FEBBRAIO 2001
il tema: 1900-2000 un secolo di martiri

SOMMARIO

Giornata per la vita

 


La giornata per la vita 2001

"Quando considero la breve durata della mia vita, sommersa nell'eternità che la precede e la segue, il piccolo spazio che occupo e financo che vero, inabissato nell'infinita immensità degli spazi che ignoro e che m'ignorano, io mi spavento e stupisco di trovarmi qui piuttosto che là, non essendoci nessuna ragione perché sia qui piuttosto che là, oggi piuttosto che domani. Chi mi,ci ha messo? Per ordine e per opera di chi questo luogo e questo tempo furon destinati a me?

PENSIERI B. Pascal

Nelle occasioni celebrative come è quella della giornata per la vita, che ogni anno ritorna, viene naturale riflettere su quanto di negativo minacci la vita. Vorremmo invece quest'anno meditare "in positivo" su questo tema, facendoci aiutare da B. Pascal, grande matematico e filosofo cattolico del XVI secolo. Pascal si rende conto che la sua vita affonda le sue radici in un MISTERO e che il suo stesso esistere è colmo di domande. La vita umana è circondata da questo mistero, nel suo nascere nel suo svolgersi e nel suo morire. Cionondimeno la vita è anche un fatto, un'evidenza: c'è, piena di limiti, di contraddizioni, ma c'è. Quindi l'uomo si trova a vivere questa esperienza senza averlo voluto né richiesto . Non c'era, c'è, non ci sarà. Ecco perché l'uomo non può sentirsi PADRONE ASSOLUTO, né di sé, né degli altri. Per noi cattolici queste riflessioni diventano ancora più significative perché per GRAZIA abbiamo incontrato la risposta, abbiamo incontrato chi ci ha messo qui a vivere questo tempo e questo luogo: GESU' CRISTO.

Invitiamo inoltre tutti a ritirare e leggere il notiziario GERMOGLI DI VITA che è stato preparato proprio per la Festa della Vita, dove troverete gli aggiornamenti sulle attività del CAV in difesa della vita nascente.

Luciana Panzeri

 

Torna al sommario


Relazione parrocchiale sull’anno giubilare 2000

 

Carissimi Parrocchiani,

          il 6 gennaio scorso il Santo Padre ha chiuso la Porta Santa della Basilica di S. Pietro e ha solennemente concluso il Grande Giubileo dell'Anno 2000. Nella medesima data il Papa ha indirizzato a tutta la Chiesa la Lettera apostolica "Novo Millennio ineunte" per condividere con tutti i fedeli il canto della lode a Dio per il grande anno di grazia e di misericordia che la Chiesa ha vissuto (cfr. n. 2) e per esortare tutti a continuare l'amorosa contemplazione del volto di Cristo e l'impegno nel cammino di santità.
Anche voi in occasione dell'Epifania avete presentato al Signore le vostre piccole preghiere di ringraziamento per il dono dell'anno giubilare che abbiamo vissuto. Sono state una settantina le testimonianze raccolte, tutte anonime, e vorrei riportare ora qualche pensiero a edificazione comune, per condividere fraternamente le ricchezze che lo Spirito ha effuso nei nostri cuori.
Due sono i sentimenti più frequentemente testimoniati, quello della gioia e della gratitudine spirituale ("Benedici il Signore, anima mia!" - "Grazie, Signore, per le testimonianze di amore dei miei fratelli che mi hanno arricchito" - "E' stato un anno di grande gioia e di grazia" - "Grazie a Dio perché ci ha dato il Figlio!" - "O Signore, tu mi fai sentire amata, aiutami ad amarti e ad amare di più" - "Il dono di grazia continui nella mia vita e nel mondo intero" - "Cuori colmi di gioia" - "Grazie per il dono della vita, ti prometto che la mia vita sarà una liturgia perenne") e quello del perdono ricevuto ("Mi sento contenta di avere ricevuto il perdono dei miei peccati della mia vita" - "Grazie, Gesù, per averci concesso il tuo perdono" - "Guardami con misericordia") che diventa anche esperienza di liberazione dalle proprie paure e diffidenze ("Mi hai fatto superare le mie diffidenze. Credo fermamente che mi ami, Gesù" - "L'anno giubilare mi è venuto incontro in tutto, mi ha fatto superare le mie diffidenze").
Tutto questo è avvenuto attraverso i momenti concreti dell'anno giubilare che ciascuno ha vissuto, come la partecipazione agli Esercizi Spirituali parrocchiali ("La mia vita spirituale è stata scossa per i S. Esercizi Spirituali tenuti da Don Vittorio, era da tempo che desideravo un corso di spiritualità") o l'ospitalità dei giovani pellegrini francesi ("Gesù, non ho potuto venire a Roma, ma ti sono stata vicina! Ho ospitato due Angeli che da lontano venivano a trovarti, e il mio cuore li ha seguiti...") o l'esperienza intensa del pellegrinaggio ("Pellegrini a Roma, quel giorno abbiamo visto il Papa e un angolo del Paradiso" - "E' stata per me un'esperienza che non dimenticherò mai, perché per la prima volta ho gustato intensamente questo dono").
Nelle loro testimonianze alcuni utilizzano le parole dei Salmi, mostrando di conoscerli e di ritrovarsi in essi, altri esprimono propositi di vita ("Aiutami ad essere un tuo testimone credibile" - "Aiutaci sempre a starti vicino" - "Se il Signore ha voluto così, mi rassegnerò e lo ringrazio lo stesso"), altri ancora confessano i loro limiti ("Mi pare di aver fatto pochi passi verso la conversione" - "Liberaci dagli assalti delle tentazioni e non respingere le mani che tendiamo a Te"), altri infine elevano preghiere sincere e precise ("Voglio tanti pensieri buoni" - "Fai ritornare la fede nei miei figli" - "Ritorni presto la pace nella mia famiglia" - "La fratellanza nelle nostre comunità, perché possiamo essere veri testimoni della tua parola" - "Aiutami a fare la tua volontà come Maria").
Molte altre persone e famiglie avrebbero potuto scrivere cose altrettanto belle, ma l'importante è che le abbiano vissute e le abbiano dette al Signore. A noi basta quel pacchetto di foglietti per intravvedere quello che ha fatto il Signore nel cuore di tante persone durante questo anno. Davvero, come ha scritto il Papa, dobbiamo tutti "condividere il canto della lode" (NMA, 2) e dobbiamo soprattutto, come frutto di questo anno giubilare, "ripartire da Cristo e dal suo Vangelo", con "un rinnovato slancio nella vita cristiana"(NMA, 29), specialmente nel cammino verso la santità, nell'esercizio della preghiera, nella valorizzazione dell'Eucaristia domenicale e del sacramento della Riconciliazione, nell'ascolto e nell'annuncio della Parola (cfr. NMA, 29-41).
Anche noi a livello parrocchiale ci siamo proposti di dare continuità alla esperienza giubilare e già nell'Assemblea parrocchiale di Apertura, tenuta il 24 settembre scorso, abbiamo delineato questo programma: "Rinnovati dalle esperienze giubilari offriamo un volto di Chiesa" e l'abbiamo precisato in questi cinque impegni, che corrispondono ad alcune delle sollecitazioni offerte dal Papa nella sua Lettera:
     rispondere personalmente alla chiamata battesimale alla santità di vita;
     valorizzare nella comunità la testimonianza dei sacerdoti e delle religiose, pregando anche per nuove vocazioni;
     riprendere tutti insieme l'impegno educativo e missionario verso ragazzi e giovani;
     allargare sempre più l'ascolto e la comprensione della parola di Dio;
     esercitare sempre meglio il servizio e la testimonianza della carità.

Diverse attività che abbiamo in programma o già in corso realizzano proprio questi obiettivi, come per esempio:
     gli Esercizi Spirituali che faremo anche quest'anno dal 19 al 23 marzo e che saranno guidati da Padre Eugenio di Oreno e che ci consentiranno in Quaresima di riprendere il discorso della nostra vocazione battesimale alla santità;
     gli incontri mensili dei Gruppi di Ascolto della Parola di Dio, che stiamo cercando non solo di proseguire seriamente ma anche di estendere ad altre persone e ad altre case (e chiediamo quindi una generosa risposta alle proposte locali e personali che vengono fatte);
     accompagnare, come ci chiede la Diocesi, la vita cristiana delle nostre famiglie, sia con gli incontri mensili del Gruppo Giovani Coppie sorto in Oratorio, sia con l'accompagnamento premuroso e cordiale dei genitori che chiedono i Sacramenti dell'iniziazione cristiana per i loro figli, sia con l'attività specifica del Consultorio Familiare CEAF;
     preparare sempre meglio i giovani al matrimonio cristiano, rinnovando secondo le indicazioni diocesane il nostro Corso Fidanzati, peraltro già condotto a un buon livello qualitativo;
     sensibilizzare sempre di più la comunità parrocchiale alle situazioni di disagio e di bisogno che si conoscono attraverso il Centro di Ascolto Caritas, il Centro Aiuto alla Vita, le Associazioni di Volontariato;
     partendo dall'unificazione dell'attività domenicale, curare attentamente la Messa festiva, il gioco comunitario, la preghiera pomeridiana dei ragazzi dei nostri Oratori, per far loro vivere l'esperienza del giorno del Signore.
Terminiamo questa Relazione parrocchiale dell'anno giubilare 2000 riportando le statistiche relative alla celebrazione dei Sacramenti. Non commentiamo le singole cifre perché dovremmo ripetere osservazioni fatte negli anni scorsi. Preferiamo quest'anno pubblicare le cifre degli ultimi cinque anni, per consentire un raffronto e far emergere le linee di tendenza, che ritengo legate a due fattori, ambedue piuttosto tristi: il calo demografico di tutta la popolazione italiana e l'invecchiamento della popolazione della nostra Parrocchia.
Ci sia consentita però un'osservazione globale, non triste, ma anzi di grande fede e gioia: dietro a questi semplici numeri ci sono percorsi di lunga e generosa preparazione (pensiamo alla preparazione ai sacramenti dell'iniziazione, che coinvolge per quattro anni bambini, genitori, catechiste, sacerdoti - pensiamo alla preparazione al sacramento del matrimonio, che impegna fidanzati, coppie guida, preti), ci sono a volte graduali "ritorni" e sofferte crisi, ci sono preghiere e sacrifici nascosti di molte persone e c'è sempre l'amore di Cristo per noi.
Ci accompagni questo amore del Signore in un anno generoso e sereno.

Vostro
Don Giuseppe

 

Torna al sommario

 

STATISTICA  PARROCCHIALE

Anno 1996 1997 1998 1999 2000

Battesimi   86     88     71     75     84

Prime Comunioni 91     83     87     95     80

Cresime ragazzi  119   122   87     85     79

Cresime adulti                   21     35     24

Matrimoni  35     33     39     40     40

Funerali     88     115   145   121   128

Comunioni 215.000     218.000     215.000     210.000     198.000

 


Il giubileo dei volontari

 

"IO SONO IN MEZZO A VOI COME COLUI CHE SERVE": a questa citazione del vangelo di Luca si è ispirato venerdì 15 dicembre il giubileo dei volontari del decanato di Vimercate.
Nella chiesa del santuario si è registrata un'atmosfera intensa e partecipata, volta a cogliere il valore e la solennità del momento giubilare.
La concelebrazione è avvenuta con la partecipazione di mons. Ponzini e di sacerdoti del decanato; l'omelia, ampia nelle tematiche toccate, è stata tenuta da mons. Italo Monticelli, responsabile diocesano della pastorale della sanità.
Al termine della celebrazione eucaristica, animata dai canti di un coro di giovani, è stato distribuito ai partecipanti un piccolo, ma grazioso e significativo cuore di stoffa realizzato dai volontari e dagli amici de "la bottega di Nazareth".
Questa iniziativa ha preceduto di pochi giorni una manifestazione promossa da Ernesto Olivero del SERMIG di Torino e che è stata proposta anche al nostro ambito decanale: il giubileo degli operatori della pace. Tre pullman sono partiti giovedì 21 dicembre da Vimercate per una udienza straordinaria in sala Nervi, con Giovanni Paolo II. Tra gli oltre 150 partecipanti, 14 giovani vimercatesi sono stati nominati "artigiani della pace", sottoscrivendo davanti al Papa un cammino di vita all'insegna della coerenza, di uno stile di mitezza e di impegno per la giustizia.
L'impressione che si ricava è che l'anno giubilare abbia visto nel nostro decanato una ricca offerta di proposte e che anche da noi si sia confermato quello che quasi tutti i luoghi giubilari hanno registrato: un crescendo di partecipazione a partire dalla Giornata Mondiale della Gioventù. Volontari e artigiani della pace ci ricordano che un impegno per gli altri può avere più prospettiva se non definito solo dalle sponde del senso civico e se matura da un incontro personale con Cristo, ispirazione e orizzonte di ogni gratuità.

Torna al sommario

 

18 dicembre 2000

Giubileo degli sportivi in Oratorio

Riflessioni di un dirigente della DI.PO.

La celebrazione dell'Anno Santo ci ha dato l'opportunità di riflettere sui valori fondamentali ed universali dell'uomo: amicizia, lealtà, solidarietà, condivisione, valori che sono punto di riferimento anche per il mondo sportivo.
La Polisportiva Di.Po. ha voluto cogliere questa opportunità concretizzandola in questo momento liturgico al quale sono stati invitati, oltre che ai propri soci, le altre società sportive di Vimercate, i parroci delle parrocchie di Oreno, Ruginello, Velasca, S.Maurizio che operano in comunità con realtà sportive oratoriane simili alla nostra, gli amministratori comunali che ben conoscono il mondo sportivo locale.
A tutti grazie di essere presenti.
Per una volta non parliamo di risultati o di strutture o di organizzazione di manifestazioni ma la nostra attenzione è rivolta alle ispirazioni fondamentali, sull'essenza stessa del perché pratichiamo o facciamo fare sport.
Il nostro ideale di sport è molto diverso e lontano dal modello professionistico che ci viene proposto quotidianamente dai vari mezzi di informazione.
La nostra proposta di sport è fondata e rivolta al mondo giovanile, tanto facilmente attratto da devianze sociali estremamente pericolose o al contrario insidiato da egoismo, apatia ed indifferenza.
Per noi non è il risultato l'aspetto fondamentale, non insegnamo la "mentalità vincente", anche se vincere ci fa più piacere di perdere, ma cerchiamo di avere e trasmettere una "mentalità educativa" dove gli avversari non sono nemici ma persone, la partita non è una guerra da preparare in settimana e combattere il sabato o la domenica, se si perde non è un dramma, probabilmente gli avversari sono stati più bravi di noi, vorrà dire che bisogna lavorare di più e meglio per ottenere i risultati sperati.
Giocare una buona partita sul campo è preludio per poi giocare bene la partita della vita, dove però non uno solo, ma tutti possono essere vincitori.
In questo senso l'entusiasmo e la buona volontà dei dirigenti, allenatori ed atleti e la comprensione e collaborazione dei genitori che non pretendono di avere a tutti i costi un figlio campione, diventano fondamentali per continuare a fare e proporre sport.
Diventa così importante per un maggiore sviluppo della pratica sportiva rivolta soprattutto ai ragazzi la sensibilità degli amministratori pubblici nel riconoscere valenza educativa allo sport e per questo collocarlo nelle priorità amministrative da realizzare.
In conclusione lo sport deve andare oltre i campi di gioco, contribuire a far amare la vita, educare al sacrificio, al rispetto, alla responsabilità, alla solidarietà.
Ed è con queste motivazioni che tutte le sezioni della nostra polisportiva hanno deciso di devolvere una parte del ricavato della sottoscrizione natalizia all'iniziativa per la cancellazione del debito dei paesi poveri.

Giorgio Vicenzi

 

Torna al sommario


L'OSPITALITA' DEL CENTRO GIOVANILE

Una delle cose belle che stiamo vivendo con gioia e gratitudine in questi ultimi tempi nel nostro Centro Giovanile è l'ospitalità: il mettere a disposizione le nostre capienti ed organizzate strutture per "dare casa" a gruppi di passaggio e per"incontrare" altre esperienze.
E' esperienza bella per infiniti motivi: perché tiene a regime di utilizzo le strutture e le loro possibilità recettive, allarga gli orizzonti, rende possibile il confronto con altre esperienze, tiene allenata la capacità di ascolto, vince e rompe schemi di pregiudizio, sono occasioni gratuite di servizio e di lavoro, aiuta a vivere il Vangelo, educa una mentalità cattolica ed universale . . .
Ultimamente sono state quattro le grosse occasioni di ospitalità e di accoglienza promosse e gestite dal nostro Centro Giovanile:

I GIOVANI EUROPEI DI TAIZE'
Arrivati anche a Vimercate numerosissimi due anni fa in occasione del raduno europeo dei giovani di Taizè a Milano; occasione bella di accoglienza dei giovani nelle case e nelle famiglie.

I GIOVANI FRANCESI DELLA GMG
Una cinquantina di giovani francesi ospitati a Vimercate in preparazione della partecipazione a Roma al Giubileo dei giovani.

150 GIOVANI SERBI
Ospitati recentemente per una loro sosta tecnica e di riposo nel lungo viaggio dalla Serbia a Barcellona per l'incontro di Taizè; ospitalità suggeritaci e richiestaci dalla Caritas Diocesana Ambrosiana.

50 GIOVANI DI BASSANO DEL GRAPPA
Ragazzi di Azione Cattolica venuti ad incontrare e conoscere alcune strutture ed esperienze di pastorale giovanile della nostra Diocesi; ospitalità suggeritaci e richiestaci dalla Pastorale Giovanile Diocesana della nostra Diocesi.

Mentre ringrazio coloro che hanno collaborato con grandissima dedizione e sacrificio a rendere calda, familiare e ben riuscita questa nostra cristiana ospitalità, riascolto con voi il Vangelo che ci ricorda: "l'avete fatto a me!".
La Caritas Ambrosiana, relativamente al gruppo dei Serbi, e don Pietro, relativamente al gruppo di Bassano del Grappa, ci hanno inviato un loro saluto:

Sono arrivati nel nostro oratorio la sera del 26 dicembre erano in 150 dalla Jugoslavia. Ragazzi e ragazze provenienti dalla provincia della Vojvodina (Diocesi di Zrenjanin e Subotica); dopo essere . partiti il pomeriggio del giorno di Natale da Belgrado, sono arrivati a Vimercate in due gruppi. separati. Il primo pulman è arrivato verso le ore 18 mentre il secondo alle 22. Un po' stanchi e spaesati, accompagnati da padre Stojan, un giovane sacerdote salesiano, sono stati accolti dal. Prevosto Mons Ponzini e da don Vittorio, con alcuni volontari. Sono stati ospitati nei saloni del Centro Giovanile di via Valcamonica, per una sosta tecnica, infatti la destinazione finale del viaggio era Barcellona per l'appuntamento mondiale organizzato dalla Comunità Ecumenica di Taizè. E proprio l'ecumenismo era la caratteristica di questo numeroso gruppo di giovani, appartenenti alla Chiesa Cattolica, quella Ortodossa Serba e Protestante, inoltre pur essendo tutti cittadini jugoslavi, per la grande parte sono discendenti di genitori e nonni di origine ungherese, croata, ceca, slovacca, bulgara e serba. Anche durante i vari momenti di saluto e soprattutto di preghiera con i sacerdoti della nostra parrocchia, si è respirato questo clima multietnico ed ecumenico, le preghiere venivano ripetute sempre nelle diverse lingue. E' stata sicuramente una bella testimonianza di convivenza pacifica e solidale pur tra le diversità linguistiche e religiose.
Questa ospitalità era organizzata all'interno del programma di gemellaggio che la Caritas Ambrosiana ha iniziato nel 2000 con la Diocesi Zrenjanin, un'intervento che prevede numerosi progetti di sviluppo in tutta la regione. Questa breve ospitalità ha rappresentato uno sforzo organizzativo grande anche perché concentrato in 24 ore, un servizio svolto nella gratuità a cui va il Grazie di cuore da parte della Caritas Ambrosiana a Mons Ponzini, a don Vittorio, all'oratorio, a Madre Maria, all'Ambrogio "grande cuoco", al signor Fumagalli barista d'eccezione, al signor Giunteri, che ha vegliato la notte. Un particolare ringraziamento a tutti i giovani volontari, mamme e papà del gruppo "giovani coppie", che hanno favorito questa accoglienza, facendo le ore molto piccole.

Caritas Ambrosiana

 

-----

Siamo una cinquantina di giovani di Azione Cattolica di Bassano del Grappa e abbiamo vissuto una esperienza bellissima di fraternità nella città di Milano. Già da alcuni anni organizziamo delle due giorni durante le vacanze natalizie presso luoghi che possano essere interessanti dal punto di vista culturale, religioso e artistico.
L'esperienza di quest'anno è stata molto significativa, anche se rovinata un po' dalla pioggia che ci ha accompagnati per entrambi i giorni del nostro soggiorno. In compenso è stata molto calorosa l'accoglienza da parte di don Vittorio De Paoli e di tutti i collaboratori dell'oratorio di Vimercate, un centro giovanile bello e ben strutturato; ci siamo sentiti come a casa nostra e abbiamo potuto vivere momenti di gioia e di riflessione profonda... Il tempo, come sempre in queste occasioni, è stato tiranno e, a detta di tutti, è scivolato via troppo velocemente. L'importante e che l'esperienza sia risultata fruttuosa per tutti, ma su questo non ci sono dubbi, anche perché durante il ritorno in corriera abbiamo sentito impressioni molto positive, soprattutto da parte di alcuni che han sentenziato: "Quelli si che son fortunati, con un oratorio così!". I ragazzi che hanno partecipato all'esperienza desiderano ringraziare di cuore la parrocchia e tutti coloro che ci han dato una mano durante la due giorni, magari con la speranza di poter accogliere i ragazzi di Vimercate a Bassano del Grappa. Grazie 1000!

don Pietro di Bassano del Grappa

Torna al sommario


I SABATI SERA DEL CENTRO GIOVANILE

Il nostro Centro Giovanile Cristo Re continua volentieri a proporsi alla sua comunità cristiana ed alla sua città come un interessante e vivace punto di riferimento e di aggregazione: accanto alle ben più specifiche e prioritarie finalità educative e formative di annuncio del Vangelo, continua a promuovere convintamente alcune belle occasioni di incontro, di socializzazione, di utilizzo sano e divertente del tempo libero.
La proposta annuale dei "sabati sera del Centro Giovanile" è iniziata con un primo periodo, tra settembre e dicembre, completamente dedicato all'incontro coi ragazzi e con le famiglie, attraverso l'iniziativa di simpatiche "pizzate": ogni sabato sera a turno i diversi gruppi oratoriani si sono ritrovati al Centro Giovanile per una pizza insieme e per una serata semplice e familiare di incontro; questa prima parte dell'anno ha visto il coinvolgimento di quasi 500 persone nell'alternarsi delle varie convocazioni di gruppo; un bel movimento dunque, che ha reso vivo l'ambiente oratoriano e ha regalato a molte persone belle occasioni di dialogo e di amicizia.
Ora "i sabati sera del Centro Giovanile" cambiano pagina e registro, in questa seconda parte dell'anno oratoriano, da gennaio ad aprile, proponendo molte belle occasioni di incontro in sala, nel teatro dell'oratorio. Conclusasi l'esperienza ricca e generosa delle proposte del gruppo "Oracolo", l'oratorio ha iniziato una promettente e serena collaborazione con i molti amici della "compagnia teatrale di Vimercate", condividendo con essi il desiderio di regalare alla nostra gente momenti felici di ritrovo. Ne è nato un cartello di proposte interessanti che, insieme ad altre presenze di animazione, costituisce la ricca proposta di questa nuova stagione del nostro camminare insieme.
Al sabato sera, ogni sabato sera, il bar del Centro Giovanile è aperto dalle 20.30 alle 23.30, per dare ai ragazzi ed ai giovani la possibilità di incontrarsi e ritrovarsi in oratorio; accanto a questa opportunità aggregativa le iniziative di animazione nel salone teatro. Questo il calendario:

· 27 gennaio: la compagnia S. Andrea di Milano in "I campan dell'Ave Maria";

· 3 febbraio: la compagnia teatrale laboratorio Totem in "Provaci ancora Sam";

· 10 febbraio: la compagnia S. Giuliana di Caponago in "La Ciribbiciacola";

· 17 febbraio: la compagnia Agorà di Carate in "Un omm pien de pregiudisi";

· 24 febbraio: gruppo giovani sposi e famiglie

· 3 marzo: sfilata e festa di carnevale cittadina

· 10 marzo: la compagnia di Busnago in "Con tutto il bene che ti voglio";

· 17 marzo: il gruppo Tiramisù di Lesmo in "Riss e biniss";

· 24 marzo: Aurelio Barzaghi e le sue canzoni;

· 31 marzo: gruppo giovani sposi e famiglie;

· 7 aprile: la compagnia di Vimercate in "Non c'è posto per gli angeli".

Ai ragazzi e ai giovani oratoriani l'invito ad approfittare dell'apertura al sabato sera del bar del Centro Giovanile, come loro naturale e sano punto di ritrovo, senza necessariamente dover sempre pellegrinare da un bar all'altro per divertirsi; a tutti l'invito a partecipare numerosi alle proposte teatrali, interessantissime e ben curate; ai carissimi collaboratori la mia e nostra gratitudine per il loro servizio sereno e generoso.

don Vittorio

 

Torna al sommario

 

11 FEBBRAIO 2001

GIORNATA MONDIALE DEL MALATO

Proponiamo alcune riflessioni ricavate dal Documento della Congregazione per la Dottrina della fede: Istruzione circa le preghiere per ottenere da Dio la guarigione.

L'anelito di felicità, profondamente radicato nel cuore umano, è da sempre accompagnato dal desiderio di ottenere la liberazione dalla malattia e di capirne il senso quando se ne fa l'esperienza. Si tratta di un fenomeno umano, che interessando in un modo o nell'altro ogni persona, trova nella Chiesa una particolare risonanza. Infatti la malattia viene da Essa compresa come mezzo di unione con Cristo e di purificazione spirituale e, da parte di coloro che si trovano di fronte alla persona malata, come occasione di esercizio della carità. Ma non soltanto questo, perché la malattia, come altre sofferenze umane, costituisce un momento privilegiato di preghiera: sia di richiesta di grazia, per accoglierla con senso di fede e di accettazione della volontà divina, sia pure di supplica per ottenere la guarigione. La preghiera che implora il riacquisto della salute è pertanto una esperienza presente in ogni epoca della Chiesa, e naturalmente nel momento attuale.

Premessa l'accettazione della volontà di Dio, il desiderio del malato di ottenere la guarigione è buono e profondamente umano, specie quando si traduce in preghiera fiduciosa rivolta a Dio. Durante l'attività pubblica di Gesù, molti malati si rivolgono a Lui, sia direttamente sia tramite i loro congiunti o amici, implorando la restituzione della sanità. Il Signore accoglie queste suppliche e i Vangeli non contengono neppure un accenno di biasimo di tali preghiere. L'unico lamento del Signore riguarda l'eventuale mancanza di fede: "Se tu puoi! Tutto è possibile a chi crede" [Mc. 6,5-6; 9,23; Gv. 4,48]. Non soltanto è lodevole la preghiera dei singoli fedeli che chiedono la guarigione propria o altrui, ma la Chiesa nella liturgia chiede al Signore la salute degli infermi. Innanzi tutto ha un sacramento "destinato in modo speciale a confortare coloro che sono provati dalla malattia: l'Unzione degli infermi". "In esso, per mezzo di una unzione, accompagnata dalla preghiera dei sacerdoti, la Chiesa raccomanda i malati al Signore sofferente e glorificato, perché dia loro sollievo e salvezza".

Ovviamente il ricorso alla preghiera non esclude, anzi incoraggia a fare uso dei mezzi naturali utili a conservare e a ricuperare la salute, come pure incita i figli della Chiesa a prendersi cura dei malati e a recare loro sollievo nel corpo e nello spirito, cercando di vincere la malattia. Infatti "rientra nel piano di Dio e della sua provvidenza che l'uomo lotti con tutte le sue forze contro la malattia in tutte le sue forme, e si adoperi in ogni modo per conservarsi in salute".

 

Torna al sommario


I LAVORI DEL CONSIGLIO PASTORALE

Il Consiglio Pastorale riunitosi in data 10 Gennaio u.s. ha affrontato il tema della famiglia. Lo spunto per la riflessione è stato offerto da alcune testimonianze su come si possa anche oggi vivere un'esperienza di famiglia alla luce della fede.
A due coniugi la certezza che "lo sguardo di Dio e della Madonna" non li avrebbe lasciati soli, ha permesso di superare quelle difficoltà che ogni famiglia incontra, soprattutto quando ci sono sette figli da crescere.
Una grande fede dunque è la sorgente a cui attingere per affrontare situazioni e prove della vita. Una grande fedeltà e operosità sono i pilastri che l'hanno resa ancora più salda.
Un'altra voce ha sottolineato la necessità che le famiglie diventino più solidali tra loro, che si educhino ad essere più attente ai bisogni degli altri. Non dimentichiamo che spesso l'insieme di tanti piccoli problemi può creare uno stato di malessere nella vita di coppia, a volte difficile da superare, soprattutto quando non è possibile contare sull'aiuto di qualcuno. Un invito: più disponibilità verso gli altri.
E cosa succede invece in una famiglia, all'inizio del cammino, quando prepotentemente si fa strada il dolore?
La prima reazione è domandarsi: perché?
La risposta ha un percorso lungo e non sempre chiaro, si procede a tentoni e si arriva a dare un senso formulando un'altra domanda: ma cosa vorrà dirci Dio con questa prova?
E nella mente risuonano le parole della promessa scambiata nel giorno del matrimonio: "...nella gioia e nel dolore..." una promessa continuamente rinnovata.
Eppure anche il dolore ha una sua valenza positiva, afferma la giovane coppia. "Ci ha educati a cogliere l'essenzialità delle cose, ci ha fatto tirar fuori una grande capacità di amare, ci ha fatto scoprire una comunità di parenti, amici, persone fino allora sconosciute e che a noi piace chiamare: i nostri angeli custodi". E concludono la loro testimonianza con una frase che a lungo ci deve far riflettere: "l'amore di Dio chiede e chiama a cose grandi".
Un tema rilevante nell'universo familiare è quello dell'educazione dei figli: tanti sono i maestri con i quali spesso si devono fare i conti: TV, compagnie di amici, tanti modelli più o meno fasulli. Ai genitori è chiesto l'esempio e la coerenza più che l'imposizione o la serie interminabile di "prediche".
E i giovani cosa pensano della famiglia?
"Riempiamo la nostra giornata di attività: lavoro, impegni, amicizie, e ci resta poco tempo per il dialogo familiare, al punto che spesso ci sentiamo dire: ma questa casa non è un albergo!"
Racconta un giovane che afferma di pensare più alla famiglia che in un futuro formerà, piuttosto che a quella attuale in cui vive. E ben venga questo desiderio di pensare al futuro soprattutto in un momento in cui l'istituzione famiglia sembra vacillare!

"FAMIGLIA DIVENTA CIO' CHE SEI! "
Potrebbe essere l'augurio che una comunità cristiana formula alle sue famiglie, ma come e con quali modalità è possibile?
L'intervento di Don Giuseppe, facendo riferimento anche al Sinodo, mette in evidenza alcune opportunità che la parrocchia offre per accompagnare le famiglie nel loro cammino di crescita fin dall'inizio della loro costituzione (corsi fidanzati, celebrazione del rito,...) e accompagnandole nelle diverse situazioni della vita con modalità, in alcuni casi già sperimentate (incontri genitori catechesi, e post cresima) e altri da progettare, affinché veramente la famiglia possa prendere sempre più coscienza delle sue Potenzialità e delle sue risorse.

Luigia Calderini

Torna al sommario

Il tema


1900-2000: un secolo di martiri.
 

Uno dei momenti più significati del Giubileo appena concluso è stato rappresentato dalla celebrazione della memoria dei martiri cristiani del nostro secolo. Questa commemorazione, fortemente voluta dal papa stesso, ha messo in luce che nel XX° secolo sono stati quasi 15.000 i testimoni della fede fino al martirio.
Recentemente in parrocchia abbiamo ricevuto due lettere che potrebbero rappresentare bene l'inizio e la fine di un secolo di martiri.
La prima missiva, di suor Carla Perego, contiene la trascrizione di un'omelia di padre Francis Li, che ebbe dei martiri tra i suoi parenti cinesi, che sono stati recentemente beatificati da Giovanni Paolo II.
Inoltre ci ha scritto da Gulu don Kenneth parlando della strage che sta compiendo il virus Ebola nella sua città. A questo proposito riportiamo da "Mondo e missione" la testimonianza" eroica di un medico africano che non ha voluto abbandonare i suoi  malati nonostante conoscesse il pericolo mortale di questo virus.
Infine troverete in queste pagine i ringraziamenti ricevuti nel dicembre scorso da Timor Est per la nostra offerta, finalizzata a ricostruire la casa delle Canossiane a Manatutu, in ricordo di Madre Erminia Cazzaniga.

 

TAYUAN, 1900. LA MEMORIA DI UN MARTIRIO DI GRUPPO

DALL’OMELIA DEL REV. PADRE FRANCIS LI

20 Ottobre 2000

 

Mi sento molto onorato di dare testimonianza dei Martiri della mia famiglia e della mia città natale. Sono stati Martiri veramente per la fede. Prima di tutto siamo contenti che il Governo Cinese abbia dato così grande pubblicità alla Canonizzazione avvenuta al primo di questo mese, pubblicata in tutti i Mass Media.
Ciò è stata un'ottima opportunità per Hong Kong e per il mondo intero di venire a sapere che la Chiesa Cattolica avrebbe tenuta questa cerimonia. La curiosità  veniva stuzzicata fra quelli che venivano a conoscenza ed avevano mille domande, come: Che cosa è una Canonizzazione? Chi sono quelli che saranno canonizzati ? E perché alcuni si oppongono alla loro canonizzazione?
La nostra Diocesi ha programmato una serie di conferenze ed una Celebrazione Eucaristica in onore di questi Martiri Cinesi.
Se quello che sentiamo oggi lo faremo diventare parte della nostra vita, noi potremo dare risposte soddisfacenti a chi ci fa queste domande.
Per esempio, parlando della rivoluzione dei Boxers avvenuta 100 anni fa se uno veniva comandato di aderire al governo della Dinastia Qing e si fosse rifiutato sarebbe stato ucciso per questo suo rifiuto ma questo suo sacrificio non sarebbe stato considerato martirio.
Ma i Boxers hanno comandato ai Missionari ed ai Cristiani di rinunciare alla loro fede e per aver rifiutato furono uccisi. Ecco questo è chiamato martirio.
Durante la persecuzione del 1900 nella Provincia del Shanxi furono riportati al Vaticano 2418 nomi di Cristiani che avevano dato la loro vita per la fede. Solo nella città  di Taiyuan furono 69 quelli martirizzati per la fede. Di questi solo 26 furono canonizzati cioè dichiarati SANTI dalla Chiesa il 1° Ottobre di quest'anno.
I 69 martiri furono decapitati in tre diversi giorni, il 9,il 12 e il 14 Luglio. Due donne laiche morirono il 12 Luglio e 39 cattolici il 14 Luglio, fra questi ultimi vi era il mio nonno Li Zhongyi e uno zio Li Shiyan. Tre altri furono seriamente feriti incluso mio padre, Li Shiheng.
Quello che segue è la testimonianza ed esperienza (di mia madre) e mio padre a quel tempo. (il padre aveva 15 anni allora).
Mia Madre ha raccontato che verso le 4 pomeridiane del 9 luglio mentre recitavamo le nostre preghiere, improvvisamente ci giunse all'orecchio una musica celeste che mai avevamo udito, tutto un tratto vedemmo nel cielo una fila ordinata di larghi stendardi bianchi venire verso di noi dalla città di Taiyuan.
Quando gli stendardi passarono sulle nostre teste la musica si fece più forte e più piacevole all'orecchio.
Tutti strinsero le mani sui loro cuori e si inginocchiarono. Ci incoraggiavamo l'un l'altro mentre pensavamo che questo era certamente un segno che i Vescovi e i nostri Sacerdoti avevano già  offerto la loro vita per la fede.
A conferma l'indomani una banda di soldati era sul luogo e ci annunciava che i Vescovi ed altri erano stati uccisi.
Allora noi tutti capimmo che era arrivato il momento per dare anche noi la nostra vita per la fede. Così tutti noi ci preparammo con la continua preghiera.
Poco dopo un soldato ci gridò: "Rinnegate la vostra fede sì o no?"
Nessuno rispose. Allora lo stesso soldato ordinò che due delle più anziane Donne cristiane, fossero legate su due alberi. Fece questo per spaventare le giovani. Ma le anziane per niente paurose continuavano ad incoraggiare le più giovani dicendo: "Non abbiate paura i Cieli sono aperti per noi, su presto preparatevi!".
Il 12 Luglio altri ufficiali vennero fra noi cercando di farci spaventare e cosi rinnegare la nostra fede. Ma ancora silenzio. Allora due ufficiali staccarono le due donne anziane dagli alberi e le portarono via. Pochi minuti dopo i soldati ritornarono con due ciotole di sangue e ci dissero che quello era il sangue delle due donne che avevano uccise. Non uccisero noi ma ci mandarono di ritorno in Chiesa.

Quello che segue è la relazione di mio padre.
Il 14 Luglio, Yuxian, governatore della Provincia Shanxi, emanò questo ordine: "Tutti i Cristiani maschi che non vogliono rinnegare la loro fede devono radunarsi alla porta nord". Quando i cattolici appresero l'ordine si sentirono molto eccitati e il loro cuore era pieno di gioia! Si misero in marcia verso il posto assegnato incoraggiandosi l' un l'altro lungo la strada.
Mio nonno era uno di questi ferventi cattolici e subito appena udito l'ordine disse a mio padre, allora quindicenne ed a mio zio "Andiamo, andiamo in Paradiso quest'oggi!" Poi diede l'addio alla famiglia e s'incamminarono verso il posto del martirio. Dalla loro casa al posto assegnato vi erano solo circa 20 minuti di cammino, ma passarono attraverso stradiciole serpeggianti e così arrivarono sul luogo che era già  affollato di Cattolici.
Il posto non era tanto grande ed i Cristiani erano molti e si conoscevano fra loro.
Trovarono scarsamente posto per ognuno ma ciascuno s'inginocchiò e cominciarono a recitare le loro preghiere preferite. Era costume allora per gli uomini Cinesi portare il codino che scendeva dalla testa lungo la schiena, Così per rendere più facile il macabro compito dei loro esecutori, ognuno sollevò il proprio codino dal collo sulla testa tenendolo davanti fra le mani inchinando la schiena allungando il collo. In questo modo c'era spazio per un taglio netto.
Aspettarono per circa tre ore nel mattino e non c'era ancora nessun segno di esecutori. I Cristiani cominciarono ad agitarsi. Possibile che sarebbe negata loro la corona del martirio? Ma verso il mezzogiorno una squadra di esecutori capitanati da soldati, arrivarono sul luogo. Le preghiere dei Cristiani si fecero più forti ed i loro colli ancor più tesi e pronti. Al comando di "Uccidete!" gli esecutori cominciarono a vibrare velocemente le loro spade. Mio nonno e mio zio erano inginocchiati lungo il passaggio della piazza e così le loro teste vennero staccate rapidamente e nettamente dai loro corpi. Per caso mio padre (che allora era un ragazzo di 15 anni), era inginocchiato vicino ad una grande roccia perciò la lama della spada colpì in gran parte la roccia, tagliando solo in parte il collo, la gola non fu danneggiata. Ora siccome i Cristiani erano così tanti gli esecutori non fecero attenzione se tutte le teste erano separate dai loro corpi. In questo modo non ebbe il privilegio di vedere presto DIO faccia a faccia come mio nonno e mio zio.
Mio nonno e mio zio erano tra i 39 martirizzati per la fede in quel giorno. Mio padre era ferito ma è sopravissuto.più tardi ha detto: "Quando la spada degli esecutori è scesa sul mio collo la sola cosa che ho sentito fu il freddo della lama. Poi caddi inconscio in un pozzo di sangue per due giorni e due notti. Non so quanto sangue ho perso. Al mattino del terzo giorno, cioè il 16 Luglio un non Cristiano passando di là  sentì un leggero movimento tra i cadaveri che la ancora giacevano. S'avvicinò e vide qualcuno che conosceva... poi sentì mio padre mormorare "Ho sete".
Realizzando che il poveretto aveva perso tanto sangue quel buon uomo prese un rottame di terraglia e raccolse dell'acqua piovana da una pozzanghera e gliela versò goccia a goccia sulle labbra. Corse poi dalla mia nonna a dirle che suo figlio era ancora vivo. La nonna lo portò temporaneamente in un altro villaggio distante 10 miglia dalla città . Non c'erano medicine per guarire la ferita di mio padre né la famiglia aveva soldi per pillole e iniezioni, perciò la mia nonna lo affidò alla cura del Signore. Lui avrebbe provveduto. La ferita si chiuse miracolosamente e guarì completamente.
Più tardi quando mio padre raccontava la storia del suo fallito martirio diceva: "Dal momento che sono stato ferito fino a guarigione completa, non ho mai sentito dolore. Non è questa una prova che Dio è sempre con me?".
Non dissi sopra che quel giorno solo il 10% dei Cristiani ebbe la grazia del martirio, perché il comandante ordinò agli esecutori di fermarsi. Così esecutori e soldati ritornarono alle caserme. I Cattolici che non erano stati martirizzati erano molto delusi. Si misero a bloccare soldati ed esecutori pregandoli di uccidere anche loro. Ma l'ordine era stato dato: niente da fare.
I Cristiani si abbracciarono l'un l'altro piangendo.
Sentire l'esperienza di questi santi Martiri ci fa capire che il detto di S.Paolo è vero. "Chi ci separerà  dalla carità  di Cristo ?....." (Rom. 8: 39). Per intercessione dei Martiri Cinesi chiediamo al Signore che ci aiuti a seguire i loro esempi ed a testimoniare il Vangelo nella vita, amando DIO e gli Altri. Dio vi benedica!

 

GULU, 2000. LA MORTE DEL DOTT. MATTHEW LUKWIYA

Dal diario di fratel Elio Croce, amministratore dell'ospedale di Gulu.

"Speriamo che l'epidemia finisca presto. Tutto il personale ospedaliero è stato traumatizzato dalla perdita delle loro colleghe, ma anche i miei lavori vanno a rilento e gli operai sono come inebetiti davanti a questa tragedia. Tutti siamo stanchi e anche le decisioni che ti sembravano sagge poi si rivelano sbagliare. Oltretutto anche il dottor Matthew questa sera ha la febbre. Dice di avere il raffreddore, ma si è preso anche le medicine per la malaria».
Errore. L'origine riferimento non è stata trovata. particolare il dottor Piero. Alle tre del pomeriggio, il responso. Il dottor Matthew è positivo. Come aver preso una mazzata in testa.
Si pensa che si sia infettato la notte in cui Simon morì in un mare di sangue. Le infermiere si erano allontanate impaurite. Matthew non ha lo spirito del mercenario che quando viene il ladro scappa. Lui ha lo spirito del buon pastore che difende le sue pecorelle ed è pronto a dare la vita per loro. È e sarà sempre un esempio per tutti noi di dedizione e coraggio. Un vero discepolo di Gesù. Deve guarir presto. Il dottor Matthew è come un generale sul campo di battaglia, che non lascia le sue truppe, ma combatte con loro fino alla fine. Domani mattina ha chiesto di essere trasportato nel reparto ebola assieme a tutti gli altri pazienti. Sua moglie Margaret è stata avvertita e forse domani verrà da Kampala".

Lacrime e preghiere

Durante la notte del 2 dicembre il dottor Matthew è peggiorato moltissimo. Il respiro era sempre più brutto. Ho chiesto a suor Dorina come stesse. Mi ha risposto piangendo che solo un miracolo poteva salvarlo. Gli stanno vicine la mamma e la moglie, entrambe donne di grande fede. Questa sera abbiamo fatto la via crucis. Mi veniva da piangere nel vedere tutta la gente che è venuta a pregare per chiedere la grazia". "La notte del 5 dicembre, all'una, sento squillare il telefono. Gaetano mi dice che le condizioni del dottor Matthew stanno peggiorando e che aveva cominciato a sanguinare dai polmoni. Sono andato su di corsa ma ormai il dottor Matthew non c'era più. Ho trovato tutte le infermiere in lacrime, disperate. Io sono andato ad avvisare la moglie. L'ho trovata con un gruppo di persone che stavano pregando per lui. Alla notizia si sono messe a pregare ancora più intensamente.

 
------

Ringraziamenti da Timor Est

Nella sua visita canonica a Timor, lo scorso 22 ottobre la Madre Generale, Madre Ilva mi ha portato il corrispondente della vostra offerta in dollari americani (13.650) dicendomi che le era stata data nel suo passaggio a Vimercate dal Parroco, mons. Ponzini. Essi sono destinati per la ricostruzione della casa di Manatuto completamente bruciata. Attualmente le 4 sorelle che da giugno sono ritornate a dare una mano nel campo della scuola e della pastorale a quella cittadina completamente data alle fiamme, abitano in alcune stanzette del dispensario parrocchiale, in parte bruciato. La popolazione soffre e avrebbe bisogno di riavere il suo dispensario  dove ogni giorno decine e decine di persone vengono a cercare un po' di sollievo. Allora, data l'urgenza delle sorelle di uscire dal dispensario abbiamo pensato di ricoprire alla meglio metà della casa bruciata. Il preventivo della spesa si aggira sui 19.000 dollari (i prezzi si sono alzati in maniera spaventosa).
Ecco, i vostri aiuti li useremo per questo, spero ne siate contenti.
A Dio piacendo i lavori della ricostruzione cominceranno la prossima settimana.
Dio Provvidenza si è servito di voi per farci sperimentare ancora una volta il suo amore per ogni uomo suo figlio. Grazie a voi che ce lo manifestate! Dio contraccambi con tanta gioia e tanta pace nei cuori!
Con profonda stima e fraterno affetto,
sr. Gabriella Soldi, Missionaria Canossiana in Timor

Torna al sommario

 


"Ai miei alunni"

Un insegnante di religione di terza media scrive una lettera sulla scelta di avvalersi dell'ora di religione anche alle superiori.

Carissimi, alcuni di voi mi dicono o mi diranno: "Prof, non ce l'ho con lei, ma io farò religione...".
Vi assicuro che, anche se non ce l'aveste con me, quelle parole rimarrebbero molto amare.
Vi conosco, vi ho visto crescere. Ahò, mi avete fatto soffrire in certi momenti. Ma la soddisfazione prevale. E' come salire in montagna: fatica, sudore, qualche caduta e scivolata indietro, ma a poco a poco si sale; e alla fine si gode per lo spettacolo, per la riuscita, per la vittoria. Chi cammina sempre comodamente a valle non comprende e non gode così.
Vorrei che voi, personalmente e in gruppo, senza fretta né pregiudizi, riflettiate su quella decisione che dovrete prendere a gennaio e magari confermare a giugno o luglio.
In questi anni abbiamo camminato insieme, abbiamo indagato su tanti problemi: quelli che voi stessi mi proponevate, quelli più direttamente collegati con la religione cristiana e altre religioni, quelli del mondo in cui viviamo.
Ma, per forza di cose e anche per il poco tempo, ne abbiamo trattato ancora in modo parziale, anche solo descrittivo. Nelle Superiori vi attende e voi stessi dovreste desiderarlo un metodo nuovo, più "critico", ossia: ricerca dei perché, accostamento più diretto ai testi sacri delle religioni a cominciare da quello affascinante e misterioso che è la Bibbia; confronto tra IRC e altre materie, come filosofia, lettere, arte, scienze, biologia, storia, diritto, economia, tecnica, ecc.; e problemi tremendi e d'attualità: fede cristiana e scienze; i motivi che fondano il messaggio cristiano e quello dell'Islam, di Buddha, del New Age, dei movimenti di pensiero che pullulano sempre più intorno a voi; le religioni e il male: la Chiesa e la storia; il razzismo; l'immigrazione; questioni di morale personale e sociale...
Nel corso del quinquennio si svilupperanno anche percorsi interdisciplinari che confluiranno nella preparazione finale per l'esame di stato o "maturità". L'IRC può servirvi come bussola nel difficile passaggio alle superiori.
Volete esserne più certi? Chiedete di poter vedere e discutere i programmi dei vostri futuri insegnanti di religione. Posso aiutarvi anch'io in questo. O chiamiamo qualche vostro ex-compagno già passato alle Superiori?
So di qualche vostro compagno degli anni scorsi che aveva dapprima deciso per il no; ma, a conoscenza fatta, ci ha ripensato e, anche con coraggio, ha ripreso a frequentare l'ora di religione, magari contro il parere dei compagni.
Vi ho scritto questa lettera per invitarvi a riflettere: sarete voi a decidere! Confido nella vostra responsabilità personale, attiva e creativa. La Scuola, anche l'IRC, mi sembra un dono che Dio mette nelle vostre mani. Usato bene può giovare molto a voi personalmente, ai vostri amici vecchi e nuovi, alla società che tutti insieme vogliamo rendere migliore. Oltretutto vi ricordo che l'insegnante di religione fa parte del Consiglio di Classe, il suo parere è spesso ricercato e stimato e conterà anche nel punteggio in vista del "credito scolastico".

In amicizia

Il vostro prof di religione

Torna al sommario


Il nido del gabbiano

I "Saggi Teologici" di don Moioli

Il "Centro Giovanni Moioli" ha curato l'edizione di un altro testo di G. MOIOLI, Giovanni della Croce. Saggi teologici (Quodlibet - 9), a cura di D. CASTENETTO, Glossa, Milano 2000, pp. 368 £. 42.000. A quindici anni dalla morte di G. Moioli è parso infatti significativo, per onorarne la memoria, raccogliere e pubblicare alcuni dei suoi studi (editi e sopra tutto inediti) su Giovanni della Croce, una "figura" per la quale egli ha mostrato particolare interesse e simpatia, penetrandone il pensiero e l'esperienza con l'intelligenza della teologia. I contributi del volume lasciano così in-, travedere, come in filigrana, la chiave di lettura dell'itinerario e delle opere sangiovanniste e aprono alla comprensione del linguaggio simbolico, proprio del mistico spagnolo. Nel presentarne i risvolti sintetici del pensiero, l'autore si sofferma su taluni di essi, per metterne in luce la coerenza con la Rivelazione, con la fede, che sorregge e motiva la stessa visione teologica cristiana del Santo, dentro la situazione di esperienza, da lui vissuta. Ultimamente, l'intento di Moioli è quello di comprendere, e motivare la trasparenza del cristiano Giovanni della Croce nel suo aderire con la parola letta nella Chiesa e assunta dalla teologia, mostrando nel contempo come il linguaggio simbolico possa` rendere più allusivi e ricchi alcuni contenuti della` fede e possano così risultare parziali alcune interpretazioni meramente filosofiche. Sta qui il valore di questa silloge che, pur nei limiti di un'inevitabile disomogeneità, si proporre come stimolo ad ulteriori piste di riflessione e di ricerca.

Torna al sommario

 


Lettera del Santo Padre Giovanni Paolo II
agli anziani

seconda parte

"Gli anni della nostra vita sono settanta, ottanta per i più robusti, ma quasi tutti sono fatica, dolore; passano presto e noi ci dileguiamo" (Sal 90 [89],10)

Rivolgendomi agli anziani, so di parlare a persone e di persone che hanno compiuto un lungo percorso (cfr. Sap 4, 13). Parlo ai miei coetanei; posso, dunque, facilmente cercare un'analogia nella mia vicenda personale. La nostra vita, cari fratelli e sorelle, è stata inscritta dalla Provvidenza in questo ventesimo secolo, che ha ricevuto una complessa eredità dal passato ed è stato testimone di numerosi e straordinari eventi.
Come tanti altri tempi della storia, esso ha registrato luci ed ombre. Non tutto è stato oscuro. Molti aspetti positivi hanno bilanciato il negativo o sono emersi da esso come una benefica reazione della coscienza collettiva. È vero tuttavia — e sarebbe ingiusto quanto pericoloso dimenticarlo! — che ci sono state inaudite sofferenze, che hanno inciso sulla vita di milioni e milioni di persone. Basterebbe pensare ai conflitti esplosi in diversi continenti in seguito a contese territoriali fra Stati o all'odio interetnico. Non meno gravi sono da considerare le condizioni di estrema povertà di ampie fasce sociali nel Sud del mondo, il vergognoso fenomeno della discriminazione razziale e la sistematica violazione dei diritti umani in molte nazioni. E che dire poi dei grandi conflitti mondiali?
Nella prima parte del secolo ce ne furono ben due, con una quantità mai prima conosciuta di morti e distruzioni. La prima guerra mondiale mieté milioni di soldati e di civili, stroncando tante vite umane sul limitare dell'adolescenza o, addirittura, dell'infanzia. E che dire della seconda guerra mondiale? Sopravvenuta dopo pochi decenni di relativa pace nel mondo, specialmente in Europa, fu più tragica della precedente, con conseguenze immani per la vita delle nazioni e dei continenti. Fu guerra totale, inaudita mobilitazione dell'odio, che si abbatté brutalmente anche sulle inermi popolazioni civili e distrusse intere generazioni. Il tributo pagato sui vari fronti alla follia bellica fu incalcolabile e altrettanto terrificante fu l'eccidio consumato nei campi di sterminio, veri Golgota dell'epoca.
Sulla seconda metà del secolo è pesato, per diversi anni, l'incubo della guerra fredda, del confronto cioè tra i due grandi blocchi ideologici contrapposti, l'Est e l'Ovest, con una folle corsa agli armamenti e la costante minaccia di una guerra atomica, capace di condurre l'umanità all'estinzione. Grazie a Dio, quella pagina oscura si è chiusa con la caduta in Europa dei regimi totalitari oppressivi, come frutto di una lotta pacifica, che s'è avvalsa dell'uso delle armi della verità e della giustizia. Si è cosi avviato un faticoso, ma proficuo processo di dialogo e di riconciliazione, teso ad instaurare una più serena e solidale convivenza fra i popoli.
Ma troppe nazioni sono ancora ben lontane dal conoscere i benefici della pace e della libertà. Grande trepidazione ha suscitato nei mesi scorsi il violento conflitto scoppiato nella regione dei Balcani, teatro già negli anni precedenti di una terribile guerra a sfondo etnico: altro sangue è stato versato, altre distruzioni si sono avute, altro odio è stato alimentato. Ora, che finalmente il furore delle armi s'è placato, si comincia a pensare alla ricostruzione nella prospettiva del nuovo millennio. Ma intanto continuano a divampare, anche in altri continenti, molteplici focolai di guerra, talvolta con massacri e violenze troppo presto dimenticati dalle cronache.

 

Torna al sommario

CARITAS PARROCCHIALE

BAMBINI "in gioco"

Lo scorso settembre, insieme ad alcuni volontari impegnati in un campo di lavoro, sono tornata a Vidovice. A distanza di due anni non molto è cambiato: per le strade manca sempre la luce, l'acqua viene ancora prelevata dai pozzi posti all'esterno delle case, i campi sono ancora minati, non c'è segno di ripresa economica, papà e mamme emigrano in cerca di lavoro, lasciando i figli affidati ai nonni. Si emigra anche per farsi curare negli ospedali della Croazia. I servizi sociali sono inesistenti e l'assistenza sanitaria è affidata ad una suora e, due volte alla settimana, ad un medico. Mancano le medicine ed il materiale igienico sanitario indispensabile per l'assistenza domiciliare di anziani malati. La chiesa e la casa parrocchiale non sono state completate per mancanza di fondi. Non c'è un luogo dove far incontrare i ragazzi, i giovani, le famiglie.
Accanto a questa realtà percepibile, nel territorio in cui si trova questo villaggio vi è una realtà meno percebile ma emblematica di ciò che è la Bosnia oggi. Basta solo gettare uno sguardo su una carta della regione e subito appaiono indicazioni, spesso distinte anche in colori, che parlano di confini invisibli, di vite e persone che non si incontrano.
Appena fuori dal villaggio, sulla strada che porta a Janic, un cartello in un alfabeto sconosciuto ti informa che sei entrato nella Repubblica Srpska (Serba). Svolti a sinistra verso Janic ed ecco sei di nuovo nella Federazione Croato-Musulmana: un arruffio di confini invisibili che separano le persone come una cortina di ferro.
Nonostante questo sono 106 i bambini nati dalla fine della guerra (1995) e questo in una parrocchia che conta poco più di 1500 abitanti. Sono loro il segno e la speranza in un futuro possibile. Per loro e per le loro famiglie, così duramente provate dalle terribili esperienze della guerra, il parroco ha fortemente voluto la scuola materna che, nei fine settimana, sarà utilizzata anche come oratorio, una novità assoluta tra le comunità cristiane in Bosnia.
Il progetto, improntato alla riabilitazione e allo sviluppo, è stato presentato dall'Equipe Emergenze e Mondialità della Caritas Decanale e riguarda il completamento dell'edificio con l'impianto idrico, il riscaldamento, gli infissi, i pavimenti e gli arredi interni per un valore complessivo di L. 167.000.000. Nel periodo di Avvento sono state otto le parrocchie del nostro Decanato che vi hanno aderito.

Nella nostra parrocchia sono state raccolte L. 4.621.000,- attraverso i banchi vendita di Avvento e della Sagra di S. Antonio, e L. 3.759.000,- dalle offerte libere in Segreteria e nella Cassetta Caritas. Per chi lo desidera è sempre possibile aderire sottoscrivendo una o più quote pari al salario giornaliero di un operaio: L. 20.000; dare la propria disponibilità per i campi di lavoro oppure offrire del materiale.
Se sarà possibile, questo progetto permetterà anche il coinvolgimento di giovani dei nostri oratori e di giovani bosniaci nella programmazione di un percorso formativo e di accompagnamento per far crescere a Vidovice una comunità giovanile.
Ai primi di febbraio alcuni rappresentanti della nostra Caritas insieme ad alcuni tecnici si recheranno a Vidovice per verificare e programmare il lavoro della prossima primavera-estate.

Perché facciamo questo? Come i cristiani di Antiochia (cf. Atti 11,29) anche noi vogliamo sostenere i fratelli di una comunità così duramente provata dalle vicende belliche e dalla difficile e ancora insicura situazione attuale, con forme di presenza e vicinanza in grado di sostenere e incoraggiare percorsi di riconciliazione e di fiducia in un futuro possibile per tutti.

Pinuccia, Caritas Parrocchiale

Torna al sommario

 


Un disco di musiche vimercatesi

22 giugno 2000. Nel santuario della Beata Vergine del Rosario, la Storia ritorna, la storia di un borgo di provincia, ma tutt'altro che provinciale, almeno dal punto di vista musicale. I nomi dei compositori infatti meritano senza dubbio la S maiuscola, essendo a pieno titolo appartenenti alla storia della musica stessa.
Una storia antica e perfino dimenticata, fino a quando il ritrovamento imprevisto e fortunato di centinaia e centinaia di pagine manoscritte ci hanno permesso di ricostruire uno spaccato della Vimercate che fu e dei fasti del culto della Beata Vergine celebrato nel suo tempio, vero cuore pulsante della città.
I testi chiariscono senza sospetti che almeno dal '500 al '700 parroci e parrocchiani non badavano a spese pur di portare a Vimercate i più bei nomi della musica lombarda per esecuzioni che dovevano somigliare a veri e propri spettacoli.
Tra i fogli ritrovati e amorevolmente ripuliti e catalogati, sono tornate alla luce circa 800 partiture, molte delle quali inedite, spesso composizioni  scritte apposta per specifiche occasioni del culto celebrato nella nostra parrocchia.
Un patrimonio notevole, di cui nel febbraio 2000 è stato pubblicato il catalogo completo, secondo criteri scientifici (disponibile per gli interessati in segreteria).
Ma le note non  basta leggerle, anche se sono affascinanti nella loro eleganza manoscritta, ed il 22 giugno scorso, grazie all'iniziativa congiunta del comune e della parrocchia, sono tornate a vibrare in libertà tra le volte del santuario.
Una serata molto bella e veramente importante, nella quale l'orchestra da camera Milano Classica ha fatto ricordare i gruppi di artisti che nei secoli scorsi salivano dal capoluogo lombardo chiamati a Vimercate da prevosti che erano anche mecenati. La soprano Patrizia Macrelli, la contralto Monica Sesto ed il tenore Vito Martino hanno dato voce ai testi scelti per l'occasione tra i componimenti del '700. Gli autori prescelti sono stati Johann Christian Bach (ultimo dei figli maschi di Johann Sebastian), Gaetano Piazza, Giovan Battista Beluschi e Melchiorre Chiesa, tutti operanti a Milano nella seconda metà del secolo, fino a Giovanni Andrea Fioroni, maestro di cappella del Duomo di Milano dal 1747 al 1778.
Ora è possibile rivivere quello splendido evento anche per chi non avesse potuto gustarlo in diretta, magari perché già in vacanza. Nello scorso mese di dicembre è stata infatti pubblicata la registrazione su CD del concerto svoltosi nel santuario, e si tratta di un prima mondiale per tutti i brani eseguiti, le cui partiture sono copie uniche vimercatesi.
Il disco "Musica sacra del settecento lombardo ritrovata a Vimercate" è disponibile nella segreteria parrocchiale o in alcuni negozi specializzati di Milano: la catena "Ricordi Media Store", "Buscemi dischi" in corso Magenta 31 e "La bottega discantica" di via Nirone, 5.

Buon ascolto!

don Ambrogio Cortesi

 

Torna al sommario

 

 

homepage
 
home parola-amica