SOMMARIO

Tutti abbiamo negli occhi le immagini televisive della visita compiuta dal Papa giovedì 14 novembre u.s. al Parlamento Italiano. In quella occasione il S. Padre ha rivolto alle Autorità dello Stato e ai Parlamentari un nobilissimo discorso che è stato da tutti apprezzato e il cui testo integrale è stato pubblicato da diversi quotidiani nazionali.

UN TEMPO DA “LEGGERE”

Il Papa ha espresso sull’Italia un pensiero che deve darci fiducia anche in mezzo alle attuali difficoltà:

“L’identità sociale e culturale dell’Italia e la missione di civiltà che essa ha adempiuto ed adempie in Europa e nel mondo ben difficilmente si potrebbero comprendere al di fuori di quella linfa vitale che è costituita dal cristianesimo. Mi sia pertanto consentito di invitare rispettosamente voi, eletti rappresentanti di questa nazione, e con voi tutto il popolo italiano, a nutrire una convinta e meditata fiducia nel patrimonio di virtù e di valori trasmessi dagli avi” (n.3)

A queste parole di fiducia il Papa fa seguire però un avvertimento paterno:

“Nella Lettera Enciclica “Veritatis Splendor” mettevo in guardia del rischio dell’alleanza fra democrazia e relativismo etico, che toglie alla convivenza civile ogni sicuro punto di riferimento morale e la priva, più radicalmente, del riconoscimento della verità. Infatti se non esiste nessuna verità ultima che guidi e orienti l’azione politica, annotavo in un’altra lettera enciclica, la “Centesimuns Annus”, le idee e le convinzioni possono essere facilmente strumentalizzate per fini di potere. Una democrazia senza valori si converte facilmente in un totalitarismo aperto oppure subdolo, come dimostra la storia”. (n. 5)

Dunque il Papa ci esorta ad avere fiducia nel patrimonio nazionale di valori che ci è stato trasmesso dalla nostra storia e dai nostri avi, ma ci avverte anche di non disperdere questo patrimonio esponendolo agli attacchi del relativismo etico che toglie alla convivenza civile un po’ per volta ogni sicuro e condiviso riferimento morale.

Purtroppo tutti avvertiamo che questo “attacco” del relativismo etico al nostro patrimonio di valori ha già portato molti guasti nelle nostre famiglie, nella nostra società, nella nostra gioventù. E dobbiamo anche essere consapevoli che questa invasione subdola e continua del relativismo etico avviene continuamente attraverso tutti i mass-media e in modo particolare attraverso la televisione, che fra tutti i media è quello più invasivo e accattivante, quello che per ore invade le nostre case e avvince i nostri bambini.

Certo, non basta dire “Spegnamo la TV”. Bisogna sostituire alla TV qualcosa di più educativo, come è per esempio la lettura di un quotidiano o di un libro, ma non un giallo o un libro di fantascienza, ma un libro di contenuto e di pensiero.

E questa scelta di preferire la lettura alla TV la devono fare anzitutto gli adulti per quanto riguarda la loro vita personale, per non essere loro i primi a perdere il patrimonio di valori di cui sono i portatori e devono essere i trasmettitori educando le nuove generazioni.

Questi che sto esponendo non sono solo pensieri miei, ma sono anche stati esposti nel Convegno: “Parabole mediatiche” che la Chiesa Italiana ha tenuto a metà novembre a Roma proprio per registrare gli indirizzi che l’attuale espansione della cultura mass mediatica impone alla Chiesa e a tutti i fedeli. E dopo aver preso coscienza e responsabilità della situazione sopra descritta, la cosa più semplice e concreta che gli adulti possono fare è di ritornare a leggere abitualmente un quotidiano che aiuti a “leggere” (cioè interpretare) la realtà attuale alla luce proprio di quei valori che abbiamo visto così significativi e così minacciati.

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UN GIORNALE CHE C’È

Questo quotidiano in Italia esiste ed è “Avvenire”, che si definisce “Giornale quotidiano di ispirazione cattolica”, che significa: giornale che informa sugli avvenimenti internazionali, nazionali e locali (contiene un supplemento milanese e lombardo), interpretandoli e valutandoli alla luce della fede cristiana e dei valori etici e solidaristici.
Io so che molti potenziali lettori di “Avvenire”, anche cristiani praticanti, hanno paura che questa valutazione cristiana degli avvenimenti li privi di una valutazione personale, libera, indipendente, che essi reputano un bene maggiore. A loro però domando: “la luce” della fede (l’ispirazione cattolica del giornale) mi priva forse della mia responsabilità personale e libera di giudizio, o piuttosto mi aiuta a fonderla sulla parola di Dio e sull’insegnamento della Chiesa? E che coscienza di fede sarebbe la mia se volessi giudicare gli avvenimenti in modo del tutto libero, personale, indipendente? Non sarebbe il segno che io cristiano praticante sono già caduto sotto l’influsso di quel “relativismo etico” di cui parlava il Papa? Del resto, se diciamo giustamente che per essere cristiani non basta “andare a Messa”, ma bisogna “vivere da cristiani”, credo che questo esiga anche “giudicare da cristiani” gli avvenimenti e le situazioni! O no?

Dunque esiste un giornale quotidiano “di ispirazione cattolica” ed è doveroso per ogni “cristiano praticante” il leggerlo quotidianamente, non solo una volta alla settimana perché la vita e la storia corrono giorno per giorno.

Resta ancora da rispondere a una legittima domanda: ma come è fatto questo “Avvenire”? E’ un giornale che vale? La risposta ovvia è semplice: prova a leggerlo per qualche settimana! La prova la devi fare proprio tu, e non te ne pentirai.

Ma io voglio aiutarti prendendo in mano “Avvenire” di oggi, 20 novembre, e scorrendolo insieme a te.

La prima pagina porta, come ogni giorno, un pensiero “mattutino” di Gianfranco Ravasi e, come ogni giornale, un “Editoriale”, che oggi affronta una delle emergenze italiane indicate dal Papa nel suo intervento in Parlamento, la denatalità proponendo di farne oggetto di una apposita sessione parlamentare.

La seconda pagina, intitolata “Gli editoriali di Avvenire”, ne contiene altri tre, di cui uno sul “nodo giustizia” e un altro sulle questioni di fondo (che non sono solo quelle ecologiche) poste dal naufragio della petroliera Prestige.

La terza pagina è un “dossier” che riprende il tema alla denatalità sul versante della politica per la famiglia, mentre la quarta pagina è dedicata al tema delle “neuroscienze”, cioè a quella decina di discipline scientifiche che, interagendo fra loro, permettono di conoscere meglio il sistema nervoso e cerebrale dell’uomo, e quindi lo sviluppo della coscienza umana. Il bello è che sulle “neuroscienze” si stanno aggiornando, in una loro Assemblea Straordinaria a Collevalenza, i Vescovi italiani! “ Avvenire” riporta non una semplice notizia, ma i contenuti delle due lezioni principali: lì avresti trovati sugli altri giornali?

Anche la quinta pagina è dedicata ad un argomento scientifico: lo stato di salute della ricerca italiana: finanziamenti, risultati, produttività.

Vengono poi le pagine dedicate ai grandi temi di cronaca: il naufragio della Prestige, la sentenza su Andreotti, la lite continua in RAI, il lavoro minorile in Italia (Convegno a Collodi), il problema dei medici specializzandi che lavorano come “volontari” o con paghe da colf, maltempo e cronaca nera.

E oggi troviamo anche la pagina settimanale sui nuovi modelli automobilistici.
Vengono poi le pagine “Oggi continenti”, dedicate alle vicende internazionali: Iraq, Unione Europea, Nato a Praga. Seguono le due pagine di “Catholica” dedicate alla vita e ai problemi della Chiesa nel mondo, le due pagine su “Economia e lavoro”, le pagine “Borsa e investimenti”.

Ecco poi le tre pagine culturali di “Agorà”, che oggi ci offrono tra l’altro un’ intervista a Gaspare Barbiellini Amidei, un’inchiesta sulle più belle chiese costruite in Italia nel novecento, e una ghiotta notizia sul recupero dell’Archivio e della Biblioteca dei Gesuiti dell’America Latina.

Quattro pagine (fuori numerazione) comprende l’inserto milanese e lombardo, due pagine sono dedicate agli spettacoli, due allo sport e due infine alle varie forme di corrispondenza con i lettori. In totale 32 pagine (più l’inserto lombardo) un po’ meno di quelle del “Corriere”, certo, ma molto più libere dalla pubblicità, e quindi equivalenti al Corriere” sul contenuto da leggere e soprattutto sul suo valore.
“Avvenire” è proprio un bel giornale, fate la vostra “prova”.

Don Giuseppe

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Una parte dell’editoriale di G.C. Blangiardo pubblicato da “Avvenire” il 25 agosto 2002 in vista della Conferenza di Johannesburg.

La crescita demografica non diventi un alibi

(omissis)

Ancora una volta l’avvio di un summit sullo sviluppo potrebbe per alcuni trasformarsi da occasione di confronto sulle reali problematiche e sulle relative azioni di contrasto in un’occasione per rimettere sul banco degli imputati la dinamica della popolazione.

Meglio, di quella parte di popolazione che cresce troppo rapidamente introducendo fattori di disturbo che, in un mondo sempre più globalizzato, finirebbero per mettere in discussione i modelli di consumo, di produzione e di scambio sino alla stessa impostazione della vita delle società economicamente più evolute.

Si tenta così di attribuire alla crescita demografica dei Paesi più poveri la responsabilità di fenomeni che vanno dalla crescente desertificazione al danneggiamento della barriera corallina; dalla minaccia di estinzione che colpisce un quarto delle 4630 specie di mammiferi e l’11% delle 9675 specie di uccelli, alla carenza di acqua potabile che, talvolta solo per l’assenza di risorse e tecnologie adeguate, affligge oltre un miliardo di persone.

Nel contempo si finge di ignorare che dal 1950 il consumo di combustibili fossili è aumentato del 460% (mentre la popolazione mondiale si è accresciuta del 140%) e che il 20% dei paesi più ricchi consumano il 68% dell’energia del pianeta (e i 20 più poveri meno del 2%). Si dimentica che 290 milioni di cittadini americani bruciano l’energia equivalente al consumo di 3 miliardi di cinesi o di 5 miliardi di indiani.

Ma né i cinesi né gli indiani sembrano destinati a raggiungere tali ordini di grandezza neppure secondo le previsioni più fantasiose. Già questo fa capire come un approccio quantitativo nell’affrontare il tema dello sviluppo sostenibile vada largamente ridimensionato, e come, viceversa, i punti nodali da affrontare siano i modelli con cui si realizzano le scelte dell’uomo. E sulle scene di consumo, sulle modalità di produzione, sui meccanismi di scambio, sulle regole dell’organizzazione sociale che occorre lavorare per costruire un vero sviluppo sostenibile.

Attribuire alla crescita demografica il peso dei danni ambientali e dei numerosi malanni che affliggono l’umanità è solo un alibi pericoloso. E’ un alibi, perché scarica sulle popolazioni più povere la responsabilità di fenomeni che molto spesso sarebbero evitabili se, in nome della solidarietà e (perché no?) di un interesse comune, i Paesi ricchi indirizzassero risorse alla cooperazione ben superiori all’attuale 0,22% del loro prodotto interno lordo.

E’ un alibi che diventa anche pericoloso perché rischia di rilanciare la paura di una bomba demografica che, se mai c’è stata, oggi è certamente nella fase di disinnesco in gran parte del mondo. Peraltro con una velocità di rallentamento della crescita che rischia di introdurre nuove importanti problematiche. Non a caso, meno di sei mesi fa a Madrid, nel quadro di una Conferenza Mondiale indetta dalle Nazioni Unite, le prospettive dell’invecchiamento demografico, che già oggi preoccupano i paesi più sviluppati, sono emerse con drammaticità proprio nei riguardi di molti paesi del Terzo Mondo, quegli stessi che hanno sperimentato nell’ultimo decennio una riduzione della fecondità largamente superiore ad ogni più ottimistica attesa.

(omissis)

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