LETTERA APOSTOLICA
ROSARIUM VIRGINIS MARIAE
DEL SOMMO PONTEFICE
GIOVANNI PAOLO II
ALL'EPISCOPATO, AL CLERO
E AI FEDELI SUL SANTO ROSARIO
Sommario:
1. Il Rosario della Vergine Maria,
sviluppatosi gradualmente nel secondo Millennio
al soffio dello Spirito di Dio, è preghiera amata da numerosi
Santi e incoraggiata dal Magistero. Nella sua semplicità
e profondità, rimane, anche in questo terzo Millennio appena
iniziato, una preghiera di grande significato, destinata a portare
frutti di santità. Essa ben s'inquadra nel
cammino spirituale di un cristianesimo che, dopo duemila anni, non
ha perso nulla della freschezza delle origini, e si sente spinto
dallo Spirito di Dio a « prendere il largo » («
duc in altum! ») per ridire, anzi "gridare" Cristo
al mondo come Signore e Salvatore, come « la via, la verità
e la vita » (Gv 14, 6), come
« traguardo della storia umana, il fulcro nel quale convergono
gli ideali della storia e della civiltà ».(1)
Il Rosario, infatti, pur caratterizzato dalla sua
fisionomia mariana, è preghiera dal cuore cristologico.
Nella sobrietà dei suoi elementi, concentra in sé
la profondità dell'intero messaggio evangelico, di cui è
quasi un compendio.(2) In esso riecheggia la preghiera di Maria,
il suo perenne Magnificat per l'opera dell'Incarnazione redentrice
iniziata nel suo grembo verginale. Con esso il popolo cristiano
si mette alla scuola di Maria, per lasciarsi introdurre alla contemplazione
della bellezza del volto di Cristo e all'esperienza della profondità
del suo amore. Mediante il Rosario il credente attinge abbondanza
di grazia, quasi ricevendola dalle mani stesse della Madre del Redentore.
I Romani Pontefici
e il Rosario
2. A questa preghiera hanno attribuito grande importanza
tanti miei Predecessori. Particolari benemerenze ebbe, al riguardo,
Leone XIII che il 1º settembre 1883 promulgava
l'Enciclica Supremi apostolatus officio,(3) alto pronunciamento
col quale inaugurava numerosi altri interventi su questa preghiera
indicandola come efficace strumento spirituale di fronte
ai mali della società. Tra i Papi più recenti
che, in epoca conciliare, si sono distinti nella promozione del
Rosario desidero ricordare il Beato Giovanni XXIII
(4) e soprattutto Paolo VI, che nell'Esortazione
apostolica Marialis cultus sottolineò, in armonia
con l'ispirazione del Concilio Ecumenico Vaticano II, il carattere
evangelico del Rosario ed il suo orientamento cristologico.
Io stesso, poi, non ho tralasciato occasione per
esortare alla frequente recita del Rosario. Fin dai miei anni giovanili
questa preghiera ha avuto un posto importante nella mia vita spirituale.
Me lo ha ricordato con forza il mio recente viaggio in Polonia,
e soprattutto la visita al Santuario di Kalwaria. Il
Rosario mi ha accompagnato nei momenti della gioia e in quelli della
prova. Ad esso ho consegnato tante preoccupazioni, in esso
ho trovato sempre conforto. Ventiquattro anni fa, il 29 ottobre
1978, ad appena due settimane dall'elezione alla Sede di Pietro,
quasi aprendo il mio animo così mi esprimevo:
«Il Rosario è la mia preghiera prediletta.
Preghiera meravigliosa! Meravigliosa nella sua semplicità
e nella sua profondità. [...] Si può dire che il
Rosario è, in un certo modo, un commento-preghiera dell'ultimo
capitolo della Costituzione Lumen gentium del Vaticano II, capitolo
che tratta della mirabile presenza
della Madre di Dio nel mistero di Cristo e della Chiesa. Difatti,
sullo sfondo delle parole Ave Maria passano davanti agli occhi
dell'anima i principali episodi della vita di Gesù Cristo.
Essi si compongono nell'insieme dei misteri gaudiosi, dolorosi
e gloriosi, e ci mettono in comunione viva con Gesù attraverso
– potremmo dire – il Cuore della sua Madre.
Nello stesso tempo il nostro cuore può racchiudere in queste
decine
del Rosario tutti i fatti che compongono la vita dell'individuo,
della famiglia, della nazione, della Chiesa e dell'umanità.
Vicende personali e vicende del prossimo e, in modo particolare,
di coloro che ci sono più vicini, che ci stanno più
a cuore. Così la semplice preghiera del Rosario batte il
ritmo della vita umana».(5)
Con queste parole, miei cari fratelli e sorelle,
immettevo nel ritmo quotidiano del Rosario il mio primo anno di
Pontificato. Oggi, all'inizio del venticinquesimo anno di servizio
come Successore di Pietro, desidero fare altrettanto. Quante
grazie ho ricevuto in questi anni dalla Vergine Santa attraverso
il Rosario: Magnificat anima mea Dominum! Desidero elevare
il mio grazie al Signore con le parole della sua Madre Santissima,
sotto la cui protezione ho posto il mio ministero petrino: Totus
tuus!
Ottobre 2002 –
ottobre 2003: Anno del Rosario
3. Per questo, sull'onda della riflessione offerta
nella Lettera apostolica Novo millennio ineunte, nella quale ho
invitato il Popolo di Dio, dopo l'esperienza giubilare, a «
ripartire da Cristo »,(6) ho sentito il bisogno di sviluppare
una riflessione sul Rosario, quasi a coronamento mariano della stessa
Lettera apostolica, per esortare alla contemplazione del volto di
Cristo in compagnia e alla scuola della sua Madre Santissima. Recitare
il Rosario, infatti, non è altro che contemplare con Maria
il volto di Cristo. A dare maggiore rilevanza a questo invito, prendendo
occasione dal prossimo centoventesimo anniversario della menzionata
Enciclica di Leone XIII, desidero che questa preghiera nel corso
dell'anno venga particolarmente proposta e valorizzata nelle varie
comunità cristiane. Proclamo, pertanto, l'anno che va dall'ottobre
di quest'anno all'ottobre del 2003 Anno del Rosario.
Affido questa indicazione pastorale all'iniziativa
delle singole comunità ecclesiali. Con essa non intendo intralciare,
ma piuttosto integrare e consolidare i piani pastorali delle Chiese
particolari. Ho fiducia che essa venga accolta
con generosità e prontezza. Il Rosario, se riscoperto
nel suo pieno significato, porta al cuore stesso della vita cristiana
ed offre un'ordinaria quanto feconda opportunità spirituale
e pedagogica per la contemplazione personale, la formazione del
Popolo di Dio e la nuova evangelizzazione. Mi piace
ribadirlo anche nel ricordo gioioso di un altro anniversario: i
40 anni dall'inizio del Concilio Ecumenico Vaticano II
(11 ottobre 1962), la « grande grazia » predisposta
dallo spirito di Dio per la Chiesa del nostro tempo.(7)
Obiezioni al
Rosario
4. L'opportunità di tale iniziativa emerge
da diverse considerazioni. La prima riguarda l'urgenza di fronteggiare
una certa crisi di questa preghiera che, nell'attuale
contesto storico e teologico, rischia di essere a torto sminuita
nel suo valore e perciò scarsamente proposta alle nuove generazioni.
C'è chi pensa che la centralità della Liturgia, giustamente
sottolineata dal Concilio Ecumenico Vaticano II, abbia come necessaria
conseguenza una diminuzione dell'importanza del Rosario. In realtà,
come precisò Paolo VI, questa preghiera non solo non
si oppone alla Liturgia, ma le fa da supporto, giacché ben
la introduce e la riecheggia, consentendo di viverla con pienezza
di partecipazione interiore, raccogliendone frutti nella vita quotidiana.
Forse c'è anche chi teme che essa possa risultare
poco ecumenica, per il suo carattere spiccatamente mariano. In realtà,
essa si pone nel più limpido orizzonte di un culto alla Madre
di Dio, quale il Concilio l'ha delineato: un culto orientato al
centro cristologico della fede cristiana, in modo che « quando
è onorata la Madre, il Figlio [...] sia debitamente conosciuto,
amato, glorificato ».(8) Se riscoperto in modo adeguato,
il Rosario è un aiuto, non certo un ostacolo all'ecumenismo!
Via di contemplazione
5. Ma il motivo più importante per riproporre
con forza la pratica del Rosario è il fatto che esso costituisce
un mezzo validissimo per favorire tra i fedeli quell'impegno di
contemplazione del mistero cristiano che ho proposto nella Lettera
apostolica Novo millennio ineunte come vera e propria "pedagogia
della santità": « C'è bisogno di un cristianesimo
che si distingua innanzitutto nell'arte della preghiera ».(9)
Mentre nella cultura contemporanea, pur tra tante contraddizioni,
affiora una nuova esigenza di spiritualità, sollecitata anche
da influssi di altre religioni, è più che mai urgente
che le nostre comunità cristiane diventino « autentiche
"scuole"' di preghiera ».(10)
Il Rosario si pone nella migliore e più collaudata
tradizione della contemplazione cristiana. Sviluppatosi
in Occidente, esso è preghiera tipicamente meditativa e corrisponde,
in qualche modo, alla « preghiera del cuore » o «
preghiera di Gesù » germogliata sull'humus dell'Oriente
cristiano.
Preghiera per la pace
e per la famiglia
6. A dare maggiore attualità al rilancio del
Rosario si aggiungono alcune circostanze storiche. Prima fra esse,
l'urgenza di invocare da Dio il dono della pace.
Il Rosario è stato più volte proposto dai miei Predecessori
e da me stesso come preghiera per la pace. All'inizio di un Millennio,
che è cominciato con le raccapriccianti scene dell'attentato
dell'11 settembre 2001 e che registra ogni giorno in tante parti
del mondo nuove situazioni di sangue e di violenza, riscoprire il
Rosario significa immergersi nella contemplazione del mistero di
Colui che « è la nostra pace » avendo fatto «
dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era
frammezzo, cioè l'inimicizia » (Ef 2, 14). Non
si può quindi recitare il Rosario senza sentirsi coinvolti
in un preciso impegno di servizio alla pace, con una particolare
attenzione alla terra di Gesù, ancora così provata,
e tanto cara al cuore cristiano.
Analoga urgenza di impegno e di preghiera emerge
su un altro versante critico del nostro tempo, quello della famiglia,
cellula della società, sempre più insidiata da forze
disgregatrici a livello ideologico e pratico, che fanno temere per
il futuro di questa fondamentale e irrinunciabile istituzione e,
con essa, per le sorti dell'intera società. Il rilancio del
Rosario nelle famiglie cristiane, nel quadro di una più larga
pastorale della famiglia, si propone come aiuto efficace per
arginare gli effetti devastanti di questa crisi epocale.
« Ecco la tua
madre! » (Gv 19, 27)
7. Numerosi segni dimostrano quanto la Vergine Santa
voglia anche oggi esercitare, proprio attraverso questa preghiera,
la premura materna alla quale il Redentore moribondo
affidò, nella persona del discepolo prediletto, tutti i figli
della Chiesa: « Donna, ecco il tuo figlio! » (Gv 19,
26). Sono note le svariate circostanze, tra il diciannovesimo e
il ventesimo secolo, nelle quali la Madre di Cristo ha fatto in
qualche modo sentire la sua presenza e la sua voce per esortare
il Popolo di Dio a questa forma di orazione contemplativa. Desidero
in particolare ricordare, per l'incisiva influenza che conservano
nella vita dei cristiani e per l'autorevole riconoscimento avuto
dalla Chiesa, le apparizioni di Lourdes e di Fatima,(11)
i cui rispettivi santuari sono meta di numerosi pellegrini, in cerca
di sollievo e di speranza.
Sulle orme dei testimoni
8. Sarebbe impossibile citare lo stuolo innumerevole
di Santi che hanno trovato nel Rosario un'autentica via di santificazione.
Basterà ricordare san Luigi Maria Grignion de Montfort,
autore di una preziosa opera sul Rosario,(12) e, più vicino
a noi, Padre Pio da Pietrelcina, che ho avuto recentemente
la gioia di canonizzare. Uno speciale carisma poi, quale vero apostolo
del Rosario, ebbe il beato Bartolo Longo. Il suo
cammino di santità poggia su un'ispirazione udita nel profondo
del cuore: « Chi propaga il Rosario è salvo!
».(13) Su questa base, egli si sentì chiamato a costruire
a Pompei un tempio dedicato alla Vergine del Santo Rosario sullo
sfondo dei resti dell'antica Città, appena lambita dall'annuncio
cristiano prima di essere sepolta nel 79 dall'eruzione del Vesuvio,
ed emersa secoli dopo dalle sue ceneri a testimonianza delle luci
e delle ombre della civiltà classica. Con l'intera sua opera
e, in particolare, attraverso i « Quindici Sabati »,
Bartolo Longo sviluppò l'anima cristologica e contemplativa
del Rosario, trovando particolare incoraggiamento e sostegno in
Leone XIII, il « Papa del Rosario ».
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CAPITOLO I
CONTEMPLARE CRISTO CON MARIA
Un volto splendido
come il sole
9. « E apparve trasfigurato davanti a loro;
il suo volto brillò come il sole » (Mt 17, 2). La scena
evangelica della trasfigurazione di Cristo, nella
quale i tre apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni appaiono come rapiti
dalla bellezza del Redentore, può essere assunta ad icona
della contemplazione cristiana. Fissare gli occhi sul volto di Cristo,
riconoscerne il mistero nel cammino ordinario e doloroso della sua
umanità, fino a coglierne il fulgore divino definitivamente
manifestato nel Risorto glorificato alla destra del Padre, è
il compito di ogni discepolo di Cristo; è quindi anche compito
nostro. Contemplando questo volto ci apriamo ad accogliere il mistero
della vita trinitaria, per sperimentare sempre nuovamente l'amore
del Padre e godere della gioia dello Spirito Santo. Si realizza
così anche per noi la parola di san Paolo: « Riflettendo
come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati
in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l'azione
dello Spirito del Signore » (2 Cor 3, 18).
Maria modello di
contemplazione
10. La contemplazione di Cristo ha in Maria
il suo modello insuperabile. Il volto del Figlio le appartiene
a titolo speciale. È nel suo grembo che si è plasmato,
prendendo da Lei anche un'umana somiglianza che evoca un'intimità
spirituale certo ancora più grande. Alla contemplazione del
volto di Cristo nessuno si è dedicato con altrettanta assiduità
di Maria. Gli occhi del suo cuore si concentrano in qualche modo
su di Lui già nell'Annunciazione, quando lo concepisce per
opera dello Spirito Santo; nei mesi successivi comincia a sentirne
la presenza e a presagirne i lineamenti. Quando finalmente lo dà
alla luce a Betlemme, anche i suoi occhi di carne si portano teneramente
sul volto del Figlio, mentre lo avvolge in fasce e lo depone nella
mangiatoia (cfr Lc 2, 7).
Da allora il suo sguardo, sempre ricco di adorante
stupore, non si staccherà più da Lui. Sarà
talora uno sguardo interrogativo, come nell'episodio dello
smarrimento nel tempio: « Figlio, perché ci hai fatto
così? » (Lc 2, 48); sarà in ogni caso uno sguardo
penetrante, capace di leggere nell'intimo di Gesù,
fino a percepirne i sentimenti nascosti e a indovinarne le scelte,
come a Cana (cfr Gv 2, 5); altre volte sarà uno sguardo addolorato,
soprattutto sotto la croce, dove sarà ancora, in certo senso,
lo sguardo della "partoriente", giacché Maria non
si limiterà a condividere la passione e la morte dell'Unigenito,
ma accoglierà il nuovo figlio a Lei consegnato nel discepolo
prediletto (cfr Gv 19, 26-27); nel mattino di Pasqua sarà
uno sguardo radioso per la gioia della risurrezione e,
infine, uno sguardo ardente per l'effusione dello Spirito
nel giorno di Pentecoste (cfr At 1, 14).
I ricordi di Maria
11. Maria vive con gli occhi su Cristo e fa tesoro
di ogni sua parola: « Serbava tutte queste cose meditandole
nel suo cuore » (Lc 2, 19; cfr 2, 51). I ricordi di Gesù,
impressi nel suo animo, l'hanno accompagnata in ogni circostanza,
portandola a ripercorrere col pensiero i vari momenti della sua
vita accanto al Figlio. Sono stati quei ricordi a costituire,
in certo senso, il "rosario" che Ella
stessa ha costantemente recitato nei giorni della sua vita terrena.
Ed anche ora, tra i canti di gioia della Gerusalemme
celeste, i motivi del suo grazie e della sua lode permangono immutati.
Sono essi ad ispirare la sua materna premura verso la Chiesa pellegrinante,
nella quale Ella continua a sviluppare la trama del suo "racconto"
di evangelizzatrice. Maria ripropone continuamente ai credenti i
"misteri" del suo Figlio, col desiderio che siano contemplati,
affinché possano sprigionare tutta la loro forza salvifica.
Quando recita il Rosario, la comunità cristiana si
sintonizza col ricordo e con lo sguardo di Maria.
Rosario, preghiera
contemplativa
12. Il Rosario, proprio a partire dall'esperienza
di Maria, è una preghiera spiccatamente contemplativa.
Privato di questa dimensione, ne uscirebbe snaturato, come sottolineava
Paolo VI: « Senza contemplazione, il Rosario è corpo
senza anima, e la sua recita rischia di divenire meccanica ripetizione
di formule e di contraddire all'ammonimento di Gesù: "Quando
pregate, non siate ciarlieri come i pagani, che credono di essere
esauditi in ragione della loro loquacità" (Mt 6, 7).
Per sua natura la recita del Rosario esige un ritmo tranquillo
e quasi un indugio pensoso, che favoriscano nell'orante la meditazione
dei misteri della vita del Signore, visti attraverso il
Cuore di Colei che al Signore fu più vicina, e ne dischiudano
le insondabili ricchezze ».(14)
Mette conto di soffermarci su questo profondo pensiero
di Paolo VI, per far emergere alcune dimensioni del Rosario che
meglio ne definiscono il carattere proprio di contemplazione cristologica.
Ricordare Cristo
con Maria
13. Il contemplare di Maria è innanzitutto
un ricordare. Occorre tuttavia intendere questa
parola nel senso biblico della memoria (zakar), che attualizza
le opere compiute da Dio nella storia della salvezza. La
Bibbia è narrazione di eventi salvifici, che hanno il loro
culmine in Cristo stesso. Questi eventi non sono soltanto
un "'ieri"; sono anche l''oggi' della salvezza. Questa
attualizzazione si realizza in particolare nella Liturgia: ciò
che Dio ha compiuto secoli or sono non riguarda soltanto i testimoni
diretti degli eventi, ma raggiunge con il suo dono di grazia l'uomo
di ogni tempo. Ciò vale, in certo modo, anche di ogni altro
devoto approccio a quegli eventi: « farne memoria »,
in atteggiamento di fede e di amore, significa aprirsi alla grazia
che Cristo ci ha ottenuto con i suoi misteri di vita, morte e risurrezione.
Per questo, mentre va ribadito con il Concilio Vaticano
II che la Liturgia, quale esercizio dell'ufficio
sacerdotale di Cristo e culto pubblico, è « il culmine
verso cui tende l'azione della Chiesa e, insieme, la fonte da cui
promana tutta la sua forza »,(15) occorre anche ricordare
che la vita spirituale « non si esaurisce
nella partecipazione alla sola sacra Liturgia. Il cristiano chiamato
alla preghiera in comune, nondimeno deve anche entrare nella sua
camera per pregare il Padre nel segreto (cfr Mt 6, 6); anzi, deve
pregare incessantemente come insegna l'Apostolo (cfr 1Ts 5, 17)
».(16) Il Rosario si pone, con una sua specificità,
in questo variegato scenario della preghiera "incessante",
e se la Liturgia, azione di Cristo e della Chiesa, è azione
salvifica per eccellenza, il Rosario, quale meditazione su Cristo
con Maria, è contemplazione salutare. L'immergersi infatti,
di mistero in mistero, nella vita del Redentore, fa sì che
quanto Egli ha operato e la Liturgia attualizza venga profondamente
assimilato e plasmi l'esistenza.
Imparare Cristo
da Maria
14. Cristo è il Maestro per eccellenza,
il rivelatore e la rivelazione. Non si tratta solo di imparare
le cose che Egli ha insegnato, ma di "imparare Lui".
Ma quale maestra, in questo, più esperta di Maria? Se sul
versante divino è lo Spirito il Maestro interiore che ci
porta alla piena verità di Cristo (cfr Gv 14, 26; 15, 26;
16, 13), tra gli esseri umani, nessuno meglio di Lei conosce Cristo,
nessuno come la Madre può introdurci a una conoscenza profonda
del suo mistero.
Il primo dei "segni" compiuto da Gesù
– la trasformazione dell'acqua in vino alle nozze
di Cana – ci mostra Maria appunto nella veste di
maestra, mentre esorta i servi a eseguire le disposizioni di Cristo
(cfr Gv 2, 5). E possiamo immaginare che tale funzione Ella abbia
svolto per i discepoli dopo l'Ascensione di Gesù, quando
rimase con loro ad attendere lo Spirito Santo e li confortò
nella prima missione. Il passare con Maria attraverso le scene del
Rosario è come mettersi alla "scuola" di Maria
per leggere Cristo, per penetrarne i segreti, per capirne il messaggio.
Una scuola, quella di Maria, tanto più efficace,
se si pensa che Ella la svolge ottenendoci in abbondanza i doni
dello Spirito Santo e insieme proponendoci l'esempio di quella «
peregrinazione della fede »,(17) nella quale è maestra
incomparabile. Di fronte a ogni mistero del Figlio, Ella ci
invita, come nella sua Annunciazione, a porre
con umiltà gli interrogativi che aprono alla luce, per concludere
sempre con l'obbedienza della fede: « Sono
la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto »
(Lc 1, 38).
Conformarsi
a Cristo con Maria
15.La spiritualità cristiana ha come suo carattere
qualificante l'impegno del discepolo di conformarsi sempre
più pienamente al suo Maestro (cfr Rm 8, 29; Fil
3, 10. 21). L'effusione dello Spirito nel Battesimo inserisce il
credente come tralcio nella vite che è Cristo (cfr Gv 15,
5), lo costituisce membro del suo mistico Corpo (cfr 1Cor 12, 12;
Rm 12,5). A questa unità iniziale, tuttavia, deve corrispondere
un cammino di assimilazione crescente a Lui, che orienti sempre
più il comportamento del discepolo secondo la "logica"
di Cristo: « Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono
in Cristo Gesù » (Fil 2, 5). Occorre, secondo le parole
dell'Apostolo, « rivestirsi di Cristo » (cfr Rm 13,
14; Gal 3, 27).
Nel percorso spirituale del Rosario, basato sulla
contemplazione incessante – in compagnia di Maria –
del volto di Cristo, questo ideale esigente di conformazione a Lui
viene perseguito attraverso la via di una frequentazione che potremmo
dire "amicale". Essa ci immette in modo naturale nella
vita di Cristo e ci fa come "respirare" i suoi sentimenti.
Dice in proposito il beato Bartolo Longo:
« Come due amici, praticando frequentemente
insieme, sogliono conformarsi anche nei costumi, così noi,
conversando familiarmente con Gesù e la Vergine, nel meditare
i Misteri del Rosario, e formando insieme una medesima vita con
la Comunione, possiamo divenire, per quanto ne
sia capace la nostra bassezza, simili ad essi, ed apprendere da
questi sommi esemplari il vivere umile, povero, nascosto, paziente
e perfetto ».(18)
Per questo processo di conformazione a Cristo, nel
Rosario, noi ci affidiamo in particolare all'azione materna della
Vergine Santa. Colei che di Cristo è la genitrice, mentre
è essa stessa appartenente alla Chiesa quale « membro
eccelso e del tutto eccezionale »,(19) è al tempo stesso
la "Madre della Chiesa". Come tale continuamente
"genera" figli al Corpo mistico del Figlio. Lo fa mediante
l'intercessione, implorando per essi l'effusione inesauribile dello
Spirito. Ella è l'icona perfetta della maternità della
Chiesa.
Il Rosario ci trasporta misticamente accanto
a Maria impegnata a seguire la crescita umana di Cristo nella casa
di Nazareth. Ciò le consente di educarci e di plasmarci
con la medesima sollecitudine, fino a che Cristo non « sia
formato » in noi pienamente (cfr Gal 4, 19). Questa azione
di Maria, totalmente fondata su quella di Cristo e ad essa radicalmente
subordinata, « non impedisce minimamente l'unione immediata
dei credenti con Cristo, ma la facilita ».(20) È il
luminoso principio espresso dal Concilio Vaticano II, che ho sperimentato
tanto fortemente nella mia vita, facendone la base del mio motto
episcopale: Totus tuus.(21) Un motto, com'è noto,
ispirato alla dottrina di San Luigi Maria Grignion de Montfort,
che così spiegava il ruolo di Maria nel processo di conformazione
a Cristo di ciascuno di noi:
« Tutta la nostra perfezione consiste nell'essere
conformi, uniti e consacrati a Gesù Cristo. Perciò
la più perfetta di tutte le devozioni è incontestabilmente
quella che ci conforma, unisce e consacra più perfettamente
a Gesù Cristo. Ora, essendo Maria la creatura più
conforme a Gesù Cristo, ne segue che, tra tutte le devozioni,
quella che consacra e conforma di più un'anima a Nostro
Signore è la devozione a Maria, sua santa Madre, e che
più un'anima sarà consacrata a lei, più sarà
consacrata a Gesù Cristo ».(22)
Mai come nel Rosario la via di Cristo e quella
di Maria appaiono così profondamente congiunte. Maria non
vive che in Cristo e in funzione di Cristo!
Supplicare Cristo
con Maria
16.Cristo ci ha invitati a rivolgerci a Dio
con insistenza e fiducia per essere esauditi: « Chiedete
e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà
aperto » (Mt 7, 7). Il fondamento di questa efficacia della
preghiera è la bontà del Padre, ma anche la mediazione
presso di Lui da parte di Cristo stesso (cfr 1Gv 2, 1) e l'azione
dello Spirito Santo, che « intercede per noi » secondo
i disegni di Dio (cfr Rm 8, 26-27). Noi infatti « nemmeno
sappiamo che cosa sia conveniente domandare » (Rm 8, 26) e
talvolta non veniamo esauditi perché « chiediamo male
» (cfr Gc 4, 2-3).
A sostegno della preghiera, che Cristo e lo Spirito
fanno sgorgare nel nostro cuore, interviene Maria con la sua intercessione
materna. « La preghiera della Chiesa è come sostenuta
dalla preghiera di Maria ».(23) In effetti, se Gesù,
unico Mediatore, è la Via della nostra preghiera, Maria,
pura trasparenza di Lui, mostra la Via, ed « è a partire
da questa singolare cooperazione di Maria all'azione dello Spirito
Santo, che le Chiese hanno sviluppato la preghiera alla santa Madre
di Dio, incentrandola sulla persona di Cristo manifestata nei suoi
misteri ».(24) Alle nozze di Cana il Vangelo mostra appunto
l'efficacia dell'intercessione di Maria, che si fa portavoce presso
Gesù delle umane necessità: « Non hanno più
vino » (Gv 2, 3).
Il Rosario è insieme meditazione e
supplica. L'insistente implorazione della Madre di Dio
poggia sulla fiducia che la sua materna intercessione può
tutto sul cuore del Figlio. Ella è « onnipotente
per grazia »,(25) come, con audace espressione
da ben comprendere, diceva nella sua Supplica alla Vergine il beato
Bartolo Longo. Una certezza, questa, che, a partire dal Vangelo,
si è andata consolidando per via di esperienza nel popolo
cristiano. Il sommo poeta Dante la interpreta stupendamente, nella
linea di san Bernardo, quando canta:
« Donna, se' tanto grande e tanto vali,
che qual vuol grazia e a te non ricorre,
sua disianza vuol volar sanz'ali ».(26)
Nel Rosario Maria, santuario dello Spirito
Santo (cfr Lc 1, 35), mentre è supplicata da noi,
si pone per noi davanti al Padre che l'ha colmata di grazia e al
Figlio nato dal suo grembo, pregando con noi e per noi.
Annunciare Cristo
con Maria
17. Il Rosario è anche un percorso
di annuncio e di approfondimento, nel quale il mistero
di Cristo viene continuamente ripresentato ai diversi livelli dell'esperienza
cristiana. Il modulo è quello di una presentazione orante
e contemplativa, che mira a plasmare il discepolo secondo
il cuore di Cristo. In effetti, se nella recita del Rosario
tutti gli elementi per un'efficace meditazione vengono adeguatamente
valorizzati, ne nasce, specialmente nella celebrazione comunitaria
nelle parrocchie e nei santuari, una significativa opportunità
catechetica che i Pastori devono saper cogliere. La Vergine del
Rosario continua anche in questo modo la sua opera di annuncio di
Cristo. La storia del Rosario mostra come questa preghiera sia stata
utilizzata specialmente dai Domenicani, in un momento
difficile per la Chiesa a motivo del diffondersi dell'eresia. Oggi
siamo davanti a nuove sfide. Perché non riprendere in mano
la Corona con la fede di chi ci ha preceduto? Il Rosario conserva
tutta la sua forza e rimane una risorsa non trascurabile nel corredo
pastorale di ogni buon evangelizzatore.
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