In Romania su un totale di oltre 23 milioni di abitanti, il 99% si dichiarano cristiani, 56 mila mussulmani 9 mila ebrei e alcune migliaia atei o senza alcun credo.
La chiesa più consistente è quella Ortodossa Rumena, con 19,8 milioni di aderenti, pari all’ 86,8%.
La chiesa Cattolica Romana ha 1.160.000 membri(5%), mentre la Chiesa Cattolica Greca ne conta più di 700.000.
L’ Associazione Ecumenica delle Chiese ( AIDRom), fondata nel 1993 mantiene i contatti con i partners Ecumenici internazionali.
L’ AIDRom, tramite la Settimana di Preghiera per l’ Unità dei Cristiani, incoraggia ed assiste lo svolgimento di una liturgia Ecumenica in tutto il paese.
La settimana di preghiera per l’ Unità dei Cristiani, è celebrata in alcune località sin dal 1960.
Nel 1990 è stato nuovamente stato concesso il permesso di costruire associazioni, con la conseguente nascita di molte associazioni Cristiane, sia confessionali che ecumeniche: a Bucarest per esempio opera la società biblica interconfessionale della Romania.
Nel 1992 è stato costituito il “FORUM ECUMENICO delle DONNE CRISTIANE in ROMANIA” al quale fanno parte associazioni cristiane di donne e di singoli aderenti.
Il Forum organizza incontri ecumenici e di formazione ai quali partecipano le donne provenienti da tutto il paese.
Le relazioni ecumeniche tra le varie chiese sono mantenute a livello di autorità ecclesiali e facoltà teologiche e sottoforma di alleanza tra le chiese locali e quelle esterne.
L’inizio della cristianità nel territorio che oggi va sotto il nome di Romania risale, secondo la tradizione ortodossa ai primi secoli dell’era cristiana.
La varietà di chiese in Romania e soprattutto della Transilvania trae in parte origine dalle molte etnie dei suoi abitanti.
In linea generale i romeni appartengono alla chiesa ortodossa e alle chiese cattoliche di entrambe i riti, alla chiesa riformata e a quella unitaria.
La diversità propria del paese è certamente un arricchimento, ma la coesistenza richiede un impegno di comprensione reciproca.
È importante quindi che ognuno operi per la riconciliazione.
Sotto il regime dittatoriale che va dalla fine della Seconda Guerra Mondiale al 1989 tutte le chiese si trovavano in una posizione difficile. Persero quasi completamente le loro proprietà: terreni, scuole, ospedali e gli edifici che avevano precedentemente ricevuto con la riforma agraria del 1921, ad eccezione delle chiese.
In tale periodo non è stato possibile costruire nessun’ altra chiesa. L’istituzione religiosa fu bandita dalla scuola (sebbene non nelle chiese).
Le istituzioni per la formazione pastorale continuarono a funzionare, anche se con alcune restrizioni.
La chiesa cattolica greca ha particolarmente sofferto un duro trattamento da parte del regime comunista perché fu totalmente bandita, il suo clero imprigionato o ucciso, le sue proprietà confiscate, gli edifici espropriati e affidati alla chiesa ortodossa.
Il regime politico instauratosi dal 1989 ha portato nuove aperture e offerto nuove opportunità anche per le chiese.
La libertà di movimento e di assemblea e la libertà di stampa giovano all’ ecumenismo.
Le chiese stanno coscienziosamente perseguendo i loro impegni diaconali, aiutando anche i deboli e gli emarginati, compiti assolutamente essenziali in un paese alle prese con enormi problemi economici e crescente povertà. Ma devono anche provvedere ai bisogni spirituali. In questi ultimi dieci anni sono state costruite in Romania più di cento nuove chiese-monastero ortodosse, che vediamo cosi’ rifiorire e svilupparsi notevolmente.
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