lettura esistenziale:
LA VITA INTERROGA
LA PAROLA

Introduzione - Intervento del Relatore - Scheda di approfondimento

Intervento del relatore
Riccardo Salvini - Istituto Secolare Cristo Re

IL METODO


Confesso che provo un po’ di disagio a dovervi spiegare in 10 minuti il modo in cui accosto la Sacra Scrittura. E’ la prima volta che mi capita di ragionare in pubblico sul "mio metodo" di ascolto del testo Sacro. Di che metodo si tratta? Un metodo debitore della specificità propria di questo libro chiamato "Bibbia" che non è un libro qualsiasi, ma una biblioteca che attesta la parola di Dio, espressa in linguaggio umano scritto. Come tale è un libro che chiede di essere affrontato in spirito di fede, rispettando soprattutto la dimensione storica che sta alla base della sua formazione. Non è possibile comprendere la parola di Dio, che la scrittura ci veicola, senza sottometterci seriamente alle leggi storiche della lettura di questo testo, perché il messaggio passa di lì. Però è un messaggio che , proprio perché è parola di Dio, ha la pretesa di intercettare la mia contemporaneità, cioè la mai storia di oggi. Nel senso che è sempre partendo dal presento che la storia di allora mi rivela la sua logica di fede, mi interpella. Allora è questa obbedienza alla storia, nei due aspetti di passato, che sta alla base della formazione di questo testo, e di oggi della mia contemporaneità, la regola fondamentale per comprendere la parola di Dio attestata da questa scrittura. E quando parlo di contemporaneità intendo un metodo che mi fa sentire le parole della scrittura proprio come un seme che cade nel terreno della mia vita per farla fecondare. E questo è qualcosa di più che accostare questo testo nello sforzo di trovarci delle applicazioni alla propria vita: per me significa che quando apro questo libro, davanti ad esso ci deve stare un uomo vivo, un uomo fino in fondo immerso nei problemi della vita a cui questo testo intende dare delle risposte, se lo si accosta, appunto, attraverso una lettura viva, fatta da uomini vivi. Allora ecco una prima sintesi: Leggere la vita con la Bibbia e leggere la bibbia con la vita. Dalla vita alla bibbia – dalla bibbia alla vita. Di che vita si tratta? della mia, di un fedele laico che adesso ha 63 anni compiuti, che ha insegnato per 35 anni diritto ed economia in un ITC statale, che ah sempre cercato di appassionarsi per i problemi dell’uomo, che incontra nei vari ambiti del suo impegno laicale, e non ha mai avuto grandi interessi di natura letteraria. Non ho mai partecipato a corsi accademici di introduzione alla scrittura e proprio per questo ho sempre contestato nel mio cuore che per accostare la scrittura bisogna essere degli specialisti. No! la scrittura non è una riserva di caccia per gli specialisti. Fanno il loro mestiere, il risultato del loro mestiere ci può aiutare. Ma la scrittura non è terreno per specialisti. Questo è così vero che il Vaticano II nella sua costituzione sulla Sacra Rivelazione, la Dei Verbum, ad un certo punto si esprime così: "Il santo Sinodo esorta con forza e insistenza tutti i fedeli ad apprendere la sublimità della conoscenza di Gesù con la frequente lettura delle divine scritture. Ignorare le scritture infatti, significa ignorare Cristo (S. Gerolamo)". Allora, in base a questo, quando avevo l’età dei più giovani di voi, il mio direttore spirituale mi chiese di dedicarmi tutti i giorni, per mezzora all’esercizio della lectio divina, possibilmente fatto al mattino, con una lettura lentissima, ripetuta del testo; pochi versetti, normalmente, opportunamente sottolineati, soprattutto su quelle parole nelle quali avverto un messaggio detto a me. E io ho ubbidito a questa sollecitazione. Il frutto che ho ricavato, e che ricavo, da questo esercizio quotidiano, è il vedere inverato nella mia esistenza quanto dice il salmo 118: "Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino". E tutto questo non mi ha fatto diventare uno studioso specialista della scrittura, ma mi ha fatto rimanere un credente comune, che tutti i giorni da circa 40 anni interroga la Bibbia a partire dalla vita e si fa dalla bibbia interrogare. In questa lunga consuetudine con il testo sacro, che si svolge in un ambito di preghiera – la mia meditazione quotidiana – io ho capito una cosa: che il più delle volte a rendere bloccata al reciproca interrogazione vita–bibbia e bibbia-vita non è tanto la povertà degli strumenti culturali e scientifici, quanto tutta una serie di aspetti di segno negativo strettamente legati alla mia condizione esistenziale. Vi parlo con il cuore in mano e vi elenco almeno tre di questi condizionamenti negativi.
Anzitutto la mancanza di calma interiore e di clima di silenzio, causata da una vita frantumata da tanti impegni. Questo spesso mi impedisce di creare nel ritmo della giornata quella pausa contemplativa che mi consente di stare in ascolto dal Signore che parla attraverso la scrittura.
Penso alla pigrizia, sempre lì in agguato ad insidiare quel perseverare quotidiano sulla scrittura. Una perseveranza che consentirebbe invece alla parola di Dio di riempire i miei giorni, di darmi la possibilità di consacrare al Signore il tempo che Lui dona, di consacrare la stagioni della mia vita, di consacrare la mai stessa morte quando verrà.
E infine penso alla mancanza di impegno concreto. Cioè quella ferma decisione della volontà, necessaria per tradurre in vita quanto ho ascoltato, nel momento in cui l’udire diventa obbedire. Momento che ti chiede di essere sempre pronto a giocare la tua vita su quella parola, attraverso scelte storiche conformi a quella parola che hai ascoltato. Questo perché la parola di Dio, la scrittura, esige che il tutto si traduca in vita. Sono convinto che la stessa intelligenza della scrittura sia determinata dal modo con cui si vive il messaggio che questo testo ci veicola. Sono convinto che la vera esegesi è quella di colui che spiega la parola facendola. Quando questa tensione viene a mancare in me, la scrittura mi diventa un libro sigillato. Ma sigillato per questi motivi, non perché è difficile. E pensare che questo libro ci viene consegnato perché la nostra vita, illuminata dalla sacra pagina diventi a sua volta una sacra pagina: il quinto vangelo! Quella sacra pagina che scaturisce dal profondo dell’essere, con tutto il realismo della vita, quella sacra pagina incarnata attraverso la quale Dio interpella, oggi, il mondo, con una parola non più scritta su un pezzo di carta con l’inchiostro, ma scritta sul volto di un uomo concreto. E scritta non con l’inchiostro, ma con lo Spirito di Cristo.

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