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IV QUARESIMA - anno B

Commento a Gv 3, 14-21 - rito romano

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Anche noi abbiamo spesso paura di esporci alle critiche di chi ci conosce e, come Nicodemo, preferiamo parlare con Gesù DI NOTTE. Ma "chi opera nella verità viene alla luce": se non vogliamo diventare prigionieri della menzogna dobbiamo avere il coraggio di uscire allo scoperto. E la prima verità che appare chiara ai nostri occhi è questa: abbiamo bisogno di essere salvati. Anche noi, come l'antico popolo di Israele, siamo stati morsi dal serpente, e gridiamo al Signore di farci rimanere in vita. E Dio risponde non solo a noi, ma ad ogni uomo della terra, "perché il mondo si salvi", mandando il suo unico Figlio.
Questa è una verità impossibile da credere per chi come Nicodemo si è già fatto un idea di Dio e non è disposto ad aprirsi al mistero del Figlio dell'Uomo, che si lascia "innalzare sopra un'asta" perchè chiunque guardi a lui riabbia la vita. E questo Dio che muore per amore, non vuole affatto obbligarci a guardare verso di lui con la forza, ma ci lascia liberi di voltare la testa dall'altra parte, se il nostro cuore si è fatto troppo duro per credere. Lui, nel frattempo, continuerà a lasciarsi innalzare sulla CROCE, pur di permetterci di cambiare idea ed essere attirati dal suo amore infinito.
Sono davvero convinto che un Dio disposto a morire pur di ridarci la vita non è un Dio troppo "debole"?
C'è qualcosa che devo modificare nelle mie idee su Dio per poter accogliere in pienezza quello che Gesù ci rivela di Lui?
Ho paura di dire chiaramente agli altri le ragioni del mio credere e cerco di nasconderle, per non essere preso in giro?

da: "Sentinelle del Mattino, il Vangelo della domenica per i giovani, anno B"

 

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