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PAROLA AMICA - DICEMBRE 2000:

Il tema: Cristiani e Islamici

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SOMMARIO


La parola del parroco: "Non temete!"

Il nido del gabbiano

Giubileo dei migranti

Chierichetti a Roma

Collaborazione scuola e famiglia

Vita di oratorio

Consiglio pastorale

Azione Cattolica

Campagna abbonamenti

Il tema: Cristiani e Islamici

Santiago Marchini

Movimento Terza Età

S. Vincenzo

 

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La parola del parroco
"NON TEMETE!"


copertina dicembreCarissimi Parrocchiani.
stiamo vivendo l’ultimo mese del Grande Giubileo del 2000, veramente straordinario non solo perché ha segnato il passaggio dal Secondo al Terzo Millennio ma anche perché tanta risonanza ha avuto e sta avendo in tutta la Chiesa, nelle comunità cristiane e nelle coscienze dei singoli fedeli.
Il Giubileo ha fortemente ricondotto la nostra attenzione all’amore misericordioso di Dio, che si è rivelato a noi nell’evento meraviglioso della Nascita, Morte e Risurrezione di Gesù. La nascita del Signore a Betlemme è stata accompagnata da queste parole rivolte dall’Angelo ai Pastori: "Non temete! Ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore" (Lc. 2, 10s.).
Proprio questo momento del Natale e queste parole ho voluto riprodurre sul frontespizio della pagellina che lasciamo quest’anno in ogni famiglia in occasione della benedizione natalizia, mentre all’interno ho voluto riportare le parole del Papa che attualizzano per noi quelle dell’Angelo: "Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo e lasciate che Egli entri nei vostri cuori".
L’esortazione dell’Angelo ("Non temete") e poi quella del Papa ) ("Non abbiate paura") sembrano rivolgersi proprio allo stato d’animo di preoccupazione e di timore che caratterizza questi anni sia nella società civile, sia nella Chiesa, sia nelle famiglie: nella società civile per la globalizzazione ingovernabile dell’economia, la precarietà del lavoro, la diffusione dell’inquinamento e delle malattie, la pressione dei flussi migratori, la minaccia della malavita e del terrorismo; nella Chiesa per il perdurare delle divisioni, il calo delle vocazioni, il difficile confronto con l’islamismo, la diffusione del materialismo pratico; nelle famiglie per la fragilità dei matrimoni, la ritardata responsabilizzazione dei figli, la difficile trasmissione della fede e dei valori alle nuove generazioni.
Ma se noi riflettiamo bene sul significato e sulle modalità dell’Incarnazione del Figlio di Dio, vediamo che il Natale è proprio destinato a togliere timori e paure dai nostri cuori, in primo luogo proprio per il significato del "farsi uomo" da parte del Figlio di Dio: facendosi "Figlio dell’uomo" (così Gesù chiamava se stesso) Dio è entrato pienamente nella nostra condizione e nella nostra storia, fino ad assumere su di sé le conseguenze del peccato, fino a provare la tentazione (non il peccato) e la morte, ma vincendo il peccato e la morte con la sua obbedienza amorosa e la sua risurrezione.
E anche mote modalità di incertezza e di pericolo, che sono presenti nella nascita e nell’infanzia di Gesù, ci fanno capire che proprio attraverso di esse Gesù ha voluto dirci: "Non temete! Non abbiate paura!". Vi voglio ricordare i tanti momenti di incertezza e di pericolo che caratterizzano i racconti dell’infanzia di Gesù nei vangeli di Luca e di Matteo: il concepimento di Gesù pone Maria in una situazione di oscurità e produce una grave incertezza nel suo promesso sposo Giuseppe: queste situazioni ci richiamano tante incertezze che accompagnano i matrimoni di oggi. Gesù poi è nato lontano dalla modesta abitazione di Nazaret e addirittura fu deposto "in una mangiatoia perché non c’era posto per loro nell’albergo" (Lc. 2,7), condividendo così la precarietà di tanti profughi e emigrati. Sul bambino Gesù poi si scatenano la gelosia e la persecuzione di Erode, che costringono la Sacra Famiglia alla fuga precipitosa in Egitto, dove soggiorna qualche tempo come esule in una sistemazione senza dubbio precaria, così come precaria è la situazione di tante famiglie oggi costrette alla fuga e all’esilio. Infine anche l’adolescenza di Gesù è caratterizzata da un episodio di smarrimento, almeno da parte dei genitori, e di relativa incomprensione con loro: "Perché mi cercavate?" (Lc. 2,49). E questo ci ricorda il dialogo anche oggi difficile tra genitori e figli.
Questi richiami alle esperienze di Maria e Giuseppe e dello stesso Gesù, ci dicono che facendosi uomo egli ha condiviso anche tutte le nostre situazioni di incertezza e di timore e ci invitano a rivolgere anche noi attenzione, oggi, alle situazioni di sofferenza e di timore che toccano i nostri fratelli. Ve ne voglio ricordare due in particolare, che sono sotto i nostri occhi in questi mesi.
La prima è quella dei lavoratori della Dana (ex SIGE) e della Barbour-Campbell (ex Industria Filati): le attuali proprietà, al fine di "razionalizzare" le rispettive strutture per "ottimizzare" i bilanci, hanno avviato il trasferimento delle rispettive attività in altre regioni dove possono godere di maggiori incentivi pubblici o possono trovare mano d’opera a minor costo, esponendo così alla disoccupazione circa 150 nostri fratelli e sorelle e mettendo in grave preoccupazione le loro famiglie.
La seconda situazione di sofferenza è quella di immigrati che sono in regola con il permesso di soggiorno e svolgono un lavoro regolare e a volte duro (quei lavori che gli italiani non fanno più), ma non trovano un’abitazione da affittare, a causa delle preclusioni poste nei loro confronti da agenzie immobiliari e proprietari, e pertanto sono costretti a sistemazioni precarie o abusive e non possono effettuare il ricongiungimento con le loro famiglie.
Queste situazioni sono state illustrate nel merito specifico con due volantini rispettivamente dalla Commissione Decanale Pastorale del Lavoro e dalle Caritas Parrocchiali di Vimercate. Esse chiamano alla loro particolare responsabilità le Direzioni Aziendali e i Proprietari di abitazioni sfitte, perché nelle loro scelte tengano conto anche della situazione umana e familiare delle persone coinvolte in queste vicende e non si ispirino solo ai criteri, sia ppure legittimi, di redditività e di garantismo.
Ma queste situazioni chiamano anche tutti noi, personalmente e come comunità, ad avere presenti queste sofferenze sia nella nostra preghiera, sia nelle nostre valutazioni sociali, sia nella ripartizione delle prossime nostre spese natalizie, sia infine nel sostegno personale e parrocchiale alle iniziative di aiuto diretto e anche di riequilibrio sociale e internazionale, quali le iniziative per il commercio "equo-solidale" e per il condono del debito estero dei paesi poveri. Queste ultime iniziative le stiamo proponendo in queste settimane di Avvento e specialmente nei giorni 2-3 dicembre. Confidiamo che il mistero natalizio richiami la nostra attenzione non solo sui disagi che Gesù ha sofferto facendosi uomo 2000 anni fa, ma anche su quelli che egli soffre negli uomini e nelle donne di oggi (cfr. Mt. 25, 31-46).
Con questi sentimenti auguro a tutti voi, carissimi Parrocchiani, insieme ai vostri Cari, Buon Natale. Vostro
Don Giuseppe


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IL NIDO DEL GABBIANO

L’approssimarsi del Natale è per il mondo librario sinonimo di affollamento. Non tanto, o meglio, non solo, affollamento di clienti, che tutti auspichiamo, ma in primo luogo affollamento di titoli pubblicati. Le librerie sono invase da una moltitudine di novità e diventa difficoltoso per chi vuole scegliere un libro, per la lettura personale o da regalare, riuscire a raccapezzarsi. Cercheremo di fornire qui di seguito un piccolo aiuto a quanti intendono comunque soffermare la propria attenzione sulla lettura.

Per chi vuole riflettere ma non troppo
Roberta Russo - La leggenda dei Magi sapienti e della stella che li portò lontano - Gribaudi L. 12.000.
Il racconto dei Re magi e di re Erode viene rivissuto in un agile volumetto che può essere proposto anche per i lettori più giovani e per quelli meno esigenti. Il tema è quello poetico della fiaba, ed il racconto conduce, soavemente, alla grotta di Betlemme.

AAVV - Qua la mano Don Camillo - Ancora L. 28.000.
Dopo il successo di "Don Camillo il vangelo dei semplici" viene riproposta la fortunata formula dei racconti di Giovannino Guareschi commentati da autori contemporanei. Così Giorgio Torelli, Michele Brambilla, Alessandro Maggiolini rileggono con noi altri 14 racconti, mettendo in luce non solo l’umorismo e la grande umanità dell’autore, ma in particolare la sua capacità di trasmettere, attraverso la narrazione, il sapore del Vangelo.

Per chi vuol rilassarsi man non troppo
Giuseppe Pontiggia - Nata due volte - Arnoldo Mondadori L. 29.000.
Un romanzo straordinario dove si racconta "il rapporto di un padre con il figlio disabile, la stupidità e l’incubo di una vana ricerca della normalità. I bambini disabili nascono due volte: la prima li vede impreparati al mondo, la seconda è una rinascita affidata all’amore ed alla intelligenza degli altri".

Rino Cammilleri - Sherlock Holmes e il misterioso caso di Ippolito Nievo - San Paolo L. 32.000.
L’autore, solo omonimo del ben più noto Andrea, ma già apprezzato per molte sue precedenti opere, ci regala con questo romanzo pagine ricche di suspense, divertimento, humour, riflessione e fantasia.
Questa rivisitazione di Conan Boyle è davvero originale e fa emergere anche un profilo interiore di Serlock Holmes, un agnostico inquieto alla ricerca inconscia di una verità trascendente.

Per chi desidera avvicinarsi al testo biblico
Carlo Maria Martini - La pratica del testo biblico - Piemme - L. 34.000.
Questa nuova raccolta di meditazioni su pagine bibliche, accostate secondo il metodo della lectio divina, risponde all’esigenza, primaria per il Cardinale di Milano, di rilanciare l’utilizzo del testo biblico per una riflessione che sfoci in preghiera ed in atti concreti di vita. Traspare sempre, oltre al metodo di analisi, la passione per i testi biblici e l’originalità dei commenti.

John J. Pilch - Il sapore della parola - Ancora L. 52.000.
Il sottotitolo di questo libro recita: "Lessico della vita quotidiana nella Bibbia". Si tratta in effetti di un dizionario che attraverso una trentina di voci disegna un profilo della cultura in cui sono stati immersi gli uomini e le donne della Bibbia e, quindi, lo stesso Gesù. Un testo impegnativo che rappresenta un valido aiuto alla conoscenza del retroterra storico e culturale del Libro dei libri.

Michael Hesemann - Titulus Crucis - San Paolo - L. 42.000.
Questa indagine storica sulla tavoletta conservata a Roma nella basilica Santa Croce in Gerusalemme rappresenta un appassionante modo per ripercorrere la Passione di Gesù. Veniamo così proiettati in prima persona nell’epoca della Crocifissione, ne riviviamo gli attimi salienti attraverso l’evolversi delle situazioni ed i diversi protagonisti. Un excursus storico e scientifico di grande impatto emotivo che ripropone, oltre la tesi dell’autore, l’incontro sempre commovente con l’Uomo della croce.

Per la notte di Natale
Franco Signoracci - La notte più bella - Paoline L. 28.000.
La confezione che racchiude questo libro per bambini toglie agli acquirenti il piacere di cogliere l’originalità con cui l’autore si avvicina alla Notte Santa.
La costruzione di questo libro e la prosa semplice ne fanno invece un ottimo strumento per rivivere, anche con i lettori più piccoli, l’attesa della Nascita di Gesù.

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28 OTTOBRE: GIUBILEO DEL MIGRANTE

Così ci ha scritto Monica, una bella signora della Costa d’Avorio: "Sabato 28 Ottobre 2000 sono stata invitata con la mia famiglia a partecipare al Giubileo del Migrante al Santuario della Madonna di Caravaggio. Sono stata molto felice perché è stata un’occasione di incontro con altri e un momento di preghiera. Ringrazio quindi gli organizzatori e la Parrocchia che ci hanno invitati a questa festa, durante la quale il momento più bello è stata la benedizione che abbiamo ricevuto dal Card. Martini".

Il saluto del Prevosto e via. Anche da Vimercate il 28 Ottobre è partito un pullman di extracomunitari per partecipare alla festa del Giubileo a Caravaggio. L’Africa, l’Asia, l’America latina e l’Europa erano tutte rappresentate. Qualche accompagnatrice vigile, due parole sul Santuario e su che cosa andremo a fare, tanta voglia di stare insieme, non poca curiosità, il morso della fame per chi non aveva fatto in tempo a pranzare. Poi la dispersione tra i compatrioti extracomunitari provenienti dalla altre zone lombarde. Si scambiano notizie sulla propria storia, ci si esercita nel canto e nei passi di danza, un altoparlante non smette per tutto il tempo di indicare che cosa dobbiamo fare. Finalmente la processione e poi la Messa, e la preghiera è accompagnata da passi di danza e da musiche e canti che inebriano. La concelebrazione di molti Vescovi lombardi ha il suo punto forte nell’omelia del Card. Martini: "La festa del Giubileo non sopisce le sofferenze e i problemi. Al di là dei sospetti, delle paure e delle inadempienze, ricordiamoci che l’esodo non ha suonato mai la disfatta senza speranza di nessun popolo. E poi l’accoglienza e l’ospitalità sono un’occasione per accogliere in casa il Signore: - Ero straniero e mi avete ospitato. - Teniamo accese le lampade per ricevere lo Sposo con tutti gli onori che si merita". E intanto che il Cardinale parla ci sentiamo schiacciati dai suoi pensieri. Quante volte abbiamo rifiutato un ospite, quante volte abbiamo detto che non avevamo tempo e che avevamo già troppo da fare, quante volte abbiamo detto che sono gli altri che non fanno nulla, quante volte siamo stati felici da soli, e quante volte abbiamo avuto paura... Ecco, non avevamo acceso la lucerna, e avevamo dimenticato che lo Sposo poteva arrivare. E il Card. Martini continua: "Apriamo le nostre case, le nostre Parrocchie, i nostri Oratori...", parole forti che pesano come un macigno sulle nostre coscienze.Sono passati solo due giomi; lunedì 30 Ottobre, sotto il diluvio d’acqua, si presenta una forestiera e le mani fragili accendono una piccola lucerna.

Attilio e Pinuccia

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I CHIERICHETTI A ROMA

chierichetti a RomaAbbiamo dovuto viaggiare tutta la notte per poter vedere i primi raggi del sole posarsi sulla facciata della basilica di san Pietro, la mattina del 4 novembre scorso. Anche l’aria frizzante e il cielo azzurrissimo promettevano una giornata indimenticabile.
Ed in effetti abbiamo potuto partecipare alla "prima volta" di una celebrazione liturgica in rito ambrosiano in Piazza san Pietro. La messa presieduta dal Cardinal Martini e concelebrata da centinaia di sacerdoti della diocesi di Milano, è stata il momento centrale del pellegrinaggio giubilare diocesano, a cui ha partecipato anche un gruppetto di nostri parrocchiani.
Del gruppo chierichetti eravamo in otto e abbiamo viaggiato insieme ai sei del gruppo di Velasca. Sembravamo una gocciolina nell’acqua di uno stuolo di quasi 4000 ministranti che hanno portato il loro entusiasmo e la loro vitalità, ma anche la loro grande attenzione e partecipazione ad una celebrazione ricca di canti e di segni tradizionali propri della nostra liturgia.
Per noi, poi è stata grande la gioia di poter incontrare da vicino il Papa, giunto sul sagrato al termine della messa per pregare con l’Angelus: l’emozione di aver visto Pietro, il pastore della chiesa universale e di aver ascoltato la sua parola, rimarrà a lungo nel nostro cuore!

Il gruppo chierichetti

LA COLLABORAZIONE SCUOLA - FAMIGLIA

Lunedì 13 novembre nel salone del centro Paolo Sesto una ventina di genitori hanno sfidato Ie intemperie e preferito l’impegno in prima persona rispetto alla visione del padre Pio televisivo.
La serata ha visto la presenza di una coppia di coniugi Claudio e Angelica Ledda, impegnati nel consiglio nazionale dell’Associazione Genitori. I due relatori hanno coinvolto i partecipanti in alcune esperienze svolte in varie scuole d’Italia con il sostegno dell’A.Ge.
In particolare sono stati presentati alcuni interessanti progetti di collaborazione nella scuola tra la componente insegnanti e i genitori degli alunni, che hanno portato talvolta a risultati insperati.
Il piccolo uditorio ha partecipato attivamente segnalando alcune difficoltà che incontrano spesso i genitori impegnati nell’ambito scolastico e in particolare l’atteggiamento di delega che troppo spesso le famiglie assumono.
La pastorale scolastica intende dare sostegno a chi prova ad avvicinarsi al mondo della scuola con la voglia di partecipazione, e l’Associazione Genitori potrebbe costituire una risorsa interessante per questo impegno.

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LE DOMENICHE-INSIEME IN ORATORIO

domeniche insiemeCon l’Avvento riprende la proposta delle "domeniche-insieme", iniziativa felice ed ormai collaudata rivolta ai ragazzi ed ai genitori della catechesi delle elementari e delle medie.
Fin dagli inizi di settembre, con la grande festa di apertura degli oratori, alla domenica pomeriggio in oratorio fervono le attività: quest’anno ragazzi e ragazze insieme al Centro Giovanile per un pomeriggio ricco di incontri, di amicizia, di giochi, di preghiera, di lab-oratori manuali. La collaborazione stretta e cordiale tra il sacerdote assistente degli Oratori, le Suore Canossiane, gli animatori del CGCR, le animatrici dell’OFMI, i giovani genitori del gruppo sposi... sta dando i suoi frutti migliori e promettenti: domeniche allegre, vivaci, ben organizzate, gestite con responsabilità, frequentate da molti ragazzi... in un clima simpatico di distensione e positività collaborativa. Abbiamo chiamato quest’anno l’impegnativo e laborioso progetto della domenica insieme unificata "G.A.O.D." (gruppo animazione oratorio domenicale): un prete, due suore, una cinquantina di giovani, una ventina di genitori al servizio dell’animazione e dell’educazione dei ragazzi delle elementari e delle medie in oratorio domenica pomeriggio. Per una domenica realmente ‘’alternativa’’, cristiana: con la partecipatissima e vivace S. Messa dei ragazzi e dei giovani alle ore 10.00 al Centro Giovanile e con un pomeriggio ben animato ed organizzato. Che commozione e che consoIazione osservare la cappella del Centro Giovanile bella piena e stipata anche per la preghiera pomeridiana del pomeriggio alle 16.00 ed il seguente brulicare di ragazzi-animatori-genitori per i simpatici lab-oratori manuali che seguono!

L’impresslone è che la "grande macchina dell’oratorio" si sia rimessa potentemente in gioco, grazie alla complicità ed alla sinergia di molte collaborazioni: sulla potenza promettente della sua dinamica vivace potremo contare, per frutti ancor più fecondi. Soprattutto si dovrà trovare la strada giusta da imboccare per coinvolgere attivanente altri ado!escenti e giovani alla vita dell’oratorio e per rilanciare la centralità della formazione interiore e spirituale, l’importanza reale e partecipata dei momenti di catechesi, di preghiera, di ascolto del Vangelo.

In questa ordinarietà già molto ricca e ben avviata, all’interno di un più complesso e completo progetto educativo attuale di pastorale giovanìle, si colloca anche la proposta straordinaria delle domeniche-insieme: ogni domenica a turno un gruppo della catechesi vive una domenica intera in oratorio: alle 9.30 il ritrovo in aula magna con le catechiste e gli animatori/animatrici, portando il pranzo al sacco, alle 10.00 la S. Messa; segue un momento di gioco libero, alle 11.30 la catechesi tenuta dal seminarista Luca; la ripresa a gruppi nelle aulette con la propria catechista. Alle 12.30 il pranzo comunitario al sacco in bar, con del gioco libero. Alle 14.00 una catechesi di don Vittorio sull’appuntamento importante dell’anno (prima confessione, prima comunione, rinnova promesse battesimali, cresima, itinerario sulle beatitudini, pellegrinaggio a Roma, professione di fede). Alle 15.00 il grande giocone per i ragazzi condotto dagli animatori e l’incontro per i genitori con la riflessione di una catechista, di don Vittorio, di Madre Maria. In cappella alle 16.00 una breve preghiera. Seguono a conclusione della giornata i lab-oratori. Alle 17.00 stanchi e contenti termina la domenica-insieme, con l’invito a partecipare tutte le domeniche pomeriggio alle attività oratoriane ordinarie.

L’insieme impegnativo degli ingredienti (Messa, catechesi, lavoro a gruppo, preghiera, pranzo comunitario, gioco libero, gioco organizzato, lavoretti manuali) fa della domenica-insieme una proposta bella, ben riuscita, promettente: grazie soprattutto alla collaborazione dei molti soggetti educativi coinvolti ed alla partecipazione numerosa dei ragazzi e dei genitori. Il momento settimanale della catechesi, la S. Messa festiva, le attività ordinarie oratoriane possono così godere di una proposta in più per completare ed aumentare la propria efficacia educativa.

Il calendario di quest’anno prevede i seguenti appuntamenti:
• III elementare, domenica 19 novembre
• IV elementare, domenica 26 novembre
• V elementare, domenica 3 dicembre
• I media, domenica 10 dicembre
• II-III media, domenica 17 dicembre

Dal 18 al 24 dicembre poi alle ore 17.00 in Santuario tutti i giorni la Novena del Santo Natale per i ragazzi e le ragazze delle elementari e delle medie.
A tutti i diretti interessati (ragazzi e genitori) l’invito a dare grande stima e fiducia a questa grande passione educativa, a questo grande sforzo orgnizzativo degli Oratori, partecipando volentieri e lasciandosi coinvolgere volentieri; agli animatori, educatori, giovani sposi, baristi il nostro grande ringraziamento e l’incoraggiamento a continuare appassionati; a tutti coloro che guardano dalla finestra la vita degli oratori la richiesta di seguirci con amicizia, con stima, con l’incoraggiamento, il sostegno, la preghiera.

don Vittorio

I SABATI SERA DEL CENTRO GIOVANILE

Tra le proposte aggregative del nostro Oratorio, nell’attuale mutato panorama della vita e delle abitudini giovanili del sabato sera e notte, anche quest’anno continuiamo e miglioriamo la proposta dei SABATI SERA DEL CENTRO GIOVANILE: tutti i sabati sera dalle ore 19.00 alle ore 23.30 il bar del Centro Giovanile è aperto per il ritrovo di adolescenti, 18enni e giovani che lo volessero. L’ambiente tra l’altro è assistito dalla presenza dei baristi di turno e dal seminarista Luca.

Tre sono le proposte che si alternano per l’animazione del sabato sera: 1) le pizzate dei vari gruppi oratoriani; 2) le serate di teatro o di recitazione organizzate dall’oratorio in collaborazione con la compagnia teatrale di Vimercate (collaborazione che sostituisce ed evolve la precedenza e lodevole esperienza dell’oracolo) o da altre realtà di animazione presenti sul territorio; 3) gli incontri mensili delle giovani famiglie, ragazzi e genitori insieme.

Per quanto riguarda le pizzate. A turno ogni gruppo oratoriano si ritrova alle ore 19.00 nel bar dell’oratorio per mangiare insieme una pizza e per passare una serrata tranquilla di gioco, di incontro, di dialogo, di amicizia. Si creano occasioni belle di incontro sereno e disteso tra gli animatori, gli educatori e i genitori e le famiglie dei nostri ragazzi della catechesi. Ogni educatore e catechista oggi sente questo problema serio: del dialogo, dell’incontro con i genitori dei propri ragazzi. Anche queste pizzate sono occasioni semplici da non perdere!

Per quanto riguarda gli incontri delle "giovani coppie", si tratta di un incontro al mese: ritrovo ore 20.45 al Centro Giovanile, figli e genitori insieme; una breve preghiera tutti insieme, cantando. Poi i "piccoli" giocano con gli animatori e i "grandi" si ritrovano a riflettere con don Vittorio, guidati da una pagina evangelica riletta ed interpretata in chiave sponsale-familiare-educativa; seguono gruppi informali di dialogo, di discussione, di confronto, di preghiera, ed occasioni di silenzio o di dialogo tra sposi (ciascuno sceglie a secondo dei suoi bisogni in quel momento). Al termine una preghiera con i figli ed un simpatico, dolce, cordiale rinfresco per tutti. Le coppie ad oggi iscritte al cammino sono oltre quaranta ed il clima che si crea è sempre molto cordiale, familiare, costruttivo. Nel mese di giugno una gita di un giorno e in settembre un pellegrinaggio di tre giomi. Tutti, sempre sono invitati a partecipare: il gruppo "giovani coppie" è e deve sempre più essere un gruppo aperto, irraggiante, coinvolgente!

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AGGIORNAMENTO SULL’ATTIVITA’
DEL CONSIGLIO PASTORALE

Durante lo scorso anno sociale il consiglio ha lavorato inizialmente per preparare le iniziative legate all’imminenza dell’anno giubilare, proponendo per prima cosa degli incontri di preparazione sul significato del Giubileo e poi il grande pellegrinaggio decanale a Monza. Prima della pausa estiva il consiglio ha preso due decisioni rilevanti; anzitutto l’approvazione definitiva dei lavori di ristrutturazione del Centro S. Stefano che diventerà la sede e punto di riferimento per le attività di alcune associazioni e gruppi che gravitano nell’ambito parrocchiale e che operano nel campo della caritativa. (es. Ie ACLI, la CARITAS parrocchiale, il CAV, il CONSULTORIO ecc. ecc.). L’ultima decisione in ordine di tempo ma non di importanza è stata presa nella seduta del mese di giugno e riguarda le attività oratoriane domenicali. Si è ritenuto opportuno unificare tali attività presso il Centro Giovanile, pur mantenendo separate le attività dei piccoli da quelle degli adolescenti; tale decisione sarà comunque verificata al termine dell’anno in corso.
La prima seduta del nuovo anno sociale è stata dedicata ad approfondire il tema del debito dei paesi più poveri del mondo verso i paesi industrializzati. La relazione iniziale di Don Ambrogio ha aiutato i membri del consiglio a rendersi conto delle cause che hanno generato la situazione di dipendenza economica di questi paesi, che non riescono a destinare le proprie risorse allo sviluppo, dovendo rimborsare tali debiti che, d’altra parte hanno raggiunto dimensioni tali da renderne impossibile la restituzione totale. Non bisogna però ignorare che questa situazione è stata provocata anche dalla mala gestione e dalla corruzione che caratterizzano i governi di tali paesi. La proposta elaborata dalla Conferenza Episcopale Italiana tiene conto di tutti questi fattori; infatti, pur mirando ad una sensibile riduzione, se non stralcio completo, di tali debiti, prevede che i paesi beneficiati siano vincolati a destinare le risorse "risparmiate" a progetti di sviluppo a beneficio della società. Tutto questo sotto il controllo di un comitato formato da rappresentanti della chiesa locale, di organizzazioni missionarie e di organizzazione non governative. La presenza durante la seduta di Cerizza Barbara, rappresentante della Banca Etica, ha ulteriormente allargato l’orizzonte sottolineando che questa situazione di sperequazione affonda le proprie radici anche nel nostro stile di vita, eccessivamente consumistico. Ed ecco allora le proposte della Banca Etica, il bilancio di giustizia ed i fondi etici.
Le prossime sedute del consiglio pastorale affronteranno i seguenti temi: essere comunità nella nostra parrocchia, la vita quotidiana delle famiglie (tematica che tutta la Diocesi di Milano è invitata ad approfondire), la promozione del Centro di Ascolto locale, e la preparazione degli operatori pastorali per adulti.

Luciana

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Giornata dell’adesione
all’Azione cattolica (AC)

8 dicembre 2000
• Benedizione tessere associative durante la S. Messa delle ore 8.30 in Santuario.
• Dopo la S. Messa incontro conviviale presso il Centro "Paolo VI"; saranno distribuite le tessere benedette ed il sussidio, che ci accompagnerà nelle nostre riflessioni durante gli incontri mensili per l’anno 2001.
Tutti i soci sono invitati ad intervenire.

Presentazione dell’AC
L’appartenenza all’AC è una possibilità per vivere meglio il proprio essere cristiani, è un "dono" che sostiene il cammino delle persone. Per sperimentare a pieno tutto questo è necessario vivere una vita dell’associazione, camminare insieme con gli altri, sentirsi adulti uniti da vincoli profondi, espressi anche dall’adesione.
Siamo consapevoli che la "vita spirituale" è "vita secondo lo Spirito": non quindi un aspetto parziale delle nostre scelte, ma il "cuore" capace di sostenere nell’esperienza quotidiana la fedeltà al Vangelo. E’ questo il cuore d’ogni presenza cristiana nella storia, capaci di sostenere gesti clamorosi e un’umile fedeltà nel quotidiano. Aiutarsi ad incarnare la fede nelle scelte quotidiane della vita.
Dobbiamo ritrovare gli ambiti opportuni per confrontarci sulle realtà che maggiormente c’interpellano: la vita familiare, il lavoro, l’uso dei beni, l’uso del tempo.
Una particolare attenzione andrebbe posta alle scelte di carità e d’attenzione al fratello, cercando forme di collaborazione, capaci di valorizzare le rispettive capacità, con la Caritas.
Valorizzare alcuni momenti di silenzio e di preghiera come occasioni per un ascolto personale e comunitario della Parola di Dio, che diventi capace di modellare le nostre scelte e di evidenziare i passi di conversione.
L’AC si pone a servizio della crescita dell’intera comunità cristiana, offrendo il proprio contributo, utile ma espressivo, affinché le nostre parrocchie siano davvero "liete, libere, contagiose, anima della società".
Siamo convinti che tutto questo passi attraverso la valorizzazione delle figure ecclesiali, in particolare promovendo un’efficace presenza dei laici, nella logica della corresponsabilità.
L’Arcivescovo chiede agli adulti d’AC d’essere segno visibile della possibilità anche oggi di vivere con integrità il Vangelo. Inoltre, invita ad essere "persone impegnate con generosità e tensione per il bene comune, nella vita politica; lavoratori attenti ai diritti di tutti, specie dei più deboli; cittadini tesi a costruire comunità accoglienti, capaci di promuovere la vita in tutte le sue dimensioni; uomini e donne che non si rassegnano mai di fronte all’ingiustizia ed alla sopraffazione".

Itinerario formativo
L’AC propone diversi itinerari in grado di venire incontro a situazioni ed esigenze varie per aiutare a percorrere un cammino, che sia vera sintesi tra fede e vita.
Come strumenti cui riferirsi per gli itinerari formativi quest’anno sono stati proposti:

per il Settore Adulti

– "Adulti si diventa. Sei parole per i laici cristiani del terzo millennio".
– "Annunciare gioia, novità, speranza. Itinerario formativo per la terza età alla luce della lettera agli anziani di Giovanni Paolo II".
– "Perché ne seguiamo le orme", appunti per una "regola" di vita dell’adulto d’Azione Cattolica. per il Settore Giovani.
– "Il fuoco sulla terra. Amare la Chiesa tutta, servirla qui e adesso". (20-30enni)
– Presentazione di tre personaggi - Bachelet, Lazzati e Frassati - che hanno saputo vivere con saggezza, nascosta nei tre valori Associativi: preghiera, condivisione e servizio. (per 18 e l9enni).

Il recapito dell’Azione Cattolica di Vimercate si trova presso la Segreteria Parrocchiale. Qui è possibile fare la propria iscrizione all‘Associazione Parrocchiale d ‘AC ed avere il programma della vita associativa.


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Parola Amica:
Campagna abbonamenti 2001

Il nostro periodico parrocchiale ci ha accompagnati da un millennio all’altro, e vorremmo che si diffondesse sempre più diventando in maniera via via più creativa strumento di conoscenza delle attività della parrocchia, di condivisione di ideali e di comunione fra i gruppi e fra tutti i fedeli.
La redazione è attenta ai suggerimenti e consigli che ciascuno di voi potrà offrire per migliorarci sempre più, e disposta ad accogliere anche nuove collaborazioni.
Speriamo anche che la diffusione del bollettino non diminuisca, ma si incrementi specialmente tra le famiglie giovani, per questo proponiamo a tutti gli abbonati di far conoscere il bollettino a nuove famiglie che conoscete, oppure di offrire la possibilità di riceverlo per nuove famiglie sottoscrivendo un "abbonamento promozionale", che in pratica equivale a pagare due copie anziché una. La prima la riceverete personalmente e la seconda sarà fatta pervenire o a un prete vimercatese che svolge altrove il suo ministero, o a una nuova famiglia della nostra parrocchia al fine di proporle l’abbonamento a partire dal prossimo anno, o a chi vorrete indicare voi ed in questo modo farete certamente un regalo intelligente e gradito a persone a voi care.
Anche per quest’anno il prezzo di diffusione del giornale parrocchiale resta comunque invariato:

Lire 25.000 ABBONAMENTO ORDlNARIO
Lire 50.000 ABBONAMENTO PROMOZIONALE (Una copia per sé, e una offerta ad un’altra persona)

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Il tema:
Cristiani e islamici in Italia

Alzi la mano chi non ha avuto nessuna occasione di parlare o di sentire parlare di questa tematica nei mesi scorsi. La pioggia di reazioni alla recente nota pastorale del cardinale Giacomo Biffi, mentre scrivo è diventata ormai un alluvione e non accenna a finire; segno che più di un’esternazione si è trattato. Preti e politici, dottori e gente comune, tutti hanno la loro da dire; noi non intendiamo aggiungere un’altra opinione, ma ci limitiamo ad offrire qualche strumento per farsene una corretta, anzitutto leggendo quanto è stato dal pastore della chiesa di Bologna e mettendolo in parallelo con un intervento del Cardinal Carlo Maria Martini, vecchio di dieci anni, ma ristampato per l’occasione sui nostri settimanali diocesani (potete trovarlo anche nel sito internet della diocesi di Milano), dopo che l’Arcivescovo in una nutrita assemblea di preti ha dichiarato che c’è una certa consonanza di contenuti tra i due interventi.

Il cardinale Giacomo Biffi nella sua Nota Pastorale "La città di san Petronio nel terzo millennio", dedica non più di tre paginette al tema dell’immigrazione, rivolgendosi anzitutto ai cattolici ricordando che sono loro doveri statutari l’annuncio del vangelo e l’esercizio della carità. Aggiunge poi una "considerazione generale" rivolta allo Stato italiano.

Riportiamo queste sezioni:

L’annuncio dei Vangelo

38. Deve essere ben chiaro che non è di per sé compito della Chiesa come tale risolvere ogni problema sociale che la storia di volta in volta ci presenta. Le nostre comunità e i nostri fedeli non devono perciò nutrire complessi di colpa a causa delle emergenze imperiose che essi con loro forze non riescono ad affrontare. Sarebbe un implicito, ma comunque grave e intollerabile "integralismo" il credere che le aggregazioni ecclesiali possano essere responsabilizzate di tutto. Compito nostro inderogabile è invece l’annuncio del Vangelo e l’osservanza dei comandi dell’amore.

39. Prima di tutto l’annuncio del Vangelo. Dovere statutario della Chiesa Cattolica, e in essa di ogni battezzato, è di far conoscere a tutti esplicitamente Gesù di Nazaret, il Figlio di Dio morto per noi e risorto, oggi vivo e Signore dell’universo, unico Salvatore dell’umanità intera.
Tale missione può essere efficacemente coadiuvata, ma non può essere in alcun modo surrogata da qualsivoglia attività assistenziale. Essa suppone la nostra attitudine al dialogo sincero, aperto, rispettoso con tutti, ma non può mai risolversi nel solo dialogo. Può essere favorita dalla nostra conoscenza oggettiva delle posizioni altrui, ma si avvera soltanto quando noi riusciamo a portare all’esplicita conoscenza di Cristo quei nostri fratelli, che sventuratamente ancora non ne sono beneficiati.
Non bisogna poi dimenticare che l’azione evangelizzatrice è di sua natura universale e non tollera deliberate esclusioni di destinatari: "Predicate il Vangelo a ogni creatura" (cf: Mc 16,15), ci ha detto il Risorto. E non è mai giustificata una rassegnata rinuncia a questo proposito, nemmeno quando, umanamente parlando, sembri poco prevedibile il conseguimento di qualche risultato positivo: chi crede nella forza sovrumana dello Spirito Santo, non desiste mai dall’annunciare la strada della salvezza.
40. E’ molto importante infine che tutti i cattolici si rendano conto di questa loro indeclinabile responsabilità, che essi hanno nei confronti di tutti i nuovi arrivati (musulmani compresi).
Per essere però buoni evangelizzatori essi devono crescere sempre più nella gioiosa intelligenza degli immensi tesori di verità, di sapienza, di consolante speranza che hanno la fortuna di possedere: è un’effusione di luce divina, assolutamente inconfrontabile con i pur preziosi barlumi offerti dalle varie religioni e dall’Islam; e noi siamo chiamati a renderne partecipi appassionatamente e instancabilmente tutti i figli di Adamo.

41. Senza dubbio dovere nostro è anche l’esercizio della carità fraterna. Di fronte a un uomo in difficoltà - quale che sia la sua razza, la sua cultura, la sua religione, la legalità della sua presenza - i discepoli di Gesù hanno l’obbligo di amarlo operosamente e di aiutarlo a misura delle loro concrete possibilità. Di questa responsabilità noi siamo tenuti a rendere conto al Signore; ma solo a lui, e a nessun altro.

Approcio realistico

42. Nel variegato panorama dell’immigrazione, le comunità cristiane non possono non valutare attentamente i singoli e i diversi gruppi, in modo da assumere poi realisticamente gli atteggiamenti più pertinenti e opportuni.
Agli immigrati cattolici – quale che sia la loro lingua e il colore della loro pelle – bisogna far sentire nella maniera più efficace che all’interno della Chiesa non ci sono "stranieri": essi a pieno titolo entrano a far parte della nostra famiglia di credenti e vanno accolti con schietto spirito di fraternità. Quando sono presenti in numero rilevante e in aggregazioni omogenee consistenti, andranno sinceramente incoraggiati a conservare la loro tipica tradizione cattolica, che sarà oggetto di affettuosa attenzione da parte di tutti.
Ai cristiani delle antiche Chiese orientali, che non sono ancora nella piena comunione con la sede di Pietro, esprimeremo simpatia e rispetto. E, in conformità agli accordi generali e secondo l’opportunità, potremo favorirli anche dell’uso di qualche nostra chiesa per le celebrazioni.

Gli appartenenti alle religioni non cristiane vanno amati e, quanto è possibile, aiutati nelle loro necessità. Non va però in nessun modo disatteso quanto è detto nella Nota CEI del 1993: "Le comunità cristiane, per evitare inutili fraintendimenti e confusioni pericolose, non devono mettere a disposizione, per incontri religiosi di fedi non cristiane, chiese, cappelle e locali riservati al culto cattolico, come pure ambienti destinati alle attività parrocchiali" (Ero forestiero e mi avete visitato 34).

Considerazione Generale

43. Possiamo aggiungere un’annotazione, che riguarda da vicino soprattutto il comportamento auspicabile dello Stato e di tutte le varie autorità civili.
I criteri per ammettere gli immigrati non possono essere solamente economici e previdenziali (che pure hanno il loro peso).
Occorre che ci si preoccupi seriamente di salvare l’identità propria della nazione. L’Italia non è una landa deserta o semidisabitata, senza storia, senza tradizioni vive e vitali, senza un’inconfondibile fisionomia culturale e spirituale, da popolare indiscriminatamente, come se non ci fosse un patrimonio tipico di umanesimo e di civiltà che non deve andare perduto.
In vista di una pacifica e fruttuosa convivenza, se non di una possibile e auspicabile integrazione, le condizioni di partenza dei nuovi arrivati non sono ugualmente propizie. E le autorità civili non dovrebbero trascurare questo dato della questione.
In ogni caso, occorre che chi intende risiedere stabilmente da noi sia facilitato e concretamente sollecitato a conoscere al meglio le tradizioni e l’identità della peculiare umanità della quale egli chiede di far parte.

44. Sotto questo profilo, il caso dei musulmani va trattato con una particolare attenzione. Essi hanno una forma di alimentazione diversa (e fin qui poco male), un diverso giorno festivo, un diritto di famiglia incompatibile col nostro, una concezione della donna lontanissima dalla nostra (fino ad ammettere e praticare la poligamia). Soprattutto hanno una visione rigorosamente integralista della vita pubblica, sicché la perfetta immedesimazione tra religione e politica fa parte della loro fede indubitabile e irrinunciabile, anche se di solito a proclamarla e farla valere aspettano prudentemente di essere diventati preponderanti.
Mentre spetta a noi evangelizzare, qui è lo Stato – ogni moderno Stato occidentale – a dover far bene i suoi conti.

Aggiungiamo poi una parte dell’intervento del Cadinal Martini del 1990, dove possiamo rilevare come ne aveva trattato il nostro Arcivescovo. Su questo tema estremamente attuale potrete magari inviarci le vostre riflessioni, che la redazione prenderà in attenta considerazione.



Per quanto riguarda più in generale l’atteggiamento della nostra Chiesa e le attitudini che si raccomandano a tutti i nostri cristiani, vorrei richiamare brevemente l’attenzione su alcuni punti che derivano dai principi sopra esposti:

1. Occorre accogliere motivando cristianamente il perché della nostra accoglienza, dicendolo in una lingua "comprensibile", che è più spesso quella dei fatti e della carità, dando ai musulmani il senso dello spessore religioso che pervade la nostra accoglienza.
2. Occorre ricercare insieme un obiettivo comune di tolleranza e mutua accettazione. Non mancano per questo i testi anche nel Corano. Dobbiamo sfatare a poco a poco il pregiudizio in essi radicato che i non musulmani sono di fatto non credenti. Solo quando ci riconosceremo nel comune solco della fede di Abramo potremo parlarci con più distensione superando i pregiudizi.
3. Dobbiamo far cogliere loro che anche noi cristiani siamo critici verso il consumismo europeo, I’indifferentismo e il degrado morale che c’è tra noi, far vedere che prendiamo le distanze da tutto ciò. Data la loro abitudine a vedere legate religione e società e anche in forza delle esperienze storiche delle crociate, essi tendono a identificare l’occidente col cristianesimo e a comprendere sotto una sola condanna i vizi dell’occidente e le colpe dei cristiani. Bisogna far comprendere che siamo solidali con loro nella proclamazione di un Dio Signore dell’universo, nella condanna del male e nella promozione della giustizia.
4. Il dialogo con i musulmani sarà in particolare per noi un’occasione per riflettere sulla loro forte esperienza religiosa che tutto finalizza alla riconsegna a Dio di un mondo a lui sottomesso. In questo, il nostro giusto senso della laicità dovrà guardarsi dall’esser vissuto come una separazione o addirittura opposizione tra il cammino dell’uomo e quello del cristiano.
Vi sarebbe da dire una parola più specifica per le nostre comunità e in particolare per i presbiteri che le presiedono. Vi sono due posizioni errate da evitare e una posizione corretta da promuovere.
Prima posizione errata: la noncuranza del fenomeno. Il limitarsi a pensare all’islam come a una costellazione remota che ci sfiora soltanto di passaggio o che ci tocca per i problemi di assistenza, ma che non avrà impatto culturale e religioso nelle nostre comunità. Da tale posizione si scivola facilmente a sentimenti di disagio e quasi di rifiuto o di intolleranza.
Seconda posizione errata: lo zelo disinformato. Si fa di ogni erba un fascio, si propugna l’uguaglianza di tutte le fedi senza rispettarle nella loro specificità, si offrono indiscriminatamente spazi di preghiera o addirittura luoghi di culto senza aver prima ponderato che cosa significhi questo per un corretto rapporto interreligioso. Al riguardo saranno necessarie norme precise e rigorose, anche per evitare di essere fraintesi.
La posizione corretta è lo sforzo serio di conoscenze, la ricerca di strumenti e l’interrogazione di persone competenti. Penso, in particolare, ai casi molto difficili e spesso fallimentari dei matrimoni misti. Esistono ormai nell’ambito della diocesi persone di riferimento, corsi e specialisti che sono a disposizione. Un supplemento di cultura e di conoscenza in questo campo sarà necessario in avvenire in particolare per i preti. Come è chiaro da quanto abbiamo detto, pensiamo fermamente che il tempo delle lotte di conquista da una parte e delle crociate dall’altra debba considerarsi come finito. Noi auspichiamo rapporti di uguaglianza e fraternità e insistiamo e insisteremo perché a tali rapporti si conformi anche il costume e il diritto vigente nei Paesi musulmani riguardo ai cristiani, perché si abbia una giusta reciprocità. Conosciamo i problemi giuridici e teologici che i nostri fratelli dell’islam hanno nei loro Paesi per riconoscere alle comunità cristiane minoritarie i diritti che da noi sono riconosciuti alle minoranze, ma non possiamo pensare che tali problemi non possano essere risolti affidandosi a quella conduzione divina della storia che è vanto dell’islam aver sempre accettato in mezzo a tante dolorose vicissitudini.

Carlo Maria Martini, "Noi e l’islam. Dall’accoglienza al dialogo", discorso alla città per Sant’Ambrogio, 6 dicembre del 1990.

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GRAZIE, INGEGNERE!

Il 22 settembre scorso moriva all’Ospedale di Vimercate, a 90 anni compiuti, l’Ing. Santiago Marchini, al quale la nostra Parrocchia deve molta riconoscenza.
Era nato in Argentina e una prestigiosa carriera professionale lo portava a prolungati viaggi all’estero. Ma fu sempre disponibilissimo nel mettere al servizio della Parrocchia la sua riconosciuta competenza ingegneristica, e sempre a titolo gratuito e con grande disponibilità.
La prima volta fu all’inizio degli anni Cinquanta. L’anziano Prevosto Mons. Giuseppe Balconi, sostenuto da tutta la comunità parrocchiale, era impegnato per dotare finalmente Vimercate di un vero Oratorio Femminile, di cui si parlava già dal 1946 e che la numerosissima "gioventù femminile" dell’epoca, composta in gran parte di operaie, attendeva con impazienza. Era stato incaricato del progetto l’Arch. Zanchetta, allora molto noto e attivo nel mondo cattolico milanese. Ma poi, in seguito ad alcuni malintesi, l’Arch. Zanchetta si ritirò dall’incarico e Mons. Balconi si trovò senza il tecnico che doveva guidare l’esecuzione dell’opera. Fu allora che per la prima volta la Parrocchia si rivolse all’Ing. Marchini, il quale senza farsi pregare e gratuitamente perfezionò il progetto e ne seguì la realizzazione.
In anni successivi e sempre con prestazione volontaria l’Ing. Marchini prestò le sue consulenze per diversi interventi relativi alla statica e alla copertura di S. Stefano, del Santuario, di S. Antonio, di S. Maurizio, e ancora per la ristrutturazione dello stabile di via Pierino Colombo e per la realizzazione dell’impianto di riscaldamento del Santuario, collaborando cordialmente con i Prevosti Balconi e Castiglioni.
All’inizio degli anni Novanta egli fu vicino anche a me, allorché si dovette affrontare il consolidamento statico della torre campanaria di S. Stefano. Era appena crollata la torre di Pavia e giustamente il Comune chiese alla Parrocchia di sospendere l’uso delle campane di S. Stefano e di verificare la stabilità della torre, che era interessata da alcune fessurazioni verticali.
L’Ing. Marchini rispose anche questa volta alle nostre richieste e con grande dedizione, in collaborazione con l’Ing. Zanetto e valendosi delle prestazioni tecniche dello Studio Tomiolo, organizzò un monitoraggio per la durata di un intero ciclio termico (un anno) su tutta la struttura del campanile, seguendo poi l’intervento di consolidamento statico della torre attuato mediante l’inserimento su quattro livelli di altrettanti sistemi di barre passanti di acciaio poste in tensione, intervento progettato dallo Studio Tomiolo ed eseguito dalla Impresa Rodio.
In quella occasione, furono anche risanati il torrino sommitale e il tetto del campanile e tutto il paramento murario dei quattro lati, eliminando gli intonaci pericolanti ancora esistenti dov’era una volta il quadrante dell’orologio e ricostruendo la lesena mediana con mattoni d’epoca sapientemente posti in opera da Francesco Gianni.
Storia recentissima dell’ultima estate è il restauro della facciata di S. Stefano: pur senza intervenire direttamente, l’Ing. Marchini seguì in modo partecipe i problemi statici del restauro del protiro marmoreo, salendo con me sul ponteggio poche settimane prima di essere colpito dalla malattia.
Davvero grazie, Ingegnere! Giustamente il Comune ti aveva proclamato Cittadino Benemerito e la Parrocchia ti ha dedicato il Concerto tenuto il 30 settembre nella Chiesa di S. Stefano che tanto amavi.
Don Giuseppe

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MOVIMENTO TERZA ETA’

Pensiamo di fare cosa gradita proponendo integralmente, un poco alla volta, la "lettera" che il Papa ha scritto ai suoi "coetanei anziani".

"Gli anni della nostra vita
sono settanta,
ottanta per i più robusti,
ma quasi tutti sono fatica, dolore;
passano presto e noi ci dileguiamo"

(Sal 90 [89], 10)

1. Settant’anni erano tanti al tempo in cui il Salmista scriveva queste parole, e non erano in molti ad oltrepassarli; oggi, grazie ai progressi della medicina nonché alle migliorate condizioni sociali ed economiche, in molte regioni del mondo la vita si è notevolmente allungata. Resta, però, sempre vero che gli anni passano in fretta; il dono della vita, nonostante la fatica e il dolore che la segnano, è troppo bello e prezioso perché ce ne possiamo stancare.

Anziano anch’io, ho sentito il desiderio di mettermi in dialogo con voi. E lo faccio anzitutto rendendo grazie a Dio per i doni e le opportunità che mi ha elargito con abbondanza sino ad oggi. Ripercorro nella memoria le tappe della mia esistenza, che s’intreccia con la storia di gran parte di questo secolo, e vedo affiorare i volti di innumerevoli persone, alcune delle quali particolarmente care: sono ricordi di eventi ordinari e straordinari, di momenti lieti e di vicende segnate dalla sofferenza. Sopra ogni cosa, tuttavia, vedo stendersi la mano provvidente e misericordiosa di Dio Padre, il quale "cura nel modo migliore tutto ciò che esiste" (1) e "qualunque cosa gli chiediamo secondo la sua volontà egli ci ascolta" (1 Gv 5, 14). A Lui dico con il Salmista: "Tu mi hai istruito, o Dio, fin dalla giovinezza e ancora oggi proclamo i tuoi prodigi. E ora, nella vecchiaia e nella canizie, Dio, non abbandonarmi, finché io annunzi la tua potenza, a tutte le generazioni le tue meraviglie" (Sal 71 [70], 17-18).

Il mio pensiero si volge con affetto a tutti voi, carissimi anziani di ogni lingua e cultura. Vi indirizzo questa lettera nell’anno che l’Organizzazione delle Nazioni Unite ha voluto opportunamente dedicare agli anziani, per richiamare l’attenzione dell’intera società sulla situazione di chi, per il peso dell’età, deve spesso affrontare molteplici e difficili problemi.
Su questo tema già il Pontificio Consiglio per i Laici ha offerto preziose linee di riflessione (2). Con la presente lettera intendo soltanto esprimervi la mia vicinanza spirituale con l’animo di chi, anno dopo anno, sente crescere dentro di sé una comprensione sempre più profonda di questa fase della vita ed avverte conseguentemente il bisogno di un contatto più immediato con i suoi coetanei per ragionare di cose che sono esperienza comune, tutto ponendo sotto lo sguardo di Dio, che ci avvolge col suo amore e con la sua provvidenza ci sostiene e ci conduce.

2. Carissimi fratelli e sorelle, riandare al passato per tentare una sorta di bilancio è spontaneo alla nostra età. Questo sguardo retrospettivo consente una valutazione più serena ed oggettiva di persone e situazioni incontrate lungo il cammino. Il passar del tempo sfuma i contorni delle vicende e ne addolcisce i risvolti dolorosi. Purtroppo crucci e tribolazioni sono largamente presenti nell’esistenza di ciascuno. Talvolta si tratta di problemi e sofferenze, che mettono a dura prova la resistenza psicofisica e magari scuotono la stessa fede. L’esperienza però insegna che le stesse pene quotidiane, con la grazia del Signore, contribuiscono spesso alla maturazione delle persone, temprandone il carattere.

Al di là delle singole vicende, la riflessione che maggiormente s’impone è quella relativa al tempo che scorre inesorabile. "ll tempo fugge irrimediabilmente", sentenziava già l’antico poeta latino (3). L’uomo è immerso nel tempo: in esso nasce, vive e muore. Con la nascita viene fissata una data, la prima della sua vita, e con la morte un’altra, I’ultima: l’alfa e l’omega, I’inizio e la fine della sua vicenda terrena, come la tradizione cristiana sottolinea, scolpendo queste lettere dell’alfabeto greco sulle lapidí delle tombe.

Ma se cosi misurata e fragile è l’esistenza di ciascuno di noi, ci conforta il pensiero che, in forza dell’anima spirituale, sopravviviamo alla morte stessa. La fede poi ci apre ad una "speranza che non delude" (cfr Rm 5, 5), additandoci la prospettiva della risurrezione finale. Non per nulla la Chiesa, nella solenne Veglia pasquale, usa queste stesse lettere in riferimento a Cristo vivo ieri, oggi e sempre: "Egli è il principio e la fine, è l’alfa e l’omega. A lui appartengono il tempo e i secoli" (4). La vicenda umana, pur soggetta al tempo, viene posta da Cristo nell’orizzonte dell’immortalità. Egli "si è fatto uomo tra gli uomini, per unire il principio alla fine, cioè l’uomo a Dio" (5).

Giovanni Paolo II
(continua)


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LA PREGHERA DEL VINCENZIANO

Nella nostra attività caritativa vorremmo vedere risolti tutti i problemi che di volta in volta dobbiamo affrontare con i nostri assistiti: purtroppo vediamo spesso svanire le nostre speranze e ci troviamo a risolvere poco. Eppure crediamo nella nostra scelta, in quel poco di bene che riusciamo a fare.
Abbiamo una preghiera che aiuta ogni vincenziano, una preghiera profondamente evangelica che, si può dire, contiene un piccolo vademecum su cui fondare il nostro comportamento. E’ la preghiera del vincenziano entrata ormai nella pratica di ogni Conferenza. Vogliamo farvela conoscere perché possiate recitarla idealmente con noi innanzi al piccolo Gesù.

Signore fammi buon amico di tutti,
fa che la mia persona ispiri fiducia:
a chi soffre e si lamenta,
a chi cerca luce lontano da Te,
a chi vorrebbe cominciare e non sa come,
a chi vorrebbe confidarsi
e non se ne sente capace.
Signore aiutami ad accorgermi subito:
di quelli che mi stanno accanto,
di quelli che sono preoccupati e disorientati,
di quelli che soffrono senza mostrarlo,
di quelli che si sentono isolati senza volerlo.
Signore, dammi una sensibilità che sappia
Andare incontro ai cuori.
Signore, liberami dall’egoismo,
perché Ti possa servire,
perché Ti possa amare,
perché ti possa ascoltare
in ogni fratello che mi fai incontrare.


Auguriamo a tutti un Natale di pace e sin d’ora ringraziamo tutti coloro che ci sono stati d’aiuto
durante il passato anno e che ancora vorranno aiutarci.

La Conferenza di San Vincenzo di Vimercate



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