Il Nido del Gabbiano
Seminatore di speranza
don Carlo Gnocchi, i suoi papi, i suoi arcivescovi

di ENNIO APECITI

Il 2002 é un anno di gioia per la "Fondazione Pro Juventute", che ricorda i primi cinquant'anni d'attività e i cent'anni dalla nascita del suo Fondatore, don Carlo Gnocchi (1902-1956), di cui é in corso la causa di beatificazione, voluta dal cardinale Martini e dalla Chiesa Ambrosiana. Proprio in questi giorni é uscita un'interessante biografia di don Gnocchi: "Seminatore di speranza. Don Gnocchi, i suoi papi, i suoi arcivescovi", autore Ennio Apeciti, editore Ancora.
Don Gnocchi amava la sua Chiesa, manifestava la gioia di appartenervi con fedeltà, attento al pensiero dei suoi Pastori, con i quali aveva intensi rapporti. Ennio Apeciti (sacerdote della diocesi Ambrosiana, docente di storia della Chiesa) analizza, nel suo lavoro, i rapporti di don Gnocchi con i papi e, soprattutto, con gli arcivescovi ambrosiani del suo tempo. Vista da questa prospettiva, alla luce dell'ampio epistolario con i suoi Pastori, la figura di don Carlo spicca nitida per bellezza e poliedricità di cristiano, prete, educatore, cappellano militare, missionario della carità e tenerezza di Dio.
Il libro, di facile e piacevole lettura, é indicato a chi non conosce don Gnocchi o ne vuole approfondire la conoscenza, come pure a chi vuole scoprire uno spaccato inedito di storia della Chiesa Ambrosiana e d'Italia, a cavallo del secondo conflitto mondiale.
L'opera si articola in quattro capitoli, che scandiscono i momenti essenziali della vita di don Gnocchi.
Nel primo, Il seme gettato, vediamo le radici della formazione di Carlo, dalla nascita al seminario. Il seme é coltivato da mamma Clementina, che gli parla della Provvidenza di Dio, della sua bontà che sa dar speranza anche a chi, come lui, é stato privato del padre e di due fratellini. Il cardinale Ferrari segna la vita di Carlo: gli trasmette l'ideale sacerdotale, fino a fargli "sentire nel cuore il coraggio di riconoscere il misterioso invito, che rende affascinante una vita sconcertante e assurda agli occhi di molti, quella del prete".
Nel germoglio sbocciato, é tratteggiata la storia di don Carlo nel periodo del pontificato di Pio XI e dei due episcopati: di Tosi e di Schuster. Sono anni intensi: il seminario, l'ordinazione a sacerdote, il ministero di prete entusiasta nell'oratorio di Cernusco, nella parrocchia di S. Pietro in Sala e come direttore spirituale nel Collegio Gonzaga. Don Carlo ha a cuore i giovani, si avvicina a loro con entusiasmo e li ricerca "dove essi sono, non aspettandoli dove essi, forse, non giungono mai".
Nel 1940 l'Italia entra in guerra. Coerente alla sua tensione educativa, don Carlo vuole essere con i suoi "ragazzi". Confortato dal cardinale, si arruola cappellano militare. Con gli Alpini é sui fronti greco albanese e russo. Vive anche la tragica ritirata di Russia (Cristo tra gli Alpini). Assiste i soldati feriti e morenti. In quell'inferno medita e scrive: "Eminenza, quando stavo per cadere prigioniero dei russi, feci un voto: dedicare la mia vita ad un'opera di carità destinata ai poveri, agli sventurati. Il voto corrispondeva ad un disegno accarezzato al Gonzaga".
Nel frutto maturo troviamo i papi Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI. Nel 1943, don Carlo scrive ancora al suo vescovo: "Di ritorno da una vita fortunosa di guerra, vissuta per due anni e mezzo sui fronti di combattimento: la mia grande ambizione, forse troppo alta, sarebbe quella di lavorare in un'opera strettamente di carità, come ho promesso al Signore. Il cardinale Schuster rinnova la fiducia a quel suo prete singolare. Don Carlo adempie il suo "voto": diventerà il "padre dei mutilatini", fonderà l'Opera che, dalla casa di Arosio, maturerà fino alla Fondazione Pro Juventute di oggi. Prima di morire (1954), il cardinale gli manda un messaggio: "Caro don Carlo, hai emulato don Bosco, don Orione, don Guanella ... ora attendi a consolidare il tuo edificio spirituale". Due anni dopo, nel 1956, é l'arcivescovo Montini "che raccoglie l'ultimo respiro di don Carlo, ed é chiamato a custodire i primi passi della"Baracca" del suo prete".
Nel ramo cresciuto, l'autore vuole raccogliere l'invocazione di don Gnocchi: "Amis, ve racumandi la mia baracca" e ricorda l'esortazione di papa Giovanni Paolo II e degli arcivescovi, Colombo e Martini,ai discepoli di don Carlo, perché ne continuino il cammino e ne custodiscano la "profezia del quotidiano, del farsi prossimo a chi porta il segno della disabilità: la profezia della speranza.
In un'udienza riservata alla Pro Juventute, papa Giovanni Paolo II ricorderà don Carlo come dispensatore di speranza e come "il prete che ha imitato il suo Maestro, il Signore, sigillando con la morte un'esistenza interamente donata a Dio e al prossimo".

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