II quaresima
- "la samaritana"
La conversione nasce da un incontro.
Il pozzo e la brocca parlano di sete fisica, i discepoli "erano
andati in città a far provviste di cibi": dietro la
fame e la sete è facile immaginare i problemi del guadagno,
del lavoro, della fatica quotidiana per sopravvivere.
Ma quando avessimo risolto questi problemi potremmo dire di avere
risposto a tutte le attese che definiscono la nostra avventura umana?
C'è un'altra sete, per cui si potrebbe parlare di un'altra
dimensione, quella affettiva, rappresentata dalle vicende sentimentali
della donna samaritana.
E' possibile vivere senza amare e senza sentirsi amati?
Che senso avrebbe un'esistenza ricca di risorse materiali e povera
o addirittura mancante della felicità del cuore?
Ma neppure questa seconda dimensione definisce in modo esauriente
la struttra del nostro essere.
C'è un'altra sete che va oltre l'acqua e gli affetti: siamo
tutti cercatori, a volte senza saperlo, del vero volto di Dio: "So
che deve venire il Messia".
E' solo il colloquio che permette di capire, quel dirsi reciprocamente
le ragioni vitali del proprio esistere come è avvenuto un
giorno presso il pozzo di Sicar.
E Gesù non fa direttamente appello alla Legge (il decalogo
della 1 lettura); sapeva che le norme da sole non bastano a trasformare
un'esistenza, ma occorre un'esperienza viva di Dio e parla di un
Dio che non si lascia catturare dagli uomini, perchè è
come acqua che zampilla, incontenibile e irresistibile.
Dio è vicino a te e occupa così poco spazio: un piccolo
margine della spalletta del pozzo. E' un Dio che ha uno sguardo,
una voce, una sete come te; ed è un Dio che sogna per te.
La Samaritana invece della condanna, ha trovato la bellezza di una
vita perdonata e trasformata.
E noi possiamo dire di conoscere lo stupore gioioso di quest'incontro?
da: L.Pozzoli, Cristo passione dell'uomo
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