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PENTECOSTE - anno B

Commento a Gv 15, 26-27.16,12-15

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Noi oggi siamo discepoli di Gesù e a noi sono dunque rivolte queste promesse fatte dal Maestro nel momento della sua dipartita.

Fin dall’inizio della nostra esistenza, proprio in quanto cristiani, siamo stati raggiunti dalla grazia e dalla potenza dello Spirito di Gesù, che ci ha rivelato il mistero della sua persona, ci ha fatto entrare in comunione con lui, ci ha consolato per la sua apparente assenza, ci ha donato i segreti del Padre e ci ha permesso di portare pur nella nostra debolezza il peso e la grandezza di Dio.

Come avverto questa presenza dello Spirito nella mia vita quotidiana? So dare credito alle promesse di Gesù?

Parlare di Dio e affidarsi alla sua rivelazione non è cosa facile. Lo testimoniano tutti coloro che hanno avuto il dono e la responsabilità di incontrarsi con il suo mistero: Mosè si è levato i sandali davanti al roveto ardente (Es 3,4); Elia ha coperto il suo volto alla presenza della brezza di Dio (1Re 19,13); Pietro si è gettato ai piedi di Gesù, una volta che lo ha riconosciuto come Signore (Lc 5,8); il centurione romano non si è ritenuto degno di ospitare il Maestro di Nazareth nella sua casa (Lc 7,6). Solo lo Spirito di verità consente ai discepoli di Gesù e ad ogni uomo di portare il "peso" di Dio.

Come mi accosto al mistero della santità di Dio? Lascio che lo Spirito di Gesù operi in me?

Nel giorno di Pentecoste, quando Gesù fa dono del suo Spirito agli uomini, facendo così sorgere la prima comunità cristiana, ciascuno di noi è interpellato a dare ragione della propria fede e della gioia che nasce dall’aver accolto il Vangelo.

Da: "Sentinelle del Mattino - Il Vangelo della Domenica per i giovani"

 

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