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PAROLA AMICA - OTTOBRE 2000:

tema: la lettera pastorale del Vescovo

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SOMMARIO
 


La parola del parroco: assemblea


Speciale GMG Roma 2000


Vita di oratorio: itinerari educativi


"Sono contento", circolare all’inizio dell’anno oratoriano


Il tema: la lettera pastorale del vescovo


Gruppi d’ascolto


1 ottobre: santa Bakhita


Recensioni: santi di nessuno


Una tesi sulle casalinghe


Notizie dalla S. Vincenzo


Giubileo degli anziani


 


La parola del parroco: assemblea


Carissimi Parrocchiani,
         abbiamo vissuto un’estate spiritualmente ricca e allietata da belle esperienze di Chiesa. Permettete che vi ricordi i doni che abbiamo ricevuto: in giugno le Prime Messe di Don Paolo Fumagalli e di Don Paolo Braga ci hanno ripresentato la figura fondamentale del sacerdote, mentre la Processione Cittadina del Corpus Domini e la Festa dei Gruppi d’Ascolto a Ruginello ci hanno fatto gustare l’unità ecclesiale; in agosto l’ospitalità offerta ai giovani francesi e le dirette in TV della Giornata Mondiale della Gioventù ci hanno riempito di gioia vera, mentre la partecipazione di un centinaio di giovani della città alla GMG ha immesso nelle nostre comunità esperienze forti di speranza e di coraggio. Infine in settembre il secondo Pellegrinaggio Parrocchiale a Roma e poi il Pellegrinaggio delle Famiglie hanno permesso a molte altre persone di abbeverarsi alla fonte preziosa del rinnovamento giubilare.
Se è vero che il numero dei parrocchiani che hanno direttamente vissuto queste esperienze è, tutto sommato, limitato, si deve registrare che però i vari avvenimenti giubilari, e in particolare la GMG, hanno impressionato e commosso una cerchia ben più ampia di persone; inoltre molti altri fatti di questa estate, dai terribili eventi di cronaca alle sofferenze di molti popoli e alle questioni etiche che sono state sollevate, hanno richiamato nel cuore di tante persone che non è più tempo di chiacchere e di lamenti, ma di responsabilità comuni da affrontare insieme nella chiarezza.
Complessivamente possiamo dire che in questa estate giubilare il Signore ha rinnovato ed educato il suo popolo. Ma ora questo popolo di Dio, che siamo tutti noi,deve inoltrarsi nel nuovo millennio e in tutte le circostanze della storia umana, più consapevole della propria vocazione di popolo di Dio, che è quella di accogliere realmente Gesù come Salvatore e di farlo conoscere a tutti con la nostra testimonianza.
Come ci proponiamo nella nostra Parrocchia di assolvere a questa duplice vocazione (accogliere personalmente la salvezza che è in Cristo e farla conoscere agli altri) e come potremo "trafficare" e rendere fruttuosi i "talenti", cioè i doni ricevuti in questo anno giubilare? Vi ripeto qui quello che ho detto nell’Assemblea Parrocchiale di Apertura che abbiamo tenuto domenica 24 settembre u.s.


1. La chiamata personale alla santità di vita
La fede cristiana è il primo e preziosissimo dono con cui Dio ha accompagnato e arricchito per ciascuno di noi il dono fondamentale della vita. Il Giubileo ha richiamato a tutti noi che "il Verbo si è fatto carne" duemila anni fa proprio perché giungesse al Padre l’amore purissimo e l’obbedienza totale che la natura umana può offrire a Dio, ma che finora l’uomo non era stato capace di esprimere. Il Giubileo richiama quindi ciascuno di noi a non rendere inutile, per quanto gli riguarda, l’Incarnazione e la Pasqua del Signore, e ad aver cura della propria vita cristiana e della propria santificazione: è il tema che il Card. Martini ha trattato nella sua catechesi ai giovani della GMG.
Dalla consapevolezza di questa vocazione personale alla santità di vita deve derivare in noi una viva responsabilità nei confronti della nostra vita spirituale, la vita che il Battesimo ci ha infuso, la Chiesa ha arricchito di doni spirituali, l’Eucaristia nutre continuamente di carità. Questa responsabilità deve concretizzarsi come minimo in queste attenzioni:
- la fedeltà e soprattutto la qualità della nostra partecipazione alla liturgia eucaristica domenicale;
- l’impegno nella preghiera personale quotidiana (le "orazioni");
- la consuetudine a leggere e assimilare qualche pagina della Bibbia, aiutati dall’esperienza dei Gruppi d’Ascolto;
- la premura di partecipare a qualche iniziativa di catechesi e di formazione religiosa, anche per trovare risposte "cristiane" ai vari interrogativi di fede e di comportamento che la vita ci propone;
- la coerenza cristiana delle nostre scelte di vita e del nostro comportamento quotidiano.
Perché tutti possano rispondere a questa chiamata alla santità di vita, la Parrocchia offrirà anche quest’anno un Corso di Esercizi Spirituali in Quaresima; inoltre offre una possibilità di preghiera personale e silenziosa davanti al SS. Sacramento ogni mattina in S. Antonio; infine offre la disponibilità dei sacerdoti per la Riconciliazione sacramentale o per colloqui spirituali secondo precisi orari nei giorni feriali.


 


La testimonianza dei sacerdoti e delle religiose
Oggi sappiamo che le vocazioni sacerdotali e religiose si fanno rare e che molte Parrocchie, anche intorno a noi, non hanno più il sacerdote Coadiutore e nemmeno più le Suore.
Nella nostra Parrocchia, per le sue dimensioni e per altre circostanze, svolgono il loro ministero diversi sacerdoti e dà la sua testimonianza anche la numerosa comunità missionaria delle Madri Canossiane. Questa nostra numerosa presenza ci impegna tutti, preti e suore, a una forte esemplarità e fraternità di vita e di ministero, per giustificare anzitutto la nostra presenza, per venire incontro alle profonde attese spirituali ed educative della nostra gente e infine per ottenere, con la plausibilità della nostra vita, il sorgere di nuove vocazioni sacerdotali, religiose e missionarie.
Quest’anno l’Arcivescovo ha chiesto a tutti i preti di dedicarsi con particolare attenzione, sotto la sua guida, a chiarire e migliorare la nostra vita sacerdotale, specialmente in queste tre direzioni: la qualità evangelica del nostro ministero; la comunione nel nostro lavoro pastorale; la ricerca di risposte comuni e adeguate ai problemi della vita cristiana.
Sappiamo di essere limitati nelle nostre capacità e a volte anche manchevoli nella nostra testimonianza, e proprio per questo il martedì mattina ci riuniamo a pregare e a dialogare o tra noi della Parrocchia o con i confratelli del Decanato, e inoltre cerchiamo una condivisione di vita per esempio pranzando insieme a mezzogiorno. Ma per tante nostre insufficienze di ministero e di carattere volentieri in questo Anno Giubilare vi chiediamo indulgenza e perdono e anche preghiera per noi e per le vocazioni.
 


3. L’impegno educativo e missionario verso ragazzi e giovani
La pastorale giovanile conosce oggi gravi difficoltà in tutte le Parrocchie, sia verso i ragazzini dell’Iniziazione cristiana, sia verso gli adolescenti e i giovani. Da noi, grazie alla forte tradizione oratoriana locale, all’ampia disponibilità di spazi e alla collaborazione di numerosi educatori, catechiste e collaboratori, l’attività oratoriana e la catechesi dell’Iniziazione sono realtà organizzate e vitali. La recente decisione presa in Consiglio Pastorale su proposta ben articolata di Don Vittorio, di unificare presso il Centro Giovanile l’attività oratoriana domenicale, non è stata presa per "fare numero" o per togliere qualcosa alle Suore, ma per meglio organizzare con un’unica direzione e animazione e in uno spazio ampio e articolato, l’attività oratoriana e raggiungere con la collaborazione di tutti, come ho esplicitamente chiesto scrivendo sullo scorso numero di "Parola Amica", un rilancio della nostra pastorale giovanile parrocchiale.
E tuttavia un rilancio delle forme attuali non basta. Almeno tre sono le direzioni in cui, tutti insieme, dobbiamo elaborare qualcosa di nuovo. E precisamente in queste tre direzioni:
- trasmettere e far vivere ai nostri bambini e ragazzi, distratti dall’invasione televisiva e annoiati dalle proposte consumistiche, il senso del bello, del bene, del divino;
- educare ragionevolmente e cristianamente la coscienza e la personalità dei nostri ragazzi e adolescenti, perché sappiano affrontare una vita e una società che saranno certamente difficili;
- raggiungere con l’amicizia e la verità i giovani che già vivono lontani dalla nostra comunità cristiana e quelli che ancora ci vivono dentro, ma si sentono soli, isolati dal mondo adulto e a volte dalle loro stesse famiglie.
 


4. La gioia di coltivare la Parola nel cuore
Molte sono le gioie interiori che il Signore concede ai suoi discepoli fedeli e attenti, anche nei momenti difficili della vita. Una di queste gioie, che il Signore ha concesso in modo particolare a Maria SS. e che il Vangelo ci testimonia nell’esperienza di lei, è quella di conservare e meditare nel cuore la parola di Dio e anche gli avvenimenti della nostra vita, colti e accettati anch’essi come parola di Dio (infatti, se ci pensiamo, le parole dell’Angelo o di Gesù non erano ancora per la Madonna "parola di Dio" scritta, ma erano proprio avvenimenti della sua vita). Pensiamo anche all’esperienza di Gesù: nel momento in cui il diavolo tentatore gli offriva il pane con cui sfamarsi (e quante volte il mondo ci offre le cose, con cui distrarci, consolarci, stordirci), Gesù ha risposto che l’uomo "vive", cioè si sostiene e si consola, con la parola di Dio. Evidentemente questo non presuppone che ogni volta un angelo o una apparizione della Madonna ci comunichi la parola di Dio, ma piuttosto che noi la leggiamo come rivolta a noi, la ascoltiamo come parola di vita vera e, appunto, la portiamo nel cuore come un tesoro o una perla preziosa.
Gesù ha anche detto che "la parola del regno" è come un seme il quale, per portare frutto, ha bisogno di cadere su una "terra buona" e poi anche, naturalmente, di essere coltivato. Dobbiamo quindi impegnarci nell’accogliere, conservare nel cuore, meditare e coltivare in noi fino al frutto, cioè fino alle scelte di vita, la parola di Dio, perché salvi la nostra vita.
Questo è uno degli impegni che ci ha lasciato la Missione Parrocchiale 1998 con l’esperienza dei Gruppi d’Ascolto della Parola di Dio. L’anno scorso abbiamo avuto 35 Gruppi, condotti da 32 Animatori. Mentre mi compiaccio con questi per la loro generosità e tenacia, raccomando a tutti i parrocchiani di partecipare a questi incontri di lettura della parola di Dio e di fraternità cristiana. Per chi non lo sapesse i nostri Gruppi di Ascolto stanno portando avanti la lettura "continua" del Vangelo di Matteo, che si concluderà nel 2002.
Anche il Corso Biblico di Lesmo, tenuto ormai da diversi anni da Padre Armellini, aiuta a conoscere e a leggere uno alla volta i libri della Bibbia. Quest’anno sarà la volta della Genesi.
Ma oltre alla lettura sistematica di qualche libro biblico, vi sono altri modi di coltivare la Parola nel cuore. Uno è quello di confrontarsi periodicamente con una pagina di Vangelo, letta insieme nel contesto di una amicizia tra famiglie: è il metodo seguito dal Gruppo Giovani Coppie, che si ritrovano con Don Vittorio al Centro Giovanile.
Un altro modo ancora è quello di quegli adulti che fanno precedere ai sacramenti che scandiscono i momenti della vita cristiana (il matrimonio - il battesimo dei figli - la loro Prima Comunione e Cresima - i momenti anche della malattia e del dolore) con una seria riflessione personale e con l’ascolto attento e disponibile di qualche appropriata pagina biblica che inserisca quel loro momento esistenziale nel mistero salvifico e sempre presente di Cristo. Per questi percorsi occasionali ma intensi di conversione cristiana sono necessari degli "accompagnatori" (preti, religiosi o anche laici o coppie), che possano offrire un’amicizia disinteressata, una testimonianza di vita esemplare, un’esperienza umana e spirituale da condividere, un equilibrio di giudizio con cui confrontarsi. Questi compagni di percorso sono i c.d. "catechisti degli adulti", la cui modalità di intervento è più nel dialogo che nella "lezione" e i cui interlocutori sono appunto gli adulti nelle loro diverse circostanze di vita.
Alla preparazione e spiritualità di questi operatori pastorali per gli adulti la nostra Diocesi vuole dedicare in questo e nel prossimo anno una particolare attenzione, aiutando e guidando le Parrocchie nel prendersi cura di questi preziosi collaboratori e nel farli crescere verso una più consapevole e preparata capacità di evangelizzazione.
 


5. La testimonianza imprescindibile della carità
Per S. Paolo la carità è "il carisma più grande", è la virtù che "non avrà mai fine". Se questo vale nella vita personale del cristiano, anche nella vita comunitaria la carità ha una funzione rivelatrice ("da questo conosceranno che siete miei discepoli") e addirittura santificatrice ("l’avete fatto a me" per cui "dov’è carità e amore, qui c’è Dio"). Dunque non può una comunità cristiana mancare al suo interno di rapporti autentici di carità e, nel volto con cui si presenta all’esterno, di interventi generosi di carità.
Forse questo è l’aspetto in cui la nostra comunità si rivela più povera o almeno più rigida, non perché non sia capace di servizi responsabili e impegnativi verso coloro che sono nel bisogno, ma perché si mostra un po’ restia a concedere facilmente l’amicizia ai nuovi vimercatesi e a far convergere in una più ampia unità, quella della Parrocchia o della Città, le forze e le iniziative ammirevoli dei singoli gruppi.
Eppure da sempre l’unica fede in Cristo e l’unica comunione nella sua Eucaristia ci chiamano a vivere, a cercare generosamente, a gustare questa unità. Il Giubileo, attraverso l’ospitalità così positiva ai giovani francesi e l’esperienza così unificante della GMG, ci ha insegnato la strada e ci ha fatto gustare "quanto è buono e quanto è soave che i fratelli vivano insieme" (Sal. 133). Ma se abbiamo gustato questo a livello internazionale e mondiale, non dobbiamo gustarlo e cercarlo a livello locale, parrocchiale, dove ci conosciamo, affrontiamo le medesime situazioni, ci scambiamo la pace e riceviamo insieme l’Eucaristia?
Comunque il Giubileo ci chiama a rinnovare la nostra vita cristiana anche in questa direzione e le Parrocchie di Vimercate hanno già dato vita a un "segno" comune nel campo caritativo, segno di unità tra le Parrocchie e segno contemporaneamente di attenzione verso chi è nel bisogno. Si tratta del Centro di Ascolto Caritas Città di Vimercate, che è stato preparato attentamente nel progetto, nei volontari, nelle risorse, nella sede e ha iniziato la sua attività dal giugno scorso nei locali attigui alla Casa Parrocchiale, in via S. Marta 22. Il Centro di Ascolto però sarà "segno" se tutta la Città si mostrerà attenta e pronta a rispondere concretamente ai bisogni che saranno raccolti, verificati e segnalati dal Centro di Ascolto.
Un altro "segno" comunitario e molto importante di attenzione caritativa, che ci impegnerà per alcuni anni, sarà la ristrutturazione dell’ex Oratorio Maschile (Centro S. Stefano) per offrirlo come sede funzionale e collegata a diversi servizi e gruppi caritativi e sociali della Città. In questa sua nuova funzione il vecchio Oratorio si chiamerà Centro Caritativo S. Stefano e sarà la testimonianza visibile e operante del Giubileo 2000 che abbiamo vissuto con riconoscenza e vogliamo sia per tutti occasione di benedizione.
Tutto questo il Signore ci conceda di realizzare insieme.
Vostro
Don Giuseppe

 
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Speciale GMG Roma 2000


Sotto la stessa luce, sotto la stessa croce!
Giovani di tutto il mondo hanno partecipato alla Giornata Mondiale della Gioventù a Roma... c’eravamo anche noi!
Eravamo migliaia e migliaia di pellegrini così diversi nella lingua e nelle abitudini eppure così uguali nella fede e nel desiderio di incontrare il Papa e di ascoltare la Parola di Dio.
Eravamo in migliaia e migliaia a pregare, cantare, ballare, esultare di gioia, ma anche a riflettere, ad ascoltare, a imparare e crescere.
In tanti abbiamo camminato, sofferto il caldo e la sete, mangiato e dormito nel fango, ma forse proprio perché eravamo in tanti nella stessa situazione non ci siamo mai lamentati e non è mai venuto a mancare sui nostri volti il sorriso.
E’ stato faticoso, per tutti credo, ma proprio per questo è stato ancora più gratificante e bello. Non abbiamo mai perso le speranze o è venuta meno in noi la voglia di arrivare alla meta, anche se lontana e difficile da raggiungere, una meta condivisa da 2 milioni di giovani, uguale per tutti: GESU’ CRISTO!
 
Vittoria, Elisa e Laura
 


Sentinelle del mattino per un laboratorio della fede

 


Siamo andati a Roma (in 100 giovani) per la Giornata Mondiale della Gioventù contenti... siamo tornati felici! Felici di aver ascoltato parole importanti; felici di aver provato emozioni profonde e sincere; felici di aver ricevuto in dono quasi tutto il dono delle lacrime, della commozione; felici di essere stati insieme tra amici e fratelli di Vimercate, immersi in un oceano di giovani provenienti da tutto il mondo; felici di aver visto, incontrato, ascoltato e stimato il Papa e la Chiesa; ma soprattutto felici perché portatori consapevoli e responsabili di un "segreto" interiore, personalissimo, individuale che è la scelta di riprovare a fare sul serio con la vita, con la libertà, con la fede, con Dio, con il Vangelo, con l’amore ! Sentinelle: per vegliare non prendere sonno, vigilare, custodire noi stessi ed il fratello. Per un laboratorio della fede: ancor più convinti, bisognosi e desiderosi di coltivare il proprio cammino di fede, facendo scelte impegnative e coraggiose. Per me sacerdote, responsabile della pastorale giovanile oratoriana e coordinatore della pastorale giovanile della città di Vimercate, è stato bello vivere questa esperienza; ed è stato bello viverla insieme agli altri giovani della città (Oreno, Velasca, Ruginello), iniziando così, con un’esperienza positiva e ricolma di entusiasmo, la sfida nuova e profetica di una pastorale giovanile cittadina d’insieme, in obbedienza alla volontà ed alle richieste del nostro Vescovo al termine della recente Visita Pastorale. Si tratta veramente di una bella, fortunata e promettente partenza. Il proposito ed il programma è quello ora di non spegnere il fuoco e di continuare il cammino: ...Vimercate, Roma, Gerusalemme, Toronto... altri passi da fare, da fare insieme, e da fare contenti!
Lascio ora volentieri e commosso la penna ai veri protagonisti della GMG: i nostri giovani; giovani in gamba; giovani promettenti; sentinelle del mattino... onore, gloria e speranza della nostra comunità cristiana.
 
Don Vittorio
 


A tutta la comunità di Vimercate

 

Siamo sicuri che al ritorno dal nostro viaggio a Roma ognuno di noi abbia riflettuto individualmente su ciò che ha vissuto, visto ed ascoltato durante la Giornata Mondiale della Gioventù. Pensieri, riflessioni, preghiere, ricordi che restano impressi nel cuore e nella mente quando stanchezza, nervosismo e disagi diventano soltanto sensazioni sbiadite. Perché sicuramente non siamo mai stati abituati a camminare per ore sotto il sole, dormire per terra e sottoporci a file interminabili per raggiungere un punto di ristoro.
Ma a distanza di un mese ricordiamo tutte queste cose con ironia e un po’ di nostalgia. Del resto niente è più gratificante di un obiettivo raggiunto mettendosi in gioco fino in fondo per ciò in cui crediamo.
Non si ottengono i giusti risultati se si rimane chiusi in se stessi, senza dare la possibilità agli altri di essere parte della nostra vita.
E’ bello non sentirsi soli nel proprio cammino. Spesso ci troviamo in difficoltà, quando vorremmo testimoniare la nostra fede nella vita quotidiana. E’ difficile essere sempre coerenti, coraggiosi e attivi nel dialogo con i nostri coetanei, quando la società di oggi si presenta sempre più indifferente o addirittura ostile verso la fede. In mezzo a due milioni di giovani uniti dagli stessi ideali e dallo stesso credo, abbiamo trovato ottimismo, entusiasmo e incoraggiamento per essere anche noi servi e testimoni di Cristo nel mondo.
Le parole che abbiamo ascoltato e le esperienze vissute sono ancora impresse nel nostro cuore. Fra molti messaggi e spunti di riflessione ognuno di noi ha trovato una parola rivolta direttamente a lui, una parola da portare sempre con sé, coltivare e mettere in pratica.
Il Papa ha saputo accarezzare i nostri cuori, giovane tra i giovani.
IL suo sguardo rivolto al futuro e il suo carisma hanno annullato i limiti dei suoi anni e della sua malattia, facendoceIo sentire molto vicino, guida e riferimento per la nostra fede.
Al termine della Giornata Mondiale torniamo a casa con impresse le parole del Papa: "Non disperdetevi. Confermate ed approfondite la vostra adesione alla comunità cristiana a cui appartenete: se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il mondo"
 


Chiara, Stella, Alice
(1 - continua)
 
Fissare lo sguardo su Gesù...

 

Fermare per qualche giorno il solito trafficare e rumoreggiare per guardarsi con occhi diversi, per concentrarsi sui particolari che spesso sfuggono e mettere a fuoco quelle pennellate così sottili, quasi impercettibili, ma che pure danno luce e movimento ad un quadro del quale abbiamo talvolta solo una visione d’insieme... pensare al presente e al futuro filtrando ogni desiderio attraverso la Parola di Dio perché solo Lui ha parole che resistono all’usura del tempo e restano per l’eternità. Questo è stato un po’ il motivo del nostro andare a Roma, del nostro radunarci insieme come i discepoli e la folla attorno a Gesù, sedendosi per terra e aprendo occhi e cuore all’ascolto, quello vero che può cambiare la vita.
Abbiamo scelto di vivere questo pellegrinaggio nel modo più immediato e spontaneo per dei giovani come noi: facendo una festa e ricordandoci di come anche il Signore si riservasse dei momenti per stare insieme agli altri in modo gioioso. La nostra festa è stato un mezzo per dar voce anche a quanti non hanno potuto essere con noi perché travolti nella disperazione della guerra e delle persecuzioni: anche loro erano presenti nella nostra preghiera, dei nostri canti, nel nostro "starci vicini".
Ma cosa rimane negli occhi e nel cuore, quali immagini, quali "segreti"?
L’immagine di un Papa stanco, malato, ma proprio per questo testimonianza vera e credibile di come l’amore di Cristo e per Cristo sia l’unica sorgente di forza e coraggio anche nella difficoltà... e poi le sue parole: "Giovani, è Gesù che cercate quando sognate la felicità, è Lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate, è Lui la bellezza che tanto vi attrae, e Lui che provoca quella sete di radicalità che non vi permette di adattarvi al compromesso, è Lui che vi spinge a deporre le maschere che rendono falsa la vita, è Lui che vi legge nel cuore le decisioni più vere che altri vorrebbero soffocare. E’ Gesù che suscita in voi il desiderio di fare della vostra vita qualcosa di grande, la volontà di seguire un ideale, il rifiuto di lasciarvi inghiottire dalla mediocrità, il coraggio di impegnarvi con umiltà e perseveranza per migliorare voi stessi e la società rendendola più umana e fraterna". E un invito ad impegnarsi con con energia nel servizio ai fratelli, consapevoli che solo l’Amore rende felici, in qualunque forma e modo si scelga di viverlo.
Poche righe per racchiudere pensieri così grandi... non è un compito facile! Per questo vogliamo lasciare tempo e spazio all’incontro personale: fateci tante domande, aiutateci a tenere desti i ricordi e i desideri di quei giorni non per ripensare a quanto sia stato "bello", ma per riflettere su come continuare a vivere qui e adesso, perché un’esperienza così lascia ben poco se non diventa dono per tutti. Ecco allora il desiderio che l’intensità della preghiera, il coraggio della testimonianza, la cura per gli altri sperimentati in quei giorni, si traducano in un cammino di fede personale e in scelte importanti per il nostro futuro. Chiediamo alla nostra comunità e ai nostri sacerdoti un aiuto, perché ci siano da guida e sostegno soprattutto in quei momenti in cui i dettagli del quadro sembrano sfuggire.
Se saremo davvero quello che dovremo essere, metteremo fuoco in tutto il mondo!!!
I giovani pellegrini
Sonia C., Simona, ...

 


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Vita di oratorio: itinerari educativi
 
campeggio oratoriano 2000
Revers Valgrisanche
 
PROPOSTA FORMATIVA PRIMO TURNO
 

         Shalom! Preparati ragazzo: Dio ha del Bene da farti fare!
        Due regole d’oro: ogni cosa al momento giusto; al centro il rispetto della persona.
         Abbiamo tre strumenti, tre occasioni tra le mani per far crescere la nostra fede ed avere così un buon rapporto con Dio: la Messa, il Vangelo, la Confessione.
        La Messa, ci suggerisce le parole da dire quando parliamo con Dio: chiedo scusa, chiedo aiuto, offro-prometto, ringrazio. Alla Consacrazione Gesù ci sembra dire: "Vedi? Tu mi dici queste cose, sai cosa ti rispondo io? Che ti voglio bene, che ti sono vicino, accanto tutti i giorni, che ho dato la mia vita per te!".
        Il Vangelo. Per comprendere, anche da solo, una pagina del Vangelo, cerco di rispondere a queste tre domande: cosa mi dice di Dio? Cosa mi dice di me? Cosa chiede alla mia vita?
        La Confessione. Per preparare e vivere bene la confessione scopro e dico: che cosa c’è di bello in me, che cosa c’è di sbagliato in me, cosa è bene promettere di migliorare. Insomma: dico grazie, chiedo scusa, prometto impegno.
         Shalom: pace a te! "Nessun uomo è un’isola": noi non siamo stati creati per restare soli; siamo stati creati per le relazioni, per l’amicizia, per la comunione, per l’Amore! E’ dunque importante – per essere in pace – avere "buone relazioni", per essere belle persone: buone relazioni con se stessi, con gli altri, con Dio. Quando queste relazioni sono buone noi siamo in pace, felici. L’invito di Gesù (Shalom!) allora è anche l’augurio e l’invito a costruire buone relazioni. "Preparati ragazzo, Dio ha del Bene da farti fare!", significa allora soprattutto che Dio un giorno ti affiderà delle persone, chiedendoti di amarle e di prenderti cura di loro: fin da ora dunque preparati, cresci in relazioni buone, sincere, pulite, generose.
        Se vuoi essere in pace cerca di avere un buon rapporto con te stesso: ricorda bene; quando sei nato in casa tua c’è stata una grande festa, perché sei nato tu! Perché tu sei un miracolo! Dio non fa mai le cose male; anche tu sei stato "fatto bene". Non ti manca nulla per essere felice e per fare della tua vita qualcosa di bello. Evita gli eccessi e cerca sempre l’equilibrio: non troppo pessimista (disistima), non troppo ottimista (esaltato), ma onesto (un’idea possibilmente vera di te). Hai delle doti: scoprile e cerca di metterle a frutto! Hai dei difetti: scoprili e cerca di correggerli! Hai dei limiti: accettali con pace, senza drammi! Evita soprattutto invidia, orgoglio e possessività; quasi sempre sono cattivi-amici che rubano la pace dal cuore.
        Se vuoi essere in pace cerca di avere un buon rapporto con Dio: essere "credenti" significa sapere e sentire che Dio esiste, ci è sempre vicino, ci vuole bene, ha dei progetti su di noi. Essere "cristiani" significa scegliere come amico e maestro Gesù, fare di Lui il nostro esempio di vita: e gli parlo (preghiera), lo incontro (sacramenti), lo ascolto (vangelo), cerco di imitarlo (vita). Ma la cosa più importante che Dio forse sogna per noi è che siamo capaci di perdono, di amare, di volere bene agli altri, di esprimere sempre e ovunque il meglio di noi stessi.
        Se vuoi essere in pace cerca di avere un buon rapporto con gli altri: come te anche gli altri sono un miracolo, sono un dono, vogliono rispetto, desiderano comprensione e affetto. Fai dunque agli altri quello che vuoi che gli altri facciano a te! Nei rapporti una delle cose importanti è la sincerità e la lealtà, il dire sempre quello che si prova e si pensa. E’ proprio importante imparare fin da piccoli a non pensare solo a se stessi e a non giocare mai con gli affetti ed i sentimenti. Prendi! Hai tanto da imparare. Dai! Hai tanto da donare. Vigila! Soprattutto sulle parole ed i gesti, talvolta infatti fanno più male delle armi.
• Si ritorna a casa: adesso tocca te! Prova a mettere in pratica le cose che ci siamo detti! Io con affetto ti do alcuni consigli: rileggi ogni tanto questo quadernetto; parlane coi tuoi genitori; scrivi i tuoi pensieri sulla pagina di sinistra; da settembre: Messa, catechesi, oratorio, confessione mensile al sabato 14.00-16.00 ... Diventa grande presto, il tuo prete ed il tuo oratorio hanno bisogno di te!

PROPOSTA FORMATIVA SECONDO TURNO:


        (ci siamo lasciati condurre dalla provocazione della lettura del libro: Og Mandino, il più grande venditore del mondo, Gribaudi)


         Crescere, cambiare! Non ha importanza quello che sei oggi ... chiunque può cambiare la propria vita, con l’inestimabile saggezza dei dieci misteriosi e antichi rotoli tramandati per migliaia di anni contenuti in questo libro. Cambiare dentro, cambiare fuori; crescere! Significa diventare ciò che sogni di essere, ma che non osi essere o non speri di diventare. Per essere felici e rendere felici gli altri bisogna infatti diventare, essere se stessi.
• La molla del cambiamento, la sua forza e propulsione, sono i sogni, i desideri. Dio ha grandi sogni su di te: e tu ... sogni? Se hai grandi sogni sei un grande uomo; se hai piccoli sogni sei un piccolo uomo. L’ossatura dei sogni è, insieme, la speranza ed il progetto: mai l’una senza l’altra! Insieme alla Grazia di Dio sanno fare miracoli.
         Sognare ad occhi aperti fa bene, prepara il futuro: il filosofo Ernst Bloch ha valorizzato i sogni ad occhi aperti. Mentre i sogni notturni, ad occhi chiusi, riguardano il passato, quelli ad occhi aperti guardano al futuro, sono anticipazioni volte al miglioramento di sé, della propria vita, del mondo, di quell’isola felice che vorresti realizzare, nel tentativo di scoprire nuovi modi di risolvere i problemi, nuove possibilità, nuovi orizzonti.
        I "dieci rotoli" sono dieci consigli per avere successo nella vita, per realizzare se stessi, per crescere, cambiare, migliorare.
        Primo: costruirsi delle buone abitudini.
         Secondo: fare tutto volentieri e con amore.
        Terzo: persistere, provare e riprovare, non mollare mai.
         Quarto: avere stima di sé.
        Quinto: non sciupare il tempo, usarlo bene.
        Sesto: diventare padroni delle proprie emozioni.
         Settimo: ridere, sorridere, cantare, relativizzare, sdrammatizzare.
         Ottavo: centuplicare il proprio valore.
        Nono: agire nel presente. Senza rimandare a domani.
         Decimo: pregare per avere una guida.
         "Veramente ci deve essere un posto speciale per me. Guidami. Aiutami.
Mostrami la via"
 


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"sono contento"

circolare all’inizio delle
attività oratoriane 2000-2001

 


Sono contento!
Di esserci, di essere vivo: di respirare, camminare, pensare, amare ... Sono contento di essere cristiano: di avere ricevuto il dono della fede, di credere nell’Amore di Dio, di avere come punto di riferimento il Vangelo, come forza i Sacramenti, come grande amico Gesù, come famiglia la Chiesa; e sono contento di essere prete, da 12 anni; sono contento di essere prete qui e ora a Vimercate, nel servizio della pastorale giovanile parrocchiale e decanale; sono contento del mio oratorio, dei miei ragazzi, dei miei adolescenti, dei miei giovani, delle mie famiglie, delle nostre suore, dei miei confratelli sacerdoti, dei nostri sogni, progetti, propositi, impegni; sono anche contento di dover pagare talvolta con fede e pazienza il prezzo fecondo dell’impegno, della fatica, della sofferenza, della croce, per purificare, impreziosire e far crescere tutte le cose belle che mi sono state affidate... cose belle che sono profumo in me e in te dei Doni e delle promesse di Dio. E sono contento ora di poterti scrivere, riprendendo anche con te i contatti e gli accordi: contento di desiderare, volere e forse potere ormai "arrivare al dunque" anche con te e con tutti voi in oratorio, dopo i primi due anni laboriosi, complessi e fecondi del mio rodaggio a Vimercate.


Sono contento di questa estate 2000!
Il grest, la gita genitori, la due giorni di Azione Cattolica a Firenze, il campeggio, l’accoglienza dei giovani francesi, il pellegrinaggio dei giovani a Roma per la Giornata Mondiale con il Papa, il pellegrinaggio a Roma delle giovani famiglie dell’oratorio, l’apertura nuova tutta estate dell’oratorio, anche in luglio e agosto. Tutte proposte che hanno raggiunto tanta gente, ben gestite, che hanno dato gioia e regalato esperienze forti a tanti ragazzi, giovani e famiglie ... talvolta fino alla commozione e all’entusiasmo! La fatica e l’impegno sono stati grandi, ma la risposta numerica e la proposta contenutistica lasciano ben sperare; seppur in tempi difficili per la fede e per l’educazione dei giovani, questa estate segna oggettivamente una linea di tendenza forte, positiva, in crescita. Davvero sono contento. Soprattutto incoraggiato.


Sono contento di ricominciare!
Ora infatti gradualmente riprenderanno tutte le nostre proposte oratoriane. In ordine cronologico: la società sportiva, il bar, la domenica pomeriggio, la S. Messa dei ragazzi al Centro giovanile, le programmazioni, il calendario, le convocazioni, gli itinerari formativi, la catechesi, i gruppi... Tante opportunità di Fede, di Amore e di Servizio: amore e servizio a Dio innanzitutto e poi all’uomo, alla crescita dei ragazzi e dei giovani, all’annuncio del Vangelo, alla maturazione della fede. Sono contento anche di avere belle chiare in mente, in questo nostro riprendere, alcune mete ed alcune priorità di attenzione: una affettuosa collaborazione con le Suore, rapporti personali e cordiali con i ragazzi-adolescenti-giovani, cercare di "stare" di più insieme a loro, più tempo dedicato agli incontri-confessioni-colloqui personali, registrare un giusto equilibrio tra responsabilizzazione e valorizzazione dei giovani e opportuno e necessario aiuto collaborativo delle giovani famiglie, crescere nelle proposte di incontri formativi ed itinerari di educazione per adolescenti e giovani, creare occasioni di incontro-confronto anche per genitori non più giovanissimi, ricucire qualche rapporto... Insomma: sono contento di sapere in cosa sono chiamato ad impegnarmi maggiormente. E sono contento di averne voglia: Speriamo di farcela: aiutami anche tu, per favore!


Sono contento di chiederti aiuto.
A diversi titoli e con diverse responsabilità e stili, sono infatti sicuro di poter contare su di te. Ti chiedo innanzitutto di essere contento, anche tu, nonostante tutto: contento di essere vivo, contento di te stesso contento di essere cristiano, contento di essere in Parrocchia ed in oratorio una presenza importante e necessaria. SE SAREMO QUELLO CHE DOBBIAMO ESSERE METTEREMO FUOCO, ci ha detto il Papa a Roma. Aiutami, per favore, ad incendiare l’oratorio, a "dargli fuoco", il fuoco della fede, della speranza, dell’Amore. Certo: dipende anche da te! Non solo dal prete o dagli altri! Ti chiedo poi di volermi bene, di avere pazienza con me, di correggere i miei errori, di ampliare le mie iniziative aggiungendo e suggerendo proposte, di accogliere ed apprezzare i miei doni e le mie positività. Aiutami, per favore, soprattutto a mettere in pratica i miei buoni propositi di quest’anno. E poi certo: non tirarti indietro; continua o inizia ad essere collaboratore in oratorio: o per le attività sportive, o per il bar, o per l’animazione della Messa domenicale, o per le attività ricreative della domenica pomeriggio (quest’anno ragazzi e ragazze insieme al CGCR), o come educatore, animatore, catechista. Attraverso di me, povero prete, è il Signore che ti chiama a collaborare, perché il Vangelo continui ad essere annunciato! Sono molto contento di essere il tramite umano di questa Voce divina: "ho bisogno di te!".
Sono contento di rischiare per queste idee.
Insieme con te, insieme a tanti altri fratelli. Infatti, se un uomo non è capace di rischiare per le proprie idee, o vale poco lui come uomo o valgono poco le sue idee.
Ti saluto con affetto, ti aspetto con gioia: prego volentieri per te. CIAO!


don Vittorio
 
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IL TEMA
La Madonna del sabato santo
Invito alla lettura della lettera pastorale 2000-2001

Linee guida
"Fatti domande e vivrai", così intonava il mio cantautore preferito.
 


Partiamo proprio da lì: dalle domande che fanno vivere e vibrare la lettera pastorale. Le troviamo a pagina 11 e 12, così scarne ed essenziali da sembrare quasi banali, mentre sono le più difficili a cui rispondere seriamente: "Dove va il cristianesimo? Dove va la Chiesa che amiamo? (..) Per i credenti questo sguardo al Sabato santo vorrebbe aiutare a rispondere alla duplice domanda, presente in molti di noi all’inizio di questo millennio: dove siamo? Dove andiamo?".
Alla conclusione della lettera altre domande, che invitano a fare memoria, eccole sgorgare dal cuore di un pastore che ha guidato a lungo il suo popolo: "Vi chiedo di rispondere come singoli e come comunità alla domanda seguente: che cosa soprattutto ci ha aiutato in questi anni a camminare e crescere nell’amore del Padre, nella grazia del Cristo e nella comunione dello Spirito santo? Che cosa resta vivo e vivificante di questi due decenni di strada percorsa insieme? Che cosa lo Spirito ha detto alla nostra Chiesa milanese?" (p. 51)


La lettera è come al solito ben ordinata in tre sezioni, che seguono il classico schema di tesi - antitesi - sintesi, partendo dalla considerazione di diffuse situazioni di vita, per interrogare poi la Madonna del sabato santo e giungere infine alla sintesi che permette di trarre spunti di cammino secondo il vangelo riletto nell’oggi.

La prima parte infatti sembra riferirsi al vissuto dei discepoli nel sabato santo, ma questo riferimento è poco più di uno spunto letterario per parlare invece del nostro modo di vivere questo sabato della storia che è il tempo nel quale è immersa la nostra esistenza, con i suoi tipici smarrimenti. Sembra quasi impossibile ricostruire proprio il senso del tempo che scorre, anzitutto perché "la memoria del passato si è fatta debole", i grandi segni dell’esperienza cristiana nell’arte e nella società sono diventati muti per la maggioranza, e sembra quasi che il credere abbia bisogno di giustificazioni di fronte al non credere. L’esperienza del nostro presente emerge nella sua frammentarietà costitutiva, precisamente nel prevalere del senso di solitudine a tutti i livelli sociali: dalla famiglia, alla parrocchia, alla politica. Il futuro infine si presenta alla coscienza contemporanea sotto le spoglie della paura e dell’incertezza, molto evidente ad esempio a proposito delle scelte di vita.
 


La seconda parte è un poco più ardua perché tenta di entrare nell’intimità del vissuto di Maria durante lo scorrere lento delle ore del sabato santo, per coglierne i sussurri dell’anima.
Saliamo insieme al cardinale sul monte della contemplazione, a conoscere attraverso quali torrenti sotterranei Dio è stato consolazione per Maria nell’ora della prova estrema e come Maria è e rimane la madre che apre il nostro cuore alla consolazione della mente, del cuore e della vita. In cosa consistono queste tre diverse, ma intimamente congiunte esperienze spirituali?
La consolazione della mente "è un dono divino molto semplice, che permette di intuire come in un unico sguardo la ricchezza, la coerenza, I’armonia, la coesione, la bellezza dei contenuti della fede (...) E’ la grazia di visione sintetica e mistica del piano di Dio" (pp. 25-26). E’ la scoperta che anche nelle tenebre Dio c’è e conduce la storia verso una meta, è un’illuminazione che permette di cogliere come tutto concorra al bene di coloro che amano Dio proprio in questo tempo di sabato santo. "E’ un’apertura degli occhi e del cuore, che dà un senso profondo di appagamento e di pace" (p. 27). Forse anche noi l’abbiamo vissuta in parte e possiamo allora così rivolgerci a Maria: "Tu ci insegni così a credere anche nelle notti della fede, a celebrare la gloria dell’Altissimo nell’esperienza dell’abbandono, a proclamare il primato di Dio e ad amarlo nei suoi silenzi e nelle apparenti sconfitte". (p. 28)
Maria è colei che ottiene per i discepoli e per noi la consolazione della speranza, che si potrebbe chiamare anche "consolazione del cuore": "consiste in una grazia che tocca la sensibilità e gli affetti profondi inclinandoli ad aderire alla promessa di Dio, vincendo I’impazienza e la delusione" (p. 30). Questo tipo di consolazione ci aiuta ad avere ancora fiducia e pazienza nel sabato della delusione.
In terzo luogo Maria è riuscita a perseverare mentre i discepoli fuggivano perché ha operato in lei una consolazione sostanziale, che l’arcivescovo chiama consolazione della vita; essa non riguarda solo la mente o gli affetti, ma tocca il fondo e la sostanza dell’anima, ben al di sotto di tutti i moti superficiali e consci. Leggiamo ancora: "La consolazione con la quale Dio ti ha sostenuto nel Sabato santo, nell’assenza di Gesù e nella dispersione dei suoi discepoli, è una forza interiore di cui non è necessario essere coscienti, ma la cui presenza ed efficacia si misura dai frutti, dalla fecondità spirituale. E noi, qui e ora, o Maria, siamo i figli della tua sofferenza.
La percezione di una forza che ci ha accompagnato in momenti duri, anche quando non la sentivamo e ci sembrava di non possederla, è una esperienza vissuta da tutti noi. Ci pare a volte di essere abbandonati da Dio e dagli uomini, e però, rileggendo in seguito gli eventi, ci accorgiamo che il Signore aveva continuato a camminare con noi, anzi a portarci sulle sue braccia" (pp. 32-33).
 


Come già detto sopra, la parte finale della lettera si presenta come una sintesi delle prime due, nella quale la fede, la speranza e l’amore di Maria illuminano il senso del nostro tempo nelle sue tre dimensioni fondamentali: passato, presente e futuro.
Maria, che "serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore" vive anzitutto la memoria non come un pesante carico di nostalgia, ma quale "luogo di profezia". L’arcivescovo chiede di valorizzare, aggiornandole, le grandi tradizioni del passato della chiesa e ci suggerisce tre ambiti, a modo di esempio: come le opere d’arte delle nostre chiese possono diventare forme di annuncio? Come gli oratori possono corrispondere alle sfide delle nuove generazioni? E soprattutto ci presenta la sacra scrittura come la memoria fondamentale cui abbeverarsi per "passare con gioia e fiducia attraverso gli enigmi della storia" (p.40).
Rispetto al timore del futuro, il cardinale richiama "come antidoto soltanto la speranza. Non quella fondata su calcoli, previsioni e statistiche, ma la speranza che ha il suo unico fondamento nella promessa di Dio (...) Si tratta di irradiare attorno a noi, con gli atti semplici della vita quotidiana senza forzature -, la gioia interiore e la pace, frutti della consolazione dello Spirito.
Credere in Cristo, morto e risorto per noi, significa essere testimoni di speranza con la parola e con la vita. (p.41-42).
L’antidoto alla solitudine diffusa nel presente è invece la comunione che si nutre della carità, dalla scuola di Maria siamo invitati a esprimerla nell’esistenza personale, nella comunione familiare, nella vita ecclesiale a tutti i livelli, nel dialogo ecumenico, all’interno della società civile e nel rapporto con il creato.
 


Una conclusione e un momento sintetico e simbolico. "Siamo dunque nel sabato del tempo, incamminati verso l’ottavo giorno: fra "già" e "non ancora" dobbiamo evitare di assolutizzare l’oggi, con atteggiamenti di trionfalismo o, al contrario, di disfattismo" (p. 48).
"Ogni anno la celebrazione del Triduo pasquale ci accompagna e ci illumina in questo percorso di memoria. Nella ricchezza delle parole e dei gesti, esso orienta ogni volta la Chiesa a leggere se stessa nel quadro dell’intero piano di salvezza, a capire in quale direzione orientarsi, quale futuro prefigurare. Vi invito a celebrare il Triduo pasquale in questo clima spirituale, preparandolo accuratamente" (p. 49).
 


sabato

 


E’ una parola di origine ebraica, derivante dal verbo shavàt (astenersi, cessare): il nome di questo giorno è dunque di per sé connesso all’imperativo del riposo, che nell’Antico Testamento trova una duplice motivazione teologica all’interno delle due edizioni del decalogo. In Esodo 20 il terzo comandamento è presentato come una ripresa del riposo di Dio nel settimo giorno della creazione, mentre in Deuteronomio 5 è legato alla memoria del giorno dell’uscita dall’Egitto. Il sabato è dunque il giorno del riposo abitato da Dio e della lode per le sue opere di creatore e redentore.
L’arcivescovo non ci parla però del sabato in generale, ma in particolare del sabato santo che ha la caratteristica fondamentale del "già e non ancora": si trova cioè tra l’avvenuta morte di Cristo in croce e il risplendente evento della risurrezione; secondo questo peculiare punto di vista, il cardinal Martini lo ritiene una icona sintetica per definire il tempo che ci è dato da vivere.
 


consolazione – desolazione

Sono una coppia di sostantivi propri del linguaggio spirituale di S. Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù, all’interno della quale il nostro cardinale ha ricevuto al sua formazione e il sacerdozio. Ignazio viene espressamente citato nella lettera a pag. 28-29 per spiegare la "consolazione della mente".
Riporto una breve nota del gesuita Silvano Fausti circa questi due termini contrapposti.
La consolazione è quando sei in armonia con l’opera di Dio, e trovi nella calma e nell’abbandono confidente in lui la tua forza (cfr. Is 30,15). La desolazione è quando sei in contrasto con essa, per colpa tua o per insinuazione del nemico. Allora sei senza pace come gli empi: un mare agitato che non può calmarsi e le cui acque tirano su melma e fango (Is 57 20,s).
 


ottavo giorno

E’ un concetto paradossale, che forza le nostre categorie umane: Così i padri della chiesa hanno definito la domenica: ottavo giorno, cioè il giorno che non può essere contenuto nello scorrere dei giorni ordinari, il giorno in cui si anticipa la gioia di quella giornata senza fine che non sarà più segnata dal lutto, dal pianto e dall’affanno, ma sarà completamente illuminata dallo splendore di Dio. E’ il non ancora, atteso e invocato nel sabato del tempo. E’ un simbolo di trascendenza, che ci spinge a pensare alla vita nuova promessa da Cristo e che troviamo richiamato nell’architettura ottagonale degli antichi battisteri. Una interessantissima rilettura laica di questo simbolo la troviamo nel film: "L’ottavo giorno" di Jaco van Dormael.

Considerazioni a quattr’occhi

 


        il sabato santo nel giubileo trionfante. "Vorrei che entrassimo nella grazia del Giubileo passando attraverso la porta del Sabato santo: nei discepoli riconosceremo il disorientamento, le (nostalgie, le paure che caratterizzano la nostra vita di credenti nello scenario della fine del secolo e dell’inizio del millennio; nella Madonna del Sabato santo leggeremo la nostra attesa, le nostre speranze, la fede vissuta come continuo passaggio verso il Mistero". Il giubileo che ci propone il cardinale Martini non ha il suo centro nei megaraduni dal forte impatto mediatico, ma ci invita a sostare nel cammino con "una pausa che ci aiuti a situarci nel contesto presente e ci sostenga nel ritrovare visione e respiro nel tempo che attraversiamo" (cfr. I’introduzione alla lettera)


        Il cardinale ci aiuta dunque a compiere un itinerario verso l’essenziale. Da qualche anno ormai le lettere pastorali non si collocano sul piano strettamente operativo ma sono dichiaratamente sul versante della "dimensione contemplativa della vita". La stessa lunghezza delle lettere sembra indicare questo cammino di essenzialità, se ad esempio confrontiamo le centinaia di pagine di "Itinerari educativi" con le poche decine di "La Madonna del sabato santo". Ma ciò che mi ha impressionato di più è che questa volta la lectio proposta dal nostro pastore è praticamente una lectio "senza testo", una lettura del silenzio evangelico circa il sabato santo per entrare nel mistero non solo con lo scritto ma anche con il non dichiarato. Per fare la lettura del silenzio occorre giungere a un vertice di essenzialità e semplificazione interiore.
        forse qui possiamo trovare un messaggio per il nostro anno pastorale parrocchiale: la necessità dell’essenziale. Se ci chiederemo profondamente che cosa è l’essenziale per la nostra comunità forse "Maria, Vergine fedele, ci farà riscoprire il primato dell’iniziativa di Dio e dell’ascolto credente della sua Parola" (p. 10).


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Gruppi d’Ascolto



Giubileo è: " liberare gli schiavi, riposare le terre, condonare i debiti" e noi, gruppi d’ascolto, continuiamo a festeggiare quest’anno così ricco di grazie riprendendo il nostro cammino di lettura e di riflessione sul Vangelo secondo Matteo, con la speranza che la Parola operi in ciascuno di noi quella conversione che rende liberi dalle schiavitù interiori, che dà orecchi per ascoltare e occhi per vedere i bisogni di chi ci sta accanto, che fa diventare disponibili a perdonare chi ci ha in qualche modo offeso.
A destra dell’altare della nostra chiesa sta scritto: "Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi". È in nome di quel Verbo che ormai da quattro anni, grazie ad un’intuizione illuminata del nostro parroco don Giuseppe, una volta al mese, da ottobre a giugno, 250 persone si incontrano nelle case, messe a disposizione da tanta gente sensibile a questo annuncio, per ascoltare il Vangelo, sapendo che il Signore Gesù è lì pronto ad indicarci la strada da percorrere per essere felici, nonostante le inevitabili tempeste della vita.
A guidare i gruppi sono 35 animatori laici che negli anni hanno formato una piccola comunità, essa cresce a "partire da" e "attorno a" quella Parola che è fonte di vita vera per l’uomo.
Cosa spinge gli animatori a rendersi disponibili a questo servizio, fatto anche di preparazione, che quest’anno effettueranno sotto la guida di don Ambrogio? Il desiderio di comunicare ad altri l’esperienza di un incontro, come scrive il nostro arcivescovo: "Quando uno scopre che Gesù è la verità, la speranza, la salvezza della propria vita, non si accontenta di aderire profondamente a Lui, ma sente l’obbligo urgente di comunicare agli altri la propria esperienza".
La nostra speranza è che persone nuove accolgano l’invito a partecipare ai nostri gruppi (I’elenco delle famiglie ospitanti e il loro indirizzo sarà affisso alla porta della chiesa e pubblicato prossimamente su "Parola Amica") per poter fare assieme un cammino di fede a partire dalla lettura del Vangelo, per calarlo poi negli avvenimenti della nostra vita d’ogni giorno, attraverso i quali Gesù continua a parlarci. E’ con questo augurio che ci diamo appuntamento al 10 ottobre.
 


CALENDARIO DEGLI INCONTRI
DEI GRUPPI D’ASCOLTO
DA OTTOBRE A GIUGNO
 
10 ottobre          21 novembre          12 dicembre          23 gennaio          20 febbraio          marzo: ascolto del Cardinale          24 aprile 22 maggio 12         giugno
 


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Santa Bakhita, dalla schiavitù alla santità
 


Un po’ sudanese, un po’ italiana. Extracomunitaria ante litteram. Rapita da bambina. Schiava in Africa. Domestica in Italia e poi religiosa. Bakhita rappresenta per gli africani il segno concreto che un giorno il Signore li libererà dalle oppressioni. Per la sempre più vasta folla di devoti di tutto il mondo è la nera dei miracoli, colei che ti si affianca sulla strada della vita e offre segni concreti della sua presenza. Per Giovanni Paolo II – che domenica 1° ottobre la canonizzerà – Bakhita è la sorella universale, la santa che può parlare al cuore di chiunque e chiunque, di qualunque razza e situazione sociale, può sentirla capace di comprendere le proprie difficoltà. Lei, madre Giuseppina Bakhita, parlando di se stessa diceva semplicemente: "Tutta la mia vita è stata un dono di Dio".
Quel Dio che in veneto chiamava il Paron, proprio come i padroni che aveva avuto da schiava. Un padrone al quale bisogna sempre obbedire, non per obbligo, ma per amore. Un padrone buono che non lascia mai solo il suo servitore.
Bakhita, schiava sudanese arrivata a fine ’800 in Italia, dove diventa suora canossiana e muore nel 1947, verrà canonizzata a soli otto anni dalla beatificazione avvenuta il 17 maggio del 1992. È la prima santa sudanese. La prima santa nera e analfabeta a parlare correntemente in veneto: un segno inconfondibile per gli emigrati di tutto il mondo e gli extracomunitari di tutte le lingue e di tutte le religioni.
Un’attualità a tratti sconvolgente. Nata in Sudan nel 1869, l’anno dell’apertura del canale di Suez, viene rapita a sette anni da trafficanti arabi. Il nome di Bakhita, che in arabo significa "Fortunata", le viene imposto dai rapitori. Da quel momento (così come accade ancora oggi alle migliaia di schiavi bambini ogni anno rapiti e sfruttati in Africa e nel mondo), dimentica il suo nome e la sua lingua originari, parla solo arabo.
Viene comprata e venduta cinque volte; subisce le peggiori torture. Nel 1882, viene riscattata dall’agente consolare italiano Calisto Legnani che poi l’affida all’amico Augusto Michieli di Zianigo, in provincia di Venezia. Bakhita fa la bambinaia di Mimmina, la figlia minore dei Michieli. Fra l’88 e l’89 i Michieli tornano in Africa per curare i loro interessi e affidano Bakhita e la piccola all’Istituto dei catecumeni di Venezia. Nel novembre ’89 la madre di Mimmina torna per riprenderle, ma all’Istituto dei catecumeni, gestito dalle suore canossiane, è il finimondo. Per la prima volta nella vita Bakhita si ribella e pretende di restare a Venezia perché altrimenti perderebbe l’occasione di venire battezzata. Nel ’90 viene battezzata col nome di Giuseppina. Nel ’93 entra nel noviziato delle canossiane e nel ’96 pronuncia i voti; fu il patriarca Sarto, a conclusione di un lungo faccia a faccia tra futuri santi, a darle il via libera spirituale con le parole: "Pronunciate i santi voti senza timori. Gesù vi vuole, Gesù vi ama. Voi amatelo e servitelo sempre così".
Con questo imprimatur la giovane sudanese analfabeta inizia cinquant’anni di vita interamente spesi in totale umiltà soprattutto nella casa canossiana di Schio, in provincia di Vicenza. La madre Moretta, come la chiamano in città, viene impiegata in lavori umili: cuciniera, sacrestana, portinaia, quest’ultimo incarico lo svolgerà come la sua missione anche nella casa di Vimercate dal 1937 al 1939. Ma è la sua sola presenza ad attrarre. Affascinata dalla sua semplicità di fede e dal suo sorriso la gente la ama e la cerca. Molto prima di morire godeva già fama di santità. A partire dal 1931, un libro che racconta la sua vita in Africa e i primi anni in Italia, Storia meravigliosa, stampa centinaia di migliaia di copie in tutte le lingue e decine di edizioni. Durante la 2ª Guerra mondiale a Schio sono così sicuri della loro santa, da essere convinti che sulla città i bombardamenti non faranno vittime. E così accade.
Quando Bakhita muore, l’8 febbraio 1947, davanti alla camera ardente si forma per tre giorni una fila ininterrotta. Da subito cominciano miracoli e grazie. Oggi la devozione nei suoi confronti è diffusa fin nei più sperduti angoli del mondo.
 
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Il nido del gabbiano


SANTI DI NESSUNO DI FRANCO SIGNORACCI
 

Nel "Nido del Gabbiano", caldo ed accogliente, ci si può accomodare a sorseggiare letture
"distillate".
Comincia con questo numero una rubrica di recensioni, che vuole avere un occhio di riguardo per opere che toccano la nostra realtà locale, come il romanzo presentato qui sotto, edito da "San Paolo", il cui autore è un nostro parrocchiano.

"Grandi o piccole, cosa conta?
Ciò che importa è fare cose belle"
(p. 62)

La raccolta di racconti Santi di nessuno di Franco Signoracci si può definire un libro "bello". L’aggettivo può sembrare un po’ banale e avere un che di sbrigativo nel momento in cui viene scelto per definire un’opera letteraria. Invece l’ho usato a ragion veduta perché Santi di nessuno ha le caratteristiche della bellezza, concetto che – ahimè – abita assai poco le pubblicazioni a noi contemporanee. Proprio perché "bello" è un libro che andrebbe letto, per lasciarsi contagiare dalla bellezza di cui tutti abbiamo più o meno consapevolmente bisogno, per rallegrarsi del fatto che piccole sorgenti di bellezza esistono ancora accanto a noi, per tornare a comprendere che la bellezza è ciò che ci salva.
Vediamo allora di analizzare più da vicino le pagine del libro per scoprire in che cosa consiste la sua bellezza, seguendo tre tracce principali: il tessuto linguistico; i personaggi; il messaggio ultimo. Della lingua metterei in evidenza una tendenza alla multiformità, il cui fine sembra essere quello di una discesa nei recessi più profondi dell’uomo, nell’inferno della società, alla ricerca di quanto è più vero e per ciò stesso più umano. A questa ricerca dell’uomo nei suoi abissi di dolore e insieme nelle sue vette di eroismo e virtù sembra piegarsi docilmente la lingua, mossa, briosa, a tratti drammatica; una lingua che sembra prendere in prestito dall’esperienza scapigliata l’urgenza del dialetto, come a voler documentare questa verità nella sua essenza più nuda e immediata. Non mancano però squarci lirici e una cantabilità che non solo impreziosisce e innalza il tono generale del discorso, ma riveste nel libro una funzione: quella di essere un "segno", una presenza, nascosta e disvelata solo a tratti e solo ad alcuni, a quelli che si dispongono con la mente e col cuore nella volontà di conoscerla. Essa è il corrispettivo della bellezza di cui si diceva, è il correlativo – sul piano stilistico – della santità nascosta dei santi di nessuno: del loro sguardo, del loro profumo, della loro pazienza, del loro riguardo segreto per le sventure altrui.
Questi santi, i protagonisti dei racconti, sono nove, tutti estremamente uguali alle persone che incrociano la nostra vita e tutti abitati da una straordinaria diversità rispetto alle brutture del mondo. Così uguali e così diversi che nessuno, o pochi, si avvedono della loro santità; la coglie solo chi ha il dono di "vedere l’anima"; ma per questo ci vogliono occhi speciali, proprio come speciali nella loro strabiliante ordinarietà sono le storie di cui essi sono protagonisti. Non eroi del mito, non miti della società contemporanea; ma neppure esseri schiacciati dallo squallore del vivere quotidiano di tanti racconti minimalisti della moda on the road. Esseri umani che vivono nello squallore ma che non si lasciano toccare da esso, perché la loro esistenza è già per così dire "altrove", in una dimensione radicalmente altra rispetto al presente amaro del vivere terreno. Questi personaggi incarnano le contraddizioni dell’esistenza, ci ricordano costantemente che la vita è un rincorrersi di opposti, uno scontrarsi di elementi contrari, un gareggiare di tenebre e luce.
In questo senso essi rivelano il significato profondo del libro, vale a dire il paradosso dell’esistenza: perdersi per ritrovarsi, annullarsi per essere, morire per vivere. Tutto ciò sarebbe però solo l’esternazione del bisogno di favola insito nell’uomo che non trova altrimenti motivo di consolazione al "male di vivere", se non si inserisse in un quadro generale che testimonia di una convinzione radicata profondamente, di una fede assoluta nell’uomo. Fa molto riflettere il fatto che i santi di Signoracci non siano figure solitarie e ascetiche, ma tutte saldamente inserite in un contesto familiare: sono madri, padri, figli, sposi...; è il nodo degli affetti familiari il collante della narrazione, come dire che è il bisogno d’amore la spia che rivela la dimensione dell’umano. Così si chiariscono la chiave esegetica e il messaggio ultimo del libro: la ragione della vita è legarsi ad un altro. L’umanità arriva fin dove c’è l’amore di qualcuno, come rivelano le ultime battute dell’ultimo racconto. Chi percepisce ciò, in qualunque situazione o condizione si trovi è "a casa", avvolto "nella luce e nel calore", parole che si tingono scopertamente di valore metaforico, ad indicare che il destino dell’umanità è la santità e che i santi sono sempre di Qualcuno.
Sergio Dossi
 


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Sapere Aude
Il coraggio del sapere
Le casalinghe nell’ "età del mezzo"
 
 

La tesi che prendiamo in considerazione in questo numero è uno studio tutto al femminile su una particolare categoria di donne: le casalinghe, soprattutto quelle che stanno fra i 50 e i 60 anni.
Mauri Paola, la neolaureata in Lettere Moderne, autrice di questo lavoro, ha osservato le persistenze e i mutamenti negli atteggiamenti e nei modi di pensare delle donne, tenendo presente l’ambito familiare e sociale in cui vivono.
La tesi si compone di una parte teorica in cui si è consultata la letteratura sull’argomento e di una parte di ricerca sul campo in cui si sono realizzate delle interviste a casalinghe.
Per quanto riguarda la parte teorica, si sono prese in esame le più recenti teorie relative ai processi di cambiamento in età adulta, visto come periodo della vita ancora ricco di cambiamenti e di evoluzioni possibili. Si sono prese in considerazione le modificazioni della società e della famiglia negli ultimi trent’anni, osservando il ruolo dello Stato, dei movimenti femministi e della controparte maschile, spesso poco coinvolta nelle faccende domestiche e nell’accudimento dei figli. L’autrice ha poi individuato, in questa ricerca, i tratti salienti dell’identità femminile: predisposizione alla relazionalità, attenzione e cura degli altri.
A fronte di questa situazione si sono effettuate le interviste su un campione di venti donne casalinghe sposate, con figli, di età compresa fra i 50 e 60 anni, residenti in alcuni comuni dell’hinterland milanese. Le domande hanno portato alla luce che cosa significasse per loro l’essere diventate casalinghe sottolineando che, più che di una vera e propria scelta, si è trattato di un fatto epocale e culturale; un’altra tematica era l’età in cui si ritrovano a vivere, età di grandi cambiamenti sia in loro che nelle loro famiglie, momento difficile perché ci si ritrova quasi disoccupate dopo una vita intensa di lavoro e molte di loro hanno riversato il loro spirito materno in attività di volontariato, occasione per socializzare e per sentirsi utili nei confronti degli altri; l’intervista procedeva analizzando le relazioni familiari, con il marito, i figli, i genitori anziani e magari i nipoti. Non mancavano, in conclusione, domande sul futuro, su cosa cioè si aspettassero per gli anni a venire, con risposte molto positive ed ottimistiche.
Insomma, queste donne che hanno faticato in questi anni per portare avanti le loro famiglie, che cercano di essere utili a chi sta loro intorno e che sperano in un futuro attivo e interessante si meritano davvero l’attenzione che questa tesi ha cercato di portare su di loro.
(relazione a cura di Marco Redaelli)
 


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NOTIZIE DALLA SAN VINCENZO
 

Nuccia Bonetti in Bollani, la nostra Presidente, ci ha lasciati.
 


Dopo alcuni mesi di tormento, sopportati con una dignità che non ha certo stupito chi la conosceva bene, la nostra Consorella e Presidente ci ha preceduti nella casa del Padre. Sapendo quanto era schiva (da vera vincenziana), ci sembrerebbe più giusto ricordarla nel silenzio, nel raccoglimento, nella preghiera, così come nel silenzio operava e nella preghiera rinsaldava le sue grandi doti umane di moglie, di madre e di sorella per tutti noi. Ma come il Vangelo ci insegna che "non si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere, perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa". "Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli". (Matteo 5, 14-16); lasciamo allora sfavillare la nostra fiaccola sul lucerniere, ricordiamo insieme Nuccia che ora sta ricevendo il suo premio tra gli Angeli del Signore.
Abbiamo conosciuto Nuccia nel 1951, allorché giovane sposa era giunta a Vimercate, moglie di Nene Bollani, nuora di Itala Bollani, la nostra compianta Presidente della San Vincenzo che successe a Bice Cremagnani la fondatrice. L’ottima famiglia trovata e la vicinanza con la suocera, resero ancor più saldo il suo spirito caritativo già formato nella famiglia d’origine, dove la propria madre presiedeva a Milano una Conferenza vincenziana.
Siamo vicini al dolore del marito, dei figli, dei nipoti e della sua famiglia, tutti legati da grande amore, sempre uniti in quel clima di affettuosa letizia che lei aveva saputo creare con costante disponibilità e comprensione. Ognuno di noi sa cosa significhi la perdita di questa cara sorella, ognuno di noi gli testimoni allora il proprio affetto, la propria stima, la propria riconoscenza attraverso le opere che lei avrebbe gradito che avrebbe voluto realizzare fermandosi ancora un poco con noi, certi come siamo che il suo spirito è tra noi e che lo possiamo in ogni momento invocare, perché nuovamente ci guidi.
 


La Conferenza San Vincenzo di Vimercate

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MOVlMENTO TERZA ETA’
"IL GIUBILEO DEGLI ANZIANI"
 

"Anziani, una risorsa per la società" - "Spetta a voi la missione di testimoniare i valori autentici" - " Voi fate concorrenza ai giovani".
Sono queste alcune frasi caratteristiche che il Papa ha detto domenica 17 settembre agli oltre sessantamila anziani in Piazza S. Pietro per celebrare il loro Giubileo.
Spettacolo bellissimo quelle bandiere, fazzoletti, cappellini colorati, canti ed applausi, tanto che il Papa scherzando disse:.. "fate concorrenza ai giovani".
Nel suo discorso ha sottolineato come la Chiesa è impegnata "a favorire la realizzazione di un contesto umano, sociale e spirituale in seno al quale ogni persona possa vivere pienamente e degnamente questa tappa importante della propria vita. Si può fare ancora molto per prendere maggiore consapevolezza delle esigenze degli anziani facendo in modo "che la loro dignità di persone sia sempre e comunque rispettata e valorizzata" e questo non come una pura mera concessione da parte della società agli anziani, ma "proprio in quanto persone della terza età - dice il Papa – voi avete un contributo specifico da offrire per lo sviluppo di un’autentica cultura della vita, testimoniando che ogni momento dell’esistenza è un dono di Dio ed ogni stagione della vita umana ha le sue specifiche ricchezze da mettere a disposizione di tutti". "La Chiesa ha bisogno di Voi!" Ma subito si corregge e dice "di Noi" – ma anche la società civile ha bisogno di voi! Così un mese fa ho detto ai giovani e così dico oggi a voi anziani, a noi anziani: la Chiesa ha bisogno di voi!" Il Papa ha poi un pensiero particolare per gli ammalati, le persone sole e in difficoltà "il mio pensiero si rivolge anche a tutte quelle persone anziane, sole o ammalate, che non hanno potuto muoversi da casa; e a quanti si trovano in condizioni precarie o di particolare difficoltà, assicuro la mia cordiale vicinanza ed il mio ricordo nella preghiera". Il Giubileo degli Anziani si è concluso con la recita dell’Angelus, ma di fronte agli applausi e alle grida festose il Papa ha replicato: "gli anziani fanno a gara con i giovani" e invita ancora una volta gli anziani "a vedere anche nella terza età una chiamata a cooperare generosamente al disegno d’amore di Dio".
E prima di passare, molto lentamente, tra la folla a bordo della camionetta bianca, ha aggiunto: "desidero ancora una volta salutare ognuno di voi, carissimi anziani, e con voi rendere grazie a Dio, che ci ha concesso di giungere all’anno 2000 e di celebrare il Grande Giubileo".
E’ in questo spirito che anche noi del Decanato di Vimercate ci siamo uniti a tutti gli anziani del mondo convenuti a Roma in unione con il Papa e abbiamo celebrato il nostro Giubileo nel nostro Santuario. La S. Messa, alle ore 15,30, è stata presieduta da Don Giuseppe, il nostro Prevosto, da Don Gianni, il nostro Assistente, e da Don Biagio, parroco di Ruginello.
Noi come Movimento Terza Età ringraziamo il Signore che ci ha dato ancora una volta la possibilità di sperimentare quanto è bello vivere insieme uniti dall’Amore del Padre che ci rende sempre più consapevoli del nostro impegno nella Comunità Parrocchiale.
 

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