Domenica
delle Palme - rito romano
Gesù sta andando incontro al COMPIMENTO ormai
definitivo della sua missione. Egli, venuto "non per giudicare
ma per salvare il mondo", darà la sua vita per questo.
La folla che lo acclama "re d'Israele" è ben lontana
dall'aver capito che cosa significhi davvero questa espressione.
Ma anche i discepoli di Gesù non hanno compreso; è
per questo che l'evangelista aggiunge "quando Gesù fu
glorificato, allora si ricordarono...". Questo è necessario
per noi ancora oggi: fare memoria del mistero d'amore racchiuso
nella passione, morte e risurrezione di Gesù per capire che
tipo di RE sia e quale REGNO sia venuto ad instaurare sulla terra.
La nostra idea di regalità, infatti, è di solito caratterizzata
dal potere, da un senso di superiorità e di dominio nei confronti
degli altri, secondo l'esperienza che del ruolo di "re"
ci è stata tramandata nel corso della storia. Fermarci a
considerare la regalità di Gesù significa allora lasciarsi
ammaestrare dallo Spirito santo, perché sia lui a spiegarci
il senso di questo "regnare", che non è mai privilegio
o sopraffazione, ma piuttosto dedizione assoluta, fino all'ultimo
respiro. "Benedetto colui che viene nel nome del Signore",
perché non ha tenuto conto del suo essere figlio di Dio e
ha accettato un patibolo dal quale mostrare agli uomini la sua gloria.
È sulla croce, infatti, che possiamo riconoscere le caratteristiche
della regalità di Dio, diventata impotenza disarmata per
amore di ciascuno di noi.
Che idea mi sono fatto della infinita potenza di Dio
e del suo Regno?
Ho mai riflettuto sull'umiltà di Gesù, riconoscendola
come una delle caratteristiche più "divine" della
sua regalità?
Mi fermo a meditare sull'incoerenza della folla, pronta ad acclamare
Gesù come "re d'Israele" e a trasformare questo
entusiasmo in grida di condanna pochi giorni dopo: anch'io mi lascio
trascinare dall'umore di chi mi circonda, senza fare la fatica di
cercare da solo la verità?
da: Sentinelle del Mattino - Il Vangelo della
Domenica per i giovani
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