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DOMENICA DELLE PALME - rito ambrosiano

Commento a Gv 11,55-57; 12,1-11

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Domenica delle Palme

Da una parte c'è l'uomo affermato, sicuro, vincente la cui immagine campeggia in tutti i messaggi della pubblicità.

Dall'altra si incontra l'uomo mite, sofferente, soccombente: Isaia ne traccia il profilo nella prima lettura (profilo ripreso poi da Pietro) e il Vangelo, con la pagina di Giovanni ne riproduce qualche lineamento che verrà poi completato nel racconto della passione.....

C'è una frase di Mounier che dice tutto quello che è possibile dire: "Nulla assomiglia al Cristo come l'innocenza che soffre".E troppo poco dire questo?
Eppure non c'è parola più consolante di questa.Chi soffre sta dalla parte di Cristo.
Gesù non si è limitato a soffrire. Ha offerto il suo dolore: "Egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori... Portava il peccato di molti e intercedeva per i peccatori".
Qui c'è una misura dell'amore che non è facile da interpretare. Com'è possibile soffrire e offrire la propria sofferenza?
E come è possibile - ci sembra perfino assurdo - offrire il proprio dolore per riscattare quelli che ti hanno fatto soffrire? Siamo tentati di trovare una via di scampo in una frase famosa: "Di cristiani ce n'è stato uno solo, ed è morto sulla croce".
Come dire: "Gesù Cristo è un caso limite, irripetibile. Noi non possiamo seguirlo su questa strada".
Ma rimane, vincolante, la parola di Pietro: "perché ne seguiate le orme".
E rimane, inquietante e al tempo stesso dolcissima, la testimonianza dei santi: non di santi lontani, ma di santi che anche noi abbiamo conosciuto, di persone che hanno saputo fare della loro sofferenza il segno di un'immensa carità.
Perché non tentare anche noi?
Nel Vangelo c'è un'indicazione preziosa.
Gesù ha trovato conforto nel gesto di Maria e Maria - ci sembra di capire - rappresenta lo spirito della vera comunità cristiana.
Per questa via si arriva a intuire che ciò che è difficile può diventare possibile all'interno di una comunità di fratelli dove ci si incoraggi reciprocamente con tanti gesti di tenerezza a credere nel valore della pura gratuità: io, tu, tutti insieme a sostenerci a vicenda nella conquista del più puro amore.
Certo, l'amore ha delle braccia amplissime: sono quelle della croce.
Ma chi è salito su quella croce dopo aver mendicato a Betania un poco di affetto non ci farà mancare !'incoraggiamento necessario per convertire il nostro soffrire in un gesto di amore e per convertire questo amore in un presentimento di risurrezione: per noi e per tutti quelli che, nonostante tutto, avremo imparato ad amare.

da: L.Pozzoli, Cristo passione dell'uomo

 

 

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