"Quando
considero la breve durata della mia vita, sommersa nell'eternità che la
precede e la segue, il piccolo spazio che occupo e financo che vero, inabissato
nell'infinita immensità degli spazi che ignoro e che m'ignorano, io mi spavento
e stupisco di trovarmi qui piuttosto che là, non essendoci nessuna ragione
perché sia qui piuttosto che là, oggi piuttosto che domani. Chi mi,ci ha
messo? Per ordine e per opera di chi questo luogo e questo tempo furon destinati
a me?
PENSIERI B. Pascal
Nelle occasioni celebrative
come è quella della giornata per la vita, che ogni anno ritorna, viene naturale
riflettere su quanto di negativo minacci la vita. Vorremmo invece quest'anno
meditare "in positivo" su questo tema, facendoci aiutare da B.
Pascal, grande matematico e filosofo cattolico del XVI secolo. Pascal si
rende conto che la sua vita affonda le sue radici in un MISTERO e che il
suo stesso esistere è colmo di domande. La vita umana è circondata da questo
mistero, nel suo nascere nel suo svolgersi e nel suo morire. Cionondimeno
la vita è anche un fatto, un'evidenza: c'è, piena di limiti, di contraddizioni,
ma c'è. Quindi l'uomo si trova a vivere questa esperienza senza averlo voluto
né richiesto . Non c'era, c'è, non ci sarà. Ecco perché l'uomo non può sentirsi
PADRONE ASSOLUTO, né di sé, né degli altri. Per noi cattolici queste riflessioni
diventano ancora più significative perché per GRAZIA abbiamo incontrato
la risposta, abbiamo incontrato chi ci ha messo qui a vivere questo tempo
e questo luogo: GESU' CRISTO.
Invitiamo inoltre tutti
a ritirare e leggere il notiziario GERMOGLI DI VITA che è stato preparato
proprio per la Festa della Vita, dove troverete gli aggiornamenti sulle
attività del CAV in difesa della vita nascente.
Luciana Panzeri
Relazione
parrocchiale sull’anno giubilare 2000
Carissimi
Parrocchiani,
il 6 gennaio scorso il Santo Padre
ha chiuso la Porta Santa della Basilica di S. Pietro e ha solennemente concluso
il Grande Giubileo dell'Anno 2000. Nella medesima data il Papa ha indirizzato
a tutta la Chiesa la Lettera apostolica "Novo Millennio ineunte"
per condividere con tutti i fedeli il canto della lode a Dio per il grande
anno di grazia e di misericordia che la Chiesa ha vissuto (cfr. n. 2) e
per esortare tutti a continuare l'amorosa contemplazione del volto di Cristo
e l'impegno nel cammino di santità.
Anche voi in occasione dell'Epifania avete presentato al Signore le vostre
piccole preghiere di ringraziamento per il dono dell'anno giubilare che
abbiamo vissuto. Sono state una settantina le testimonianze raccolte, tutte
anonime, e vorrei riportare ora qualche pensiero a edificazione comune,
per condividere fraternamente le ricchezze che lo Spirito ha effuso nei
nostri cuori.
Due sono i sentimenti più frequentemente testimoniati, quello della gioia
e della gratitudine spirituale ("Benedici il Signore, anima mia!"
- "Grazie, Signore, per le testimonianze di amore dei miei fratelli
che mi hanno arricchito" - "E' stato un anno di grande gioia e
di grazia" - "Grazie a Dio perché ci ha dato il Figlio!"
- "O Signore, tu mi fai sentire amata, aiutami ad amarti e ad amare
di più" - "Il dono di grazia continui nella mia vita e nel mondo
intero" - "Cuori colmi di gioia" - "Grazie per il dono
della vita, ti prometto che la mia vita sarà una liturgia perenne")
e quello del perdono ricevuto ("Mi sento contenta di avere ricevuto
il perdono dei miei peccati della mia vita" - "Grazie, Gesù, per
averci concesso il tuo perdono" - "Guardami con misericordia")
che diventa anche esperienza di liberazione dalle proprie paure e diffidenze
("Mi hai fatto superare le mie diffidenze. Credo fermamente che mi
ami, Gesù" - "L'anno giubilare mi è venuto incontro in tutto,
mi ha fatto superare le mie diffidenze").
Tutto questo è avvenuto attraverso i momenti concreti dell'anno giubilare
che ciascuno ha vissuto, come la partecipazione agli Esercizi Spirituali
parrocchiali ("La mia vita spirituale è stata scossa per i S. Esercizi
Spirituali tenuti da Don Vittorio, era da tempo che desideravo un corso
di spiritualità") o l'ospitalità dei giovani pellegrini francesi ("Gesù,
non ho potuto venire a Roma, ma ti sono stata vicina! Ho ospitato due Angeli
che da lontano venivano a trovarti, e il mio cuore li ha seguiti...")
o l'esperienza intensa del pellegrinaggio ("Pellegrini a Roma, quel
giorno abbiamo visto il Papa e un angolo del Paradiso" - "E' stata
per me un'esperienza che non dimenticherò mai, perché per la prima volta
ho gustato intensamente questo dono").
Nelle loro testimonianze alcuni utilizzano le parole dei Salmi, mostrando
di conoscerli e di ritrovarsi in essi, altri esprimono propositi di vita
("Aiutami ad essere un tuo testimone credibile" - "Aiutaci
sempre a starti vicino" - "Se il Signore ha voluto così, mi rassegnerò
e lo ringrazio lo stesso"), altri ancora confessano i loro limiti ("Mi
pare di aver fatto pochi passi verso la conversione" - "Liberaci
dagli assalti delle tentazioni e non respingere le mani che tendiamo a Te"),
altri infine elevano preghiere sincere e precise ("Voglio tanti pensieri
buoni" - "Fai ritornare la fede nei miei figli" - "Ritorni
presto la pace nella mia famiglia" - "La fratellanza nelle nostre
comunità, perché possiamo essere veri testimoni della tua parola" -
"Aiutami a fare la tua volontà come Maria").
Molte altre persone e famiglie avrebbero potuto scrivere cose altrettanto
belle, ma l'importante è che le abbiano vissute e le abbiano dette al Signore.
A noi basta quel pacchetto di foglietti per intravvedere quello che ha fatto
il Signore nel cuore di tante persone durante questo anno. Davvero, come
ha scritto il Papa, dobbiamo tutti "condividere il canto della lode"
(NMA, 2) e dobbiamo soprattutto, come frutto di questo anno giubilare, "ripartire
da Cristo e dal suo Vangelo", con "un rinnovato slancio nella
vita cristiana"(NMA, 29), specialmente nel cammino verso la santità,
nell'esercizio della preghiera, nella valorizzazione dell'Eucaristia domenicale
e del sacramento della Riconciliazione, nell'ascolto e nell'annuncio della
Parola (cfr. NMA, 29-41).
Anche noi a livello parrocchiale ci siamo proposti di dare continuità alla
esperienza giubilare e già nell'Assemblea parrocchiale di Apertura, tenuta
il 24 settembre scorso, abbiamo delineato questo programma: "Rinnovati
dalle esperienze giubilari offriamo un volto di Chiesa" e l'abbiamo
precisato in questi cinque impegni, che corrispondono ad alcune delle sollecitazioni
offerte dal Papa nella sua Lettera:
— rispondere personalmente alla chiamata battesimale alla santità
di vita;
— valorizzare nella comunità la testimonianza dei sacerdoti e delle
religiose, pregando anche per nuove vocazioni;
— riprendere tutti insieme l'impegno educativo e missionario verso
ragazzi e giovani;
— allargare sempre più l'ascolto e la comprensione della parola di
Dio;
— esercitare sempre meglio il servizio e la testimonianza della carità.
Diverse attività che abbiamo
in programma o già in corso realizzano proprio questi obiettivi, come per
esempio:
— gli Esercizi Spirituali che faremo anche quest'anno dal 19 al 23
marzo e che saranno guidati da Padre Eugenio di Oreno e che ci consentiranno
in Quaresima di riprendere il discorso della nostra vocazione battesimale
alla santità;
— gli incontri mensili dei Gruppi di Ascolto della Parola di Dio,
che stiamo cercando non solo di proseguire seriamente ma anche di estendere
ad altre persone e ad altre case (e chiediamo quindi una generosa risposta
alle proposte locali e personali che vengono fatte);
— accompagnare, come ci chiede la Diocesi, la vita cristiana delle
nostre famiglie, sia con gli incontri mensili del Gruppo Giovani Coppie
sorto in Oratorio, sia con l'accompagnamento premuroso e cordiale dei genitori
che chiedono i Sacramenti dell'iniziazione cristiana per i loro figli, sia
con l'attività specifica del Consultorio Familiare CEAF;
— preparare sempre meglio i giovani al matrimonio cristiano, rinnovando
secondo le indicazioni diocesane il nostro Corso Fidanzati, peraltro già
condotto a un buon livello qualitativo;
— sensibilizzare sempre di più la comunità parrocchiale alle situazioni
di disagio e di bisogno che si conoscono attraverso il Centro di Ascolto
Caritas, il Centro Aiuto alla Vita, le Associazioni di Volontariato;
— partendo dall'unificazione dell'attività domenicale, curare attentamente
la Messa festiva, il gioco comunitario, la preghiera pomeridiana dei ragazzi
dei nostri Oratori, per far loro vivere l'esperienza del giorno del Signore.
Terminiamo questa Relazione parrocchiale dell'anno giubilare 2000 riportando
le statistiche relative alla celebrazione dei Sacramenti. Non commentiamo
le singole cifre perché dovremmo ripetere osservazioni fatte negli anni
scorsi. Preferiamo quest'anno pubblicare le cifre degli ultimi cinque anni,
per consentire un raffronto e far emergere le linee di tendenza, che ritengo
legate a due fattori, ambedue piuttosto tristi: il calo demografico di tutta
la popolazione italiana e l'invecchiamento della popolazione della nostra
Parrocchia.
Ci sia consentita però un'osservazione globale, non triste, ma anzi di grande
fede e gioia: dietro a questi semplici numeri ci sono percorsi di lunga
e generosa preparazione (pensiamo alla preparazione ai sacramenti dell'iniziazione,
che coinvolge per quattro anni bambini, genitori, catechiste, sacerdoti
- pensiamo alla preparazione al sacramento del matrimonio, che impegna fidanzati,
coppie guida, preti), ci sono a volte graduali "ritorni" e sofferte
crisi, ci sono preghiere e sacrifici nascosti di molte persone e c'è sempre
l'amore di Cristo per noi.
Ci accompagni questo amore del Signore in un anno generoso e sereno.
Vostro
Don Giuseppe
STATISTICA PARROCCHIALE
Anno 1996 1997 1998 1999 2000
Battesimi 86 88 71 75 84
Prime Comunioni 91 83 87 95 80
Cresime ragazzi 119 122 87 85 79
Cresime adulti 21 35 24
Matrimoni 35 33 39 40 40
Funerali 88 115 145 121 128
Comunioni 215.000 218.000 215.000
210.000 198.000
"IO
SONO IN MEZZO A VOI COME COLUI CHE SERVE": a questa citazione del vangelo
di Luca si è ispirato venerdì 15 dicembre il giubileo dei volontari del
decanato di Vimercate.
Nella chiesa del santuario
si è registrata un'atmosfera intensa e partecipata, volta a cogliere il
valore e la solennità del momento giubilare.
La concelebrazione è avvenuta
con la partecipazione di mons. Ponzini e di sacerdoti del decanato; l'omelia,
ampia nelle tematiche toccate, è stata tenuta da mons. Italo Monticelli,
responsabile diocesano della pastorale della sanità.
Al termine della celebrazione
eucaristica, animata dai canti di un coro di giovani, è stato distribuito
ai partecipanti un piccolo, ma grazioso e significativo cuore di stoffa
realizzato dai volontari e dagli amici de "la bottega di Nazareth".
Questa iniziativa ha preceduto
di pochi giorni una manifestazione promossa da Ernesto Olivero del SERMIG
di Torino e che è stata proposta anche al nostro ambito decanale: il giubileo
degli operatori della pace. Tre pullman sono partiti giovedì 21 dicembre
da Vimercate per una udienza straordinaria in sala Nervi, con Giovanni Paolo
II. Tra gli oltre 150 partecipanti, 14 giovani vimercatesi sono stati nominati
"artigiani della pace", sottoscrivendo davanti al Papa un cammino
di vita all'insegna della coerenza, di uno stile di mitezza e di impegno
per la giustizia.
L'impressione che si ricava
è che l'anno giubilare abbia visto nel nostro decanato una ricca offerta
di proposte e che anche da noi si sia confermato quello che quasi tutti
i luoghi giubilari hanno registrato: un crescendo di partecipazione a partire
dalla Giornata Mondiale della Gioventù. Volontari e artigiani della pace
ci ricordano che un impegno per gli altri può avere più prospettiva se non
definito solo dalle sponde del senso civico e se matura da un incontro personale
con Cristo, ispirazione e orizzonte di ogni gratuità.
18
dicembre 2000
Giubileo degli sportivi in Oratorio
Riflessioni di un dirigente della DI.PO.
La
celebrazione dell'Anno Santo ci ha dato l'opportunità di riflettere sui
valori fondamentali ed universali dell'uomo: amicizia, lealtà, solidarietà,
condivisione, valori che sono punto di riferimento anche per il mondo sportivo.
La Polisportiva Di.Po. ha voluto cogliere questa opportunità concretizzandola
in questo momento liturgico al quale sono stati invitati, oltre che ai propri
soci, le altre società sportive di Vimercate, i parroci delle parrocchie
di Oreno, Ruginello, Velasca, S.Maurizio che operano in comunità con realtà
sportive oratoriane simili alla nostra, gli amministratori comunali che
ben conoscono il mondo sportivo locale.
A tutti grazie di essere presenti.
Per una volta non parliamo di risultati o di strutture o di organizzazione
di manifestazioni ma la nostra attenzione è rivolta alle ispirazioni fondamentali,
sull'essenza stessa del perché pratichiamo o facciamo fare sport.
Il nostro ideale di sport è molto diverso e lontano dal modello professionistico
che ci viene proposto quotidianamente dai vari mezzi di informazione.
La nostra proposta di sport è fondata e rivolta al mondo giovanile, tanto
facilmente attratto da devianze sociali estremamente pericolose o al contrario
insidiato da egoismo, apatia ed indifferenza.
Per noi non è il risultato l'aspetto fondamentale, non insegnamo la "mentalità
vincente", anche se vincere ci fa più piacere di perdere, ma cerchiamo
di avere e trasmettere una "mentalità educativa" dove gli avversari
non sono nemici ma persone, la partita non è una guerra da preparare in
settimana e combattere il sabato o la domenica, se si perde non è un dramma,
probabilmente gli avversari sono stati più bravi di noi, vorrà dire che
bisogna lavorare di più e meglio per ottenere i risultati sperati.
Giocare una buona partita sul campo è preludio per poi giocare bene la partita
della vita, dove però non uno solo, ma tutti possono essere vincitori.
In questo senso l'entusiasmo e la buona volontà dei dirigenti, allenatori
ed atleti e la comprensione e collaborazione dei genitori che non pretendono
di avere a tutti i costi un figlio campione, diventano fondamentali per
continuare a fare e proporre sport.
Diventa così importante per un maggiore sviluppo della pratica sportiva
rivolta soprattutto ai ragazzi la sensibilità degli amministratori pubblici
nel riconoscere valenza educativa allo sport e per questo collocarlo nelle
priorità amministrative da realizzare.
In conclusione lo sport deve andare oltre i campi di gioco, contribuire
a far amare la vita, educare al sacrificio, al rispetto, alla responsabilità,
alla solidarietà.
Ed è con queste motivazioni che tutte le sezioni della nostra polisportiva
hanno deciso di devolvere una parte del ricavato della sottoscrizione natalizia
all'iniziativa per la cancellazione del debito dei paesi poveri.
Giorgio Vicenzi
L'OSPITALITA'
DEL CENTRO GIOVANILE
Una
delle cose belle che stiamo vivendo con gioia e gratitudine in questi ultimi
tempi nel nostro Centro Giovanile è l'ospitalità: il mettere a disposizione
le nostre capienti ed organizzate strutture per "dare casa" a
gruppi di passaggio e per"incontrare" altre esperienze.
E' esperienza bella per
infiniti motivi: perché tiene a regime di utilizzo le strutture e le loro
possibilità recettive, allarga gli orizzonti, rende possibile il confronto
con altre esperienze, tiene allenata la capacità di ascolto, vince e rompe
schemi di pregiudizio, sono occasioni gratuite di servizio e di lavoro,
aiuta a vivere il Vangelo, educa una mentalità cattolica ed universale .
. .
Ultimamente sono state quattro le grosse occasioni di ospitalità e di accoglienza
promosse e gestite dal nostro Centro Giovanile:
I GIOVANI EUROPEI DI TAIZE'
Arrivati anche a Vimercate numerosissimi due anni fa in occasione del raduno
europeo dei giovani di Taizè a Milano; occasione bella di accoglienza dei
giovani nelle case e nelle famiglie.
I GIOVANI FRANCESI DELLA
GMG
Una cinquantina di giovani francesi ospitati a Vimercate in preparazione
della partecipazione a Roma al Giubileo dei giovani.
150 GIOVANI SERBI
Ospitati recentemente per una loro sosta tecnica e di riposo nel lungo viaggio
dalla Serbia a Barcellona per l'incontro di Taizè; ospitalità suggeritaci
e richiestaci dalla Caritas Diocesana Ambrosiana.
50 GIOVANI DI BASSANO DEL
GRAPPA
Ragazzi di Azione Cattolica venuti ad incontrare e conoscere alcune strutture
ed esperienze di pastorale giovanile della nostra Diocesi; ospitalità suggeritaci
e richiestaci dalla Pastorale Giovanile Diocesana della nostra Diocesi.
Mentre ringrazio coloro
che hanno collaborato con grandissima dedizione e sacrificio a rendere calda,
familiare e ben riuscita questa nostra cristiana ospitalità, riascolto con
voi il Vangelo che ci ricorda: "l'avete fatto a me!".
La Caritas Ambrosiana, relativamente al gruppo dei Serbi, e don Pietro,
relativamente al gruppo di Bassano del Grappa, ci hanno inviato un loro
saluto:
Sono arrivati nel nostro
oratorio la sera del 26 dicembre erano in 150 dalla Jugoslavia. Ragazzi
e ragazze provenienti dalla provincia della Vojvodina (Diocesi di Zrenjanin
e Subotica); dopo essere . partiti il pomeriggio del giorno di Natale da
Belgrado, sono arrivati a Vimercate in due gruppi. separati. Il primo pulman
è arrivato verso le ore 18 mentre il secondo alle 22. Un po' stanchi e spaesati,
accompagnati da padre Stojan, un giovane sacerdote salesiano, sono stati
accolti dal. Prevosto Mons Ponzini e da don Vittorio, con alcuni volontari.
Sono stati ospitati nei saloni del Centro Giovanile di via Valcamonica,
per una sosta tecnica, infatti la destinazione finale del viaggio era Barcellona
per l'appuntamento mondiale organizzato dalla Comunità Ecumenica di Taizè.
E proprio l'ecumenismo era la caratteristica di questo numeroso gruppo di
giovani, appartenenti alla Chiesa Cattolica, quella Ortodossa Serba e Protestante,
inoltre pur essendo tutti cittadini jugoslavi, per la grande parte sono
discendenti di genitori e nonni di origine ungherese, croata, ceca, slovacca,
bulgara e serba. Anche durante i vari momenti di saluto e soprattutto di
preghiera con i sacerdoti della nostra parrocchia, si è respirato questo
clima multietnico ed ecumenico, le preghiere venivano ripetute sempre nelle
diverse lingue. E' stata sicuramente una bella testimonianza di convivenza
pacifica e solidale pur tra le diversità linguistiche e religiose.
Questa ospitalità era organizzata all'interno del programma di gemellaggio
che la Caritas Ambrosiana ha iniziato nel 2000 con la Diocesi Zrenjanin,
un'intervento che prevede numerosi progetti di sviluppo in tutta la regione.
Questa breve ospitalità ha rappresentato uno sforzo organizzativo grande
anche perché concentrato in 24 ore, un servizio svolto nella gratuità a
cui va il Grazie di cuore da parte della Caritas Ambrosiana a Mons Ponzini,
a don Vittorio, all'oratorio, a Madre Maria, all'Ambrogio "grande cuoco",
al signor Fumagalli barista d'eccezione, al signor Giunteri, che ha vegliato
la notte. Un particolare ringraziamento a tutti i giovani volontari, mamme
e papà del gruppo "giovani coppie", che hanno favorito questa
accoglienza, facendo le ore molto piccole.
Caritas Ambrosiana
Siamo
una cinquantina di giovani di Azione Cattolica di Bassano del Grappa e abbiamo
vissuto una esperienza bellissima di fraternità nella città di Milano. Già
da alcuni anni organizziamo delle due giorni durante le vacanze natalizie
presso luoghi che possano essere interessanti dal punto di vista culturale,
religioso e artistico.
L'esperienza di quest'anno
è stata molto significativa, anche se rovinata un po' dalla pioggia che
ci ha accompagnati per entrambi i giorni del nostro soggiorno. In compenso
è stata molto calorosa l'accoglienza da parte di don Vittorio De Paoli e
di tutti i collaboratori dell'oratorio di Vimercate, un centro giovanile
bello e ben strutturato; ci siamo sentiti come a casa nostra e abbiamo potuto
vivere momenti di gioia e di riflessione profonda... Il tempo, come sempre
in queste occasioni, è stato tiranno e, a detta di tutti, è scivolato via
troppo velocemente. L'importante e che l'esperienza sia risultata fruttuosa
per tutti, ma su questo non ci sono dubbi, anche perché durante il ritorno
in corriera abbiamo sentito impressioni molto positive, soprattutto da parte
di alcuni che han sentenziato: "Quelli si che son fortunati, con un
oratorio così!". I ragazzi che hanno partecipato all'esperienza desiderano
ringraziare di cuore la parrocchia e tutti coloro che ci han dato una mano
durante la due giorni, magari con la speranza di poter accogliere i ragazzi
di Vimercate a Bassano del Grappa. Grazie 1000!
don Pietro di Bassano del
Grappa
I
SABATI SERA DEL CENTRO GIOVANILE
Il nostro
Centro Giovanile Cristo Re continua volentieri a proporsi alla sua comunità
cristiana ed alla sua città come un interessante e vivace punto di riferimento
e di aggregazione: accanto alle ben più specifiche e prioritarie finalità
educative e formative di annuncio del Vangelo, continua a promuovere convintamente
alcune belle occasioni di incontro, di socializzazione, di utilizzo sano
e divertente del tempo libero.
La proposta annuale dei
"sabati sera del Centro Giovanile" è iniziata con un primo periodo,
tra settembre e dicembre, completamente dedicato all'incontro coi ragazzi
e con le famiglie, attraverso l'iniziativa di simpatiche "pizzate":
ogni sabato sera a turno i diversi gruppi oratoriani si sono ritrovati al
Centro Giovanile per una pizza insieme e per una serata semplice e familiare
di incontro; questa prima parte dell'anno ha visto il coinvolgimento di
quasi 500 persone nell'alternarsi delle varie convocazioni di gruppo; un
bel movimento dunque, che ha reso vivo l'ambiente oratoriano e ha regalato
a molte persone belle occasioni di dialogo e di amicizia.
Ora "i sabati sera del Centro Giovanile" cambiano pagina e registro,
in questa seconda parte dell'anno oratoriano, da gennaio ad aprile, proponendo
molte belle occasioni di incontro in sala, nel teatro dell'oratorio. Conclusasi
l'esperienza ricca e generosa delle proposte del gruppo "Oracolo",
l'oratorio ha iniziato una promettente e serena collaborazione con i molti
amici della "compagnia teatrale di Vimercate", condividendo con
essi il desiderio di regalare alla nostra gente momenti felici di ritrovo.
Ne è nato un cartello di proposte interessanti che, insieme ad altre presenze
di animazione, costituisce la ricca proposta di questa nuova stagione del
nostro camminare insieme.
Al sabato sera, ogni sabato sera, il bar del Centro Giovanile è aperto dalle
20.30 alle 23.30, per dare ai ragazzi ed ai giovani la possibilità di incontrarsi
e ritrovarsi in oratorio; accanto a questa opportunità aggregativa le iniziative
di animazione nel salone teatro. Questo il calendario:
· 27 gennaio: la
compagnia S. Andrea di Milano in "I campan dell'Ave Maria";
· 3 febbraio: la
compagnia teatrale laboratorio Totem in "Provaci ancora Sam";
· 10 febbraio: la
compagnia S. Giuliana di Caponago in "La Ciribbiciacola";
· 17 febbraio: la
compagnia Agorà di Carate in "Un omm pien de pregiudisi";
· 24 febbraio: gruppo
giovani sposi e famiglie
· 3 marzo: sfilata
e festa di carnevale cittadina
· 10 marzo: la compagnia
di Busnago in "Con tutto il bene che ti voglio";
· 17 marzo: il gruppo
Tiramisù di Lesmo in "Riss e biniss";
· 24 marzo: Aurelio
Barzaghi e le sue canzoni;
· 31 marzo: gruppo
giovani sposi e famiglie;
· 7 aprile: la compagnia
di Vimercate in "Non c'è posto per gli angeli".
Ai ragazzi e ai giovani
oratoriani l'invito ad approfittare dell'apertura al sabato sera del bar
del Centro Giovanile, come loro naturale e sano punto di ritrovo, senza
necessariamente dover sempre pellegrinare da un bar all'altro per divertirsi;
a tutti l'invito a partecipare numerosi alle proposte teatrali, interessantissime
e ben curate; ai carissimi collaboratori la mia e nostra gratitudine per
il loro servizio sereno e generoso.
don Vittorio
11
FEBBRAIO 2001
GIORNATA MONDIALE DEL MALATO
Proponiamo
alcune riflessioni ricavate dal Documento della Congregazione per la Dottrina
della fede: Istruzione circa le preghiere per ottenere da Dio la guarigione.
L'anelito di felicità, profondamente
radicato nel cuore umano, è da sempre accompagnato dal desiderio di ottenere
la liberazione dalla malattia e di capirne il senso quando se ne fa l'esperienza.
Si tratta di un fenomeno umano, che interessando in un modo o nell'altro
ogni persona, trova nella Chiesa una particolare risonanza. Infatti la malattia
viene da Essa compresa come mezzo di unione con Cristo e di purificazione
spirituale e, da parte di coloro che si trovano di fronte alla persona malata,
come occasione di esercizio della carità. Ma non soltanto questo, perché
la malattia, come altre sofferenze umane, costituisce un momento privilegiato
di preghiera: sia di richiesta di grazia, per accoglierla con senso di fede
e di accettazione della volontà divina, sia pure di supplica per ottenere
la guarigione. La preghiera che implora il riacquisto della salute è pertanto
una esperienza presente in ogni epoca della Chiesa, e naturalmente nel momento
attuale.
Premessa l'accettazione
della volontà di Dio, il desiderio del malato di ottenere la guarigione
è buono e profondamente umano, specie quando si traduce in preghiera fiduciosa
rivolta a Dio. Durante l'attività pubblica di Gesù, molti malati si rivolgono
a Lui, sia direttamente sia tramite i loro congiunti o amici, implorando
la restituzione della sanità. Il Signore accoglie queste suppliche e i Vangeli
non contengono neppure un accenno di biasimo di tali preghiere. L'unico
lamento del Signore riguarda l'eventuale mancanza di fede: "Se tu puoi!
Tutto è possibile a chi crede" [Mc. 6,5-6; 9,23; Gv. 4,48]. Non soltanto
è lodevole la preghiera dei singoli fedeli che chiedono la guarigione propria
o altrui, ma la Chiesa nella liturgia chiede al Signore la salute degli
infermi. Innanzi tutto ha un sacramento "destinato in modo speciale
a confortare coloro che sono provati dalla malattia: l'Unzione degli infermi".
"In esso, per mezzo di una unzione, accompagnata dalla preghiera dei
sacerdoti, la Chiesa raccomanda i malati al Signore sofferente e glorificato,
perché dia loro sollievo e salvezza".
Ovviamente il ricorso alla
preghiera non esclude, anzi incoraggia a fare uso dei mezzi naturali utili
a conservare e a ricuperare la salute, come pure incita i figli della Chiesa
a prendersi cura dei malati e a recare loro sollievo nel corpo e nello spirito,
cercando di vincere la malattia. Infatti "rientra nel piano di Dio
e della sua provvidenza che l'uomo lotti con tutte le sue forze contro la
malattia in tutte le sue forme, e si adoperi in ogni modo per conservarsi
in salute".
I LAVORI DEL CONSIGLIO
PASTORALE
Il Consiglio
Pastorale riunitosi in data 10 Gennaio u.s. ha affrontato il tema della
famiglia. Lo spunto per la riflessione è stato offerto da alcune testimonianze
su come si possa anche oggi vivere un'esperienza di famiglia alla luce della
fede.
A due coniugi la certezza
che "lo sguardo di Dio e della Madonna" non li avrebbe lasciati
soli, ha permesso di superare quelle difficoltà che ogni famiglia incontra,
soprattutto quando ci sono sette figli da crescere.
Una grande fede dunque è la sorgente a cui attingere per affrontare situazioni
e prove della vita. Una grande fedeltà e operosità sono i pilastri che l'hanno
resa ancora più salda.
Un'altra voce ha sottolineato la necessità che le famiglie diventino più
solidali tra loro, che si educhino ad essere più attente ai bisogni degli
altri. Non dimentichiamo che spesso l'insieme di tanti piccoli problemi
può creare uno stato di malessere nella vita di coppia, a volte difficile
da superare, soprattutto quando non è possibile contare sull'aiuto di qualcuno.
Un invito: più disponibilità verso gli altri.
E cosa succede invece in una famiglia, all'inizio del cammino, quando prepotentemente
si fa strada il dolore?
La prima reazione è domandarsi: perché?
La risposta ha un percorso lungo e non sempre chiaro, si procede a tentoni
e si arriva a dare un senso formulando un'altra domanda: ma cosa vorrà dirci
Dio con questa prova?
E nella mente risuonano le parole della promessa scambiata nel giorno del
matrimonio: "...nella gioia e nel dolore..." una promessa continuamente
rinnovata.
Eppure anche il dolore ha una sua valenza positiva, afferma la giovane coppia.
"Ci ha educati a cogliere l'essenzialità delle cose, ci ha fatto tirar
fuori una grande capacità di amare, ci ha fatto scoprire una comunità di
parenti, amici, persone fino allora sconosciute e che a noi piace chiamare:
i nostri angeli custodi". E concludono la loro testimonianza con una
frase che a lungo ci deve far riflettere: "l'amore di Dio chiede e
chiama a cose grandi".
Un tema rilevante nell'universo familiare è quello dell'educazione dei figli:
tanti sono i maestri con i quali spesso si devono fare i conti: TV, compagnie
di amici, tanti modelli più o meno fasulli. Ai genitori è chiesto l'esempio
e la coerenza più che l'imposizione o la serie interminabile di "prediche".
E i giovani cosa pensano della famiglia?
"Riempiamo la nostra giornata di attività: lavoro, impegni, amicizie,
e ci resta poco tempo per il dialogo familiare, al punto che spesso ci sentiamo
dire: ma questa casa non è un albergo!"
Racconta un giovane che afferma di pensare più alla famiglia che in un futuro
formerà, piuttosto che a quella attuale in cui vive. E ben venga questo
desiderio di pensare al futuro soprattutto in un momento in cui l'istituzione
famiglia sembra vacillare!
"FAMIGLIA DIVENTA CIO'
CHE SEI! "
Potrebbe essere l'augurio che una comunità cristiana formula alle sue famiglie,
ma come e con quali modalità è possibile?
L'intervento di Don Giuseppe, facendo riferimento anche al Sinodo, mette
in evidenza alcune opportunità che la parrocchia offre per accompagnare
le famiglie nel loro cammino di crescita fin dall'inizio della loro costituzione
(corsi fidanzati, celebrazione del rito,...) e accompagnandole nelle diverse
situazioni della vita con modalità, in alcuni casi già sperimentate (incontri
genitori catechesi, e post cresima) e altri da progettare, affinché veramente
la famiglia possa prendere sempre più coscienza delle sue Potenzialità e
delle sue risorse.
Luigia Calderini
Il
tema
1900-2000: un secolo di martiri.
Uno dei momenti
più significati del Giubileo appena concluso è stato rappresentato dalla
celebrazione della memoria dei martiri cristiani del nostro secolo. Questa
commemorazione, fortemente voluta dal papa stesso, ha messo in luce che
nel XX° secolo sono stati quasi 15.000 i testimoni della fede fino al martirio.
Recentemente in parrocchia
abbiamo ricevuto due lettere che potrebbero rappresentare bene l'inizio
e la fine di un secolo di martiri.
La prima missiva, di suor
Carla Perego, contiene la trascrizione di un'omelia di padre Francis Li,
che ebbe dei martiri tra i suoi parenti cinesi, che sono stati recentemente
beatificati da Giovanni Paolo II.
Inoltre ci ha scritto da
Gulu don Kenneth parlando della strage che sta compiendo il virus Ebola
nella sua città. A questo proposito riportiamo da "Mondo e missione"
la testimonianza" eroica di un medico africano che non ha voluto abbandonare
i suoi malati nonostante conoscesse
il pericolo mortale di questo virus.
Infine troverete in queste
pagine i ringraziamenti ricevuti nel dicembre scorso da Timor Est per la
nostra offerta, finalizzata a ricostruire la casa delle Canossiane a Manatutu,
in ricordo di Madre Erminia Cazzaniga.
TAYUAN, 1900. LA MEMORIA
DI UN MARTIRIO DI GRUPPO
DALL’OMELIA DEL REV. PADRE
FRANCIS LI
20 Ottobre 2000
Mi sento molto onorato di
dare testimonianza dei Martiri della mia famiglia e della mia città natale.
Sono stati Martiri veramente per la fede. Prima di tutto siamo contenti
che il Governo Cinese abbia dato così grande pubblicità alla Canonizzazione
avvenuta al primo di questo mese, pubblicata in tutti i Mass Media.
Ciò è stata un'ottima opportunità
per Hong Kong e per il mondo intero di venire a sapere che la Chiesa Cattolica
avrebbe tenuta questa cerimonia. La curiosità veniva stuzzicata fra quelli che venivano a
conoscenza ed avevano mille domande, come: Che cosa è una Canonizzazione?
Chi sono quelli che saranno canonizzati ? E perché alcuni si oppongono alla
loro canonizzazione?
La nostra Diocesi ha programmato
una serie di conferenze ed una Celebrazione Eucaristica in onore di questi
Martiri Cinesi.
Se quello che sentiamo oggi
lo faremo diventare parte della nostra vita, noi potremo dare risposte soddisfacenti
a chi ci fa queste domande.
Per esempio, parlando della
rivoluzione dei Boxers avvenuta 100 anni fa se uno veniva comandato di aderire
al governo della Dinastia Qing e si fosse rifiutato sarebbe stato ucciso
per questo suo rifiuto ma questo suo sacrificio non sarebbe stato considerato
martirio.
Ma i Boxers hanno comandato
ai Missionari ed ai Cristiani di rinunciare alla loro fede e per aver rifiutato
furono uccisi. Ecco questo è chiamato martirio.
Durante la persecuzione
del 1900 nella Provincia del Shanxi furono riportati al Vaticano 2418 nomi
di Cristiani che avevano dato la loro vita per la fede. Solo nella città di Taiyuan furono 69 quelli martirizzati per
la fede. Di questi solo 26 furono canonizzati cioè dichiarati SANTI dalla
Chiesa il 1° Ottobre di quest'anno.
I 69 martiri furono decapitati
in tre diversi giorni, il 9,il 12 e il 14 Luglio. Due donne laiche morirono
il 12 Luglio e 39 cattolici il 14 Luglio, fra questi ultimi vi era il mio
nonno Li Zhongyi e uno zio Li Shiyan. Tre altri furono seriamente feriti
incluso mio padre, Li Shiheng.
Quello che segue è la testimonianza
ed esperienza (di mia madre) e mio padre a quel tempo. (il padre aveva 15
anni allora).
Mia Madre ha raccontato
che verso le 4 pomeridiane del 9 luglio mentre recitavamo le nostre preghiere,
improvvisamente ci giunse all'orecchio una musica celeste che mai avevamo
udito, tutto un tratto vedemmo nel cielo una fila ordinata di larghi stendardi
bianchi venire verso di noi dalla città di Taiyuan.
Quando gli stendardi passarono
sulle nostre teste la musica si fece più forte e più piacevole all'orecchio.
Tutti strinsero le mani
sui loro cuori e si inginocchiarono. Ci incoraggiavamo l'un l'altro mentre
pensavamo che questo era certamente un segno che i Vescovi e i nostri Sacerdoti
avevano già offerto la loro vita
per la fede.
A conferma l'indomani una
banda di soldati era sul luogo e ci annunciava che i Vescovi ed altri erano
stati uccisi.
Allora noi tutti capimmo
che era arrivato il momento per dare anche noi la nostra vita per la fede.
Così tutti noi ci preparammo con la continua preghiera.
Poco dopo un soldato ci
gridò: "Rinnegate la vostra fede sì o no?"
Nessuno rispose. Allora
lo stesso soldato ordinò che due delle più anziane Donne cristiane, fossero
legate su due alberi. Fece questo per spaventare le giovani. Ma le anziane
per niente paurose continuavano ad incoraggiare le più giovani dicendo:
"Non abbiate paura i Cieli sono aperti per noi, su presto preparatevi!".
Il 12 Luglio altri ufficiali
vennero fra noi cercando di farci spaventare e cosi rinnegare la nostra
fede. Ma ancora silenzio. Allora due ufficiali staccarono le due donne anziane
dagli alberi e le portarono via. Pochi minuti dopo i soldati ritornarono
con due ciotole di sangue e ci dissero che quello era il sangue delle due
donne che avevano uccise. Non uccisero noi ma ci mandarono di ritorno in
Chiesa.
Quello che segue è la relazione
di mio padre.
Il 14 Luglio, Yuxian, governatore
della Provincia Shanxi, emanò questo ordine: "Tutti i Cristiani maschi
che non vogliono rinnegare la loro fede devono radunarsi alla porta nord".
Quando i cattolici appresero l'ordine si sentirono molto eccitati e il loro
cuore era pieno di gioia! Si misero in marcia verso il posto assegnato incoraggiandosi
l' un l'altro lungo la strada.
Mio nonno era uno di questi
ferventi cattolici e subito appena udito l'ordine disse a mio padre, allora
quindicenne ed a mio zio "Andiamo, andiamo in Paradiso quest'oggi!"
Poi diede l'addio alla famiglia e s'incamminarono verso il posto del martirio.
Dalla loro casa al posto assegnato vi erano solo circa 20 minuti di cammino,
ma passarono attraverso stradiciole serpeggianti e così arrivarono sul luogo
che era già affollato di Cattolici.
Il posto non era tanto grande
ed i Cristiani erano molti e si conoscevano fra loro.
Trovarono scarsamente posto
per ognuno ma ciascuno s'inginocchiò e cominciarono a recitare le loro preghiere
preferite. Era costume allora per gli uomini Cinesi portare il codino che
scendeva dalla testa lungo la schiena, Così per rendere più facile il macabro
compito dei loro esecutori, ognuno sollevò il proprio codino dal collo sulla
testa tenendolo davanti fra le mani inchinando la schiena allungando il
collo. In questo modo c'era spazio per un taglio netto.
Aspettarono per circa tre
ore nel mattino e non c'era ancora nessun segno di esecutori. I Cristiani
cominciarono ad agitarsi. Possibile che sarebbe negata loro la corona del
martirio? Ma verso il mezzogiorno una squadra di esecutori capitanati da
soldati, arrivarono sul luogo. Le preghiere dei Cristiani si fecero più
forti ed i loro colli ancor più tesi e pronti. Al comando di "Uccidete!"
gli esecutori cominciarono a vibrare velocemente le loro spade. Mio nonno
e mio zio erano inginocchiati lungo il passaggio della piazza e così le
loro teste vennero staccate rapidamente e nettamente dai loro corpi. Per
caso mio padre (che allora era un ragazzo di 15 anni), era inginocchiato
vicino ad una grande roccia perciò la lama della spada colpì in gran parte
la roccia, tagliando solo in parte il collo, la gola non fu danneggiata.
Ora siccome i Cristiani erano così tanti gli esecutori non fecero attenzione
se tutte le teste erano separate dai loro corpi. In questo modo non ebbe
il privilegio di vedere presto DIO faccia a faccia come mio nonno e mio
zio.
Mio nonno e mio zio erano
tra i 39 martirizzati per la fede in quel giorno. Mio padre era ferito ma
è sopravissuto.più tardi ha detto: "Quando la spada degli esecutori
è scesa sul mio collo la sola cosa che ho sentito fu il freddo della lama.
Poi caddi inconscio in un pozzo di sangue per due giorni e due notti. Non
so quanto sangue ho perso. Al mattino del terzo giorno, cioè il 16 Luglio
un non Cristiano passando di là sentì
un leggero movimento tra i cadaveri che la ancora giacevano. S'avvicinò
e vide qualcuno che conosceva... poi sentì mio padre mormorare "Ho
sete".
Realizzando che il poveretto
aveva perso tanto sangue quel buon uomo prese un rottame di terraglia e
raccolse dell'acqua piovana da una pozzanghera e gliela versò goccia a goccia
sulle labbra. Corse poi dalla mia nonna a dirle che suo figlio era ancora
vivo. La nonna lo portò temporaneamente in un altro villaggio distante 10
miglia dalla città . Non c'erano medicine per guarire la ferita di mio padre
né la famiglia aveva soldi per pillole e iniezioni, perciò la mia nonna
lo affidò alla cura del Signore. Lui avrebbe provveduto. La ferita si chiuse
miracolosamente e guarì completamente.
Più tardi quando mio padre
raccontava la storia del suo fallito martirio diceva: "Dal momento
che sono stato ferito fino a guarigione completa, non ho mai sentito dolore.
Non è questa una prova che Dio è sempre con me?".
Non dissi sopra che quel
giorno solo il 10% dei Cristiani ebbe la grazia del martirio, perché il
comandante ordinò agli esecutori di fermarsi. Così esecutori e soldati ritornarono
alle caserme. I Cattolici che non erano stati martirizzati erano molto delusi.
Si misero a bloccare soldati ed esecutori pregandoli di uccidere anche loro.
Ma l'ordine era stato dato: niente da fare.
I Cristiani si abbracciarono
l'un l'altro piangendo.
Sentire l'esperienza di
questi santi Martiri ci fa capire che il detto di S.Paolo è vero. "Chi
ci separerà dalla carità di Cristo ?....." (Rom. 8: 39). Per intercessione
dei Martiri Cinesi chiediamo al Signore che ci aiuti a seguire i loro esempi
ed a testimoniare il Vangelo nella vita, amando DIO e gli Altri. Dio vi
benedica!
GULU, 2000. LA MORTE
DEL DOTT. MATTHEW LUKWIYA
Dal diario di fratel Elio
Croce, amministratore dell'ospedale di Gulu.
"Speriamo che l'epidemia
finisca presto. Tutto il personale ospedaliero è stato traumatizzato dalla
perdita delle loro colleghe, ma anche i miei lavori vanno a rilento e gli
operai sono come inebetiti davanti a questa tragedia. Tutti siamo stanchi
e anche le decisioni che ti sembravano sagge poi si rivelano sbagliare.
Oltretutto anche il dottor Matthew questa sera ha la febbre. Dice di avere
il raffreddore, ma si è preso anche le medicine per la malaria».
Errore.
L'origine riferimento non è stata trovata. particolare il dottor
Piero. Alle tre del pomeriggio, il responso. Il dottor Matthew è positivo.
Come aver preso una mazzata in testa.
Si pensa che si sia infettato
la notte in cui Simon morì in un mare di sangue. Le infermiere si erano
allontanate impaurite. Matthew non ha lo spirito del mercenario che quando
viene il ladro scappa. Lui ha lo spirito del buon pastore che difende le
sue pecorelle ed è pronto a dare la vita per loro. È e sarà sempre un esempio
per tutti noi di dedizione e coraggio. Un vero discepolo di Gesù. Deve guarir
presto. Il dottor Matthew è come un generale sul campo di battaglia, che
non lascia le sue truppe, ma combatte con loro fino alla fine. Domani mattina
ha chiesto di essere trasportato nel reparto ebola assieme a tutti gli altri
pazienti. Sua moglie Margaret è stata avvertita e forse domani verrà da
Kampala".
Lacrime e preghiere
Durante la notte del 2 dicembre
il dottor Matthew è peggiorato moltissimo. Il respiro era sempre più brutto.
Ho chiesto a suor Dorina come stesse. Mi ha risposto piangendo che solo
un miracolo poteva salvarlo. Gli stanno vicine la mamma e la moglie, entrambe
donne di grande fede. Questa sera abbiamo fatto la via crucis. Mi veniva
da piangere nel vedere tutta la gente che è venuta a pregare per chiedere
la grazia". "La notte del 5 dicembre, all'una, sento squillare
il telefono. Gaetano mi dice che le condizioni del dottor Matthew stanno
peggiorando e che aveva cominciato a sanguinare dai polmoni. Sono andato
su di corsa ma ormai il dottor Matthew non c'era più. Ho trovato tutte le
infermiere in lacrime, disperate. Io sono andato ad avvisare la moglie.
L'ho trovata con un gruppo di persone che stavano pregando per lui. Alla
notizia si sono messe a pregare ancora più intensamente.
------
Ringraziamenti da Timor
Est
Nella sua visita canonica
a Timor, lo scorso 22 ottobre la Madre Generale, Madre Ilva mi ha portato
il corrispondente della vostra offerta in dollari americani (13.650) dicendomi
che le era stata data nel suo passaggio a Vimercate dal Parroco, mons. Ponzini.
Essi sono destinati per la ricostruzione della casa di Manatuto completamente
bruciata. Attualmente le 4 sorelle che da giugno sono ritornate a dare una
mano nel campo della scuola e della pastorale a quella cittadina completamente
data alle fiamme, abitano in alcune stanzette del dispensario parrocchiale,
in parte bruciato. La popolazione soffre e avrebbe bisogno di riavere il
suo dispensario dove ogni giorno
decine e decine di persone vengono a cercare un po' di sollievo. Allora,
data l'urgenza delle sorelle di uscire dal dispensario abbiamo pensato di
ricoprire alla meglio metà della casa bruciata. Il preventivo della spesa
si aggira sui 19.000 dollari (i prezzi si sono alzati in maniera spaventosa).
Ecco, i vostri aiuti li
useremo per questo, spero ne siate contenti.
A Dio piacendo i lavori
della ricostruzione cominceranno la prossima settimana.
Dio Provvidenza si è servito
di voi per farci sperimentare ancora una volta il suo amore per ogni uomo
suo figlio. Grazie a voi che ce lo manifestate! Dio contraccambi con tanta
gioia e tanta pace nei cuori!
Con profonda stima e fraterno
affetto,
sr. Gabriella Soldi, Missionaria Canossiana in Timor
Un insegnante
di religione di terza media scrive una lettera sulla scelta di avvalersi
dell'ora di religione anche alle superiori.
Carissimi,
alcuni di voi mi dicono o mi diranno: "Prof, non ce l'ho con lei, ma
io farò religione...".
Vi assicuro che, anche se
non ce l'aveste con me, quelle parole rimarrebbero molto amare.
Vi conosco, vi ho visto crescere. Ahò, mi avete fatto soffrire in certi
momenti. Ma la soddisfazione prevale. E' come salire in montagna: fatica,
sudore, qualche caduta e scivolata indietro, ma a poco a poco si sale; e
alla fine si gode per lo spettacolo, per la riuscita, per la vittoria. Chi
cammina sempre comodamente a valle non comprende e non gode così.
Vorrei che voi, personalmente e in gruppo, senza fretta né pregiudizi, riflettiate
su quella decisione che dovrete prendere a gennaio e magari confermare a
giugno o luglio.
In questi anni abbiamo camminato insieme, abbiamo indagato su tanti problemi:
quelli che voi stessi mi proponevate, quelli più direttamente collegati
con la religione cristiana e altre religioni, quelli del mondo in cui viviamo.
Ma, per forza di cose e anche per il poco tempo, ne abbiamo trattato ancora
in modo parziale, anche solo descrittivo. Nelle Superiori vi attende e voi
stessi dovreste desiderarlo un metodo nuovo, più "critico", ossia:
ricerca dei perché, accostamento più diretto ai testi sacri delle religioni
a cominciare da quello affascinante e misterioso che è la Bibbia; confronto
tra IRC e altre materie, come filosofia, lettere, arte, scienze, biologia,
storia, diritto, economia, tecnica, ecc.; e problemi tremendi e d'attualità:
fede cristiana e scienze; i motivi che fondano il messaggio cristiano e
quello dell'Islam, di Buddha, del New Age, dei movimenti di pensiero che
pullulano sempre più intorno a voi; le religioni e il male: la Chiesa e
la storia; il razzismo; l'immigrazione; questioni di morale personale e
sociale...
Nel corso del quinquennio si svilupperanno anche percorsi interdisciplinari
che confluiranno nella preparazione finale per l'esame di stato o "maturità".
L'IRC può servirvi come bussola nel difficile passaggio alle superiori.
Volete esserne più certi? Chiedete di poter vedere e discutere i programmi
dei vostri futuri insegnanti di religione. Posso aiutarvi anch'io in questo.
O chiamiamo qualche vostro ex-compagno già passato alle Superiori?
So di qualche vostro compagno degli anni scorsi che aveva dapprima deciso
per il no; ma, a conoscenza fatta, ci ha ripensato e, anche con coraggio,
ha ripreso a frequentare l'ora di religione, magari contro il parere dei
compagni.
Vi ho scritto questa lettera per invitarvi a riflettere: sarete voi a decidere!
Confido nella vostra responsabilità personale, attiva e creativa. La Scuola,
anche l'IRC, mi sembra un dono che Dio mette nelle vostre mani. Usato bene
può giovare molto a voi personalmente, ai vostri amici vecchi e nuovi, alla
società che tutti insieme vogliamo rendere migliore. Oltretutto vi ricordo
che l'insegnante di religione fa parte del Consiglio di Classe, il suo parere
è spesso ricercato e stimato e conterà anche nel punteggio in vista del
"credito scolastico".
In amicizia
Il vostro prof di religione
I "Saggi Teologici"
di don Moioli
Il "Centro Giovanni
Moioli" ha curato l'edizione di un altro testo di G. MOIOLI, Giovanni
della Croce. Saggi teologici (Quodlibet - 9), a cura di D. CASTENETTO, Glossa,
Milano 2000, pp. 368 £. 42.000. A quindici anni dalla morte di G. Moioli
è parso infatti significativo, per onorarne la memoria, raccogliere e pubblicare
alcuni dei suoi studi (editi e sopra tutto inediti) su Giovanni della Croce,
una "figura" per la quale egli ha mostrato particolare interesse
e simpatia, penetrandone il pensiero e l'esperienza con l'intelligenza della
teologia. I contributi del volume lasciano così in-, travedere, come in
filigrana, la chiave di lettura dell'itinerario e delle opere sangiovanniste
e aprono alla comprensione del linguaggio simbolico, proprio del mistico
spagnolo. Nel presentarne i risvolti sintetici del pensiero, l'autore si
sofferma su taluni di essi, per metterne in luce la coerenza con la Rivelazione,
con la fede, che sorregge e motiva la stessa visione teologica cristiana
del Santo, dentro la situazione di esperienza, da lui vissuta. Ultimamente,
l'intento di Moioli è quello di comprendere, e motivare la trasparenza del
cristiano Giovanni della Croce nel suo aderire con la parola letta nella
Chiesa e assunta dalla teologia, mostrando nel contempo come il linguaggio
simbolico possa` rendere più allusivi e ricchi alcuni contenuti della` fede
e possano così risultare parziali alcune interpretazioni meramente filosofiche.
Sta qui il valore di questa silloge che, pur nei limiti di un'inevitabile
disomogeneità, si proporre come stimolo ad ulteriori piste di riflessione
e di ricerca.
Lettera
del Santo Padre Giovanni Paolo II
agli anziani
seconda parte
"Gli
anni della nostra vita sono settanta, ottanta per i più robusti, ma quasi
tutti sono fatica, dolore; passano presto e noi ci dileguiamo"
Rivolgendomi
agli anziani, so di parlare a persone e di persone che hanno compiuto un
lungo percorso (cfr. Sap 4, 13). Parlo ai miei coetanei; posso, dunque,
facilmente cercare un'analogia nella mia vicenda personale. La nostra vita,
cari fratelli e sorelle, è stata inscritta dalla Provvidenza in questo ventesimo
secolo, che ha ricevuto una complessa eredità dal passato ed è stato testimone
di numerosi e straordinari eventi.
Come tanti altri tempi della
storia, esso ha registrato luci ed ombre. Non tutto è stato oscuro. Molti
aspetti positivi hanno bilanciato il negativo o sono emersi da esso come
una benefica reazione della coscienza collettiva. È vero tuttavia — e sarebbe
ingiusto quanto pericoloso dimenticarlo! — che ci sono state inaudite sofferenze,
che hanno inciso sulla vita di milioni e milioni di persone. Basterebbe
pensare ai conflitti esplosi in diversi continenti in seguito a contese
territoriali fra Stati o all'odio interetnico. Non meno gravi sono da considerare
le condizioni di estrema povertà di ampie fasce sociali nel Sud del mondo,
il vergognoso fenomeno della discriminazione razziale e la sistematica violazione
dei diritti umani in molte nazioni. E che dire poi dei grandi conflitti
mondiali?
Nella prima parte del secolo ce ne furono ben due, con una quantità mai
prima conosciuta di morti e distruzioni. La prima guerra mondiale mieté
milioni di soldati e di civili, stroncando tante vite umane sul limitare
dell'adolescenza o, addirittura, dell'infanzia. E che dire della seconda
guerra mondiale? Sopravvenuta dopo pochi decenni di relativa pace nel mondo,
specialmente in Europa, fu più tragica della precedente, con conseguenze
immani per la vita delle nazioni e dei continenti. Fu guerra totale, inaudita
mobilitazione dell'odio, che si abbatté brutalmente anche sulle inermi popolazioni
civili e distrusse intere generazioni. Il tributo pagato sui vari fronti
alla follia bellica fu incalcolabile e altrettanto terrificante fu l'eccidio
consumato nei campi di sterminio, veri Golgota dell'epoca.
Sulla seconda metà del secolo è pesato, per diversi anni, l'incubo della
guerra fredda, del confronto cioè tra i due grandi blocchi ideologici contrapposti,
l'Est e l'Ovest, con una folle corsa agli armamenti e la costante minaccia
di una guerra atomica, capace di condurre l'umanità all'estinzione. Grazie
a Dio, quella pagina oscura si è chiusa con la caduta in Europa dei regimi
totalitari oppressivi, come frutto di una lotta pacifica, che s'è avvalsa
dell'uso delle armi della verità e della giustizia. Si è cosi avviato un
faticoso, ma proficuo processo di dialogo e di riconciliazione, teso ad
instaurare una più serena e solidale convivenza fra i popoli.
Ma troppe nazioni sono ancora ben lontane dal conoscere i benefici della
pace e della libertà. Grande trepidazione ha suscitato nei mesi scorsi il
violento conflitto scoppiato nella regione dei Balcani, teatro già negli
anni precedenti di una terribile guerra a sfondo etnico: altro sangue è
stato versato, altre distruzioni si sono avute, altro odio è stato alimentato.
Ora, che finalmente il furore delle armi s'è placato, si comincia a pensare
alla ricostruzione nella prospettiva del nuovo millennio. Ma intanto continuano
a divampare, anche in altri continenti, molteplici focolai di guerra, talvolta
con massacri e violenze troppo presto dimenticati dalle cronache.
CARITAS
PARROCCHIALE
BAMBINI "in gioco"
Lo
scorso settembre, insieme ad alcuni volontari impegnati in un campo di lavoro,
sono tornata a Vidovice. A distanza di due anni non molto è cambiato: per
le strade manca sempre la luce, l'acqua viene ancora prelevata dai pozzi
posti all'esterno delle case, i campi sono ancora minati, non c'è segno
di ripresa economica, papà e mamme emigrano in cerca di lavoro, lasciando
i figli affidati ai nonni. Si emigra anche per farsi curare negli ospedali
della Croazia. I servizi sociali sono inesistenti e l'assistenza sanitaria
è affidata ad una suora e, due volte alla settimana, ad un medico. Mancano
le medicine ed il materiale igienico sanitario indispensabile per l'assistenza
domiciliare di anziani malati. La chiesa e la casa parrocchiale non sono
state completate per mancanza di fondi. Non c'è un luogo dove far incontrare
i ragazzi, i giovani, le famiglie.
Accanto a questa realtà
percepibile, nel territorio in cui si trova questo villaggio vi è una realtà
meno percebile ma emblematica di ciò che è la Bosnia oggi. Basta solo gettare
uno sguardo su una carta della regione e subito appaiono indicazioni, spesso
distinte anche in colori, che parlano di confini invisibli, di vite e persone
che non si incontrano.
Appena fuori dal villaggio,
sulla strada che porta a Janic, un cartello in un alfabeto sconosciuto ti
informa che sei entrato nella Repubblica Srpska (Serba). Svolti a sinistra
verso Janic ed ecco sei di nuovo nella Federazione Croato-Musulmana: un
arruffio di confini invisibili che separano le persone come una cortina
di ferro.
Nonostante questo sono 106
i bambini nati dalla fine della guerra (1995) e questo in una parrocchia
che conta poco più di 1500 abitanti. Sono loro il segno e la speranza in
un futuro possibile. Per loro e per le loro famiglie, così duramente provate
dalle terribili esperienze della guerra, il parroco ha fortemente voluto
la scuola materna che, nei fine settimana, sarà utilizzata anche come oratorio,
una novità assoluta tra le comunità cristiane in Bosnia.
Il progetto, improntato
alla riabilitazione e allo sviluppo, è stato presentato dall'Equipe Emergenze
e Mondialità della Caritas Decanale e riguarda il completamento dell'edificio
con l'impianto idrico, il riscaldamento, gli infissi, i pavimenti e gli
arredi interni per un valore complessivo di L. 167.000.000. Nel periodo
di Avvento sono state otto le parrocchie del nostro Decanato che vi hanno
aderito.
Nella nostra parrocchia
sono state raccolte L. 4.621.000,- attraverso i banchi vendita di Avvento
e della Sagra di S. Antonio, e L. 3.759.000,- dalle offerte libere in Segreteria
e nella Cassetta Caritas. Per chi lo desidera è sempre possibile aderire
sottoscrivendo una o più quote pari al salario giornaliero di un operaio:
L. 20.000; dare la propria disponibilità per i campi di lavoro oppure offrire
del materiale.
Se sarà possibile, questo
progetto permetterà anche il coinvolgimento di giovani dei nostri oratori
e di giovani bosniaci nella programmazione di un percorso formativo e di
accompagnamento per far crescere a Vidovice una comunità giovanile.
Ai primi di febbraio alcuni
rappresentanti della nostra Caritas insieme ad alcuni tecnici si recheranno
a Vidovice per verificare e programmare il lavoro della prossima primavera-estate.
Perché facciamo questo?
Come i cristiani di Antiochia (cf. Atti 11,29) anche noi vogliamo sostenere
i fratelli di una comunità così duramente provata dalle vicende belliche
e dalla difficile e ancora insicura situazione attuale, con forme di presenza
e vicinanza in grado di sostenere e incoraggiare percorsi di riconciliazione
e di fiducia in un futuro possibile per tutti.
Pinuccia, Caritas Parrocchiale
Un
disco di musiche vimercatesi
22 giugno
2000. Nel santuario della Beata Vergine del Rosario, la Storia ritorna,
la storia di un borgo di provincia, ma tutt'altro che provinciale, almeno
dal punto di vista musicale. I nomi dei compositori infatti meritano senza
dubbio la S maiuscola, essendo a pieno titolo appartenenti alla storia della
musica stessa.
Una storia antica e perfino
dimenticata, fino a quando il ritrovamento imprevisto e fortunato di centinaia
e centinaia di pagine manoscritte ci hanno permesso di ricostruire uno spaccato
della Vimercate che fu e dei fasti del culto della Beata Vergine celebrato
nel suo tempio, vero cuore pulsante della città.
I testi chiariscono senza
sospetti che almeno dal '500 al '700 parroci e parrocchiani non badavano
a spese pur di portare a Vimercate i più bei nomi della musica lombarda
per esecuzioni che dovevano somigliare a veri e propri spettacoli.
Tra i fogli ritrovati e
amorevolmente ripuliti e catalogati, sono tornate alla luce circa 800 partiture,
molte delle quali inedite, spesso composizioni scritte apposta per specifiche occasioni del
culto celebrato nella nostra parrocchia.
Un patrimonio notevole,
di cui nel febbraio 2000 è stato pubblicato il catalogo completo, secondo
criteri scientifici (disponibile per gli interessati in segreteria).
Ma le note non basta leggerle, anche se sono affascinanti
nella loro eleganza manoscritta, ed il 22 giugno scorso, grazie all'iniziativa
congiunta del comune e della parrocchia, sono tornate a vibrare in libertà
tra le volte del santuario.
Una serata molto bella e
veramente importante, nella quale l'orchestra da camera Milano Classica
ha fatto ricordare i gruppi di artisti che nei secoli scorsi salivano dal
capoluogo lombardo chiamati a Vimercate da prevosti che erano anche mecenati.
La soprano Patrizia Macrelli, la contralto Monica Sesto ed il tenore Vito
Martino hanno dato voce ai testi scelti per l'occasione tra i componimenti
del '700. Gli autori prescelti sono stati Johann Christian Bach (ultimo
dei figli maschi di Johann Sebastian), Gaetano Piazza, Giovan Battista Beluschi
e Melchiorre Chiesa, tutti operanti a Milano nella seconda metà del secolo,
fino a Giovanni Andrea Fioroni, maestro di cappella del Duomo di Milano
dal 1747 al 1778.
Ora è possibile rivivere
quello splendido evento anche per chi non avesse potuto gustarlo in diretta,
magari perché già in vacanza. Nello scorso mese di dicembre è stata infatti
pubblicata la registrazione su CD del concerto svoltosi nel santuario, e
si tratta di un prima mondiale per tutti i brani eseguiti, le cui partiture
sono copie uniche vimercatesi.
Il disco "Musica sacra
del settecento lombardo ritrovata a Vimercate" è disponibile nella
segreteria parrocchiale o in alcuni negozi specializzati di Milano: la catena
"Ricordi Media Store", "Buscemi dischi" in corso Magenta
31 e "La bottega discantica" di via Nirone, 5.
Buon ascolto!
don Ambrogio Cortesi
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