Carissimi
Parrocchiani,
in questi ultimi anni la Chiesa si è rivolta con grande fiducia e forti
messaggi ai giovani: basti pensare all'invito rivolto loro da Giovanni Paolo
II in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù: "Non abbiate
paura di essere i santi del nuovo millennio!". Da parte sua il nostro
Arcivescovo dopo la GMG 2000 con l'iniziativa "Sentinelle del
mattino" ha chiamato i giovani a confrontarsi a tutto campo con i loro
coetanei per coglierne le attese più vive e autentiche nei confronti
di Gesù Cristo e della sua Chiesa; e poi con la celebrazione del Sinodo
dei Giovani li ha chiamati a elaborare in modo organico e propositivo
i cammini ecclesiali ispirati alle attese che hanno raccolto.
Anche i giovani del nostro Decanato e della nostra Parrocchia hanno partecipato
attivamente all'ascolto dei loro coetanei come "Sentinelle" e alla
elaborazione delle linee ecclesiali come "Sinodali". L'Arcivescovo
ha ricevuto i risultati del lavoro sinodale e, in occasione della Veglia "in
traditione Symboli" del 23 marzo in Duomo, ha "risposto" al
lavoro dei giovani con il documento "Attraversava la città"
in cui si ispira all'episodio di Gesù che mentre attraversa Gerico
vi incontra Zaccheo e lo conduce alla piena esperienza della salvezza.
In quel documento l'Arcivescovo ha indicato ai giovani tre "consegne"
programmatiche che richiedono di essere accolte con riferimento alla realtà
locale delle nostre comunità e attuate non solo dai giovani ma da tutti,
perché i problemi dei giovani sono i problemi del futuro della nostra
fede e di tutte le nostre parrocchie.
Voglio dunque offrirvi brevemente i contenuti delle tre "consegne"
dell'Arcivescovo ai giovani, aggiungendovi come Parroco e Decano qualche mio
contributo riferito alla nostra realtà locale, come è stato
richiesto dalla Segreteria di Pastorale Giovanile del nostro Decanato. Non
sono argomenti che interessano solo i preti o i giovani, ma tutti coloro che
hanno a cuore il futuro della Chiesa. Anche il nostro Consiglio Pastorale,
nella seduta dell'8 maggio u.s., ha dato il suo contributo su questo tema,
partendo dalla relazione delle Sentinelle e dei Sinodali.
1. Cercate Gesù
La prima "consegna" che l'Arcivescovo ha lasciato ai giovani, riassume
l'esperienza di Zaccheo che cerca di vedere Gesù e l'interpretazione
che ne dà Gesù: "Cercate Gesù, che viene a salvare
ciò che è perduto". Nessuno è perduto per sempre
perché Gesù è venuto proprio a salvare ciò che
è perduto. Dobbiamo quindi cercare Gesù per essere da lui salvati.
L'Arcivescovo ha invitato i giovani a esprimere questa "ricerca"
di Gesù soprattutto con tre atteggiamenti: a) "Siate contenti
di essere cristiani", cioè considerate la vostra fede come un
dono ricevuto, un benessere da diffondere, una gioia da provare; b) "Custodite
la Parola", cioè gustatene la ricchezza spirituale e fatene il
vostro nutrimento, il "pane del cammino"; c) Apprezzate e utilizzate
"il dono della preghiera", per entrare nella comunione intima con
Dio.
Su queste tre modalità del "cercare Gesù" vorrei aggiungere
alcune mie esperienze e suggerimenti.
"Cercare Gesù" secondo me significa anzitutto comprendere
che Dio per primo ci ha amato e cercato quando eravamo nel nostro peccato:
"Non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e
ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati"
(1 Gv. 4,10). Essere contenti di essere cristiani è quindi anzitutto
accogliere questo amore di Dio, che è un fatto incontrovertibile, e
ricevere e far fruttificare i doni di Dio che in abbondanza abbiamo ricevuto,
come la fede, il battesimo, gli altri sacramenti, la comunità cristiana
in cui siamo cresciuti, la grazia del Giubileo che ci ha illuminati, ecc.
Sono doni "oggettivi", reali, che dobbiamo apprezzare e valorizzare
di più, mentre spesso sia i giovani che gli adulti si fanno condizionare
dagli stati d'animo del momento, entusiasmo e delusione, simpatia o antipatia,
speranza o sfiducia, e perdono la gioia di essere cristiani, il contatto quotidiano
con la Parola, l'esperienza profonda della preghiera.
Vi faccio questo esempio: a tutti gli studenti delle medie e delle superiori
capita di trovare insegnanti bravi o meno bravi, simpatici o un po' antipatici,
e compagni di classe che ti accolgono o ti isolano: ma guai se queste diverse
condizioni, che hanno sempre una componente "soggettiva", dovessero
indurre lo studente a non frequentare più la scuola o a non impegnarsi
nello studio! Farebbe il suo danno, perché perderebbe l'istruzione
che solo la scuola gli può dare. Venendo alla vita cristiana: essere
contenti di essere cristiani vuol dire aver capito che la fede e la vita sacramentale
sono un bene vero, "oggettivo", di cui devo essere contento e che
è mio interesse sviluppare, mentre è autolesionistico farsi
condizionare da impressioni "soggettive" esposte al gradimento delle
persone o ai nostri stati d'animo.
In particolare invito i giovani a riprendere dal prossimo autunno regolari
incontri mensili di formazione e di catechesi e a utilizzare i numerosi sacerdoti
presenti in Parrocchia per scegliersi un confessore di proprio gradimento
da cui andare con regolarità.
2. Costruite la vita comune
L'uomo è per sua natura destinato alla vita associata, sia nella coppia
coniugale, sia nella aggregazione familiare, sia nella società civile,
sia nella comunità ecclesiale. Oggi tutte queste forme di vita comune
sono in crisi, ciascuna per la sua parte, a causa di una distruttiva miscela
di individualismo e di consumismo materialista. Costruire la vita comune perciò
significa ricostruire l'uomo nella sua dimensione sociale, fraterna.
L'Arcivescovo ha concretizzato questa "consegna" della fraternità
in alcune esortazioni: a) "Siate accoglienti" non solo come disponibilità
personale,ma anche rendendo accoglienti le nostre comunità, le quali
spesso non lo sono; b) Attuate "forme nuove di vita fraterna", come
"tempi comuni dentro la vita ordinaria" che troppo spesso è
segnata dalla fretta e dall'individualismo; c) recuperate l'autenticità
dei "legami affettivi" e il valore della vocazione all'amore nella
persona umana: in questo campo così significativo per la loro età,
i giovani sono abbandonati a se stessi e alle suggestioni di una cultura banalizzante
e distruttiva. Va invece riproposta in modo plausibile ai giovani "la
saggezza pedagogica della tradizione etica cristiana" e il senso dell'amore
come "autentica vocazione"; d) infine "amare la Chiesa"
nella ricchezza e preziosità del suo mistero, che per la gran parte
dei giovani resta un tesoro non conosciuto e non dissepolto.
Anche su questo versante della vita fraterna vorrei aggiungere alle indicazioni
dell'Arcivescovo qualche mio contributo, attento soprattutto alla nostra realtà
decanale.
In primo luogo, a proposito dell'accoglienza, è palese che questo atteggiamento
tipicamente evangelico oggi è messo a dura prova dagli orientamenti
culturali dominanti, ai quali soprattutto i giovani sono esposti: non si è
accoglienti verso il compagno della propria vita se si ha paura a sposarlo;
né con il figlio concepito, se lo si sottopone a impietosi e ripetuti
"controlli" e se dovesse risultare malformato o malato...; né
con gli extracomunitari , che ci infastidiscono per le loro usanze e ci preoccupano
per la loro prolificità, ma non riflettiamo che li vogliamo per badare
ai nostri anziani e per svolgere lavori umili e pesanti che noi e i nostri
figli non vogliamo più fare: volere fra noi delle persone per fare
certi lavori e negare a queste persone la pienezza dei diritti civili un tempo
si chiamava schiavismo!
L'accoglienza dunque oggi pone molti problemi, è difficile, e c'è
il rischio che troppo sbrigativamente giovani e anziani la mettano da parte;
gli orientamenti xenofobi che in questi mesi affiorano in Europa ne danno
conferma; bisogna invece affrontare le cause del problema, e una di queste
è senza dubbio il troppo ridotto numero di figli nelle nostre famiglie.
Questo è il problema che va affrontato con più intelligenti
politiche sociali e più consapevole formazione cristiana. Fa onore
ai giovani aver chiesto nel Sinodo una più completa e cristiana formazione
all'amore, perché questa li aiuterà ad affrontare i problemi
della famiglia e della vita in modo più responsabile e generoso.
In secondo luogo sull'amore alla Chiesa vorrei dire che tutti i cristiani
hanno la responsabilità non solo di salvare la propria anima, ma anche
di amare e far amare la Chiesa, la quale fa parte di quel "bene oggettivo"
che è nascosto nel cristianesimo, bene che tutti devono accogliere
e anche offrire agli altri. Tutti abbiamo il dovere di collaborare perché
la Chiesa sia questo bene oggettivo e quindi tutti dobbiamo impegnarci perché
all'interno della Chiesa e di ogni nostra comunità regni l'armonia,
si eviti ogni ingiustizia e ogni scandalo (pedofilia), sia praticata l'accoglienza,
sia vissuta la passione educativa. Nella mia vita ho ricevuto tanto bene (e
solo bene) non solo dai miei genitori, ma anche dalla grande cerchia dei miei
parenti, da tutti i preti che ho incontrato, dai tanti laici ed educatori
che ho incrociato. L'amore alla Chiesa sta anzitutto in questa rete di rapporti
sempre positivi e mai negativi che dobbiamo vivere all'interno di essa, per
fare in modo che sia una vera e buona madre per tutti.
Essendosi fatto lungo questo mio scritto, rimando ad altra occasione il discorso
sulla terza "consegna".
Vostro
Don Giuseppe
![]() |
![]() |
||
![]() |
|||
![]() |
|||
![]() |
|||