La parola del Parroco: I NOSTRI
RAGAZZI, I NOSTRI GIOVANI
La parola del Parroco
I NOSTRI RAGAZZI
I NOSTRI GIOVANI
Carissimi Parrocchiani,
in questi giorni sono stato
coinvolto in diversi modi nella nostra realtà giovanile e desidero condividere
con voi le belle impressioni che ho ricevuto.
Appena terminate le scuole tutti abbiamo visto gruppi di ragazzi e specialmente
di ragazze a passeggio con il gelato in mano. Non era il solito gelatino,
ma un gelato "liberatorio", gustato in compagnia con tutta la serenità
e l'intensità di chi si vede davanti una vacanza dorata e infinita... Non
sarà proprio così, evidentemente, ma è comprensibile e bello che dopo un anno
scolastico, che è pur sempre un anno in cui questi ragazzi hanno dovuto studiare
e sono stati anche giudicati, essi godano di poter dire "è finita, faccio
quello che voglio!".
Comprendendo fino in fondo questo sentimento, che abbiamo vissuto anche noi
ai nostri tempi, vogliamo però, per la passione educativa che ci lega ai nostri
ragazzi, dare loro l'occasione di capire come è bello fare "liberamente"
le cose giuste della vita: giocare tanto, stare con gli amici, aiutare la
mamma, santificare il giorno del Signore, fare i compiti delle vacanze (che
sono proprio quegli esercizi scolastici che si fanno liberamente), leggere
qualche libro, pregare ogni giorno, visitare posti nuovi, imparare le lingue,
ecc.
A questa impostazione libera ma positiva della vacanza tende il GREST, che
non è tanto un parcheggio dei ragazzi per cinque giorni della settimana, ma
è anzitutto un contatto educativo con loro da parte del Sacerdote Assistente,
delle Suore e di tutti gli Animatori dell'Oratorio, per proporre una gioia
e uno stile di vacanza che sia pieno di buona volontà e di cose belle: giochi,
gite, attività manuali, tornei, escursioni nel fantastico e nel sacro, amicizia,
scoperta della natura, dell'acqua, della neve, verifica delle proprie forze
e del proprio coraggio, ecc.
Il GREST e il Campeggio sono occasioni formidabili in questa linea, ma vorrei
che lo fossero tutti i contatti di noi adulti con i ragazzi in questa estate,
a cominciare dai periodi di vacanza trascorsi con la famiglia. Chiamo quindi
anche i genitori, i nonni, gli zii a essere verso i ragazzi "propositivi"
di cose belle e nuove da fare nel tempo magico delle vacanze.
Da parte mia lunedì 11 giugno sono andato al Centro Giovanile a trovare i
ragazzi impegnati nel primo giorno del GREST: erano già numerosi e li ho trovati
bene avviati e ordinati nelle attività, come se "sapessero a memoria"
(dall'anno scorso) quello che dovevano fare. In particolare mi hanno colpito
i numerosi animatori in maglietta bianca, pieni di buona volontà: loro per
primi, che hanno scelto liberamente questo servizio educativo, realizzano
la visione positiva dell'estate e possono comunicarla ai ragazzi. Lo stesso
discorso vale per tutti quelli che saranno i capitenda e i collaboratori del
Campeggio.
Una bella impressione in questa linea l'ho ricevuta già mercoledì 13 giugno,
quando si è tenuta la seduta del Consiglio Pastorale dedicata a una verifica
della pastorale giovanile in Parrocchia e in particolare dell'unificazione
dell' attività domenicale oratoriana al Centro Giovanile. Non hanno parlato
solo Don Vittorio e M. Maria, ma anche diversi giovani responsabili di gruppo,
educatori per età e catechisti erano stati invitati a riferire. E proprio
da loro sono venute le cose più interessanti, il tono di passione, i propositi
per il futuro, la testimonianza di una incipiente passione educativa.
Nei giorni seguenti ho partecipato a due incontri diocesani nei quali si sono
passati in rassegna l'iniziativa giovanile "Sentinelle del mattino"
e le vocazioni al sacerdozio e al diaconato permanente. Vi voglio ragguagliare
anche su questi livelli diocesani della pastorale giovanile.
L'iniziativa "Sentinelle del mattino" prende il nome da una espressione
usata dal Papa nella Veglia dei Giovani a Tor Vergata e vuole appunto coinvolgere
i giovani più generosi e disponibili nello spirito della GMG, per definire
insieme (Sinodo dei Giovani) e attuare un'apertura missionaria verso i giovani
di oggi. In Diocesi le Sentinelle che hanno risposto e lavorano da un anno
sono 1800, nella nostra Parrocchia sono 5. La loro dedizione è forte e il
lavoro prosegue bene, anche se si presenta immenso. Ma non li lasceremo soli.
Nell'incontro diocesano sulle vocazioni, al quale ho partecipato in rappresentanza
della Zona Pastorale di Monza, è apparsa la perdurante scarsità di nuove vocazioni:
nel 2002 dovrebbero essere ordinati 26 sacerdoti diocesani e 13 diaconi permanenti
(sposati), cifre largamente inferiori alle necessità. Nella nostra Parrocchia
attualmente non abbiamo nessun seminarista.
Capite quindi che abbiamo molto da lavorare in questo campo e precisamente:
tutti dobbiamo pregare molto per le vocazioni (nei mesi estivi in Santuario
essendo sospesa l'Esposizione Eucaristica in S. Antonio); i genitori cristiani
possono chiedere a Dio la vocazione per i propri figli: i ragazzi e le ragazze
sono chiamati a formarsi a una convinta e coerente vita cristiana, per essere
testimoni del Signore nel mondo d'oggi.
Su queste realtà giovanili ritorneremo nell'Assemblea Parrocchiale di settembre.
Invito giovani e adulti a farmi pervenire qualche loro osservazione e suggerimento.
Vostro
Don Giuseppe
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ESTATE DEGLI ORATORI 2001
"QUAMICIGIOCO"
L'anno oratoriano 2000-2001 si è concluso con il mese di maggio, quattro incontri
di verifica e tre feste degli Oratori hanno terminato il laborioso cammino
di un anno. Con il mese di giugno sono così iniziate le proposte estive degli
oratori per i ragazzi, i giovani, le famiglie: un'estate a sei stelle, con
proposte ricche, forti e interessanti un po' per tutti.
Il motto che tutte le Diocesi della Lombardia hanno scelto e proposto per
gli oratori questa estate è "quamicigioco". Due i significati suggeriti:
"qua amici gioco" (per indicare l 'aspetto ricreativo, aggregativo,
ludico delle proposte estive oratoriane); e "qua mi ci gioco" (per
indicare l'aspetto educativo, formativo, dinamico, di coinvolgimento complessivo
della persona delle proposte estive oratoriane). E' da sempre questo il segreto
degli oratori ed anche del nostro oratorio: aggregare educando, far giocare
formando, far incontrare degli amici per coinvolgerli in una più ampia e completa
avventura di maturazione, guidata e condotta dalla sapiente passione educativa
di adulti innamorati di Dio, del Vangelo, degli uomini, della gioventù. Tenere
insieme queste due dinamiche, aggregativa e formativa, è la sfida educativa
anche di oggi, nell'equilibrato e saggio tentativo di non sacrificare mai
nessuna di queste due dinamiche. Anzi: la proposta educativa di questa estate
mira a svelare che c'è un modo di giocare che è già di per se stesso educativo,
in quanto capace di tematizzare, suggerire, alludere ai grandi significati
di vita, a prospettive di maturazione, a consigli utili e costruttivi della
personalità. In questa precisa e promettente prospettiva si situano anche
le nostre molteplici ed impegnative proposte estive.
Ma facciamo un passo indietro. La conclusione dell'anno oratoriano quest'anno
ha registrato almeno due "'nuovi" elementi significativi . Le verifiche
di fine anno e le feste degli Oratori. Le verifiche... per fare tesoro dell'esperienza,
riflettere sui dati reali del cammino fatto, guardare avanti con onesta lucidità
al cammino ancora da compiere. Le Feste... per riunire amici, esprimere gioia
e gratitudine, fare esplodere il positivo, far vedere il volto di una comunità
giovane capace di pensare, progettare, camminare, proporsi.
Le verifiche di fine anno
Sono state quattro, e tutte molto positive.
· sabato 19 maggio, presso il
Centro Giovanile, dalle ore 19.00 alle ore 21.00, tutti gli animatori, animatrici,
educatori, educatrici degli Oratori hanno verificato l'andamento dell'anno
oratoriano, soprattutto per quanto riguarda le proposte passate e future di
formazione dei formatori, di educazione della comunità Educante. Significativa
al riguardo la ripresa dei temi e delle intuizioni maturate durante la due
giorni educatori a Torino, sotto lo guardo e la protezione di San Giovanni
Bosco ("Avere un Santo vero per amico"). Si è cercato con senso
di responsabilità di guardare avanti, accordandoci per un patto educativo
esigente, dove la parola d'ordine sia: "prendere e dare!".
· Lunedì 4 giugno, presso il Centro
Paolo VI la verifica delle catechiste dell'iniziazione cristiana, alla presenza
di don Giuseppe. Si è fatto passare, in un clima di cordialità e di semplicità,
l'anno catechistico, evidenziando luci e ombre; soprattutto si è cercato di
fare memoria che è fortunato colui che ha il compito di annunciare il Vangelo,
di far incontrare-conoscere-seguire-imitare il Signore Gesù. E' proprio bello,
ed è una fortuna annunciare il Vangelo. Sono emersi utili consigli, che sapranno
far migliorare ulteriormente la proposta catechistica l'anno prossimo. L'incontro
è proseguito con la partecipazione alla S. Messa delle 18.00 in Santuario
ed una cena fraterna ed allegra delle catechiste con tutti i nostri sacerdoti
in Convento.
· Martedì 5 giugno, presso il
convento è toccato agli educatori degli oratori vivere il proprio momento
conclusivo con don Giuseppe. Bella la presenza numerosa di quasi tutti gli
educatori: una cinquantina di giovani generosi, ben disposti a servizio educativo;
una grande risorsa per il futuro della nostra comunità. Alle 20.00 la celebrazione
della S. Messa nella bellissima cappellina delle Madri al secondo piano: significative
le preghiere e gli interventi di tutti i presenti durante la preghiera. Alle
21.00 la cena fraterna ed allegra. Al termine una verifica dell'anno vissuto
insieme in Oratorio: concorde l'impressione positiva e fiduciose le prospettive
per il futuro.
· Mercoledì 13 giugno, presso
gli edifici della casa parrocchiale, la seduta del Consiglio Pastorale Parrocchiale
sulla Pastorale Giovanile. Dopo una mia ampia e articolata introduzione, sono
stati molto belli e significativi gli interventi dei giovani presenti: Laura
Valtolina ha presentato il cammino "sentinelle del mattino"; Madre
Maria Cattaneo ha raccontato l'esperienza nuova e ben riuscita del coinvolgimento
dei ragazzi e delle famiglie di I e II elementare in Quaresima; Luigia Calderini
ha presentato la relazione delle catechiste dell'iniziazione cristiana; Francesca
Zocca ha presentato il cammino formativo di II media; Luca Turturro quello
di III media; Roberta Rurale l'itinerario triennale adolescenti; Giorgio Vicenzi
ha parlato della società sportiva oratoriana DI.PO.; io ho concluso rendendo
conto delle attività domenicali oratoriane, la S. Messa al Centro Giovanile
e le attività di animazione della domenica pomeriggio con i due oratori riuniti
insieme presso il Centro Giovanile. Tutte relazioni positive e costruttive,
che hanno bene testimoniato del clima buono, laborioso e progettuale dei nostri
Oratori. Al termine alcuni buoni consigli per il futuro. Personalmente sono
rimasto molto commosso per gli interventi dei ragazzi: ho potuto notare quante
intuizioni, prospettive, sensibilità sono state di fatto trasmesse e consegnate
ai nostri giovani.
Le
feste degli Oratori
Sono state tre, e tutte e tre molto partecipate.
· domenica 20 maggio, festa al
Centro Giovanile: per la prima volta si e spostata la Festa dello Sport della
DI.PO. dal sabato pomeriggio alla domenica tutto il giorno in oratorio. Si
è voluto così sottolineare ancor più fortemente l'importanza della presenza
dell'animazione sportiva in oratorio, testimoniando una reale attuale convergenza
e comunione d'intenti dell'Assistente degli Oratori con la Presidenza ed il
consiglio Direttivo della DI.PO. Una domenica ricca di messaggi ed emozioni,
con la partecipazione di moltissima gente; soprattutto ben riusciti alcuni
momenti forti e belli: la S. Messa in cortile al mattino, animata dai canti
del coro della Messa beat dei nostri papà; le gare e i giochi, le premiazioni;
la cena comunitaria; lo spettacolo del piccolo coro La Goccia.
· Domenica 27 maggio, festa all'Oratorio
Femminile, con la compresenza di più presenze e proposte: la tradizionale
festa del Fiore; la S. Messa all'aperto animata dal coro dei giovani, con
il rito solenne della Professione di fede dei ragazzi di III media; il passaggio
del testimone e delle consegne ai ragazzi di II media; il pranzo comunitario,
i giochi e la preghiera; il ritiro per i ragazzi ed i genitori di I media
in preparazione alla Cresima. Tutti ingredienti importanti che hanno trasformato
il suggestivo ed ombreggiato cortile del Femminile in una Festa davvero molto
colorata, allegra, partecipata. Un'altra grande occasione di incontro e di
amicizia.
· Domenica3 giugno, conclusione
dell'anno catechistico. Durante l'ultima S. Messa festiva delle 10.00 nella
cappella del Centro Giovanile, gremita di ragazzi, giovani, famiglie, si è
ufficialmente concluso l'anno catechistico e oratoriano: le catechiste e gli
educatori hanno "riconsegnato" al Signore il loro mandato educativo,
tutti i gruppi di ragazzi hanno partecipato attivamente all'animazione dei
vari momenti della liturgia; i ragazzi di IV elementare hanno fatto la loro
seconda comunione solenne; al termine la consegna a tutti di un regalo, per
aiutare la preghiera in famiglia questa estate al mattino ed alla sera. Al
termine nei cortili ed in bar l'incontro semplice e cordiale dei ragazzi e
delle loro famiglie con la propria catechista o il proprio educatore. Il grande
messaggio per tutti è stato quello di rieducarci al senso dello stupore ed
alla buona abitudine della gratitudine.
Con queste quattro verifiche e tre feste degli Oratori si è concluso l'anno
oratoriano e si è dato inizio alle proposte oratoriane estive.
Un'estate veramente ricca,
a sei stelle:
· il Centro Estivo (11 giugno
- 6 luglio)
· la gita delle giovani famiglie
(24 giugno, Sacro Monte di Varese)
· il I turno del campeggio (9-20
luglio) il II turno del campeggio (20-31 luglio)
· il pellegrinaggio giovani (28-31
agosto)
· il pellegrinaggio giovani famiglie
ad Assisi (14-16 settembre)
L'adesione a tutte queste iniziative è molto buona, molto alta. Segno di grande
partecipazione e vivacità della vita oratoriana. Dopo queste iniziative e
dopo un poco di meritato riposo riprenderà a settembre il cammino ordinario.
Oltre al servizio nei nostri amati Oratori Parrocchiali, io continuerò a svolgere
anche il mio servizio in decanato, collaborando direttamente con il decano
don Giuseppe: come Assistente decanale dei Giovani di Azione Cattolica; come
membro eletto dal decanato nel Consiglio Presbiterale Diocesano; ed inizierò
anche il nuovo impegnativo incarico di Responsabile della Pastorale Giovanile
Decanale al posto di don Bruno di Arcore. Spero che tutto questo possa servire
a regalare respiro ed orizzonti più ampi e più ricchi anche alla nostra pastorale
giovanile oratoriana e parrocchiale.
"Mattone su mattone viene su la grande casa"; un passo al giorno...
Per favore: seguiteci ed accompagnateci tutti con la vostra stima, il vostro
incoraggiamento, il vostro aiuto; e soprattutto con la vostra preghiera.
don Vittorio de' Paoli
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PER LE VACANZE:
NELL'ESTATE RECUPERIAMO
"Venite in disparte e riposatevi
un po'", disse un giorno Gesù ai suoi discepoli. È la parola che ripete
oggi, perché abbiamo bisogno di un po' di vacanza per disporre del nostro
tempo e delle nostre scelte; abbiamo bisogno di un po' di vacanza per riordinare
la nostra vita e verificare quali sono i nostri veri interessi.
Di fatto il lavoro, la professione, la stessa vita di famiglia e di casa,
i rapporti obbligati con un certo numero di persone, tendono a logorarsi per
l'ansietà con cui sono vissuti nell'incalzare delle urgenze. Nella fatica
e nell'affanno il criterio del vero e del giusto si offusca ed emergono quei
criteri di profitto, di benessere materiale, di successo che oggi si impongono
prepotentemente.
La vacanza è allora un tempo utile per recuperare i valori evangelici: il
silenzio, la riflessione, la preghiera e la contemplazione. Valori necessari
alla nostra "umanità": nel silenzio riusciamo a percepire le voci
più significative della storia umana e della nostra storia personale; nella
riflessione possiamo vincere le tentazioni mondane, la nostra superficialità
e ritrovare il nostro "io"; nella preghiera incontriamo il Signore,
fonte e meta della nostra vita, e da lui riceviamo forza e stimolo per il
cammino quotidiano che si snoda tra giorni di luce e giorni di buio, tra sofferenze
e gioie; nella contemplazione sperimentiamo l'infinita bellezza di Dio e gustiamo
la vera gioia, quella della sua presenza in noi.
Come cristiani abbiamo la grave responsabilità di testimoniare questi valori,
in modo semplice, umile ma convinto, alle persone che incontriamo e con le
quali viviamo le vacanze.
Potremo così vivere l'esortazione che il Papa ci rivolge nella Novo Millennio
Ineunte ripetendo le parole di Gesù a Pietro: "Prendi il largo"
per la pesca. Pietro si è fidato dell'invito di Gesù "e prese una quantità
enorme di pesci". Anche noi - dice il Papa - dobbiamo prendere il largo
vivendo con passione il presente e aprendoci con fiducia a un futuro di speranza.
Dobbiamo fare in modo che la nostra vita sia sempre illuminata e guidata dal
Signore Gesù e dai suoi esempi.
E il tempo della vacanza ci è donato anche per scoprire, con stupore e ammirazione,
i grandi beni che Dio sta preparando per noi all'inizio di un nuovo millennio.
Auguri a tutti, con la mia benedizione.
Carlo Maria card. Martini
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I VOLI DEL GABBIANO: IL PRIMO ANNO
Se è vero che la bellezza salverà il mondo dalle brutture della cronaca, in
molte persone non viene meno il desiderio di cercare ogni giorno di più quella
bellezza che salva.
Come spesso è accaduto, la lungimiranza del cardinal Martini ha fatto scoccare
la scintilla: "Penso al patrimonio d'arte delle nostre chiese e mi interrogo
su come potrebbe divenire mezzo di annuncio in un mondo che tanto sente il
bisogno della Bellezza che salva" (lettera pastorale 2000/2001, La madonna
del sabato santo).
Che cosa sono i "Voli del gabbiano"? Molto più di un'uscita fuori
porta: si tratta di un viaggio fatto insieme con la voglia di conoscere e
godere della bellezza della nostra storia, per trarne quel respiro necessario,
che sa gettare luce nelle dense nebbie della banalità e dell'inconsistenza.
Al termine del primo anno, è tempo di consuntivi.
Sette gli itinerari organizzati:
Settembre: Abbazia di Chiaravalle e mostra di William Congdon a Buccinasco.
Ottobre: Milano, chiesa di sant'Eustorgio e mostra "Splendori" al
museo diocesano.
Novembre-dicembre: mostra "I Longobardi" al complesso di santa Giulia
in Brescia
Febbraio: Museo diocesano di Bergamo (fondazione mons. Bernareggi)
Marzo: rappresentazione teatrale, "Francesco a testa in giù"
Aprile: visita guidata alle chiese romaniche di Almenno san Bartolomeo.
Giugno: mostra di Chagall a Lugano.
Con una media di 75 presenze per visita, possiamo affermare che sono stati davvero molti che hanno colto l'opportunità
"al volo".
Soprattutto è stato costante l'incoraggiamento che nasceva dalla sensazione
frequente di aver scoperto qualcosa di veramente notevole e nascosto, come
se si fosse trattato di una rivelazione.
L'arte è sempre un messaggio che parla di quel mistero "nascosto ai dotti,
ma rivelato ai semplici", a volte anche attraverso autori inconsapevoli,
che lo spirito rende strumenti del Verbo.
Come può non passare anche da qui la nuova evangelizzazione?
don Ambrogio Cortesi
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Mons. Giuseppe,
Vi ho ricordato nella mia
preghiera in modo particolare in questo tempo pasquale. Ricordo con tanta
gioia e gratitudine tutti gli amici vimercatesi. Vorrei ringraziarvi per la
fraterna colletta di $ 12.280, a favore della mia missione a Gulu. È una grande
testimonianza di fede e solidarietà da parte vostra. Il Signore vi colmi di
bene. Vengo a trovarvi. Il mio itinerario sarà così: Arrivo in Italia il 18
giugno. Sarò a Roma fino al 28 giugno. Dal 29 giugno al 29 luglio sarò a Torino.
Arrivo a Vimercate il 30 luglio e sarò con voi fino al 29 agosto. Il rientro
in Uganda sarà il 31 agosto. Avrò l'occasione di ringraziarvi a viva voce,
e forse raccontarvi un po' della mia missione a Gulu.
Il 12 marzo, abbiamo avuto le elezioni presidenziali. Yoweri Museveni, già
presidente da 15 anni, è ancora presidente. Per chi voleva una nuova politica,
niente è cambiato. C'è chi dice che le urne sono state manipolate. Ma al di
là delle irregolarità, Museveni è ancora popolare soprattutto tra la gente
semplice nei villaggi.
Purtroppo Museveni si è fatto più nemici questi ultimi anni, e durante la
campagna elettorale. Dopo le elezioni, la pagina di cronaca nera si era allungata:
Bombe, rapine, incendio di macchine e benzinai, minacce. Il clima è stato
un po' terrorizzante.
Il 16 marzo, 7 persone sono rimaste ferite da una bomba scoppiata nel pulmino
sul quale viaggiavano. Quattro di loro erano seminaristi che tornavano al
seminario dalle urne. Uno di loro, Pascal Kikonyogo, è morto 2 giorni dopo.
Era del seminario di Katigondo al sud dell'Uganda.
I ribelli a Gulu, e un altro gruppo all'ovest dell'Uganda che si chiama "Forze
Democratiche alleate" ADF, dicono che continueranno a combattere perché
la politica del paese non è cambiata. Già qui a Gulu hanno ricominciato a
terrorizzare la gente; a uccidere e rapinare, rubare e distruggere. Ci sarà
qualche via di uscita da questo ciclo di violenza così sconvolgente? Continuiamo
a sperare. La "normalità" che trovi nella gente che incontri è forse
segno di questa speranza.
Per il momento, per fortuna, c'è un po' di calma. Forse la rabbia, per le
urne andate male per qualcuno, sta passando. Comunque gli atti di terrorismo
non mancano, soprattutto qui al nord del paese.
Serbo ancora nel cuore ricordi di Padre Raffaele; ucciso dai ribelli semplicemente
perché si era fatto "portavoce" dei poveri e senza voci - vittime
nel "ping pong'" del potere. Ha creduto alla verità fino in fondo.
Credeva tanto che se non parliamo diventiamo traditori della nostra vocazione
cristiana. Siamo veramente rimasti colpiti dalla sua testimonianza semplice.
Ha dato testimonianza a Gesù, alla verità in prima persona. Sapeva essere
con gli ultimi. (Questo è essere Chiesa vera. Sapeva andare incontro alle
persone direttamente. Viveva il Vangelo nella sua freschezza, nel suo dinamismo.
Purtroppo delle volte, come Chiesa, ci nascondiamo dietro le strutture, i
sistemi, i mezzi; insomma, gli strumenti di evangelizzazione... Tante volte
gli strumenti di evangelizzazione ci allontanano, come comunità Cristiana,
dalle persone che dobbiamo servire. Soprattutto gli ultimi, i poveri. Credo
che P. Raffaele ha qualcosa da insegnarci.
Qui al nord, tanta gente si sente abbandonata e senza voce. Come Chiesa abbiamo
un grosso rischio: gli strumenti di evangelizzazione possono diventare simboli
di una Chiesa potente. Quando questo accade, la Chiesa non si identifica più
con gli ultimi e gli ultimi non si sentono avvicinati dalla Chiesa. Gli strumenti
di evangelizzazione diventano barriera di evangelizzazione; la testimonianza
della Chiesa è bloccata. Per me questa è una grande sfida.
C'è un bisogno urgente di vivere la dimensione di Chiesa-famiglia, condividere
la vita soprattutto con i marginalizzati, i sofferenti. Così il nostro essere
Chiesa sarà veritiero, la nostra testimonianza porterà frutto.
La Chiesa diventa comunità unita, la famiglia di Dio che cammina insieme vivendo
tutte le vicende al suo interno e quelle del mondo. Come famiglia avremo il
coraggio di vivere e sperare; potremo dare Cristo al mondo. E Il mondo sarà
come il Signore lo desidera - proprio bello.
Vi affido a Maria Santissima in modo speciale questo mese di maggio dedicato
a lei. A presto.
Don Kenneth
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IL TEMA:
I CATTOLICI E LA GLOBALIZZAZIONE
UN "MANIFESTO" PER IL G-8 DI GENOVA
Questa estate per i media il piatto forte è senza dubbio la globalizzazione,
in occasione del vertice dei G-8 a Genova. "Parola Amica" non intende
tracciare linee politiche, ma solleticare l'opinione pubblica dei cattolici
vimercatesi. Cosa pensare da cristiani su questi problemi e, soprattutto,
come rendere pubblica una presenza significativa?
Scrivete le vostre opinioni alla redazione, oppure al nuovo forum sul sito
www.iqt.it, dove trovate il testo integrale del manifesto delle associazioni
cattoliche indirizzato ai grandi del G8 e molto altro materiale di approfondimento,
con varie riflessioni di autori significativi.
Non ci sono solo le tute bianche. Contro la globalizzazione selvaggia e neoliberista
le associazioni cattoliche fanno sentire la loro voce. Azione Cattolica, Acli,
Gioc, Pax Christi, Focolarini, Agesci, e le ong di cooperazione allo sviluppo
federate nella Focsiv saranno a Genova il 7 luglio, per una grande manifestazione
pacifica con tanto di concerto finale che precederà il summit
dei potenti della Terra. Ad accoglierli ci sarà il cardinale Dionigi Tettamanzi.
Porteranno un "manifesto" di richieste precise e impegnative, che
sarà consegnato al governo italiano e al sindaco di Genova. L'obiettivo è
globalizzare "la solidarietà e le responsabilità" invece del profitto
a ogni costo. Cancellazione del debito, no allo scudo spaziale, lotta al traffico
di armi, tasse sui profitti da transazioni internazionali, lotta alla povertà
sono i capitoli più importanti.
Il variegato fronte dell'associazionismo cattolico, accompagnato da alcuni
uffici della Cei, chiede agli otto grandi di rafforzare il ruolo dell'Onu
come attore della pace nel mondo. Poi entrare nel vivo del problema proponendo
"un sistema di regole nel commercio internazionale che permetta a tutti
i paesi, e in particolare ai più poveri, di offrire sul mercato le loro merci
ad un prezzo equo, abolendo le barriere, a cominciare dalle nazioni del G8,
e, per i prodotti agro-alimentari, prevedendo un meccanismo di regolamentazione
produttiva e distributiva che definisca quote produttive alle nazioni e garantisca
stabilità dei prezzi".
Le organizzazioni cattoliche non hanno dubbi: "La dignità della vita
sul pianeta può essere tutelata solo attraverso un forte, condiviso e rispettato
sistema di regole, in cui non il più forte abbia maggiori diritti, ma il più
debole. Il documento afferma inoltre che "le risorse non vengano gettate
in progetti di difesa inutili, come lo scudo spaziale, ma siano utilizzate
per eliminare le cause che originano i conflitti prima fra tutte la povertà".
Ora invece "risorse finanziarie preziose e scarse vengono utilizzate
dai paesi impoveriti per pagare i loro creditori, cioè i governi del Nord".
Da qui la richiesta di "cancellare il debito accumulato sino al 19 giugno
'99", data convenzionale che divide il debito cancellabile da quello
non cancellabile, la cut off date.
Ai "grandi", i cattolici italiani chiedono poi di "onorare
da subito l'impegno, assunto e non mantenuto, di finanziare l'aiuto allo sviluppo
con lo 0,7% del Pil dei nostri paesi", mentre oggi la media "è minore
della metà". Le organizzazioni cattoliche chiedono al G8 anche "un
impegno immediato e concreto di denuncia dei paradisi fiscali e finanziari"
e l'istituzione di una tassa sulle transazioni valutarie speculative del tipo
della Tobin Tax) per il finanziamento dello sviluppo". Il G8 deve poi
andare oltre gli accordi di Kyoto per tutelare l'ambiente, vigilare sugli
organismi geneticamente modificati, produrre farmaci contro le malattie dei
Paesi poveri.
Richieste precise, impegnative, nobili. Il rischio è che i mass media vengano
monopolizzati dalle violenze di una minoranza: "Per questo abbiamo anticipato
al 7 luglio la nostra manifestazione, venendo a Genova, ma fuori dalla settimana
del G8", spiega l'economista Riccardo Moro, del comitato organizzatore
della manifestazione delle associazioni
cattoliche. Secondo Moro oggi "potrebbe nascere un nuovo 'popolo di Seattle'
anche politicamente efficace, in funzione della chiarezza con cui si risponderà
ai due quesiti fondamentali che si pongono a questo movimento: sì o no alla
violenza, sì o no alla globalizzazione". "Noi - conclude Moro - diciamo con chiarezza no alla violenza
e no a una globalizzazione senza regole, sì ad una globalizzazione governata
da un sistema di regole rigorose che garantisca a tutti, a Sud come a Nord,
la stessa libertà e gli stessi diritti di cittadinanza democratica e economica".
da "Avvenire", 16 giugno 2001
Il Papa e il popolo
di Seattle
Oggi tutti parlano di globalizzazione,
ma non tutti concordano che la voce profetica del Papa si era levata su questo
tema già nel 1991, nella sua Lettera Centesimus Annus. La mondializzazione
dell'economia è fenomeno che non va deprecato, perché può creare straordinarie
occasioni di maggior benessere. Sempre più sentito, però, è il bisogno che
a questa crescente internazionalizzazione dell'economia corrispondano validi
meccanismi internazionali di controllo e di guida, che indirizzino l'economia
stessa al bene comune, cosa che ormai un singolo stato, fosse anche il più
potente della terra, non è in grado di fare. Per poter conseguire un tale
risultato, occorre che cresca la concertazione tra i grandi Paesi e che negli
organismi internazionali siano equamente rappresentati gli interessi della
grande famiglia umana". Il Papa è soprattutto preoccupato per quei popoli
e Paesi "che hanno scarso peso sul mercato internazionale, ma concentrano
i bisogni più vivi e dolenti e necessitano di maggior sostegno per il loro
sviluppo" (n. 58). E lo scorso 27 aprile il Papa è tornato sul tema con
un intervento assai duro: "La globalizzazione non deve essere un nuovo
tipo di colonialismo, deve rispettare la diversità delle culture... la Chiesa
continuerà a lavorare con tutte le persone di buona volontà per assicurare
che il vincitore di questo processo sia l'umanità nel suo insieme e non una
élite del benessere che controlla scienza, tecnologia, comunicazione, risorse
del pianeta a detrimento della grande maggioranza delle persone".
Un intervento
del Card. Martini
La sfida della globalizzazione della solidarietà
Molti ormai sono fermamente convinti
che affidare la globalizzazione alla sole dinamiche del mercato significa
correre il pericolo di arrivare a una inaccettabile divisione dell'umanità
tra chi ha e chi non ha, con terribili conseguenze per il futuro del genere
umano. La globalizzazione è in sé un processo che può condurre all'unità e
alla pace del genere umano ed è quindi un progresso analogo a ciò che le Chiese
cristiane si sforzano di ottenere. Tra l'altro, le società dell'Unione Europea
hanno già una forte tradizione di solidarietà istituzionalizzata; è importante
che tale tradizione possa continuare e allargarsi a livello universale.
Tra le condizioni di base per raggiungere questo necessario e arduo obiettivo
vorrei evidenziare la necessità di riconsiderare il ruolo dell'economia e
i criteri cui deve ispirarsi. L'economia ha un grande valore come luogo di
scambi e di mutua accettazione. Allo stesso tempo, essa presenta limiti e
pericoli se si affida soltanto alle cosiddette regole del libero mercato.
È la persona umana, non il mercato, che va posta al centro della nostra azione
e per questo occorre riconsiderare il ruolo della politica nello scenario
globale. A una comunità di mercato internazionale dovrebbe corrispondere una
società civile internazionale capace di imporre norme e regolamenti che provvedano
al progresso e alla giustizia sociale e aiutino le nazioni povere a evitare
il rischio di essere sempre più escluse dalla fruizione delle risorse della
terra. E penso che un'autorità politica internazionale e democratica potrebbe
essere di aiuto nello stabilire norme internazionali contro l'inquinamento
e lo sfruttamento del nostro pianeta. Contemporaneamente bisognerebbe promuovere
un'ampia cultura della solidarietà, un reale interessamento ai problemi dei
paesi più deboli, così da preparare il terreno a quella globalizzazione della
solidarietà che costituisce l'unica prospettiva in grado di permettere una
reale promozione della pace e della giustizia nel mondo intero.
Tappe di una protesta
Seattle (30 novembre-3 dicembre 1999).
Ha luogo uno dei più importanti vertici dell'Organizzazione Mondiale del Commercio,
il "Millennium Round". Obiettivo:firmare una serie di accordi per
la completa liberalizzazione del commercio. L'opposizione dei Paesi in via
di sviluppo e l'imponente protesta di piazza riescono a bloccare il vertice.
Genova (24-26 maggio 2000). Contro la grande fiera internazionale delle biotecnologie
si mobilitano diverse migliaia di persone, riunite sotto la sigla "Mobilitebio",
promossa dalla Rete di Lilliput. Tra le richieste, l'applicazione del principio
precauzionale sugli Ogm (Organismi geneticamente modificati).
Praga (19-28 settembre 2000). Si riuniscono la Banca Mondiale e il Fondo Monetario
Internazionale, con diversi punti all'ordine del giorno, tra i quali l'irrisolta
questione del debito estero. Da tutto il mondo confluiscono nella città ceca
decine di migliaia di manifestanti, non tutti in modo pacifico.
Nizza (6-7 dicembre 2000). L'ampia manifestazione in occasione del vertice
europeo punta a rivedere alcune norme sociali della Carta dei diritti fondamentali,
approvata dall'Unione Europea.
Genova (20-22 luglio 2001). Si riunirà il vertice del G8, potente organismo
composto dai paesi più sviluppati. Molte le questioni sul tappeto, tra cui
la lotta alla povertà. In alternativa verrà organizzato un contro-vertice
promosso dal "Genoa Social Forum", coordinamento di vari organismi
a livello internazionale, dove saranno ascoltati rappresentanti dei paesi
del Sud del mondo. La Rete di Lilliput ha già avviato diverse iniziative sul
territorio per sensibilizzare la cittadinanza sull'importanza e le implicazioni
dei temi trattati a Genova. In piazza si prevedono centinaia di migliaia di
persone da tutto il mondo, riunite sotto le sigle più diverse, dalle associazioni
per i diritti umani ai centri sociali.
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3 giugno 2001 - Pentecoste
Gita delle genti
a Barbarano di Salò
Nessuno è straniero
Il tuo Cristo era un ebreo,
la tua automobile è giapponese,
la tua pizza è napoletana,
il tuo profumo è francese,
il tuo riso è cinese,
la tua democrazia è greca,
il tuo caffè è brasiliano,
il tuo orologio è svizzero,
la tua cravatta è di seta indiana,
la tua radio è coreana,
le tue vacanze sono turche,
tunisine o marocchine,
i tuoi numeri sono arabi,
le tue lettere sono latine...
E... tu rinfacci al tuo vicino
di essere "uno straniero"?!?
C.A.V.:
L'AMORE MOLTIPLICA I FRUTTI
UN ESEMPIO DI CARITÀ DA IMITARE
In circostanze particolarmente significative, l'amore vero scuote l'animo
delle persone più sensibili. Un anniversario molto importante porta una coppia
di sposi alla riflessione profonda sul senso della vita.
Di tempo un po' ne è passato dal giorno in cui
consacrarono davanti al Signore il loro amore e, proprio in memoria
di quel giorno, sentono il bisogno di ridonare l'amore da Lui ricevuto per
vivere concretamente la propria fede cristiana nel ministero della carità,
privilegiando prima di tutto un cammino di conversione personale.
Quante volte per paura di perdere le nostre sicurezze, soprattutto quelle
economiche, non riusciamo a metterci dalla parte di chi soffre ed è nel bisogno,
molte volte, troppo tardi, ci accorgiamo di non essere stati fino in fondo
a fianco dei più poveri. Quante volte dimentichiamo che se l'Eucaristia non
diventa condivisione con gli altri, la nostra Messa non è quella Evangelica,
ma un rito vuoto che mette solamente a posto la coscienza. Quante volte incontrando
chi è nel bisogno non sappiamo scorgere in lui il volto del Cristo, il povero
non deve essere per noi un oggetto di passeggera compassione, ma il grande
messaggero dell'amore di Cristo.
Dobbiamo arrivare a comprendere che ciò che siamo è dono di Dio e va ridonato,
e il luogo dove ridistribuire i doni ricevuti deve essere la quotidianità,
la realtà normale della vita, per acquisire uno stile di vita capace di solidarietà.
È con l'aiuto concreto ai bisognosi e nell'appoggio a movimenti che si caratterizza
l'impegno e lo stile della gratuità secondo la parola di Gesù: "_ero
forestiero e mi avete ospitato_" (Mt. 25,38)
Questa coppia di sposi ha saputo da
un colloquio con un volontario Centro di Aiuto alla Vita che uno dei bisogni
prioritari è quello di case per mamme
in attesa, o con un bambino appena nato. Molte di loro, infatti, vivono in
condizioni abitative inaccettabili per accogliere un bambino (spazi molto
piccoli con presenze numerose di persone adulte); queste situazioni non permettono
alle mamme o alle famiglie di crescere un figlio in condizioni dignitose.
Proprio nello spirito della condivisione, la coppia ha deciso di mettere a
disposizione del CAV, con un contratto di
comodato per due anni a partire dal 1 aprile 2001, l'appartamento di
loro proprietà sito in Vimercate.
La disponibilità di questo appartamento ha permesso di ospitare una famiglia
con due bambini piccoli, precedentemente alloggiata nella casa di accoglienza
temporanea di Moriano, ormai troppo piccola per un nucleo familiare di quattro
persone.
Nell'appartamento di Moriano è stata così accolta un'altra famiglia la cui
mamma doveva partorire a giorni, e si trovava in una situazione abitativa molto precaria ed inaccettabile per accogliere
il bambino. E' proprio il caso di dire che la provvidenza di Dio arriva sempre
al momento giusto.
Questi gesti commuovono, riempiono di gioia il cuore e ci fanno andare avanti
con fiducia e speranza.
Mi auguro che altre persone vengano stimolate da questo esempio di aiuto concreto,
raccogliendo anche l'invito del parroco in ordine ai bisogni abitativi della
nostra comunità, emersi nel Centro d'Ascolto Cittadino.
Rinaldo
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LETTERA DEL SANTO PADRE
GIOVANNI PAOLO II AGLI ANZIANI
(quinta parte)
Anche il Nuovo Testamento, pervaso dalla luce di Cristo, annovera eloquenti
figure di anziani. Il Vangelo di Luca si apre presentando una coppia di coniugi
"avanti negli anni" (1, 7): Elisabetta e Zaccaria, genitori di Giovanni
Battista. Verso di loro si rivolge la misericordia del Signore (cfr Lc 1,
5-25.39-79): a Zaccaria ormai vecchio viene annunciata la nascita di un figlio.
Egli stesso lo sottolinea: "Io sono vecchio e mia moglie è avanzata negli
anni" (Lc 1, 18). Durante la visita di Maria, l'anziana cugina Elisabetta,
piena di Spirito Santo, esclama: "Benedetta tu fra le donne e benedetto
il frutto del tuo grembo" (Lc 1, 42) ed alla nascita di Giovanni Battista,
Zaccaria intona l'inno del Benedictus. Ecco una mirabile coppia di anziani,
pervasa da profondo spirito di preghiera.
Nel tempio di Gerusalemme Maria e Giuseppe, che vi hanno portato Gesù per
offrirlo al Signore, o piuttosto, secondo la Legge, per riscattarlo come primogenito,
incontrano il vecchio Simeone, che a lungo aveva atteso il Messia. Prendendo
il Bambino tra le braccia, egli benedice Iddio e prorompe nel Nunc dimittis:
"Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace..." (Lc 2,
29).
Accanto a lui troviamo Anna, vedova di ottantaquattro anni, frequentatrice
assidua del Tempio, che nell'occasione ha la gioia di vedere Gesù. Nota l'Evangelista
che "si mise a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano
la redenzione di Gerusalemme" (Lc 2, 38).
Giovanni Paolo II (continua)
IL NIDO DEL GABBIANO
PIERLUIGI LIA: IL CANTICO DI CHAGALL
Il testo di
Pierluigi Lia è stato presentato dall'autore presso la libreria il Gabbiano
la sera dello scorso 16 giugno. Stampato dall'editrice Ancora in una fortunata
collana che accosta con lo sguardo del teologo (ovvero dell'uomo di fede)
alcuni capolavori della storia dell'arte, "Il Cantico di Chagall"
offre una lettura affascinante di alcune opere che Lia considera al vertice
dell'esperienza non solo artistica del pittore russo. Infatti per il grande
maestro non si riesce a scindere tra esperienza di vita ed elaborazione pittorica,
in quanto ha identificato tutta la sua attività con la sua arte. Lia ci introduce
con il suo libro in uno dei templi non solo dell'arte, ma anche della spiritualità
contemporanea: il Museo del Messaggio Biblico di Nizza, voluto da Chagall
come eterno atto d'amore alla Parola dalla quale nacque il suo popolo,
quello ebraico.
All'interno del museo il lettore viene condotto nella sala esagonale (richiamo
alla stella di Davide) nella quale sono esposte cinque tele che si richiamano
al Cantico dei Cantici, non illustrandone i vari capitoli, ma in una reinterpretazione
personalissima. Chagall infatti non è un critico letterario o un esegeta,
ma un poeta (veniamo a conoscere alcuni suoi bellissimi versi in francese)
o, ancor meglio, un mistico, un uomo della visione sintetica, che sa passare
dall'apparenza (scientifico matematica - economica) del reale alla
realtà della vita, che è fatta di passioni o sofferenze, di uomini di donne,
di desideri e di timori, di racconti e memorie. In quei quadri è l'amore che
si racconta, raccontando un mondo trasfigurato, lasciando raccontare i sensi
dell'uomo innamorato, che tingono ogni cosa del proprio fuoco.
Il Cantico dei Cantici della Bibbia non propone delle parole sull'amore, ma
le parole dell'amore, l'amore che solo un innamorato può sentire: Chagall è un innamorato (dedica questa sala alla moglie
Vava) e proprio perché è rapito dall'amore ne conosce il lessico profondo,
e trova la maniera di esprimerlo.
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