SETTEMBRE 2001
il tema: comunicare il Vangelo
in un mondo che cambia

SOMMARIO

La parola del Parroco: “FRATELLI COSA DOBBIAMO FARE?”

I chierichetti, altro che sopravvissuti... Il gioco più serio per noi piccoli

UN’ESTATE ORATORIANA “A SEI STELLE”: L’ ORATORIO: UNA “CASA” E UNA “SCUOLA”
Lettera del Santo Padre Giovanni Paolo II agli Anziani (Sesta parte)

Il tema: Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia

Una globalizzazione per l'uomo: Parole dell’angelus dell’8 luglio di Giovanni Paolo II

Ricordo di madre Elisa Merlo


"Overland" - Passaggio in Perù

MESSAGGIO PER LA GIORNATA PER IL SEMINARIO

Il nido del Gabbiano: Globalizzazione: una sfida di Dionigi Tettamanzi

 


La parola del Parroco
"FRATELLI, CHE COSA DOBBIAMO FARE?"
Ci rispondono i nostri Vescovi con gli Orientamenti pastorali
per il prossimo decennio


Carissimi Parrocchiani,
       mi sembra che questa domanda così semplice ma così essenziale, che i primi convertiti di Gerusalemme rivolsero agli Apostoli dopo la loro prima testimonianza su Cristo Risorto e Signore (cfr. At. 2,37), l'abbia formulata anche la Chiesa italiana in questi mesi, dopo la grande testimonianza a Gesù Cristo Signore e Salvatore che è stata per tutti noi il Giubileo del 2000.
Tutti ci siamo domandati in varie occasioni e sotto diverse forme: come possiamo fare perché questo tempo di grazia continui? perché i giovani vivano ancora la gioia e la fede della Giornata Mondiale della Gioventù? perché la gente veda anche nelle nostre comunità e nelle nostre celebrazioni quella forte testimonianza che ha visto nel Papa e nelle grandi celebrazioni giubilari?
I nostri Vescovi hanno sentito montare da tutta la Chiesa, da tutte le comunità cristiane proprio questa domanda che noi ci scambiavamo continuamente e che rivolgevamo a loro come nostri Pastori: "Fratelli, che cosa dobbiamo fare?" Come possiamo rinnovare e rendere luminosa, irraggiante, la vita delle nostre comunità? come possiamo, non velleitariamente ma efficacemente, "prendere il largo" come ci ha esortato a fare il Papa nella sua Lettera dopo il Giubileo, perché la Chiesa, ogni Chiesa locale, possa compiere una "pesca'' evangelica e abbondante?
Su queste domande, che esprimono tutte insieme un'unica domanda fondamentale e sincera, i nostri Vescovi hanno riflettuto e discusso in questa prima metà del 2001 e il 29 giugno scorso, Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, hanno indirizzato a tutta la Chiesa italiana il documento intitolato "Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia", nel quale sono presentati in modo sintetico e argomentato gli "Orientamenti pastorali dell'Episcopato italiano per il primo decennio del 2000".
Nella sua breve Presentazione il Card. Camillo Ruini, Presidente della CEI, dice che il documento "offre indicazioni circa la conversione pastorale richiesta dalla chiamata a servire nel modo più adeguato l'annuncio del Vangelo oggi". E aggiunge che possiamo "affrontare il nuovo millennio con piena fiducia nella presenza tra noi di Cristo risorto e con il coraggio che ci è donato dall'azione decisiva dello Spirito Santo".
Si tratta dunque di mettere a frutto in ciascuno di noi i doni spirituali del Giubileo (appunto la maggiore coscienza della presenza di Cristo risorto e dell'azione decisiva dello Spirito Santo) e di attuare a livello comunitario una "conversione pastorale" che renda ogni nostra comunità capace di "comunicare il Vangelo". Sono orientamenti che dovranno guidare anche noi nel nuovo anno pastorale e perciò è giusto che costituiscano il "Tema" di questo numero di Parola Amica.
Raccomando perciò a tutti i lettori di non trascurare le pagine del "Tema" e in particolare ai collaboratori della vita parrocchiale di procurarsi il testo completo degli Orientamenti e di leggerseli bene.
L'Assemblea Parrocchiale di apertura dell'anno pastorale 2001-2002, che faremo domenica 23 settembre p.v., trovi tutti noi consapevoli delle attese di tanti fratelli e disponibili a portare loro la parola viva del Vangelo.
Vostro
Don Giuseppe

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I chierichetti, altro che sopravvissuti...
Il gioco più serio per noi piccoli



Su la mano chi da piccolo non ha mai preso una cotta... Ma che cosa avete capito? Si parla qui della tunicella a pieghe e merletti che s'indossava - che s'indossa - sopra la tonaca tutt'abbottonata (nera nei giorni feriali, rossa in quelli festivi) dei piccoli serventi la Messa.
Alzi la mano chi da bambino non ha mai fatto il chierichetto. Perché poi si può diventare direttori di banca o pensosi intellettuali, mangiapreti professionisti ovvero cestisti della nazionale (è successo all'ex ministrante Pierluigi Marzorati, come egli stesso rivela in un'intervista), ma di quel periodo trascorso letteralmente ai piedi dell'altare è difficile conservare un ricordo meno che affettuoso. Se non altro per riguardo alla propria infanzia.
Era tutto così misterioso, allora, ma anche così semplice; come se la divinità fosse davvero nelle volute d'incenso sparse verso l'alto da un chierichetto più volonteroso degli altri nella manovra del turibolo: un pendolo affascinante per qualunque bambino. La manica di pizzo della cotta ricopriva con le sue abbondanze ben più del braccio, ancora troppo corto per arrivare fin all'orlo traforato, e l'arcano sembrava una cosa perfettamente naturale. Come reggere il secchiello argentato dell'acquasanta, come versare il vino da un'arzigogolata ampolla di cristallo.
Era anche un gioco, un bel gioco, sì: di quelli da farsi seriamente, cioè credendoci. E forse non siamo mai stati tanto fiduciosi nella paternità del Creatore come quando badavamo a reggere alto il peso dei cantari - sono i candelabri da processione - senza lasciarne spegnere la fiamma: perché ci dicevano di fare cosi. Poi siamo diventati grandi e ci siamo vergognati di farci trovare ancora là, dove si poteva dire di "servire" nientemeno che al Padreterno.
Ci sono i nostri figli, e nipoti, però: come i 22 mila piccoli ministranti europei che da ieri sono scesi a Roma per pellegrinare in San Pietro e per vedere il Papa. Ci sono ancora i chierichetti, è questa la notizia: e addirittura 16 mila vengono dalla scettica Germania, duemila dall'Ungheria, 350 dai cantoni svizzeri, 15 da Malta e mille sono gli italiani. Scampati alla melassa della retorica devota (gli "angioletti" con le manigiunte e gli occhi rivolti al cielo: ma per favore!), sopravvissuti alle bufere ideologiche di certa contestazione cattolica.
Dicono le cronache che adesso servono all'altare anche le bambine - una bella spallata a certi ancestrali tabù - e sempre più gli adolescenti o addirittura gli adulti soprattutto all'estero. Il loro è diventato un vero e proprio "ministero: ma nel senso non burocratico né clericale del termine, speriamo. Il simpatico dei chierichetti, per l'appunto, è sempre stato di poter partecipare al sacro in prima fila, e poi tranquillamente disputarsi i resti del vin santo in sacrestia.
Roberto Beretta
(Avvenire 1 agosto 2001)


Chierichetto? Si può!
Iscrizioni aperte tutte le domeniche in chiesa dai sacerdoti o dai responsabili del gruppo.


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UN'ESTATE ORATORIANA "A SEI STELLE"

L' ORATORIO: UNA "CASA" E UNA "SCUOLA"
"Fa più rumore un albero che cade
che una foresta che cresce"



In questi caldi mesi estivi molte notizie di cronaca locale, nazionale ed internazionale hanno fatto, in parte anche giustamente ed opportunamente, molto "rumore", attirando l'attenzione nostra e dell'opinione pubblica. "Alberi caduti" con reale violenza e frastuono, fatti angoscianti che ci hanno fatto pensare e preoccupare, occasioni di dialogo, di confronto, e talvolta di pettegolezzo, che ci hanno spesso visto riuniti in confronto; televisione e giornali ci hanno servito in abbondanza anche questa estate, come sempre, "rumori" non trascurabili.
Nel frattempo, "nel silenzio", è continuata la crescita serena, robusta e promettente della "foresta": la vita quotidiana delle nostre famiglie, la corsa serena degli affetti, la perseveranza del lavoro, le amicizie sincere, la vita comunitaria ordinata della nostra città e della nostra comunità parrocchiale, la dedizione nascosta di tanto volontariato, il pensiero nobile di tante discussioni e riflessioni, la dignitosa ricerca in ciascuno per dare nome, volto, concretezza ai propri ideali più grandi, l'ascesi della fede, l'azione di Dio nei cuori e nella storia ... Di questa enorme "foresta che cresce", di cui non ci parla quasi mai nessuno, che non fa rumore, che per fortuna fornisce ancora la tanta ombra, il tanto ossigeno di cui ha bisogno la nostra vita, è bene fare memoria consapevole; di questa pervasiva "foresta che cresce" è bene raccontare felici e fieri.
Per esempio anche i nostri Oratori CGCR e OFMI, convinti della propria identità e della propria missione e mossi da una grande passione educativa, anche questa estate sono stati un prezioso ed originale punto di riferimento per tanti ragazzi, giovani e famiglie, "casa" e "scuola" per molti: le proposte aggregative e formative oratoriane sono state davvero molte ed importanti; attività estive ben gestite, con una grande e positiva risposta di partecipazione e di entusiasmo. Un'estate "di lusso", davvero ricca... "a sei stelle", con sei proposte forti:

1. il Centro Estivo
2. la gita giovani famiglie
3. il primo turno di campeggio
4. il secondo turno di campeggio
5. il pellegrinaggio giovani
6. il pellegrinaggio giovani famiglie

Proposte in reale ascolto dei bisogni anche sociali del territorio; proposte attente a fornire utili occasioni aggregative, di animazione e di formazione; proposte puntualmente ed opportunamente mirate a tutte le varie fasce di età della vita oratoriana (ragazzi, adolescenti, giovani, giovani famiglie); proposte di vita comunitaria cristiana, ispirate al Vangelo e mosse dalla fede; proposte rese possibili dalla grande generosità e disponibilità di tanto volontariato; proposte che hanno coinvolto un numero enorme, impressionante di persone; segno e riprova di una vivacità e di un impatto educativo ancora grande ed importante. Una bella "foresta che cresce" tra noi e per noi, in silenzio.

CENTRO ESTIVO
Dall'11 giugno al 6 luglio, per quattro settimane, il nostro Centro Giovanile di via Valcamonica ha ospitato la grande avventura del Centro Estivo per i ragazzi e le ragazze delle elementari e delle medie: 500 iscrizioni quest'anno! Un oceano vivace ed allegro di ragazzi e di giovane vitalità! Molti ragazzi ed altrettante famiglie hanno avuto bisogno, stima e fiducia dei nostri oratori, affidandoci parte del loro tempo libero estivo dopo il termine della scuola. Noi abbiamo intercettato e raccolto volentieri questo bisogno e questa stima ed abbiamo gestito al meglio delle nostre possibilità una grande "CASA" E "SCUOLA" PER RAGAZZI.
Ingredienti importanti e positivi sono stati il bel tempo, il gioco, i tornei, i canti, la competizione delle squadre, la piscina, le gite, le biciclettate, le passeggiate, i parchi, le visite in casa degli anziani e degli ammalati: quattro settimane dalle 7.30 alle 18.00, con possibilità della mensa a mezzogiorno, ben riuscite e felici: è stato davvero bello vedere il nostro Centro Giovanile pieno di presenze, di colore, di vita!
La voce registrata di Bruno Pizzul, noto telecronista sportivo, e la musica dei canti a tema della FOM ("quamicigioco") hanno accompagnato giorno per giorno i nostri passi, suggerendo utili riflessioni sui più importanti valori della vita a partire da esempi ed episodi tratti dal mondo dello sport e degli sportivi.
Ringrazio l'Amministrazione comunale che ha riconosciuto il valore sociale del nostro servizio contribuendo in parte ai bisogni economici della nostra gestione; in particolare ringrazio le tante mamme che a turno hanno gestito le iscrizioni, la mensa, le merende, il bar, l'infermeria; soprattutto loro ringrazio, il gran numero di adolescenti e giovani animatori (oltre 70!), che hanno regalato molto tempo della loro estate per stare insieme ai ragazzi più piccoli, organizzando e guidando i loro giochi e tornei. Soprattutto a questi nostri numerosi animatori, speranza del futuro, il nostro corale e familiare ringraziamento ed incoraggiamento!
Le risonanze giunte al termine dell'avventura del Centro Estivo, da parte di ragazzi e famiglie, sono state molte e positive, anche con l'arrivo di molte cartoline dai luoghi di vacanza: a tutti un caro saluto ed un arrivederci per la ripresa ordinaria delle attività annuali con la Festa dell'Oratorio.

GITA GIOVANI FAMIGLIE
Domenica 24 giugno, con la partecipazione di due bus, si è svolta la gita delle giovani famiglie: è stata la conclusione del loro itinerario formativo e spirituale annuale. Tutti i mesi, al sabato sera, ci si è riuniti durante l'anno per ascoltare e rileggere il Vangelo "in famiglia, per la famiglia".; alcune importanti parabole ci hanno condotto per mano, invitando a riflettere, pregare e dialogare tra noi. Credo sia davvero molto importante, cruciale e promettente oggi questa attenzione dell'Oratorio per le coppie giovani e per le giovani famiglie: sempre di più infatti ci si accorge dell'attuale importanza del coinvolgimento delle famiglie nell'educazione cristiana dei ragazzi.
L'Oratorio dunque punta anche ad essere e diventare sempre più anche "CASA" E "SCUOLA" PER LE GIOVANI FAMIGLIE.
Il 24 giugno abbiamo insieme con gioia concluso il cammino di quest'anno: abbiamo visitato il Seminario Arcivescovile di Venegono Inferiore; celebrando la S. Messa nella Cappella dei teologi hanno pregato per tutti i nostri sacerdoti, per le vocazioni sacerdotali, perché ciascuno scopra e viva la sua personale vocazione battesimale e per le famiglie presenti abbiamo invocato una particolare benedizione del Signore. Per la sosta del pranzo siamo stati ospiti della Parrocchia di S. Massimiliano Kolbe in Varese: abbiamo così potuto visitare ed apprezzare la struttura architettonica di una della chiese più moderne ed avveniristiche della nostra Diocesi. In questa sosta abbiamo verificato e programmato il cammino del nostro gruppo: per gli incontri mensili dell'anno prossimo 2001-2002 si è scelto il tema dei Sacramenti, mentre ci si è dati sin da ora appuntamento per il pellegrinaggio a Loreto il 6-7-8 settembre 2002 (Roma 2000, Assisi 2001, Loreto 2002...). Ed infine il raggiungimento della nostra mèta principale: la salita a piedi, in pellegrinaggio, pregando, al Sacro Monte attraverso la suggestiva e splendida salita delle cappelle; arrivati al Santuario abbiamo affidato alla Mamma di Gesù la salute e la serenità delle nostre famiglie, di tutte le famiglie, della grande famiglia della nostra Parrocchia. Il 14-16 settembre vivremo con fede il nostro annuale pellegrinaggio giovani famiglie ad Assisi, da San Francesco.

PRIMO TURNO
DEL CAMPEGGIO

Terminato il Centro Estivo siamo partiti per il campeggio, giunto quest'anno al suo 38° anno di vita. Grazie alla competente generosità ed all'affettuosa disponibilità dell'amico Ambrogio Brambilla e del gruppo dei suoi giovani e adulti collaboratori ("gruppo amici campeggio") è stato trovato, affittato ed allestito il campo a Bionaz in Vallepelline, in un luogo splendido ed incantevole, sulle rive di un laghetto suggestivo e di fianco ad una fresca pineta: un luogo aperto, soleggiato, davvero bellissimo e ben attrezzato! Ringrazio di cuore Ambrogio e tutti i montatori del campeggio.
Dal 9 al 20 luglio si è dunque svolto il I turno dei ragazzi e delle ragazze delle elementari e delle medie, con la grande presenza di un'ottantina di persone (pieno regime per le nostre strutture di campo!). Un turno splendido! Bello il posto, bello il tempo, buona l'organizzazione, bello il gruppo di ragazzi, bello il clima e la resa comunitaria, bella la proposta formativa, bravi i capitenda, bravo il direttore Simone Buratti, bravissime le cuoche Luigia, Elisabetta, Laura e Teresa. A tutti la mia sincera gratitudine e l'incoraggiamento-invito a continuare a volerci bene aiutandoci.
Al termine dell'avventura, per il rientro a casa, è stato commovente vedere tutti, proprio tutti, piccoli e grandi, piangere, segno di un grande coinvolgimento avvenuto e di un grande affetto reciproco sperimentato. L'Oratorio ha davvero continuato ad essere "CASA" E "SCUOLA" PER I RAGAZZI!
Il tema formativo ha portato a compimento l'itinerario del Centro Estivo, concludendo l'ascolto riflessivo dei racconti di Bruno Pizzul e del tema FOM "Quamicigioco". Un turno bello, sereno, vivace, formativo, indimenticabile!

SECONDO TURNO
DEL CAMPEGGIO

Il 20 luglio il cambio di turno: accompagnati a casa, in lacrime, i piccoli, sono giunti al campo gli iscritti al secondo turno: una cinquantina di nostri adolescenti e giovani. Dal 20 al 31luglio, sempre a Bionaz in Valepeline, abbiamo così potuto vivere una bella e serena occasione di fraternità e di crescita. Con il Direttore Roberto La Rocca e le cuoche Luisa, Fausta, Daniela, e con questi giovani abbiamo avuto la fortuna di godere giornate belle e spettacoli naturali straordinari: particolarmente bella e sentita è stata la due giorni nei rifugi alpini (il pernottamento al rifugio Prararier e l'impegnativa salita al rifugio Aosta). Particolarmente sentito e bene accolto dai giovani quest'anno l'impegnativo tema formativo. E' stata per la prima volta allestita in campo una tenda cappella (oichia, casa) per la preghiera quotidiana delle lodi, dei vesperi e di compieta, e luogo per la lettura personale del libretto di meditazione (la mèta e la strada, di Mons. Maggiolini).
La celebrazione quotidiana della S. Messa ha curato in maniera particolare l'ascolto del Vangelo (logos, parola), in ascolto di una parola positiva interessante, riletta nel solco del tema formativo annuale; accanto a questo la proposta di un disteso momento personale di dialogo e di confronto con il sacerdote durante la Confessione Sacramentale. Ed infine la proposta tematica di alcuni momenti di riflessione (sofia, saggezza) sul tema del pensiero positivo: "appunti per rieducare il pensiero, perché sia positivo". Quattro "lezioni", impegnative, libere, che hanno visto una presenza quasi totale, attenta ed in sintonia. Molti dei giovani presenti hanno dunque avuto la possibilità di una crescita interiore ricca e corposa. Anche il secondo turno quest'anno è andato benissimo: partecipato, sereno, allegro, divertente e... formativo! Per un oratorio "CASA" E "SCUOLA" DEGLI ADOLESCENTI E DEI GIOVANI. A tutti un ringraziamento ed un invito a proseguire il cammino formativo ordinario.
Ora restano ancora due tappe, due "stelle" da vivere:
*        il pellegrinaggio giovani in Piemonte del 28-31 agosto
*        il pellegrinaggio giovani famiglie ad Assisi del 14-16 settembre.
*        poi la ripresa della vita oratoriana ordinaria con la Festa degli Oratori.
Ne parleremo nel prossimo numero di Parola Amica.
Il cammino dunque continua, forte e deciso: per un oratorio che sia sempre più e meglio
"casa" e "scuola" di vita
per ragazzi, adolescenti, giovani, giovani famiglie. Accompagnateci con l'affetto, la stima, l'interessamento, il consiglio, l'aiuto, e soprattutto ... con la vostra preghiera amica.
un abbraccio,
don Vittorio


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Lettera del Santo Padre Giovanni Paolo II agli Anziani
(Sesta parte)


Anziano è Nicodemo, stimato componente del Sinedrio. Egli si reca di notte da Gesù per non dare nell'occhio. A lui il divin Maestro rivela di essere il Figlio di Dio, venuto a salvare il mondo (cfr Gv 3, 1-21). Ritroveremo Nicodemo al momento della sepoltura di Cristo, quando, portando una mistura di mirra e di aloe, vincerà la paura e si manifesterà come discepolo del Crocifisso (cfr Gv 19, 38-40). Quali confortanti testimonianze, queste! Ci ricordano come in ogni età il Signore chieda a ciascuno l'apporto dei propri talenti. Il servizio al Vangelo non è questione di età!
E che dire dell'anziano Pietro, chiamato a testimoniare la sua fede con il martirio? Gli aveva detto un giorno Gesù: Quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi (Gv 21, 18). Sono parole che, in quanto successore di Pietro, mi toccano da vicino e mi fanno sentire forte il bisogno di tendere le mani verso quelle di Cristo, in obbedienza al suo comando: Seguimi!  (Gv 2 1, 19) .
Il Salmo 92[91], quasi sintetizzando le fulgide testimonianze di anziani che troviamo nella Bibbia, proclama: Il giusto fiorirà come palma, crescerà come cedro del Libano;... Nella vecchiaia daranno ancora frutti, saranno vegeti e rigogliosi, per annunziare quanto è retto il Signore (13.15-16). E l'apostolo Paolo, facendo eco al Salmista, annota nella Lettera a Tito: I vecchi siano sobri, dignitosi, assennati, saldi nella fede, nell'amore e nella pazienza. Ugualmente le donne anziane si comportino in maniera degna dei credenti...; sappiano insegnare il bene, per formare le giovani all'amore del marito e dei figli (2, 2-5).
La vecchiaia, dunque, alla luce dell'insegnamento e nel lessico proprio della Bibbia, si propone come "tempo favorevole" per il compimento dell'umana avventura, e rientra nel disegno divino riguardo ad ogni uomo come tempo in cui tutto converge, perché egli possa meglio cogliere il senso della vita e raggiungere la "sapienza del cuore". (4, 8-9). Essa costituisce la tappa definitiva della maturità umana ed è espressione della benedizione divina.
Giovanni Paolo II (continua)

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IL TEMA:
COMUNICARE IL VANGELO
IN UN MONDO CHE CAMBIA


Gli orientamenti pastorali dell'Episcopato italiano
per il primo decennio del 2000


"Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita (poiché la vita si è fatta visibile, noi l'abbiamo veduta e di ciò rendiamo testimonianza e vi annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e si è resa visibile a noi), quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo." (1 Gv 1,1-4)

A queste parole dell'apostolo ed evangelista Giovanni si sono ispirati i Vescovi italiani nello stendere gli Orientamenti pastorali per questo primo decennio del nuovo millennio.

Non è la prima volta che i Vescovi italiani consegnano alle loro Chiese degli orientamenti pastorali destinati a guidarne il cammino per un decennio
La prima volta fu a distanza di pochi anni dalla conclusione del Concilio Vaticano II, quando per il decennio 1970-80 fu presentato il programma "Evangelizzazione e Sacramenti", che per la prima volta diffondeva a livello popolare il termine e il concetto di "evangelizzazione" per indicare l'attività primaria e fondamentale della Chiesa, e nello stesso tempo richiamava l'esigenza di un esplicito riferimento evangelico per ogni celebrazione sacramentale e insieme di uno sbocco ecclesiale e sacramentale per ogni comunicazione del Vangelo, con ciò ponendo le premesse teologiche anche per il programma che stiamo presentando. Dieci anni dopo gli Anni Ottanta ebbero come tematica pastorale: "Comunione e comunità", per riscoprire e sperimentare la bellezza e l'impegno di lasciarsi plasmare dallo Spirito come "un popolo adunato nell'unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo" (cfr. L.G. 4). Gli Anni Novanta, invece, sono stati guidati dal programma "Evangelizzazione e testimonianza della Carità", che in un certo senso riprendeva e completava il discorso dell'evangelizzazione, ricordandone l'esigenza irriducibile di fraternità e di servizio.
Dall'esperienza del Giubileo
una rinnovata coscienza ecclesiale

Gli orientamenti pastorali per questo primo decennio del Duemila derivano dalll'esperienza forte che tutta la Chiesa ha vissuto nel recente Giubileo a partire dalla sua intensa preparazione triennale. I frutti dell'esperienza giubilare sono stati magistralmente sintetizzati dal Papa nella Lettera apostolica "Novo Millennio Ineunte", in cui Giovanni Paolo II rileva che un rinnovato e più intenso incontro con Cristo è la vera, preziosa eredità del Giubileo e che questo incontro deve esprimersi in una rinnovata tensione alla santità e in una più forte testimonianza missionaria del Vangelo.
Da queste esigenze partono gli Orientamenti pastorali dei nostri Vescovi che si intitolano in modo significativo: "Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia".
Nei primi paragrafi introduttivi i Vescovi ricordano come "compito primario della Chiesa sia testimoniare la gioia e la speranza originate dalla fede nel Signore Gesù Cristo, vivendo nella compagnia degli uomini, in piena solidarietà con loro, soprattutto con i più deboli" (n. 1). Viene così richiamata la ragion d'essere della Chiesa, che nasce dalla Pasqua del Signore ed è mandata nel mondo perché tutti abbiano la gioia della vita. Questo essenziale riferimento e questa unica missione sono riconosciuti dai Vescovi nei primi versetti della Prima Lettera di Giovanni, di cui riportano alcune brevi citazioni a introdurre i vari capitoli degli Orientamenti.
In effetti, al di là della citazione verbale, è importante rendersi conto che quei versetti testimoniano gli elementi primari della coscienza ecclesiale dell'autore della Lettera e dei suoi destinatari. E in realtà, tutto quello che noi conosciamo e crediamo di Gesù Cristo e quello che facciamo in forza della fede in lui, è derivato da questa coscienza ecclesiale della primitiva comunità di Gerusalemme e delle comunità fondate dagli Apostoli, i testimoni che hanno veduto, toccato ascoltato. E' quindi giusto ispirarsi non solo alla recente esperienza conciliare e giubilare, ma anche alla fondamentale esperienza della Chiesa apostolica: la coscienza ecclesiale deriva di lì e deve arricchirsi con le esperienze di una storia bimillenaria e con il dialogo attento con il mondo di oggi.
Occorre dunque in primo luogo, come già richiamava con forza il Papa nella N.M.I., tenere lo sguardo del nostro cuore fisso su Gesù, l'inviato del Padre, per comprenderne e riviverne fino in fondo la missione. E i paragrafi 10-31 degli Orientamenti, che ne costituiscono il primo fondamentale capitolo, sono una impegnativa ma bellissima contemplazione della missione del Verbo della vita, nei suoi quattro indissociabili momenti di Inviato del Padre, di Gesù in mezzo a noi, di Signore Risorto, di Gesù che viene già ora e verrà nella gloria del Regno.
Come dicevo sono pagine impegnative e sotto qualche aspetto nuove, che ci riassumono nei quattro momenti sopra ricordati tutta la storia della salvezza e il mistero di Gesù. Questi paragrafi ci insegnano a pregare contemplando nelle vicende dell'Antico Testamento l'attesa del Salvatore e la preparazione della sua venuta, nei fatti dell'infanzia e della vita di Gesù, specialmente in quelli che si svolgono al Tempio, al Giordano, nel Deserto, in Galilea, a Gerusalemme, i passaggi salienti e significativi della sua vita in mezzo a noi, vita esemplare, vita donata e condivisa, e perciò "vita bella, vissuta in pienezza" (n. 21). Dopo il sigillo dell'Eucaristia e della Croce, la vita di Gesù non si è perduta, non è finita, "ma Dio lo ha risuscitato, sciogliendolo dalle angosce della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere" (At 2,24): ecco la coscienza ecclesiale di Pietro che parla il giorno di Pentecoste e con lui degli altri testimoni del Risorto e della primitiva Chiesa di Gerusalemme.
Qui la riflessione dei nostri Vescovi ci permette di distinguere tra apparizioni del Risorto ed esperienze della Risurrezione: "Le apparizioni del Risorto riguardano solo la prima generazione di testimoni; anche a noi tuttavia, come a loro, è possibile fare un'esperienza della Risurrezione, anzitutto nell'adesione alla testimonianza apostolica e poi nel dono vicendevole dell'amore e del perdono: è in vista di questi doni, infatti, che è stato effuso dal Risorto lo Spirito sulla Chiesa (...). Dono della comunione, testimonianza sino alla fine, remissione dei peccati: sono i segni grandi della presenza dello Spirito del Risorto nella storia" (n. 25). Ed è proprio dall'esperienza spirituale e comunitaria della Risurrezione del Signore che può nascere in noi ed essere testimoniata la fede nella vita eterna e la speranza nella vita futura (Cfr. n. 26-28): sono temi essenziali oggi per la nostra testimonianza del Vangelo e per dare risposte al "mondo che cambia" e non sa credere e sperare queste realtà.
Infine Gesù non è solo colui che è venuto, ma che viene e verrà: con ciò si pone il problema del nostro confronto con lui, cioè del "giudizio", e anche il problema della "salvezza" di chi non è esplicitamente e consapevolmente cristiano. Anche questi sono problemi oggi particolarmente difficili, evitati o continuamente evocati. In proposito i Vescovi hanno ricordato questa affermazione del Concilio: "La vocazione ultima dell'uomo è effettivamente una sola, quella divina, perciò dobbiamo ritenere che lo Spirito Santo dia a tutti la possibilità di venire a contatto, nel modo che Dio conosce, con il mistero pasquale" (n. 29). In effetti, se Gesù è Salvatore unico e necessario, ogni uomo deve venire a contatto con il suo mistero, e questo contatto è insieme salvezza e giudizio.
Questi accenni veloci e problematici ci dicono come la "contemplazione" del Signore, lo sguardo fisso sul suo volto e sul suo mistero, non possono essere momenti confusi, ipnotici, sospensivi, ma anzi possono e devono nutrirsi di tutta la rivelazione e la dottrina della fede su Gesù e confrontarsi con tutte le domande dell'uomo d'oggi: lettura della parola, preghiera contemplativa, dialogo con l'uomo, partecipazione ai suoi problemi costituiscono insieme quella coscienza ecclesiale che oggi ci viene richiesta.
Assumere pienamente con la Chiesa
la missione di Cristo

Alla coscienza ecclesiale così rinnovata e irrobustita, i nostri Vescovi nel secondo capitolo dei loro Orientamenti propongono di assumere totalmente la missione di Cristo: "Comunicare il Vangelo è il compito fondamentale della Chiesa" (n. 32). Per farsene pienamente carico i Vescovi indicano alla comunità cristiana "due attenzioni complementari anche se,a prima vista, contrapposte" (n. 34): "la prima consiste nello sforzo di mettersi in ascolto della cultura del nostro mondo" (n. 34); ma "l'attenzione a ciò che emerge nella ricerca dell'uomo non significa rinuncia alla differenza cristiana, alla trascendenza del Vangelo" (n. 35), la cui salvaguardia deve essere oggetto della seconda nostra attenzione.
Attenzione dunque all'oggi dell'uomo, al “mondo che cambia”, ma nella fedeltà alla trascendenza di Dio, all'assoluto della missione di Cristo. Potremmo dunque dire: attenzione "all'oggi di Dio".
La domanda concreta che a questo punto formulano i Vescovi è: "quali sono le potenzialità e gli ostacoli che si incontrano oggi nelle nostre comunità e nel nostro paese per quanto riguarda la diffusione della Buona Notizia cristiana?" (n. 36). Rispondono a questa domanda diversi densi paragrafi (n. 37-43), di cui consigliamo la lettura, ma da cui ora possiamo solo estrarre due semplici elenchi.
Fra le opportunità positive presenti nel mondo di oggi i nostri Vescovi ricordano: il desiderio di autenticità, specialmente nei giovani; il desiderio di prossimità, di incontro, di ricerca della pace; una rinnovata ricerca di senso; le possibilità nuove offerte dallo sviluppo scientifico e tecnico; la nuova sensibilità per la tutela dell'ambiente e della natura; lo sviluppo accentuato della comunicazione e dei media. Alcune di queste nuove possibilità sono anche ambigue e nessuna è di per sé risolutiva, nel senso che tutte, per dare frutti veramente positivi abbisognano di un esatto riferimento antropologico e valoriale e di un esplicito riconoscimento dell'assoluto di Dio e della sua parola.
Vi è poi una serie di tendenze negative che sono presenti nel panorama socio-culturale attuale. I nostri Vescovi ricordano: le attuali incertezze ed equivoci sul senso pieno della verità e della libertà; il conseguente soggettivismo religioso; l'analfabetismo religioso e il giudizio di irrilevanza sulla religione; l'eclissi del senso morale e l'affermarsi di una legislazione e di un costume solo pragmatici; l'indifferenza alle domande radicali (cfr. .40-41).
Contestualmente il documento dei Vescovi denuncia anche una scarsa trasmissione della memoria storica e in particolare della tradizione religiosa, che tanta parte ha avuto nel definire l'identità e il patrimonio nazionale. All'ampliamento degli orizzonti geografici (globalizzazione fa riscontro un inconsapevole "taglio delle radici", per cui la nostra coscienza e la nostra società restano appiattite sul presente e perciò tanto più esposte alle mistificazioni e alle idolatrie (cfr. n. 42-43).
In questo quadro fatto di "chiari" e di "scuri", gli Orientamenti dei Vescovi definiscono i compiti delle nostre comunità per il prossimo decennio. Anzitutto vengono enunciate alcune "decisioni di fondo capaci di qualificare il nostro cammino ecclesiale. In particolare: dare a tutta la vita quotidiana della Chiesa, anche attraverso mutamenti nella pastorale, una chiara connotazione missionaria, fondare tale scelta su un forte impegno in ordine alla qualità formativa, in senso spirituale, teologico, culturale, umano, favorire in definitiva una più adeguata ed efficace comunicazione agli uomini, in mezzo ai quali viviamo, del mistero del Dio vivente e vero, fonte di gioia e di speranza per l'umanità intera" (n. 44).
I Vescovi osservano che a partire dal Concilio diverse scelte pastorali della Chiesa italiana erano già ispirate alla centralità dell'educazione alla fede e della sua comunicazione, ma c'è da chiedersi se la comunicazione delle proposte è stata comprensibile per la gente e in particolare se gli operatori pastorali - preti, religiosi, laici - vi si sono coinvolti in maniera corresponsabile e intelligente (cfr. n. 44). Non bastano nella Chiesa alcuni "profeti" dallo sguardo penetrante e dal cuore generoso, ma occorre che i fedeli come tali, la comunità, siano assolutamente docili allo Spirito e quindi capaci di offrire al mondo segni eloquenti di una vita "diversa" (cfr. n. 45).
Le esigenze di "conversione pastorale" qui sopra richiamate dovranno essere fatte proprie non solo dai componenti abituali della comunità eucaristica domenicale, ma anche dai battezzati che solo sporadicamente e occasionalmente si mettono in contatto con la comunità ecclesiale, e tuttavia ne devono assumere i connotati missionari (cfr. n. 46).
E' anzitutto la celebrazione eucaristica il momento che offre alla comunità cristiana quell'ascolto della parola e quella contemplazione del Signore che possono autenticamente rinnovare per noi, ogni volta, la partecipazione al mistero di Cristo Signore. Questa centralità ecclesiale e missionaria dell'Eucaristia porta a considerare con grande attenzione pastorale il tempo dell'Eucaristia, cioè il giorno del Signore, e lo spazio ecclesiale dell' Eucaristia, cioè la parrocchia. Ma soprattutto "la celebrazione eucaristica domenicale, al cui centro sta Cristo che è morto per tutti ed è diventato il Signore di tutta l'umanità, dovrà essere condotta a far crescere i fedeli, mediante l'ascolto della parola e la comunione al corpo di Cristo, così che possano poi uscire dalle mura della chiesa con un animo apostolico, aperto alla condivisione e pronto a rendere ragione della speranza che abita i credenti" (n. 48).
Pertanto "assolutamente centrale sarà approfondire il senso della festa e della liturgia, della celebrazione comunitaria attorno alla mensa della Parola e dell'Eucaristia" (n. 49) anche se "uno dei problemi più difficili di oggi è proprio la trasmissione del vero senso della liturgia cristiana (...) Pare, talvolta, che l'evento sacramentale non venga colto" (n. 49).
Ma "la valorizzazione della liturgia non mira a sottrarci al rapporto vitale con il mondo di ogni giorno (...) Per questo, ci sembra importante che la comunità sia coraggiosamente aiutata a maturare una fede adulta, 'pensata', capace di tenere insieme i vari aspetti della vita facendo unità di tutto in Cristo" (n. 50). A tal fine "la comunità cristiana deve costituire il grembo in cui avviene il discernimento comunitario, indicato dal Convegno ecclesiale di Palermo del 1995 come scuola di comunione ecclesiale e metodo fondamentale per il rapporto Chiesa-mondo" (n. 50). Va inoltre ripreso in ogni comunità il lavoro formativo di giovani e adulti, anche con l'aiuto dei vari centri e istituti culturali.
I Vescovi chiedono poi "per gli anni a venire un'attenzione particolare ai giovani e alla famiglia. Questo è l'impegno che affidiamo e raccomandiamo alla comunità cristiana" (n. 51).
Un'attenzione particolare
ai giovani e alla famiglia

Nei confronti dei giovani "le nostre comunità sono chiamate a una grande attenzione e a un grande amore. E' proprio a loro che vanno insegnati e trasmessi il gusto per la preghiera e per la liturgia, l'attenzione alla vita interiore e la capacità di leggere il mondo" alla luce della fede (n. 51).
"Per quanto riguarda la famiglia, va ricordato che essa è il luogo privilegiato dell'esperienza dell'amore e della trasmissione della fede. La famiglia cristiana è inoltre il luogo dell'obbedienza e sottomissione reciproca e della manifestazione dell'alleanza tra Cristo e la Chiesa" (n. 52). Pertanto la Chiesa "desidera assumere l'accompagnamento delle famiglie come priorità di importanza pari, in questi tempi, a quella della pastorale giovanile (...) A questo fine, una delle scelte da compiere è quella di riuscire a stabilire, da parte delle comunità cristiane, attraverso i preti, i religiosi e gli operatori pastorali, rapporti personali con ogni famiglia - sia che frequenti la Chiesa sia che non la incontri mai - in un tessuto relazionale nuovo, veramente capillare" (n. 52).
Nella linea poi di una rinnovata attenzione a tutti i battezzati si colloca anzitutto l'impegno ecumenico (cfr. N/n.56) e poi l'attenzione ai cattolici non praticanti o non completamente "iniziati" o non ancora battezzati (cfr. n. 57). Sono tutte direzioni in cui si vanno esercitando localmente esperienze iniziali, coordinate e guidate a livello diocesano e tutte capaci di attuare anche una necessaria "prima evangelizzazione" e di elaborare anche nuovi percorsi di iniziazione cristiana, che tenga conto delle diverse culture ormai presenti fra noi (cfr. n. 57-59).
Queste ultime indicazioni si possono riassumere nello slogan proposto per il biennio 2000-2002 dalla nostra Diocesi: "Accompagnare la vita quotidiana": la comunità cristiana deve "accompagnare" le sue famiglie, i suoi giovani, i suoi anziani, i suoi studenti perché ciascuno sappia vivere cristianamente le varie situazioni in cui si trova. I laici cristiani, a loro volta, devono "accompagnare" la società e le realtà profane nel loro incessante evolversi perché vi risplenda continuamente la parola e la speranza del Signore (cfr. n. 60-62).
I paragrafi conclusivi (n. 63-68) consentono ai nostri Vescovi di riproporre l'immagine di Chiesa che può oggi meglio "comunicare il Vangelo in un mondo che cambia": è una Chiesa di discepoli e di inviati, una Chiesa serva e madre, una Chiesa casa e scuola di comunione, una Chiesa umile che sappia soffrire con gli uomini.
A questa Chiesa, che siamo tutti noi, anche noi di Vimercate, i nostri Vescovi richiedono per questo primo decennio del 2000 "un cammino guidato da un costante riferimento al Concilio Vaticano II e dal suo messaggio. Alcuni passi saranno:
—         l'impegno per una pastorale della santità, perché la Chiesa sia la Sposa santa del Signore che viene;
—       la comunicazione del Vangelo ai fedeli, a quanti vivono nell'indifferenza e ai non cristiani, qui nelle nostre terre e nella missione ad gentes;
—       il rinnovamento della vita delle nostre comunità, attraverso la centralità data alla domenica, il primato dell'ascolto della Parola, anche nella lectio divina, e la vita liturgica che abbisogna di una conoscenza più approfondita;
—       il percorrere vie di comunione, perché la Chiesa, vera scuola di comunione, possa chiamare tutti gli uomini alla comunione con Cristo;
—         l'impegno dei fedeli laici alla testimonianza evangelica, all'assunzione di nuove forme ministeriali, soprattutto a essere, nella società e nei diversi ambienti di vita, capaci di vigilanza profetica e costruttori di una città terrena in cui regnino sempre di più la giustizia, la pace, l'amore." (n. 67)
don Giuseppe

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Parole di Giovanni Paolo II
nell'Angelus dell'8 luglio
Una globalizzazione per l'uomo


[_] Mi unisco ai Vescovi liguri che, nella recente Lettera inviata ai fedeli delle loro Chiese, esprimono l'urgenza di risvegliare in tutti, a partire dai responsabili della cosa pubblica, un sussulto di nuova «moralità di fronte ai gravi e talvolta drammatici problemi di ordine economico-finanziario, sanitario, sociale, culturale, ambientale e politico».
In realtà, la fede non può lasciare il cristiano indifferente di fronte a simili questioni di rilevanza mondiale. Essa lo sprona ad interpellare, con spirito propositivo, i responsabili della politica e dell'economia, chiedendo che l'attuale processo di globalizzazione sia fortemente governato dalle ragioni del bene comune dei cittadini del mondo intero, sulla base delle irrinunciabili esigenze della giustizia e della solidarietà.
Per questo i popoli più ricchi e tecnologicamente avanzati, resi consapevoli che Dio Creatore e Padre vuol fare dell'umanità un'unica famiglia, devono saper ascoltare il grido di tanti popoli poveri del mondo: essi chiedono, semplicemente, ciò che è loro sacrosanto diritto.
Ai responsabili dei Governi di tutto il mondo e, in particolare, a quelli che si riuniranno a Genova desidero assicurare che la Chiesa si adopera con le persone di buona volontà per garantire che in questo processo vinca l'umanità tutta. La destinazione universale dei beni della terra è, infatti, uno dei cardini della dottrina sociale della Chiesa.
Ai cristiani chiedo innanzitutto una speciale preghiera per i Capi di Stato e di Governo e li esorto poi a lavorare insieme per costruire un mondo più unito nella giustizia e nella solidarietà. A questo compito i cristiani devono prepararsi con un'educazione morale e spirituale robusta, con una conoscenza approfondita della dottrina sociale della Chiesa e con un grande amore per Gesù Cristo, Redentore di ogni uomo e di tutto l'uomo.

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RICORDO DI MADRE ELISA MERLO
Canossiana (Unitalsiana del Gruppo Aziendale
Falck - Vimercate)


Mi piace ricordare Madre Elisa quando in occasione della visita alla nostra Zia, - perché la zia Giulietta (la sua Giulia) era compresa nel lungo elenco dei Malati che Madre Elisa visitava mensilmente -, a nome di alcune Unitalsiane Le proposi di "venire con noi a Lourdes col treno dei Malati", la Sua risposta fu subito un "bel si", certamente dopo il benestare della Superiora.
A questo primo viaggio ne seguirono altri 5 o 6 tanto che a Madre Elisa - dopo il secondo viaggio - venne conferita la medaglia con i "due" chiodini d'argento ai quali se ne aggiunsero altri quattro perché Madre Elisa era diventata a tutti gli effetti "SORELLA DI ASSISTENZA dell'UNITALSI".
A Lourdes aveva sempre alloggiato con gli Ammalati: al vecchio ACCUEIL, al SANTA BERNARDETTE, al "vecchio SALUS'' perché Lei voleva essere vicina ai Malati ai quali prodigava tutte le sue attenzioni e rivolgeva le "sue parole sempre ispirate dallo Spirito Santo".
Ma poi c'era anche la preghiera alla Grotta, l'adorazione nella Cappellina del "vecchio" Salus, la Processione Eucaristica e benedizione dei Malati del pomeriggio. La ricordo - era forse il penultimo Pellegrinaggio - "unica suora" presente alla Grotta all'inizio della Processione. Era una giornata caldissima - quando l'asfalto dell'Esplanade "brucia"; noi Sorelle trepidavamo per la salute di Madre Elisa, ma lei imperterrita aveva percorso tutto il tragitto - a quei tempi molto lungo - (Grotta, la Croce dei Bretoni, esplanade benedizione dei Malati).
Madre Elisa anche a Lourdes aveva conquistato un po' tutti: Dame, Barellieri, Medici, ma soprattutto i Malati, specialmente i giovani. Al termine di ogni Pellegrinaggio, confidava a tutti noi il suo grande desiderio: speriamo di poter tornare anche il prossimo anno! E per qualche anno, il suo desiderio si era avverato. Ma durante l'ultimo viaggio aveva seguito le funzioni in "carrozzina" perché le sue gambe e il Suo cuore incominciavano e sentire la lunghezza del percorso della Processione e del Pontificale in Basilica
PIO X... ma l'importante per Lei era "ESSERE A LOURDES" da dove tornava rinvigorita e pronta a riprendere la sua "missione verso i fratelli malati portando conforto soprattutto ai familiari. Fino a quando la salute glielo ha permesso, ha sempre presenziato alla "Giornata annuale del Malato" ed in quella occasione si appuntava sul vestito la "Medaglia dell'Unitalsi: quella con i chiodini d'argento". Nessuno meglio di Lei meritava di appuntarsela perché il suo pellegrinaggio continuava tutti i giorni a Vimercate con una breve parentesi di SEI GIORNI A LOURDES... e quella Lourdes la ritrovava poi a Vimercate ogni volta che entrava in casa del suo Amico Malato. Poi anche per Madre Elisa era venuto il momento di "ritirarsi". Lei aveva subito obbedito, ma noi la facevamo sempre partecipe dei nostri pellegrinaggi affidando alle sue preghiere gli Ammalati, il personale unitalsiano (...anche il bel tempo a Lourdes) e noi constatavamo l'efficacia delle Sue preghiere. E le Sue preghiere ci hanno sempre accompagnato tutti i giorni ci ricordava al Signore con le nostre Famiglie e i nostri figlioli. Grazie Madre Elisa. Ora è in Paradiso; avrà ritrovato Madre Sofia - la Sua Superiora con la quale aveva condiviso la gioia di un "VIAGGIO A LOURDES" continuate a volerci bene benedicendoci dal Cielo.
Unitalsi di Vimercate

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"Overland"
Passaggio in Perù


Quindici giorni sono evidentemente troppo pochi per conoscere un paese in profondità.
Le righe che seguono non hanno pretese se non di fissare alcuni appunti di viaggio.
Anzitutto non è stata una visita al Perù, ma ai preti Fidei Donum inviati in quel paese dalla diocesi di Milano.
Vedere il mondo dalla parte dei missionari è sempre interessante perché permette di entrare in presa diretta, dalla parte della gente comune, cosa impossibile in una vacanza organizzata  da tour operator di professione; ma può risultare anche scioccante, se dopo un viaggio di decine di ore vieni catapultato ad esempio a Yerbateros, nel caos della grande Lima.
Dalla cartina non siamo proprio in periferia, ma qui è tutta periferia, decine di chilometri di "asientamentos humanos": terreni desertici occupati prima da capannucce, poi da più robuste viviendas di fango, solo a poco a poco trasformate in casupole di mattone.
Il traffico, il rumore, l'inquinamento che ti prende alla gola ed al naso sembrano amplificati da un cielo grigio e irremovibile in questa stagione; la sensazione di promiscuità e di esposizione al pericolo può attanagliare.
Ecco però arrivare il giorno della festa (la Virgen del Carmen) e comparire, frutto di sacrifici innominabili, i vestiti della gioia, i colori dei fuochi d'artificio, le immagini mariane rivestite di drappi dorati. Nella religiosità popolare, così radicata da apparirci esagerata e non esente da deviazioni, questa gente trova però non solo una forza per resistere, ma anche un motivo di speranza.
Completamente diverso l'ambiente naturale andino. Per raggiungere Cajatambo (3500 metri sul livello del mare), poiché la strada è interrotta, abbiamo dovuto fare un giro turistico, con passaggio a quota 4600 e vista sui ghiacciai altissimi. Qui ti affascina l'ampiezza dello sguardo, il bacino Tocto, dove le anatre trovano il coraggio di nuotare, il silenzio assordante, abitato solo dal vento e, di notte, le stelle, così numerose e chiare da trasformare la volta del cielo in un tappeto di brillanti.
Cajatambo,8 ore di viaggio dalla costa, 200 km di strade impossibili su e giù per le Ande.
Dura la vita, per chi può contare solo sulla fatica della coltivazione o dell'allevamento in alta quota, di chi non ha a portata di mano legna per scaldare le case. Dura anche per il missionario di turno, che deve percorrere letteralmente centinaia di km per avvicinare i pueblitos più distanti dal centro della parrocchia, in parte a piedi o a cavallo.
Ecco: cosa ha spinto fin qui questi preti - coraggio? Niente di segreto o esotico: solo la volontà di annunciare l'unico vangelo di Gesù, fino agli estremi confini della terra. L'annuncio e la condivisione della parola di Dio sono scelta fondamentale di ogni parrocchia, che a seconda delle situazioni ha moltissime attività sociali. Abbiamo visto numerosi progetti nelle scuole, ma anche comedores (mense popolari), cooperative per i ragazzi, a tutela dallo sfruttamento minorile, iniziative di microcredito, e progetti di presenza e vicinanza con gli anziani e i carcerati.
Certo, la carenza di clero e l'enormità delle parrocchie (fino a 150.000 persone in città) ha dato alle comunità cristiane il volto di un insieme di piccole cellule, ciascuna radunata attorno ad una cappella, e invita i laici ad una partecipazione attiva, che deve comunque ancora crescere in maturità e consapevolezza.
In sintesi abbiamo incontrato una chiesa viva, che sa di dover camminare e che ci prova seriamente soprattutto a livello popolare; anche a noi qui, tocca camminare con loro e con tanti altri fratelli che talvolta troviamo agli angoli della strada e nelle nostre piazze.
don Ambrogio Cortesi

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MESSAGGIO PER LA GIORNATA PER IL SEMINARIO

Il mio messaggio di quest'anno per la Giornata per il Seminario si ispira alla prima lettera di Giovanni (2,12-14): "Scrivo a voi, figlioli... scrivo a voi, padri... scrivo a voi, giovani" e, all'inizio del terzo millennio, vi invita a guardare al futuro della Chiesa con amore. Vorrei quindi interpellare gli anziani, i sofferenti, i genitori e gli educatori, i giovani, i fanciulli, i fedeli tutti con i loro Pastori.
Se amate il futuro della Chiesa, voi che avete ricchezza d'anni, di vita e di fede, continuate a dire con la vostra gioia e la vostra speranza che vale la pena di fidarsi di Dio e di vivere per lui: leggendo con occhi di fede il vostro passato voi potete raccontare della sua provvidenza; e non stancatevi di pregare perché il Signore mandi operai nella sua messe.
Se amate il futuro della Chiesa, voi che attraversate il momento duro della prova, della malattia, della vecchiaia e tanto desiderate la visita di un prete e tanto avete nostalgia di ascoltare la parola di Dio e ricevere i sacramenti, continuate a dare buona testimonianza con la pazienza, la serenità, I'intercessione per tutti i vostri cari, per i nostri seminaristi, per la santificazione dei sacerdoti; e non stancatevi di pregare perché il Signore mandi operai nella sua messe.
Se amate il futuro della Chiesa, voi che portate la fierezza e la croce della responsabilità educativa, siate coraggiosi e buoni nell'incoraggiare i giovani alla sequela di Gesù, siate pazienti e fiduciosi nel sostenere le loro fragilità, siate tenaci e intelligenti nel correggere i loro capricci e il loro smarrimento; e non stancatevi di pregare il Signore perché mandi operai nella sua messe.
Se amate il futuro della Chiesa, voi che vivete quell'incerta primavera che è la giovinezza, voi, sentinelle del mattino, resistete alla tentazione del conformismo, lasciate tempo al Signore, che vi ama, di aiutarvi a stare con lui, di confidarvi i suoi desideri, di contagiarvi con il dono del suo Spirito e di persuadervi alle scelte che danno alla vostra libertà il volo amabile della dedizione fedele; e non stancatevi di pregare il Signore perché mandi operai nella sua messe.
Se amate il futuro della Chiesa, voi che avete cuore di fanciulli, imparate a stupirvi di fronte alla rivelazione che siete stati chiamati alla vita perché Dio vi ha voluto bene e vi ha riservato del bene da fare e accogliete volentieri la parola, I'affetto e l'esempio di chi vi insegna a pregare, a essere lieti di vivere insieme e di imparare a rendervi utili; e non stancatevi di pregare il Signore che mandi operai nella sua messe.
Se amate il futuro della Chiesa, voi tutti, fedeli della Chiesa Ambrosiana pensosi e trepidi su' tempo che viviamo, informatevi, anche attraverso La fiaccola, sul Seminario e sulla serietà con cui continua a stupirsi della misteriosa opera dello Spirito che fa nascere il desiderio del mistero e continua a raccogliere la sfida della formazione dei preti per il tempo a venire; e non stancatevi di pregare il Signore perché mandi operai nella sua messe.
Se amate il futuro della Chiesa, voi fratelli carissimi che condividete con me la premura pastorale per questa Chiesa Ambrosiana, non trascurate nessun segno di vocazione, incoraggiate volentieri ogni iniziativa del Seminario che intende provocare una riflessione, accompagnate con premura ogni giovane che vi confida i suoi sogni, perché la pastorale giovanile deve essere pastorale vocazionale; e non stancatevi di pregare il Signore che mandi operai nella sua messe.
Se amate il futuro della Chiesa, voi tutti, carissimi fedeli della Diocesi, sostenete con generosità e simpatia il nostro Seminario; e non stancatevi di pregare il Signore che mandi operai nella sua messe.
Io amo il futuro di questa Chiesa!
card. Carlo Maria Martini Arcivescovo

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Il nido del Gabbiano
Globalizzazione: una sfida
di Dionigi Tettamanzi


"In materia di globalizzazione emergono due precisi impegni: quello di conoscere il fenomeno e quello di governarlo."
La tesi principale del libro del cardinale di Genova Dionigi Tettamanzi riguarda proprio il fatto che "la globalizzazione è un fatto storico, del quale prendere atto. E' illusorio pensare di bloccarla, giusto invece cercare di governarla (_) non può essere lasciata al dominio del mercato, ma va regolamentata attraverso una coscienza etica per la quale il profitto non è il valore assoluto dell'uomo".
C'è una premessa però: quella di conoscere i fenomeni per non farsi trascinare solo dalle emozioni forti delle emergenze. E' inutile sottolineare come l'autore tratti di temi troppo importanti per essere lasciati agli specialisti e troppo complessi per accontentarsi di un'informazione giornalistica.
Ecco un buon motivo per leggere il volume edito da Piemme, che non è, come lascerebbe intendere la (poco) furba fascetta rossa una riflessione o una cronaca sul G8 di Genova, ma una raccolta di interventi vari, omelie, interviste rilasciate dal cardinale dal 1998 al giugno 2001, che il testo offre al lettore in maniera "ragionata e progressiva. A tale scopo gli interventi sono presentati, ora integralmente, ora per estratti. Brevi note introduttive collocano l'intervento nel suo contesto qualificandone così il taglio, ora di studio, ora di pastorale" (dall'introduzione di Bruno Musso, curatore dell'opera).
Comunque, la consueta chiarezza dell'autore si raccomanda da sé, e può risultare per molti un'ottima occasione di accostare in presa diretta le riflessioni portanti della dottrina sociale della chiesa.
don Ambrogio Cortesi

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