MAGGIO 2001
il Tema: Il sostegno economico alla Chiesa Italiana

SOMMARIO

 

 

LA PAROLA DEL PARROCO
MAGGIO 2001: NON SOLO MADONNA


Carissimi Parrocchiani,
          sta per iniziare il Mese di maggio, tradizionalmente dedicato alla devozione mariana, ma quest'anno caratterizzato anche da importanti scadenze elettorali politiche e amministrative (per questo nel titolo ho scritto: "non solo Madonna').
Vi offro dunque su questo maggio 2001 tre pensieri.

1 - Impariamo dalla Madonna del Sabato Santo
Nella sua Lettera Pastorale dello scorso settembre il nostro Arcivescovo ci ha invitato a guardare quest'anno a Maria Santissima soprattutto come maestra di fede e di speranza nelle prove della sua vita, prove tutte legate alla vita del Figlio suo Gesù e specialmente alla sua morte: la Madonna del Sabato Santo è la Madonna che ha ricevuto nelle sue braccia il Figlio morto deposto dalla Croce, lo ha visto deporre nel Sepolcro la sera del Venerdì Santo, e ora nel Sabato Santo prega con fiducia e obbedienza con una preghiera simile a quella che fu del suo Figlio nell'Orto degli Ulivi: "Padre se è possibile ridammi questo Figlio che è anche Tuo, però sia fatta non la mia ma la Tua volontà". Dunque una preghiera di fiducia e disponibilità, in cui si esercitano la fede, l'obbedienza, la speranza, una preghiera che il Padre ha esaudito oltre ogni attesa restituendo alla Madre il Figlio Risorto e alla Chiesa il Signore vivo "con voi tutti i giorni fino alla fine dei secoli" (Mt. 28,20).
Anche nella nostra vita ci sono tante sofferenze: malattie, disgrazie, lutti, separazioni, disoccupazione, strettezze economiche, disagio sociale, ecc. La Madonna del Sabato Santo ci insegna a pregare, anche tanto, ma a non voler dettare noi a Dio quello che deve fare, ma ad affidarci ai suoi disegni e anzi a offrirci come volonterosi strumenti per la loro attuazione, come Maria. Pensiamo al suo esempio: con il suo "Sì" all'Annunciazione ella divenne strumento prezioso dell'Incarnazione del Signore e quindi della nostra salvezza. Ma non fece della sua divina maternità una pretesa, non pretese cioè di conservare per sè la vita e l'affetto del Figlio che Dio le aveva dato, anzi, come Abramo, disse di nuovo ''Sì" al Signore che glielo chiedeva, sentendo che da questo nuovo "Sì", più difficile del primo, sarebbe venuta la vita e la salvezza per il popolo di Dio.
Chi sa, forse simili a questi furono i pensieri di Maria nella giornata misteriosa del Sabato Santo. Comunque Maria ci insegna a non fare mai una preghiera "di pretesa", ma invece ''di obbedienza e di fiducia", perché è questa che ci fa strumenti veri e preziosi delle meraviglie del Signore. Perciò in questo mese di maggio preghiamo tanto la Madonna, ma chiediamole anzitutto di aiutarci e insegnarci a essere strumenti fedeli e generosi dei disegni di Dio.

2 - Preghiamo la Madonna anche per la società civile
Certamente la scadenza elettorale di maggio è importante perché la nostra società si trova a dover affrontare gravi problemi: il terrorismo, la delinquenza organizzata e quella strisciante, il disagio giovanile, la fragilità delle famiglie, l'inquinamento ambientale, l'evoluzione del lavoro, la globalizzazione dell'economia, ecc. La soluzione di tutti questi problemi non può "piovere dall'alto" e quindi non si può ottenere solo pregando. Dipende molto anche da orientamenti e scelte giuste del potere politico e da un'azione coerente e perseverante dell'intera società. Certamente il momento elettorale è un'occasione importante per riflettere, discutere e decidere su questi orientamenti e queste scelte. E' quindi un momento importante di responsabilità diffusa e partecipata; può essere un momento di semplice scontro "muro contro muro" oppure di elaborazione faticosa e sofferta di una strategia per il bene comune. C'è dunque una preghiera alla Madonna (e allo Spirito Santo!) che tutti possiamo fare insieme, qualunque sia il nostro orientamento politico, ed è la preghiera perché il momento elettorale sia vissuto da tutti come una vera, responsabile ricerca di ciò che è meglio per la comunità, una ricerca cioè di quello che si suole chiamare "il bene comune".
La nostra patria e anche la nostra città hanno bisogno di un momento elettorale che non sia vissuto semplicemente "contro" qualcuno ma piuttosto "per" la comunità, "per" il bene di tutti. Questo vuole lo spirito della democrazia e anche lo spirito della solidarietà cristiana, in una società dove quasi tutti gli elettori, guarda caso, sono battezzati. E se tutti pregheremo Maria SS. e lo Spirito Santo perché il momento elettorale sia vissuto con questo senso di partecipazione e di responsabilità per il bene comune, una volta effettuate le elezioni, qualunque ne sia il risultato, sarà più facile riprendere insieme il cammino della vita civile e amministrativa.
3 - Rispondiamo alla nostra responsabilità civile
Se è giusto pregare per la società civile e perché in essa tutti agiscano con coscienza per il bene comune, è addirittura doveroso collaborare alle scelte comuni con la partecipazione diretta al momento elettorale, cioè andando a votare. Se anche avessimo motivi di insoddisfazione nei confronti dei responsabili politici o amministrativi, la logica vuole che non ci si rifugi in uno sdegnoso astensionismo (che equivale a dire: sono tutti incapaci o disonesti), ma ci si impegni, anche attraverso il voto, nella ricerca dei programmi e degli uomini migliori.
Dicendo "migliori" dò per scontato che né da una né dall'altra parte vi siano programmi e uomini "perfetti" e richiamo il fatto che anche di fronte a programmi e uomini solo "migliori" è doveroso concorrere con il voto a sceglierli, non solo per evitare che risultino prescelti quelli "peggiori", ma anche per dare a quelli che la maggioranza avrà giudicato "migliori" la possibilità di governare al riparo da continui ricatti di esigue frange.
A questo riguardo, proprio per aiutare ogni persona coscienziosa a elaborare con giusti criteri un giudizio responsabile per una diretta partecipazione alla scelta del "meglio", vi offro qui di seguito una parte della riflessione pubblicata il 12 marzo 2001 dalla Segreteria Diocesana per la formazione all'impegno sociale e politico.
La Madonna del S. Rosario, venerata da tutti i vimercatesi, ci guidi tutti a vivere un mese di intensa preghiera per la crescita della nostra fede e per lo sviluppo pacifico della nostra comunità civile e ci aiuti a esercitare fino in fondo la nostra responsabilità di cittadini per il bene comune. Vostro
Don Giuseppe

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Partecipare e scegliere
dentro il contesto attuale

dal documento della Segreteria Diocesana FISP


La politica persegue la sintesi dei fini parziali, in quanto mira alla realizzazione di un progetto globale di convivenza in grado di dare volto concreto al bene comune. Nello stesso tempo, essa riconosce e ricerca la gerarchizzazione dei medesimi fini parziali, scegliendo di promuovere quelli, in spazio e tempi dati, che ritiene e giudica più urgenti e decisivi in ordine alla promozione del bene comune, ponendo in essere le condizioni affinché il valore sia realizzato nella città dell'uomo e rispettando convintamente il metodo democratico, in forza del quale la determinazione del bene comune concreto non può che vedere la convergenza di cittadini di diversa opinione e cultura, di cattolici e non cattolici.
Decisivo per il cristiano, quindi, è acquisire un corretto modo dell'agire politico, che prende le distanze sia dalla pratica del compromesso sia dall'integrismo, e che invece si esprime nella sapiente gradualità della costruzione del bene comune storico, nella paziente e tenace promozione di un ampio consenso, nell'elaborazione di proposte politiche e non solo nella sterile proclamazione di principio circa valori alti e innegabili. Il che implica che si sappia distinguere la promozione della mentalità e del sentire comune circa un valore e la sua traduzione legislativa.
Le più diverse circostanze storiche contingenti possono comportare che, in concreto, valori nobili e grandi debbano vedere differita una loro pur opportuna e doverosa traduzione legislativa, poiché non sono accolti e promossi democraticamente dalla maggioranza, e che, nel contempo, debbano essere perseguiti obiettivi (pure coerenti con il bene comune) meno alti nel grado di dignità, ma di più sicura attuazione concreta in quel momento storico. Ciò, lungi dal far ritenere che la verifica della verità di un valore debba essere affidata al criterio della maggioranza, deve essere vissuto con serenità e responsabilità, continuando ad adoperarsi per modificare quelle circostanze che, al momento, rendono non accolti e non  compresi i valori più importanti. La gradualità, tra l'altro, lungi dal condurre a una rinuncia o a un rinnegamento dei valori alti, può favorirne piuttosto la più probabile declinazione storica.
Occorre, quindi, promuovere le condizioni per la crescita del consenso dei cittadini, passando per le regole proprie che la comunità civile e politica si è data, per il convincimento paziente, per la gradualità del processo politico, per la graduatoria dei valori da attuare, avendo chiara e serena coscienza altresì che il livello del consenso democratico non misura i valori, ma dice la crescita del costume civile di tutti attorno agli stessi.

(da "Diocesi Insieme", n. 4/2001, pagg. 20-21)

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Il nostro caro Don Enrico Cantù
ci parla con i suoi ultimi scritti


In alto i cuori!
Protesi alla gioia pasquale, rendiamo grazie al Signore per tanto amore e tanti doni che ci hanno arricchito.
Ho qui sulla mia scrivania doni natalizi (libri), quali graditissimi regali di fratelli. Ringrazio tutti nel nome del Padre che mi ha donato suo Figlio: mi ha donato l'esistenza, il mistero della vita, mi ha donato la fede, la vocazione, la vita religiosa salesiana e il sacerdozio; mi ha concesso un lungo apostolato giovanile ed ecclesiale, mi ha fatto vivere un indimenticabile anno giubilare.
In questo tempo quaresimale dobbiamo riprendere coscienza del nostro Battesimo, per vivere ogni giorno, adesso, in questo momento, con lo sguardo al volto di Cristo sofferente in prospettiva del volto glorioso di Cristo Risorto.
Questa la nostra meta.
Questo lo scopo del nostro vivere, nonostante difficoltà, turbamenti, inquietudini, incertezze e soprattutto croci.
Siamo piccoli, siamo fragili: abbiamo bisogno di tutto.
Con sguardo retrospettivo vorrei stimolare ad elevare il nostro cuore al Signore, con la fede di Maria, senza attendere la conversione con la maturità fisico-anagrafica, quando le energie si spegneranno...
Appena affacciati al mondo siamo in cammino per ritornare alla casa del Padre, per vivere nel suo amore e in quello per i nostri fratelli.
E' una esigente bilateralità.
Con la grazia divina prepariamoci bene alla S. Pasqua con coscienza pura e illuminata.
Fratelli, pasqualizziamoci!
In alto i cuori!

Don Enrico

 

Un ricordo
di Don Enrico

Vorrei iniziare a parlare dello zio Don Enrico riferendomi a quello che ha detto Don Pietro (Parroco della Parrocchia Santi Pietro e Paolo di Arese) in occasione della celebrazione (4 luglio 1999) della messa solenne per il 60° anno di sacerdozio di Don Enrico Cantù:
"Un grande dono sono i sessant'anni di sacerdozio del nostro carissimo Don Enrico Cantù: da 25 anni Vicario parrocchiale, ha operato prima nella parrocchia Maria Aiuto dei Cristiani, ora è presenza attiva nella parrocchia Santi Pietro e Paolo.
Di lui tutti apprezziamo il vigore apostolico, la chiarezza con cui annuncia la Parola e la coerenza con la quale vive i valori evangelici.
Un grazie a lui per il bene operato e un grazie al Signore per avercelo donato: tante persone specie molti giovani, non solo lo ricordano, ma hanno ancora in lui un punto di riferimento".
Il 60° anno di sacerdozio di Don Enrico Cantù è stato celebrato anche a Vimercate in due occasioni: la prima, assieme a Don Gianni Radice per il suo 50° anno di sacerdozio, con la S. Messa solenne in Santuario nella ricorrenza della festa patronale del 3 Ottobre 1999; la seconda il 12 Dicembre 1999 con la S. Messa celebrato nella chiesa dell'ospedale, assieme ad una coppia di sposi che festeggiavano il loro 25° Anniversario di Matrimonio.
Lo zio Don Enrico ha messo in pratica in modo esemplare la sua vocazione di Sacerdote Salesiano: Don Bosco e la Madonna, alla quale era molto devoto, erano sempre presenti nei suoi discorsi.
Sapeva trasmettere la Parola di Dio con entusiasmo, semplicità, competenza e con quel calore umano che riusciva a coinvolgere tutti (e tutti lo ascoltavano con attenzione!); aveva una parola, un messaggio personale da trasmettere ad ogni ricorrenza.
Lo zio è stato per me e per la mia famiglia un punto di riferimento, ha celebrato gli eventi più importanti della nostra vita, il nostro matrimonio, i battesimi delle figlie, i nostri Anniversari, il matrimonio di nostra figlia); a lui dobbiamo molto per averci aiutati a vivere i valori cristiani con le sue parole, il suo esempio e la sua testimonianza.
Eravamo molto legati allo zio e siamo stati vicino a lui in modo particolare nei momenti di malattia durante i quali abbiamo apprezzato la sua umanità e la sua attenzione verso gli altri: si preoccupava infatti più della salute altrui che non della propria, non si lamentava delle sue condizioni fisiche.
Il suo sorriso, la sua voglia di vivere, la sua semplicità, la sua attenzione nei nostri confronti, la sua fede, la sua umiltà, il suo saluto affettuoso e sincero, accompagnato dal suo motto:  "IN ALTO I CUORI", rimangono per noi i ricordi più belli.
E' difficile comunque spiegare e riassumere in poche parole tutto quello che ha fatto, la gioia, la serenità e la vitalità che ci ha trasmesso in tanti anni di vita.
GRAZIE ZIO! e continua ad aiutarci dal cielo come hai fatto quando eri sulla terra...
Rinaldo

Don Enrico Cantù
Vimercate (Mi) 29-01-1913
Arese (Mi) 03-04-2001

Salesiano dal 1930 - Sacerdote dal 1939


"Sono un povero uomo
che ha bisogno di tenerezza.
Sono tramonto o aurora?
vivo un passaggio vigiliare.
Nulla più mi affascina
vedo persone valide, attive, sagge.
Sento mancanza di forze fisiche e mentali.
Ho bisogno di sostegno.
Ho bisogno di calore umano.
Ho bisogno di tanta pace.
Ho bisogno di comunione.
Ho bisogno di te, o Signore!
In attesa dell'abbraccio del Padre."

(da un suo ultimo manoscritto)



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VITA DI ORATORIO: 27-29 marzo 2001
PELLEGRINAGGIO A ROMA
Ragazzi III media



Anche quest'anno i ragazzi e le ragazze di III media, con i loro educatori e le loro educatrici, nel cammino verso la loro Professione di fede, hanno vissuto la forte esperienza del PELLEGRINAGGIO A ROMA, insieme a circa 300 loro coetanei delle Parrocchie del decanato di Vimercate. Numeroso ed allegro il nostro gruppo di Vimercate.
Il programma si è svolto regolarmente e con serenità: partenza a sera inoltrata del martedì; viaggio verso Roma in bus durante la notte; arrivo e colazione a Roma nella prima mattinata del mercoledì; a Basilica vaticana chiusa al pubblico a motivo delle esigenze di sicurezza in vista dell'Udienza Generale del Santo Padre in Piazza, i nostri ragazzi sono entrati in territorio vaticano dal portone del S.Uffizio e sono entrati nella Patriarcale Basilica di San Pietro dalla "porta della preghiera"; alle 7.00 don Vittorio ha presieduto la celebrazione Eucaristica concelebrata da altri 7 Vicari Parrocchiali del decanato in Basilica, all'altare della Cattedra; in mattinata poi la partecipazione dei ragazzi all'Udienza Generale del Papa in Piazza S. Pietro: il Papa ha iniziato in quel mercoledì le sue catechesi sul tema della preghiera dei Salmi; al termine dell'Udienza il pranzo al sacco sotto il colonnato di S. Pietro; nel pomeriggio una passeggiata nel centro storico di Roma, guidati dagli educatori, per ammirare le bellezze di Roma; a sera cena e pernottamento presso il monastero dei Padri Carmelitani; giovedì mattina la visita alle catacombe di S. Callisto con la celebrazione della S.Messa nella memoria dei martiri; pranzo e trasferimento ad Orvieto; in Duomo la celebrazione conclusiva con la consegna a ciascuno del tau. Rientro a Vimercate a sera tarda. Programma denso e ben svolto, anche grazie al buon comportamento complessivo dei ragazzi.
Quest'anno abbiamo anche avuto la gioia di un regalo eccezionale: al termine dell'Udienza Generale (seguita dai ragazzi in un posto d'onore, vicinissimi al Papa, sul sagrato, proprio accanto al palco pontificio) i cerimonieri pontifici hanno invitato il nostro gruppo a schierarsi sui gradini del sagrato di S. Pietro per delle foto con il Papa. Tra la nostra enorme commozione ed emozione il Papa i è avvicinato a ciascuno: tutti i ragazzi hanno la fortuna di una bella foto ricordo di questo incontro straordinario e memorabile. Avvicinatosi a don Vittorio il Papa ha chiesto informazioni, ha assicurato il dono di una preghiera, ha benedetto i ragazzi e le loro famiglie. Nel discorso ufficiale aveva già detto il Papa: "saluto in particolare gli adolescenti del decanato di Vimercate dell'Arcidiocesi di Milano, venuti per la loro Professione di fede. Carissimi, vivete appieno la consacrazione ricevuta nei sacramenti del Battesimo e della Cresima e siate sempre autentici testimoni di Cristo, che è morto e risorto per noi". Un evento straordinario, inatteso, che ci ha fatto ancor più gustare la gioia di essere discepoli di Gesù nella Chiesa.
Il tema formativo che ha accompagnati i ragazzi di III media in questo loro pellegrinaggio a Roma in preparazione alla Professione di fede è stato "costruire la casa sulla roccia"; invito fatto ai nostri adolescenti a costruire la casa della propria vita sul solido, sulla roccia che è Gesù e il Suo Vangelo. Quattro i temi suggeriti in particolare: la forza della fede; la bella notizia del Vangelo; il coraggio della testimonianza; la gioia di una vita cristiana serena e convinta.
Ora il cammino di questi ragazzi giunge alla tappa importante della Professione di fede: con i loro genitori e tutta la nostra comunità cristiana vivranno questo importate appuntamento domenica 27 maggio: entreranno così a far parte del gruppo adolescenti e passeranno il testimone ai ragazzi di II MEDIA. Questa estate dopo gli esami di III media potranno cominciare a fare gli animatori del Grest ed in campeggio iniziano a far parte del II turno dei grandi. Con settembre poi il cammino continuerà con gli incontri formativi dell'itinerario adolescenti il martedì sera alle ore 21.00.

Don Vittorio
con gli educatori III media


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VITA DI ORATORIO: 16-17 aprile 2001
PONTE DI LEGNO
Ragazzi II media



Celebrata con gioia la Pasqua, un bel gruppo di ragazzi e ragazze di II media, accompagnati da don Vittorio, Madre Maria e i loro educatori, sono partiti per Ponte di Legno per la loro annuale due-giorni. Una proposta forte ed allegra di... vita di gruppo, amicizia, gioco, allegria; ma anche di... preghiera, riflessione, formazione, confronto, educazione.
Don Vittorio ha approfittato di questa occasione e di questo tempo per proporre ai ragazzi alcune riflessioni formative: il concetto di "individuo"; il concetto di "persona"; l'importanza delle relazioni: dalla loro serenità e bontà dipende la qualità e la realizzazione della vita; tre soprattutto le relazioni fondamentali costitutive da educare e curare: avere una buona relazione con se stessi; avere una buona relazione con gli altri; avere una buona relazione con Dio. Con se stessi: la scoperta delle proprie "caratteristiche" con i loro risvolti positivi e negativi e l'impegno a "frugare nelle tasche della vita" per trovare ed usare i propri talenti, certi che a ciascuno è stato regalato il necessario per farcela, per riuscire. Con gli altri: soprattutto impegnandosi ad essere sinceri ed aperti coi genitori; attenti e prudenti nella scelta delle compagnie degli amici.
Con Dio: La Messa ci aiuta a trovare le parole giuste per parlare con Dio; chiedere scusa, chiedere aiuto; promettere e offrire; ringraziare. Molto attenta e laboriosa la partecipazione dei ragazzi anche a questi brevi e semplici momenti di proposta formativa, bellissima la partecipazione alla S. Messa finale, nella quale ciascuno ha avuto più ruoli personali attivi di coinvolgimento. Un gruppo bello, educato, numeroso, affiatato... molto promettente... il cammino continua!

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La giornata
del sì alla vita


Il 25 Marzo 2001, solennità dell'Annunciazione del Signore, si è tenuta a Vimercate, organizzata dal CAV di via de Castillia 2 la seconda veglia decanale per la vita, alla quale hanno partecipato marciando per le vie della nostra città diverse centinaia di persone.
Una foto e una riflessione ci aiutano a ricordare una bella sera di testimonianze e di preghiere e dare impulso al nostro impegno per una cultura in cui ci sia al centro il rispetto e la promozione di ogni vita umana innocente.

"Sono qui, siamo qui. Non siamo riusciti a custodire il dono più grande del Creatore; siamo un'umanità che ancora deve ricorrere a Lui, per difendere dal male ciò che Lui ha protetto fin dal principio, con una tenerezza infinita, quel regalo ancora misterioso, eppure così chiaro, così bello, così fondamentale da prevedere anche un automatismo biologico di difesa.
"Signore della Vita, dacci la forza di amare e far amare la vita!"
E' un grido che mi scava dentro, rivelando in me la miseria e l'angoscia trasmesse dall'appartenenza, dalla fraternità con un mondo che rifiuta, che svilisce, che uccide, che dimentica, per poi galleggiare sull'insipienza, sul vuoto che inaridisce e sull'asfissia progressiva di coscienze e dignità .
Preghiamo con le parole del papa.

O Maria,
aurora del mondo nuovo,
Madre dei viventi,
affidiamo a te la causa della vita"

Carmen

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Il tema
Il sostegno economico
alla chiesa italiana


"Scusi, prof. abbiamo studiato che dopo il concilio di Trento fu vietato di sommare i benefici ecclesiastici. Ci può spiegare cosa vuol dire?"
Già, è difficile capire qualcosa che non c'è più. L'epoca dei benefici, ma anche quella della "congrua" è finita, come si sostiene dunque economicamente la Chiesa italiana?
"Prende i soldi dallo Stato". "Ma va' sarà il Vaticano!". Errore: né l'uno né l'altro. La chiesa italiana è sostenuta dalle libere erogazioni dei fedeli e di tutti quelli che apprezzano il suo impegno sociale.
In seguito all'ultimo concordato, lo stato Italiano non versa più soldi alla Chiesa Cattolica, semplicemente ne favorisce la raccolta di offerte attraverso due modalità, che pur non essendo recentissime, meritano di essere illustrate ancora.
La prima sono le offerte a favore del sostentamento del clero, che sono state rese deducibili dalle tasse. E' possibile ritirare in parrocchia o in altri luoghi l'apposito bollettino postale.
La seconda , la possibilità di indirizzare l'otto per mille della propria dichiarazione dei redditi alle finalità di culto e di carità della chiesa italiana. Questa seconda modalità, non chiede un ulteriore impegno economico a chi la sottoscrive, perché si tratta di una somma che si paga comunque, a qualunque ente la si voglia devolvere. Occorre però ricordarsi di mettere la propria firma nella relativa casella del CUD, del modello UNICO o del 730; tale firma non è obbligatoria, ma è bene non dimenticarsi di una pratica così semplice e che non costa niente.
Tutti possono trovare indicazioni più precise presso la nostra segreteria parrocchiale o presso il proprio fiscalista.
In queste pagine trovate riflessioni, ma soprattutto notizie aggiornate e interessanti su queste forme con cui i fedeli vivono una certa comunione dei beni che è sempre stata una nota della chiesa dalle origini fino ad oggi.

I valori religiosi e civili dell'Otto per mille
di LUIGI MISTO'


A dodici anni dall'entrata in vigore del nuovo sistema di sostegno economico alla Chiesa, possiamo affermare che la partecipazione di cittadini e fedeli attraverso la firma dell'Otto per mille, dal punto di vista ecclesiale ha prodotto una maturazione complessiva: i valori connessi con questo semplice ma significativo gesto hanno fatto emergere un'immagine e una realtà di Chiesa più conforme alla sua natura profonda, e maggiormente in linea con la buona novella del Vangelo: una Chiesa, cioè, più credibile. La revisione concordataria, infatti, non offre più nulla di precostituito, di previamente garantito: lo Stato non versa più neppure una lira alla Chiesa automaticamente, ma predispone un canale attraverso cui si può sovvenire alle necessità ecclesiali, a partire anche dal valore sociale che la presenza e l'azione della Chiesa rivestono in Italia. Tutto ciò consente alla Chiesa di inserirsi più direttamente nella società per far lievitare tutti i valori dello spirito umano, per "guadagnare" sul campo fiducia e condivisione della sua esperienza. In tal modo la Chiesa recupera nel modo migliore il bene supremo della sua libertà. A partire da questo valore di fondo, possiamo rilevare altri significativi valori civili connessi con la firma dell'Otto per mille: in primo luogo la possibilità data a tutti, non soltanto ai fedeli, di destinare una quota delle tasse dovute allo Stato, per una finalità particolare come quella del sostegno alle iniziative pastorali, di culto, di evangelizzazione e di carità della Chiesa cattolica. In secondo luogo si tratta di uno strumento di democrazia e di libertà fiscale, in quanto consente ai cittadini di stabilire direttamente come finalizzare le proprie imposte. In terzo luogo va sottolineata l'apertura alle necessità di altri popoli e di altre nazioni, in quanto la Chiesa cattolica destina parte dell'Otto per mille all'aiuto ai Paesi del terzo mondo. Ancora, si tratta di una valorizzazione del pluralismo religioso, perché si può destinare l'Otto per mille anche ad altre confessioni religiose che hanno stretto accordi con lo Stato. Da ultimo la firma è anche un prezioso stimolo alla Chiesa cattolica stessa perché, con coerenza e trasparenza, dimostri di vivere davvero ciò che predica. Altrettanto valide sono le motivazioni strettamente ecclesiali: si tratta, infatti, per i fedeli di un gesto coerente con la propria fede, di un'occasione per partecipare alle attività caritative, religiose e di pace che la Chiesa svolge in Italia e nel mondo.

Le cifre del bilancio 2000: culto, clero e carità
di FRANCESCO TORRACA


La ripartizione dei fondi assegnati alla Chiesa cattolica per l'anno 2000, pari a 1.229 miliardi, copre le tre finalità previste dalla legge: esigenze di culto della popolazione, interventi caritativi in Italia e nel Terzo mondo, sostentamento del clero. C'è subito da notare come in questi anni oltre l'80% degli italiani hanno scelto la Chiesa cattolica nella firma dell'8 per mille. Una percentuale che mostra un coinvolgimento amplissimo nell'aiuto economico alla comunità cattolica nazionale. Ma le entrate del 2000 sono state inferiori a quelle dell'anno precedente, che avevano fatto registrare assegnazioni totali pari a 1.463 miliardi a causa della conclusione dei conguagli straordinari relativi al triennio 1990-92. Come emerge dalla tabella, le molteplici voci coperte con i fondi dell'Otto per mille si possono dividere in ben nove capitoli principali. Alle 227 diocesi italiane, per il culto e le attività pastorali, si è passati dall'erogazione di 35 miliardi nel 1990 ai 229 miliardi del 2000. Tra le spese delle diocesi per il culto e la pastorale, le più rilevanti risultano essere quelle per interventi di tipo edilizio (cioè la conservazione e il restauro degli edifici già esistenti) con il 39%, seguite dalle attività delle curie e dei centri pastorali (15%) e dai fondi (13%) a sostegno della formazione religiosa. Un capitolo a parte è quello per le nuove chiese, che comprende anche gli interventi a favore delle case canoniche del Mezzogiorno con 224 progetti finanziati nel '99. Come ricordato, sulla Chiesa italiana grava anche la responsabilità dell'immenso patrimonio artistico religioso. Sono stati 405 i miliardi complessivamente stanziati per tutelare questo patrimonio. In costante crescita anche il capitolo dei fondi per gli interventi caritativi. Si è passati dagli iniziali 20 miliardi del '90 agli attuali 126, destinati alle diverse diocesi. Sempre nell'ambito delle iniziative di solidarietà spicca l'impegno della Chiesa italiana in favore dei Paesi in via di sviluppo. Anche qui il decennio trascorso può testimoniare il crescente impegno anche economico in favore dei drammi dei tre quarti dell'umanità, con un progressivo maggior coinvolgimento economico, passato dai 30 miliardi del 1990 agli attuali 105. Fondi che si sono concretizzati finora in 4.369 progetti approvati e finanziati dalla Cei attraverso il suo Comitato per gli interventi caritativi a favore del Terzo mondo. Gli ambiti di impegno sostenuti in questi anni in tutte le zone del pianeta sono stati quelli scolastico, sanitario e della promozione umana.
Ultimo, ma non certo per importanza, il capitolo dedicato al sostentamento del clero. Nel 2000 sono stati stanziati 549 miliardi a sostegno dei circa 38mila sacerdoti, compresi gli anziani e i malati.

Credibilità, fiducia, coerenza con i propri insegnamenti, trasparenza nella gestione dei fondi. Dietro il sostegno economico alla Chiesa
c'è tutto questo.
Vediamo perché.


Tra gli oneri deducibili
anche la tua offerta


Tutti coloro che hanno effettuato un'offerta dal 1° gennaio al 31 dicembre 2000, possono portarla in deduzione, se vogliono, nella dichiarazione dei redditi di quest'anno (modello 730 o Unico). Nel quadro degli oneri deducibili, c'è un apposito rigo, che reca la scritta "Offerte a favore di Istituzioni religiose". La somma versata va iscritta lì, sommandola poi a tutti gli altri oneri interamente deducibili.

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Terza Età: Lettera del Santo Padre
Giovanni Paolo II agli Anziani
(quinta parte)



Gli anziani
nella Sacra Scrittura

"La giovinezza e i capelli neri sono un soffio", osserva Qoelet (11, 10). La Bibbia non si esime dal richiamare l'attenzione, talora con schietto realismo, sulla caducità della vita e sul tempo che scorre inesorabilmente: "Vanità delle vanità [...] vanità delle vanità, tutto è vanità" (Qo 1, 2): chi non conosce il severo ammonimento dell'antico Sapiente? Lo comprendiamo specialmente noi anziani, ammaestrati dall'esperienza.
Nonostante questo disincantato realismo, la Scrittura conserva una visione molto positiva del valore della vita. L'uomo resta sempre fatto a "immagine di Dio" (cfr Gn 1, 26) ed ogni età ha la sua bellezza e i suoi compiti. L'età avanzata trova, anzi, nella parola di Dio una grande considerazione al punto che la longevità è vista come segno della benevolenza divina (cfr Gn 11, 10-32). Con Abramo, uomo di cui viene sottolineato il privilegio dell'anzianità, questa benevolenza assume il volto di una promessa: "Farò di te un grande popolo e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e diventerai una benedizione. Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledirò ed in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra" (Gn 12, 2-3). Accanto a lui c'è Sara, la donna che vede il proprio corpo invecchiare, ma che sperimenta nel limite della carne ormai sfiorita la potenza di Dio che supplisce all'umana insufficienza.
Anziano è Mosè, quando Dio gli affida la missione di far uscire il popolo eletto dall'Egitto. Le grandi opere che per mandato del Signore egli compie in favore di Israele non occupano gli anni della giovinezza, ma della vecchiaia. Tra altri esempi offerti da anziani, vorrei citare la vicenda di Tobi, il quale con umiltà e coraggio si impegna ad osservare la legge di Dio, ad aiutare i bisognosi, a sopportare con pazienza la cecità fino a sperimentare l'intervento risolutore dell'angelo di Dio (cfr Tb 3, 16-17); ed ancora quella di Eleazaro, il cui martirio è testimonianza di singolare generosità e fortezza (cfr 2 Mac 6, 18-31).

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LA FESTA DEI BIMBI
BATTEZZATI LO SCORSO ANNO


Per la quarta volta, domenica 22 aprile, in una giornata di sole primaverile, si è svolta al centro Paolo VI l'incontro di Monsignor Prevosto e le catechiste del Battesimo dei bimbi battezzati lo scorso anno con i loro genitori e familiari. E' un modo per riscoprire la bellezza del dono del Battesimo l'unione tra coniugi, l'unione tra genitori e figli e il valore educativo insostituibile della famiglia. Vi trascriviamo le lettere giunteci dopo questa giornata.
       Domenica 22 aprile abbiamo partecipato con gioia alla festa organizzata dalla parrocchia per le famiglie dei bambini battezzati lo scorso anno. Dopo aver compiuto alcuni gesti significativi, come il riempire un albero di fiori col nome di ogni bambino, lo scambiarsi il bacio della pace ed un momento di preghiera, la bella giornata ci ha permesso di trascorrere in allegria il resto del pomeriggio in giardino, dove assieme ad un rinfresco a base di torte, le catechiste ed i musicisti hanno dato vita a canti e giochi. E' stato bello potersi incontrare tra famiglie e scambiare quattro chiacchiere, mentre i bimbi, circa della stessa età, hanno potuto divertirsi in compagnia. Centrale è stato l'intervento di don Giuseppe, che ha sottolineato l'importanza dell'amore coniugale dal quale può nascere una nuova vita, ma soprattutto deve essere la base di una famiglia armoniosa ed una serena crescita dei figli. La giornata si è conclusa con il dono da parte degli organizzatori di un vasetto di fiori come ricordo della bella domenica trascorsa insieme e come simbolo di crescita familiare. Un ringraziamento va sicuramente alle catechiste che hanno organizzato il tutto, permettendoci così di fermare per qualche ora il ritmo frenetico della nostra vita (scandito ormai da lavoro, pannolini, pianti notturni, ma anche da sorrisi, gioie, emozioni), dandoci modo di riflettere ancora una volta sul significato del Battesimo e dell'importanza di un costruttivo cammino di fede familiare. (Una  famiglia)
       L'incontro con i bambini battezzati ed i loro genitori ha rappresentato una ideale continuazione della vita cristiana di queste famiglie, iniziata con l'ingresso nella comunità "cristiana dei bimbi" tramite il battesimo. Momento, quello odierno, che ha la doppia valenza di verifica e riconferma dei propositi manifestati durante il Battesimo e di riflessione e di focalizzazione del dono della maternità e paternità concessa a noi da Dio Padre. In questa lieta occasione la comunità cristiana ha manifestato tramite Monsignor Ponzini, le catechiste e gli animatori, il suo affetto nei confronti dei bimbi e delle loro famiglie con la semplicità che da sempre contraddistingue la comunità cristiana. Ringrazio pertanto Mons. Ponzini, le catechiste e gli animatori che hanno organizzato questo incontro. (Il papà di Maria Vittorina)
       Ogni bimbo che nasce è un grande dono del Signore per papà e mamma ma anche per la comunità parrocchiale, che ha da subito voluto essere vicino alle famiglie nel momento importante del battesimo dei loro figli. E' stato bello e simpatico l'aver creato l'occasione per continuare ad esserci vicini in questo cammino di vita e di fede appena iniziato. Un pomeriggio domenicale ben riuscito grazie all'atmosfera serena e gioiosa che tutti insieme catechisti, animatori, sacerdoti, bambini e genitori hanno saputo realizzare. Un interessante spunto di riflessione dato da don Giuseppe è stato il richiamo ai genitori a mantenere sempre vivo l'amore tra loro per poter "meglio" amare i propri figli. (Un papà e una mamma)
Queste ed altre lettere ricevute dimostrano come è sentito nelle nostre famiglie il bisogno di incontrarsi sia per fare esperienza di comunità ecclesiale sia per fare comunione tra di noi nella preghiera, nella gioia, nella condivisione e nel mettere in comune problemi e risoluzioni nella luce del Vangelo di Cristo risorto. Un grazie a tutti i partecipanti e un grosso grazie alle Catechiste ed agli animatori.


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BICE MOLINA CREMAGNANI
Memoria nel 50° della morte



Il 23 maggio del 1951, tra gli anziani e i piccoli orfani della sua " Casa Famiglia San Giuseppe", or sono cinquant'anni, Bice Molina Cremagnani, ci lasciava tra il rimpianto e la commozione unanime.
Nata a Treviglio il 21.2.1875, si stabilì a Vimercate nel 1897 con il marito Dott. Giuseppe Cremagnani, medico condotto dal 1897 al 1933. Giuseppe Cremagnani, esempio e sprone alla moglie, indimenticabile figura vimercatese al servizio dei più umili e dei bisognosi, portò nelle sue opere quella rettitudine di giudizio che lo resero caro e stimato da tutti.
Di Bice Cremagnani così scrisse a memoria il Prevosto Monsignor Giuseppe Balconi su Parola Amica.
"Si dedicò ad opere di bene pubbliche e private: spiegazioni della Dottrina Cristiana con cultura religiosa vastissima e settimane per le giovani e le madri. Priora del Terz'Ordine di San Francesco. Fondatrice ed anima della Buona Stampa a Vimercate, fu preziosa collaboratrice di Parola Amica; basta dare uno sguardo alle diverse annate per conoscere quanto vi ha scritto e con quanta cultura.
Fondatrice a Vimercate di varie Associazioni. Dio sa quanto a lei debbano: La Gioventù Femminile di Azione Cattolica, di cui fu Delegata di Plaga; l'Associazione Donne di Azione Cattolica, anche qui Delegata di Plaga (per la fondazione di queste aveva ricevuto il mandato dallo stesso Cardinal Ferrari); I'Ass. Madri e Vedove dei Caduti; I'Ass. Maternità ed Infanzia; I'Ass. San Vincenzo; I'Ass. Protezione della Giovane. Fece parte per molti anni del Consiglio Diocesano. Tenne numerose Settimane della Madre in tutti i paesi della Plaga. Guidò parecchi pellegrinaggi. Organizzò corsi di Ritiri Spirituali a Tradate ed altri per Oblati di Cristo Re di cui era Priora.
Fondò, alla fine del 1945, la Casa Famiglia San Giuseppe, opera veramente provvidenziale.
Mise davvero a profitto le eccezionali doti di mente e di cuore che Dio aveva dato a lei. Nelle tribolazioni e le incomprensioni che mai mancano, mostrò un animo forte e generoso. Si era proposta come modello il Divin Maestro.
Attinse la forza, l'entusiasmo, la perseveranza e la dimenticanza di se stessa nel sacrificarsi per gli altri, dalla S.S. Eucaristia, dalla devozione alla Beata Vergine e dall'amore alla vita interiore e alla più profonda pietà."
Monsignor Giuseppe Ponzini, domenica 27 maggio, celebrerà la S. Messa in suffragio, alle ore 8,30.
Giuse Carini


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Ancora lettere dall'Africa


Makima 19 dicembre 2000

Rev.Don Giuseppe,
        dal mio rientro in Kenia nel dicembre 1999 ad oggi, la mia vita missionaria ha assunto un aspetto di itineranza.
Dopo 23 anni di servizio al Nazareth Hospital situato a circa 2100 metri di altezza, fra le verdi colline del Kikuyu nei pressi del lago Naivasha, dove la mia giornata era a tempo pieno messa a disposizione del "Family Life", mi sono trovata sbalzata sulla costa dell'Oceano Indiano, nella Missione di Likoni, nelle adiacenze del porto di Mombasa. La mia permanenza durò poco più di quattro mesi. Mi era stato affidato l'incarico di lavorare in dispensario ma con ruoli diversi dal solito. La mia presenza non doveva soddisfare il compito di infermiera, lasciato a persone laiche competenti, ma testimoniare uno stile di vita evangelico che riflettesse lo stile di Gesù.
Il mio compito dunque era di accogliere l'ammalato, interessarmi della sua malattia instaurando così un dialogo che gradatamente finiva col toccare i suoi problemi personali e familiari. L'ascolto e l'interesse era l'essenza dell'incontro e la comprensione veniva di conseguenza. In tal modo il mio contatto con i Mussulmani, percentuale alta lungo la costa, è stato molto costruttivo. Dialogo e fiducia reciproca hanno contribuito ad intessere rapporti fraterni, e affidavano volentieri alla Suora le loro ansie e difficoltà.
Ma dal settembre scorso mi trovo a Makima, zona sperduta nella savana dell'Enulu, attraversata dal fiume Tana. E' area pre-desertica, povera, dimenticata: vi è solo ricchezza di spine e quarzo, con l'indesiderata presenza di scorpioni e serpenti per lo più velenosi. Anche il fiume Tana contribuisce ad aumentare la precarietà e la durezza della vita con la voracità dei suoi abitanti: i coccodrilli. Molte persone per imprudenza vengono divorate. Il sole poi fa sentire che è un'enorme palla di fuoco e la testa brucia sotto i suoi raggi. Molte volte le piogge falliscono oppure sono insufficienti per estinguere l'arsura della terra. I raccolti sono scarsi.
Questa è in grosso modo la descrizione dell'ambiente dove vivo. Ora passo ad altro. Desidero condividere il significato della nostra presenza di religiose missionarie in questa terra inospitale e arida sotto molti aspetti. Vi coabitano quattro tribù le quali manifestano l'irrequietezza del loro temperamento bellicoso e la difficoltà di digerire la presenza reciproca. Conclusione: lotte, sino a che il più forte alla fine prevarrà!
I cattolici sono solo l'8%, molti gli animisti e sette religiose.
I valori del Vangelo non sono ancora stati assorbiti. La maggioranza di questa popolazione è ancora legata ad usanze ed abitudini della propria tradizione ancestrale. Si seguono ancora sistemi dell'antico testamento: es. scambio di mogli e se la donna non potesse avere figli può acquistare una ragazza che diventa sua schiava, con l'incarico di generare figli che automaticamente passano in proprietà della padrona. I figli subiscono conseguenze psicologiche gravi.
E' solo da due mesi che sono in questa missione e mi sto "inculturando". La gente è buona con i missionari, è semplice, educata, recettiva e rispettosa nei nostri confronti. Sono loro che ci hanno richieste. Ma lo stile di questa missione è diverso dal consueto.
La nostra comunità è presente dal 1995, non abbiamo opere specifiche ma la nostra presenza "è in risposta ai bisogni del territorio stesso utilizzando le risorse che sul territorio sono presenti". E' la così detta "nuova evangelizzazione".
Nelle nostre mani è stato messo il Vangelo e la testimonianza che dobbiamo a Gesù davanti a tutti. E' condivisione di vita con la gente del posto, è un cammino insieme nella fede. Siamo convinte che la gente oggi "prima che dei maestri, cerca dei testimoni". Ha bisogno di essere capita nei suoi problemi da persone che "sanno attingere dal Vangelo i criteri per capire la storia ed è necessario ritornare ad una concezione molto più spirituale, più evangelica. Non il fare apostolico, ma il Vangelo vissuto e poi messo a disposizione, fraternamente e con la testimonianza della vita per quelli che incontriamo o vengono da noi".
Così ci viene consigliato di fare.
Vedo riflesso in un articolo scritto su di un giornale cattolico quello che stiamo realizzando nella nostra comunità di Makima: "il profetismo sarà quello del vento leggero di Elia, quello dell'orcio per l'olio della vedova del profeta Eliseo; il profetismo della quotidianità, dell'andare nelle case del popolo, del vivere con lui al suo ritmo, rafforzare la sua speranza e la sua fede". Ed è così che qui abbiamo il dovere di annunciare il Vangelo ai più dimenticati ed esclusi della società, affinché giungano ad una vita conforme alla dignità dei figli di Dio.
Le prometto, Don Giuseppe, che appena sarò ambientata e rotto l'incognita di ciò che mi attende, Le comunicherò le mie esperienze. Ora, in collaborazione con gli aiuti internazionali, siamo occupate a sfamare questa gente che muore dalla fame per la prolungata siccità. Sono però incominciate le piogge e la speranza di ripresa è forte.
Forse mi sono dilungata un poco a lungo, ma ho desiderato farLa partecipe delle nuove sfide che si stanno aprendo nel mondo missionario. Se devo essere sincera qualche volta sento questa sfida pesante, dura, e se dovessi seguire l'istinto naturale, non esiterei a tagliare la corda. Ma questa è una scelta e devo essere fedele sino alla fine, nonostante tutto. Per questo mi affido al ricordo della sua preghiera. Colgo l'occasione per porgerLe intensi auguri natalizi ed esprimere la mia gratitudine per le attenzioni che ha mostrato nei miei confronti e per l'attività missionaria, durante il mio soggiorno a casa.
Assicuro il mio quotidiano ricordo nella preghiera.
Buon Anno! Con ossequi
sr. Lucietta Colombo
Missionaria della Consolata


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Il nido del Gabbiano


Venerdì 1 giugno 2001 - Chiesa di Santo Stefano
La libreria Il Gabbiano propone la rappresentazione de:
L'AVVENTURA DI UN POVERO CRISTIANO
di Ignazio Silone - adattamento e regia di Mario Ventura

L'avventura di un povero cristiano è l'ultimo libro di Ignazio Silone, opera vincitrice del Premio Campiello nel 1968. Per conferire maggior efficacia al testo lo scrittore scelse la forma teatrale, da lui poco frequentata.
E' un teatro di idee e di contrasti: giganteggiano Celestino V e Bonifacio VIII, papi che incarnano le due anime del Medioevo, ma che sono figure dell'uomo di sempre chiamato a scegliere tra libertà e potere, tra vangelo e istituzione, tra coscienza e convenienza.
Definendosi un "socialista senza partito e un cristiano senza Chiesa" Silone si presentava come uno dei più alti rappresentanti di un "socialismo cristiano" fatto di pietà e rigore, che doveva trovare nobile e puntuale espressione nella figura di fra Pietro Angelerio, poi Celestino V, protagonista de L'avventura di un povero cristiano. Il dramma ripropone un dissidio attualissimo tra verità della persona e ipocrisia istituzionale del Potere (qualunque forma esso assuma).
Nella riduzione a cura di Mario Ventura, pubblicata dall'editrice Ancora, pur nella soppressione di molti personaggi, il "cuore" del dramma sopravvive, soprattutto nelle scene riguardanti Celestino V e Bonifacio VIII. Si è scelto di dare vigore alla dimensione popolare, tanto cara a Silone, specie nei personaggi di Concetta e del Banditore, quale omaggio di Silone per la sua terra. Celestino parla, a volte, come un "monologante", rivolgendosi al pubblico col suo linguaggio asciutto, ironico, dolce e ruvido, da montanaro eremita.
La maggior licenza scenica riguarda l'invenzione (naturalmente a partire dal testo) dei due personaggi denominati "figuri": sono voci indiscrete di retori e cortigiani, quasi ombre. Essi danno modo di conoscere lo svolgimento dei fatti in alcuni momenti: "cronisti" maldicenti, mormoratori, a volte calunniatori rossiniani, "venticelli", questi figuri captano nell'aria voci, umori, notizie sparse qua e là e le amplificano: vestiti di un lungo mantello nero con cappuccio, con una maschera bianca, neutra, impersonale, proprio come quelli che mormorano ed agiscono non visti. Nonostante questo loro costume inquietante essi risultano in scena coloriti e divertenti, anzi spassosi, veri commedianti consumati.
Mario Ventura, attore e regista che si è formato alla scuola di Giorgio Strehler, curando l'adattamento del testo, ha saputo comunque conservare le linee portanti che costituiscono il cuore del dramma e lo rendono sempre attuale.
Questa rappresentazione rientra nel progetto teatrale "Ordet", che si propone la rielaborazione, la realizzazione e la messa in scena di una serie di cinque opere in cinque anni, che permetta di ridare alla grande drammaturgia che ha trattato "temi cristiani", vigore e presenza nell'ambito della cultura attuale.

       Informazioni e prevendita biglietti presso la libreria.  

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Sapere aude - il coraggio del sapere
Aromi, fragranze, odori
hotrienolo


Nella nostra tesi sperimentale, ho lavorato, infatti, in coppia con Giuseppe La Bella, abbiamo preso in esame i meccanismi con i quali la natura comunica attraverso gli odori; in altre parole abbiamo esaminato come la natura ci circonda di una quantità sorprendente di stimoli olfattivi, grazie ai quali associamo gli oggetti, gli alimenti, praticamente ogni cosa con la fragranza o l'aroma corrispondente (generalmente definiamo fragranza una molecola in grado di stimolare il senso dell'olfatto, mentre l'aroma è una sensazione più complessa, che coinvolge sia il senso del gusto, che, come sperimentiamo tutti i giorni, quello dell'olfatto). Le modalità con cui questo avviene risulta ancora molto oscuro e, nonostante i numerosi studi sull'argomento, ancora molte cose sono da definire a riguardo. Vi sono stati molti tentativi, inoltre, di correlare la struttura di una molecola e il suo aroma, tuttavia non si è arrivati a definire dei buoni modelli; ciò che risulta fattibile, abbastanza agevolmente, è dare una classificazione delle differenti fragranze, anche se questa non è univoca e, generalmente, ogni equipe di studiosi ne possiede una (ad esempio una di quelle viste utilizza le seguenti note: fruttata, verde, marina, floreale, speziata, legnosa, ambrata e muschiata).
Partendo dall'analisi dell'aroma di pesca matura, riprodotto industrialmente in maniera molto efficiente (si pensi, infatti, alle molte formulazioni che vengono impiegate nei diversi tipi di the alla pesca), si è considerato l'alcool trienico hotrienolo, alcool C10 trovato per la prima volta nelle foglie e nei frutti del mandarino cinese (che in cinese si dice Ho, da cui il nome di tale molecola), e si è studiata una sua sintesi da linalolo, anch'esso alcool terpenico, che viene ottenuto industrialmente dal pinene, sottoprodotto della lavorazione del legno per l'ottenimento della cellulosa. L'interesse per l'hotrienolo deriva dal fatto che questo composto contribuisce grandemente a caratterizzare, nella formulazione industriale, l'aroma di pesche in scatola.
La sintesi chimica dell'hotrienolo con metodi fotochimici ha permesso di individuare, attraverso un'inattesa reazione di degradazione decisamente fortuita, I'aldeide C7 che caratterizza l'olio di davana (un olio proveniente dall'India, utilizzato per aromatizzare il tabacco e prodotto nell'ordine delle 3000 tonnellate all'anno). Sono stati studiati gli acetali derivati da questa aldeide con alcooli differenti ed abbiamo ottenuto la valutazione organolettica dei medesimi, effettuata da profumieri esperti che lavorano per la Givaudan.
In conclusione, possiamo dire che abbiamo avuto modo di esplorare, fra le molte cose, il mondo affascinante del messaggio odoroso, la cui comprensione è di eccezionale importanza dal punto di vista pratico, nell'industria degli aromi e delle fragranze. Infine, abbiamo potuto entrare in contatto col mondo della ricerca universitaria, coi suoi pregi e i suoi difetti.
Marco Redaelli

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