Sentinelle
del mattino, verso un sinodo dei giovani
Lesperienza
di Luca: seminarista in oratorio
Vivere
bene la famiglia: l'ascolto attivo
Accompagnare
la vita quotidiana della famiglia
"Il
Getsemani di don Zeno". Un film sull'eroe di Nomadelfia
Il tema: dall'oratorio maschile al centro caritativo S. Stefano
"Ero
forestiero e non mi avete accolto..."
Unitalsi
a Lourdes: una testimonianza
Il
nido del gabbiano: Francesco a testa in giù
La parola del parroco:
Un cammino d'amore
Carissimi
Parrocchiani,
inizia fra pochi giorni la
Quaresima, la prima nostra Quaresima dopo il Giubileo: come la dobbiamo
vivere, a quale immagine ispirarci?
Mi vengono in mente le parole del Papa, nella sua recente Lettera dopo il
Giubileo: "Andiamo avanti con speranza!" (NMI 58). Andiamo avanti,
come il popolo di Israele nel deserto, sapendo che obbediamo alla voce di
Dio, sapendo che lui ci accompagna, sapendo che andiamo verso la Terra che
egli ci ha preparato. Ecco perché andiamo avanti con speranza, sapendo che
proprio lungo la via, nelle gioie e nelle fatiche del nostro cammino, il
Signore ci rivela sempre meglio il suo amore e stringe sempre di più la
sua alleanza con noi.
La Quaresima ci offrirà l'occasione per comprendere e attuare l'esortazione
post-giubilare del Papa e per interiorizzare soprattutto "l'alleanza"
d'amore che Dio ha voluto stringere con noi.
In Quaresima infatti la predicazione straordinaria della domenica pomeriggio
(il nostro "Quaresimale") avrà per tema proprio la Lettera "Novo
Millennio ineunte" che il Papa ha indirizzato a tutta la Chiesa il
6 gennaio scorso, a chiusura del Grande Giubileo e per riassumerne il significato
e il messaggio: appunto "Andiamo avanti con speranza!". Ce la
presenterà Don Augusto Panzeri, Responsabile della Caritas di Monza. Mi
auguro che ad ascoltarlo vengano tutti coloro che vogliono dare un seguito
alla grazia dell'anno giubilare e in particolare coloro che sono impegnati
nei vari servizi e gruppi caritativi.
Dal 19 al 23 marzo poi ci raccoglieremo come l'anno scorso in ascolto della
parola di Dio vivendo tutti insieme un Corso di Esercizi Spirituali, che
saranno guidati da Padre Eugenio dei Frati Cappuccini di Oreno. Il tema
degli incontri serali, ispirato alla fondamentale esperienza dell'Esodo,
sarà: "Dio si allea con noi e ci fa Suo Popolo", mentre al mattino
gli incontri per Terza Età, Pensionati e Casalinghe aiuteranno a cogliere
la nostra chiamata battesimale alla santità e a riconoscerne le vie e i
mezzi.
E' una grazia grande quella degli Esercizi Spirituali, non tanto per la
capacità più o meno grande del predicatore (e comunque sappiamo quanto Padre
Eugenio sia vivace e incisivo), quanto piuttosto perché la formula coinvolgente
e serrata degli Esercizi ci fa percorrere in pochi giorni una reale esperienza
di incontro e di gioia. E per consentire a tutti di partecipare liberamente
ma pienamente a questa esperienza, chiedo a tutte le associazioni e gruppi
parrocchiali ed ecclesiali di sospende in quella settimana ogni loro incontro
e attività. Lasciando spazio al Signore e alla sua parola e concentrando
nell'ascolto di Dio ogni nostra attenzione e preghiera in quei giorni, noi
apriremo davvero il cuore all'azione santificatrice ed educativa di Dio
e gli consentiremo anche di riunirci più fortemente in un'unica comunità.
Questi Esercizi Spirituali interesseranno la terza settimana di Quaresima.
Nelle settimane precedenti e seguenti io invito i vari gruppi parrocchiali
a ritrovarsi il martedì sera nelle case per ascoltare insieme le catechesi
quaresimali dell'Arcivescovo, che quest'anno saranno sul tema: "Attenti
e disponibili a servire nella comunità ecclesiale", e quindi aiuteranno
ogni gruppo e ogni componente a crescere nella coscienza ecclesiale e comunitaria.
Vi ho presentato le iniziative formative e spirituali che caratterizzeranno
la Quaresima 2001, pensate per aiutare tutti coloro che vogliono proseguire
personalmente e insieme il cammino di conversione dell'anno giubilare, facendolo
continuare in un cammino di crescita spirituale ed ecclesiale. Il Signore
ci dia questo desiderio!
Da parte sua il Papa ci ha scritto: "Il simbolo della Porta Santa si
chiude alle nostre spalle, ma per lasciare più spalancata che mai la porta
viva che è Cristo. Non è a un grigio quotidiano che noi torniamo, dopo l'entusiasmo
giubilare. Al contrario, se autentico è stato il nostro pellegrinaggio,
esso ha come sgranchito le nostre gambe per il cammino che ci attende".
(NMI 59).
Dunque, "andiamo avanti con speranza!". Vostro
Don Giuseppe
La diocesi di Milano, in vista del prossimo sinodo ha affidato a dei giovani,
che hanno dato la loro disponibilità, il compito di far emergere i valori,
le priorità, nonché le paure e le speranze, che caratterizzano la vita reale
e concreta dei giovani del nostro tempo.
"Sentinelle del mattino" è la definizione loro data e presa dalle
parole del Santo Padre il Papa quando a Roma durante la GMG dell'anno scorso,
rivolgendosi alla gioventù colà convenuta, disse: "Vedo in voi le sentinelle
del mattino in quest'alba del terzo millennio, perché siete qui convenuti
ad affermare che nel nuovo secolo voi non vi presterete ad essere strumenti
di violenza e di distruzione, ma difenderete la pace, e la vita in ogni
momento del suo sviluppo".
Essi hanno iniziato ad operare su esplicito mandato loro conferito dall'Arcivescovo
Cardina C. M. Martini il 2 dicembre u.s. durante una solenne cerimonia in
Duomo.
L'ascolto, secondo la proposta operativa della diocesi, è la fase prioritaria
della prima tappa di questo percorso preparatorio, poiché consente di aprire
uno spiraglio sull'orizzonte della speranza in un futuro diverso ove la
persona riacquisti la sua soggettività e responsabilità, riequilibrando
all'interno della propria vita ciò che maggiormente conta rispetto ad altri
valori, facendo così dell'ecologia all'interno dei propri desideri.
Per questo le "Sentinelle del Mattino" della parrocchia di Vimercate
invitano tutti i giovani a partecipare ad un incontro di confronto
Giovedì 15 marzo, alle ore 21 presso l'aula magna del "Centro
Giovanile Cristo Re" di via Valcamonica.
Le "Sentinelle del Mattino" di Vimercate
Elena Mauri, Laura Valtolina, Mauro Gariboldi, Morena Biffi, Silvia Calderini
Lesperienza
di Luca,seminarista in oratorio
Carissimi di Vimercate,
sono ormai cinque mesi che mi trovo in mezzo a voi a condividere diverse
esperienze che segnano la vita del nostro oratorio e, indubbiamente, anche
la nostra crescita personale e comunitaria. In questi mesi ho vissuto molteplici
occasioni che testimoniano la vivacità spirituale e fraterna del cammino
dell'oratorio: la S. Messa domenicale; l'incontro di preghiera alla domenica
pomeriggio sempre così grandemente partecipato; la bellissima esperienza
delle domeniche insieme; l'incontro mensile delle giovani coppie; l'Adorazione
notturna che si è svolta nella notte precedente la festa degli oratori di
ottobre e che ha visto tanti giovani inginocchiati dinanzi al Signore in
ogni ora ad esprimere la loro fede; i loro ringraziamenti, le loro suppliche
(occasione che ci ha testimoniato quanto veramente i nostri giovani stiano
realmente costruendo un personale cammino di fede capaci di radicali rinunce
per il Signore); ed in generale l'animazione, così sempre ben curata della
domenica pomeriggio.
In maniera del tutto particolare hanno destato il mio interesse le esperienze
delle domeniche insieme. Dal primo incontro ho potuto constatare quanto
esse siano un'occasione tanto utile quanto preziosa, soprattutto per i ragazzi
coinvolti di domenica in domenica, per vivere un'intera intensa giornata
nell'allegria e nella serietà delle proposte spirituali dell'oratorio. E'
positivo che i ragazzi, quasi a modo di ritiro spirituale per la loro età,
si avvicinino alle feste che segnano la fede e la vita di un cristiano,
nutriti dall'Eucarista, saziati dall'ascolto della Parola, aiutati in un
importante momento di riflessione a incarnare sempre più in loro il messaggio
cristiano del S. Natale e, prossimamente, della Pasqua, e a vivere tutto
questo fraternamente nel pranzo insieme alle loro catechiste e animatori,
da cui personalmente ho trovato sempre molta collaborazione.
Le attività più ordinarie, ma sempre molto attive sono quelle che riguardano
la domenica pomeriggio. Qui devo rivolgere un mio sincero ringraziamento
agli animatori che si mettono a disposizione dei ragazzi per aiutarli a
saper giocare insieme e a stare in mezzo a loro. Ringrazio anche i diversi
genitori che ogni domenica si mettono a disposizione degli stessi ragazzi,
a cui è rivolta l'intensa proposta della domenica, per interessanti, simpatici
ed incentivi laboratori che, vedo, riscontrano sempre molto successo, per
tutte le età.
E' questa l'immagine più bella che diamo perché, nonostante la generale
crisi che sta vivendo la pastorale dei nostri oratori, per un veloce cambiamento
culturale, il nostro ambiente sa ancora offrire ottime occasioni per i nostri
ragazzi, che vedono, in quello che facciamo, il nostro reale convincimento.
Devo proprio dirlo: grazie alla vostra e nostra passione, nella realtà dell'oratorio
di Vimercate c'è posto per tutti!
Non dobbiamo comunque dimenticarci che, nonostante le diverse attività proposte,
l'oratorio è sempre un luogo della parrocchia, un luogo per i giovani in
maniera particolare, che non si deve mai stancare di venire meno alla formazione
umana te spirituale di chi lo frequenta.
Il nostro oratorio ha visto spesso la presenza di un seminarista, soprattutto
comunità dei diaconi, prossimi all'ordinazione sacerdotale, inviati nelle
diverse comunità della Diocesi a servire Cristo e la sua Chiesa. Sarebbe
bello che un giovane che frequenta l'oratorio viva intensamente le proposte
spirituali offerte e si lasci provocare a una serie ricerca vocazionale
sulla propria vita.
Vi ringrazio ancora della vostra accoglienza, ringrazio don Vittorio delle
diverse occasioni che mi offre, ringrazio il Signore dell'esempio che mi
date e lo prego perché vi mantenga sempre comunità viva come siete ora.
Luca
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Vivere bene la famiglia
L'ascolto attivo
La vita familiare appare sempre più condizionata dal rumore che caratterizza
la vita dei nostri ragazzi, immersi per tutta la giornata in "effetti
sonori" di ogni genere.
Creano quasi una dipendenza i tintinnii di varia natura che imprigionano
pensieri ondivaghi e irrisolti sulla direzione di marcia che dobbiamo assumere
per dare un senso alla nostra esistenza, troppo spesso spesa in una fastidiosa
e meccanica routine.
n Irrompono prepotentemente i battiti ossessivi deputati a ritmare la fatica
del correre quotidiano e i diecimila impegni che lasciano tutti senza fiato,
negando ai bambini e agli adolescenti il diritto di giocare, di amare e
di lasciarsi amare, di contemplare il mondo al quale appartengono in modo
ancora acerbo e approssimativo. Del rumore si è fruitori, ma allo stesso
tempo produttori. La casa è sempre più vissuta come un mixer di suoni che
peraltro non sempre risultano affettivamente significativi.
n I figli fanno coscienziosamente la loro parte, partecipando con grinta
ed entusiasmo a riprodurre fra le mura domestiche l'inquinamento acustico
delle strade, ormai considerate dai più l'unico luogo abituale di aggregazione.
Il risultato è che questa continua overdose di stimoli sonori, inevitabilmente,
rende tutti più sordi.
L'invito a fare silenzio, peraltro, non solo è largamente disatteso, ma
spesso è improduttivo, perché non contribuisce a vivere nuove scoperte e
a inventare rinnovate forme di relazione: nella contraddittoria situazione
che accompagna il nostro essere famiglia, il silenzio coincide troppe volte
con una spiacevole sensazione di vuoto.
n Il problema dunque non si risolve mettendo la sordina alle nostre azioni
abituali; al contrario mi sembra che abbiamo bisogno di far riemergere in
noi la capacità e la disponibilità a saper distinguere i diversi rumori
che ci accompagnano nelle varie situazioni, passando dall'indistinto al
distinto, dall'insignificante al significativo, da una sonorità stratificata
e neutra a riconoscimento cordiale di voci, segnali e ritmi capaci di appassionarci
e di scaldarci il cuore.
n L'attenzione all'ascolto non dipende solo, a mio avviso, dall'abilità
intellettuale con cui decodifichiamo il contenuto di messaggi più o meno
intenzionali. Credo che invece nasca dall'attitudine a familiarizzare con
il timbro e la tonalità affettiva che accompagna ogni produzione sonora
all'interno della casa. Affinando questa sensibilità, dovremmo preliminarmente
reimparare a identificare il colore e il calore delle voci domestiche, cercando
un nuovo orientamento e una nuova sintonia per il nostro agire comunicativo:
in famiglia non conta tanto quel che ci si dice, ma come lo si dice.
n Solo dopo aver maturato questa abitudine ad "addomesticare"
la sonorità passando dalla sovrapposizione caotica dei rumori ad una ricomprensione
"simpatica" delle diverse occasioni e modalità comunicative, è
possibile sviluppare la propensione ad un ascolto vigile, in cui il confronto
sul contenuto di quel che si cerca di mettere in comune si fa inevitabilmente
più esigente e critico. E a questo punto l'emergenza della differenza non
è più doloroso riconoscimento di una distanza, di una estraniazione; al
contrario, può essere percepita e vissuta come consapevolezza della complementarità
o almeno come attesa di un avvicinamento, speranza di un incontro.
Quando si entra in questa logica, perfino i rumori della famiglia si trasformano
miracolosamente in rumori familiari e ci fanno compagnia piuttosto che renderci
nevrotici. La televisione accesa durante la cena non è più un'intrusione
che ci impedisce di parlare, ma occasione per ospitare il mondo nell'intimità
della casa a perfino lo stereo dei figli o i videogame a volume alto diventano
una sfida interessante per comprendere meglio il complicato mondo dalle
nuove generazioni.
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Accompagnare la vita quotidiana della famiglia
Nella seduta del Consiglio Pastorale del 10.1.2001 è stato affrontato il
tema di come "accompagnare la vita quotidiana della famiglia".
E' emersa la necessità che le associazioni che a vario titolo operano per/con
la famiglia si ritrovassero per delineare alcune linee operative ed anche
dare vita ad una rinnovata Commissione Famiglia.
A questo proposito, su invito di Don Giuseppe, il 30.1.2001 si è riunito
un gruppo di persone proprio per continuare la riflessione sul tema della
famiglia.
La lettura della situazione familiare ha fatto emergere alcuni spunti; ne
segnaliamo due in particolare, su cui tutti siamo invitati a riflettere:
innanzitutto la solitudine
che le famiglie in difficoltà vivono, perché è sicuramente difficile chiedere
aiuto nel momento del bisogno;
legato a questo, la "scarsa
visibilità" sia delle famiglie cristiane che, pur nelle inevitabili
difficoltà, cercano di mantenersi fedeli al legame coniugale e sacramentale,
sia degli organismi che operano nella Parrocchia per la famiglia.
Abbiamo ben presente che il primo aiuto che possiamo dare alle coppie che
vivono una situazione di disagio è il richiamo al Sacramento, e quindi a
tutta la ricchezza di doni che da questo derivano, oltre alla preghiera
e alla consolazione che ogni famiglia dovrebbe maggiormente sperimentare
nella comunità.
Come sintesi della riflessione della serata, presentiamo i punti su cui
ci si è impegnati a lavorare:
farsi accompagnare dalla
Parola di Dio; con un gesto molto semplice, saremo invitati a portare a
casa il foglietto della Messa e ad usarlo come meditazione;
approfondire l'accompagnamento
culturale/esistenziale, cioè far emergere la conoscenza positiva di ciò
che già esiste, diffondendo una "cultura positiva" della famiglia;
sollecitare le coppie
a rinnovare il consenso, cioè ad avere cura della propria coppia, come punto
di forza per tutta la famiglia;
accompagnare con opportuni
incontri non solo i fidanzati (come già avviene) ma anche le giovani coppie;
stimolare le coppie sposate
a vivere la solidarietà familiare, l'amicizia, la preghiera, anche "sfruttando"
l'occasione dei gruppi di ascolto che già esistono;
pensare ad un percorso
trasversale per i genitori dei bambini che frequentano il catechismo
(e non più solo per classe di catechismo) che dia sia la possibilità di
un approfondimento sulIa propria fede sia di sostegno per un buon andamento
della coppia e della famiglia;
affidare alle coppie già
sposate che hanno collaborato con i corsi per fidanzati le giovani coppie
che lo desiderano, perché diventino punto di riferimento e soprattutto presenza
di amicizia e di condivisione;
da ultimo, ma non meno
importante, far diventare l'adorazione in S. Antonio anche un momento di
preghiera per la famiglia.
"Il Getsemani di don Zeno"
Un film sull'eroe di Nomadelfia
"Il Getsemani di don Zeno" è titolo di una interessante pellicola
che vuole proporre una serie di riflessioni su l fondatore di questa comunità
don Zeno Saltini.E' stata proiettata in villa Gussi a Vimercate, in occasione
della Sagra di S. Antonio, dal circolo culturale "il Gabbiano".
Fortemente voluta da Ernesto Rovelli che si è avvalso del contributo di
chi ha conosciuto il fondatore di Nomadelfia, racconta in modo chiaro e
documentato alcuni passi dei contrasti, delle incomprensioni, delle ostilità
dei potenti di allora verso questo grande sacerdote. Ci sono le testimonianze
sull'opera di Don Zeno a partire da Papa Pio XIl a Giovanni XXIII, a Giovanni
Paolo II, di padre Turoldo, di Fausto Marinetti, ma anche di laici come
Enzo Biagi, la giornalista di Famiglia Cristina Franca Zambonini e di Avvenire
Roberto Beretta. Si parla di Zeno giovane studente, della prima messa nel
duomo di Carpi con il suo primo discepolo "Barile". Ci sono i
racconti delle esperienze vissute a S. Giacomo Roncole, gli inediti dei
primi orfani della sua famiglia "Piccoli Apostoli", ma soprattutto
emerge la splendida obbedienza di questo prete verso il suo vescovo, il
suo Papa, la sua chiesa. Sono narrati gli anni tristi del processo, i dieci
anni dello stato laicale. Le immagini fotografano poi la grande Speranza
di questo uomo, la sua seconda prima Messa, l'appoggio della contessa Pirelli,
la creazione presso Grosseto della comunità di Nomadelfia che tradotto significa:
"dove l'amore è legge". Un film che regala momenti di riflessione,
ma anche apre il cuore alla fiducia, a quell'amore in Cristo attraverso
gli ultimi che ha caratterizzato tutta la vita di Don Zeno. Questa cassetta,
reperibile presso "il Gabbiano", verrà donata a Nomadelfia.
Pierfranco Redaelli
IL TEMA:
Dall'oratorio
maschile
al centro caritativo S. Stefano
La preghiera comunitaria e rievocativa che abbiamo celebrato nel cortile
del Centro S. Stefano domenica 28 gennaio con la partecipazione di numerosi
ragazzi, adulti e anziani, ha costituito un momento di simbolico addio al
vecchio Oratorio Maschile e di commosso ricordo dei Sacerdoti, Cooperatori
e Giovani che lo hanno animato per tanti anni. Ma ha costituito nel tempo
stesso la chiusura di un decennio di discussioni e progetti per trovare
la più opportuna destinazione a quello spazio che il cuore generoso dei
nostri Antenati e Benefattori ha voluto assicurare alla comunità vimercatese,
come di ce la lapide ancora esistente nell'attuale "Sala Moioli",
perché servisse "al santo indirizzo dei giovani".
Ormai la nuova destinazione è chiara - diventare il Centro Caritativo S.
Stefano a servizio di tutta la Città nel ricordo dell'Anno Giubilare 2000
- e i lavori possono iniziare. Il 28 gennaio abbiamo pregato perché il Signore
ci aiuti a condurli a buon fine "seguendo vie giuste e mantenendoci
uniti tra noi". A ricordo di quella preghiera, insieme ad alcune fotografie,
pubblichiamo l'intervento fatto dal Prevosto, nella forma completa con cui
lo aveva preparato e la trascrizione dei documenti ricuperati.
Intervento del Prevosto all'inizio dei lavori
28 gennaio 2001
«Abbiamo cantato l'inno del Giubileo perché l'opera che qui oggi iniziamo
resterà a memoria del Giubileo che abbiamo vissuto insieme. Esso ci ha ispirato
l'apertura del Centro di Ascolto e la progettazione del nuovo Centro Caritativo,
che riunirà qui diverse iniziative già operanti a servizio della Città.
Saluto anzitutto Mons. Italo Monticelli, ultimo Assistente dell'Oratorio
Maschile in questa sede, e lo ringrazio di essere venuto per un atto di
amicizia a Vimercate, anche se invitato all'ultimo momento.
Insieme a lui ricordiamo tutti i sacerdoti che hanno operato in questo Oratorio,
non posso ricordarli tutti, ma almeno ricordiamo Don Antonio Fontana, fondatore
del Circolo S. Stefano nel 1896. Abbiamo portato qui il quadro che lo ritrae,
dove risalta sullo sfondo anche la grande e gloriosa bandiera del Circolo
che ora è conservata al Centro Paolo VI, ma che appena possibile riporteremo
qui nel Centro ristrutturato.
Ricordiamo poi Don Attilio Bassi, ritratto in diverse fotografie esposte,
insieme ai suoi giovani e ragazzi. E abbiamo anche il "tableau"
che fu fatto con tutte le foto dei giovani in guerra, per affidarli alla
Madonna con la preghiera che si faceva nelle case e una volta alla settimana
in Santuario.
Anche qui all'Oratorio Don Attilio e i suoi ragazzi pregavano per i giovani
che erano in guerra. Il 7 novembre 1943 fu tenuta una celebrazione di preghiera
con la partecipazione di S.E. Mons. Lorenzo Balconi, Vescovo Missionario
e Superiore Generale del PIME, per benedire l'Edicola della Madonna e per
ottenere il ritorno dei soldati vimercatesi. In quella occasione furono
preparate due pergamene, che furono sottoscritte da Mons. Balconi, da alcuni
Benefattori, da Don Attilio e dai giovani presenti. Le pergamene furono
inserite in una bottiglia di vetro trasparente, che fu sigillata con catrame
e interrata in un pozzetto nel cortile, davanti all'Edicola della Madonna;
il pozzetto fu chiuso con una piccola lastra di marmo che portava incise
queste parole:
"Nel quinto anno di guerra / 75 della Gioventù di A.C. / 16° della
nostra Associazione / Voto Propiziatorio / 7 novembre 1943".
In questi giorni la piccola lastra è stata tolta e la bottiglia è stata
recuperata ancora intatta. Ora davanti a voi la apro, ma non mi azzardo
a estrarre le pergamene per non rovinarle. Le apriremo con cura, le trascriveremo
e ne pubblicheremo il testo su "Parola Amica".
Quando i sopravvissuti alla guerra furono tornati, fu fatta nel 1946, in
occasione della Festa del Rosario, la grande Processione dei Reduci. E poi,
l'11 giugno 1948, fu collocata ai piedi della Statua della Madonna, la lapide
che dice:
"A te o Maria / questa gioventù / che solo amore e luce / à per
confine / 11 giugno 1948".
Questo Centro ha visto nel primo dopoguerra la nascita della DI.PO.
e il proseguimento di un'intensa attività oratoriana, come pure l'attività
dell'Azione Cattolica Giovani e Uomini. Inoltre qui proseguiva nel Salone
l'attività teatrale e cinematografica, che d'estate si trasferiva all'aperto.
Negli ultimi decenni qui hanno avuto sede anche il Movimento Terza Età,
l'AIFAR, le ACLI con il loro Patronato, l'Associazione S. Stefano che con
i suoi volontari ha fatto funzionare per alcuni anni il Bar, che poi negli
ultimi anni è stato gestito dai fratelli Carlo e Mario Stucchi, e infine
il Centro Fraternità per l'accoglienza degli immigrati. Tutti sono qui oggi
presenti o rappresentanti e tutti ringraziamo per quanto qui hanno fatto
per la Parrocchia e per la Città.
Intanto si preparava questo progetto di ristrutturazione e nuova destinazione,
con ripetute discussioni nel Consiglio Pastorale, nel Consiglio per gli
Affari Economici, nel Gruppo di lavoro coordinato da Rinaldo Cantù e infine
nel Comitato Promotore i cui membri voglio pubblicamente ringraziare: l'arch.
Luigi Bianchessi, il geom. Renato Beretta, il geom. Marco Brioschi, il sig.
Rinaldo Cantù, l'ing. Leonardo Zanetto. Ricordiamo anche l'avv. Ermanno
Cantù, scomparso mentre faceva parte di questo Comitato.
Siamo così arrivati all'attuale progetto che vedete esposto; è conforme
alle ultime osservazioni comunali ed essendo trascorsi i termini prescritti
è da considerarsi approvato. La realizzazione del progetto è stata affidata
alla Impresa Restaura di Vimercate, che è stata scelta fra le Imprese vimercatesi
invitate, in base a un confronto delle offerte, condotto dal Comitato Promotore
e dal Consiglio per gli Affari Economici e approvato dalla Curia Arcivescovile.
Alla realizzazione del progetto concorrono economicamente la vendita all'Impresa
Restaura di una parte del prato su via Pinamonte con la sua edificabilità,
mentre l'altra parte del prato è ceduta al Comune per realizzare una piazza;
e inoltre un contributo delle ACLI di Vimercate, che avranno ancora qui
la loro sede; e infine i fondi accantonati in questi ultimi anni dalla Parrocchia.
La somma di queste tre voci non è ancora sufficiente a coprire la spesa
totale, che supera i 2,5 miliardi, per cui dovremo aprire un mutuo, a meno
che le vostre offerte nel corso del 2001 non ci consentano di saldare il
divario.
Sono oggi presenti il sig. Dario Limonta e il geom. Buzzi di Restaura, l'ing.
Flavio Tresoldi che sarà il Direttore dei lavori, e l'ing. Alberto Angiolini,
il cui Studio ha preparato i progetti. Sono anche presenti i responsabili
degli organismi e gruppi che avranno sede nel centro e ne faranno una concreta
presenza caritativa: il Centro di Ascolto Caritas, la Caritas Parrocchiale,
la Segreteria Caritas Decanale, il Consultorio Familiare CEAF, il Centro
Aiuto alla Vita CAV, le ACLI con il Patronato, l'Associazione Cristiana
Artigiani ACAI, il Movimento Terza Età.
Ora preghiamo tutti perché il Signore ci aiuti a realizzare questo progetto
di presenza cristiana e caritativa nel Centro della Città seguendo vie giuste
e mantenendoci uniti fra noi.»
Prima
Pergamena:
Nell'anno 1943 dell'umana Redenzione,
per grazia d'Iddio pontificando Pio XII, Arcivescovo di Milano il Card.
I. Schuster, Prevosto P. di Vimercate il dott. G. Balconi e Assistente dell'Oratorio
Maschile il Sac. D. Attilio Bassi, S. Ecc. Balconi Mons. Lorenzo Arcivescovo
titolare di Geropoli di Frigia, Superiore Generale del Pime, inaugurò col
sacro rito questa Cappella.
Dagli amici e benefattori dell'Oratorio: Dott. Balconi Antonio e consorte
Sig. Carlotta Balconi Trabattoni
eretta in voto a Maria Vergine Immacolata affinché Iddio nella sua
misericordia, scampi dagli orrori della guerra il nostro borgo riconduca
la pace e l'amore vicendevole fra i popoli dilaniati da odi fratricidi,
risollevi l'amata Italia alla dignità di nazione libera e rinata in Cristo,
lo faccia divenire la Maestria della civiltà cristiana al mondo intero.
Vimercate 7 novembre 1943
Lorenzo Balconi, Arcivescovo di Gerapoli
Calotta Balconi Trabattoni, dott.Antonio Balconi, don Antonio Bassi, Verizza,
Magni Giovanni, Italo Spada
Seconda Pergamena:
7 novembre 1943
75° Gioventù di A.C. 16° Associazione
Alla Vergine Immacolata
Perché custodisca ad uno ad uno i miei giovani
In terra
E ci riunisca perennemente in Paradiso
Don Attilio Bassi
Redaelli, Fumagalli Pasquale
Missaglia Salvatore, Gaviraghi/
Magni Giuseppe, Farina, Redaelli, Redaelli Pierino, A.Cantù/
Ampelio Brambilla, Italo Spada, Frigerio Rino, Brambilla/
Corno Carlo, Limonta Celeste, Rigamonti Tarcisio, Ravasi Angelo/
Gervasoni, Limonta rino, Mauri Alessandro, G.Beretta/
Mandelli ?, Crippa Ambrogio, Ravasi Mauro/
Magni Ambrogio, Gaviraghi Enrico, Mario Galbussera, Verderio Carlo/
Fumagalli Benito, Cantù Angelo, Gianni Ugo, Ripamonti, Villa Antonio/
Gaviraghi Pietro, Ravasi Fernando, Fumagalli Angelo, Lamperti c./
Magni Mario, Benaglia Luigi, Villa Angelo, Azzoni ?/
Ravasi Luigi, Marchesi Enrico, Farina Ambrogio, Cantù Alfredo/
Benaglia Celestino, Boccalari Amleto, Villa Luigi/
Carzaniga Felice, Villa Dario, Brambilla Carlo, Assi Luigi/
Beretta Alfredo, Galbiati Giancarlo, Redaelli Enrico, ?/
Sala Ambrogio, Magni Enrico, Pirovano Aldo/
Corno Renato, Mario Benaglia, Monzani ?, Luigi Nava/
Beretta Renato, Villa Pietro, Paolo Ambiveri, Nava Angelo/
Faipò Fernando, Fumagalli Antonio, Oggioni Rodolfo/
Cesare Pellegatta, Cantù Leonardo, Verderio Guido, Vergani Luigi/
Gaviraghi Ambrogio, Assi Lorenzo, Valtolina Amedeo/
Vergani Antonio, Marabelli F., Perego Giuseppe, Cristoforo Spada.
Lettera della mamma di don Attilio Bassi:
Vimercate 7 novembre 1943
A quelle egregie persone che apriranno questa piccola custodia intercedo
la carità di una preghiera in suffragio all'anima mia, poiché ho assistito
con grande ansia ai sacrifici del mio figliolo don Attilio Bassi, primo
assistente in questa casa, che lavorò con forte energia al bene della gioventù.
Giuseppina Boselli vedova Bassi
Fotografia poco leggibile, sul retro la seguente
iscrizione:
La Sottosezione Juniores, nel giorno dell'inaugurazione di questa Cappella,
implora dalla Vergine Santissima la sua materna protezione e intercessione
presso il suo Divin Figlio,
Vimercate 7 - 11 - 1943
Nota di don Giuseppe
sulla ristrutturazione del vecchio oratorio maschile di via Mazzini
In merito alle recenti dichiarazioni apparse sulla stampa locale di Vimercate
si precisa che per la ristrutturazione del Centro S. Stefano sono stati
tenuti i contatti con tutte le autorità competenti e sono state ottenute
le debite autorizzazioni, e cioè:
dalla Curia Arcivescovile
il riconoscimento della opportunità pastorale della ristrutturazione dell'immobile
ormai fatiscente e della sua destinazione a Centro Caritativo, nonché l'autorizzazione
alla spesa;
dal Comune di Vimercate
l'autorizzazione all'intervento edilizio nella forma della cosiddetta DIA
e anche il permesso per l'abbattimento delle vecchie piante da rimpiazzare
con nuove;
infine dalla Soprintendenza
ai Beni Ambientali e Architettonici il parere favorevole a demolire il vecchio
salone e l'edificio su via Mazzini, conservando di quest'ultimo la facciata
sulla strada.
Proprio l'iter burocratico per l'ottenimento di tutte queste autorizzazioni
ha fatto ritardare l'inizio dei lavori da novembre a febbraio. La Parrocchia
dunque ha risposto a tutte le autorità alle quali era tenuta a rispondere,
mentre non era tenuta a consultare i partiti politici o i loro esponenti.
Vimercate, 13 febbraio 2001
"Ero forestiero e non mi avete accolto..."
Mai come in questi anni abbiamo avuto la sensazione di un mondo ormai divenuto
un'unica grande piazza: il mercato e la comunicazione non hanno più frontiere.
Parallelamente a questa globalizzazione dei sistemi che gli operatori economici
hanno fiutato e velocemente realizzato si è andato verificando un massiccio
movimento migratorio dalle aree più povere del pianeta verso le aree più
ricche. L'Italia è un crocevia di flusso per individui provenienti dal Sud
del mondo ( Africa, America Latina, India...) e dall' Est Europa dopo la
caduta del muro di Berlino. Questo flusso migratorio pone a noi interrogativi
di carattere civile e di etica cristiana.
La difficoltà di accogliere e di inserire questi individui non va sottaciuta,
ma nemmeno esasperata: questi stranieri fuggono da una realtà di miseria
e affrontano disagi di ogni tipo per dare dignità alla propria vita e alla
propria famiglia.
Come cittadini e come cristiani siamo invitati a far sì che nessuno presso
di noi si senta straniero; questa estraneità, ancora più che la difficoltà
della lingua o la diversità della pelle, è marcata dall'isolamento e dalla
assenza di rapporti sociali.
Ciascuno di noi ha provato il disagio e la sofferenza di restare in qualche
ambito avvertendo diffidenza od ostilità; queste persone vengono da noi
e per anni portano, assieme ai problemi di lingua-lavoro-casa, anche il
peso di non essere ben voluti. L'ondata crescente di malumore e di ansia
diffusa nei confronti di cittadini stranieri ha reso pesante il loro disagio.
Noi ci andiamo dimenticando di essere stati per decenni un popolo di migranti:
dalle regioni del Sud, dal Friuli, dal Trentino, dal Piemonte, dal Veneto
verso il Brasile, l'Argentina, gli Stati Uniti, il Canada, la Germania,
la Svizzera, l'Inghilterra.
Raccogliendo l'eredità dell'anno giubilare siamo invitati a riflettere sulla
nostra disponibilità nei confronti dello straniero; "Quando un forestiero
dimorerà presso di voi nel vostro paese non gli farete torto. Egli dimorerà
presso di voi e lo tratterete come colui che è nato fra di voi; tu l'amerai
come te stesso perché anche voi siete stati forestieri nel paese d'Egitto..."
(Lv. 19, 33-35).
Il suo stato è riconosciuto nella scrittura una condizione di estrema povertà
meritevole, accanto a quella dell'orfano e della vedova, di tutela e di
rispetto.
Lo straniero, l'orfano e la vedova divengono nelle lettere paoline e nell'attestazione
degli Atti quasi un triade sacrale cui prestare particolare attenzione:
"alcuni di voi, accogliendo degli stranieri hanno ospitato degli angeli".
Non si può ignorare che questi inviti sono in distonia con il nostro diffuso
atteggiamento; naturalmente non si tratta di mettere in atto un buonismo
acritico e generalizzato che non veda come anche tra gli stranieri esistono
persone inaffidabili, pigre, pretenziose; non sono però la regola.
Accoglienza non è pertanto rinuncia al discernimento, come non è abdicazione
al proprio patrimonio culturale. Il dialogo e l'ospitalità, attenti ai valori
degli altri, sono possibili quando siano chiare e convinte le proprie appartenenze,
quando sia ben definito il patrimonio di valori a cui per nessuna ragione
si e disposti a rinunciare. Solo in queste condizioni ci si può confrontare,
senza la paura di essere colonizzati culturalmente o affiliati religiosamente.
Nel recente incontro ( 25 ottobre 2000 ) tra le religioni promosso dal cardinal
Martini è stato formulato un appello alla città di Milano in cui si dice:
"La nostra comune consapevolezza è che l'accoglienza dell'altro rappresenta
un preciso dovere umano e religioso e deve costituire per tutti un valore
fondamentale per la realizzazione della pace; quando se ne fa esperienza
l'accoglienza produce ricchezza interiore e vivifica la comune condizione
umana".
Al Centro di Ascolto della nostra città sono pervenute, in questi mesi molte
richieste di abitazione in affitto da parte di extracomunitari in possesso
di permesso di soggiorno e con una regolare posizione lavorativa. Alcune
di queste persone perderanno il lavoro data la precarietà del loro alloggio;
qualcuno dorme in rifugi di fortuna, senza riscaldamento e senza acqua.
Dati recenti desunti da questo CDA presso l'amministrazione comunale attestano
la presenza di oltre 1500 appartamenti sfitti nel territorio comunale. Ci
duole constatare come il pregiudizio e la segreta ostilità siano così largamente
presenti anche in quella parte di cittadinanza che si qualifica come cristiana.
Precedenti appelli diretti che sono stati fatti nelle nostre comunità, anche
durante la celebrazione eucaristica, non hanno sortito effetto; presso alcune
parrocchie sono state condotte azioni di sensibilizzazione durante il periodo
quaresimale con la citazione di Matteo: "Ero forestiero e mi avete
accolto'', con lo stesso deludente risultato. Ora la gravità della situazione
e la poca sensibilità dimostrata ci inducono a ricordare il seguito del
passo di Matteo 25: "Ero forestiero e NON mi avete accolto; allora
anch'essi risponderanno: quando mai Signore...?"
Centro di Ascolto Caritas - Vimercate
Unitalsi a Lourdes: una testimonianza
Mi è stato proposto di partecipare
al pellegrinaggio a Lourdes insieme ai malati e pellegrini come barelliere.
Ci sarebbero tante cose da dire su questo pellegrinaggio, reso straordinario
dalla partecipazione attiva di molti fedeli. Molte sono state le emozioni,
e mi sembra impossibile trovare parole adatte per interpretare l'intensità
dei sentimenti; ho avuto la grazia di partecipare in primavera a fare un'esperienza
di amore che ha dato a me la carica che rimarrà impressa nel mio cuore per
sempre.
A Lourdes si è sviluppata una settimana unica, dove amore e fratellanza
erano al primo posto; giorni dedicati agli altri, siamo diventati "amici"
barellieri, dame, malati e pellegrini.
Lourdes terra di fede, preghiera e speranza. La fede in un luogo mistico
e misterioso, preghiera silenziosa e animata davanti al S.S. Sacramento
e ai piedi della Vergine Santa e la speranza ritrovata nel cammino intrapreso.
Accompagnando i malati mi sono sentito a mio agio e soprattutto al servizio
al più sfortunato che ha bisogno di riavere un sorriso che è l'amore e la
gioia di vivere, un servizio a Dio e alla comunità. Un'esperienza ricca
di significati, testimonianze di fede, un rinnovo dello spirito interiore
che dovrebbe servire a tutti i giovani come me a diventare un bravo cristiano
e un bravo volontario anche nei settori delle nostre quotidiane attività
parrocchiali e sociali.
Devo ringraziare l'Unitalsi e i responsabili che mi hanno guidato e per
avermi dato la possibilità di trascorrere dei giorni indimenticabili a Lourdes
dove ho riscoperto cos'è veramente la gioia di sorridere alla vita.
Stefano Di Pasquale
LETTERA DEL SANTO PADRE AGLI
ANZIANI
(Parte terza) Se i ricordi e le attualità dolorose ci rattristano, non possiamo
dimenticare che il nostro secolo ha visto levarsi all'orizzonte molteplici
segnali positivi, che costituiscono altrettante risorse di speranza per
il terzo millennio. E cresciuta così pur tra tante contraddizioni,
specie sul versante del rispetto della vita di ogni essere umano
la coscienza dei diritti umani universali, proclamati in solenni dichiarazioni
che impegnano i popoli.
Si è venuto, altresì, sviluppando il senso del diritto dei popoli ad auto-governarsi
nel quadro di rapporti nazionali e internazionali ispirati alla valorizzazione
delle identità culturali e insieme al rispetto delle minoranze. Il crollo
di sistemi totalitari, come quelli dell'est europeo, ha fatto crescere la
percezione universale del valore della democrazia e del libero mercato,
pur lasciando l'enorme sfida di coniugare libertà e giustizia sociale.
E pure da considerare un grande dono di Dio che le religioni stiano tentando,
con sempre maggior determinazione, un dialogo che le renda elemento fondamentale
di pace e di unità per il mondo.
E che dire poi della crescita, nella coscienza comune, del riconoscimento
della dignità della donna? C'è indubbiamente ancora molto cammino da percorrere,
ma la linea è tracciata. Motivo di speranza è inoltre l'intensificarsi delle
comunicazioni che, favorite dall'attuale tecnologia, permettono di superare
i confini tradizionali, facendoci sentire cittadini del mondo.
Altro importante campo di maturazione è la nuova sensibilità ecologica,
che merita di essere incoraggiata. Fattori di speranza sono anche i grandi
progressi della medicina e delle scienze applicate al benessere dell'uomo.
Tanti sono dunque i motivi per i quali dobbiamo ringraziare Dio. Questo
scorcio di secolo si presenta, nonostante tutto, con grandi potenzialità
di pace e di progresso. Dalle stesse prove attraverso cui è passata la nostra
generazione emerge una luce capace di illuminare gli anni della nostra vecchiaia.
Risulta così confermato un principio che è caro alla fede cristiana: "Le
tribolazioni non solo non distruggono la speranza, ma ne sono il fondamento".
È suggestivo allora che, mentre il secolo e il millennio si avviano al tramonto
e si intravede già l'alba d'una nuova stagione per l'umanità, noi ci fermiamo
a meditare sulla realtà del tempo che scorre via veloce, non per rassegnarci
a un destino inesorabile, ma per valorizzare appieno gli anni che ci restano
da vivere.
Una persona della nostra parrocchia ci ha gentilmente fatto pervenire
una sua accorata riflessione poetica sullo stato di vedovanza. La
pubblichiamo volentieri, come testimonianza di una fede profonda.
A te che piangi il tuo Sposo
Non piangere, cara!
Dio è in me, io in Lui e tu in me!
Lui in me, ama te!
lo sono vivo, sono sempre accanto a te!
lo ti vedo, ti sento, ti amo nel Signore: Gioisci!
Se tu potessi conoscere i doni di Dio, che son qui nel cielo;
se tu potessi contemplare, anche per un solo istante,
la bellezza di questi immensi giardini fioriti, illuminati da una luce
che tutto investe e penetra, piangeresti solo di gioia!
Se tu potessi sentire ed ascoltare il canto degli Angeli
e vedermi con i tuoi occhi in mezzo a loro,
saresti anche tu felice come lo sono infinitamente io, ora!
Non piangere, anche se ti è difficile trattenere le lacrime.
Sono di fronte ad una bellezza sconfinata che nessuna mente umana
può immaginare, raffigurare e descrivere. Credimi!
lo vivo nella serena ed esaltante attesa del tuo arrivo tra noi.
Tornerai a vedere colui, il tuo Sposo, che sempre ti ama.
Ci rincontreremo e ci stringeremo in una gioia pura e senza fine.
Saremo assorbiti dall'incanto di Dio, rapiti dalle Sue espressioni
di infinita bontà e dalla Sua sconfinata bellezza: qui tutto è Amore!
E' impossibile descrivere l'espressione della beatitudine celestiale,
dell'estasi inesprimibile in cui sono immersi, qui, due Sposi
che sulla terra si sono teneramente tanto amati.
Cammineremo e gioiremo insieme con i nostri cari;
parleremo con Gesù e la Madonna; con gli Angeli e Santi di tutti i tempi.
Saremo immersi in armonie celestiali mai conosciute,
che si elevano e si ricongiungono con Dio.
Non esiste sulla terra nulla al confronto. Credimi!
Nei momenti di sconforto, di solitudine o di malattia, offri il tuo dolore
a Gesù: Lui solo è la Via per rincontrare me sulla strada che conduce a
Dio.
Invoca lo Spirito Consolatore che può lenire le tue sofferenze!
Prega sempre il Signore; Maria, Sua e nostra Madre!
Sorridi! Non piangere più! La vita terrena e un lampo!
E' un cammino verso quassù, verso l'eternità.
Quando un giorno, che Dio ha fissato e solo conosce, tu salirai
a questa meravigliosa Casa, ci sarò anch'io ad accoglierti,
riabbracciarti, stringerti ed accompagnarti su quella strada.
Saremo sempre felici in Dio. Io ora lo so! E' tutto vero! Credimi!
Ciao, amore! Un tenero bacio! Un arrivederci!
Loda sempre il Signore!
Il nido del gabbiano
Francesco a testa in giù
E' disponibile,
in vendita presso la libreria il gabbiano, una confezione con il testo teatrale
e la videocassetta di un emozionante racconto a più voci sulla vita e sull'opera
del santo di Assisi.
Francesco a testa in giù, il lavoro scritto da Marco Baliani e Felice Cappa,
e dal primo anche interpretato insieme a Roberto Anglisani e Patrizia Romeo,
sta girando i palcoscenici italiani, ma era già stato proposto nel 1999
fa su Raidue in una diretta televisiva natalizia dal sagrato della Basilica
Superiore di Assisi.
Rispetto all'ampio, reale scenario, dove era facile un riferimento a fatti
e luoghi (anche a luoghi comuni, forse), il piccolo palcoscenico in penombra
e quelle povere assi di legno consunto acquistano valori e significati che
si offrono a una riflessione intima, a una immaginazione fervida e orante,
quasi a ravvisare in esse la "Porziuncola" in cui Baliani individua
con nostalgia i simboli, la forza e l'umiltà dello spirito francescano.
Più Baliani si sforza di mostrarci l'uomo - Francesco (le scelte prima sofferte
poi determinate, le incomprensioni, le tentazioni persino), più emerge come
la figura più celestiale fra i santi, la cui memoria attraversa mite e serena
i secoli. Perché? Forse perché questa è come la visione offerta da un cannocchiale
che rovescia le immagini per ingrandirle e metterle a fuoco. E poi i primi
seguaci di San Francesco non erano forse, prima ancora che predicatori del
Vangelo, anche dei saltimbanchi che non esitavano a far capriole pur di
stabilire un approccio con la gente? E di tanto in tanto Baliani e Anglisani
interrompono il compito di narratori per assumere il ruolo di personaggi.
I frati: magari uno ascetico e l'altro rubicondo, un dotto e un ignorante
com'erano allora per farsi comprendere da tutti. Francesco e Ginepro insomma,
lo spessore e il candore.
È un racconto scarno e rigoglioso, ma anche un teatro di incredibile originalità,
arcaico e modernissimo, capace di coinvolgere lo spettatore in un vero e
proprio incontro con il santo: "Tre anni fa ho incontrato Francesco.
Ero in Grecia". Così inizia l'originale accostamento. Buona audizione.
Con i parrocchiani che lo desiderano, avremo la possibilità di partecipare
allo spettacolo "Francesco a testa in giù": domenica
11 marzo al teatro di Porta Romana a Milano.
Iscrizioni presso "il Gabbiano", via Pinamonte - 20059 Vimercate
(MI)
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