LA
PAROLA DEL PARROCO
MAGGIO 2001: NON SOLO MADONNA
Carissimi Parrocchiani,
sta per iniziare il Mese
di maggio, tradizionalmente dedicato alla devozione mariana, ma quest'anno
caratterizzato anche da importanti scadenze elettorali politiche e amministrative
(per questo nel titolo ho scritto: "non solo Madonna').
Vi offro dunque su questo maggio 2001 tre pensieri.
1 - Impariamo dalla Madonna del Sabato Santo
Nella sua Lettera Pastorale dello scorso settembre il nostro Arcivescovo
ci ha invitato a guardare quest'anno a Maria Santissima soprattutto come
maestra di fede e di speranza nelle prove della sua vita, prove tutte legate
alla vita del Figlio suo Gesù e specialmente alla sua morte: la Madonna
del Sabato Santo è la Madonna che ha ricevuto nelle sue braccia il Figlio
morto deposto dalla Croce, lo ha visto deporre nel Sepolcro la sera del
Venerdì Santo, e ora nel Sabato Santo prega con fiducia e obbedienza con
una preghiera simile a quella che fu del suo Figlio nell'Orto degli Ulivi:
"Padre se è possibile ridammi questo Figlio che è anche Tuo, però sia
fatta non la mia ma la Tua volontà". Dunque una preghiera di fiducia
e disponibilità, in cui si esercitano la fede, l'obbedienza, la speranza,
una preghiera che il Padre ha esaudito oltre ogni attesa restituendo alla
Madre il Figlio Risorto e alla Chiesa il Signore vivo "con voi tutti
i giorni fino alla fine dei secoli" (Mt. 28,20).
Anche nella nostra vita ci sono tante sofferenze: malattie, disgrazie, lutti,
separazioni, disoccupazione, strettezze economiche, disagio sociale, ecc.
La Madonna del Sabato Santo ci insegna a pregare, anche tanto, ma a non
voler dettare noi a Dio quello che deve fare, ma ad affidarci ai suoi disegni
e anzi a offrirci come volonterosi strumenti per la loro attuazione, come
Maria. Pensiamo al suo esempio: con il suo "Sì" all'Annunciazione
ella divenne strumento prezioso dell'Incarnazione del Signore e quindi della
nostra salvezza. Ma non fece della sua divina maternità una pretesa, non
pretese cioè di conservare per sè la vita e l'affetto del Figlio che Dio
le aveva dato, anzi, come Abramo, disse di nuovo ''Sì" al Signore che
glielo chiedeva, sentendo che da questo nuovo "Sì", più difficile
del primo, sarebbe venuta la vita e la salvezza per il popolo di Dio.
Chi sa, forse simili a questi furono i pensieri di Maria nella giornata
misteriosa del Sabato Santo. Comunque Maria ci insegna a non fare mai una
preghiera "di pretesa", ma invece ''di obbedienza e di fiducia",
perché è questa che ci fa strumenti veri e preziosi delle meraviglie del
Signore. Perciò in questo mese di maggio preghiamo tanto la Madonna, ma
chiediamole anzitutto di aiutarci e insegnarci a essere strumenti fedeli
e generosi dei disegni di Dio.
2 - Preghiamo la Madonna anche per la società civile
Certamente la scadenza elettorale di maggio è importante perché la nostra
società si trova a dover affrontare gravi problemi: il terrorismo, la delinquenza
organizzata e quella strisciante, il disagio giovanile, la fragilità delle
famiglie, l'inquinamento ambientale, l'evoluzione del lavoro, la globalizzazione
dell'economia, ecc. La soluzione di tutti questi problemi non può "piovere
dall'alto" e quindi non si può ottenere solo pregando. Dipende molto
anche da orientamenti e scelte giuste del potere politico e da un'azione
coerente e perseverante dell'intera società. Certamente il momento elettorale
è un'occasione importante per riflettere, discutere e decidere su questi
orientamenti e queste scelte. E' quindi un momento importante di responsabilità
diffusa e partecipata; può essere un momento di semplice scontro "muro
contro muro" oppure di elaborazione faticosa e sofferta di una strategia
per il bene comune. C'è dunque una preghiera alla Madonna (e allo Spirito
Santo!) che tutti possiamo fare insieme, qualunque sia il nostro orientamento
politico, ed è la preghiera perché il momento elettorale sia vissuto da
tutti come una vera, responsabile ricerca di ciò che è meglio per la comunità,
una ricerca cioè di quello che si suole chiamare "il bene comune".
La nostra patria e anche la nostra città hanno bisogno di un momento elettorale
che non sia vissuto semplicemente "contro" qualcuno ma piuttosto
"per" la comunità, "per" il bene di tutti. Questo vuole
lo spirito della democrazia e anche lo spirito della solidarietà cristiana,
in una società dove quasi tutti gli elettori, guarda caso, sono battezzati.
E se tutti pregheremo Maria SS. e lo Spirito Santo perché il momento elettorale
sia vissuto con questo senso di partecipazione e di responsabilità per il
bene comune, una volta effettuate le elezioni, qualunque ne sia il risultato,
sarà più facile riprendere insieme il cammino della vita civile e amministrativa.
3 - Rispondiamo alla nostra responsabilità civile
Se è giusto pregare per la società civile e perché in essa tutti agiscano
con coscienza per il bene comune, è addirittura doveroso collaborare alle
scelte comuni con la partecipazione diretta al momento elettorale, cioè
andando a votare. Se anche avessimo motivi di insoddisfazione nei confronti
dei responsabili politici o amministrativi, la logica vuole che non ci si
rifugi in uno sdegnoso astensionismo (che equivale a dire: sono tutti incapaci
o disonesti), ma ci si impegni, anche attraverso il voto, nella ricerca
dei programmi e degli uomini migliori.
Dicendo "migliori" dò per scontato che né da una né dall'altra
parte vi siano programmi e uomini "perfetti" e richiamo il fatto
che anche di fronte a programmi e uomini solo "migliori" è doveroso
concorrere con il voto a sceglierli, non solo per evitare che risultino
prescelti quelli "peggiori", ma anche per dare a quelli che la
maggioranza avrà giudicato "migliori" la possibilità di governare
al riparo da continui ricatti di esigue frange.
A questo riguardo, proprio per aiutare ogni persona coscienziosa a elaborare
con giusti criteri un giudizio responsabile per una diretta partecipazione
alla scelta del "meglio", vi offro qui di seguito una parte della
riflessione pubblicata il 12 marzo 2001 dalla Segreteria Diocesana per la
formazione all'impegno sociale e politico.
La Madonna del S. Rosario, venerata da tutti i vimercatesi, ci guidi tutti
a vivere un mese di intensa preghiera per la crescita della nostra fede
e per lo sviluppo pacifico della nostra comunità civile e ci aiuti a esercitare
fino in fondo la nostra responsabilità di cittadini per il bene comune.
Vostro
Don Giuseppe
Torna al sommario
Partecipare e scegliere
dentro il contesto attuale
dal documento della Segreteria Diocesana FISP
La politica persegue la sintesi dei fini parziali, in quanto mira alla realizzazione
di un progetto globale di convivenza in grado di dare volto concreto al
bene comune. Nello stesso tempo, essa riconosce e ricerca la gerarchizzazione
dei medesimi fini parziali, scegliendo di promuovere quelli, in spazio e
tempi dati, che ritiene e giudica più urgenti e decisivi in ordine alla
promozione del bene comune, ponendo in essere le condizioni affinché il
valore sia realizzato nella città dell'uomo e rispettando convintamente
il metodo democratico, in forza del quale la determinazione del bene comune
concreto non può che vedere la convergenza di cittadini di diversa opinione
e cultura, di cattolici e non cattolici.
Decisivo per il cristiano, quindi, è acquisire un corretto modo dell'agire
politico, che prende le distanze sia dalla pratica del compromesso sia dall'integrismo,
e che invece si esprime nella sapiente gradualità della costruzione del
bene comune storico, nella paziente e tenace promozione di un ampio consenso,
nell'elaborazione di proposte politiche e non solo nella sterile proclamazione
di principio circa valori alti e innegabili. Il che implica che si sappia
distinguere la promozione della mentalità e del sentire comune circa un
valore e la sua traduzione legislativa.
Le più diverse circostanze storiche contingenti possono comportare che,
in concreto, valori nobili e grandi debbano vedere differita una loro pur
opportuna e doverosa traduzione legislativa, poiché non sono accolti e promossi
democraticamente dalla maggioranza, e che, nel contempo, debbano essere
perseguiti obiettivi (pure coerenti con il bene comune) meno alti nel grado
di dignità, ma di più sicura attuazione concreta in quel momento storico.
Ciò, lungi dal far ritenere che la verifica della verità di un valore debba
essere affidata al criterio della maggioranza, deve essere vissuto con serenità
e responsabilità, continuando ad adoperarsi per modificare quelle circostanze
che, al momento, rendono non accolti e non
compresi i valori più importanti. La gradualità, tra l'altro, lungi
dal condurre a una rinuncia o a un rinnegamento dei valori alti, può favorirne
piuttosto la più probabile declinazione storica.
Occorre, quindi, promuovere le condizioni per la crescita del consenso dei
cittadini, passando per le regole proprie che la comunità civile e politica
si è data, per il convincimento paziente, per la gradualità del processo
politico, per la graduatoria dei valori da attuare, avendo chiara e serena
coscienza altresì che il livello del consenso democratico non misura i valori,
ma dice la crescita del costume civile di tutti attorno agli stessi.
(da "Diocesi Insieme", n. 4/2001, pagg. 20-21)
Torna al sommario
Il
nostro caro Don Enrico Cantù
ci parla con i suoi ultimi scritti
In alto i cuori!
Protesi alla gioia pasquale, rendiamo grazie al Signore per tanto amore
e tanti doni che ci hanno arricchito.
Ho qui sulla mia scrivania doni natalizi (libri), quali graditissimi regali
di fratelli. Ringrazio tutti nel nome del Padre che mi ha donato suo Figlio:
mi ha donato l'esistenza, il mistero della vita, mi ha donato la fede, la
vocazione, la vita religiosa salesiana e il sacerdozio; mi ha concesso un
lungo apostolato giovanile ed ecclesiale, mi ha fatto vivere un indimenticabile
anno giubilare.
In questo tempo quaresimale dobbiamo riprendere coscienza del nostro Battesimo,
per vivere ogni giorno, adesso, in questo momento, con lo sguardo al volto
di Cristo sofferente in prospettiva del volto glorioso di Cristo Risorto.
Questa la nostra meta.
Questo lo scopo del nostro vivere, nonostante difficoltà, turbamenti, inquietudini,
incertezze e soprattutto croci.
Siamo piccoli, siamo fragili: abbiamo bisogno di tutto.
Con sguardo retrospettivo vorrei stimolare ad elevare il nostro cuore al
Signore, con la fede di Maria, senza attendere la conversione con la maturità
fisico-anagrafica, quando le energie si spegneranno...
Appena affacciati al mondo siamo in cammino per ritornare alla casa del
Padre, per vivere nel suo amore e in quello per i nostri fratelli.
E' una esigente bilateralità.
Con la grazia divina prepariamoci bene alla S. Pasqua con coscienza pura
e illuminata.
Fratelli, pasqualizziamoci!
In alto i cuori!
Don Enrico
Un ricordo
di Don Enrico
Vorrei iniziare a parlare dello zio Don Enrico riferendomi a quello che
ha detto Don Pietro (Parroco della Parrocchia Santi Pietro e Paolo di Arese)
in occasione della celebrazione (4 luglio 1999) della messa solenne per
il 60° anno di sacerdozio di Don Enrico Cantù:
"Un grande dono sono i sessant'anni di sacerdozio del nostro carissimo
Don Enrico Cantù: da 25 anni Vicario parrocchiale, ha operato prima nella
parrocchia Maria Aiuto dei Cristiani, ora è presenza attiva nella parrocchia
Santi Pietro e Paolo.
Di lui tutti apprezziamo il vigore apostolico, la chiarezza con cui annuncia
la Parola e la coerenza con la quale vive i valori evangelici.
Un grazie a lui per il bene operato e un grazie al Signore per avercelo
donato: tante persone specie molti giovani, non solo lo ricordano, ma hanno
ancora in lui un punto di riferimento".
Il 60° anno di sacerdozio di Don Enrico Cantù è stato celebrato anche a
Vimercate in due occasioni: la prima, assieme a Don Gianni Radice per il
suo 50° anno di sacerdozio, con la S. Messa solenne in Santuario nella ricorrenza
della festa patronale del 3 Ottobre 1999; la seconda il 12 Dicembre 1999
con la S. Messa celebrato nella chiesa dell'ospedale, assieme ad una coppia
di sposi che festeggiavano il loro 25° Anniversario di Matrimonio.
Lo zio Don Enrico ha messo in pratica in modo esemplare la sua vocazione
di Sacerdote Salesiano: Don Bosco e la Madonna, alla quale era molto devoto,
erano sempre presenti nei suoi discorsi.
Sapeva trasmettere la Parola di Dio con entusiasmo, semplicità, competenza
e con quel calore umano che riusciva a coinvolgere tutti (e tutti lo ascoltavano
con attenzione!); aveva una parola, un messaggio personale da trasmettere
ad ogni ricorrenza.
Lo zio è stato per me e per la mia famiglia un punto di riferimento, ha
celebrato gli eventi più importanti della nostra vita, il nostro matrimonio,
i battesimi delle figlie, i nostri Anniversari, il matrimonio di nostra
figlia); a lui dobbiamo molto per averci aiutati a vivere i valori cristiani
con le sue parole, il suo esempio e la sua testimonianza.
Eravamo molto legati allo zio e siamo stati vicino a lui in modo particolare
nei momenti di malattia durante i quali abbiamo apprezzato la sua umanità
e la sua attenzione verso gli altri: si preoccupava infatti più della salute
altrui che non della propria, non si lamentava delle sue condizioni fisiche.
Il suo sorriso, la sua voglia di vivere, la sua semplicità, la sua attenzione
nei nostri confronti, la sua fede, la sua umiltà, il suo saluto affettuoso
e sincero, accompagnato dal suo motto:
"IN ALTO I CUORI", rimangono per noi i ricordi più belli.
E' difficile comunque spiegare e riassumere in poche parole tutto quello
che ha fatto, la gioia, la serenità e la vitalità che ci ha trasmesso in
tanti anni di vita.
GRAZIE ZIO! e continua ad aiutarci dal cielo come hai fatto quando eri sulla
terra...
Rinaldo
Don Enrico Cantù
Vimercate (Mi) 29-01-1913
Arese (Mi) 03-04-2001
Salesiano dal 1930 - Sacerdote dal 1939
"Sono un povero uomo
che ha bisogno di tenerezza.
Sono tramonto o aurora?
vivo un passaggio vigiliare.
Nulla più mi affascina
vedo persone valide, attive, sagge.
Sento mancanza di forze fisiche e mentali.
Ho bisogno di sostegno.
Ho bisogno di calore umano.
Ho bisogno di tanta pace.
Ho bisogno di comunione.
Ho bisogno di te, o Signore!
In attesa dell'abbraccio del Padre."
(da un suo ultimo manoscritto)
VITA
DI ORATORIO: 27-29 marzo 2001
PELLEGRINAGGIO A ROMA
Ragazzi III media
Anche quest'anno i ragazzi e le ragazze di III media, con i loro educatori
e le loro educatrici, nel cammino verso la loro Professione di fede, hanno
vissuto la forte esperienza del PELLEGRINAGGIO A ROMA, insieme a circa 300
loro coetanei delle Parrocchie del decanato di Vimercate. Numeroso ed allegro
il nostro gruppo di Vimercate.
Il programma si è svolto regolarmente e con serenità: partenza a sera inoltrata
del martedì; viaggio verso Roma in bus durante la notte; arrivo e colazione
a Roma nella prima mattinata del mercoledì; a Basilica vaticana chiusa al
pubblico a motivo delle esigenze di sicurezza in vista dell'Udienza Generale
del Santo Padre in Piazza, i nostri ragazzi sono entrati in territorio vaticano
dal portone del S.Uffizio e sono entrati nella Patriarcale Basilica di San
Pietro dalla "porta della preghiera"; alle 7.00 don Vittorio ha
presieduto la celebrazione Eucaristica concelebrata da altri 7 Vicari Parrocchiali
del decanato in Basilica, all'altare della Cattedra; in mattinata poi la
partecipazione dei ragazzi all'Udienza Generale del Papa in Piazza S. Pietro:
il Papa ha iniziato in quel mercoledì le sue catechesi sul tema della preghiera
dei Salmi; al termine dell'Udienza il pranzo al sacco sotto il colonnato
di S. Pietro; nel pomeriggio una passeggiata nel centro storico di Roma,
guidati dagli educatori, per ammirare le bellezze di Roma; a sera cena e
pernottamento presso il monastero dei Padri Carmelitani; giovedì mattina
la visita alle catacombe di S. Callisto con la celebrazione della S.Messa
nella memoria dei martiri; pranzo e trasferimento ad Orvieto; in Duomo la
celebrazione conclusiva con la consegna a ciascuno del tau. Rientro a Vimercate
a sera tarda. Programma denso e ben svolto, anche grazie al buon comportamento
complessivo dei ragazzi.
Quest'anno abbiamo anche avuto la gioia di un regalo eccezionale: al termine
dell'Udienza Generale (seguita dai ragazzi in un posto d'onore, vicinissimi
al Papa, sul sagrato, proprio accanto al palco pontificio) i cerimonieri
pontifici hanno invitato il nostro gruppo a schierarsi sui gradini del sagrato
di S. Pietro per delle foto con il Papa. Tra la nostra enorme commozione
ed emozione il Papa i è avvicinato a ciascuno: tutti i ragazzi hanno la
fortuna di una bella foto ricordo di questo incontro straordinario e memorabile.
Avvicinatosi a don Vittorio il Papa ha chiesto informazioni, ha assicurato
il dono di una preghiera, ha benedetto i ragazzi e le loro famiglie. Nel
discorso ufficiale aveva già detto il Papa: "saluto in particolare
gli adolescenti del decanato di Vimercate dell'Arcidiocesi di Milano, venuti
per la loro Professione di fede. Carissimi, vivete appieno la consacrazione
ricevuta nei sacramenti del Battesimo e della Cresima e siate sempre autentici
testimoni di Cristo, che è morto e risorto per noi". Un evento straordinario,
inatteso, che ci ha fatto ancor più gustare la gioia di essere discepoli
di Gesù nella Chiesa.
Il tema formativo che ha accompagnati i ragazzi di III media in questo loro
pellegrinaggio a Roma in preparazione alla Professione di fede è stato "costruire
la casa sulla roccia"; invito fatto ai nostri adolescenti a costruire
la casa della propria vita sul solido, sulla roccia che è Gesù e il Suo
Vangelo. Quattro i temi suggeriti in particolare: la forza della fede; la
bella notizia del Vangelo; il coraggio della testimonianza; la gioia di
una vita cristiana serena e convinta.
Ora il cammino di questi ragazzi giunge alla tappa importante della Professione
di fede: con i loro genitori e tutta la nostra comunità cristiana vivranno
questo importate appuntamento domenica 27 maggio: entreranno così a far
parte del gruppo adolescenti e passeranno il testimone ai ragazzi di II
MEDIA. Questa estate dopo gli esami di III media potranno cominciare a fare
gli animatori del Grest ed in campeggio iniziano a far parte del II turno
dei grandi. Con settembre poi il cammino continuerà con gli incontri formativi
dell'itinerario adolescenti il martedì sera alle ore 21.00.
Don Vittorio
con gli educatori III media
VITA DI ORATORIO: 16-17 aprile 2001
PONTE DI LEGNO
Ragazzi II media
Celebrata con gioia la Pasqua, un bel gruppo di ragazzi e ragazze di II
media, accompagnati da don Vittorio, Madre Maria e i loro educatori, sono
partiti per Ponte di Legno per la loro annuale due-giorni. Una proposta
forte ed allegra di... vita di gruppo, amicizia, gioco, allegria; ma anche
di... preghiera, riflessione, formazione, confronto, educazione.
Don Vittorio ha approfittato di questa occasione e di questo tempo per proporre
ai ragazzi alcune riflessioni formative: il concetto di "individuo";
il concetto di "persona"; l'importanza delle relazioni: dalla
loro serenità e bontà dipende la qualità e la realizzazione della vita;
tre soprattutto le relazioni fondamentali costitutive da educare e curare:
avere una buona relazione con se stessi; avere una buona relazione con gli
altri; avere una buona relazione con Dio. Con se stessi: la scoperta delle
proprie "caratteristiche" con i loro risvolti positivi e negativi
e l'impegno a "frugare nelle tasche della vita" per trovare ed
usare i propri talenti, certi che a ciascuno è stato regalato il necessario
per farcela, per riuscire. Con gli altri: soprattutto impegnandosi ad essere
sinceri ed aperti coi genitori; attenti e prudenti nella scelta delle compagnie
degli amici.
Con Dio: La Messa ci aiuta a trovare le parole giuste per parlare con Dio;
chiedere scusa, chiedere aiuto; promettere e offrire; ringraziare. Molto
attenta e laboriosa la partecipazione dei ragazzi anche a questi brevi e
semplici momenti di proposta formativa, bellissima la partecipazione alla
S. Messa finale, nella quale ciascuno ha avuto più ruoli personali attivi
di coinvolgimento. Un gruppo bello, educato, numeroso, affiatato... molto
promettente... il cammino continua!
Torna al sommario
Il 25 Marzo 2001, solennità dell'Annunciazione
del Signore, si è tenuta a Vimercate, organizzata dal CAV di via de Castillia
2 la seconda veglia decanale per la vita, alla quale hanno partecipato marciando
per le vie della nostra città diverse centinaia di persone.
Una foto e una riflessione ci aiutano a ricordare una bella sera di testimonianze
e di preghiere e dare impulso al nostro impegno per una cultura in cui ci
sia al centro il rispetto e la promozione di ogni vita umana innocente.
"Sono qui, siamo qui. Non siamo riusciti a custodire il dono più grande
del Creatore; siamo un'umanità che ancora deve ricorrere a Lui, per difendere
dal male ciò che Lui ha protetto fin dal principio, con una tenerezza infinita,
quel regalo ancora misterioso, eppure così chiaro, così bello, così fondamentale
da prevedere anche un automatismo biologico di difesa.
"Signore della Vita, dacci la forza di amare e far amare la vita!"
E' un grido che mi scava dentro, rivelando in me la miseria e l'angoscia
trasmesse dall'appartenenza, dalla fraternità con un mondo che rifiuta,
che svilisce, che uccide, che dimentica, per poi galleggiare sull'insipienza,
sul vuoto che inaridisce e sull'asfissia progressiva di coscienze e dignità
.
Preghiamo con le parole del papa.
O Maria,
aurora del mondo nuovo,
Madre dei viventi,
affidiamo a te la causa della vita"
Carmen
Il
tema
Il sostegno economico
alla chiesa italiana
"Scusi, prof. abbiamo studiato
che dopo il concilio di Trento fu vietato di sommare i benefici ecclesiastici.
Ci può spiegare cosa vuol dire?"
Già, è difficile capire qualcosa che non c'è più. L'epoca dei benefici,
ma anche quella della "congrua" è finita, come si sostiene dunque
economicamente la Chiesa italiana?
"Prende i soldi dallo Stato". "Ma va' sarà il Vaticano!".
Errore: né l'uno né l'altro. La chiesa italiana è sostenuta dalle libere
erogazioni dei fedeli e di tutti quelli che apprezzano il suo impegno sociale.
In seguito all'ultimo concordato, lo stato Italiano non versa più soldi
alla Chiesa Cattolica, semplicemente ne favorisce la raccolta di offerte
attraverso due modalità, che pur non essendo recentissime, meritano di essere
illustrate ancora.
La prima sono le offerte a favore del sostentamento del clero, che sono
state rese deducibili dalle tasse. E' possibile ritirare in parrocchia o
in altri luoghi l'apposito bollettino postale.
La seconda , la possibilità di indirizzare l'otto per mille della propria
dichiarazione dei redditi alle finalità di culto e di carità della chiesa
italiana. Questa seconda modalità, non chiede un ulteriore impegno economico
a chi la sottoscrive, perché si tratta di una somma che si paga comunque,
a qualunque ente la si voglia devolvere. Occorre però ricordarsi di mettere
la propria firma nella relativa casella del CUD, del modello UNICO o del
730; tale firma non è obbligatoria, ma è bene non dimenticarsi di una pratica
così semplice e che non costa niente.
Tutti possono trovare indicazioni più precise presso la nostra segreteria
parrocchiale o presso il proprio fiscalista.
In queste pagine trovate riflessioni, ma soprattutto notizie aggiornate
e interessanti su queste forme con cui i fedeli vivono una certa comunione
dei beni che è sempre stata una nota della chiesa dalle origini fino ad
oggi.
I valori religiosi e civili dell'Otto per mille
di LUIGI MISTO'
A dodici anni dall'entrata in vigore del nuovo sistema di sostegno economico
alla Chiesa, possiamo affermare che la partecipazione di cittadini e fedeli
attraverso la firma dell'Otto per mille, dal punto di vista ecclesiale ha
prodotto una maturazione complessiva: i valori connessi con questo semplice
ma significativo gesto hanno fatto emergere un'immagine e una realtà di
Chiesa più conforme alla sua natura profonda, e maggiormente in linea con
la buona novella del Vangelo: una Chiesa, cioè, più credibile. La revisione
concordataria, infatti, non offre più nulla di precostituito, di previamente
garantito: lo Stato non versa più neppure una lira alla Chiesa automaticamente,
ma predispone un canale attraverso cui si può sovvenire alle necessità ecclesiali,
a partire anche dal valore sociale che la presenza e l'azione della Chiesa
rivestono in Italia. Tutto ciò consente alla Chiesa di inserirsi più direttamente
nella società per far lievitare tutti i valori dello spirito umano, per
"guadagnare" sul campo fiducia e condivisione della sua esperienza.
In tal modo la Chiesa recupera nel modo migliore il bene supremo della sua
libertà. A partire da questo valore di fondo, possiamo rilevare altri significativi
valori civili connessi con la firma dell'Otto per mille: in primo luogo
la possibilità data a tutti, non soltanto ai fedeli, di destinare una quota
delle tasse dovute allo Stato, per una finalità particolare come quella
del sostegno alle iniziative pastorali, di culto, di evangelizzazione e
di carità della Chiesa cattolica. In secondo luogo si tratta di uno strumento
di democrazia e di libertà fiscale, in quanto consente ai cittadini di stabilire
direttamente come finalizzare le proprie imposte. In terzo luogo va sottolineata
l'apertura alle necessità di altri popoli e di altre nazioni, in quanto
la Chiesa cattolica destina parte dell'Otto per mille all'aiuto ai Paesi
del terzo mondo. Ancora, si tratta di una valorizzazione del pluralismo
religioso, perché si può destinare l'Otto per mille anche ad altre confessioni
religiose che hanno stretto accordi con lo Stato. Da ultimo la firma è anche
un prezioso stimolo alla Chiesa cattolica stessa perché, con coerenza e
trasparenza, dimostri di vivere davvero ciò che predica. Altrettanto valide
sono le motivazioni strettamente ecclesiali: si tratta, infatti, per i fedeli
di un gesto coerente con la propria fede, di un'occasione per partecipare
alle attività caritative, religiose e di pace che la Chiesa svolge in Italia
e nel mondo.
Le cifre del bilancio 2000: culto,
clero e carità
di FRANCESCO TORRACA
La ripartizione dei fondi assegnati alla Chiesa cattolica per l'anno 2000,
pari a 1.229 miliardi, copre le tre finalità previste dalla legge: esigenze
di culto della popolazione, interventi caritativi in Italia e nel Terzo
mondo, sostentamento del clero. C'è subito da notare come in questi anni
oltre l'80% degli italiani hanno scelto la Chiesa cattolica nella firma
dell'8 per mille. Una percentuale che mostra un coinvolgimento amplissimo
nell'aiuto economico alla comunità cattolica nazionale. Ma le entrate del
2000 sono state inferiori a quelle dell'anno precedente, che avevano fatto
registrare assegnazioni totali pari a 1.463 miliardi a causa della conclusione
dei conguagli straordinari relativi al triennio 1990-92. Come emerge dalla
tabella, le molteplici voci coperte con i fondi dell'Otto per mille si possono
dividere in ben nove capitoli principali. Alle 227 diocesi italiane, per
il culto e le attività pastorali, si è passati dall'erogazione di 35 miliardi
nel 1990 ai 229 miliardi del 2000. Tra le spese delle diocesi per il culto
e la pastorale, le più rilevanti risultano essere quelle per interventi
di tipo edilizio (cioè la conservazione e il restauro degli edifici già
esistenti) con il 39%, seguite dalle attività delle curie e dei centri pastorali
(15%) e dai fondi (13%) a sostegno della formazione religiosa. Un capitolo
a parte è quello per le nuove chiese, che comprende anche gli interventi
a favore delle case canoniche del Mezzogiorno con 224 progetti finanziati
nel '99. Come ricordato, sulla Chiesa italiana grava anche la responsabilità
dell'immenso patrimonio artistico religioso. Sono stati 405 i miliardi complessivamente
stanziati per tutelare questo patrimonio. In costante crescita anche il
capitolo dei fondi per gli interventi caritativi. Si è passati dagli iniziali
20 miliardi del '90 agli attuali 126, destinati alle diverse diocesi. Sempre
nell'ambito delle iniziative di solidarietà spicca l'impegno della Chiesa
italiana in favore dei Paesi in via di sviluppo. Anche qui il decennio trascorso
può testimoniare il crescente impegno anche economico in favore dei drammi
dei tre quarti dell'umanità, con un progressivo maggior coinvolgimento economico,
passato dai 30 miliardi del 1990 agli attuali 105. Fondi che si sono concretizzati
finora in 4.369 progetti approvati e finanziati dalla Cei attraverso il
suo Comitato per gli interventi caritativi a favore del Terzo mondo. Gli
ambiti di impegno sostenuti in questi anni in tutte le zone del pianeta
sono stati quelli scolastico, sanitario e della promozione umana.
Ultimo, ma non certo per importanza, il capitolo dedicato al sostentamento
del clero. Nel 2000 sono stati stanziati 549 miliardi a sostegno dei circa
38mila sacerdoti, compresi gli anziani e i malati.
Credibilità, fiducia, coerenza con i propri insegnamenti, trasparenza nella
gestione dei fondi. Dietro il sostegno economico alla Chiesa
c'è tutto questo.
Vediamo perché.
Tra gli oneri deducibili
anche la tua offerta
Tutti coloro che hanno effettuato un'offerta dal 1° gennaio al 31 dicembre
2000, possono portarla in deduzione, se vogliono, nella dichiarazione dei
redditi di quest'anno (modello 730 o Unico). Nel quadro degli oneri deducibili,
c'è un apposito rigo, che reca la scritta "Offerte a favore di Istituzioni
religiose". La somma versata va iscritta lì, sommandola poi a tutti
gli altri oneri interamente deducibili.
Torna al sommario
Terza
Età: Lettera del Santo Padre
Giovanni Paolo II agli Anziani
(quinta parte)
Gli anziani
nella Sacra Scrittura
"La giovinezza e i capelli neri sono un soffio", osserva Qoelet
(11, 10). La Bibbia non si esime dal richiamare l'attenzione, talora con
schietto realismo, sulla caducità della vita e sul tempo che scorre inesorabilmente:
"Vanità delle vanità [...] vanità delle vanità, tutto è vanità"
(Qo 1, 2): chi non conosce il severo ammonimento dell'antico Sapiente? Lo
comprendiamo specialmente noi anziani, ammaestrati dall'esperienza.
Nonostante questo disincantato realismo, la Scrittura conserva una visione
molto positiva del valore della vita. L'uomo resta sempre fatto a "immagine
di Dio" (cfr Gn 1, 26) ed ogni età ha la sua bellezza e i suoi compiti.
L'età avanzata trova, anzi, nella parola di Dio una grande considerazione
al punto che la longevità è vista come segno della benevolenza divina (cfr
Gn 11, 10-32). Con Abramo, uomo di cui viene sottolineato il privilegio
dell'anzianità, questa benevolenza assume il volto di una promessa: "Farò
di te un grande popolo e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e diventerai
una benedizione. Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno
maledirò ed in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra"
(Gn 12, 2-3). Accanto a lui c'è Sara, la donna che vede il proprio corpo
invecchiare, ma che sperimenta nel limite della carne ormai sfiorita la
potenza di Dio che supplisce all'umana insufficienza.
Anziano è Mosè, quando Dio gli affida la missione di far uscire il popolo
eletto dall'Egitto. Le grandi opere che per mandato del Signore egli compie
in favore di Israele non occupano gli anni della giovinezza, ma della vecchiaia.
Tra altri esempi offerti da anziani, vorrei citare la vicenda di Tobi, il
quale con umiltà e coraggio si impegna ad osservare la legge di Dio, ad
aiutare i bisognosi, a sopportare con pazienza la cecità fino a sperimentare
l'intervento risolutore dell'angelo di Dio (cfr Tb 3, 16-17); ed ancora
quella di Eleazaro, il cui martirio è testimonianza di singolare generosità
e fortezza (cfr 2 Mac 6, 18-31).
LA FESTA DEI BIMBI
BATTEZZATI LO SCORSO ANNO
Per la quarta volta, domenica 22 aprile, in una giornata di sole primaverile,
si è svolta al centro Paolo VI l'incontro di Monsignor Prevosto e le catechiste
del Battesimo dei bimbi battezzati lo scorso anno con i loro genitori e
familiari. E' un modo per riscoprire la bellezza del dono del Battesimo
l'unione tra coniugi, l'unione tra genitori e figli e il valore educativo
insostituibile della famiglia. Vi trascriviamo le lettere giunteci dopo
questa giornata.
Domenica 22 aprile abbiamo
partecipato con gioia alla festa organizzata dalla parrocchia per le famiglie
dei bambini battezzati lo scorso anno. Dopo aver compiuto alcuni gesti significativi,
come il riempire un albero di fiori col nome di ogni bambino, lo scambiarsi
il bacio della pace ed un momento di preghiera, la bella giornata ci ha
permesso di trascorrere in allegria il resto del pomeriggio in giardino,
dove assieme ad un rinfresco a base di torte, le catechiste ed i musicisti
hanno dato vita a canti e giochi. E' stato bello potersi incontrare tra
famiglie e scambiare quattro chiacchiere, mentre i bimbi, circa della stessa
età, hanno potuto divertirsi in compagnia. Centrale è stato l'intervento
di don Giuseppe, che ha sottolineato l'importanza dell'amore coniugale dal
quale può nascere una nuova vita, ma soprattutto deve essere la base di
una famiglia armoniosa ed una serena crescita dei figli. La giornata si
è conclusa con il dono da parte degli organizzatori di un vasetto di fiori
come ricordo della bella domenica trascorsa insieme e come simbolo di crescita
familiare. Un ringraziamento va sicuramente alle catechiste che hanno organizzato
il tutto, permettendoci così di fermare per qualche ora il ritmo frenetico
della nostra vita (scandito ormai da lavoro, pannolini, pianti notturni,
ma anche da sorrisi, gioie, emozioni), dandoci modo di riflettere ancora
una volta sul significato del Battesimo e dell'importanza di un costruttivo
cammino di fede familiare. (Una famiglia)
L'incontro con i bambini
battezzati ed i loro genitori ha rappresentato una ideale continuazione
della vita cristiana di queste famiglie, iniziata con l'ingresso nella comunità
"cristiana dei bimbi" tramite il battesimo. Momento, quello odierno,
che ha la doppia valenza di verifica e riconferma dei propositi manifestati
durante il Battesimo e di riflessione e di focalizzazione del dono della
maternità e paternità concessa a noi da Dio Padre. In questa lieta occasione
la comunità cristiana ha manifestato tramite Monsignor Ponzini, le catechiste
e gli animatori, il suo affetto nei confronti dei bimbi e delle loro famiglie
con la semplicità che da sempre contraddistingue la comunità cristiana.
Ringrazio pertanto Mons. Ponzini, le catechiste e gli animatori che hanno
organizzato questo incontro. (Il papà di Maria Vittorina)
Ogni bimbo che nasce è un grande dono del Signore per papà e mamma
ma anche per la comunità parrocchiale, che ha da subito voluto essere vicino
alle famiglie nel momento importante del battesimo dei loro figli. E' stato
bello e simpatico l'aver creato l'occasione per continuare ad esserci vicini
in questo cammino di vita e di fede appena iniziato. Un pomeriggio domenicale
ben riuscito grazie all'atmosfera serena e gioiosa che tutti insieme catechisti,
animatori, sacerdoti, bambini e genitori hanno saputo realizzare. Un interessante
spunto di riflessione dato da don Giuseppe è stato il richiamo ai genitori
a mantenere sempre vivo l'amore tra loro per poter "meglio" amare
i propri figli. (Un papà e una mamma)
Queste ed altre lettere ricevute dimostrano come è sentito nelle nostre
famiglie il bisogno di incontrarsi sia per fare esperienza di comunità ecclesiale
sia per fare comunione tra di noi nella preghiera, nella gioia, nella condivisione
e nel mettere in comune problemi e risoluzioni nella luce del Vangelo di
Cristo risorto. Un grazie a tutti i partecipanti e un grosso grazie alle
Catechiste ed agli animatori.
Torna
al sommario
BICE
MOLINA CREMAGNANI
Memoria nel 50° della morte
Il 23 maggio del 1951, tra gli anziani e i piccoli orfani della sua "
Casa Famiglia San Giuseppe", or sono cinquant'anni, Bice Molina Cremagnani,
ci lasciava tra il rimpianto e la commozione unanime.
Nata a Treviglio il 21.2.1875, si stabilì a Vimercate nel 1897 con il marito
Dott. Giuseppe Cremagnani, medico condotto dal 1897 al 1933. Giuseppe Cremagnani,
esempio e sprone alla moglie, indimenticabile figura vimercatese al servizio
dei più umili e dei bisognosi, portò nelle sue opere quella rettitudine
di giudizio che lo resero caro e stimato da tutti.
Di Bice Cremagnani così scrisse a memoria il Prevosto Monsignor Giuseppe
Balconi su Parola Amica.
"Si dedicò ad opere di bene pubbliche e private: spiegazioni della
Dottrina Cristiana con cultura religiosa vastissima e settimane per le giovani
e le madri. Priora del Terz'Ordine di San Francesco. Fondatrice ed anima
della Buona Stampa a Vimercate, fu preziosa collaboratrice di Parola Amica;
basta dare uno sguardo alle diverse annate per conoscere quanto vi ha scritto
e con quanta cultura.
Fondatrice a Vimercate di varie Associazioni. Dio sa quanto a lei debbano:
La Gioventù Femminile di Azione Cattolica, di cui fu Delegata di Plaga;
l'Associazione Donne di Azione Cattolica, anche qui Delegata di Plaga (per
la fondazione di queste aveva ricevuto il mandato dallo stesso Cardinal
Ferrari); I'Ass. Madri e Vedove dei Caduti; I'Ass. Maternità ed Infanzia;
I'Ass. San Vincenzo; I'Ass. Protezione della Giovane. Fece parte per molti
anni del Consiglio Diocesano. Tenne numerose Settimane della Madre in tutti
i paesi della Plaga. Guidò parecchi pellegrinaggi. Organizzò corsi di Ritiri
Spirituali a Tradate ed altri per Oblati di Cristo Re di cui era Priora.
Fondò, alla fine del 1945, la Casa Famiglia San Giuseppe, opera veramente
provvidenziale.
Mise davvero a profitto le eccezionali doti di mente e di cuore che Dio
aveva dato a lei. Nelle tribolazioni e le incomprensioni che mai mancano,
mostrò un animo forte e generoso. Si era proposta come modello il Divin
Maestro.
Attinse la forza, l'entusiasmo, la perseveranza e la dimenticanza di se
stessa nel sacrificarsi per gli altri, dalla S.S. Eucaristia, dalla devozione
alla Beata Vergine e dall'amore alla vita interiore e alla più profonda
pietà."
Monsignor Giuseppe Ponzini, domenica 27 maggio, celebrerà la S. Messa in
suffragio, alle ore 8,30.
Giuse Carini
Torna
al sommario
Makima 19 dicembre 2000
Rev.Don Giuseppe,
dal mio rientro in Kenia
nel dicembre 1999 ad oggi, la mia vita missionaria ha assunto un aspetto
di itineranza.
Dopo 23 anni di servizio al Nazareth Hospital situato a circa 2100 metri
di altezza, fra le verdi colline del Kikuyu nei pressi del lago Naivasha,
dove la mia giornata era a tempo pieno messa a disposizione del "Family
Life", mi sono trovata sbalzata sulla costa dell'Oceano Indiano, nella
Missione di Likoni, nelle adiacenze del porto di Mombasa. La mia permanenza
durò poco più di quattro mesi. Mi era stato affidato l'incarico di lavorare
in dispensario ma con ruoli diversi dal solito. La mia presenza non doveva
soddisfare il compito di infermiera, lasciato a persone laiche competenti,
ma testimoniare uno stile di vita evangelico che riflettesse lo stile di
Gesù.
Il mio compito dunque era di accogliere l'ammalato, interessarmi della sua
malattia instaurando così un dialogo che gradatamente finiva col toccare
i suoi problemi personali e familiari. L'ascolto e l'interesse era l'essenza
dell'incontro e la comprensione veniva di conseguenza. In tal modo il mio
contatto con i Mussulmani, percentuale alta lungo la costa, è stato molto
costruttivo. Dialogo e fiducia reciproca hanno contribuito ad intessere
rapporti fraterni, e affidavano volentieri alla Suora le loro ansie e difficoltà.
Ma dal settembre scorso mi trovo a Makima, zona sperduta nella savana dell'Enulu,
attraversata dal fiume Tana. E' area pre-desertica, povera, dimenticata:
vi è solo ricchezza di spine e quarzo, con l'indesiderata presenza di scorpioni
e serpenti per lo più velenosi. Anche il fiume Tana contribuisce ad aumentare
la precarietà e la durezza della vita con la voracità dei suoi abitanti:
i coccodrilli. Molte persone per imprudenza vengono divorate. Il sole poi
fa sentire che è un'enorme palla di fuoco e la testa brucia sotto i suoi
raggi. Molte volte le piogge falliscono oppure sono insufficienti per estinguere
l'arsura della terra. I raccolti sono scarsi.
Questa è in grosso modo la descrizione dell'ambiente dove vivo. Ora passo
ad altro. Desidero condividere il significato della nostra presenza di religiose
missionarie in questa terra inospitale e arida sotto molti aspetti. Vi coabitano
quattro tribù le quali manifestano l'irrequietezza del loro temperamento
bellicoso e la difficoltà di digerire la presenza reciproca. Conclusione:
lotte, sino a che il più forte alla fine prevarrà!
I cattolici sono solo l'8%, molti gli animisti e sette religiose.
I valori del Vangelo non sono ancora stati assorbiti. La maggioranza di
questa popolazione è ancora legata ad usanze ed abitudini della propria
tradizione ancestrale. Si seguono ancora sistemi dell'antico testamento:
es. scambio di mogli e se la donna non potesse avere figli può acquistare
una ragazza che diventa sua schiava, con l'incarico di generare figli che
automaticamente passano in proprietà della padrona. I figli subiscono conseguenze
psicologiche gravi.
E' solo da due mesi che sono in questa missione e mi sto "inculturando".
La gente è buona con i missionari, è semplice, educata, recettiva e rispettosa
nei nostri confronti. Sono loro che ci hanno richieste. Ma lo stile di questa
missione è diverso dal consueto.
La nostra comunità è presente dal 1995, non abbiamo opere specifiche ma
la nostra presenza "è in risposta ai bisogni del territorio stesso
utilizzando le risorse che sul territorio sono presenti". E' la così
detta "nuova evangelizzazione".
Nelle nostre mani è stato messo il Vangelo e la testimonianza che dobbiamo
a Gesù davanti a tutti. E' condivisione di vita con la gente del posto,
è un cammino insieme nella fede. Siamo convinte che la gente oggi "prima
che dei maestri, cerca dei testimoni". Ha bisogno di essere capita
nei suoi problemi da persone che "sanno attingere dal Vangelo i criteri
per capire la storia ed è necessario ritornare ad una concezione molto più
spirituale, più evangelica. Non il fare apostolico, ma il Vangelo vissuto
e poi messo a disposizione, fraternamente e con la testimonianza della vita
per quelli che incontriamo o vengono da noi".
Così ci viene consigliato di fare.
Vedo riflesso in un articolo scritto su di un giornale cattolico quello
che stiamo realizzando nella nostra comunità di Makima: "il profetismo
sarà quello del vento leggero di Elia, quello dell'orcio per l'olio della
vedova del profeta Eliseo; il profetismo della quotidianità, dell'andare
nelle case del popolo, del vivere con lui al suo ritmo, rafforzare la sua
speranza e la sua fede". Ed è così che qui abbiamo il dovere di annunciare
il Vangelo ai più dimenticati ed esclusi della società, affinché giungano
ad una vita conforme alla dignità dei figli di Dio.
Le prometto, Don Giuseppe, che appena sarò ambientata e rotto l'incognita
di ciò che mi attende, Le comunicherò le mie esperienze. Ora, in collaborazione
con gli aiuti internazionali, siamo occupate a sfamare questa gente che
muore dalla fame per la prolungata siccità. Sono però incominciate le piogge
e la speranza di ripresa è forte.
Forse mi sono dilungata un poco a lungo, ma ho desiderato farLa partecipe
delle nuove sfide che si stanno aprendo nel mondo missionario. Se devo essere
sincera qualche volta sento questa sfida pesante, dura, e se dovessi seguire
l'istinto naturale, non esiterei a tagliare la corda. Ma questa è una scelta
e devo essere fedele sino alla fine, nonostante tutto. Per questo mi affido
al ricordo della sua preghiera. Colgo l'occasione per porgerLe intensi auguri
natalizi ed esprimere la mia gratitudine per le attenzioni che ha mostrato
nei miei confronti e per l'attività missionaria, durante il mio soggiorno
a casa.
Assicuro il mio quotidiano ricordo nella preghiera.
Buon Anno! Con ossequi
sr. Lucietta Colombo
Missionaria della Consolata
Torna al sommario
Venerdì 1 giugno 2001 - Chiesa di Santo Stefano
La libreria Il Gabbiano propone la rappresentazione de:
L'AVVENTURA DI UN POVERO CRISTIANO
di Ignazio Silone - adattamento e regia di Mario Ventura
L'avventura di un povero cristiano è l'ultimo libro di Ignazio Silone, opera
vincitrice del Premio Campiello nel 1968. Per conferire maggior efficacia
al testo lo scrittore scelse la forma teatrale, da lui poco frequentata.
E' un teatro di idee e di contrasti: giganteggiano Celestino V e Bonifacio
VIII, papi che incarnano le due anime del Medioevo, ma che sono figure dell'uomo
di sempre chiamato a scegliere tra libertà e potere, tra vangelo e istituzione,
tra coscienza e convenienza.
Definendosi un "socialista senza partito e un cristiano senza Chiesa"
Silone si presentava come uno dei più alti rappresentanti di un "socialismo
cristiano" fatto di pietà e rigore, che doveva trovare nobile e puntuale
espressione nella figura di fra Pietro Angelerio, poi Celestino V, protagonista
de L'avventura di un povero cristiano. Il dramma ripropone un dissidio attualissimo
tra verità della persona e ipocrisia istituzionale del Potere (qualunque
forma esso assuma).
Nella riduzione a cura di Mario Ventura, pubblicata dall'editrice Ancora,
pur nella soppressione di molti personaggi, il "cuore" del dramma
sopravvive, soprattutto nelle scene riguardanti Celestino V e Bonifacio
VIII. Si è scelto di dare vigore alla dimensione popolare, tanto cara a
Silone, specie nei personaggi di Concetta e del Banditore, quale omaggio
di Silone per la sua terra. Celestino parla, a volte, come un "monologante",
rivolgendosi al pubblico col suo linguaggio asciutto, ironico, dolce e ruvido,
da montanaro eremita.
La maggior licenza scenica riguarda l'invenzione (naturalmente a partire
dal testo) dei due personaggi denominati "figuri": sono voci indiscrete
di retori e cortigiani, quasi ombre. Essi danno modo di conoscere lo svolgimento
dei fatti in alcuni momenti: "cronisti" maldicenti, mormoratori,
a volte calunniatori rossiniani, "venticelli", questi figuri captano
nell'aria voci, umori, notizie sparse qua e là e le amplificano: vestiti
di un lungo mantello nero con cappuccio, con una maschera bianca, neutra,
impersonale, proprio come quelli che mormorano ed agiscono non visti. Nonostante
questo loro costume inquietante essi risultano in scena coloriti e divertenti,
anzi spassosi, veri commedianti consumati.
Mario Ventura, attore e regista che si è formato alla scuola di Giorgio
Strehler, curando l'adattamento del testo, ha saputo comunque conservare
le linee portanti che costituiscono il cuore del dramma e lo rendono sempre
attuale.
Questa rappresentazione rientra nel progetto teatrale "Ordet",
che si propone la rielaborazione, la realizzazione e la messa in scena di
una serie di cinque opere in cinque anni, che permetta di ridare alla grande
drammaturgia che ha trattato "temi cristiani", vigore e presenza
nell'ambito della cultura attuale.
Informazioni e prevendita
biglietti presso la libreria.
Torna al sommario
Sapere
aude - il coraggio del sapere
Aromi, fragranze, odori
hotrienolo
Nella nostra tesi sperimentale, ho lavorato, infatti, in coppia con Giuseppe
La Bella, abbiamo preso in esame i meccanismi con i quali la natura comunica
attraverso gli odori; in altre parole abbiamo esaminato come la natura ci
circonda di una quantità sorprendente di stimoli olfattivi, grazie ai quali
associamo gli oggetti, gli alimenti, praticamente ogni cosa con la fragranza
o l'aroma corrispondente (generalmente definiamo fragranza una molecola
in grado di stimolare il senso dell'olfatto, mentre l'aroma è una sensazione
più complessa, che coinvolge sia il senso del gusto, che, come sperimentiamo
tutti i giorni, quello dell'olfatto). Le modalità con cui questo avviene
risulta ancora molto oscuro e, nonostante i numerosi studi sull'argomento,
ancora molte cose sono da definire a riguardo. Vi sono stati molti tentativi,
inoltre, di correlare la struttura di una molecola e il suo aroma, tuttavia
non si è arrivati a definire dei buoni modelli; ciò che risulta fattibile,
abbastanza agevolmente, è dare una classificazione delle differenti fragranze,
anche se questa non è univoca e, generalmente, ogni equipe di studiosi ne
possiede una (ad esempio una di quelle viste utilizza le seguenti note:
fruttata, verde, marina, floreale, speziata, legnosa, ambrata e muschiata).
Partendo dall'analisi dell'aroma di pesca matura, riprodotto industrialmente
in maniera molto efficiente (si pensi, infatti, alle molte formulazioni
che vengono impiegate nei diversi tipi di the alla pesca), si è considerato
l'alcool trienico hotrienolo, alcool C10 trovato per la prima volta nelle
foglie e nei frutti del mandarino cinese (che in cinese si dice Ho, da cui
il nome di tale molecola), e si è studiata una sua sintesi da linalolo,
anch'esso alcool terpenico, che viene ottenuto industrialmente dal pinene,
sottoprodotto della lavorazione del legno per l'ottenimento della cellulosa.
L'interesse per l'hotrienolo deriva dal fatto che questo composto contribuisce
grandemente a caratterizzare, nella formulazione industriale, l'aroma di
pesche in scatola.
La sintesi chimica dell'hotrienolo con metodi fotochimici ha permesso di
individuare, attraverso un'inattesa reazione di degradazione decisamente
fortuita, I'aldeide C7 che caratterizza l'olio di davana (un olio proveniente
dall'India, utilizzato per aromatizzare il tabacco e prodotto nell'ordine
delle 3000 tonnellate all'anno). Sono stati studiati gli acetali derivati
da questa aldeide con alcooli differenti ed abbiamo ottenuto la valutazione
organolettica dei medesimi, effettuata da profumieri esperti che lavorano
per la Givaudan.
In conclusione, possiamo dire che abbiamo avuto modo di esplorare, fra le
molte cose, il mondo affascinante del messaggio odoroso, la cui comprensione
è di eccezionale importanza dal punto di vista pratico, nell'industria degli
aromi e delle fragranze. Infine, abbiamo potuto entrare in contatto col
mondo della ricerca universitaria, coi suoi pregi e i suoi difetti.
Marco Redaelli
Torna al sommario
![]() |
![]() |
||
![]() |
|||
![]() |
|||
![]() |
|||