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VII TEMPO ORDINARIO - anno B

Commento a Mc 2, 18-22

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La nostra è la religione del vino nuovo di cui ha parlato Gesù. Perciò ci sentiamo liberi: il moralismo non è per noi, la tristezza non è per noi.
Rivendichiamo la libertà e la gioia come caratteri insopprimibili dell'esistenza cristiana.
Gesù in questo brano si comporta con molta libertà e favorisce un clima di libertà.
Succede però che questa nuova immagine del cristianesimo, se serve a rimuovere vecchi pregiudizi, non è ancora in grado di procurarci quella gioia che pure sembra promettere.
Perchè il passaggio dal regime della lettera a quello dello Spirito - che siamo capaci di celebrare a parole con grande fervore - non riusciamo a tradurlo nell'esperienza di tutti i giorni?
Noi che esaltiamo tanto la libertà, abbiamo paura della libertà.
Prendiamo l'esempio del digiuno:
Gesù e i suoi discepoli non digiunavano come facevano altri, ma, rimanendo fedeli alla volontà del Padre, avrebbero affrontato un altro digiuno ben più severo: il digiuno che Gesù aveva scelto, e che i discepoli erano chiamati a condividere, sarebbe stato quello di bere il calice della passione.
Se tutto il digiuno consistesse nel rinunciare a qualcosa che normalmente arriva sulle nostre tavole, ci andrebbe ancora bene.
Ma se Dio ci chiedesse di rinunciare a qualcosa di più, allora le cose si complicherebbero.

da: L.Pozzoli, Sul respiro di Dio


 

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