GIUGNO 2001
il Tema: Interventi Caritas in Europa dell'Est.

Sommario

 




La parola del Parroco
MISSIONE E GIUBILEO
VANNO MESSI A FRUTTO

Carissimi Parrocchiani,
      ogni tanto mi piace capire quale percorso stiamo facendo e dove stiamo andando. Mentre al gregge piace brucare l'erba che incontra e non pensa ad altro, il pastore deve già pensare a dove condurrà il gregge domani e dopodomani, cioè deve avere in mente il cammino del suo gregge, da dove veniamo e dove andiamo.
Noi abbiamo attraversato negli anni scorsi due "pascoli" magnifici, che hanno nutrito e irrobustito tutti coloro che hanno voluto "mangiare". Questi "pascoli" sono la Missione Parrocchiale del 1998 che ci ha ridato il gusto della parola di Dio, e il Grande Giubileo del 2000 che ci ha riproposto la persona di Gesù Salvatore e la nostra vocazione battesimale alla santità e alla testimonianza.
Una mentalità superficiale potrebbe pensare che questi due avvenimenti, che pur nelle loro diverse dimensioni sono stati belli, siano però da considerarsi chiusi e passati; anzi qualcuno dice: meno male che sono chiusi e passati, basta prediche e pellegrinaggi, torniamo alla vita normale, ci sono tante cose concrete da fare, ecc.
Eppure chi riflette deve ammettere che quei due avvenimenti straordinari sono stati belli e utili, anzitutto perché ci hanno dato gioia e coraggio in un tempo pieno di cose brutte e di paure, e poi perché hanno richiamato la nostra attenzione su alcune realtà importanti, in particolare la parola di Dio e la persona di Gesù, che molti hanno cercato negli ultimi decenni di presentare come superate e inutili e che invece tornano a rivelarsi come fondamentali e necessarie per la vita e la felicità dell'uomo, necessarie come "il pane quotidiano", fondamentali come "la luce", "la verità", "la vita".
Molti fatti confermano questa mia osservazione: i delitti terribili che commettono adulti, giovani e ragazzi quando non si ispirano più alla parola di Dio e alla morale cristiana; le spirali di violenza e di vendetta in cui si invischiano i popoli che erigono non la fraternità e i doveri, ma la nazione e i diritti a unico criterio di giudizio; le aberrazioni di ingiustizia e di oppressione a cui giunge la società quando si ispira solo agli pseudo valori della produttività, dell'economia, della "professionalità"; la fragilità delle famiglie quando sono costituite, anche inconsapevolmente, solo sulle motivazioni del sentimento e non anche sui valori dell'unità e della procreazione.
E anche alcuni fatti recenti sono in questo senso significativi: i buoni risultati che l'Anno Giubilare ha conseguito in due direzioni notoriamente difficili, come il sacramento della riconciliazione e i giovani; l'inversione di tendenza che si è verificata circa l'Insegnamento della Religione Cattolica nelle scuole italiane dove dopo anni di calo nella percentuale degli "avvalentisi", nell'ultimo anno la percentuale è risalita; la sconfitta elettorale della Lista Bonino che in questa ultima campagna aveva puntato proprio sull'esigenza di "non lasciar decidere al Vaticano" sui temi etici.
Ma al di là delle implicazioni e delle tendenze culturali che ho ricordato, resta il fatto che la parola di Dio, la fede, il battesimo sono tutti doni di Dio che per la bontà del Signore abbiamo ricevuto e che non possiamo assolutamente ignorare o lasciare infruttuosi, ma dobbiamo al contrario seminare su terreno buono e coltivare attentamente perché "diano molto frutto", o ancora "trafficare" nella nostra vita come insegna Gesù nella parabola dei talenti. Insomma i doni di Dio vanno portati a frutto e i grandi avvenimenti cristiani che abbiamo vissuto non sono "chiusi", ma debbono essere ancora operanti e producenti in noi.
E in effetti dei segni positivi in questa direzione io li vedo anche tra noi: gli Esercizi Spirituali che abbiamo fatto negli ultimi due anni, i Gruppi di Ascolto della parola di Dio che continuano regolarmente e seriamente la loro attività, il lavoro formativo giovanile che Don Vittorio svolge metodicamente; nelle Messe feriali la presenza di persone "nuove" che rimpiazzano gli anziani che si infermano o muoiono; il costituirsi di nuove tipologie di laici operatori pastorali, come ministri straordinari della S. Comunione, catechisti dei battesimi e dei fidanzati, volontari del Centro di Ascolto.
Bisogna che questa fiducia nel valore della parola di Dio e questa gioia dell'incontro con Cristo divengano sempre più elementi fondamentali e dinamici della nostra coscienza cristiana. Qualcosa in questo senso è già contenuto nei "cinque punti" che avevo presentato nell'Assemblea Parrocchiale di settembre (cfr. Parola Amica ottobre 2000) e la cui attuazione il Consiglio Pastorale sta verificando in questi mesi; ma molto di più dovremo immettere questi elementi di novità e di conversione nei nostri programmi parrocchiali per il 2001-2002 e nella nostra vita personale. A questo riguardo invito gli Operatori pastorali, ma anche gli altri fedeli, giovani e adulti,che hanno seguito il mio ragionamento fino a qui, a partecipare alla Giornata di Spiritualità che Don Gianni Cesena predicherà domenica 10 giugno a Triuggio e il cui programma è pubblicato più avanti.
Ma più ampiamente ancora vorrei che tutti noi, carissimi fedeli, guardassimo al nostro essere cristiani come a un vero e grandissimo dono di Dio, una "perla preziosa" che ci è stata donata ma che dobbiamo "ricomprare" continuamente scegliendola sempre di nuovo come il nostro bene più importante, un segno dell'amore di Dio che allieta la nostra vita e che vogliamo far conoscere e condividere con tutti coloro ai quali vogliamo bene.
Le due grandi feste di giugno, la Pentecoste e il Corpus Domini, acquisteranno un più chiaro significato se le vivremo alla luce di questi pensieri.
Vostro
Don Giuseppe

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A Ponte di Legno
con i miei compagni di II Media


Già da un mesetto a Catechismo e in Chiesa si parlava della "due giorni" a Ponte di Legno per la seconda media.
Alcune domande affollavano la mia mente: "Ma cosa si farà, Catechismo giorno e notte?", "Sarò capace di passare due giorni senza i miei genitori?"
Per me, come per alcune mie amiche, questa gita è stata la prima uscita di più giorni.
Ancora un po' preoccupata, lunedì 16 aprile ho raggiunto i miei compagni all'oratorio per la partenza.
Il viaggio di andata è stato tranquillo: qualche raccomandazione da parte di Don Vittorio e dei nostri educatori, ma soprattutto molte, molte risate.
Sistemate le camere, offerte dalle ospitali Madri Canossiane, abbiamo visitato il centro del paese e avvisato i nostri genitori del nostro arrivo.
Consumato il pranzo ci siamo "immersi" nella natura, eleggendo fra di noi il più "ginnastico" con esercizi di un percorso di fitness. Nello stesso bosco si è svolta anche la prima sfida: il gioco dei numeri.
Comunicata la composizione delle due squadre, questo gioco ci ha aiutato a concretizzare un punto delle nostre riflessioni IL RAPPORTO CON GLI ALTRI. Abbiamo fatto nuove amicizie e piacevoli esplorazioni del territorio.
Dopo la cena e un gelato "gelato" (per i meno coraggiosi una cioccolata bollente), abbiamo partecipato al secondo gioco. Si è svolto nel soggiorno della casa che ci ospitava con un cartellone, un po' d'acqua e qualche ricettario: sono state due ore di risate e concentrazione per rispondere alle strane domande preparate dagli educatori.
Dopo il gioco, qualche riflessione personale e poi tutti nelle camere e, verso l'una tutti, o quasi, dormivano.
Alle 8.00 del mattino dopo una musica melodiosa ci ha svegliati. Consumata la colazione abbiamo affrontato altri due giochi: la CACCIA AL TESORO e CASTELLALPO (CASTELLONE+SCALPO).
Dopo il pranzo, qualche minuto di gioco e la preparazione della valigia, ci siamo recati in cappella per una riflessione. Ognuno ha scritto una preghiera personale che avrebbe proposto durante la S. Messa.
Ammirevole come Don Vittorio e gli educatori siano riusciti a introdurre nei giochi e nella Messa i temi delle nostre riflessioni, senza costringerci ad ascoltare lunghi discorsi che forse non avremmo accolto facilmente.
Purtroppo è già ora di tornare a casa e fatta qualche foto di gruppo ci avviamo al pulmann. Ci salutiamo con un "nuovo ciao": ci siamo conosciuti meglio anche se alcuni di noi frequentano la stessa classe da diversi anni.
Anna Frosi
(a nome dei ragazzi/e di II media)

 

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Due Giorni di II Media a Ponte di Legno: un'esperienza fantastica!


Ore 19.30, 17 Aprile 2001: in questo momento, con l'arrivo in pullman al Centro Giovanile Cristo Re di via Valcamonica, si chiude la bellissima esperienza della Due Giorni di II Media a Ponte di Legno. Sui volti dei ragazzi e ragazze, ma soprattutto su quelli dei loro accompagnatori poco più anziani (in ordine cronologico: i due educatori e le tre educatrici, Don Vittorio e Madre Maria), è visibile la stanchezza di due giorni vissuti all'insegna del movimento, dell'allegria ma nei quali si è trovato il tempo di fermarsi a riflettere sulle relazioni personali e di partecipare a brevi ma significativi attimi di preghiera comunitaria. Tutto è cominciato Lunedì 16 con la partenza in pullman dal Centro Giovanile; l'atmosfera era già fin dall'inizio elettrica, eppure molti erano assillati da un dubbio: che tempo troveremo la'? Gli eventi meteorologici dei giorni precedenti certo non ci rassicuravano, ma la voglia di vivere questa Due Giorni e di trascorrere non solo due giornate ma anche una nottata insieme ai propri amici andava ben oltre questa preoccupazione.
La nostra fiducia è stata poi ripagata: se infatti il primo giorno le condizioni sono state assai variabili (ha anche nevicato), Ponte di Legno si è pienamente riscattata il giorno dopo, mostrandosi in tutto il suo splendore alla luce di un sole caldo. Siamo dunque riusciti a conoscere il centro del paese, l'origine del suo nome (sotto un ponte di legno ha origine, da due torrenti, il fiume Oglio) e abbiamo avuto modo di svolgere senza problemi i giochi all'aperto che noi educatori, insieme a Don Vittorio, avevamo preparato nei giorni precedenti; questi giochi, insieme a quelli svolti nell'albergo dove eravamo ospitati e ai momenti di raccoglimento e di preghiera nella piccola cappella, erano incentrati su tre argomenti molto significativi: il rapporto con se stessi, con Dio e con gli altri.
Abbiamo quindi percorso un cammino spirituale e sociale che ci ha portati a guardare con più attenzione a noi stessi, dal momento che spesso abbiamo poco riguardo della nostra individualità, a vivere più strettamente la relazione con Dio, chiedendo scusa, aiuto o dicendo grazie o ancora promettendo e a confrontarci serenamente tra di noi; ognuno di noi alla fine ha raccolto qualche piccolo ma utile consiglio per riuscire a interagire con il mondo spirituale e terreno pur mantenendo il proprio essere io.
Negli incontri tenuti da Don Vittorio i ragazzi e le ragazze si sono distinti per attenzione e interesse, rivelando così una personale vicinanza agli argomenti trattati e dimostrando un buon livello di maturità, in quanto sono stati in grado di comprendere la serietà delle riflessioni. Come già detto prima, tuttavia questi particolari momenti non hanno allontanato i nostri ragazzi e le nostre ragazze dal gioco, dalla compagnia e dal clima gioioso tipico di queste gite; sono stati comunque attenti a non andare oltre certi limiti, segno che il gruppo era particolarmente valido, e anche individualmente ognuno ha saputo perfettamente adattarsi, pur mantenendo inevitabilmente (ma anche fortunatamente) le proprie caratteristiche.
"Che ce ne facciamo di tante persone che la pensano allo stesso modo? Ciascuno ha caratteristiche proprie, positive o negative, ed è bello che le metta in mostra all'interno del gruppo". Questa è una delle tante frasi che abbiamo sentito e credo che sintetizzi perfettamente lo spirito della Due Giorni a Ponte.
Per concludere, vorrei esprimere un pensiero comune ai cinque educatori che hanno avuto la fortuna di prendere parte a questa esperienza: ogni giorno si cresce, ma dopo un'avventura come quella che noi abbiamo vissuto in questi giorni si cresce ancora di più; siamo stati responsabili dei nostri ragazzi e ragazze ma al tempo stesso abbiamo avuto modo di mangiare, camminare, giocare con loro, quindi ci siamo calati nel loro mondo, il quale è simile, certo, ma non identico a quello che abbiamo vissuto noi qualche anno fa alla loro età. Perciò, riprendendo un esercizio svolto nel pomeriggio di Martedì 17, grazie Gesù per averci dato questa opportunità, grazie dunque anche a Don Vittorio, grazie Madre Maria, grazie genitori, ma soprattutto grazie ragazzi e ragazze di II media!!! State tranquilli, non dimenticheremo tanto facilmente questa Due Giorni!
Luca Valcamonica - educatore

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29-30 aprile
TORINO 2001: DUE GIORNI EDUCATORI
"AVERE UN SANTO VERO PER AMICO"



La complessità non riducibile dei nostri tempi moderni, con le sue opportunità inedite e con le sue nuove sfide problematiche, ha talvolta insinuato in molti nostri ambienti (famiglia, scuola, società, comunità cristiana, oratori ...) una sorta di tentazione allo scoraggiamento, una subdola ed inconfessata "rinuncia all'educare".
Educare anche oggi è bello ed è possibile: ma anche molto più faticoso e difficile di un tempo! Non è il momento più per nessuno ora di giudizi e di rimpianti o di confronti fuori dalla realtà: è tempo di coraggio e di forza per accettare una sfida! E' il tempo opportuno, favorevole per smascherare l'inganno, rinnovare con lungimiranza la scommessa educativa, fare tesoro degli insegnamenti preziosi del passato, rinnovare il presente, ridare speranza al futuro, architettare sinergie. Ogni educatore saggio e attento sente oggi la necessità di "non rinunciare", di riprovare, di ... prendere il largo.
Anche nella nostra Comunità Cristiana, attraverso lo strumento prezioso degli Oratori, noi adulti nella fede rinnoviamo tutti i giorni la sfida dell'educare e dell'educare cristiano, non concedendo per inerzia o vigliaccheria ai nostri ambienti assenza, povertà o banalità di proposte formative, non abbassando il livello del raccontare, insegnare, suggerire, spiegare... l'affascinante e bello senso cristiano della vita! La comunità cristiana, alle soglie del nuovo millennio, si rinnova su invito del Santo Padre il Papa nella coscienza precisa della propria identità e missione nel mondo e nella storia: essere casa e scuola di fede, di preghiera, di comunione.
In oratorio in questi anni stiamo cercando di rimotivare e rinnovare questa cura all'educare, questa priorità del formativo; perché realmente anche l'oratorio sia "casa e scuola" per i nostri ragazzi e i nostri giovani, in aiuto e in collaborazione con le famiglie. Lo stiamo facendo volentieri e con gioia, qualificando le proposte e gli itinerari tematici della catechesi e dei momenti spirituali e celebrativi; lo stiamo tentando anche rinnovando la convinzione che un Oratorio è (come ha più volte detto il nostro Cardinale Arcivescovo in questi anni) "LA COMUNITA' DEI SUOI EDUCATORI". In questa linea è iniziata nel nostro Centro Giovanile la "scuola diocesana degli educatori" con programma triennale, gestita dai Responsabili diocesani; sempre in questa linea si sta svolgendo presso il Centro Giovanile il "corso FOM" per la preparazione dei collaboratori estivi, animatori del Centro Estivo e capi-tenda del campeggio, sempre in questo contesto è nata la proposta di una due-tre giorni annuale per gli animatori ed educatori.
Quest'anno abbiamo vissuto positivamente la prima due-giorni educatori a Torino: Torino 2001! Ci sarà poi Assisi 2002, Roma 2003... Una importante tappa formativa annuale, che deve diventare tradizione irrinunciabile nei nostri Oratori! La prospettiva tematica e formativa è quella di contemplare l'esemplarità cristiana di alcuni Santi, che possono essere di riferimento e di consiglio nel nostro educare oggi. "AVERE UN SANTO VERO PER AMICO E' COME AVERE DIO SEDUTO AL FIANCO, E' COME RITORNARE UN PO' BAMBINO NEL REGNO DELL 'AMORE E DELL'INCANTO; AVERE UN SANTO VERO PER AMICO E' COME AVERE IL SOLE PER GIOCARE, E' PRENDERE PER MANO L'INFINITO, LA MAPPA DEL TESORO TRA LE MANI": è il testo di un canto di Guido Meregalli che ha fatto e farà da filo rosso per questa proposta annuale della due-tre giorni educatori. L'esperienza di Torino è stata buona, ben partecipata: i temi e le intuizioni sono state molto forti, una buona semina nei cuori! La visita a Colle don Bosco, l'incontro con la vita di Giovanni Bosco, l'ascolto della testimonianza del Sermig e di Ernesto Olivero a Torino, la notte di adorazione e di intercessione per i ragazzi a noi affidati, la giornata di Ritiro Spirituale a Valdocco, il clima di grande allegria e fraternità ... sono stati gli ingredienti base dell'esperienza molto positiva di quest'anno.
Guardando avanti, la speranza è quella che tutti (non solo gli animatori più giovani, ma anche gli educatori più grandi) sentano sempre di più convintamente la necessità di formarsi per essere dei buoni formatori, la necessità di educare se stessi per poter educare altri! Per il prossimo anno oratoriano 2001-2002 si chiederà maggiore coerenza su questo punto a coloro che vogliono dare la loro disponibilità educativa: EDUCARSI PER EDUCARE! Da questa coerenza dipende la qualità del futuro educativo dei nostri Oratori; a questa coerenza non è possibile dunque rinunciare! Siamo a buon punto... ma la strada è ancora molto lunga ed impegnativa, e richiederà molto coraggio e molta forza, soprattutto per vincere resistenze vecchie ed abitudini precedenti: a tutti l'invito ad incoraggiare questa nostra linea di tendenza con la stima, la convergenza ideale, con l'aiuto, il consiglio, e sopratutto... la preghiera.
don Vittorio de' Paoli

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I LAVORI DEL
CONSIGLIO PASTORALE


Il giorno 2 Maggio u.s. si è riunito il C.P.P.
L' ordine del giorno prevedeva una relazione di verifica presentata da alcuni gruppi circa l'attività svolta nell'anno pastorale 2000/2001.
Nell'assemblea di inizio anno, tenutasi nel mese di Settembre, erano state tracciate alcune linee guida verso cui indirizzare l'attività pastorale di tutti i gruppi. Nello specifico si era parlato di:
- chiamata alla santità;
- testimonianza dei Sacerdoti e Religiose;
- impegno verso i ragazzi e i giovani;
- PAROLA nel cuore;
- testimonianza della carità.
Era quindi evidente che negli ultimi consigli pastorali si procedesse ad una verifica per vedere come ciascun gruppo, nella specificità del proprio servizio, ha operato concretamente.
In un clima di attento ascolto si sono alternati per la loro relazione la Caritas, il Centro di Ascolto, i Gruppi di ascolto, il Movimento 3° età, le Catechiste dei battesimi, il Coro, il Gruppo giovani coppie, il Gruppo missionario, l'Azione cattolica, l'Unitalsi, il Gruppo liturgia, il Gruppo fidanzati, il C.A.V.
Il prossimo consiglio pastorale vedrà impegnati in un analogo lavoro i gruppi giovanili e gli oratori.
Don Ambrogio ha poi fornito qualche aggiornamento sull'allestimento continuo del sito internet parrocchiale, illustrando il significato del nome iqt.it: è il 5° talento, che il nostro Arcivescovo definisce essere quello della comunicazione.
Un gruppo di giovani lavora per arricchire e aggiornare il sito che già offre informazioni sulla parrocchia, sugli oratori, sulle attività di alcuni gruppi; c'è una sezione riservata al Vangelo, si possono anche leggere i testi della scuola della Parola giovani e gli articoli di Parola Amica.
Il sito ha già destato l'interesse e la curiosità di un folto gruppo di "visitatori".

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Celebrazione Pasqua = rinascita
"Pasqua santa, notte battesimale!
Dal seno delle acque rinasciamo al Signore."


Così un suggestivo e antico inno pasquale richiama che il battesimo si innesta proprio sul passaggio di Cristo dalla morte alla vita, ed è fonte di vita nuova per chi lo riceve.
Senza dubbio la pasqua del 2001 è stata caratterizzata da una forte sottolineatura battesimale nella nostra parrocchia. Ben 10 battesimi, tra la notte ed il giorno: numerosi bambini, ma anche alcuni adulti che sono rinati in Cristo.
In particolare una famiglia ha ricevuto insieme i sacramenti dell'iniziazione cristiana, precisamente una mamma: Liliana Lopa e tre figli: Miliad Daniele, Eris Enrico, e Atina Maria di 17, 14, e 10 anni. Il padre, Minà è già battezzato nella chiesa ortodossa.
E' stata una cerimonia molto suggestiva quella della veglia pasquale, vissuta con attenzione e viva fede da tutti i presenti, che hanno pregato per i catecumeni, già presentati alla comunità durante la quaresima, e per altri due infanti che hanno ricevuto il battesimo.
La veglia ha visto riuniti nella concelebrazione tutti i preti della nostra parrocchia con l'aggiunta di padre Ivan, il confessore giunto da Roma, don Paolo Braga che ha accompagnato un gruppo di giovani del gruppo amici del Sidamo e don Pierpaolo Caspani, che ha battezzato il piccolo Roberto, suo nipote: in tutto 10 sacerdoti!
Al momento del battesimo, tanto atteso e lungamente preparato nella catechesi da  madre Giuseppina Borsani, è seguita la Confermazione di Liliana, Miliad Daniele, e Eris Enrico, amministrata dallo stesso prevosto mons. Giuseppe Ponzini, delegato per l'occasione dalla curia a rappresentare il vescovo. Atina Maria, che frequenta la quinta elementare, riceverà invece la cresima l'anno prossimo insieme ai suoi compagni di catechismo.
Infine tutti e quattro i nostri catecumeni hanno ricevuto per la prima volta il pane eucaristico.
Abbiamo rivissuto tutti l'antico ritmo catecumenale della chiesa, che prevede ancora oggi, per gli adulti, l'amministrazione contemporanea di Battesimo, Eucaristia e Cresima.
Il lunedì dell'Angelo, Liliana e Minà hanno poi potuto consacrare le loro nozze con la celebrazione religiosa, che nel loro paese d'origine, l'Albania, non era permessa fino a qualche anno fa.
Ora la famiglia Lopa sta continuando il cammino di catechesi, mentre i figli sono attivamente inseriti in oratorio. Presto verranno tutti preparati al sacramento della riconciliazione.
E' stato veramente bello il loro modo semplice ma insieme convinto di aderire alla fede cattolica; per loro questa Pasqua "è stato il giorno più bello e memorabile della vita".
Credo che sia importante anche per noi tutti ricordare sempre l'importanza dell'adesione a Cristo e della figliolanza divina ,che ci sono state donate nel battesimo.
"Pasqua è vita, Pasqua è gioia,
vinta è l'ombra della morte".
Don Ambrogio Cortesi.

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Pellegrinaggio
Santiago y Maria


Intraprendere un pellegrinaggio significa desiderare di compiere un itinerario interiore, ma anche vivere un'esperienza di fede condivisa, che dà il senso dell'unità e della comunione. Si tratta di camminare verso una meta comune, sottoposti alle stesse sollecitazioni.
Ogni luogo visitato della Spagna ci ha proposto un messaggio: o per l'evento straordinario di un lontano passato o per i tesori d'arte che lo rendono famoso o per le bellezze naturali (ancora vivo è il ricordo delle alte scogliere, battute dalle onde dell'Oceano). E' stato bello pensare di ripercorrere le vie tracciate dai pellegrini, provenienti da tutta Europa, nel corso dei secoli, spinti nella lontana Galizia da una fede profonda; interessante notare come i loro passaggi abbiano influito a trasformare l'ambiente con strade, ospizi, attività artigianali.
Abbiamo anche riletto insieme pagine di storia e di cultura con le visite all'Estoril, a Toledo, ad Avila:. Ma soprattutto abbiamo seguito con stupore e gioia interiore il filo conduttore che collega nel nome di Maria, dal Montserrat a Leon, le superbe cattedrali gotiche dalle immense vetrate che innondano le navate di luce, "perché la luce è Dio". Ma anche nella Basilica di Compostela, dedicata a san Giacomo, statue e cappelle ci hanno ricordato la Vergine, che, secondo un'antica tradizione, avrebbe raggiunto l'apostolo in Spagna, per sostenerlo nella sua opera di evangelizzazione.
Qui abbiamo assistito alla Messa Solenne concelebrata da Monsignor Prevosto con il cardinale Pappalardo, che si è conclusa con una folcloristica incensazione del transetto mediante il "botafumeiro", il turibolo più grande del mondo.
Il nostro pellegrinaggio ha avuto termine con il tradizionale abbraccio della statua di sant'Iacopo, situata sopra la cripta che raccoglie i resti dell'apostolo.
R.V.

Sono aperte in segreteria le iscrizioni per il prossimo pellegrinaggio a Santiago de Compostela, che sarà accompagnato da don Silvio dal 3 al 10 settembre.

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IL 50° DI SUOR ROSA
GIOVANNA FUMAGALLI

Domenica 22 aprile u.s. Suor Rosa Giovanna Fumagalli ha celebrato in Santuario con i suoi familiari e la comunità parrocchiale il 50° Anniversario della sua Professione Religiosa, rinnovando davanti alla nostra Madonna i suoi voti di povertà, castità e obbedienza.
Il giorno prima Suor Rosa Giovanna ha raccontato al Prevosto la storia della sua vocazione. Nata a Vimercate il 29 luglio 1928 in una esemplare e numerosa famiglia, ha ancora cinque sorelle viventi, tra cui Francesca che tutti conosciamo. Fece parte della Gioventù Femminile di Azione Cattolica ed ebbe come guida spirituale Don Luigi Sala, che la indirizzò alla meditazione del Trattato della Vera Devozione a Maria di S. Luigi M. Grignon de Montfort.
Aiutata dalla sorella Carolina, consacrata fra le Angeline e collaboratrice della Casa S. Giuseppe partì per il Noviziato delle Figlie della Sapienza il 15 gennaio 1950, salutata dal papà con queste parole: "Maria, siamo nell'Anno Santo, cerca di farti santa anche tu!". Fece la sua prima Professione il 2 agosto 1951 a Castiglione Torinese e successivamente frequentò a Bergamo la Scuola Magistrale. Dal 1957 fu Maestra d'Asilo, prima in provincia di Treviso e poi per vent'anni in Sardegna, che è stata per lei "indimenticabile".
Dal 1990 presta la sua opera a Valperga Canavese (TO), dove assiste le Consorelle anziane nel Castello che fu del Re Arduino. Ringraziamo Suor Rosa Giovanna per l'invito che ci ha fatto di visitare il Castello di Re Arduino e il vicino Santuario di Belmonte e pubblichiamo la Preghiera da lei scritta in occasione del suo 50° di Professione.
Ti benedico ti lodo e ti ringrazio, Signore Gesù, per il dono inestimabile della vocazione religiosa al servizio della Chiesa nella Congregazione delle Figlie della Sapienza, per essere nel mondo segno dell'amore di Cristo per tutti coloro che avvicino. Chiedo alla Madonna del Rosario la grazia di essere fedele per tutta la mia vita e di concedere ai miei cari e alla comunità parrocchiale di vivere e testimoniare l'impegno cristiano. Amen.

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Il tema
interventi Caritas in Europa dell'est
Campi di Lavoro estivi Caritas Ambrosiana

Progetto "CANTIERE DELLA SOLIDARIETA"


Da qualche anno la Caritas Ambrosiana promuove campi di lavoro estivi nell'intenzione di creare occasioni privilegiate di educazione alla carità.
Un'opportunità di incontro e confronto sia con le comunità cristiane di altri Paesi sia con credenti di altre confessioni.
La proposta si rivolge a giovani che abbiano già compiuto 18 anni e che siano interessati ad "allargare i propri orizzonti" in modo nuovo. Gli "effetti collaterali" saranno sicuramente tanti, e forse non così marginali: condividere un'esperienza di servizio con altri, conoscere situazioni e realtà diverse dalle nostre, confrontarsi su tematiche quali la solidarietà, la giustizia e la pace.
Il lavoro manuale non mancherà, ma l'esperienza umana, il dialogo e l'ascolto saranno protagonisti in questa storia.
Ambiti di intervento: sociale, pastorale, educativo.
Attività previste: animazione, aggregazione, sostegno, lavori manuali.
Destinatari: Minori - Giovani; Anziani - Malati; Famiglie in difficoltà; Minoranze etniche.
I CAMPI SI SVOLGERANNO IN:
         Paese  Località
         ALBANIA        Scutari
         BOSNIA ERZEGOVINA Zenica
         KOSSOVO      Gjakova
         ROMANIA       Bucarest
         IUGOSLAVIA   Zrenjanin -
         (SERBIA)       Muzljia
Gruppi di circa dieci persone parteciperanno all'esperienza per periodi di 15 giorni ciascuno, a partire da metà luglio, sino alla fine di agosto.
Caratteristiche generali dell'intervento della Caritas Ambrosiana
1.  Autosviluppo. La metodologia di intervento è incentrata sull'affiancamento rispettoso delle realtà locali che ponga l'attenzione sulla storia e sulla cultura del posto, sottolineando il fatto che è compito, in primo luogo, dei responsabili locali elaborare e realizzare i progetti di sviluppo.
2.  Presenza di lungo periodo. La Caritas Ambrosiana non opera solo nei casi di emergenza, ma garantisce una presenza anche nelle fasi di riabilitazione e sviluppo. Generalmente l'affiancamento e il sostegno permangono a distanza di vari anni dalla prima emergenza. In ogni caso, l'attenzione alle situazioni di povertà e di disagio non è limitato alle catastrofi e ai disastri, ma ad ogni bisogno. Certamente non è un intervento che può considerarsi risolutivo di problemi di per sé enormi, ma un segno di vicinanza che possa portare alla risoluzione di alcune "parti" del problema in modo definitivo.
3.  Attenzione alla cultura e alle religioni: L'intento è quello di evitare l'esasperato proselitismo cercando, invece, di far emergere la ricerca del dialogo in uno spirito ecumenico e interreligioso, attento al rispetto delle diverse peculiarità e proteso all'abbattimento di quei pregiudizi che, troppo spesso, ostacolano il sorgere di un unitario spirito di fede. Gli interventi sono diretti ai più poveri, indipendentemente dal loro credo.
4. Particolare attenzione allo scambio e alla formazione delle persone. Il valore della persona è il riferimento che muove ogni iniziativa della Caritas Ambrosiana. Attraverso scambi di conoscenze e di esperienze, si vuole dare l'opportunità alle persone del posto di confrontarsi con altri modelli, in modo da agire "in loco" in maniera sempre più attenta ed efficace.

Testimonianze e proposte a Vimercate
Lunedì 7 maggio ore 21 presso il centro Paolo VI in via de' Castillia, 2 è stata tenuta una serata di Presentazione dei campi estivi 2001 a cura di Alberto Minoia, di Caritas Ambrosiana, responsabile Area internazionale.
Minoia ha presentato le linee guida dell'intervento della Caritas in Europa dell'est, ben lontano dal puro assistenzialismo e dalla faraonicità di alcuni interventi di agenzie internazionali. Il cantiere della solidarietà è anzitutto un'esperienza simbolica e contagiosa. Il primo ambito di intervento è quello educativo per presentare dal vivo la figura dell'educatore, mancante nella cultura tradizionale dell'est, e con lo scopo di aprire un dialogo tra le diverse fasce d'età: bambini, giovani, adulti anziani. Un'altra forte sottolineatura di Caritas Ambrosiana è quella dell'intercultura e dell'attenzione alle etnie più deboli e in difficoltà in una determinata zona.
Minoia ha ricordato anche come la Caritas decanale di Vimercate con i suoi progetti riguardanti la cittadina di Nustar, ha in un certo senso aperto questa strada già dall'inizio degli anni novanta.
I partecipanti all'incontro, una quindicina di giovani molto motivati, hanno potuto così ascoltare la testimonianza di Giuseppe e Stefano, che hanno vissuto dei campi Caritas rispettivamente a Zenica (Bosnia) e Jakova (Kosovo).
Essi hanno raccontato il loro impegno di animazione con i bambini, la visita a famiglie che avevano figli prigionieri di guerra, la presenza nei campi profughi o nelle enclave dove le minoranze sopravvivono difese da nugoli di carri armati.
E' stato evidente che si tratta di una esperienza di profondo arricchimento personale, e che richiede anzitutto la voglia di aprire gli occhi e conoscere dal vero "l'altra Europa" così drammaticamente vicina.
Lo stile del cantiere della Solidarietà infine non è quello di chi si mette sul piedistallo per porgere la mano, ma di chi cerca il contatto, il dialogo, la condivisione, il camminare fianco a fianco.
Le date dei campi vanno da metà luglio a fine agosto, in turni di 15 giorni. I partecipati devono necessariamente fare un colloquio in Caritas Ambrosiana e partecipare alle giornate di formazione previste a Triuggio, Villa Sacro Cuore sabato 9, sabato 23 e domenica 24 giugno. Se possibile si formerà un gruppo di giovani del vimercatese in uno dei terzi turni.
Se abiti nel vimercatese e sei interessato, contatta don Ambrogio Cortesi; presso la parrocchia santo Stefano.
Se abiti altrove, rivolgiti direttamente a Caritas Ambrosiana - Segreteria Area Internazionale
Tel. 02.76037.211 — e-mail: internazionale.ambrosiana@caritas.it
Potrai fissare un appuntamento per un colloquio orientativo.

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DOMENICA 10 GIUGNO
GIORNATA DELL'AMMALATO


La Giornata dedicata a tutti i fedeli anziani e sofferenti della Comunità che, per vari motivi, non possono più partecipare alle funzioni religiose in Santuario, ci spinge a riflettere sulla sofferenza. Un vescovo gravemente ammalato, molto sofferente, volle che i suoi preti sapessero: "Dite loro che stiano attenti a ciò che predicano: si fanno tante chiacchiere sul dolore".
Una prima riflessione che siamo chiamati a fare è proprio questa: sul dolore, il primo dovere, è non chiacchierare: occorre prima di tutto condividere. Eppure non basta, sempre, condividere in silenzio il dolore - magari sapessimo farlo - in profondità, fino a sentire in noi quello di chi soffre. Non basta perché a volte,quando Dio vuole, come Dio vuole, come in questa occasione o nella Giornata Mondiale dell'Ammalato che si celebra l'11 di febbraio, bisogna tentare di dirne qualcosa. Della sofferenza non possiamo pensare che fosse chiusa in se stessa, come se nella vita ci fosse o la gioia o il dolore, e si trattasse di vivere la sofferenza sopportandola il meglio possibile e sperando che passi presto e ritorni la salute e la gioia. Occorre anzi dire con chiarezza e fermezza che il punto di vista puramente umano sul dolore è del tutto insufficiente e in parte sbagliato, ma dire che il dolore visto da Dio Uno e Trino è l'amore, il dare tutto sé - il Padre al Figlio, il Figlio al Padre, lo Spirito alla loro comune Unità - senza tenere nulla: mistero, certo, altissimo, ma non inconcepibile; e che la sofferenza, vista da Gesù, il Verbo fatto uomo, è la Croce che salva e, senza la quale, nessuno può essere salvato.
Abbiamo sentito leggere in questo tempo pasquale più di una volta la pagina dell'Apocalisse di san Giovanni: "Dopo ciò, apparve una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua... Uno dei vegliardi allora si rivolse a me e disse: "Quelli che sono vestiti di bianco, chi sono e donde vengono?" "Gli risposi, Signore mio, tu lo sai". E lui: "Essi sono coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell'Agnello".
La grande tribolazione è anche la sofferenza che hanno accettato, hanno preso la propria croce, hanno detto di no a se stessi e hanno seguito Gesù, il Crocifisso, lavando la loro vita nel prezioso sangue suo. Comprendiamo allora che la sofferenza non è facoltativa, né obbligatoria.
E' semplicemente "necessaria". Appartiene alla logica stessa dell'esistenza umana.
Ciò lo possiamo meglio comprendere esaminando la "logica" dell'incarnazione del Figlio di Dio, il Verbo, in Gesù di Nazaret, il Cristo. Come il Cristo ci ha salvati? Che cosa è nella sua essenza divina e storica la sua "passione": morte di croce, abbandono "del" Padre, abbandono "al" Padre? Non sono certo le sofferenze fisiche di Cristo, soltanto, ad averci dato la redenzione; molti hanno sofferto in un modo paragonabile, fisicamente, al suo. E non solo la sua volontà di salvarci, ci ha salvati. Ci hanno salvati l'amore del Padre e quello del Figlio nello Spirito santo. L'amore è il segreto del dolore di Dio. Amandoci - "Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i suoi amici" Gv. 15, 13 -, amandoci Gesù ha trasformato tutto il peccato - tutti i peccati - in "dolore". Questo è il calice che ha bevuto, e che ci invita a bere con Lui, affinché scopriamo, nella sofferenza, I'amore, che ne è il suo segreto. Noi uomini e donne di solito trasformiamo la sofferenza in peccato, facendo il contrario di quello che ha fatto e fa Gesù, perché o la infliggiamo agli altri - quante sofferenze procuriamo agli altri - o non la sopportiamo. Sopportare la sofferenza fino in fondo è sciogliere il peccato in amore: questa è l'opera della Trinità e questa dobbiamo chiedere e vivere. A questa altezza si vola più in alto di ogni possibile obiezione: il dolore nel mondo, la sofferenza degli innocenti, delle vittime, dei bambini... Obiezioni tanto serie che ad esse non si può rispondere se non con l'amore. Amore che è conversione, purificazione, donazione, salvezza. Con l'amore che la sofferenza è, se vissuta con tutta la generosa offerta dell'anima, con tutta l'anima. Scrive san Paolo ai cristiani di Roma 8,18: "Penso infatti che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria che si manifesterà in noi", e non lo scrive certo per minimizzarle. Quella gloria sarà lo splendore delle sofferenze amate per amore di Dio.


La Giornata avrà questo svolgimento:
Ore 15.00:     ritrovo degli anziani ed ammalati in Santuario ad opera degli Unitalsiani e Volontari;
Ore 15.30:     Inizio Santa Messa nella quale sarà data la Santa Unzione
a chi la chiederà e sarà impartita
la Santa Benedizione agli infermi, panca per panca;
Ore 16.30:     Momento di gioiosa festa e rinfresco al Centro Paolo VI.

Preghiamo di far pervenire a don Silvio, al signor Giunteri Giuseppe (tel. 039.6852771) Presidente dell'Unitalsi, o in Segreteria parrocchiale i nominativi di coloro che desiderano essere trasportati in Santuario.

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II° Corso per fidanzati 2001

Parrocchia S. Stefano – Vimercate


Il Corso per fidanzati tende a far prendere coscienza dei valori fondamentali insiti nella vocazione al matrimonio. Per questo la frequenza deve essere regolare, attiva e personalmente motivata, mossa dalla consapevolezza di doversi preparare ad essere sposi cristiani, credenti, testimoni della fede in Cristo nella vita familiare.

Il secondo Corso dell'anno 2001 avrà luogo presso il Centro Paolo Vl in via De Castillia, 2 alle ore 20,45 secondo questo calendario.

LUNEDI' 17 SETTEMBRE 2001:
"La nostra storia e il progetto di Dio" (incontro di accoglienza)
GIOVEDI' 20 SETTEMBRE 2001:
"La persona umana e la scelta coniugale'
LUNEDI' 24 SETTEMBRE 2001:
"Credere nel Dio di Gesù"
LUNEDI' 1 OTTOBRE 2001:
"Noi due persone differenti per vivere insieme"
GIOVEDI' 11 OTTOBRE 2001:
"Noi ci sposiamo nella Chiesa"
DOMENICA 14 OTTOBRE 2001:
"L'amore è..."
GIOVEDI' 18 OTTOBRE 2001:
"Sessualità è... fecondità è..."
LUNEDI' 22 OTTOBRE 2001:
"Paternità e maternità responsabile"
GIOVEDI' 25 OTTOBRE 2001:
"I metodi naturali di regolazione della fertilità - un modo diverso di vivere l'amore"
LUNEDI' 29 OTTOBRE 2001:
"Celebriamo l'Eucaristia per prepararci a celebrare il matrimonio"

Le iscrizioni si ricevono fino all'11 settembre in Segreteria Parrocchiale, via de Castillia, 2 (tel. 039 66 81 22). Alla fine verrà rilasciato un attestato di frequenza da presentare con gli altri documenti per il Matrimonio.

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CARITAS PARROCCHIALE
PERCORSI PER USCIRE DALLA CLANDESTINITÀ
 "Schema semplificato dell'iter"



Per facilitare la regolarizzazione delle persone straniere pubblichiamo alcune indicazioni utili sugli iter procedurali. Il Centro di Ascolto si rende disponibile a dare informazioni più dettagliate e a supportare le persone che occupano stranieri non regolari, affinché operino secondo coscienza e legge.

PRESTAZIONE Dl GARANZIA (lo "sponsor")
1.       Questura di Milano Via Montebello 26 1° piano, sportello garanzia lavoro (per Vimercate quest'anno è decentrato in via Cagni, 1 - Milano).
2.       Documenti:
-        Domanda in marca da bollo da L. 20.000;
-        Copia passaporto o documento d'identità dello sponsor;
-        Copia del passaporto dello straniero;
-        Stato di famiglia dello sponsor;
-        Contratto di affitto o proprietà immobile dello sponsor;
-        Certificato d'idoneità igienico - sanitaria dell'alloggio rilasciato dall'ASL;
-        Fideiussione bloccata per 30 mesi dalla banca di £. 10.500.000 (comprende: Assicurazione obbligatoria al SSN, prestazione mezzi di sussistenza, pagamento spese di rimpatrio).
L'autorizzazione viene rilasciata dalla Questura entro 60 giorni dal ricevimento della domanda.
Copia dell'autorizzazione va inviata allo straniero residente all'estero (dopo aver fatto una copia autenticata da trattenere)
3.       Lo straniero dovrà presentarsi, munito dell'autorizzazione e del passaporto valido, presso il Consolato o Ambasciata italiana nel paese d'origine per chiedere il visto d'ingresso per motivo d'inserimento nel mercato del lavoro.
4.       Entrati in Italia, entro 8 giorni lavorativi ci si deve presentare in Questura (ufficio stranieri) per il rilascio del permesso di soggiorno della durata di 1 anno.
5.       La Questura rilascia una ricevuta con la quale lo straniero dovrà presentarsi presso l'Ufficio di Collocamento per l'iscrizione nelle liste di collocamento.
6.       Dopo aver trovato lavoro ci si presenta in questura con lo sponsor per il rilascio del permesso di soggiorno per motivi di lavoro.
7.       Conseguentemente viene sbloccata la fideiussione.
NB: Se allo scadere di 1 anno l'interessato non avrà trovato lavoro dovrà abbandonare il territorio italiano.
L'istanza per ottenere l'autorizzazione all'inserimento nel mercato del lavoro di uno straniero, deve essere presentata alla Questura entro 60 giorni dalla data di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto dei flussi del 2001 ovvero  il 17 Luglio 2001.
CHIAMATA NOMINATIVA DALL'ESTERO
   1.       Contratto di lavoro con firma autenticata del datore di lavoro.
   2.       Invio del contratto allo straniero.
   3.       Firma del contratto presso le autorità italiane all'estero.
   4.       Ritorno del contratto al datore di lavoro.
   5.       Presentazione della domanda alla Direzione Provinciale del lavoro.
   6.       Rilascio dell'autorizzazione.
   7.       Vidimazione dell'autorizzazione presso la questura.
   8.       Invio dell'autorizzazione allo straniero nel paese d'origine.
   9.       Lo straniero si reca presso le autorità italiane nel suo paese d'origine
   10.     Rilascio del visto d'ingresso pre lavoro sul passaporto dello straniero
   11.     Entrata dello straniero in Italia
   12.     Richiesta del permesso di soggiorno alla questura competente sul territorio
   13.     La richiesta del permesso di soggiorno deve essere presentata entro 8 giorni lavorativi presso la questura, Ufficio Stranieri.

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Il Nido del Gabbiano

Giovanni Moioli
Il "Centro" di tutti i cuori



L'Autore
Il nostro concittadino Giovanni Moioli (1931-1984), docente di teologia sistematica e teologia spirituale presso la Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale di Milano, ha avviato una ricerca teologica che ancora oggi rimane di viva attualità e importanza. Più volte ha declinato il dono della sapienza della fede in contributi di carattere meditativo volti alla formazione spirituale del cristiano.

Il libro
I testi pubblicati in questo breve volumetto di circa 60 pagine raccolgono l'ultimo contributo dell'A., letteralmente le sue ultime parole pubbliche, alla vigilia della morte.
Come un testamento, le riflessioni presenti (rivolte ad un istituto secolare femminile) ruotano attorno al valore cristiano della secolarità, cioè del modo credente di interpretare e assumere le diverse situazioni della vita. Nel rimando essenziale alla centralità di Cristo, al Cristo come cuore, punto di unificazione e di convergenza di tutti i cuori.
Muove di qui l'ulteriore commento a tre invocazioni al Cuore di Gesù, visto come centro a cui riferirsi e da cui prende senso ogni testimonianza cristiana.

I destinatari
Il volume è raccomandato a tutti i credenti, sacerdoti, religiosi e laici, per la sua profondità e la sua fruibilità.

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