LUGLIO-AGOSTO 2001
il tema: I cattolici e la globalizzazione

SOMMARIO

La parola del Parroco: I NOSTRI RAGAZZI, I NOSTRI GIOVANI

 


La parola del Parroco
I NOSTRI RAGAZZI
I NOSTRI GIOVANI


Carissimi Parrocchiani,
           in questi giorni sono stato coinvolto in diversi modi nella nostra realtà giovanile e desidero condividere con voi le belle impressioni che ho ricevuto.
Appena terminate le scuole tutti abbiamo visto gruppi di ragazzi e specialmente di ragazze a passeggio con il gelato in mano. Non era il solito gelatino, ma un gelato "liberatorio", gustato in compagnia con tutta la serenità e l'intensità di chi si vede davanti una vacanza dorata e infinita... Non sarà proprio così, evidentemente, ma è comprensibile e bello che dopo un anno scolastico, che è pur sempre un anno in cui questi ragazzi hanno dovuto studiare e sono stati anche giudicati, essi godano di poter dire "è finita, faccio quello che voglio!".
Comprendendo fino in fondo questo sentimento, che abbiamo vissuto anche noi ai nostri tempi, vogliamo però, per la passione educativa che ci lega ai nostri ragazzi, dare loro l'occasione di capire come è bello fare "liberamente" le cose giuste della vita: giocare tanto, stare con gli amici, aiutare la mamma, santificare il giorno del Signore, fare i compiti delle vacanze (che sono proprio quegli esercizi scolastici che si fanno liberamente), leggere qualche libro, pregare ogni giorno, visitare posti nuovi, imparare le lingue, ecc.
A questa impostazione libera ma positiva della vacanza tende il GREST, che non è tanto un parcheggio dei ragazzi per cinque giorni della settimana, ma è anzitutto un contatto educativo con loro da parte del Sacerdote Assistente, delle Suore e di tutti gli Animatori dell'Oratorio, per proporre una gioia e uno stile di vacanza che sia pieno di buona volontà e di cose belle: giochi, gite, attività manuali, tornei, escursioni nel fantastico e nel sacro, amicizia, scoperta della natura, dell'acqua, della neve, verifica delle proprie forze e del proprio coraggio, ecc.
Il GREST e il Campeggio sono occasioni formidabili in questa linea, ma vorrei che lo fossero tutti i contatti di noi adulti con i ragazzi in questa estate, a cominciare dai periodi di vacanza trascorsi con la famiglia. Chiamo quindi anche i genitori, i nonni, gli zii a essere verso i ragazzi "propositivi" di cose belle e nuove da fare nel tempo magico delle vacanze.
Da parte mia lunedì 11 giugno sono andato al Centro Giovanile a trovare i ragazzi impegnati nel primo giorno del GREST: erano già numerosi e li ho trovati bene avviati e ordinati nelle attività, come se "sapessero a memoria" (dall'anno scorso) quello che dovevano fare. In particolare mi hanno colpito i numerosi animatori in maglietta bianca, pieni di buona volontà: loro per primi, che hanno scelto liberamente questo servizio educativo, realizzano la visione positiva dell'estate e possono comunicarla ai ragazzi. Lo stesso discorso vale per tutti quelli che saranno i capitenda e i collaboratori del Campeggio.
Una bella impressione in questa linea l'ho ricevuta già mercoledì 13 giugno, quando si è tenuta la seduta del Consiglio Pastorale dedicata a una verifica della pastorale giovanile in Parrocchia e in particolare dell'unificazione dell' attività domenicale oratoriana al Centro Giovanile. Non hanno parlato solo Don Vittorio e M. Maria, ma anche diversi giovani responsabili di gruppo, educatori per età e catechisti erano stati invitati a riferire. E proprio da loro sono venute le cose più interessanti, il tono di passione, i propositi per il futuro, la testimonianza di una incipiente passione educativa.
Nei giorni seguenti ho partecipato a due incontri diocesani nei quali si sono passati in rassegna l'iniziativa giovanile "Sentinelle del mattino" e le vocazioni al sacerdozio e al diaconato permanente. Vi voglio ragguagliare anche su questi livelli diocesani della pastorale giovanile.
L'iniziativa "Sentinelle del mattino" prende il nome da una espressione usata dal Papa nella Veglia dei Giovani a Tor Vergata e vuole appunto coinvolgere i giovani più generosi e disponibili nello spirito della GMG, per definire insieme (Sinodo dei Giovani) e attuare un'apertura missionaria verso i giovani di oggi. In Diocesi le Sentinelle che hanno risposto e lavorano da un anno sono 1800, nella nostra Parrocchia sono 5. La loro dedizione è forte e il lavoro prosegue bene, anche se si presenta immenso. Ma non li lasceremo soli.
Nell'incontro diocesano sulle vocazioni, al quale ho partecipato in rappresentanza della Zona Pastorale di Monza, è apparsa la perdurante scarsità di nuove vocazioni: nel 2002 dovrebbero essere ordinati 26 sacerdoti diocesani e 13 diaconi permanenti (sposati), cifre largamente inferiori alle necessità. Nella nostra Parrocchia attualmente non abbiamo nessun seminarista.
Capite quindi che abbiamo molto da lavorare in questo campo e precisamente: tutti dobbiamo pregare molto per le vocazioni (nei mesi estivi in Santuario essendo sospesa l'Esposizione Eucaristica in S. Antonio); i genitori cristiani possono chiedere a Dio la vocazione per i propri figli: i ragazzi e le ragazze sono chiamati a formarsi a una convinta e coerente vita cristiana, per essere testimoni del Signore nel mondo d'oggi.
Su queste realtà giovanili ritorneremo nell'Assemblea Parrocchiale di settembre. Invito giovani e adulti a farmi pervenire qualche loro osservazione e suggerimento. Vostro
Don Giuseppe

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ESTATE DEGLI ORATORI 2001
"QUAMICIGIOCO"


L'anno oratoriano 2000-2001 si è concluso con il mese di maggio, quattro incontri di verifica e tre feste degli Oratori hanno terminato il laborioso cammino di un anno. Con il mese di giugno sono così iniziate le proposte estive degli oratori per i ragazzi, i giovani, le famiglie: un'estate a sei stelle, con proposte ricche, forti e interessanti un po' per tutti.

Il motto che tutte le Diocesi della Lombardia hanno scelto e proposto per gli oratori questa estate è "quamicigioco". Due i significati suggeriti: "qua amici gioco" (per indicare l 'aspetto ricreativo, aggregativo, ludico delle proposte estive oratoriane); e "qua mi ci gioco" (per indicare l'aspetto educativo, formativo, dinamico, di coinvolgimento complessivo della persona delle proposte estive oratoriane). E' da sempre questo il segreto degli oratori ed anche del nostro oratorio: aggregare educando, far giocare formando, far incontrare degli amici per coinvolgerli in una più ampia e completa avventura di maturazione, guidata e condotta dalla sapiente passione educativa di adulti innamorati di Dio, del Vangelo, degli uomini, della gioventù. Tenere insieme queste due dinamiche, aggregativa e formativa, è la sfida educativa anche di oggi, nell'equilibrato e saggio tentativo di non sacrificare mai nessuna di queste due dinamiche. Anzi: la proposta educativa di questa estate mira a svelare che c'è un modo di giocare che è già di per se stesso educativo, in quanto capace di tematizzare, suggerire, alludere ai grandi significati di vita, a prospettive di maturazione, a consigli utili e costruttivi della personalità. In questa precisa e promettente prospettiva si situano anche le nostre molteplici ed impegnative proposte estive.
Ma facciamo un passo indietro. La conclusione dell'anno oratoriano quest'anno ha registrato almeno due "'nuovi" elementi significativi . Le verifiche di fine anno e le feste degli Oratori. Le verifiche... per fare tesoro dell'esperienza, riflettere sui dati reali del cammino fatto, guardare avanti con onesta lucidità al cammino ancora da compiere. Le Feste... per riunire amici, esprimere gioia e gratitudine, fare esplodere il positivo, far vedere il volto di una comunità giovane capace di pensare, progettare, camminare, proporsi.

Le verifiche di fine anno
Sono state quattro, e tutte molto positive.
·        sabato 19 maggio, presso il Centro Giovanile, dalle ore 19.00 alle ore 21.00, tutti gli animatori, animatrici, educatori, educatrici degli Oratori hanno verificato l'andamento dell'anno oratoriano, soprattutto per quanto riguarda le proposte passate e future di formazione dei formatori, di educazione della comunità Educante. Significativa al riguardo la ripresa dei temi e delle intuizioni maturate durante la due giorni educatori a Torino, sotto lo guardo e la protezione di San Giovanni Bosco ("Avere un Santo vero per amico"). Si è cercato con senso di responsabilità di guardare avanti, accordandoci per un patto educativo esigente, dove la parola d'ordine sia: "prendere e dare!".
·        Lunedì 4 giugno, presso il Centro Paolo VI la verifica delle catechiste dell'iniziazione cristiana, alla presenza di don Giuseppe. Si è fatto passare, in un clima di cordialità e di semplicità, l'anno catechistico, evidenziando luci e ombre; soprattutto si è cercato di fare memoria che è fortunato colui che ha il compito di annunciare il Vangelo, di far incontrare-conoscere-seguire-imitare il Signore Gesù. E' proprio bello, ed è una fortuna annunciare il Vangelo. Sono emersi utili consigli, che sapranno far migliorare ulteriormente la proposta catechistica l'anno prossimo. L'incontro è proseguito con la partecipazione alla S. Messa delle 18.00 in Santuario ed una cena fraterna ed allegra delle catechiste con tutti i nostri sacerdoti in Convento.
·        Martedì 5 giugno, presso il convento è toccato agli educatori degli oratori vivere il proprio momento conclusivo con don Giuseppe. Bella la presenza numerosa di quasi tutti gli educatori: una cinquantina di giovani generosi, ben disposti a servizio educativo; una grande risorsa per il futuro della nostra comunità. Alle 20.00 la celebrazione della S. Messa nella bellissima cappellina delle Madri al secondo piano: significative le preghiere e gli interventi di tutti i presenti durante la preghiera. Alle 21.00 la cena fraterna ed allegra. Al termine una verifica dell'anno vissuto insieme in Oratorio: concorde l'impressione positiva e fiduciose le prospettive per il futuro.
·        Mercoledì 13 giugno, presso gli edifici della casa parrocchiale, la seduta del Consiglio Pastorale Parrocchiale sulla Pastorale Giovanile. Dopo una mia ampia e articolata introduzione, sono stati molto belli e significativi gli interventi dei giovani presenti: Laura Valtolina ha presentato il cammino "sentinelle del mattino"; Madre Maria Cattaneo ha raccontato l'esperienza nuova e ben riuscita del coinvolgimento dei ragazzi e delle famiglie di I e II elementare in Quaresima; Luigia Calderini ha presentato la relazione delle catechiste dell'iniziazione cristiana; Francesca Zocca ha presentato il cammino formativo di II media; Luca Turturro quello di III media; Roberta Rurale l'itinerario triennale adolescenti; Giorgio Vicenzi ha parlato della società sportiva oratoriana DI.PO.; io ho concluso rendendo conto delle attività domenicali oratoriane, la S. Messa al Centro Giovanile e le attività di animazione della domenica pomeriggio con i due oratori riuniti insieme presso il Centro Giovanile. Tutte relazioni positive e costruttive, che hanno bene testimoniato del clima buono, laborioso e progettuale dei nostri Oratori. Al termine alcuni buoni consigli per il futuro. Personalmente sono rimasto molto commosso per gli interventi dei ragazzi: ho potuto notare quante intuizioni, prospettive, sensibilità sono state di fatto trasmesse e consegnate ai nostri giovani.

Le feste degli Oratori
Sono state tre, e tutte e tre molto partecipate.
·        domenica 20 maggio, festa al Centro Giovanile: per la prima volta si e spostata la Festa dello Sport della DI.PO. dal sabato pomeriggio alla domenica tutto il giorno in oratorio. Si è voluto così sottolineare ancor più fortemente l'importanza della presenza dell'animazione sportiva in oratorio, testimoniando una reale attuale convergenza e comunione d'intenti dell'Assistente degli Oratori con la Presidenza ed il consiglio Direttivo della DI.PO. Una domenica ricca di messaggi ed emozioni, con la partecipazione di moltissima gente; soprattutto ben riusciti alcuni momenti forti e belli: la S. Messa in cortile al mattino, animata dai canti del coro della Messa beat dei nostri papà; le gare e i giochi, le premiazioni; la cena comunitaria; lo spettacolo del piccolo coro La Goccia.
·        Domenica 27 maggio, festa all'Oratorio Femminile, con la compresenza di più presenze e proposte: la tradizionale festa del Fiore; la S. Messa all'aperto animata dal coro dei giovani, con il rito solenne della Professione di fede dei ragazzi di III media; il passaggio del testimone e delle consegne ai ragazzi di II media; il pranzo comunitario, i giochi e la preghiera; il ritiro per i ragazzi ed i genitori di I media in preparazione alla Cresima. Tutti ingredienti importanti che hanno trasformato il suggestivo ed ombreggiato cortile del Femminile in una Festa davvero molto colorata, allegra, partecipata. Un'altra grande occasione di incontro e di amicizia.
·        Domenica3 giugno, conclusione dell'anno catechistico. Durante l'ultima S. Messa festiva delle 10.00 nella cappella del Centro Giovanile, gremita di ragazzi, giovani, famiglie, si è ufficialmente concluso l'anno catechistico e oratoriano: le catechiste e gli educatori hanno "riconsegnato" al Signore il loro mandato educativo, tutti i gruppi di ragazzi hanno partecipato attivamente all'animazione dei vari momenti della liturgia; i ragazzi di IV elementare hanno fatto la loro seconda comunione solenne; al termine la consegna a tutti di un regalo, per aiutare la preghiera in famiglia questa estate al mattino ed alla sera. Al termine nei cortili ed in bar l'incontro semplice e cordiale dei ragazzi e delle loro famiglie con la propria catechista o il proprio educatore. Il grande messaggio per tutti è stato quello di rieducarci al senso dello stupore ed alla buona abitudine della gratitudine.

Con queste quattro verifiche e tre feste degli Oratori si è concluso l'anno oratoriano e si è dato inizio alle proposte oratoriane estive.

Un'estate veramente ricca,
a sei stelle:

·        il Centro Estivo (11 giugno - 6 luglio)
·        la gita delle giovani famiglie (24 giugno, Sacro Monte di Varese)
·        il I turno del campeggio (9-20 luglio) il II turno del campeggio (20-31 luglio)
·        il pellegrinaggio giovani (28-31 agosto)
·        il pellegrinaggio giovani famiglie ad Assisi (14-16 settembre)
L'adesione a tutte queste iniziative è molto buona, molto alta. Segno di grande partecipazione e vivacità della vita oratoriana. Dopo queste iniziative e dopo un poco di meritato riposo riprenderà a settembre il cammino ordinario. Oltre al servizio nei nostri amati Oratori Parrocchiali, io continuerò a svolgere anche il mio servizio in decanato, collaborando direttamente con il decano don Giuseppe: come Assistente decanale dei Giovani di Azione Cattolica; come membro eletto dal decanato nel Consiglio Presbiterale Diocesano; ed inizierò anche il nuovo impegnativo incarico di Responsabile della Pastorale Giovanile Decanale al posto di don Bruno di Arcore. Spero che tutto questo possa servire a regalare respiro ed orizzonti più ampi e più ricchi anche alla nostra pastorale giovanile oratoriana e parrocchiale.
"Mattone su mattone viene su la grande casa"; un passo al giorno...
Per favore: seguiteci ed accompagnateci tutti con la vostra stima, il vostro incoraggiamento, il vostro aiuto; e soprattutto con la vostra preghiera.
don Vittorio de' Paoli

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MESSAGGIO DEL CARDINALE ARCIVESCOVO

PER LE VACANZE:
NELL'ESTATE RECUPERIAMO
LE FORZE E I VALORI

"Venite in disparte e riposatevi un po'", disse un giorno Gesù ai suoi discepoli. È la parola che ripete oggi, perché abbiamo bisogno di un po' di vacanza per disporre del nostro tempo e delle nostre scelte; abbiamo bisogno di un po' di vacanza per riordinare la nostra vita e verificare quali sono i nostri veri interessi.
Di fatto il lavoro, la professione, la stessa vita di famiglia e di casa, i rapporti obbligati con un certo numero di persone, tendono a logorarsi per l'ansietà con cui sono vissuti nell'incalzare delle urgenze. Nella fatica e nell'affanno il criterio del vero e del giusto si offusca ed emergono quei criteri di profitto, di benessere materiale, di successo che oggi si impongono prepotentemente.
La vacanza è allora un tempo utile per recuperare i valori evangelici: il silenzio, la riflessione, la preghiera e la contemplazione. Valori necessari alla nostra "umanità": nel silenzio riusciamo a percepire le voci più significative della storia umana e della nostra storia personale; nella riflessione possiamo vincere le tentazioni mondane, la nostra superficialità e ritrovare il nostro "io"; nella preghiera incontriamo il Signore, fonte e meta della nostra vita, e da lui riceviamo forza e stimolo per il cammino quotidiano che si snoda tra giorni di luce e giorni di buio, tra sofferenze e gioie; nella contemplazione sperimentiamo l'infinita bellezza di Dio e gustiamo la vera gioia, quella della sua presenza in noi.
Come cristiani abbiamo la grave responsabilità di testimoniare questi valori, in modo semplice, umile ma convinto, alle persone che incontriamo e con le quali viviamo le vacanze.
Potremo così vivere l'esortazione che il Papa ci rivolge nella Novo Millennio Ineunte ripetendo le parole di Gesù a Pietro: "Prendi il largo" per la pesca. Pietro si è fidato dell'invito di Gesù "e prese una quantità enorme di pesci". Anche noi - dice il Papa - dobbiamo prendere il largo vivendo con passione il presente e aprendoci con fiducia a un futuro di speranza. Dobbiamo fare in modo che la nostra vita sia sempre illuminata e guidata dal Signore Gesù e dai suoi esempi.
E il tempo della vacanza ci è donato anche per scoprire, con stupore e ammirazione, i grandi beni che Dio sta preparando per noi all'inizio di un nuovo millennio.
Auguri a tutti, con la mia benedizione.
Carlo Maria card. Martini

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I VOLI DEL GABBIANO: IL PRIMO ANNO


Se è vero che la bellezza salverà il mondo dalle brutture della cronaca, in molte persone non viene meno il desiderio di cercare ogni giorno di più quella bellezza che salva.
Come spesso è accaduto, la lungimiranza del cardinal Martini ha fatto scoccare la scintilla: "Penso al patrimonio d'arte delle nostre chiese e mi interrogo su come potrebbe divenire mezzo di annuncio in un mondo che tanto sente il bisogno della Bellezza che salva" (lettera pastorale 2000/2001, La madonna del sabato santo).
Che cosa sono i "Voli del gabbiano"? Molto più di un'uscita fuori porta: si tratta di un viaggio fatto insieme con la voglia di conoscere e godere della bellezza della nostra storia, per trarne quel respiro necessario, che sa gettare luce nelle dense nebbie della banalità e dell'inconsistenza.
Al termine del primo anno, è tempo di consuntivi.
Sette gli itinerari organizzati:
Settembre: Abbazia di Chiaravalle e mostra di William Congdon a Buccinasco.
Ottobre: Milano, chiesa di sant'Eustorgio e mostra "Splendori" al museo diocesano.
Novembre-dicembre: mostra "I Longobardi" al complesso di santa Giulia in Brescia
Febbraio: Museo diocesano di Bergamo (fondazione mons. Bernareggi)
Marzo: rappresentazione teatrale, "Francesco a testa in giù"
Aprile: visita guidata alle chiese romaniche di Almenno san Bartolomeo.
Giugno: mostra di Chagall a Lugano.
Con una media di 75 presenze per visita, possiamo affermare che sono  stati davvero molti che hanno colto l'opportunità "al volo".
Soprattutto è stato costante l'incoraggiamento che nasceva dalla sensazione frequente di aver scoperto qualcosa di veramente notevole e nascosto, come se si fosse trattato di una rivelazione.
L'arte è sempre un messaggio che parla di quel mistero "nascosto ai dotti, ma rivelato ai semplici", a volte anche attraverso autori inconsapevoli, che lo spirito rende strumenti del Verbo.
Come può non passare anche da qui la nuova evangelizzazione?

don Ambrogio Cortesi

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DON KENNETH CI SCRIVE


Mons. Giuseppe,
          Vi ho ricordato nella mia preghiera in modo particolare in questo tempo pasquale. Ricordo con tanta gioia e gratitudine tutti gli amici vimercatesi. Vorrei ringraziarvi per la fraterna colletta di $ 12.280, a favore della mia missione a Gulu. È una grande testimonianza di fede e solidarietà da parte vostra. Il Signore vi colmi di bene. Vengo a trovarvi. Il mio itinerario sarà così: Arrivo in Italia il 18 giugno. Sarò a Roma fino al 28 giugno. Dal 29 giugno al 29 luglio sarò a Torino. Arrivo a Vimercate il 30 luglio e sarò con voi fino al 29 agosto. Il rientro in Uganda sarà il 31 agosto. Avrò l'occasione di ringraziarvi a viva voce, e forse raccontarvi un po' della mia missione a Gulu.
Il 12 marzo, abbiamo avuto le elezioni presidenziali. Yoweri Museveni, già presidente da 15 anni, è ancora presidente. Per chi voleva una nuova politica, niente è cambiato. C'è chi dice che le urne sono state manipolate. Ma al di là delle irregolarità, Museveni è ancora popolare soprattutto tra la gente semplice nei villaggi.
Purtroppo Museveni si è fatto più nemici questi ultimi anni, e durante la campagna elettorale. Dopo le elezioni, la pagina di cronaca nera si era allungata: Bombe, rapine, incendio di macchine e benzinai, minacce. Il clima è stato un po' terrorizzante.
Il 16 marzo, 7 persone sono rimaste ferite da una bomba scoppiata nel pulmino sul quale viaggiavano. Quattro di loro erano seminaristi che tornavano al seminario dalle urne. Uno di loro, Pascal Kikonyogo, è morto 2 giorni dopo. Era del seminario di Katigondo al sud dell'Uganda.
I ribelli a Gulu, e un altro gruppo all'ovest dell'Uganda che si chiama "Forze Democratiche alleate" ADF, dicono che continueranno a combattere perché la politica del paese non è cambiata. Già qui a Gulu hanno ricominciato a terrorizzare la gente; a uccidere e rapinare, rubare e distruggere. Ci sarà qualche via di uscita da questo ciclo di violenza così sconvolgente? Continuiamo a sperare. La "normalità" che trovi nella gente che incontri è forse segno di questa speranza.
Per il momento, per fortuna, c'è un po' di calma. Forse la rabbia, per le urne andate male per qualcuno, sta passando. Comunque gli atti di terrorismo non mancano, soprattutto qui al nord del paese.
Serbo ancora nel cuore ricordi di Padre Raffaele; ucciso dai ribelli semplicemente perché si era fatto "portavoce" dei poveri e senza voci - vittime nel "ping pong'" del potere. Ha creduto alla verità fino in fondo. Credeva tanto che se non parliamo diventiamo traditori della nostra vocazione cristiana. Siamo veramente rimasti colpiti dalla sua testimonianza semplice.
Ha dato testimonianza a Gesù, alla verità in prima persona. Sapeva essere con gli ultimi. (Questo è essere Chiesa vera. Sapeva andare incontro alle persone direttamente. Viveva il Vangelo nella sua freschezza, nel suo dinamismo.
Purtroppo delle volte, come Chiesa, ci nascondiamo dietro le strutture, i sistemi, i mezzi; insomma, gli strumenti di evangelizzazione... Tante volte gli strumenti di evangelizzazione ci allontanano, come comunità Cristiana, dalle persone che dobbiamo servire. Soprattutto gli ultimi, i poveri. Credo che P. Raffaele ha qualcosa da insegnarci.
Qui al nord, tanta gente si sente abbandonata e senza voce. Come Chiesa abbiamo un grosso rischio: gli strumenti di evangelizzazione possono diventare simboli di una Chiesa potente. Quando questo accade, la Chiesa non si identifica più con gli ultimi e gli ultimi non si sentono avvicinati dalla Chiesa. Gli strumenti di evangelizzazione diventano barriera di evangelizzazione; la testimonianza della Chiesa è bloccata. Per me questa è una grande sfida.
C'è un bisogno urgente di vivere la dimensione di Chiesa-famiglia, condividere la vita soprattutto con i marginalizzati, i sofferenti. Così il nostro essere Chiesa sarà veritiero, la nostra testimonianza porterà frutto.
La Chiesa diventa comunità unita, la famiglia di Dio che cammina insieme vivendo tutte le vicende al suo interno e quelle del mondo. Come famiglia avremo il coraggio di vivere e sperare; potremo dare Cristo al mondo. E Il mondo sarà come il Signore lo desidera - proprio bello.
Vi affido a Maria Santissima in modo speciale questo mese di maggio dedicato a lei. A presto.
Don Kenneth

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IL TEMA:
I CATTOLICI E LA GLOBALIZZAZIONE
UN "MANIFESTO" PER IL G-8 DI GENOVA


Questa estate per i media il piatto forte è senza dubbio la globalizzazione, in occasione del vertice dei G-8 a Genova. "Parola Amica" non intende tracciare linee politiche, ma solleticare l'opinione pubblica dei cattolici vimercatesi. Cosa pensare da cristiani su questi problemi e, soprattutto, come rendere pubblica una presenza significativa?
Scrivete le vostre opinioni alla redazione, oppure al nuovo forum sul sito www.iqt.it, dove trovate il testo integrale del manifesto delle associazioni cattoliche indirizzato ai grandi del G8 e molto altro materiale di approfondimento, con varie riflessioni di autori significativi.

Non ci sono solo le tute bianche. Contro la globalizzazione selvaggia e neoliberista le associazioni cattoliche fanno sentire la loro voce. Azione Cattolica, Acli, Gioc, Pax Christi, Focolarini, Agesci, e le ong di cooperazione allo sviluppo federate nella Focsiv saranno a Genova il 7 luglio, per una grande manifestazione pacifica — con tanto di concerto finale — che precederà il summit dei potenti della Terra. Ad accoglierli ci sarà il cardinale Dionigi Tettamanzi.
Porteranno un "manifesto" di richieste precise e impegnative, che sarà consegnato al governo italiano e al sindaco di Genova. L'obiettivo è globalizzare "la solidarietà e le responsabilità" invece del profitto a ogni costo. Cancellazione del debito, no allo scudo spaziale, lotta al traffico di armi, tasse sui profitti da transazioni internazionali, lotta alla povertà sono i capitoli più importanti.
Il variegato fronte dell'associazionismo cattolico, accompagnato da alcuni uffici della Cei, chiede agli otto grandi di rafforzare il ruolo dell'Onu come attore della pace nel mondo. Poi entrare nel vivo del problema proponendo "un sistema di regole nel commercio internazionale che permetta a tutti i paesi, e in particolare ai più poveri, di offrire sul mercato le loro merci ad un prezzo equo, abolendo le barriere, a cominciare dalle nazioni del G8, e, per i prodotti agro-alimentari, prevedendo un meccanismo di regolamentazione produttiva e distributiva che definisca quote produttive alle nazioni e garantisca stabilità dei prezzi".
Le organizzazioni cattoliche non hanno dubbi: "La dignità della vita sul pianeta può essere tutelata solo attraverso un forte, condiviso e rispettato sistema di regole, in cui non il più forte abbia maggiori diritti, ma il più debole. Il documento afferma inoltre che "le risorse non vengano gettate in progetti di difesa inutili, come lo scudo spaziale, ma siano utilizzate per eliminare le cause che originano i conflitti prima fra tutte la povertà". Ora invece "risorse finanziarie preziose e scarse vengono utilizzate dai paesi impoveriti per pagare i loro creditori, cioè i governi del Nord". Da qui la richiesta di "cancellare il debito accumulato sino al 19 giugno '99", data convenzionale che divide il debito cancellabile da quello non cancellabile, la cut off date.
Ai "grandi", i cattolici italiani chiedono poi di "onorare da subito l'impegno, assunto e non mantenuto, di finanziare l'aiuto allo sviluppo con lo 0,7% del Pil dei nostri paesi", mentre oggi la media "è minore della metà". Le organizzazioni cattoliche chiedono al G8 anche "un impegno immediato e concreto di denuncia dei paradisi fiscali e finanziari" e l'istituzione di una tassa sulle transazioni valutarie speculative del tipo della Tobin Tax) per il finanziamento dello sviluppo". Il G8 deve poi andare oltre gli accordi di Kyoto per tutelare l'ambiente, vigilare sugli organismi geneticamente modificati, produrre farmaci contro le malattie dei Paesi poveri.
Richieste precise, impegnative, nobili. Il rischio è che i mass media vengano monopolizzati dalle violenze di una minoranza: "Per questo abbiamo anticipato al 7 luglio la nostra manifestazione, venendo a Genova, ma fuori dalla settimana del G8", spiega l'economista Riccardo Moro, del comitato organizzatore della manifestazione delle associazioni
cattoliche. Secondo Moro oggi "potrebbe nascere un nuovo 'popolo di Seattle' anche politicamente efficace, in funzione della chiarezza con cui si risponderà ai due quesiti fondamentali che si pongono a questo movimento: sì o no alla violenza, sì o no alla globalizzazione".  "Noi - conclude Moro - diciamo con chiarezza no alla violenza e no a una globalizzazione senza regole, sì ad una globalizzazione governata da un sistema di regole rigorose che garantisca a tutti, a Sud come a Nord, la stessa libertà e gli stessi diritti di cittadinanza democratica e economica".
da "Avvenire", 16 giugno 2001

Il Papa e il popolo
di Seattle

Oggi tutti parlano di globalizzazione, ma non tutti concordano che la voce profetica del Papa si era levata su questo tema già nel 1991, nella sua Lettera Centesimus Annus. La mondializzazione dell'economia è fenomeno che non va deprecato, perché può creare straordinarie occasioni di maggior benessere. Sempre più sentito, però, è il bisogno che a questa crescente internazionalizzazione dell'economia corrispondano validi meccanismi internazionali di controllo e di guida, che indirizzino l'economia stessa al bene comune, cosa che ormai un singolo stato, fosse anche il più potente della terra, non è in grado di fare. Per poter conseguire un tale risultato, occorre che cresca la concertazione tra i grandi Paesi e che negli organismi internazionali siano equamente rappresentati gli interessi della grande famiglia umana". Il Papa è soprattutto preoccupato per quei popoli e Paesi "che hanno scarso peso sul mercato internazionale, ma concentrano i bisogni più vivi e dolenti e necessitano di maggior sostegno per il loro sviluppo" (n. 58). E lo scorso 27 aprile il Papa è tornato sul tema con un intervento assai duro: "La globalizzazione non deve essere un nuovo tipo di colonialismo, deve rispettare la diversità delle culture... la Chiesa continuerà a lavorare con tutte le persone di buona volontà per assicurare che il vincitore di questo processo sia l'umanità nel suo insieme e non una élite del benessere che controlla scienza, tecnologia, comunicazione, risorse del pianeta a detrimento della grande maggioranza delle persone".

Un intervento
del Card. Martini
La sfida della globalizzazione della solidarietà

Molti ormai sono fermamente convinti che affidare la globalizzazione alla sole dinamiche del mercato significa correre il pericolo di arrivare a una inaccettabile divisione dell'umanità tra chi ha e chi non ha, con terribili conseguenze per il futuro del genere umano. La globalizzazione è in sé un processo che può condurre all'unità e alla pace del genere umano ed è quindi un progresso analogo a ciò che le Chiese cristiane si sforzano di ottenere. Tra l'altro, le società dell'Unione Europea hanno già una forte tradizione di solidarietà istituzionalizzata; è importante che tale tradizione possa continuare e allargarsi a livello universale.
Tra le condizioni di base per raggiungere questo necessario e arduo obiettivo vorrei evidenziare la necessità di riconsiderare il ruolo dell'economia e i criteri cui deve ispirarsi. L'economia ha un grande valore come luogo di scambi e di mutua accettazione. Allo stesso tempo, essa presenta limiti e pericoli se si affida soltanto alle cosiddette regole del libero mercato. È la persona umana, non il mercato, che va posta al centro della nostra azione e per questo occorre riconsiderare il ruolo della politica nello scenario globale. A una comunità di mercato internazionale dovrebbe corrispondere una società civile internazionale capace di imporre norme e regolamenti che provvedano al progresso e alla giustizia sociale e aiutino le nazioni povere a evitare il rischio di essere sempre più escluse dalla fruizione delle risorse della terra. E penso che un'autorità politica internazionale e democratica potrebbe essere di aiuto nello stabilire norme internazionali contro l'inquinamento e lo sfruttamento del nostro pianeta. Contemporaneamente bisognerebbe promuovere un'ampia cultura della solidarietà, un reale interessamento ai problemi dei paesi più deboli, così da preparare il terreno a quella globalizzazione della solidarietà che costituisce l'unica prospettiva in grado di permettere una reale promozione della pace e della giustizia nel mondo intero.

Tappe di una protesta

Seattle (30 novembre-3 dicembre 1999). Ha luogo uno dei più importanti vertici dell'Organizzazione Mondiale del Commercio, il "Millennium Round". Obiettivo:firmare una serie di accordi per la completa liberalizzazione del commercio. L'opposizione dei Paesi in via di sviluppo e l'imponente protesta di piazza riescono a bloccare il vertice.
Genova (24-26 maggio 2000). Contro la grande fiera internazionale delle biotecnologie si mobilitano diverse migliaia di persone, riunite sotto la sigla "Mobilitebio", promossa dalla Rete di Lilliput. Tra le richieste, l'applicazione del principio precauzionale sugli Ogm (Organismi geneticamente modificati).
Praga (19-28 settembre 2000). Si riuniscono la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale, con diversi punti all'ordine del giorno, tra i quali l'irrisolta questione del debito estero. Da tutto il mondo confluiscono nella città ceca decine di migliaia di manifestanti, non tutti in modo pacifico.
Nizza (6-7 dicembre 2000). L'ampia manifestazione in occasione del vertice europeo punta a rivedere alcune norme sociali della Carta dei diritti fondamentali, approvata dall'Unione Europea.
Genova (20-22 luglio 2001). Si riunirà il vertice del G8, potente organismo composto dai paesi più sviluppati. Molte le questioni sul tappeto, tra cui la lotta alla povertà. In alternativa verrà organizzato un contro-vertice promosso dal "Genoa Social Forum", coordinamento di vari organismi a livello internazionale, dove saranno ascoltati rappresentanti dei paesi del Sud del mondo. La Rete di Lilliput ha già avviato diverse iniziative sul territorio per sensibilizzare la cittadinanza sull'importanza e le implicazioni dei temi trattati a Genova. In piazza si prevedono centinaia di migliaia di persone da tutto il mondo, riunite sotto le sigle più diverse, dalle associazioni per i diritti umani ai centri sociali.

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3 giugno 2001 - Pentecoste
Gita delle genti
a Barbarano di Salò

Nessuno è straniero
Il tuo Cristo era un ebreo,
la tua automobile è giapponese,
la tua pizza è napoletana,
il tuo profumo è francese,
il tuo riso è cinese,
la tua democrazia è greca,
il tuo caffè è brasiliano,
il tuo orologio è svizzero,
la tua cravatta è di seta indiana,
la tua radio è coreana,
le tue vacanze sono turche,
tunisine o marocchine,
i tuoi numeri sono arabi,
le tue lettere sono latine...
E... tu rinfacci al tuo vicino
di essere "uno straniero"?!?

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C.A.V.: L'AMORE MOLTIPLICA I FRUTTI
UN ESEMPIO DI CARITÀ DA IMITARE


In circostanze particolarmente significative, l'amore vero scuote l'animo delle persone più sensibili. Un anniversario molto importante porta una coppia di sposi alla riflessione profonda sul senso della vita.
Di tempo un po' ne è passato dal giorno in cui  consacrarono davanti al Signore il loro amore e, proprio in memoria di quel giorno, sentono il bisogno di ridonare l'amore da Lui ricevuto per vivere concretamente la propria fede cristiana nel ministero della carità, privilegiando prima di tutto un cammino di conversione personale.
Quante volte per paura di perdere le nostre sicurezze, soprattutto quelle economiche, non riusciamo a metterci dalla parte di chi soffre ed è nel bisogno, molte volte, troppo tardi, ci accorgiamo di non essere stati fino in fondo a fianco dei più poveri. Quante volte dimentichiamo che se l'Eucaristia non diventa condivisione con gli altri, la nostra Messa non è quella Evangelica, ma un rito vuoto che mette solamente a posto la coscienza. Quante volte incontrando chi è nel bisogno non sappiamo scorgere in lui il volto del Cristo, il povero non deve essere per noi un oggetto di passeggera compassione, ma il grande messaggero dell'amore di Cristo.
Dobbiamo arrivare a comprendere che ciò che siamo è dono di Dio e va ridonato, e il luogo dove ridistribuire i doni ricevuti deve essere la quotidianità, la realtà normale della vita, per acquisire uno stile di vita capace di solidarietà. È con l'aiuto concreto ai bisognosi e nell'appoggio a movimenti che si caratterizza l'impegno e lo stile della gratuità secondo la parola di Gesù: "_ero forestiero e mi avete ospitato_" (Mt. 25,38)
Questa coppia di sposi ha saputo  da un colloquio con un volontario Centro di Aiuto alla Vita che uno dei bisogni prioritari è quello di case  per mamme in attesa, o con un bambino appena nato. Molte di loro, infatti, vivono in condizioni abitative inaccettabili per accogliere un bambino (spazi molto piccoli con presenze numerose di persone adulte); queste situazioni non permettono alle mamme o alle famiglie di crescere un figlio in condizioni dignitose.
Proprio nello spirito della condivisione, la coppia ha deciso di mettere a disposizione del CAV, con un contratto di  comodato per due anni a partire dal 1 aprile 2001, l'appartamento di loro proprietà sito in Vimercate.
La disponibilità di questo appartamento ha permesso di ospitare una famiglia con due bambini piccoli, precedentemente alloggiata nella casa di accoglienza temporanea di Moriano, ormai troppo piccola per un nucleo familiare di quattro persone.
Nell'appartamento di Moriano è stata così accolta un'altra famiglia la cui mamma doveva partorire a giorni, e si trovava in una situazione abitativa  molto precaria  ed inaccettabile per  accogliere il bambino. E' proprio il caso di dire che la provvidenza di Dio arriva sempre al momento giusto.
Questi gesti commuovono, riempiono di gioia il cuore e ci fanno andare avanti con fiducia e speranza.
Mi auguro che altre persone vengano stimolate da questo esempio di aiuto concreto, raccogliendo anche l'invito del parroco in ordine ai bisogni abitativi della nostra comunità, emersi nel Centro d'Ascolto Cittadino.
Rinaldo

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LETTERA DEL SANTO PADRE
GIOVANNI PAOLO II AGLI ANZIANI
(quinta parte)


Anche il Nuovo Testamento, pervaso dalla luce di Cristo, annovera eloquenti figure di anziani. Il Vangelo di Luca si apre presentando una coppia di coniugi "avanti negli anni" (1, 7): Elisabetta e Zaccaria, genitori di Giovanni Battista. Verso di loro si rivolge la misericordia del Signore (cfr Lc 1, 5-25.39-79): a Zaccaria ormai vecchio viene annunciata la nascita di un figlio. Egli stesso lo sottolinea: "Io sono vecchio e mia moglie è avanzata negli anni" (Lc 1, 18). Durante la visita di Maria, l'anziana cugina Elisabetta, piena di Spirito Santo, esclama: "Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo" (Lc 1, 42) ed alla nascita di Giovanni Battista, Zaccaria intona l'inno del Benedictus. Ecco una mirabile coppia di anziani, pervasa da profondo spirito di preghiera.
Nel tempio di Gerusalemme Maria e Giuseppe, che vi hanno portato Gesù per offrirlo al Signore, o piuttosto, secondo la Legge, per riscattarlo come primogenito, incontrano il vecchio Simeone, che a lungo aveva atteso il Messia. Prendendo il Bambino tra le braccia, egli benedice Iddio e prorompe nel Nunc dimittis: "Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace..." (Lc 2, 29).
Accanto a lui troviamo Anna, vedova di ottantaquattro anni, frequentatrice assidua del Tempio, che nell'occasione ha la gioia di vedere Gesù. Nota l'Evangelista che "si mise a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme" (Lc 2, 38).
Giovanni Paolo II (continua)

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IL NIDO DEL GABBIANO
PIERLUIGI LIA: IL CANTICO DI CHAGALL


Il testo di Pierluigi Lia è stato presentato dall'autore presso la libreria il Gabbiano la sera dello scorso 16 giugno. Stampato dall'editrice Ancora in una fortunata collana che accosta con lo sguardo del teologo (ovvero dell'uomo di fede) alcuni capolavori della storia dell'arte, "Il Cantico di Chagall" offre una lettura affascinante di alcune opere che Lia considera al vertice dell'esperienza non solo artistica del pittore russo. Infatti per il grande maestro non si riesce a scindere tra esperienza di vita ed elaborazione pittorica, in quanto ha identificato tutta la sua attività con la sua arte. Lia ci introduce con il suo libro in uno dei templi non solo dell'arte, ma anche della spiritualità contemporanea: il Museo del Messaggio Biblico di Nizza, voluto da Chagall  come eterno atto d'amore alla Parola dalla quale nacque il suo popolo, quello ebraico.
All'interno del museo il lettore viene condotto nella sala esagonale (richiamo alla stella di Davide) nella quale sono esposte cinque tele che si richiamano al Cantico dei Cantici, non illustrandone i vari capitoli, ma in una reinterpretazione personalissima. Chagall infatti non è un critico letterario o un esegeta, ma un poeta (veniamo a conoscere alcuni suoi bellissimi versi in francese) o, ancor meglio, un mistico, un uomo della visione sintetica, che sa passare dall'apparenza (scientifico — matematica - economica) del reale alla realtà della vita, che è fatta di passioni o sofferenze, di uomini di donne, di desideri e di timori, di racconti e memorie. In quei quadri è l'amore che si racconta, raccontando un mondo trasfigurato, lasciando raccontare i sensi dell'uomo innamorato, che tingono ogni cosa del proprio fuoco.
Il Cantico dei Cantici della Bibbia non propone delle parole sull'amore, ma le parole dell'amore, l'amore che solo un innamorato può sentire: Chagall  è un innamorato (dedica questa sala alla moglie Vava) e proprio perché è rapito dall'amore ne conosce il lessico profondo, e trova la maniera di esprimerlo.

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