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La contestazione incontrata da Gesù non solo
lo spinge a proseguire il suo insegnamento, ma lo stimola pure a
inviare i DODICI, perché ha accresciuto il suo coraggio.
La missione del discepolo trova in Gesù il vero modello e
richiede una triplice consapevolezza:
- la consapevolezza di un'origine da Dio, cioè di una partenza
voluta da un altro e non decisa da noi, di un progetto in cui siamo
coinvolti, ma di cui non siamo i registi. È Gesù che
manda
- la consapevolezza di uscire da sé e di andare altrove,
in posti nuovi, perennemente in viaggio
- la consapevolezza infine di possedere un messaggio da offrire
nuovo e lieto.
Il rifiuto è previsto, la parola di Dio è efficace,
ma a modo suo. Il discepolo deve proclamare il messaggio e in esso
giocarsi interamente. Al DISCEPOLO è stato affidato un compito,
non garantito il successo, e non deve fare un'istruzione teorica,
ma proclamare una parola che opera.
Provo a confrontare il mio stile evangelizzatore con quello richiesto
da Gesù: dove è simile e dove va corretto?
Una condizione indispensabile per la missione è lo stile
di POVERTA’ né pane, né bisaccia, né
soldi, solo un bastone, un paio di sandali e una tunica, l'abbigliamento
del pellegrino. È una povertà che è fede, libertà
e leggerezza.
Quali sono i bagagli che mi impediscono il cammino spedito?
Ho nella mia vita di discepolo la tentazione della comodità?
Di che cosa devo spogliarmi per vivere in questa libertà
e leggerezza del vangelo?
Sono capace di cogliere la novità di Dio nella mia vita o
sono più abile a trovare mille ragioni di comodo per giudicare
irrinunciabile quella sicurezza in cui mi sono sistemato?
La povertà è quindi anche FEDE: è il segno
di chi non confida in se stesso, di chi non vuol essere al sicuro
da tutto.
Quali sono le sicurezze a cui non sono capace di rinunciare?
da: "Sentinelle del Mattino", il Vangelo
della Domenica per i giovani
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