici del CAV, i ragazzi ascoltano con attenzione testimonianze di vita vissuta e sofferta.
La prima testimonianza è quella di una famiglia seguita dal CAV.
"Mi chiamo Memel e questa è la mia famiglia. Voglio ringraziare ed esprimere la mia riconoscenza al CAV che mi ha aiutato, mentre mia moglie era in attesa della nostra prima figlia, offrendoci amicizia, solidarietà e aiuti concreti. Successivamente, in un momento difficile, quando ci avevano dato lo sfratto esecutivo e nessuno ci tendeva una mano, la mia famiglia è stata di nuovo accolta dal CAV e, in collaborazione con la parrocchia S. Stefano, siamo stati ospitati nell'appartamento dell' oratorio maschile che sta proprio sopra questo palco. E' grazie al CAV e alla parrocchia se la mia famiglia è rimasta unita".

E' poi la volta di Rosanna, una signora 56enne da 15 anni seduta su una carrozzina:
"Mi e' stato chiesto se volevo portare un frammento delle mie esperienze di vita a degli amici che dedicano il loro cuore ad aiutare e proteggere la vita dall'alba al tramonto. Ho accettato volentieri, umilmente, ringraziando Dio che suscita in alcune persone (ma spero tante) questi sentimenti.
La Provvidenza, nel mio caso, ha agito donandomi come talento una positività di carattere, accentuata e valorizzata in particolar modo frequentando per diversi anni, durante la mia gioventù, l'AGESC, il cui metodo di vita francescano mi ha insegnato a vivere bene ogni mio presente con l'arte del non arrendermi di fronte alle difficoltà, del sapermi arrangiare e adattare, di accettare con gioia l'aiuto degli altri, di affrontare ogni nuova difficoltà con ottimismo, vivendola come una grande avventura E così si va avanti, sempre più avanti, affidandoci completamente a Dio, fino ad arrivare al traguardo.
…Il sostegno, la "mano" più grande che io voglio dare al mio prossimo è aiutarlo ad avere fiducia nella Provvidenza, perché c'è, ve lo posso assicurare; io praticamente lo sperimento tutti i giorni, così rivolgo a Dio tante preghiere, affidandogli tutte le persone che mi stanno intorno".

Infine Don Gigi Peruggia ci regala la testimonianza di Ambrogio, morto di tumore a 45 anni, che ha lasciato la moglie Rosanna e il figlio Matteo di 10 anni. Don Gigi ha seguito Ambrogio insieme all'equipe "Cure palliative", con cui collabora, accompagnando Rosanna e Matteo alla "partenza" di Ambrogio. E' Rosanna a leggerci le parole che Ambrogio ha lasciato, parole di speranza e di serenità che ci aiutano ad accettare e a rispettare il mistero della morte e soprattutto quello della sofferenza, anche se non lo comprendiamo: "Alla fine del mio cammino voglio esprimere un ringraziamento e una profonda gratitudine alla comunità di Agrate che, in un modo o nell'altro, mi ha aiutato, curato e sostenuto. Con voi voglio ringraziare Dio che mi ha dato la forza di affrontare e di superare questa dura prova e ringrazio la vita, questa cosa meravigliosa ed entusiasmante che non finisce e non finirà mai di stupirmi e di affascinarmi."

Lunghi e commossi applausi accolgono queste testimonianze che, anche se sussurrate, affermano a gran voce il valore e la dignità della persona dal suo concepimento sino alla morte naturale, anche passando attraverso la sofferenza. "La Vita va vissuta come una grande avventura… per arrivare al traguardo" sembra essere l'annuncio di questa giornata.

Annuncio che continua a riecheggiare anche la sera, nella musica scatenata di Don Matteo e dei Laetitia Domini in concerto. Nel ritmo, che ci impedisce di stare fermi, nel linguaggio musicale che riesce ad entrare nel tessuto connettivo dei giovani, risuonano questi inviti: "…Canta un inno alla vita / cantalo con tutta la forza che hai/ se la luce è nei tuoi occhi / tutto il mondo ti sorriderà …"
E' proprio ai "giovani con le mani pulite, ai giovani con gli occhi puri, ai giovani con il passo sicuro", cantati da Don Matteo, che sembra rivolgersi l'Inno alla Vita di Madre Teresa:

"La vita è un'opportunità…, è mistero…, è una promessa…, è una lotta…,
è un'avventura… La vita è una sfida, accettala!"

Torna su

Leggi l'articolo successivo

Torna al Sommario
homepage
 
home parola-amica