Movimento terza età
'L'AMORE FEDELE OLTRE LA MORTE

 

L’AMORE FEDELE OLTRE LA MORTE
(per una spiritualità cristiana della vedovanza)
di Dionigi Tettamanzi, Cardinale

Prefazione alla Terza Puntata

In questo numero di Parola Amica, presentiamo la Terza ed ultima puntata di taluni stralci di un testo che il Cardinale Dionigi Tettamanzi ha scritto, qualche tempo fa, per aiutare spiritualmente le molte vedove che sono sottoposte ad una amara e forte sofferenza derivante dalla morte del proprio amato marito.

Tale testo, molto più esteso di quanto da noi proposto, è intitolato: “L’amore fedele oltre la morte”. Ne consigliamo la lettura integrale per le molte vedove e molti vedovi che restano “frastornati” dalla morte del loro coniuge e si pongono tante domande sull’aspetto spirituale e religioso del loro stato matrimoniale e su quale destinazione orientare il loro amore sponsale.

(N.B.: Nei numeri di ottobre e novembre di Parola Amica, si possono ritrovare
la prima puntata e la seconda puntata).

POSTILLA: Il testo si rivolge (per semplicità di espressione) alla vedova; ma è rivolto anche al vedovo. Pertanto, ove è scritto: vedova, sposa, moglie, donna, ecc., deve intendersi anche vedovo, sposo, marito, uomo e viceversa.

“TERZA PUNTATA”

V - Vita di preghiera

La preghiera della vedova dovrà trovare uno dei motivi fondamentali del suo rivolgersi al Signore nell’accettazione della propria vedovanza.

Proprio in questo sì a Dio, e al suo disegno s’incontrano nuovamente i coniugi cristiani; anche il marito prega in cielo. Prega lo stesso Signore, prega adorando e lodando la medesima volontà di Dio. E la vedova, nel momento della preghiera può così unirsi allo sposo, quasi prolungando la preghiera “coniugale” del passato vissuto assieme.

Per la donna la volontà di Dio può apparire come un calice amaro da bere, tanto è ancora oscura e misteriosa. Per il marito, nella intimità divina, la volontà del Signore è invece fonte di gioia purissima e di beatitudine senza misura.

La vedova partecipa alla preghiera di tutta la Chiesa.

Vi è però un aspetto particolare della Liturgia che la vedova è chiamata a sentire e a vivere con una intensità spirituale tutta sua: l’aspetto escatologico.

Scrive il Concilio:

Nella Liturgia terrena noi partecipiamo, pregustandola, a quella celeste che viene celebrata nella santa città di Gerusalemme verso la quale tendiamo come pellegrini...” (Sacrosantum Concilium, 8).

Ciò significa che proprio nel momento liturgico-sacramentale la vedova trova una possibilità meravigliosa di incontro spirituale con il “compagno d'eternità”, (in particolare durante la Consacrazione della Santa Messa sono presenti uniti al sacrificio di Gesù, la Mamma Celeste, gli angeli, i santi, il marito e tutti i nostri cari beati); i coniugi si ritrovano uniti nella lode al medesimo Dio e nella richiesta della santificazione. Anche il marito, quindi, entra nella celebrazione liturgica come intercessore presso Dio per una crescente santità della Chiesa, e, in essa, della sposa.

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Vl - Riserbo e prudenza

Sarebbe errato, invece, approfittare della vedovanza per liberarsi del riserbo e della prudenza che convengono alle donne sole, e abbandonarsi alla vanità di una vita facile e superficiale.

Significherebbe misconoscere la debolezza del cuore umano - troppo avido di riempire una solitudine ingrata - e non tenere conto dei pericoli di relazioni, apparentemente innocue, ma seguite troppo spesso da deplorevoli cadute.

Pio Xll richiama le vedove a sapere custodire la castità cristiana con la duplice virtù del riserbo o pudore e della prudenza. Ma mantenere un atteggiamento equilibrato e armonioso non è facile; incontra una serie di difficoltà e di tentazioni, interiori ed esteriori.

La ragione è indicata dal Papa nella solitudine propria delle vedove: sono “donne sole”, in possesso di un cuore “troppo avido di riempire una solitudine ingrata”. La vedova ha amato intensamente il marito, facendo una esperienza di una castità coniugale comportante il dono totale di sé, e quindi anche del corpo. La sua vocazione era la vita a due; una vita pensata e voluta come capace di riempire tutti i giorni dell’esistenza.

Ma ecco la prova del Signore; ecco la solitudine. E la solitudine può farsi sentire nella sfera della sensibilità, anche se una forte vita spirituale sa mantenere vivo il ricordo del marito e profonda l’unione con lui nella fede e nella carità.

E la solitudine chiede, a volte imperiosamente, di essere colmata. Perché tutto avvenga nella castità vedovile si richiede riserbo e prudenza. Il riserbo non ha paura di tutto, ma ha la capacità di mantenere le giuste distanze, nella consapevolezza della propria debolezza.

Il cuore può incontrare un pericolo anche in piccole cose, come una parola di commiserazione, un semplice complimento, un interessamento anche spirituale particolare, una somiglianza con il marito defunto... ecc.

E la prudenza: perché le legittime amicizie della vedova la lascino nella serenità dello spirito e nella accresciuta disponibilità dei propri doveri. In un amore che giorno per giorno matura verso Dio e verso i fratelli, la vedova troverà il più efficace stimolo alla castità cristiana.

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Vll - Seconde nozze e Vedovanza

Così viene sintetizzato l’atteggiamento della Chiesa di fronte alle seconde nozze e alla vedovanza: “Benché la Chiesa non condanni le seconde nozze, esprime tuttavia la sua predilezione per la creatura che intende restare fedele al suo sposo e al simbolismo perfetto del sacramento del matrimonio”. Nessuna condanna delle seconde nozze, ma predilezione per la vedovanza!

E’ questa la posizione chiara e delicata, dell’Apostolo Paolo. Ai Corinti, dopo aver impartito l’insegnamento sulla verginità scrive: “La moglie è vincolata per tutto il tempo che vive il marito, ma se il marito muore, è libera di sposare chi vuole, purché lo faccia nel Signore: Tuttavia secondo il mio consiglio ella sarà più felice se rimane com’è; credo anch’io di avere lo Spirito di Dio” (! Cor. 7,39-40 e 1 Tim. 5,14).

Il pensiero di S. Paolo ritorna anche in S. Ambrogio che nel suo trattato sulle vedove scrive: “Tuttavia questo è un consiglio, non un precetto, è solo un invito alle vedove al quale non intendo vincolarle. Io non proibisco affatto le seconde nozze; però non le consiglio. Una cosa è la compassione per la debolezza, un’altra è la grazia per la castità”.

Simile pensiero anche in S. Giovanni Crisostomo e in S. Agostino.

Ciascuna vedova deve scoprire e seguire la propria “vocazione” E se la chiamata del Signore è di rimanere sempre fedele al primo sposo, la vedova dovrà allora scoprire e vivere le ricchezze spirituali, proprie di tale stato.

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Vlll - La Vedova, partecipe della missione della Chiesa e testimone della Fede

Il Popolo di Dio è fatto di salvati e di salvatori: tutti i redenti ricevono il dono della salvezza da Cristo e tutti sono resi corresponsabili nella missione della Chiesa. Pio Xll richiama alcune ragioni capaci di giustificare l’apporto specifico della vedovanza cristiana nell’opera salvifica della Chiesa.

La vedova cristiana è, anzitutto, una testimone della fede, perché essa “vive maggiormente della fede” nell’aldilà, ove lo sposo l’ha preceduta. Crede nell’invisibile, raggiunge l’inafferrabile. La fede le dà il senso della realtà delle cose ultraterrene. Continua a vivere quaggiù, portando la croce della vedovanza; ma la sua sofferenza è compatibile con la gioia dello spirito.

La vedova cristiana, infine, ha un messaggio importantissimo da offrire agli sposi, manifestando alcune note ed esigenze dell’amore coniugale. Quest’amore è caratterizzato dalla fedeltà; e la vedova, rimanendo tale, proclama a quali altezze può giungere la fedeltà nel matrimonio. Ciò che suo marito vede, la sposa lo crede e lo testimonia al mondo.

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IX - L’esempio e la protezione della Madonna

Tra i santi che la Chiesa venera e prega prendono posto anche tante vedove. Ma nel numero delle vedove, conosciute o sconosciute, la pietà cristiana deve inserire per prima la figura di Maria Santissima, ideale sublime di ogni donna, sia essa vergine o sposa o madre o vedova.

Certo la Madonna è raramente ricordata e invocata con il titolo di “vedova” quasi che questo non le torni di onore.

In realtà la Madonna, sposa amatissima di Giuseppe, ha conosciuto tutto il dolore che è proprio della donna vedova; ha poi perso il suo Figlio unico, rimanendo sola, almeno umanamente. Tutto è stato vissuto da Maria non solo per la propria santificazione ma anche per la salvezza del mondo vedovile.

Tra la sua maternità di Natale (madre di Gesù) e la sua maternità di Pentecoste (madre della Chiesa) stanno due morti: quella di Giuseppe e quella di Gesù.

La Madonna non è soltanto un modello che la vedova è chiamata ad imitare. E’ la Madre della grazia: colei che dona alla vedova il suo stesso sentimento di obbedienza amorosa alla volontà di Dio.

Invochiamo allora la Madonna!

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