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Sono credibili le nostre
Eucaristie?
Cristo è nel pane. Ma lo si riconosce nello spezzare il pane.
Non riesco a liberarmi dal fascino di una splendida riflessione
di Garaudy a proposito dell'Eucaristia: "Cristo è nel
pane. Ma lo si riconosce nello spezzare il pane".
Sicché oggi, festa del Corpo e del Sangue del Signore, mi
dibatto in una incertezza paralizzante.
Parlerò dell'Eucaristia come vertice dell'amore di Dio che
si è fatto nostro cibo? Dirò della presenza di Cristo
che ci ha amati a tal punto da mettere la sua tenda in mezzo a noi?
Spiegherò alla gente che partecipare al pane consacrato significa
anticipare la gioia del banchetto eterno del cielo? Mi sforzerò
di far comprendere che l'Eucaristia. è il memoriale (che
parola difficile, ma pure importante!) della morte e della risurrezione
del Signore? Illustrerò il rapporto di reciproca causalità
tra Chiesa ed Eucaristia, spiegando con dotte parole che se è
vero che la Chiesa costruisce l'Eucaristia è anche vero che
l'Eucaristia costruisce la Chiesa?
Non c'è che dire: sarebbero suggestioni bellissime, e istruttive
anche, e capaci forse di accrescere le nostre tenerezze per il Santissimo
Sacramento, verso il quale la disaffezione di tanti cristiani si
manifesta oggi in modo preoccupante.
Ma ecco che mi sovrasta un'altra ondata di interrogativi.
Perché non dire chiaro e tondo che non ci può essere
festa del" Corpus Domini ", finché un uomo dorme
nel porto sotto il "tabernacolo" di una barca rovesciata,
o un altro passa la notte con i figli in un vagone ferroviario?
Perché aver paura di violentare il perbenismo borghese di
tanti cristiani, magari disposti a gettare fiori sulla processione
eucaristica dalle loro case sfitte, ma non pronti a capire il dramma
degli sfrattati?
Perché preoccuparsi di banalizzare il mistero eucaristico
se si dice che non può onorare il Sacramento chi presta il
denaro a tassi da strozzino; chi esige quattro milioni a fondo perduto
prima di affittare una casa a un povero Cristo; chi insidia con
i ricatti subdoli l'onestà di una famiglia?
Perché non gridare ai quattro venti che la nostra credibilità
di cristiani non ce la giochiamo in base alle genuflessioni davanti
all'ostensorio, ma in base all'attenzione che sapremo porre al "corpo
e al sangue" dei giovani drogati che, qui da noi, non trovano
un luogo di accoglienza e di riscatto?
Perché misurare le parole quando bisogna dire senza mezzi
termini che i frutti dell'Eucaristia si commisurano anche sul ritmo
della condivisione che, con i gesti e con la lotta, esprimeremo
agli operai delle ferriere di Giovinazzo, ai marittimi drammaticamente
in crisi di Molfetta, ai tanti disoccupati di Ruvo e di Terlizzi?
Purtroppo, l'opulenza appariscente delle nostre quattro città
ci fa scorgere facilmente il corpo di Cristo. nell'Eucaristia dei
nostri altari. Ma ci impedisce di scorgere il corpo di Cristo nei
tabernacoli scomodi della miseria, del bisogno, della sofferenza,
della solitudine.
Per questo le nostre eucaristie sono eccentriche.
Miei cari fratelli, perdonatemi se il discorso ha preso questa piega.
Ma credo che la festa del Corpo e Sangue di Cristo esiga la nostra
conversione. Non l'altisonanza delle nostre parole. Né il
fasto vuoto delle nostre liturgie.
Da "Alla finestra la speranza" di don
Tonino Bello
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