Carissimi Parrocchiani,
la storia che corre sempre più veloce e le drammatiche vicende di questi
mesi ci fanno
guardare con una coscienza nuova e più attenta alle varie
giornate che la Chiesa celebra nel mese di gennaio: Giornata Mondiale
della Pace (1 gennaio), Giornata dell'Ebraismo (17 gennaio), Settimana di
Preghiera per l'Unità delle Chiese (18-25 gennaio).
Non sono tematiche nuove, le abbiamo sempre avute presenti, anche se le vivevamo
un po' sottotono. Ma in questi ultimi tempi la presenza sempre più
numerosa di extracomunitari, gli attentati e le minacce del terrorismo islamico,
la guerra in Afghanistan, la drammatica tensione arabo-israeliana in Palestina,
l'introduzione ell'euro e le prospettive di allargamento dell'Unione Europea,
tutto ci convince che il confronto con le altre culture diverrà
sempre più serrato e quotidiano, e sarà anche sempre più
impegnativo, perché farà parte della normalità dei
nostri rapporti e della nostra vita. Già i nostri bambini condividono
quotidianamente la scuola con compagni di altre etnie e religioni, e lo fanno
con molto maggiore normalità di quella con cui i loro genitori
si rapportano con i genitori extracomunitari.
Multiculturalità' è appunto la situazione di
una società in cui sono presenti e convivono culture diverse senza
pretese di dominio di una sulle altre. E' evidente che, affinché
ciò sia possibile, è necessario che sia stato localmente elaborato
un modello di società democratica e laica, capace di riconoscere e
garantire cittadinanza e diritti a ogni persona, qualunque ne sia la cultura
e la religione.
Perché un tale modello di società possa funzionare occorre inoltre
che le diverse componenti di questa società non provengano da esperienze
storiche di reciproca violenza o ingiustizia, perché in questo caso
mancherebbe la reciproca fiducia per poter convivere. È stata l'esperienza
tragica dei popoli della ex-Jugoslavia.
Queste osservazioni dicono che una società multiculturale può
esistere solo in presenza di uno Stato forte, quali possono essere per esempio
gli Stati Uniti d'America. E tuttavia sappiamo come anche là, sino
a qualche decina di anni fa, sia stata praticata la segregazione razziale.
E' chiaro inoltre che non è possibile un'esperienza positiva e confortante
di multiculturalità, se una delle culture e religioni in gioco contiene
nei suoi principi dottrinali o nelle sue componenti storiche elementi di fondamentalismo.
Proprio perché è un processo faticoso e delicato, la multiculturalità
ha bisogno di quelle condizioni ambientali e strutturali che abbiamo ricordato
(democrazia - Stato forte - giustizia sociale - ecc.), ma anche di un clima
politico - sociale in cui l'esperienza multiculturale sia lasciata maturare
nella coscienza individuale e collettiva senza essere turbata da contrapposizioni
strumentali, da polemiche esasperate, da gesti dirompenti, da ideologie estremistiche.
E invece quanti atteggiamenti di questo genere nel nostro panorama nazionale
e anche locale!
Poiché la multiculturalità appare una condizione per noi nuova,
verso la quale però la storia ci conduce inesorabilmente, è
opportuno che prendiamo atto della ineluttabilità di questo processo
storico e dedichiamo le nostre forze non a combatterlo velleitariamente suscitando
contrapposizioni e timori ma piuttosto a governarlo responsabilmente affinché
si realizzi nel modo più giusto, rispettoso e indolore per tutti.
A questo proposito i rapporti interreligiosi coltivati con grande impegno
da Giovanni Paolo II, i suoi viaggi missionari nei diversi continenti,
le sue iniziative di preghiera e penitenza per la pace, come il digiuno del
14 dicembre scorso e la preghiera interconfessionale del prossimo 24 gennaio
ad Assisi, sono un esempio preclaro e commovente di servizio generoso alla
multiculturalità e quindi all'instaurarsi di una pace autentica a livello
mondiale.
È evidente che la preghiera interconfessionale non può
diventare la norma e non prefigura un giudizio di equivalenza o un atteggiamento
di indifferenza circa le diverse religioni; è solo una preghiera
di carattere straordinario solenne e significativa fatta per ricordare l'urgenza
di pregare tutti concordemente per arrivare a una situazione di pace nella
giustizia per tutti i popoli.
A sua volta l'ecumenismo è la tensione responsabile all'unità
che i discepoli dell'unico Cristo partecipi dell'unico suo battesimo devono
coltivare nella propria coscienza, nella propria preghiera, nei propri comportamenti.
La multiculturalità si colloca nel più ampio ambito civile,
la interconfessionalità nel più specifico ambito religioso,
l'ecumenismo nel preciso ambito ecclesiale. Tutti e tre questi movimenti
si aiutano a vicenda e tutti richiedono, per essere capiti e per crescere,
una buona mescolanza di obiettività, buona fede, coerenza, passione
per il bene comune, sottomissione a Dio.
Queste riflessioni ci aiuteranno a capire e a vivere attivamente gli appuntamenti
del mese di gennaio e forse ci potranno aiutare anche a vivere meglio i rapporti
di collaborazione e di unità all'interno della nostra Parrocchia.
Vostro
Don
Giuseppe
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