DOMANDE SULL'AC
Le risposte di Paola Bignardi, presidente nazionale

Se si guarda l'andamento delle adesioni negli ultimi dieci anni si può notare un calo numerico continuo. E segno di una crisi irreversibile dell'associazione?
Il calo delle adesioni è un fatto che prosegue in maniera costante da alcuni anni. Su questo dato occorre riflettere in maniera non sommaria. Ad esempio: è vero che le adesioni diminuiscono, ma è anche altrettanto vero che ogni anno ci sono molte persone che per la prima volta dicono di "sì" all'associazione. Questo significa che l'ideale dell'AC è ancora in grado di affascinare e attrarre le persone.
Il calo di adesioni riguarda molto i giovani, e questo corrisponde alla mobilità che oggi caratterizza il mondo giovanile, che fatica a riconoscersi e a legarsi ad un'esperienza, a fare propria un'identità precisa. Certo è difficile fare la proposta dell'AC come ideale di vita se la permanenza in associazione è così precaria: ma riflettendo su come avviene talvolta la proposta dell'adesione, si può pensare che la mobilità associativa e l'erosione continua del numero degli aderenti dipenda anche dalla scarsa efficacia con cui la proposta dell'Azione Cattolica viene fatta.
Un altro elemento decisivo è la scarsa consistenza della vita associativa: è quasi impossibile proporre la scelta dell'Azione Cattolica dove poi non sia possibile condurre una vera vita associativa.
E si potrebbe proseguire nella ricerca delle cause: spesso la vita associativa è andata dissolvendosi per un legame non corretto con la pastorale, con la vita concreta della comunità. Il discorso riporta agli elementi chiave di una riflessione sull'AC di oggi: la proposta seria di un'esperienza identificata; l'impostazione pastorale nella comunità.

Che bisogno c'è di un'associazione per vivere da laici nella Chiesa del Concilio?
Un'associazione non è una necessità ma un'opportunità.
E un'opportunità per le persone, che possono trovare in essa un aiuto aggiuntivo per vivere la propria scelta di vita laicale; ma è un'opportunità soprattutto per la comunità cristiana. Un'associazione offre la garanzia di continuità, al di là della disponibilità delle singole persone; offre la visibilità di un dono che è di tutta la Chiesa; offre quella maggiore efficacia apostolica di cui parla anche il Concilio quando presenta il valore dell'apostolato associato nell'Apostolicam Actuositatem.
C'è anche un'altra ragione che oggi rende particolarmente importante una realtà associativa, ed è legata paradossalmente proprio al fatto che esso sembra superfluo. Nel dopo Concilio è risultato evidente che non c'è bisogno di un'associazione per poter partecipare alla vita della Chiesa e alla sua missione: hanno preso origine molte esperienze di servizio condotto in forma individuale, personale. Al di là della generosità di queste forme, spesso si è verificato che queste forme apostoliche si sono aggregate attorno al sacerdote della comunità, dando luogo a forme di neoclericalismo spesso indipendenti dalla volontà delle persone ma non per questo meno vero, più sottile di quelle forme esplicite che avevano caratterizzato il tempo precedente il Concilio.
L'apostolato "sfuso", singolo, corre più facilmente il rischio di raccogliersi attorno al prete e di diventare un'esperienza di collaborazione più che di corresponsabilità; un'esperienza associativa, con le sue strutture, la sua organizzazione... oggi può garantire di più. Certo se si guarda la realtà senza troppe sfumature si può rischiare di non vedere il valore di questo fatto; io ritengo che sia uno degli aspetti oggi più significativi dell'apporto di un'associazione.

Se dovessimo dare ad una persona tre buone ragioni per essere di AC cosa dovremmo dire?
Le direi che le ragioni per cui una persona fa una scelta così sono molto personali: essere di AC non è "obbligatorio": si fa questa scelta perché c'è in questa esperienza qualcosa che ci attrae, che arricchisce la nostra vita e le dà una finezza spirituale ed ecclesiale che non potrebbe avere senza passare attraverso questa esperienza.
E allora potrei dirle tre fra le ragioni che personalmente mi fanno apprezzare l'Azione Cattolica.
La prima di queste ragioni sta nella cultura di questa associazione, nel suo educare le persone ad avere un atteggiamento positivo di fronte alla vita, di cui insegna a vedere le positività: in AC credo di aver imparato tra l'altro che Dio è presente nel mondo, che lo ama anche quando non è amabile. In AC credo di aver imparato che una fede senza mondo non è possibile; e per una persona che ama la vita come me questo è un aspetto molto bello. In secondo luogo le direi che in Azione Cattolica credo di aver imparato ad amare la Chiesa, a sentire che la Chiesa è sempre oltre anche la più bella esperienza di AC. Io non amo molto le esperienze forti; mi piacciono piuttosto quelle essenziali e semplici; mi piace l'AC perché è un'esperienza aperta, che orienta oltre se stessa. A queste persone infine direi che in AC ho imparato che la vita è ricerca; che non si deve temere l'inquietudine, anche dentro la fede: è un modo per vivere la trascendenza, è un modo per sperimentare che Dio è sempre oltre i nostri desideri, non è sulla nostra misura, anche se ci viene incontro nel Volto del Figlio, in quello del fratello, nella misericordia con cui riscatta di continuo la nostra vita. C'è un'inquietudine che assomiglia ad un atto di adorazione.
Ecco, non sono ragioni molto concrete, non si riconducono al progetto associativo, soprattutto nella sua dimensione operativa, ma sono quei tratti di spiritualità - di quella spiritualità che diventa stile e cultura - che sono legati da una particolare coerenza con l'ideale dell'associazione e con lo spirito della Chiesa del Concilio.

Ma lei pensa che l'Azione Cattolica abbia un futuro? Ce la farete a rinnovarvi?
Se non avessi fiducia nel futuro dell'AC non dedicherei al suo rinnovamento le energie che vi sto dedicando; né chiederei all'associazione di spendersi così.
Potrei dire dei desideri: ma un desiderio non basta a progettare il futuro.
Potrei dire dell'esigenza per la Chiesa di un'esperienza come la nostra; ma anche questo non è ancora realtà. Ma ho fiducia!
Ciò che mi fa sperare nel futuro dell'AC e nella sua fedeltà all'ideale conciliare è la genuinità che incontro nelle persone, la loro libertà e il loro amore alla Chiesa; negli ultimi mesi, esse esprimono soprattutto una grande voglia di novità, manifestata non nello spirito di chi cerca di cambiare ad ogni costo con il gusto dell'avventura, ma nello spirito di chi desidera autenticità; ed è disposto a spendere qualcosa di sé perché questo si realizzi. C'è un desiderio di novità che si accompagna a quello di prospettive aperte, dialogiche; alla ricerca di orizzonti che facciano respirare e che abbiano i confini del mondo.
Penso che riusciremo a rinnovarci se sapremo guardare all'ideale e lasciarci affascinare da esso e dalle generose prospettive di vita cristiana che esso indica, con lo sguardo rivolto all'ideale, potremo mettere mano ad un progetto che si ispiri ad esso e non abbia l'angusto obiettivo di rimediare alle difficoltà presenti.
Penso che un'AC rinnovata testimonierà la possibilità di una Chiesa di popolo e di una vita cristiana che non è resa mediocre dal fatto di assumere quelle dimensioni essenziali e semplici che sono possibili a tutti i semplici.
(da Paola Bignardi, Un dono da condividere, un dono da moltiplicare, Ave, 2001)

DAL "DOCUMENTO FINALE DELL'ASSEMBLEA DIOCESANA ELETTIVA"

3 FEBBRAIO 2002

Introduzione

All'inizio del nuovo millennio, non è solo l'avvicendarsi dei secoli a far sperimentare il flusso di cambiamento che sta interessando la nostra storia.
Nuovi assetti internazionali originati anche da eventi drammatici, possibilità amplificate di comunicazione, unità monetarie giunte a realizzazione... sono solo alcuni aspetti dei nuovi scenari che stiamo vivendo e che stanno modificando concezioni e stili di vita.
Per una comunità ecclesiale che vuole condividere con gli uomini gioie e sofferenze, progetti e speranze, il compito primario è e resta quello di sempre: comunicare il Vangelo di generazione in generazione. Avendo a cuore di rinnovare - come eredità del giubileo - il cammino ordinario della vita cristiana, a partire dalle Chiese locali.
Ai laici in particolare spetta il compito non solo di leggere nella fede e sostenere con sapienza il cammino della comunità, ma di dare vita a forme inedite di comunicazione e di educazione alla fede (CEI, Orientamenti, n. 54).
L'Azione Cattolica, come associazione di laici, nella comune appartenenza ecclesiale e nella diversità generazionale, costituisce uno dei luoghi che consente di realizzare questo compito, così che il Vangelo di Gesù giunga alle donne e agli uomini d'oggi come luce di speranza.
In questo quadro appare importante favorire ed assecondare il dinamismo di rinnovamento che sta interessando la nostra Associazione, perché il carisma che la caratterizza possa vivere oggi come ricchezza per le persone e per la comunità ecclesiale.
Il lavoro condotto nelle assemblee locali negli scorsi mesi ci ha mostrato che tra le persone e i gruppi sussistono le condizioni idonee per una promettente ripresa associativa.
Il consenso inoltre riscontrato sulle tesi, ci permette di vedere in esse le direttrici da seguire per il lavoro che ci attende nei prossimi anni.

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