La parola del Parroco
MISSIONE E GIUBILEO
VANNO MESSI A FRUTTO
Carissimi Parrocchiani,
ogni tanto mi piace capire
quale percorso stiamo facendo e dove stiamo andando. Mentre al gregge
piace brucare l'erba che incontra e non pensa ad altro, il pastore deve
già pensare a dove condurrà il gregge domani e dopodomani, cioè deve avere
in mente il cammino del suo gregge, da dove veniamo e dove andiamo.
Noi abbiamo attraversato negli anni scorsi due "pascoli" magnifici,
che hanno nutrito e irrobustito tutti coloro che hanno voluto "mangiare".
Questi "pascoli" sono la Missione Parrocchiale del 1998 che
ci ha ridato il gusto della parola di Dio, e il Grande Giubileo del 2000
che ci ha riproposto la persona di Gesù Salvatore e la nostra vocazione
battesimale alla santità e alla testimonianza.
Una mentalità superficiale potrebbe pensare che questi due avvenimenti,
che pur nelle loro diverse dimensioni sono stati belli, siano però da
considerarsi chiusi e passati; anzi qualcuno dice: meno male che sono
chiusi e passati, basta prediche e pellegrinaggi, torniamo alla vita normale,
ci sono tante cose concrete da fare, ecc.
Eppure chi riflette deve ammettere che quei due avvenimenti straordinari
sono stati belli e utili, anzitutto perché ci hanno dato gioia e coraggio
in un tempo pieno di cose brutte e di paure, e poi perché hanno richiamato
la nostra attenzione su alcune realtà importanti, in particolare la parola
di Dio e la persona di Gesù, che molti hanno cercato negli ultimi decenni
di presentare come superate e inutili e che invece tornano a rivelarsi
come fondamentali e necessarie per la vita e la felicità dell'uomo, necessarie
come "il pane quotidiano", fondamentali come "la luce",
"la verità", "la vita".
Molti fatti confermano questa mia osservazione: i delitti terribili che
commettono adulti, giovani e ragazzi quando non si ispirano più alla parola
di Dio e alla morale cristiana; le spirali di violenza e di vendetta in
cui si invischiano i popoli che erigono non la fraternità e i doveri,
ma la nazione e i diritti a unico criterio di giudizio; le aberrazioni
di ingiustizia e di oppressione a cui giunge la società quando si ispira
solo agli pseudo valori della produttività, dell'economia, della "professionalità";
la fragilità delle famiglie quando sono costituite, anche inconsapevolmente,
solo sulle motivazioni del sentimento e non anche sui valori dell'unità
e della procreazione.
E anche alcuni fatti recenti sono in questo senso significativi: i buoni
risultati che l'Anno Giubilare ha conseguito in due direzioni notoriamente
difficili, come il sacramento della riconciliazione e i giovani; l'inversione
di tendenza che si è verificata circa l'Insegnamento della Religione Cattolica
nelle scuole italiane dove dopo anni di calo nella percentuale degli "avvalentisi",
nell'ultimo anno la percentuale è risalita; la sconfitta elettorale della
Lista Bonino che in questa ultima campagna aveva puntato proprio sull'esigenza
di "non lasciar decidere al Vaticano" sui temi etici.
Ma al di là delle implicazioni e delle tendenze culturali che ho ricordato,
resta il fatto che la parola di Dio, la fede, il battesimo sono tutti
doni di Dio che per la bontà del Signore abbiamo ricevuto e che non possiamo
assolutamente ignorare o lasciare infruttuosi, ma dobbiamo al contrario
seminare su terreno buono e coltivare attentamente perché "diano
molto frutto", o ancora "trafficare" nella nostra vita
come insegna Gesù nella parabola dei talenti. Insomma i doni di Dio vanno
portati a frutto e i grandi avvenimenti cristiani che abbiamo vissuto
non sono "chiusi", ma debbono essere ancora operanti e producenti
in noi.
E in effetti dei segni positivi in questa direzione io li vedo anche tra
noi: gli Esercizi Spirituali che abbiamo fatto negli ultimi due anni,
i Gruppi di Ascolto della parola di Dio che continuano regolarmente e
seriamente la loro attività, il lavoro formativo giovanile che Don Vittorio
svolge metodicamente; nelle Messe feriali la presenza di persone "nuove"
che rimpiazzano gli anziani che si infermano o muoiono; il costituirsi
di nuove tipologie di laici operatori pastorali, come ministri straordinari
della S. Comunione, catechisti dei battesimi e dei fidanzati, volontari
del Centro di Ascolto.
Bisogna che questa fiducia nel valore della parola di Dio e questa gioia
dell'incontro con Cristo divengano sempre più elementi fondamentali e
dinamici della nostra coscienza cristiana. Qualcosa in questo senso è
già contenuto nei "cinque punti" che avevo presentato nell'Assemblea
Parrocchiale di settembre (cfr. Parola Amica ottobre 2000) e la cui attuazione
il Consiglio Pastorale sta verificando in questi mesi; ma molto di più
dovremo immettere questi elementi di novità e di conversione nei nostri
programmi parrocchiali per il 2001-2002 e nella nostra vita personale.
A questo riguardo invito gli Operatori pastorali, ma anche gli altri fedeli,
giovani e adulti,che hanno seguito il mio ragionamento fino a qui, a partecipare
alla Giornata di Spiritualità che Don Gianni Cesena predicherà domenica
10 giugno a Triuggio e il cui programma è pubblicato più avanti.
Ma più ampiamente ancora vorrei che tutti noi, carissimi fedeli, guardassimo
al nostro essere cristiani come a un vero e grandissimo dono di Dio, una
"perla preziosa" che ci è stata donata ma che dobbiamo "ricomprare"
continuamente scegliendola sempre di nuovo come il nostro bene più importante,
un segno dell'amore di Dio che allieta la nostra vita e che vogliamo far
conoscere e condividere con tutti coloro ai quali vogliamo bene.
Le due grandi feste di giugno, la Pentecoste e il Corpus Domini, acquisteranno
un più chiaro significato se le vivremo alla luce di questi pensieri.
Vostro
Don Giuseppe
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Già da un
mesetto a Catechismo e in Chiesa si parlava della "due giorni"
a Ponte di Legno per la seconda media.
Alcune domande affollavano la mia mente: "Ma cosa si farà, Catechismo
giorno e notte?", "Sarò capace di passare due giorni senza i
miei genitori?"
Per me, come per alcune mie amiche, questa gita è stata la prima uscita
di più giorni.
Ancora un po' preoccupata, lunedì 16 aprile ho raggiunto i miei compagni
all'oratorio per la partenza.
Il viaggio di andata è stato tranquillo: qualche raccomandazione da parte
di Don Vittorio e dei nostri educatori, ma soprattutto molte, molte risate.
Sistemate le camere, offerte dalle ospitali Madri Canossiane, abbiamo
visitato il centro del paese e avvisato i nostri genitori del nostro arrivo.
Consumato il pranzo ci siamo "immersi" nella natura, eleggendo
fra di noi il più "ginnastico" con esercizi di un percorso di
fitness. Nello stesso bosco si è svolta anche la prima sfida: il gioco
dei numeri.
Comunicata la composizione delle due squadre, questo gioco ci ha aiutato
a concretizzare un punto delle nostre riflessioni IL RAPPORTO CON GLI
ALTRI. Abbiamo fatto nuove amicizie e piacevoli esplorazioni del territorio.
Dopo la cena e un gelato "gelato" (per i meno coraggiosi una
cioccolata bollente), abbiamo partecipato al secondo gioco. Si è svolto
nel soggiorno della casa che ci ospitava con un cartellone, un po' d'acqua
e qualche ricettario: sono state due ore di risate e concentrazione per
rispondere alle strane domande preparate dagli educatori.
Dopo il gioco, qualche riflessione personale e poi tutti nelle camere
e, verso l'una tutti, o quasi, dormivano.
Alle 8.00 del mattino dopo una musica melodiosa ci ha svegliati. Consumata
la colazione abbiamo affrontato altri due giochi: la CACCIA AL TESORO
e CASTELLALPO (CASTELLONE+SCALPO).
Dopo il pranzo, qualche minuto di gioco e la preparazione della valigia,
ci siamo recati in cappella per una riflessione. Ognuno ha scritto una
preghiera personale che avrebbe proposto durante la S. Messa.
Ammirevole come Don Vittorio e gli educatori siano riusciti a introdurre
nei giochi e nella Messa i temi delle nostre riflessioni, senza costringerci
ad ascoltare lunghi discorsi che forse non avremmo accolto facilmente.
Purtroppo è già ora di tornare a casa e fatta qualche foto di gruppo ci
avviamo al pulmann. Ci salutiamo con un "nuovo ciao": ci siamo
conosciuti meglio anche se alcuni di noi frequentano la stessa classe
da diversi anni.
Anna Frosi
(a nome dei ragazzi/e di II media)
Due Giorni di
II Media a Ponte di Legno: un'esperienza fantastica!
Ore 19.30, 17 Aprile 2001: in questo momento, con l'arrivo in pullman
al Centro Giovanile Cristo Re di via Valcamonica, si chiude la bellissima
esperienza della Due Giorni di II Media a Ponte di Legno. Sui volti dei
ragazzi e ragazze, ma soprattutto su quelli dei loro accompagnatori poco
più anziani (in ordine cronologico: i due educatori e le tre educatrici,
Don Vittorio e Madre Maria), è visibile la stanchezza di due giorni vissuti
all'insegna del movimento, dell'allegria ma nei quali si è trovato il
tempo di fermarsi a riflettere sulle relazioni personali e di partecipare
a brevi ma significativi attimi di preghiera comunitaria. Tutto è cominciato
Lunedì 16 con la partenza in pullman dal Centro Giovanile; l'atmosfera
era già fin dall'inizio elettrica, eppure molti erano assillati da un
dubbio: che tempo troveremo la'? Gli eventi meteorologici dei giorni precedenti
certo non ci rassicuravano, ma la voglia di vivere questa Due Giorni e
di trascorrere non solo due giornate ma anche una nottata insieme ai propri
amici andava ben oltre questa preoccupazione.
La nostra fiducia è stata poi ripagata: se infatti il primo giorno le
condizioni sono state assai variabili (ha anche nevicato), Ponte di Legno
si è pienamente riscattata il giorno dopo, mostrandosi in tutto il suo
splendore alla luce di un sole caldo. Siamo dunque riusciti a conoscere
il centro del paese, l'origine del suo nome (sotto un ponte di legno ha
origine, da due torrenti, il fiume Oglio) e abbiamo avuto modo di svolgere
senza problemi i giochi all'aperto che noi educatori, insieme a Don Vittorio,
avevamo preparato nei giorni precedenti; questi giochi, insieme a quelli
svolti nell'albergo dove eravamo ospitati e ai momenti di raccoglimento
e di preghiera nella piccola cappella, erano incentrati su tre argomenti
molto significativi: il rapporto con se stessi, con Dio e con gli altri.
Abbiamo quindi percorso un cammino spirituale e sociale che ci ha portati
a guardare con più attenzione a noi stessi, dal momento che spesso abbiamo
poco riguardo della nostra individualità, a vivere più strettamente la
relazione con Dio, chiedendo scusa, aiuto o dicendo grazie o ancora promettendo
e a confrontarci serenamente tra di noi; ognuno di noi alla fine ha raccolto
qualche piccolo ma utile consiglio per riuscire a interagire con il mondo
spirituale e terreno pur mantenendo il proprio essere io.
Negli incontri tenuti da Don Vittorio i ragazzi e le ragazze si sono distinti
per attenzione e interesse, rivelando così una personale vicinanza agli
argomenti trattati e dimostrando un buon livello di maturità, in quanto
sono stati in grado di comprendere la serietà delle riflessioni. Come
già detto prima, tuttavia questi particolari momenti non hanno allontanato
i nostri ragazzi e le nostre ragazze dal gioco, dalla compagnia e dal
clima gioioso tipico di queste gite; sono stati comunque attenti a non
andare oltre certi limiti, segno che il gruppo era particolarmente valido,
e anche individualmente ognuno ha saputo perfettamente adattarsi, pur
mantenendo inevitabilmente (ma anche fortunatamente) le proprie caratteristiche.
"Che ce ne facciamo di tante persone che la pensano allo stesso modo?
Ciascuno ha caratteristiche proprie, positive o negative, ed è bello che
le metta in mostra all'interno del gruppo". Questa è una delle tante
frasi che abbiamo sentito e credo che sintetizzi perfettamente lo spirito
della Due Giorni a Ponte.
Per concludere, vorrei esprimere un pensiero comune ai cinque educatori
che hanno avuto la fortuna di prendere parte a questa esperienza: ogni
giorno si cresce, ma dopo un'avventura come quella che noi abbiamo vissuto
in questi giorni si cresce ancora di più; siamo stati responsabili dei
nostri ragazzi e ragazze ma al tempo stesso abbiamo avuto modo di mangiare,
camminare, giocare con loro, quindi ci siamo calati nel loro mondo, il
quale è simile, certo, ma non identico a quello che abbiamo vissuto noi
qualche anno fa alla loro età. Perciò, riprendendo un esercizio svolto
nel pomeriggio di Martedì 17, grazie Gesù per averci dato questa opportunità,
grazie dunque anche a Don Vittorio, grazie Madre Maria, grazie genitori,
ma soprattutto grazie ragazzi e ragazze di II media!!! State tranquilli,
non dimenticheremo tanto facilmente questa Due Giorni!
Luca Valcamonica - educatore
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29-30
aprile
TORINO 2001: DUE GIORNI EDUCATORI
"AVERE UN SANTO VERO PER AMICO"
La complessità non riducibile dei nostri tempi moderni, con le sue opportunità
inedite e con le sue nuove sfide problematiche, ha talvolta insinuato
in molti nostri ambienti (famiglia, scuola, società, comunità cristiana,
oratori ...) una sorta di tentazione allo scoraggiamento, una subdola
ed inconfessata "rinuncia all'educare".
Educare anche oggi è bello ed è possibile: ma anche molto più faticoso
e difficile di un tempo! Non è il momento più per nessuno ora di giudizi
e di rimpianti o di confronti fuori dalla realtà: è tempo di coraggio
e di forza per accettare una sfida! E' il tempo opportuno, favorevole
per smascherare l'inganno, rinnovare con lungimiranza la scommessa educativa,
fare tesoro degli insegnamenti preziosi del passato, rinnovare il presente,
ridare speranza al futuro, architettare sinergie. Ogni educatore saggio
e attento sente oggi la necessità di "non rinunciare", di riprovare,
di ... prendere il largo.
Anche nella nostra Comunità Cristiana, attraverso lo strumento prezioso
degli Oratori, noi adulti nella fede rinnoviamo tutti i giorni la sfida
dell'educare e dell'educare cristiano, non concedendo per inerzia o vigliaccheria
ai nostri ambienti assenza, povertà o banalità di proposte formative,
non abbassando il livello del raccontare, insegnare, suggerire, spiegare...
l'affascinante e bello senso cristiano della vita! La comunità cristiana,
alle soglie del nuovo millennio, si rinnova su invito del Santo Padre
il Papa nella coscienza precisa della propria identità e missione nel
mondo e nella storia: essere casa e scuola di fede, di preghiera, di comunione.
In oratorio in questi anni stiamo cercando di rimotivare e rinnovare questa
cura all'educare, questa priorità del formativo; perché realmente anche
l'oratorio sia "casa e scuola" per i nostri ragazzi e i nostri
giovani, in aiuto e in collaborazione con le famiglie. Lo stiamo facendo
volentieri e con gioia, qualificando le proposte e gli itinerari tematici
della catechesi e dei momenti spirituali e celebrativi; lo stiamo tentando
anche rinnovando la convinzione che un Oratorio è (come ha più volte detto
il nostro Cardinale Arcivescovo in questi anni) "LA COMUNITA' DEI
SUOI EDUCATORI". In questa linea è iniziata nel nostro Centro Giovanile
la "scuola diocesana degli educatori" con programma triennale,
gestita dai Responsabili diocesani; sempre in questa linea si sta svolgendo
presso il Centro Giovanile il "corso FOM" per la preparazione
dei collaboratori estivi, animatori del Centro Estivo e capi-tenda del
campeggio, sempre in questo contesto è nata la proposta di una due-tre
giorni annuale per gli animatori ed educatori.
Quest'anno abbiamo vissuto positivamente la prima due-giorni educatori
a Torino: Torino 2001! Ci sarà poi Assisi 2002, Roma 2003... Una importante
tappa formativa annuale, che deve diventare tradizione irrinunciabile
nei nostri Oratori! La prospettiva tematica e formativa è quella di contemplare
l'esemplarità cristiana di alcuni Santi, che possono essere di riferimento
e di consiglio nel nostro educare oggi. "AVERE UN SANTO VERO PER
AMICO E' COME AVERE DIO SEDUTO AL FIANCO, E' COME RITORNARE UN PO' BAMBINO
NEL REGNO DELL 'AMORE E DELL'INCANTO; AVERE UN SANTO VERO PER AMICO E'
COME AVERE IL SOLE PER GIOCARE, E' PRENDERE PER MANO L'INFINITO, LA MAPPA
DEL TESORO TRA LE MANI": è il testo di un canto di Guido Meregalli
che ha fatto e farà da filo rosso per questa proposta annuale della due-tre
giorni educatori. L'esperienza di Torino è stata buona, ben partecipata:
i temi e le intuizioni sono state molto forti, una buona semina nei cuori!
La visita a Colle don Bosco, l'incontro con la vita di Giovanni Bosco,
l'ascolto della testimonianza del Sermig e di Ernesto Olivero a Torino,
la notte di adorazione e di intercessione per i ragazzi a noi affidati,
la giornata di Ritiro Spirituale a Valdocco, il clima di grande allegria
e fraternità ... sono stati gli ingredienti base dell'esperienza molto
positiva di quest'anno.
Guardando avanti, la speranza è quella che tutti (non solo gli animatori
più giovani, ma anche gli educatori più grandi) sentano sempre di più
convintamente la necessità di formarsi per essere dei buoni formatori,
la necessità di educare se stessi per poter educare altri! Per il prossimo
anno oratoriano 2001-2002 si chiederà maggiore coerenza su questo punto
a coloro che vogliono dare la loro disponibilità educativa: EDUCARSI PER
EDUCARE! Da questa coerenza dipende la qualità del futuro educativo dei
nostri Oratori; a questa coerenza non è possibile dunque rinunciare! Siamo
a buon punto... ma la strada è ancora molto lunga ed impegnativa, e richiederà
molto coraggio e molta forza, soprattutto per vincere resistenze vecchie
ed abitudini precedenti: a tutti l'invito ad incoraggiare questa nostra
linea di tendenza con la stima, la convergenza ideale, con l'aiuto, il
consiglio, e sopratutto... la preghiera.
don Vittorio de' Paoli
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I
LAVORI DEL
CONSIGLIO PASTORALE
Il giorno 2 Maggio u.s. si è riunito
il C.P.P.
L' ordine del giorno prevedeva una relazione di verifica presentata da
alcuni gruppi circa l'attività svolta nell'anno pastorale 2000/2001.
Nell'assemblea di inizio anno, tenutasi nel mese di Settembre, erano state
tracciate alcune linee guida verso cui indirizzare l'attività pastorale
di tutti i gruppi. Nello specifico si era parlato di:
- chiamata alla santità;
- testimonianza dei Sacerdoti e Religiose;
- impegno verso i ragazzi e i giovani;
- PAROLA nel cuore;
- testimonianza della carità.
Era quindi evidente che negli ultimi consigli pastorali si procedesse
ad una verifica per vedere come ciascun gruppo, nella specificità del
proprio servizio, ha operato concretamente.
In un clima di attento ascolto si sono alternati per la loro relazione
la Caritas, il Centro di Ascolto, i Gruppi di ascolto, il Movimento 3°
età, le Catechiste dei battesimi, il Coro, il Gruppo giovani coppie, il
Gruppo missionario, l'Azione cattolica, l'Unitalsi, il Gruppo liturgia,
il Gruppo fidanzati, il C.A.V.
Il prossimo consiglio pastorale vedrà impegnati in un analogo lavoro i
gruppi giovanili e gli oratori.
Don Ambrogio ha poi fornito qualche aggiornamento sull'allestimento continuo
del sito internet parrocchiale, illustrando il significato del nome
iqt.it: è il 5° talento,
che il nostro Arcivescovo definisce essere quello della comunicazione.
Un gruppo di giovani lavora per arricchire e aggiornare il sito che già
offre informazioni sulla parrocchia, sugli oratori, sulle attività di
alcuni gruppi; c'è una sezione riservata al Vangelo, si possono anche
leggere i testi della scuola della Parola giovani e gli articoli di Parola
Amica.
Il sito ha già destato l'interesse e la curiosità di un folto gruppo di
"visitatori".
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Così un suggestivo e antico inno pasquale richiama che il battesimo si
innesta proprio sul passaggio di Cristo dalla morte alla vita, ed è fonte
di vita nuova per chi lo riceve.
Senza dubbio la pasqua del 2001 è stata caratterizzata da una forte sottolineatura
battesimale nella nostra parrocchia. Ben 10 battesimi, tra la notte ed
il giorno: numerosi bambini, ma anche alcuni adulti che sono rinati in
Cristo.
In particolare una famiglia ha ricevuto insieme i sacramenti dell'iniziazione
cristiana, precisamente una mamma: Liliana Lopa e tre figli: Miliad Daniele,
Eris Enrico, e Atina Maria di 17, 14, e 10 anni. Il padre, Minà è già
battezzato nella chiesa ortodossa.
E' stata una cerimonia molto suggestiva quella della veglia pasquale,
vissuta con attenzione e viva fede da tutti i presenti, che hanno pregato
per i catecumeni, già presentati alla comunità durante la quaresima, e
per altri due infanti che hanno ricevuto il battesimo.
La veglia ha visto riuniti nella concelebrazione tutti i preti della nostra
parrocchia con l'aggiunta di padre Ivan, il confessore giunto da Roma,
don Paolo Braga che ha accompagnato un gruppo di giovani del gruppo amici
del Sidamo e don Pierpaolo Caspani, che ha battezzato il piccolo Roberto,
suo nipote: in tutto 10 sacerdoti!
Al momento del battesimo, tanto atteso e lungamente preparato nella catechesi
da madre Giuseppina Borsani, è
seguita la Confermazione di Liliana, Miliad Daniele, e Eris Enrico, amministrata
dallo stesso prevosto mons. Giuseppe Ponzini, delegato per l'occasione
dalla curia a rappresentare il vescovo. Atina Maria, che frequenta la
quinta elementare, riceverà invece la cresima l'anno prossimo insieme
ai suoi compagni di catechismo.
Infine tutti e quattro i nostri catecumeni hanno ricevuto per la prima
volta il pane eucaristico.
Abbiamo rivissuto tutti l'antico ritmo catecumenale della chiesa, che
prevede ancora oggi, per gli adulti, l'amministrazione contemporanea di
Battesimo, Eucaristia e Cresima.
Il lunedì dell'Angelo, Liliana e Minà hanno poi potuto consacrare le loro
nozze con la celebrazione religiosa, che nel loro paese d'origine, l'Albania,
non era permessa fino a qualche anno fa.
Ora la famiglia Lopa sta continuando il cammino di catechesi, mentre i
figli sono attivamente inseriti in oratorio. Presto verranno tutti preparati
al sacramento della riconciliazione.
E' stato veramente bello il loro modo semplice ma insieme convinto di
aderire alla fede cattolica; per loro questa Pasqua "è stato il giorno
più bello e memorabile della vita".
Credo che sia importante anche per noi tutti ricordare sempre l'importanza
dell'adesione a Cristo e della figliolanza divina ,che ci sono state donate
nel battesimo.
"Pasqua è vita, Pasqua è gioia,
vinta è l'ombra della morte".
Don Ambrogio Cortesi.
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Pellegrinaggio
Santiago y Maria
Intraprendere un pellegrinaggio significa desiderare di compiere un itinerario
interiore, ma anche vivere un'esperienza di fede condivisa, che dà il
senso dell'unità e della comunione. Si tratta di camminare verso una meta
comune, sottoposti alle stesse sollecitazioni.
Ogni luogo visitato della Spagna ci ha proposto un messaggio: o per l'evento
straordinario di un lontano passato o per i tesori d'arte che lo rendono
famoso o per le bellezze naturali (ancora vivo è il ricordo delle alte
scogliere, battute dalle onde dell'Oceano). E' stato bello pensare di
ripercorrere le vie tracciate dai pellegrini, provenienti da tutta Europa,
nel corso dei secoli, spinti nella lontana Galizia da una fede profonda;
interessante notare come i loro passaggi abbiano influito a trasformare
l'ambiente con strade, ospizi, attività artigianali.
Abbiamo anche riletto insieme pagine di storia e di cultura con le visite
all'Estoril, a Toledo, ad Avila:. Ma soprattutto abbiamo seguito con stupore
e gioia interiore il filo conduttore che collega nel nome di Maria, dal
Montserrat a Leon, le superbe cattedrali gotiche dalle immense vetrate
che innondano le navate di luce, "perché la luce è Dio". Ma
anche nella Basilica di Compostela, dedicata a san Giacomo, statue e cappelle
ci hanno ricordato la Vergine, che, secondo un'antica tradizione, avrebbe
raggiunto l'apostolo in Spagna, per sostenerlo nella sua opera di evangelizzazione.
Qui abbiamo assistito alla Messa Solenne concelebrata da Monsignor Prevosto
con il cardinale Pappalardo, che si è conclusa con una folcloristica incensazione
del transetto mediante il "botafumeiro", il turibolo più grande
del mondo.
Il nostro pellegrinaggio ha avuto termine con il tradizionale abbraccio
della statua di sant'Iacopo, situata sopra la cripta che raccoglie i resti
dell'apostolo.
R.V.
Sono aperte in segreteria le iscrizioni per il prossimo pellegrinaggio
a Santiago de Compostela, che sarà accompagnato da don Silvio dal 3 al
10 settembre.
IL 50° DI SUOR ROSA
GIOVANNA FUMAGALLI
Domenica 22 aprile u.s. Suor Rosa
Giovanna Fumagalli ha celebrato in Santuario con i suoi familiari e la
comunità parrocchiale il 50° Anniversario della sua Professione Religiosa,
rinnovando davanti alla nostra Madonna i suoi voti di povertà, castità
e obbedienza.
Il giorno prima Suor Rosa Giovanna ha raccontato al Prevosto la storia
della sua vocazione. Nata a Vimercate il 29 luglio 1928 in una esemplare
e numerosa famiglia, ha ancora cinque sorelle viventi, tra cui Francesca
che tutti conosciamo. Fece parte della Gioventù Femminile di Azione Cattolica
ed ebbe come guida spirituale Don Luigi Sala, che la indirizzò alla meditazione
del Trattato della Vera Devozione a Maria di S. Luigi M. Grignon de Montfort.
Aiutata dalla sorella Carolina, consacrata fra le Angeline e collaboratrice
della Casa S. Giuseppe partì per il Noviziato delle Figlie della Sapienza
il 15 gennaio 1950, salutata dal papà con queste parole: "Maria,
siamo nell'Anno Santo, cerca di farti santa anche tu!". Fece la sua
prima Professione il 2 agosto 1951 a Castiglione Torinese e successivamente
frequentò a Bergamo la Scuola Magistrale. Dal 1957 fu Maestra d'Asilo,
prima in provincia di Treviso e poi per vent'anni in Sardegna, che è stata
per lei "indimenticabile".
Dal 1990 presta la sua opera a Valperga Canavese (TO), dove assiste le
Consorelle anziane nel Castello che fu del Re Arduino. Ringraziamo Suor
Rosa Giovanna per l'invito che ci ha fatto di visitare il Castello di
Re Arduino e il vicino Santuario di Belmonte e pubblichiamo la Preghiera
da lei scritta in occasione del suo 50° di Professione.
Ti benedico ti lodo e ti ringrazio, Signore Gesù, per il dono inestimabile
della vocazione religiosa al servizio della Chiesa nella Congregazione
delle Figlie della Sapienza, per essere nel mondo segno dell'amore di
Cristo per tutti coloro che avvicino. Chiedo alla Madonna del Rosario
la grazia di essere fedele per tutta la mia vita e di concedere ai miei
cari e alla comunità parrocchiale di vivere e testimoniare l'impegno cristiano.
Amen.
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Il
tema
interventi Caritas in Europa dell'est
Campi di Lavoro estivi Caritas Ambrosiana
Progetto
"CANTIERE DELLA SOLIDARIETA"
Da qualche anno la Caritas Ambrosiana promuove campi di lavoro
estivi nell'intenzione di creare occasioni privilegiate di educazione
alla carità.
Un'opportunità di incontro e confronto sia con le comunità cristiane di
altri Paesi sia con credenti di altre confessioni.
La proposta si rivolge a giovani che abbiano già compiuto 18 anni e che
siano interessati ad "allargare i propri orizzonti" in modo
nuovo. Gli "effetti collaterali" saranno sicuramente tanti,
e forse non così marginali: condividere un'esperienza di servizio con
altri, conoscere situazioni e realtà diverse dalle nostre, confrontarsi
su tematiche quali la solidarietà, la giustizia e la pace.
Il lavoro manuale non mancherà, ma l'esperienza umana, il dialogo e l'ascolto
saranno protagonisti in questa storia.
Ambiti di intervento: sociale, pastorale, educativo.
Attività previste: animazione, aggregazione, sostegno, lavori manuali.
Destinatari: Minori - Giovani; Anziani - Malati; Famiglie in difficoltà;
Minoranze etniche.
I CAMPI SI SVOLGERANNO IN:
Paese Località
ALBANIA Scutari
BOSNIA ERZEGOVINA Zenica
KOSSOVO Gjakova
ROMANIA Bucarest
IUGOSLAVIA Zrenjanin -
(SERBIA) Muzljia
Gruppi di circa dieci persone parteciperanno all'esperienza per periodi
di 15 giorni ciascuno, a partire da metà luglio, sino alla fine di agosto.
Caratteristiche generali dell'intervento della Caritas Ambrosiana
1. Autosviluppo.
La metodologia di intervento è incentrata sull'affiancamento rispettoso
delle realtà locali che ponga l'attenzione sulla storia e sulla cultura
del posto, sottolineando il fatto che è compito, in primo luogo, dei responsabili
locali elaborare e realizzare i progetti di sviluppo.
2. Presenza di lungo periodo.
La Caritas Ambrosiana non opera solo nei casi di emergenza, ma garantisce
una presenza anche nelle fasi di riabilitazione e sviluppo. Generalmente
l'affiancamento e il sostegno permangono a distanza di vari anni dalla
prima emergenza. In ogni caso, l'attenzione alle situazioni di povertà
e di disagio non è limitato alle catastrofi e ai disastri, ma ad ogni
bisogno. Certamente non è un intervento che può considerarsi risolutivo
di problemi di per sé enormi, ma un segno di vicinanza che possa portare
alla risoluzione di alcune "parti" del problema in modo definitivo.
3. Attenzione alla cultura
e alle religioni: L'intento è quello di evitare l'esasperato proselitismo
cercando, invece, di far emergere la ricerca del dialogo in uno spirito
ecumenico e interreligioso, attento al rispetto delle diverse peculiarità
e proteso all'abbattimento di quei pregiudizi che, troppo spesso, ostacolano
il sorgere di un unitario spirito di fede. Gli interventi sono diretti
ai più poveri, indipendentemente dal loro credo.
4. Particolare attenzione allo scambio e alla formazione delle persone.
Il valore della persona è il riferimento che muove ogni iniziativa della
Caritas Ambrosiana. Attraverso scambi di conoscenze e di esperienze, si
vuole dare l'opportunità alle persone del posto di confrontarsi con altri
modelli, in modo da agire "in loco" in maniera sempre più attenta
ed efficace.
Testimonianze e proposte a Vimercate
Lunedì 7 maggio ore 21 presso il centro Paolo VI in via de' Castillia,
2 è stata tenuta una serata di Presentazione dei campi estivi 2001 a cura
di Alberto Minoia, di Caritas Ambrosiana, responsabile Area internazionale.
Minoia ha presentato le linee guida dell'intervento della Caritas in Europa
dell'est, ben lontano dal puro assistenzialismo e dalla faraonicità di
alcuni interventi di agenzie internazionali. Il cantiere della solidarietà
è anzitutto un'esperienza simbolica e contagiosa. Il primo ambito di intervento
è quello educativo per presentare dal vivo la figura dell'educatore, mancante
nella cultura tradizionale dell'est, e con lo scopo di aprire un dialogo
tra le diverse fasce d'età: bambini, giovani, adulti anziani. Un'altra
forte sottolineatura di Caritas Ambrosiana è quella dell'intercultura
e dell'attenzione alle etnie più deboli e in difficoltà in una determinata
zona.
Minoia ha ricordato anche come la Caritas decanale di Vimercate con i
suoi progetti riguardanti la cittadina di Nustar, ha in un certo senso
aperto questa strada già dall'inizio degli anni novanta.
I partecipanti all'incontro, una quindicina di giovani molto motivati,
hanno potuto così ascoltare la testimonianza di Giuseppe e Stefano, che
hanno vissuto dei campi Caritas rispettivamente a Zenica (Bosnia) e Jakova
(Kosovo).
Essi hanno raccontato il loro impegno di animazione con i bambini, la
visita a famiglie che avevano figli prigionieri di guerra, la presenza
nei campi profughi o nelle enclave dove le minoranze sopravvivono difese
da nugoli di carri armati.
E' stato evidente che si tratta di una esperienza di profondo arricchimento
personale, e che richiede anzitutto la voglia di aprire gli occhi e conoscere
dal vero "l'altra Europa" così drammaticamente vicina.
Lo stile del cantiere della Solidarietà infine non è quello di chi si
mette sul piedistallo per porgere la mano, ma di chi cerca il contatto,
il dialogo, la condivisione, il camminare fianco a fianco.
Le date dei campi vanno da metà luglio a fine agosto, in turni di 15 giorni.
I partecipati devono necessariamente fare un colloquio in Caritas Ambrosiana
e partecipare alle giornate di formazione previste a Triuggio, Villa Sacro
Cuore sabato 9, sabato 23 e domenica 24 giugno. Se possibile si formerà
un gruppo di giovani del vimercatese in uno dei terzi turni.
Se abiti nel vimercatese e sei interessato, contatta don Ambrogio Cortesi;
presso la parrocchia santo Stefano.
Se abiti altrove, rivolgiti direttamente a Caritas Ambrosiana - Segreteria
Area Internazionale
Tel. 02.76037.211 — e-mail: internazionale.ambrosiana@caritas.it
Potrai fissare un appuntamento per un colloquio orientativo.
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DOMENICA
10 GIUGNO
GIORNATA DELL'AMMALATO
La Giornata dedicata a tutti i fedeli anziani e sofferenti della Comunità
che, per vari motivi, non possono più partecipare alle funzioni religiose
in Santuario, ci spinge a riflettere sulla sofferenza. Un vescovo gravemente
ammalato, molto sofferente, volle che i suoi preti sapessero: "Dite
loro che stiano attenti a ciò che predicano: si fanno tante chiacchiere
sul dolore".
Una prima riflessione che siamo chiamati a fare è proprio questa: sul
dolore, il primo dovere, è non chiacchierare: occorre prima di tutto condividere.
Eppure non basta, sempre, condividere in silenzio il dolore - magari sapessimo
farlo - in profondità, fino a sentire in noi quello di chi soffre. Non
basta perché a volte,quando Dio vuole, come Dio vuole, come in questa
occasione o nella Giornata Mondiale dell'Ammalato che si celebra l'11
di febbraio, bisogna tentare di dirne qualcosa. Della sofferenza non possiamo
pensare che fosse chiusa in se stessa, come se nella vita ci fosse o la
gioia o il dolore, e si trattasse di vivere la sofferenza sopportandola
il meglio possibile e sperando che passi presto e ritorni la salute e
la gioia. Occorre anzi dire con chiarezza e fermezza che il punto di vista
puramente umano sul dolore è del tutto insufficiente e in parte sbagliato,
ma dire che il dolore visto da Dio Uno e Trino è l'amore, il dare tutto
sé - il Padre al Figlio, il Figlio al Padre, lo Spirito alla loro comune
Unità - senza tenere nulla: mistero, certo, altissimo, ma non inconcepibile;
e che la sofferenza, vista da Gesù, il Verbo fatto uomo, è la Croce che
salva e, senza la quale, nessuno può essere salvato.
Abbiamo sentito leggere in questo tempo pasquale più di una volta la pagina
dell'Apocalisse di san Giovanni: "Dopo ciò, apparve una moltitudine
immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo e
lingua... Uno dei vegliardi allora si rivolse a me e disse: "Quelli
che sono vestiti di bianco, chi sono e donde vengono?" "Gli
risposi, Signore mio, tu lo sai". E lui: "Essi sono coloro che
sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro
vesti rendendole candide col sangue dell'Agnello".
La grande tribolazione è anche la sofferenza che hanno accettato, hanno
preso la propria croce, hanno detto di no a se stessi e hanno seguito
Gesù, il Crocifisso, lavando la loro vita nel prezioso sangue suo. Comprendiamo
allora che la sofferenza non è facoltativa, né obbligatoria.
E' semplicemente "necessaria". Appartiene alla logica stessa
dell'esistenza umana.
Ciò lo possiamo meglio comprendere esaminando la "logica" dell'incarnazione
del Figlio di Dio, il Verbo, in Gesù di Nazaret, il Cristo. Come il Cristo
ci ha salvati? Che cosa è nella sua essenza divina e storica la sua "passione":
morte di croce, abbandono "del" Padre, abbandono "al"
Padre? Non sono certo le sofferenze fisiche di Cristo, soltanto, ad averci
dato la redenzione; molti hanno sofferto in un modo paragonabile, fisicamente,
al suo. E non solo la sua volontà di salvarci, ci ha salvati. Ci hanno
salvati l'amore del Padre e quello del Figlio nello Spirito santo. L'amore
è il segreto del dolore di Dio. Amandoci - "Nessuno ha un amore più
grande di questo: dare la vita per i suoi amici" Gv. 15, 13 -, amandoci
Gesù ha trasformato tutto il peccato - tutti i peccati - in "dolore".
Questo è il calice che ha bevuto, e che ci invita a bere con Lui, affinché
scopriamo, nella sofferenza, I'amore, che ne è il suo segreto. Noi uomini
e donne di solito trasformiamo la sofferenza in peccato, facendo il contrario
di quello che ha fatto e fa Gesù, perché o la infliggiamo agli altri -
quante sofferenze procuriamo agli altri - o non la sopportiamo. Sopportare
la sofferenza fino in fondo è sciogliere il peccato in amore: questa è
l'opera della Trinità e questa dobbiamo chiedere e vivere. A questa altezza
si vola più in alto di ogni possibile obiezione: il dolore nel mondo,
la sofferenza degli innocenti, delle vittime, dei bambini... Obiezioni
tanto serie che ad esse non si può rispondere se non con l'amore. Amore
che è conversione, purificazione, donazione, salvezza. Con l'amore che
la sofferenza è, se vissuta con tutta la generosa offerta dell'anima,
con tutta l'anima. Scrive san Paolo ai cristiani di Roma 8,18: "Penso
infatti che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla
gloria che si manifesterà in noi", e non lo scrive certo per minimizzarle.
Quella gloria sarà lo splendore delle sofferenze amate per amore di Dio.
La Giornata avrà questo svolgimento:
Ore 15.00: ritrovo degli anziani
ed ammalati in Santuario ad opera degli Unitalsiani e Volontari;
Ore 15.30: Inizio Santa Messa
nella quale sarà data la Santa Unzione
a chi la chiederà e sarà impartita
la Santa Benedizione agli infermi, panca per panca;
Ore 16.30: Momento di gioiosa
festa e rinfresco al Centro Paolo VI.
Preghiamo di far pervenire a don
Silvio, al signor Giunteri Giuseppe (tel. 039.6852771) Presidente dell'Unitalsi,
o in Segreteria parrocchiale i nominativi di coloro che desiderano essere
trasportati in Santuario.
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Parrocchia S. Stefano – Vimercate
Il Corso per fidanzati tende a far prendere coscienza dei valori
fondamentali insiti nella vocazione al matrimonio. Per questo la frequenza
deve essere regolare, attiva e personalmente motivata, mossa dalla consapevolezza
di doversi preparare ad essere sposi cristiani, credenti, testimoni della
fede in Cristo nella vita familiare.
Il secondo Corso dell'anno 2001 avrà luogo presso il Centro Paolo Vl in
via De Castillia, 2 alle ore 20,45 secondo questo calendario.
LUNEDI' 17 SETTEMBRE 2001:
"La nostra storia e il progetto di Dio" (incontro di accoglienza)
GIOVEDI' 20 SETTEMBRE 2001:
"La persona umana e la scelta coniugale'
LUNEDI' 24 SETTEMBRE 2001:
"Credere nel Dio di Gesù"
LUNEDI' 1 OTTOBRE 2001:
"Noi due persone differenti per vivere insieme"
GIOVEDI' 11 OTTOBRE 2001:
"Noi ci sposiamo nella Chiesa"
DOMENICA 14 OTTOBRE 2001:
"L'amore è..."
GIOVEDI' 18 OTTOBRE 2001:
"Sessualità è... fecondità è..."
LUNEDI' 22 OTTOBRE 2001:
"Paternità e maternità responsabile"
GIOVEDI' 25 OTTOBRE 2001:
"I metodi naturali di regolazione della fertilità - un modo diverso
di vivere l'amore"
LUNEDI' 29 OTTOBRE 2001:
"Celebriamo l'Eucaristia per prepararci a celebrare il matrimonio"
Le iscrizioni si ricevono fino all'11
settembre in Segreteria Parrocchiale, via de Castillia, 2 (tel. 039 66
81 22). Alla fine verrà rilasciato un attestato di frequenza da presentare
con gli altri documenti per il Matrimonio.
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CARITAS
PARROCCHIALE
PERCORSI PER USCIRE DALLA CLANDESTINITÀ
"Schema semplificato dell'iter"
Per facilitare la regolarizzazione delle persone straniere pubblichiamo
alcune indicazioni utili sugli iter procedurali. Il Centro di Ascolto
si rende disponibile a dare informazioni più dettagliate e a supportare
le persone che occupano stranieri non regolari, affinché operino secondo
coscienza e legge.
PRESTAZIONE Dl GARANZIA (lo "sponsor")
1. Questura di Milano
Via Montebello 26 1° piano, sportello garanzia lavoro (per Vimercate quest'anno
è decentrato in via Cagni, 1 - Milano).
2.
Documenti:
- Domanda in marca da bollo
da L. 20.000;
- Copia passaporto o documento
d'identità dello sponsor;
- Copia del passaporto dello
straniero;
- Stato di famiglia dello
sponsor;
- Contratto di affitto o proprietà
immobile dello sponsor;
- Certificato d'idoneità igienico
- sanitaria dell'alloggio rilasciato dall'ASL;
- Fideiussione bloccata per
30 mesi dalla banca di £. 10.500.000 (comprende: Assicurazione obbligatoria
al SSN, prestazione mezzi di sussistenza, pagamento spese di rimpatrio).
L'autorizzazione viene rilasciata dalla Questura entro 60 giorni dal ricevimento
della domanda.
Copia dell'autorizzazione va inviata allo straniero residente all'estero
(dopo aver fatto una copia autenticata da trattenere)
3.
Lo straniero dovrà presentarsi, munito dell'autorizzazione e del
passaporto valido, presso il Consolato o Ambasciata italiana nel paese
d'origine per chiedere il visto d'ingresso per motivo d'inserimento nel
mercato del lavoro.
4.
Entrati in Italia, entro 8 giorni lavorativi ci si deve presentare
in Questura (ufficio stranieri) per il rilascio del permesso di soggiorno
della durata di 1 anno.
5. La Questura rilascia
una ricevuta con la quale lo straniero dovrà presentarsi presso l'Ufficio
di Collocamento per l'iscrizione nelle liste di collocamento.
6. Dopo aver trovato
lavoro ci si presenta in questura con lo sponsor per il rilascio del permesso
di soggiorno per motivi di lavoro.
7. Conseguentemente
viene sbloccata la fideiussione.
NB: Se allo scadere di 1 anno l'interessato non avrà trovato lavoro
dovrà abbandonare il territorio italiano.
L'istanza per ottenere l'autorizzazione all'inserimento nel mercato del
lavoro di uno straniero, deve essere presentata alla Questura entro 60
giorni dalla data di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto
dei flussi del 2001 ovvero il
17 Luglio 2001.
CHIAMATA NOMINATIVA DALL'ESTERO
1. Contratto di lavoro con firma autenticata del datore di lavoro.
2. Invio del contratto allo straniero.
3. Firma del contratto presso le autorità italiane all'estero.
4. Ritorno del contratto al datore di lavoro.
5. Presentazione della domanda alla Direzione Provinciale del lavoro.
6. Rilascio dell'autorizzazione.
7. Vidimazione dell'autorizzazione presso la questura.
8. Invio dell'autorizzazione allo straniero nel paese d'origine.
9. Lo straniero si reca presso le autorità italiane nel suo paese
d'origine
10. Rilascio del visto d'ingresso pre lavoro sul passaporto dello straniero
11. Entrata dello straniero in Italia
12. Richiesta del permesso di soggiorno alla questura competente sul
territorio
13. La richiesta del permesso di soggiorno deve essere presentata entro
8 giorni lavorativi presso la questura, Ufficio Stranieri.
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Il
Nido del Gabbiano
Giovanni Moioli
Il "Centro" di tutti i cuori
L'Autore
Il nostro concittadino Giovanni Moioli (1931-1984), docente di teologia
sistematica e teologia spirituale presso la Facoltà Teologica dell'Italia
Settentrionale di Milano, ha avviato una ricerca teologica che ancora
oggi rimane di viva attualità e importanza. Più volte ha declinato il
dono della sapienza della fede in contributi di carattere meditativo volti
alla formazione spirituale del cristiano.
Il libro
I testi pubblicati in questo breve volumetto di circa 60 pagine raccolgono
l'ultimo contributo dell'A., letteralmente le sue ultime parole pubbliche,
alla vigilia della morte.
Come un testamento, le riflessioni presenti (rivolte ad un istituto secolare
femminile) ruotano attorno al valore cristiano della secolarità, cioè
del modo credente di interpretare e assumere le diverse situazioni della
vita. Nel rimando essenziale alla centralità di Cristo, al Cristo come
cuore, punto di unificazione e di convergenza di tutti i cuori.
Muove di qui l'ulteriore commento a tre invocazioni al Cuore di Gesù,
visto come centro a cui riferirsi e da cui prende senso ogni testimonianza
cristiana.
I destinatari
Il volume è raccomandato a tutti i credenti, sacerdoti, religiosi e laici,
per la sua profondità e la sua fruibilità.
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