La parola del parroco: assemblea
Speciale GMG Roma 2000
Vita di oratorio: itinerari educativi
"Sono contento", circolare all’inizio
dell’anno oratoriano
Il tema: la lettera pastorale del vescovo
Gruppi d’ascolto
1 ottobre: santa Bakhita
Recensioni: santi di nessuno
Una tesi sulle casalinghe
Notizie dalla S. Vincenzo
Giubileo degli anziani
La parola del parroco: assemblea
Carissimi Parrocchiani,
abbiamo vissuto un’estate spiritualmente ricca e allietata
da belle esperienze di Chiesa. Permettete che vi ricordi i doni
che abbiamo ricevuto: in giugno le Prime Messe di Don Paolo Fumagalli
e di Don Paolo Braga ci hanno ripresentato la figura fondamentale
del sacerdote, mentre la Processione Cittadina del Corpus Domini
e la Festa dei Gruppi d’Ascolto a Ruginello ci hanno fatto gustare
l’unità ecclesiale; in agosto l’ospitalità offerta
ai giovani francesi e le dirette in TV della Giornata Mondiale
della Gioventù ci hanno riempito di gioia vera, mentre
la partecipazione di un centinaio di giovani della città
alla GMG ha immesso nelle nostre comunità esperienze forti
di speranza e di coraggio. Infine in settembre il secondo Pellegrinaggio
Parrocchiale a Roma e poi il Pellegrinaggio delle Famiglie hanno
permesso a molte altre persone di abbeverarsi alla fonte preziosa
del rinnovamento giubilare.
Se è vero che il numero dei parrocchiani che hanno direttamente
vissuto queste esperienze è, tutto sommato, limitato, si
deve registrare che però i vari avvenimenti giubilari,
e in particolare la GMG, hanno impressionato e commosso una cerchia
ben più ampia di persone; inoltre molti altri fatti di
questa estate, dai terribili eventi di cronaca alle sofferenze
di molti popoli e alle questioni etiche che sono state sollevate,
hanno richiamato nel cuore di tante persone che non è più
tempo di chiacchere e di lamenti, ma di responsabilità
comuni da affrontare insieme nella chiarezza.
Complessivamente possiamo dire che in questa estate giubilare
il Signore ha rinnovato ed educato il suo popolo. Ma ora questo
popolo di Dio, che siamo tutti noi,deve inoltrarsi nel nuovo millennio
e in tutte le circostanze della storia umana, più consapevole
della propria vocazione di popolo di Dio, che è quella
di accogliere realmente Gesù come Salvatore e di farlo
conoscere a tutti con la nostra testimonianza.
Come ci proponiamo nella nostra Parrocchia di assolvere a questa
duplice vocazione (accogliere personalmente la salvezza che è
in Cristo e farla conoscere agli altri) e come potremo "trafficare"
e rendere fruttuosi i "talenti", cioè i doni
ricevuti in questo anno giubilare? Vi ripeto qui quello che ho
detto nell’Assemblea Parrocchiale di Apertura che abbiamo tenuto
domenica 24 settembre u.s.
1. La chiamata personale alla santità di vita
La fede cristiana è il primo e preziosissimo dono con
cui Dio ha accompagnato e arricchito per ciascuno di noi il dono
fondamentale della vita. Il Giubileo ha richiamato a tutti noi
che "il Verbo si è fatto carne" duemila anni
fa proprio perché giungesse al Padre l’amore purissimo
e l’obbedienza totale che la natura umana può offrire a
Dio, ma che finora l’uomo non era stato capace di esprimere. Il
Giubileo richiama quindi ciascuno di noi a non rendere inutile,
per quanto gli riguarda, l’Incarnazione e la Pasqua del Signore,
e ad aver cura della propria vita cristiana e della propria santificazione:
è il tema che il Card. Martini ha trattato nella sua catechesi
ai giovani della GMG.
Dalla consapevolezza di questa vocazione personale alla santità
di vita deve derivare in noi una viva responsabilità nei
confronti della nostra vita spirituale, la vita che il Battesimo
ci ha infuso, la Chiesa ha arricchito di doni spirituali, l’Eucaristia
nutre continuamente di carità. Questa responsabilità
deve concretizzarsi come minimo in queste attenzioni:
- la fedeltà e soprattutto la qualità della nostra
partecipazione alla liturgia eucaristica domenicale;
- l’impegno nella preghiera personale quotidiana (le "orazioni");
- la consuetudine a leggere e assimilare qualche pagina della
Bibbia, aiutati dall’esperienza dei Gruppi d’Ascolto;
- la premura di partecipare a qualche iniziativa di catechesi
e di formazione religiosa, anche per trovare risposte "cristiane"
ai vari interrogativi di fede e di comportamento che la vita ci
propone;
- la coerenza cristiana delle nostre scelte di vita e del nostro
comportamento quotidiano.
Perché tutti possano rispondere a questa chiamata alla
santità di vita, la Parrocchia offrirà anche quest’anno
un Corso di Esercizi Spirituali in Quaresima; inoltre offre una
possibilità di preghiera personale e silenziosa davanti
al SS. Sacramento ogni mattina in S. Antonio; infine offre la
disponibilità dei sacerdoti per la Riconciliazione sacramentale
o per colloqui spirituali secondo precisi orari nei giorni feriali.
La testimonianza dei sacerdoti e delle religiose
Oggi sappiamo che le vocazioni sacerdotali e religiose si
fanno rare e che molte Parrocchie, anche intorno a noi, non hanno
più il sacerdote Coadiutore e nemmeno più le Suore.
Nella nostra Parrocchia, per le sue dimensioni e per altre circostanze,
svolgono il loro ministero diversi sacerdoti e dà la sua
testimonianza anche la numerosa comunità missionaria delle
Madri Canossiane. Questa nostra numerosa presenza ci impegna tutti,
preti e suore, a una forte esemplarità e fraternità
di vita e di ministero, per giustificare anzitutto la nostra presenza,
per venire incontro alle profonde attese spirituali ed educative
della nostra gente e infine per ottenere, con la plausibilità
della nostra vita, il sorgere di nuove vocazioni sacerdotali,
religiose e missionarie.
Quest’anno l’Arcivescovo ha chiesto a tutti i preti di dedicarsi
con particolare attenzione, sotto la sua guida, a chiarire e migliorare
la nostra vita sacerdotale, specialmente in queste tre direzioni:
la qualità evangelica del nostro ministero; la comunione
nel nostro lavoro pastorale; la ricerca di risposte comuni e adeguate
ai problemi della vita cristiana.
Sappiamo di essere limitati nelle nostre capacità e a volte
anche manchevoli nella nostra testimonianza, e proprio per questo
il martedì mattina ci riuniamo a pregare e a dialogare
o tra noi della Parrocchia o con i confratelli del Decanato, e
inoltre cerchiamo una condivisione di vita per esempio pranzando
insieme a mezzogiorno. Ma per tante nostre insufficienze di ministero
e di carattere volentieri in questo Anno Giubilare vi chiediamo
indulgenza e perdono e anche preghiera per noi e per le vocazioni.
3. L’impegno educativo e missionario verso ragazzi e giovani
La pastorale giovanile conosce oggi gravi difficoltà
in tutte le Parrocchie, sia verso i ragazzini dell’Iniziazione
cristiana, sia verso gli adolescenti e i giovani. Da noi, grazie
alla forte tradizione oratoriana locale, all’ampia disponibilità
di spazi e alla collaborazione di numerosi educatori, catechiste
e collaboratori, l’attività oratoriana e la catechesi dell’Iniziazione
sono realtà organizzate e vitali. La recente decisione
presa in Consiglio Pastorale su proposta ben articolata di Don
Vittorio, di unificare presso il Centro Giovanile l’attività
oratoriana domenicale, non è stata presa per "fare
numero" o per togliere qualcosa alle Suore, ma per meglio
organizzare con un’unica direzione e animazione e in uno spazio
ampio e articolato, l’attività oratoriana e raggiungere
con la collaborazione di tutti, come ho esplicitamente chiesto
scrivendo sullo scorso numero di "Parola Amica", un
rilancio della nostra pastorale giovanile parrocchiale.
E tuttavia un rilancio delle forme attuali non basta. Almeno tre
sono le direzioni in cui, tutti insieme, dobbiamo elaborare qualcosa
di nuovo. E precisamente in queste tre direzioni:
- trasmettere e far vivere ai nostri bambini e ragazzi, distratti
dall’invasione televisiva e annoiati dalle proposte consumistiche,
il senso del bello, del bene, del divino;
- educare ragionevolmente e cristianamente la coscienza e la personalità
dei nostri ragazzi e adolescenti, perché sappiano affrontare
una vita e una società che saranno certamente difficili;
- raggiungere con l’amicizia e la verità i giovani che
già vivono lontani dalla nostra comunità cristiana
e quelli che ancora ci vivono dentro, ma si sentono soli, isolati
dal mondo adulto e a volte dalle loro stesse famiglie.
4. La gioia di coltivare la Parola nel cuore
Molte sono le gioie interiori che il Signore concede ai suoi discepoli
fedeli e attenti, anche nei momenti difficili della vita. Una
di queste gioie, che il Signore ha concesso in modo particolare
a Maria SS. e che il Vangelo ci testimonia nell’esperienza di
lei, è quella di conservare e meditare nel cuore la parola
di Dio e anche gli avvenimenti della nostra vita, colti e accettati
anch’essi come parola di Dio (infatti, se ci pensiamo, le parole
dell’Angelo o di Gesù non erano ancora per la Madonna "parola
di Dio" scritta, ma erano proprio avvenimenti della sua vita).
Pensiamo anche all’esperienza di Gesù: nel momento in cui
il diavolo tentatore gli offriva il pane con cui sfamarsi (e quante
volte il mondo ci offre le cose, con cui distrarci, consolarci,
stordirci), Gesù ha risposto che l’uomo "vive",
cioè si sostiene e si consola, con la parola di Dio. Evidentemente
questo non presuppone che ogni volta un angelo o una apparizione
della Madonna ci comunichi la parola di Dio, ma piuttosto che
noi la leggiamo come rivolta a noi, la ascoltiamo come parola
di vita vera e, appunto, la portiamo nel cuore come un tesoro
o una perla preziosa.
Gesù ha anche detto che "la parola del regno"
è come un seme il quale, per portare frutto, ha bisogno
di cadere su una "terra buona" e poi anche, naturalmente,
di essere coltivato. Dobbiamo quindi impegnarci nell’accogliere,
conservare nel cuore, meditare e coltivare in noi fino al frutto,
cioè fino alle scelte di vita, la parola di Dio, perché
salvi la nostra vita.
Questo è uno degli impegni che ci ha lasciato la Missione
Parrocchiale 1998 con l’esperienza dei Gruppi d’Ascolto della
Parola di Dio. L’anno scorso abbiamo avuto 35 Gruppi, condotti
da 32 Animatori. Mentre mi compiaccio con questi per la loro generosità
e tenacia, raccomando a tutti i parrocchiani di partecipare a
questi incontri di lettura della parola di Dio e di fraternità
cristiana. Per chi non lo sapesse i nostri Gruppi di Ascolto stanno
portando avanti la lettura "continua" del Vangelo di
Matteo, che si concluderà nel 2002.
Anche il Corso Biblico di Lesmo, tenuto ormai da diversi anni
da Padre Armellini, aiuta a conoscere e a leggere uno alla volta
i libri della Bibbia. Quest’anno sarà la volta della Genesi.
Ma oltre alla lettura sistematica di qualche libro biblico, vi
sono altri modi di coltivare la Parola nel cuore. Uno è
quello di confrontarsi periodicamente con una pagina di Vangelo,
letta insieme nel contesto di una amicizia tra famiglie: è
il metodo seguito dal Gruppo Giovani Coppie, che si ritrovano
con Don Vittorio al Centro Giovanile.
Un altro modo ancora è quello di quegli adulti che fanno
precedere ai sacramenti che scandiscono i momenti della vita cristiana
(il matrimonio - il battesimo dei figli - la loro Prima Comunione
e Cresima - i momenti anche della malattia e del dolore) con una
seria riflessione personale e con l’ascolto attento e disponibile
di qualche appropriata pagina biblica che inserisca quel loro
momento esistenziale nel mistero salvifico e sempre presente di
Cristo. Per questi percorsi occasionali ma intensi di conversione
cristiana sono necessari degli "accompagnatori" (preti,
religiosi o anche laici o coppie), che possano offrire un’amicizia
disinteressata, una testimonianza di vita esemplare, un’esperienza
umana e spirituale da condividere, un equilibrio di giudizio con
cui confrontarsi. Questi compagni di percorso sono i c.d. "catechisti
degli adulti", la cui modalità di intervento è
più nel dialogo che nella "lezione" e i cui interlocutori
sono appunto gli adulti nelle loro diverse circostanze di vita.
Alla preparazione e spiritualità di questi operatori pastorali
per gli adulti la nostra Diocesi vuole dedicare in questo e nel
prossimo anno una particolare attenzione, aiutando e guidando
le Parrocchie nel prendersi cura di questi preziosi collaboratori
e nel farli crescere verso una più consapevole e preparata
capacità di evangelizzazione.
5. La testimonianza imprescindibile della carità
Per S. Paolo la carità è "il carisma più
grande", è la virtù che "non avrà
mai fine". Se questo vale nella vita personale del cristiano,
anche nella vita comunitaria la carità ha una funzione
rivelatrice ("da questo conosceranno che siete miei discepoli")
e addirittura santificatrice ("l’avete fatto a me" per
cui "dov’è carità e amore, qui c’è Dio").
Dunque non può una comunità cristiana mancare al
suo interno di rapporti autentici di carità e, nel volto
con cui si presenta all’esterno, di interventi generosi di carità.
Forse questo è l’aspetto in cui la nostra comunità
si rivela più povera o almeno più rigida, non perché
non sia capace di servizi responsabili e impegnativi verso coloro
che sono nel bisogno, ma perché si mostra un po’ restia
a concedere facilmente l’amicizia ai nuovi vimercatesi e a far
convergere in una più ampia unità, quella della
Parrocchia o della Città, le forze e le iniziative ammirevoli
dei singoli gruppi.
Eppure da sempre l’unica fede in Cristo e l’unica comunione nella
sua Eucaristia ci chiamano a vivere, a cercare generosamente,
a gustare questa unità. Il Giubileo, attraverso l’ospitalità
così positiva ai giovani francesi e l’esperienza così
unificante della GMG, ci ha insegnato la strada e ci ha fatto
gustare "quanto è buono e quanto è soave che
i fratelli vivano insieme" (Sal. 133). Ma se abbiamo gustato
questo a livello internazionale e mondiale, non dobbiamo gustarlo
e cercarlo a livello locale, parrocchiale, dove ci conosciamo,
affrontiamo le medesime situazioni, ci scambiamo la pace e riceviamo
insieme l’Eucaristia?
Comunque il Giubileo ci chiama a rinnovare la nostra vita cristiana
anche in questa direzione e le Parrocchie di Vimercate hanno già
dato vita a un "segno" comune nel campo caritativo,
segno di unità tra le Parrocchie e segno contemporaneamente
di attenzione verso chi è nel bisogno. Si tratta del Centro
di Ascolto Caritas Città di Vimercate, che è stato
preparato attentamente nel progetto, nei volontari, nelle risorse,
nella sede e ha iniziato la sua attività dal giugno scorso
nei locali attigui alla Casa Parrocchiale, in via S. Marta 22.
Il Centro di Ascolto però sarà "segno"
se tutta la Città si mostrerà attenta e pronta a
rispondere concretamente ai bisogni che saranno raccolti, verificati
e segnalati dal Centro di Ascolto.
Un altro "segno" comunitario e molto importante di attenzione
caritativa, che ci impegnerà per alcuni anni, sarà
la ristrutturazione dell’ex Oratorio Maschile (Centro S. Stefano)
per offrirlo come sede funzionale e collegata a diversi servizi
e gruppi caritativi e sociali della Città. In questa sua
nuova funzione il vecchio Oratorio si chiamerà Centro Caritativo
S. Stefano e sarà la testimonianza visibile e operante
del Giubileo 2000 che abbiamo vissuto con riconoscenza e vogliamo
sia per tutti occasione di benedizione.
Tutto questo il Signore ci conceda di realizzare insieme.
Vostro
Don Giuseppe
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Speciale GMG Roma 2000
Sotto la stessa luce, sotto la stessa croce!
Giovani di tutto il mondo hanno partecipato alla Giornata Mondiale
della Gioventù a Roma... c’eravamo anche noi!
Eravamo migliaia e migliaia di pellegrini così diversi
nella lingua e nelle abitudini eppure così uguali nella
fede e nel desiderio di incontrare il Papa e di ascoltare la Parola
di Dio.
Eravamo in migliaia e migliaia a pregare, cantare, ballare, esultare
di gioia, ma anche a riflettere, ad ascoltare, a imparare e crescere.
In tanti abbiamo camminato, sofferto il caldo e la sete, mangiato
e dormito nel fango, ma forse proprio perché eravamo in
tanti nella stessa situazione non ci siamo mai lamentati e non
è mai venuto a mancare sui nostri volti il sorriso.
E’ stato faticoso, per tutti credo, ma proprio per questo è
stato ancora più gratificante e bello. Non abbiamo mai
perso le speranze o è venuta meno in noi la voglia di arrivare
alla meta, anche se lontana e difficile da raggiungere, una meta
condivisa da 2 milioni di giovani, uguale per tutti: GESU’ CRISTO!
Vittoria, Elisa e Laura
Sentinelle del mattino per un laboratorio della fede
Siamo andati a Roma (in 100 giovani) per la Giornata Mondiale
della Gioventù contenti... siamo tornati felici! Felici
di aver ascoltato parole importanti; felici di aver provato emozioni
profonde e sincere; felici di aver ricevuto in dono quasi tutto
il dono delle lacrime, della commozione; felici di essere stati
insieme tra amici e fratelli di Vimercate, immersi in un oceano
di giovani provenienti da tutto il mondo; felici di aver visto,
incontrato, ascoltato e stimato il Papa e la Chiesa; ma soprattutto
felici perché portatori consapevoli e responsabili di un
"segreto" interiore, personalissimo, individuale che
è la scelta di riprovare a fare sul serio con la vita,
con la libertà, con la fede, con Dio, con il Vangelo, con
l’amore ! Sentinelle: per vegliare non prendere sonno, vigilare,
custodire noi stessi ed il fratello. Per un laboratorio della
fede: ancor più convinti, bisognosi e desiderosi di coltivare
il proprio cammino di fede, facendo scelte impegnative e coraggiose.
Per me sacerdote, responsabile della pastorale giovanile oratoriana
e coordinatore della pastorale giovanile della città di
Vimercate, è stato bello vivere questa esperienza; ed è
stato bello viverla insieme agli altri giovani della città
(Oreno, Velasca, Ruginello), iniziando così, con un’esperienza
positiva e ricolma di entusiasmo, la sfida nuova e profetica di
una pastorale giovanile cittadina d’insieme, in obbedienza alla
volontà ed alle richieste del nostro Vescovo al termine
della recente Visita Pastorale. Si tratta veramente di una bella,
fortunata e promettente partenza. Il proposito ed il programma
è quello ora di non spegnere il fuoco e di continuare il
cammino: ...Vimercate, Roma, Gerusalemme, Toronto... altri passi
da fare, da fare insieme, e da fare contenti!
Lascio ora volentieri e commosso la penna ai veri protagonisti
della GMG: i nostri giovani; giovani in gamba; giovani promettenti;
sentinelle del mattino... onore, gloria e speranza della nostra
comunità cristiana.
Don Vittorio
A tutta la comunità di Vimercate
Siamo sicuri che al ritorno dal nostro viaggio a
Roma ognuno di noi abbia riflettuto individualmente su ciò
che ha vissuto, visto ed ascoltato durante la Giornata Mondiale
della Gioventù. Pensieri, riflessioni, preghiere, ricordi
che restano impressi nel cuore e nella mente quando stanchezza,
nervosismo e disagi diventano soltanto sensazioni sbiadite. Perché
sicuramente non siamo mai stati abituati a camminare per ore sotto
il sole, dormire per terra e sottoporci a file interminabili per
raggiungere un punto di ristoro.
Ma a distanza di un mese ricordiamo tutte queste cose con ironia
e un po’ di nostalgia. Del resto niente è più gratificante
di un obiettivo raggiunto mettendosi in gioco fino in fondo per
ciò in cui crediamo.
Non si ottengono i giusti risultati se si rimane chiusi in se
stessi, senza dare la possibilità agli altri di essere
parte della nostra vita.
E’ bello non sentirsi soli nel proprio cammino. Spesso ci troviamo
in difficoltà, quando vorremmo testimoniare la nostra fede
nella vita quotidiana. E’ difficile essere sempre coerenti, coraggiosi
e attivi nel dialogo con i nostri coetanei, quando la società
di oggi si presenta sempre più indifferente o addirittura
ostile verso la fede. In mezzo a due milioni di giovani uniti
dagli stessi ideali e dallo stesso credo, abbiamo trovato ottimismo,
entusiasmo e incoraggiamento per essere anche noi servi e testimoni
di Cristo nel mondo.
Le parole che abbiamo ascoltato e le esperienze vissute sono ancora
impresse nel nostro cuore. Fra molti messaggi e spunti di riflessione
ognuno di noi ha trovato una parola rivolta direttamente a lui,
una parola da portare sempre con sé, coltivare e mettere
in pratica.
Il Papa ha saputo accarezzare i nostri cuori, giovane tra i giovani.
IL suo sguardo rivolto al futuro e il suo carisma hanno annullato
i limiti dei suoi anni e della sua malattia, facendoceIo sentire
molto vicino, guida e riferimento per la nostra fede.
Al termine della Giornata Mondiale torniamo a casa con impresse
le parole del Papa: "Non disperdetevi. Confermate ed approfondite
la vostra adesione alla comunità cristiana a cui appartenete:
se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il
mondo"
Chiara, Stella, Alice
(1 - continua)
Fissare lo sguardo su Gesù...
Fermare per qualche giorno il solito trafficare
e rumoreggiare per guardarsi con occhi diversi, per concentrarsi
sui particolari che spesso sfuggono e mettere a fuoco quelle pennellate
così sottili, quasi impercettibili, ma che pure danno luce
e movimento ad un quadro del quale abbiamo talvolta solo una visione
d’insieme... pensare al presente e al futuro filtrando ogni desiderio
attraverso la Parola di Dio perché solo Lui ha parole che
resistono all’usura del tempo e restano per l’eternità.
Questo è stato un po’ il motivo del nostro andare a Roma,
del nostro radunarci insieme come i discepoli e la folla attorno
a Gesù, sedendosi per terra e aprendo occhi e cuore all’ascolto,
quello vero che può cambiare la vita.
Abbiamo scelto di vivere questo pellegrinaggio nel modo più
immediato e spontaneo per dei giovani come noi: facendo una festa
e ricordandoci di come anche il Signore si riservasse dei momenti
per stare insieme agli altri in modo gioioso. La nostra festa
è stato un mezzo per dar voce anche a quanti non hanno
potuto essere con noi perché travolti nella disperazione
della guerra e delle persecuzioni: anche loro erano presenti nella
nostra preghiera, dei nostri canti, nel nostro "starci vicini".
Ma cosa rimane negli occhi e nel cuore, quali immagini, quali
"segreti"?
L’immagine di un Papa stanco, malato, ma proprio per questo testimonianza
vera e credibile di come l’amore di Cristo e per Cristo sia l’unica
sorgente di forza e coraggio anche nella difficoltà...
e poi le sue parole: "Giovani, è Gesù che cercate
quando sognate la felicità, è Lui che vi aspetta
quando niente vi soddisfa di quello che trovate, è Lui
la bellezza che tanto vi attrae, e Lui che provoca quella sete
di radicalità che non vi permette di adattarvi al compromesso,
è Lui che vi spinge a deporre le maschere che rendono falsa
la vita, è Lui che vi legge nel cuore le decisioni più
vere che altri vorrebbero soffocare. E’ Gesù che suscita
in voi il desiderio di fare della vostra vita qualcosa di grande,
la volontà di seguire un ideale, il rifiuto di lasciarvi
inghiottire dalla mediocrità, il coraggio di impegnarvi
con umiltà e perseveranza per migliorare voi stessi e la
società rendendola più umana e fraterna". E
un invito ad impegnarsi con con energia nel servizio ai fratelli,
consapevoli che solo l’Amore rende felici, in qualunque forma
e modo si scelga di viverlo.
Poche righe per racchiudere pensieri così grandi... non
è un compito facile! Per questo vogliamo lasciare tempo
e spazio all’incontro personale: fateci tante domande, aiutateci
a tenere desti i ricordi e i desideri di quei giorni non per ripensare
a quanto sia stato "bello", ma per riflettere su come
continuare a vivere qui e adesso, perché un’esperienza
così lascia ben poco se non diventa dono per tutti. Ecco
allora il desiderio che l’intensità della preghiera, il
coraggio della testimonianza, la cura per gli altri sperimentati
in quei giorni, si traducano in un cammino di fede personale e
in scelte importanti per il nostro futuro. Chiediamo alla nostra
comunità e ai nostri sacerdoti un aiuto, perché
ci siano da guida e sostegno soprattutto in quei momenti in cui
i dettagli del quadro sembrano sfuggire.
Se saremo davvero quello che dovremo essere, metteremo fuoco in
tutto il mondo!!!
I giovani pellegrini
Sonia C., Simona, ...
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Vita di oratorio: itinerari educativi
campeggio oratoriano 2000
Revers Valgrisanche
PROPOSTA FORMATIVA PRIMO TURNO
•
Shalom! Preparati ragazzo: Dio ha del Bene da farti fare!
•
Due regole d’oro: ogni cosa al momento giusto; al centro
il rispetto della persona.
•
Abbiamo tre strumenti, tre occasioni tra le mani per far
crescere la nostra fede ed avere così un buon rapporto
con Dio: la Messa, il Vangelo, la Confessione.
•
La Messa, ci suggerisce le parole da dire quando parliamo
con Dio: chiedo scusa, chiedo aiuto, offro-prometto, ringrazio.
Alla Consacrazione Gesù ci sembra dire: "Vedi? Tu
mi dici queste cose, sai cosa ti rispondo io? Che ti voglio bene,
che ti sono vicino, accanto tutti i giorni, che ho dato la mia
vita per te!".
•
Il Vangelo. Per comprendere, anche da solo, una pagina
del Vangelo, cerco di rispondere a queste tre domande: cosa mi
dice di Dio? Cosa mi dice di me? Cosa chiede alla mia vita?
•
La Confessione. Per preparare e vivere bene la confessione
scopro e dico: che cosa c’è di bello in me, che cosa c’è
di sbagliato in me, cosa è bene promettere di migliorare.
Insomma: dico grazie, chiedo scusa, prometto impegno.
•
Shalom: pace a te! "Nessun uomo è un’isola":
noi non siamo stati creati per restare soli; siamo stati creati
per le relazioni, per l’amicizia, per la comunione, per l’Amore!
E’ dunque importante – per essere in pace – avere "buone
relazioni", per essere belle persone: buone relazioni con
se stessi, con gli altri, con Dio. Quando queste relazioni sono
buone noi siamo in pace, felici. L’invito di Gesù (Shalom!)
allora è anche l’augurio e l’invito a costruire buone relazioni.
"Preparati ragazzo, Dio ha del Bene da farti fare!",
significa allora soprattutto che Dio un giorno ti affiderà
delle persone, chiedendoti di amarle e di prenderti cura di loro:
fin da ora dunque preparati, cresci in relazioni buone, sincere,
pulite, generose.
•
Se vuoi essere in pace cerca di avere un buon rapporto
con te stesso: ricorda bene; quando sei nato in casa tua c’è
stata una grande festa, perché sei nato tu! Perché
tu sei un miracolo! Dio non fa mai le cose male; anche tu sei
stato "fatto bene". Non ti manca nulla per essere felice
e per fare della tua vita qualcosa di bello. Evita gli eccessi
e cerca sempre l’equilibrio: non troppo pessimista (disistima),
non troppo ottimista (esaltato), ma onesto (un’idea possibilmente
vera di te). Hai delle doti: scoprile e cerca di metterle a frutto!
Hai dei difetti: scoprili e cerca di correggerli! Hai dei limiti:
accettali con pace, senza drammi! Evita soprattutto invidia, orgoglio
e possessività; quasi sempre sono cattivi-amici che rubano
la pace dal cuore.
•
Se vuoi essere in pace cerca di avere un buon rapporto
con Dio: essere "credenti" significa sapere e sentire
che Dio esiste, ci è sempre vicino, ci vuole bene, ha dei
progetti su di noi. Essere "cristiani" significa scegliere
come amico e maestro Gesù, fare di Lui il nostro esempio
di vita: e gli parlo (preghiera), lo incontro (sacramenti), lo
ascolto (vangelo), cerco di imitarlo (vita). Ma la cosa più
importante che Dio forse sogna per noi è che siamo capaci
di perdono, di amare, di volere bene agli altri, di esprimere
sempre e ovunque il meglio di noi stessi.
•
Se vuoi essere in pace cerca di avere un buon rapporto
con gli altri: come te anche gli altri sono un miracolo, sono
un dono, vogliono rispetto, desiderano comprensione e affetto.
Fai dunque agli altri quello che vuoi che gli altri facciano a
te! Nei rapporti una delle cose importanti è la sincerità
e la lealtà, il dire sempre quello che si prova e si pensa.
E’ proprio importante imparare fin da piccoli a non pensare solo
a se stessi e a non giocare mai con gli affetti ed i sentimenti.
Prendi! Hai tanto da imparare. Dai! Hai tanto da donare. Vigila!
Soprattutto sulle parole ed i gesti, talvolta infatti fanno più
male delle armi.
• Si ritorna a casa: adesso tocca te! Prova a mettere in pratica
le cose che ci siamo detti! Io con affetto ti do alcuni consigli:
rileggi ogni tanto questo quadernetto; parlane coi tuoi genitori;
scrivi i tuoi pensieri sulla pagina di sinistra; da settembre:
Messa, catechesi, oratorio, confessione mensile al sabato 14.00-16.00
... Diventa grande presto, il tuo prete ed il tuo oratorio hanno
bisogno di te!
PROPOSTA FORMATIVA SECONDO TURNO:
•
(ci siamo lasciati condurre dalla provocazione della lettura
del libro: Og Mandino, il più grande venditore del mondo,
Gribaudi)
•
Crescere, cambiare! Non ha importanza quello che sei oggi
... chiunque può cambiare la propria vita, con l’inestimabile
saggezza dei dieci misteriosi e antichi rotoli tramandati per
migliaia di anni contenuti in questo libro. Cambiare dentro, cambiare
fuori; crescere! Significa diventare ciò che sogni di essere,
ma che non osi essere o non speri di diventare. Per essere felici
e rendere felici gli altri bisogna infatti diventare, essere se
stessi.
• La molla del cambiamento, la sua forza e propulsione, sono i
sogni, i desideri. Dio ha grandi sogni su di te: e tu ... sogni?
Se hai grandi sogni sei un grande uomo; se hai piccoli sogni sei
un piccolo uomo. L’ossatura dei sogni è, insieme, la speranza
ed il progetto: mai l’una senza l’altra! Insieme alla Grazia di
Dio sanno fare miracoli.
•
Sognare ad occhi aperti fa bene, prepara il futuro: il
filosofo Ernst Bloch ha valorizzato i sogni ad occhi aperti. Mentre
i sogni notturni, ad occhi chiusi, riguardano il passato, quelli
ad occhi aperti guardano al futuro, sono anticipazioni volte al
miglioramento di sé, della propria vita, del mondo, di
quell’isola felice che vorresti realizzare, nel tentativo di scoprire
nuovi modi di risolvere i problemi, nuove possibilità,
nuovi orizzonti.
•
I "dieci rotoli" sono dieci consigli per avere
successo nella vita, per realizzare se stessi, per crescere, cambiare,
migliorare.
•
Primo: costruirsi delle buone abitudini.
•
Secondo: fare tutto volentieri e con amore.
•
Terzo: persistere, provare e riprovare, non mollare mai.
•
Quarto: avere stima di sé.
•
Quinto: non sciupare il tempo, usarlo bene.
•
Sesto: diventare padroni delle proprie emozioni.
•
Settimo: ridere, sorridere, cantare, relativizzare, sdrammatizzare.
•
Ottavo: centuplicare il proprio valore.
•
Nono: agire nel presente. Senza rimandare a domani.
•
Decimo: pregare per avere una guida.
•
"Veramente ci deve essere un posto speciale per me.
Guidami. Aiutami.
Mostrami la via"
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"sono contento"
circolare all’inizio delle
attività oratoriane 2000-2001
Sono contento!
Di esserci, di essere vivo: di respirare, camminare, pensare,
amare ... Sono contento di essere cristiano: di avere ricevuto
il dono della fede, di credere nell’Amore di Dio, di avere come
punto di riferimento il Vangelo, come forza i Sacramenti, come
grande amico Gesù, come famiglia la Chiesa; e sono contento
di essere prete, da 12 anni; sono contento di essere prete qui
e ora a Vimercate, nel servizio della pastorale giovanile parrocchiale
e decanale; sono contento del mio oratorio, dei miei ragazzi,
dei miei adolescenti, dei miei giovani, delle mie famiglie, delle
nostre suore, dei miei confratelli sacerdoti, dei nostri sogni,
progetti, propositi, impegni; sono anche contento di dover pagare
talvolta con fede e pazienza il prezzo fecondo dell’impegno, della
fatica, della sofferenza, della croce, per purificare, impreziosire
e far crescere tutte le cose belle che mi sono state affidate...
cose belle che sono profumo in me e in te dei Doni e delle promesse
di Dio. E sono contento ora di poterti scrivere, riprendendo anche
con te i contatti e gli accordi: contento di desiderare, volere
e forse potere ormai "arrivare al dunque" anche con
te e con tutti voi in oratorio, dopo i primi due anni laboriosi,
complessi e fecondi del mio rodaggio a Vimercate.
Sono contento di questa estate 2000!
Il grest, la gita genitori, la due giorni di Azione Cattolica
a Firenze, il campeggio, l’accoglienza dei giovani francesi, il
pellegrinaggio dei giovani a Roma per la Giornata Mondiale con
il Papa, il pellegrinaggio a Roma delle giovani famiglie dell’oratorio,
l’apertura nuova tutta estate dell’oratorio, anche in luglio e
agosto. Tutte proposte che hanno raggiunto tanta gente, ben gestite,
che hanno dato gioia e regalato esperienze forti a tanti ragazzi,
giovani e famiglie ... talvolta fino alla commozione e all’entusiasmo!
La fatica e l’impegno sono stati grandi, ma la risposta numerica
e la proposta contenutistica lasciano ben sperare; seppur in tempi
difficili per la fede e per l’educazione dei giovani, questa estate
segna oggettivamente una linea di tendenza forte, positiva, in
crescita. Davvero sono contento. Soprattutto incoraggiato.
Sono contento di ricominciare!
Ora infatti gradualmente riprenderanno tutte le nostre proposte
oratoriane. In ordine cronologico: la società sportiva,
il bar, la domenica pomeriggio, la S. Messa dei ragazzi al Centro
giovanile, le programmazioni, il calendario, le convocazioni,
gli itinerari formativi, la catechesi, i gruppi... Tante opportunità
di Fede, di Amore e di Servizio: amore e servizio a Dio innanzitutto
e poi all’uomo, alla crescita dei ragazzi e dei giovani, all’annuncio
del Vangelo, alla maturazione della fede. Sono contento anche
di avere belle chiare in mente, in questo nostro riprendere, alcune
mete ed alcune priorità di attenzione: una affettuosa collaborazione
con le Suore, rapporti personali e cordiali con i ragazzi-adolescenti-giovani,
cercare di "stare" di più insieme a loro, più
tempo dedicato agli incontri-confessioni-colloqui personali, registrare
un giusto equilibrio tra responsabilizzazione e valorizzazione
dei giovani e opportuno e necessario aiuto collaborativo delle
giovani famiglie, crescere nelle proposte di incontri formativi
ed itinerari di educazione per adolescenti e giovani, creare occasioni
di incontro-confronto anche per genitori non più giovanissimi,
ricucire qualche rapporto... Insomma: sono contento di sapere
in cosa sono chiamato ad impegnarmi maggiormente. E sono contento
di averne voglia: Speriamo di farcela: aiutami anche tu, per favore!
Sono contento di chiederti aiuto.
A diversi titoli e con diverse responsabilità e stili,
sono infatti sicuro di poter contare su di te. Ti chiedo innanzitutto
di essere contento, anche tu, nonostante tutto: contento di essere
vivo, contento di te stesso contento di essere cristiano, contento
di essere in Parrocchia ed in oratorio una presenza importante
e necessaria. SE SAREMO QUELLO CHE DOBBIAMO ESSERE METTEREMO FUOCO,
ci ha detto il Papa a Roma. Aiutami, per favore, ad incendiare
l’oratorio, a "dargli fuoco", il fuoco della fede, della
speranza, dell’Amore. Certo: dipende anche da te! Non solo dal
prete o dagli altri! Ti chiedo poi di volermi bene, di avere pazienza
con me, di correggere i miei errori, di ampliare le mie iniziative
aggiungendo e suggerendo proposte, di accogliere ed apprezzare
i miei doni e le mie positività. Aiutami, per favore, soprattutto
a mettere in pratica i miei buoni propositi di quest’anno. E poi
certo: non tirarti indietro; continua o inizia ad essere collaboratore
in oratorio: o per le attività sportive, o per il bar,
o per l’animazione della Messa domenicale, o per le attività
ricreative della domenica pomeriggio (quest’anno ragazzi e ragazze
insieme al CGCR), o come educatore, animatore, catechista. Attraverso
di me, povero prete, è il Signore che ti chiama a collaborare,
perché il Vangelo continui ad essere annunciato! Sono molto
contento di essere il tramite umano di questa Voce divina: "ho
bisogno di te!".
Sono contento di rischiare per queste idee.
Insieme con te, insieme a tanti altri fratelli. Infatti, se un
uomo non è capace di rischiare per le proprie idee, o vale
poco lui come uomo o valgono poco le sue idee.
Ti saluto con affetto, ti aspetto con gioia: prego volentieri
per te. CIAO!
don Vittorio
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IL TEMA
La Madonna del sabato santo
Invito alla lettura della lettera pastorale 2000-2001
Linee guida
"Fatti domande e vivrai", così intonava il mio
cantautore preferito.
Partiamo proprio da lì: dalle domande che fanno vivere
e vibrare la lettera pastorale. Le troviamo a pagina 11 e 12,
così scarne ed essenziali da sembrare quasi banali, mentre
sono le più difficili a cui rispondere seriamente: "Dove
va il cristianesimo? Dove va la Chiesa che amiamo? (..) Per i
credenti questo sguardo al Sabato santo vorrebbe aiutare a rispondere
alla duplice domanda, presente in molti di noi all’inizio di questo
millennio: dove siamo? Dove andiamo?".
Alla conclusione della lettera altre domande, che invitano a fare
memoria, eccole sgorgare dal cuore di un pastore che ha guidato
a lungo il suo popolo: "Vi chiedo di rispondere come singoli
e come comunità alla domanda seguente: che cosa soprattutto
ci ha aiutato in questi anni a camminare e crescere nell’amore
del Padre, nella grazia del Cristo e nella comunione dello Spirito
santo? Che cosa resta vivo e vivificante di questi due decenni
di strada percorsa insieme? Che cosa lo Spirito ha detto alla
nostra Chiesa milanese?" (p. 51)
La lettera è come al solito ben ordinata in tre sezioni,
che seguono il classico schema di tesi - antitesi - sintesi, partendo
dalla considerazione di diffuse situazioni di vita, per interrogare
poi la Madonna del sabato santo e giungere infine alla sintesi
che permette di trarre spunti di cammino secondo il vangelo riletto
nell’oggi.
La prima parte infatti sembra riferirsi al vissuto dei discepoli
nel sabato santo, ma questo riferimento è poco più
di uno spunto letterario per parlare invece del nostro modo di
vivere questo sabato della storia che è il tempo nel quale
è immersa la nostra esistenza, con i suoi tipici smarrimenti.
Sembra quasi impossibile ricostruire proprio il senso del tempo
che scorre, anzitutto perché "la memoria del passato
si è fatta debole", i grandi segni dell’esperienza
cristiana nell’arte e nella società sono diventati muti
per la maggioranza, e sembra quasi che il credere abbia bisogno
di giustificazioni di fronte al non credere. L’esperienza del
nostro presente emerge nella sua frammentarietà costitutiva,
precisamente nel prevalere del senso di solitudine a tutti i livelli
sociali: dalla famiglia, alla parrocchia, alla politica. Il futuro
infine si presenta alla coscienza contemporanea sotto le spoglie
della paura e dell’incertezza, molto evidente ad esempio a proposito
delle scelte di vita.
La seconda parte è un poco più ardua perché
tenta di entrare nell’intimità del vissuto di Maria durante
lo scorrere lento delle ore del sabato santo, per coglierne i
sussurri dell’anima.
Saliamo insieme al cardinale sul monte della contemplazione, a
conoscere attraverso quali torrenti sotterranei Dio è stato
consolazione per Maria nell’ora della prova estrema e come Maria
è e rimane la madre che apre il nostro cuore alla consolazione
della mente, del cuore e della vita. In cosa consistono queste
tre diverse, ma intimamente congiunte esperienze spirituali?
La consolazione della mente "è un dono divino molto
semplice, che permette di intuire come in un unico sguardo la
ricchezza, la coerenza, I’armonia, la coesione, la bellezza dei
contenuti della fede (...) E’ la grazia di visione sintetica e
mistica del piano di Dio" (pp. 25-26). E’ la scoperta che
anche nelle tenebre Dio c’è e conduce la storia verso una
meta, è un’illuminazione che permette di cogliere come
tutto concorra al bene di coloro che amano Dio proprio in questo
tempo di sabato santo. "E’ un’apertura degli occhi e del
cuore, che dà un senso profondo di appagamento e di pace"
(p. 27). Forse anche noi l’abbiamo vissuta in parte e possiamo
allora così rivolgerci a Maria: "Tu ci insegni così
a credere anche nelle notti della fede, a celebrare la gloria
dell’Altissimo nell’esperienza dell’abbandono, a proclamare il
primato di Dio e ad amarlo nei suoi silenzi e nelle apparenti
sconfitte". (p. 28)
Maria è colei che ottiene per i discepoli e per noi la
consolazione della speranza, che si potrebbe chiamare anche "consolazione
del cuore": "consiste in una grazia che tocca la sensibilità
e gli affetti profondi inclinandoli ad aderire alla promessa di
Dio, vincendo I’impazienza e la delusione" (p. 30). Questo
tipo di consolazione ci aiuta ad avere ancora fiducia e pazienza
nel sabato della delusione.
In terzo luogo Maria è riuscita a perseverare mentre i
discepoli fuggivano perché ha operato in lei una consolazione
sostanziale, che l’arcivescovo chiama consolazione della vita;
essa non riguarda solo la mente o gli affetti, ma tocca il fondo
e la sostanza dell’anima, ben al di sotto di tutti i moti superficiali
e consci. Leggiamo ancora: "La consolazione con la quale
Dio ti ha sostenuto nel Sabato santo, nell’assenza di Gesù
e nella dispersione dei suoi discepoli, è una forza interiore
di cui non è necessario essere coscienti, ma la cui presenza
ed efficacia si misura dai frutti, dalla fecondità spirituale.
E noi, qui e ora, o Maria, siamo i figli della tua sofferenza.
La percezione di una forza che ci ha accompagnato in momenti duri,
anche quando non la sentivamo e ci sembrava di non possederla,
è una esperienza vissuta da tutti noi. Ci pare a volte
di essere abbandonati da Dio e dagli uomini, e però, rileggendo
in seguito gli eventi, ci accorgiamo che il Signore aveva continuato
a camminare con noi, anzi a portarci sulle sue braccia" (pp.
32-33).
Come già detto sopra, la parte finale della lettera si
presenta come una sintesi delle prime due, nella quale la fede,
la speranza e l’amore di Maria illuminano il senso del nostro
tempo nelle sue tre dimensioni fondamentali: passato, presente
e futuro.
Maria, che "serbava tutte queste cose meditandole nel suo
cuore" vive anzitutto la memoria non come un pesante carico
di nostalgia, ma quale "luogo di profezia". L’arcivescovo
chiede di valorizzare, aggiornandole, le grandi tradizioni del
passato della chiesa e ci suggerisce tre ambiti, a modo di esempio:
come le opere d’arte delle nostre chiese possono diventare forme
di annuncio? Come gli oratori possono corrispondere alle sfide
delle nuove generazioni? E soprattutto ci presenta la sacra scrittura
come la memoria fondamentale cui abbeverarsi per "passare
con gioia e fiducia attraverso gli enigmi della storia" (p.40).
Rispetto al timore del futuro, il cardinale richiama "come
antidoto soltanto la speranza. Non quella fondata su calcoli,
previsioni e statistiche, ma la speranza che ha il suo unico fondamento
nella promessa di Dio (...) Si tratta di irradiare attorno a noi,
con gli atti semplici della vita quotidiana senza forzature -,
la gioia interiore e la pace, frutti della consolazione dello
Spirito.
Credere in Cristo, morto e risorto per noi, significa essere testimoni
di speranza con la parola e con la vita. (p.41-42).
L’antidoto alla solitudine diffusa nel presente è invece
la comunione che si nutre della carità, dalla scuola di
Maria siamo invitati a esprimerla nell’esistenza personale, nella
comunione familiare, nella vita ecclesiale a tutti i livelli,
nel dialogo ecumenico, all’interno della società civile
e nel rapporto con il creato.
Una conclusione e un momento sintetico e simbolico. "Siamo
dunque nel sabato del tempo, incamminati verso l’ottavo giorno:
fra "già" e "non ancora" dobbiamo evitare
di assolutizzare l’oggi, con atteggiamenti di trionfalismo o,
al contrario, di disfattismo" (p. 48).
"Ogni anno la celebrazione del Triduo pasquale ci accompagna
e ci illumina in questo percorso di memoria. Nella ricchezza delle
parole e dei gesti, esso orienta ogni volta la Chiesa a leggere
se stessa nel quadro dell’intero piano di salvezza, a capire in
quale direzione orientarsi, quale futuro prefigurare. Vi invito
a celebrare il Triduo pasquale in questo clima spirituale, preparandolo
accuratamente" (p. 49).
sabato
E’ una parola di origine ebraica, derivante dal verbo shavàt
(astenersi, cessare): il nome di questo giorno è dunque
di per sé connesso all’imperativo del riposo, che nell’Antico
Testamento trova una duplice motivazione teologica all’interno
delle due edizioni del decalogo. In Esodo 20 il terzo comandamento
è presentato come una ripresa del riposo di Dio nel settimo
giorno della creazione, mentre in Deuteronomio 5 è legato
alla memoria del giorno dell’uscita dall’Egitto. Il sabato è
dunque il giorno del riposo abitato da Dio e della lode per le
sue opere di creatore e redentore.
L’arcivescovo non ci parla però del sabato in generale,
ma in particolare del sabato santo che ha la caratteristica fondamentale
del "già e non ancora": si trova cioè
tra l’avvenuta morte di Cristo in croce e il risplendente evento
della risurrezione; secondo questo peculiare punto di vista, il
cardinal Martini lo ritiene una icona sintetica per definire il
tempo che ci è dato da vivere.
consolazione – desolazione
Sono una coppia di sostantivi propri del linguaggio
spirituale di S. Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia
di Gesù, all’interno della quale il nostro cardinale ha
ricevuto al sua formazione e il sacerdozio. Ignazio viene espressamente
citato nella lettera a pag. 28-29 per spiegare la "consolazione
della mente".
Riporto una breve nota del gesuita Silvano Fausti circa questi
due termini contrapposti.
La consolazione è quando sei in armonia con l’opera di
Dio, e trovi nella calma e nell’abbandono confidente in lui la
tua forza (cfr. Is 30,15). La desolazione è quando sei
in contrasto con essa, per colpa tua o per insinuazione del nemico.
Allora sei senza pace come gli empi: un mare agitato che non può
calmarsi e le cui acque tirano su melma e fango (Is 57 20,s).
ottavo giorno
E’ un concetto paradossale, che forza le nostre
categorie umane: Così i padri della chiesa hanno definito
la domenica: ottavo giorno, cioè il giorno che non può
essere contenuto nello scorrere dei giorni ordinari, il giorno
in cui si anticipa la gioia di quella giornata senza fine che
non sarà più segnata dal lutto, dal pianto e dall’affanno,
ma sarà completamente illuminata dallo splendore di Dio.
E’ il non ancora, atteso e invocato nel sabato del tempo. E’ un
simbolo di trascendenza, che ci spinge a pensare alla vita nuova
promessa da Cristo e che troviamo richiamato nell’architettura
ottagonale degli antichi battisteri. Una interessantissima rilettura
laica di questo simbolo la troviamo nel film: "L’ottavo giorno"
di Jaco van Dormael.
Considerazioni a quattr’occhi
–
il sabato santo nel giubileo trionfante. "Vorrei che
entrassimo nella grazia del Giubileo passando attraverso la porta
del Sabato santo: nei discepoli riconosceremo il disorientamento,
le (nostalgie, le paure che caratterizzano la nostra vita di credenti
nello scenario della fine del secolo e dell’inizio del millennio;
nella Madonna del Sabato santo leggeremo la nostra attesa, le
nostre speranze, la fede vissuta come continuo passaggio verso
il Mistero". Il giubileo che ci propone il cardinale Martini
non ha il suo centro nei megaraduni dal forte impatto mediatico,
ma ci invita a sostare nel cammino con "una pausa che ci
aiuti a situarci nel contesto presente e ci sostenga nel ritrovare
visione e respiro nel tempo che attraversiamo" (cfr. I’introduzione
alla lettera)
–
Il cardinale ci aiuta dunque a compiere un itinerario verso
l’essenziale. Da qualche anno ormai le lettere pastorali non si
collocano sul piano strettamente operativo ma sono dichiaratamente
sul versante della "dimensione contemplativa della vita".
La stessa lunghezza delle lettere sembra indicare questo cammino
di essenzialità, se ad esempio confrontiamo le centinaia
di pagine di "Itinerari educativi" con le poche decine
di "La Madonna del sabato santo". Ma ciò che
mi ha impressionato di più è che questa volta la
lectio proposta dal nostro pastore è praticamente una lectio
"senza testo", una lettura del silenzio evangelico circa
il sabato santo per entrare nel mistero non solo con lo scritto
ma anche con il non dichiarato. Per fare la lettura del silenzio
occorre giungere a un vertice di essenzialità e semplificazione
interiore.
–
forse qui possiamo trovare un messaggio per il nostro anno
pastorale parrocchiale: la necessità dell’essenziale. Se
ci chiederemo profondamente che cosa è l’essenziale per
la nostra comunità forse "Maria, Vergine fedele, ci
farà riscoprire il primato dell’iniziativa di Dio e dell’ascolto
credente della sua Parola" (p. 10).
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Gruppi d’Ascolto
Giubileo è: " liberare gli schiavi, riposare le terre,
condonare i debiti" e noi, gruppi d’ascolto, continuiamo
a festeggiare quest’anno così ricco di grazie riprendendo
il nostro cammino di lettura e di riflessione sul Vangelo secondo
Matteo, con la speranza che la Parola operi in ciascuno di noi
quella conversione che rende liberi dalle schiavitù interiori,
che dà orecchi per ascoltare e occhi per vedere i bisogni
di chi ci sta accanto, che fa diventare disponibili a perdonare
chi ci ha in qualche modo offeso.
A destra dell’altare della nostra chiesa sta scritto: "Il
Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi". È
in nome di quel Verbo che ormai da quattro anni, grazie ad un’intuizione
illuminata del nostro parroco don Giuseppe, una volta al mese,
da ottobre a giugno, 250 persone si incontrano nelle case, messe
a disposizione da tanta gente sensibile a questo annuncio, per
ascoltare il Vangelo, sapendo che il Signore Gesù è
lì pronto ad indicarci la strada da percorrere per essere
felici, nonostante le inevitabili tempeste della vita.
A guidare i gruppi sono 35 animatori laici che negli anni hanno
formato una piccola comunità, essa cresce a "partire
da" e "attorno a" quella Parola che è fonte
di vita vera per l’uomo.
Cosa spinge gli animatori a rendersi disponibili a questo servizio,
fatto anche di preparazione, che quest’anno effettueranno sotto
la guida di don Ambrogio? Il desiderio di comunicare ad altri
l’esperienza di un incontro, come scrive il nostro arcivescovo:
"Quando uno scopre che Gesù è la verità,
la speranza, la salvezza della propria vita, non si accontenta
di aderire profondamente a Lui, ma sente l’obbligo urgente di
comunicare agli altri la propria esperienza".
La nostra speranza è che persone nuove accolgano l’invito
a partecipare ai nostri gruppi (I’elenco delle famiglie ospitanti
e il loro indirizzo sarà affisso alla porta della chiesa
e pubblicato prossimamente su "Parola Amica") per poter
fare assieme un cammino di fede a partire dalla lettura del Vangelo,
per calarlo poi negli avvenimenti della nostra vita d’ogni giorno,
attraverso i quali Gesù continua a parlarci. E’ con questo
augurio che ci diamo appuntamento al 10 ottobre.
CALENDARIO DEGLI INCONTRI
DEI GRUPPI D’ASCOLTO
DA OTTOBRE A GIUGNO
10 ottobre
21 novembre
12 dicembre
23 gennaio
20 febbraio
marzo: ascolto del Cardinale
24 aprile 22 maggio 12
giugno
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Santa Bakhita, dalla schiavitù alla
santità
Un po’ sudanese, un po’ italiana. Extracomunitaria ante litteram.
Rapita da bambina. Schiava in Africa. Domestica in Italia e poi
religiosa. Bakhita rappresenta per gli africani il segno concreto
che un giorno il Signore li libererà dalle oppressioni.
Per la sempre più vasta folla di devoti di tutto il mondo
è la nera dei miracoli, colei che ti si affianca sulla
strada della vita e offre segni concreti della sua presenza. Per
Giovanni Paolo II – che domenica 1° ottobre la canonizzerà
– Bakhita è la sorella universale, la santa che può
parlare al cuore di chiunque e chiunque, di qualunque razza e
situazione sociale, può sentirla capace di comprendere
le proprie difficoltà. Lei, madre Giuseppina Bakhita, parlando
di se stessa diceva semplicemente: "Tutta la mia vita è
stata un dono di Dio".
Quel Dio che in veneto chiamava il Paron, proprio come i padroni
che aveva avuto da schiava. Un padrone al quale bisogna sempre
obbedire, non per obbligo, ma per amore. Un padrone buono che
non lascia mai solo il suo servitore.
Bakhita, schiava sudanese arrivata a fine ’800 in Italia, dove
diventa suora canossiana e muore nel 1947, verrà canonizzata
a soli otto anni dalla beatificazione avvenuta il 17 maggio del
1992. È la prima santa sudanese. La prima santa nera e
analfabeta a parlare correntemente in veneto: un segno inconfondibile
per gli emigrati di tutto il mondo e gli extracomunitari di tutte
le lingue e di tutte le religioni.
Un’attualità a tratti sconvolgente. Nata in Sudan nel 1869,
l’anno dell’apertura del canale di Suez, viene rapita a sette
anni da trafficanti arabi. Il nome di Bakhita, che in arabo significa
"Fortunata", le viene imposto dai rapitori. Da quel
momento (così come accade ancora oggi alle migliaia di
schiavi bambini ogni anno rapiti e sfruttati in Africa e nel mondo),
dimentica il suo nome e la sua lingua originari, parla solo arabo.
Viene comprata e venduta cinque volte; subisce le peggiori torture.
Nel 1882, viene riscattata dall’agente consolare italiano Calisto
Legnani che poi l’affida all’amico Augusto Michieli di Zianigo,
in provincia di Venezia. Bakhita fa la bambinaia di Mimmina, la
figlia minore dei Michieli. Fra l’88 e l’89 i Michieli tornano
in Africa per curare i loro interessi e affidano Bakhita e la
piccola all’Istituto dei catecumeni di Venezia. Nel novembre ’89
la madre di Mimmina torna per riprenderle, ma all’Istituto dei
catecumeni, gestito dalle suore canossiane, è il finimondo.
Per la prima volta nella vita Bakhita si ribella e pretende di
restare a Venezia perché altrimenti perderebbe l’occasione
di venire battezzata. Nel ’90 viene battezzata col nome di Giuseppina.
Nel ’93 entra nel noviziato delle canossiane e nel ’96 pronuncia
i voti; fu il patriarca Sarto, a conclusione di un lungo faccia
a faccia tra futuri santi, a darle il via libera spirituale con
le parole: "Pronunciate i santi voti senza timori. Gesù
vi vuole, Gesù vi ama. Voi amatelo e servitelo sempre così".
Con questo imprimatur la giovane sudanese analfabeta inizia cinquant’anni
di vita interamente spesi in totale umiltà soprattutto
nella casa canossiana di Schio, in provincia di Vicenza. La madre
Moretta, come la chiamano in città, viene impiegata in
lavori umili: cuciniera, sacrestana, portinaia, quest’ultimo incarico
lo svolgerà come la sua missione anche nella casa di Vimercate
dal 1937 al 1939. Ma è la sua sola presenza ad attrarre.
Affascinata dalla sua semplicità di fede e dal suo sorriso
la gente la ama e la cerca. Molto prima di morire godeva già
fama di santità. A partire dal 1931, un libro che racconta
la sua vita in Africa e i primi anni in Italia, Storia meravigliosa,
stampa centinaia di migliaia di copie in tutte le lingue e decine
di edizioni. Durante la 2ª Guerra mondiale a Schio sono così
sicuri della loro santa, da essere convinti che sulla città
i bombardamenti non faranno vittime. E così accade.
Quando Bakhita muore, l’8 febbraio 1947, davanti alla camera ardente
si forma per tre giorni una fila ininterrotta. Da subito cominciano
miracoli e grazie. Oggi la devozione nei suoi confronti è
diffusa fin nei più sperduti angoli del mondo.
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Il nido del gabbiano
SANTI DI NESSUNO DI FRANCO SIGNORACCI
Nel "Nido del Gabbiano", caldo ed accogliente,
ci si può accomodare a sorseggiare letture
"distillate".
Comincia con questo numero una rubrica di recensioni, che vuole
avere un occhio di riguardo per opere che toccano la nostra realtà
locale, come il romanzo presentato qui sotto, edito da "San
Paolo", il cui autore è un nostro parrocchiano.
"Grandi o piccole, cosa conta?
Ciò che importa è fare cose belle"
(p. 62)
La raccolta di racconti Santi di nessuno di Franco
Signoracci si può definire un libro "bello".
L’aggettivo può sembrare un po’ banale e avere un che di
sbrigativo nel momento in cui viene scelto per definire un’opera
letteraria. Invece l’ho usato a ragion veduta perché Santi
di nessuno ha le caratteristiche della bellezza, concetto che
– ahimè – abita assai poco le pubblicazioni a noi contemporanee.
Proprio perché "bello" è un libro che
andrebbe letto, per lasciarsi contagiare dalla bellezza di cui
tutti abbiamo più o meno consapevolmente bisogno, per rallegrarsi
del fatto che piccole sorgenti di bellezza esistono ancora accanto
a noi, per tornare a comprendere che la bellezza è ciò
che ci salva.
Vediamo allora di analizzare più da vicino le pagine del
libro per scoprire in che cosa consiste la sua bellezza, seguendo
tre tracce principali: il tessuto linguistico; i personaggi; il
messaggio ultimo. Della lingua metterei in evidenza una tendenza
alla multiformità, il cui fine sembra essere quello di
una discesa nei recessi più profondi dell’uomo, nell’inferno
della società, alla ricerca di quanto è più
vero e per ciò stesso più umano. A questa ricerca
dell’uomo nei suoi abissi di dolore e insieme nelle sue vette
di eroismo e virtù sembra piegarsi docilmente la lingua,
mossa, briosa, a tratti drammatica; una lingua che sembra prendere
in prestito dall’esperienza scapigliata l’urgenza del dialetto,
come a voler documentare questa verità nella sua essenza
più nuda e immediata. Non mancano però squarci lirici
e una cantabilità che non solo impreziosisce e innalza
il tono generale del discorso, ma riveste nel libro una funzione:
quella di essere un "segno", una presenza, nascosta
e disvelata solo a tratti e solo ad alcuni, a quelli che si dispongono
con la mente e col cuore nella volontà di conoscerla. Essa
è il corrispettivo della bellezza di cui si diceva, è
il correlativo – sul piano stilistico – della santità nascosta
dei santi di nessuno: del loro sguardo, del loro profumo, della
loro pazienza, del loro riguardo segreto per le sventure altrui.
Questi santi, i protagonisti dei racconti, sono nove, tutti estremamente
uguali alle persone che incrociano la nostra vita e tutti abitati
da una straordinaria diversità rispetto alle brutture del
mondo. Così uguali e così diversi che nessuno, o
pochi, si avvedono della loro santità; la coglie solo chi
ha il dono di "vedere l’anima"; ma per questo ci vogliono
occhi speciali, proprio come speciali nella loro strabiliante
ordinarietà sono le storie di cui essi sono protagonisti.
Non eroi del mito, non miti della società contemporanea;
ma neppure esseri schiacciati dallo squallore del vivere quotidiano
di tanti racconti minimalisti della moda on the road. Esseri umani
che vivono nello squallore ma che non si lasciano toccare da esso,
perché la loro esistenza è già per così
dire "altrove", in una dimensione radicalmente altra
rispetto al presente amaro del vivere terreno. Questi personaggi
incarnano le contraddizioni dell’esistenza, ci ricordano costantemente
che la vita è un rincorrersi di opposti, uno scontrarsi
di elementi contrari, un gareggiare di tenebre e luce.
In questo senso essi rivelano il significato profondo del libro,
vale a dire il paradosso dell’esistenza: perdersi per ritrovarsi,
annullarsi per essere, morire per vivere. Tutto ciò sarebbe
però solo l’esternazione del bisogno di favola insito nell’uomo
che non trova altrimenti motivo di consolazione al "male
di vivere", se non si inserisse in un quadro generale che
testimonia di una convinzione radicata profondamente, di una fede
assoluta nell’uomo. Fa molto riflettere il fatto che i santi di
Signoracci non siano figure solitarie e ascetiche, ma tutte saldamente
inserite in un contesto familiare: sono madri, padri, figli, sposi...;
è il nodo degli affetti familiari il collante della narrazione,
come dire che è il bisogno d’amore la spia che rivela la
dimensione dell’umano. Così si chiariscono la chiave esegetica
e il messaggio ultimo del libro: la ragione della vita è
legarsi ad un altro. L’umanità arriva fin dove c’è
l’amore di qualcuno, come rivelano le ultime battute dell’ultimo
racconto. Chi percepisce ciò, in qualunque situazione o
condizione si trovi è "a casa", avvolto "nella
luce e nel calore", parole che si tingono scopertamente di
valore metaforico, ad indicare che il destino dell’umanità
è la santità e che i santi sono sempre di Qualcuno.
Sergio Dossi
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Sapere Aude
Il coraggio del sapere
Le casalinghe nell’ "età del mezzo"
La tesi che prendiamo in considerazione in questo
numero è uno studio tutto al femminile su una particolare
categoria di donne: le casalinghe, soprattutto quelle che stanno
fra i 50 e i 60 anni.
Mauri Paola, la neolaureata in Lettere Moderne, autrice di questo
lavoro, ha osservato le persistenze e i mutamenti negli atteggiamenti
e nei modi di pensare delle donne, tenendo presente l’ambito familiare
e sociale in cui vivono.
La tesi si compone di una parte teorica in cui si è consultata
la letteratura sull’argomento e di una parte di ricerca sul campo
in cui si sono realizzate delle interviste a casalinghe.
Per quanto riguarda la parte teorica, si sono prese in esame le
più recenti teorie relative ai processi di cambiamento
in età adulta, visto come periodo della vita ancora ricco
di cambiamenti e di evoluzioni possibili. Si sono prese in considerazione
le modificazioni della società e della famiglia negli ultimi
trent’anni, osservando il ruolo dello Stato, dei movimenti femministi
e della controparte maschile, spesso poco coinvolta nelle faccende
domestiche e nell’accudimento dei figli. L’autrice ha poi individuato,
in questa ricerca, i tratti salienti dell’identità femminile:
predisposizione alla relazionalità, attenzione e cura degli
altri.
A fronte di questa situazione si sono effettuate le interviste
su un campione di venti donne casalinghe sposate, con figli, di
età compresa fra i 50 e 60 anni, residenti in alcuni comuni
dell’hinterland milanese. Le domande hanno portato alla luce che
cosa significasse per loro l’essere diventate casalinghe sottolineando
che, più che di una vera e propria scelta, si è
trattato di un fatto epocale e culturale; un’altra tematica era
l’età in cui si ritrovano a vivere, età di grandi
cambiamenti sia in loro che nelle loro famiglie, momento difficile
perché ci si ritrova quasi disoccupate dopo una vita intensa
di lavoro e molte di loro hanno riversato il loro spirito materno
in attività di volontariato, occasione per socializzare
e per sentirsi utili nei confronti degli altri; l’intervista procedeva
analizzando le relazioni familiari, con il marito, i figli, i
genitori anziani e magari i nipoti. Non mancavano, in conclusione,
domande sul futuro, su cosa cioè si aspettassero per gli
anni a venire, con risposte molto positive ed ottimistiche.
Insomma, queste donne che hanno faticato in questi anni per portare
avanti le loro famiglie, che cercano di essere utili a chi sta
loro intorno e che sperano in un futuro attivo e interessante
si meritano davvero l’attenzione che questa tesi ha cercato di
portare su di loro.
(relazione a cura di Marco Redaelli)
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NOTIZIE DALLA SAN VINCENZO
Nuccia Bonetti in Bollani, la nostra Presidente, ci ha lasciati.
Dopo alcuni mesi di tormento, sopportati con una dignità
che non ha certo stupito chi la conosceva bene, la nostra Consorella
e Presidente ci ha preceduti nella casa del Padre. Sapendo quanto
era schiva (da vera vincenziana), ci sembrerebbe più giusto
ricordarla nel silenzio, nel raccoglimento, nella preghiera, così
come nel silenzio operava e nella preghiera rinsaldava le sue
grandi doti umane di moglie, di madre e di sorella per tutti noi.
Ma come il Vangelo ci insegna che "non si accende una lucerna
per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere, perché
faccia luce a tutti quelli che sono nella casa". "Così
risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano
le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è
nei cieli". (Matteo 5, 14-16); lasciamo allora sfavillare
la nostra fiaccola sul lucerniere, ricordiamo insieme Nuccia che
ora sta ricevendo il suo premio tra gli Angeli del Signore.
Abbiamo conosciuto Nuccia nel 1951, allorché giovane sposa
era giunta a Vimercate, moglie di Nene Bollani, nuora di Itala
Bollani, la nostra compianta Presidente della San Vincenzo che
successe a Bice Cremagnani la fondatrice. L’ottima famiglia trovata
e la vicinanza con la suocera, resero ancor più saldo il
suo spirito caritativo già formato nella famiglia d’origine,
dove la propria madre presiedeva a Milano una Conferenza vincenziana.
Siamo vicini al dolore del marito, dei figli, dei nipoti e della
sua famiglia, tutti legati da grande amore, sempre uniti in quel
clima di affettuosa letizia che lei aveva saputo creare con costante
disponibilità e comprensione. Ognuno di noi sa cosa significhi
la perdita di questa cara sorella, ognuno di noi gli testimoni
allora il proprio affetto, la propria stima, la propria riconoscenza
attraverso le opere che lei avrebbe gradito che avrebbe voluto
realizzare fermandosi ancora un poco con noi, certi come siamo
che il suo spirito è tra noi e che lo possiamo in ogni
momento invocare, perché nuovamente ci guidi.
La Conferenza San Vincenzo di Vimercate
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MOVlMENTO TERZA ETA’
"IL GIUBILEO DEGLI ANZIANI"
"Anziani, una risorsa per la società"
- "Spetta a voi la missione di testimoniare i valori autentici"
- " Voi fate concorrenza ai giovani".
Sono queste alcune frasi caratteristiche che il Papa ha detto
domenica 17 settembre agli oltre sessantamila anziani in Piazza
S. Pietro per celebrare il loro Giubileo.
Spettacolo bellissimo quelle bandiere, fazzoletti, cappellini
colorati, canti ed applausi, tanto che il Papa scherzando disse:..
"fate concorrenza ai giovani".
Nel suo discorso ha sottolineato come la Chiesa è impegnata
"a favorire la realizzazione di un contesto umano, sociale
e spirituale in seno al quale ogni persona possa vivere pienamente
e degnamente questa tappa importante della propria vita. Si può
fare ancora molto per prendere maggiore consapevolezza delle esigenze
degli anziani facendo in modo "che la loro dignità
di persone sia sempre e comunque rispettata e valorizzata"
e questo non come una pura mera concessione da parte della società
agli anziani, ma "proprio in quanto persone della terza età
- dice il Papa – voi avete un contributo specifico da offrire
per lo sviluppo di un’autentica cultura della vita, testimoniando
che ogni momento dell’esistenza è un dono di Dio ed ogni
stagione della vita umana ha le sue specifiche ricchezze da mettere
a disposizione di tutti". "La Chiesa ha bisogno di Voi!"
Ma subito si corregge e dice "di Noi" – ma anche la
società civile ha bisogno di voi! Così un mese fa
ho detto ai giovani e così dico oggi a voi anziani, a noi
anziani: la Chiesa ha bisogno di voi!" Il Papa ha poi un
pensiero particolare per gli ammalati, le persone sole e in difficoltà
"il mio pensiero si rivolge anche a tutte quelle persone
anziane, sole o ammalate, che non hanno potuto muoversi da casa;
e a quanti si trovano in condizioni precarie o di particolare
difficoltà, assicuro la mia cordiale vicinanza ed il mio
ricordo nella preghiera". Il Giubileo degli Anziani si è
concluso con la recita dell’Angelus, ma di fronte agli applausi
e alle grida festose il Papa ha replicato: "gli anziani fanno
a gara con i giovani" e invita ancora una volta gli anziani
"a vedere anche nella terza età una chiamata a cooperare
generosamente al disegno d’amore di Dio".
E prima di passare, molto lentamente, tra la folla a bordo della
camionetta bianca, ha aggiunto: "desidero ancora una volta
salutare ognuno di voi, carissimi anziani, e con voi rendere grazie
a Dio, che ci ha concesso di giungere all’anno 2000 e di celebrare
il Grande Giubileo".
E’ in questo spirito che anche noi del Decanato di Vimercate ci
siamo uniti a tutti gli anziani del mondo convenuti a Roma in
unione con il Papa e abbiamo celebrato il nostro Giubileo nel
nostro Santuario. La S. Messa, alle ore 15,30, è stata
presieduta da Don Giuseppe, il nostro Prevosto, da Don Gianni,
il nostro Assistente, e da Don Biagio, parroco di Ruginello.
Noi come Movimento Terza Età ringraziamo il Signore che
ci ha dato ancora una volta la possibilità di sperimentare
quanto è bello vivere insieme uniti dall’Amore del Padre
che ci rende sempre più consapevoli del nostro impegno
nella Comunità Parrocchiale.
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