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La nostra è la religione del vino nuovo di
cui ha parlato Gesù. Perciò ci sentiamo liberi: il
moralismo non è per noi, la tristezza non è per noi.
Rivendichiamo la libertà e la gioia come caratteri insopprimibili
dell'esistenza cristiana.
Gesù in questo brano si comporta con molta libertà
e favorisce un clima di libertà.
Succede però che questa nuova immagine del cristianesimo,
se serve a rimuovere vecchi pregiudizi, non è ancora in grado
di procurarci quella gioia che pure sembra promettere.
Perchè il passaggio dal regime della lettera a quello dello
Spirito - che siamo capaci di celebrare a parole con grande fervore
- non riusciamo a tradurlo nell'esperienza di tutti i giorni?
Noi che esaltiamo tanto la libertà, abbiamo paura della libertà.
Prendiamo l'esempio del digiuno:
Gesù e i suoi discepoli non digiunavano come facevano altri,
ma, rimanendo fedeli alla volontà del Padre, avrebbero affrontato
un altro digiuno ben più severo: il digiuno che Gesù
aveva scelto, e che i discepoli erano chiamati a condividere, sarebbe
stato quello di bere il calice della passione.
Se tutto il digiuno consistesse nel rinunciare a qualcosa che normalmente
arriva sulle nostre tavole, ci andrebbe ancora bene.
Ma se Dio ci chiedesse di rinunciare a qualcosa di più, allora
le cose si complicherebbero.
da: L.Pozzoli, Sul respiro di Dio
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