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La nostra epoca, purtroppo, è influenzata da
una mentalità particolarmente sensibile alle suggestioni
dell'egoismo, sempre pronto a risvegliarsi nell'animo umano. Nell'ambito
sociale, come in quello mediatico, la persona è spesso sollecitata
da messaggi che, in forma insistente, aperta o subdola, esaltano
la cultura dell'effimero e dell'edonistico. Pur non mancando un'attenzione
agli altri in occasione di calamità ambientali, di guerre
o di altre emergenze, non è in genere facile sviluppare una
cultura della solidarietà. Lo spirito del mondo altera l'interiore
tensione al dono disinteressato di sé agli altri, e spinge
a soddisfare i propri interessi particolari.
Il desiderio di accumulare beni è sempre più incentivato.
Senza dubbio, è naturale e giusto che ciascuno, attraverso
l'impiego delle proprie doti e l'esercizio del proprio lavoro, si
sforzi di ottenere ciò di cui ha bisogno per vivere, ma l'esagerata
brama del possesso impedisce all'umana creatura di aprirsi al Creatore
e ai propri simili. Quanto sono valide in ogni epoca le parole di
Paolo a Timoteo: "L'attaccamento al denaro, infatti, è
la radice di tutti i mali; per il suo sfrenato desiderio alcuni
hanno deviato dalla fede e si sono da se stessi tormentati con molti
dolori" (1 Tm 6,10)!
Lo sfruttamento dell'uomo, l'indifferenza per la sofferenza altrui,
la violazione delle norme morali sono solo alcuni tra i frutti della
bramosia di guadagno. Di fronte al triste spettacolo della perdurante
povertà che colpisce tanta parte della popolazione mondiale,
come non riconoscere che il profitto ricercato a tutti i costi e
la mancanza di fattiva e responsabile attenzione per il bene comune
concentrano nelle mani di pochi una grande quantità di risorse,
mentre il resto dell'umanità soffre nella miseria e nell'abbandono?
Facendo appello ai credenti e a tutti gli uomini di buona volontà,
vorrei ribadire un principio in se stesso ovvio, anche se non di
rado disatteso: è necessario ricercare non il bene di una
cerchia privilegiata di pochi, ma il miglioramento delle condizioni
di vita di tutti. Solo su questo fondamento si potrà costruire
quell'ordine internazionale, realmente improntato a giustizia e
solidarietà, che è nell'auspicio di tutti.
da: messaggio del Papa per la Quaresima 2003
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