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VI DOMENICA DI QUARESIMA

Passione di Nostro Signore

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COMMENTO AL VANGELO DI MATTEO (26, 1-75)

In questa ultima domenica di Quaresima, il Vangelo della Passione di Gesù secondo Matteo ci porta ad incontrare una figura spesso poco o male considerata, che è quella di Giuda Iscariota. Nelle nostre menti, l'immagine associata a questo personaggio è, molto probabilmente, quella del traditore, di colui, cioè, per mezzo del quale il Figlio dell'Uomo è tradito. Tuttavia, raramente, nella Bibbia, i personaggi si presentano come semplici icone di comportamenti giusti o sbagliati, ma molto spesso l'accento è posto proprio sulla molteplicità di caratteristiche che la persona umana può presentare. Cerchiamo, quindi, di incontrare quest'oggi Giuda come persona e non come traditore.
Lasciamoci suggestionare in questo compito dalle parole del colloquio immaginario della chiamata di Giuda, così come se l'è immaginata Gerald Messadiè, nel suo libro "L'uomo che divenne Dio":

"Giuda!" disse, e con sua sorpresa due uomini si fecero avanti; l'altro, un rosso fragile dagli occhi tondi e neri.
"Anche tu ti chiami Giuda?" chiese a quest'ultimo.
"Sì, rabbino. Mi chiamano Giuda Iscariota, perché sono figlio di Simone Iscariota"
"Sei anche tu un conciatore?"
"Sì, è il mio mestiere. Ma non lo pratico più"
Gesù aspettò la spiegazione; fu Simone lo zelota a fornirgliela. Anche quel Giuda era uno zelota, e cercava di raccogliere attorno a sé gli zeloti per formare un partito.
"Lo hai seguito?" chiese Gesù.
"No, gli zeloti sono sempre troppo numerosi. Riuniti in partito, saremmo stati ancora più vulnerabili".
Gesù interrogò con lo sguardo Giuda Iscariota.
"E' esatto", disse Giuda. "Ho cercato di raggruppare attorno a me gli zeloti, che non hanno un vero capo. Sono stanco della passività degli Ebrei. Frignano come vecchie oppresse dalla tirannia straniera e dalla decadenza della casa, ma quando si tratta di agire, si tirano indietro con il pretesto che tengono famiglia. Tutti nelle cinque province sanno che a Gerusalemme impera la corruzione per denaro e che i costumi della Decapoli sono decaduti. Ladri e prostitute di ogni risma si pavoneggiano alla luce del sole in tutte le grandi città di questo paese, e ho paura che non esista un solo Dio pagano che non abbia il suo altare in Palestina. Giovani ebrei vengono attirati in feste vergognose dove tutti danzano nudi, ubriachi e truccati, ma i loro padri non osano rimproverarli, perché non hanno più autorità, né osano denunciarli alla polizia religiosa per paura di perdere l'onore o di dispiacere ai Romani che sono promotori di questi sedicenti riti. Questo accade anche a Cafarnao, dove l'altro giorno un macellaio si è giocato la sua migliore fonte di guadagno, la guarnigione romana, perché aveva denunciato suo figlio al rabbino che se n'è andato poco fa. Tutti in questo paese potrebbero additare un rabbino codardo o maneggione, ma nessuno lo fa. O quasi nessuno. Sei al corrente di tutto questo?" chiese a Gesù. "Non è forse la vergogna, attizzata dalla speranza ad animarti?"
Eloquente, ribelle, probabilmente uno che scatena disordini. Uno che sa parlare, in ogni caso. Tutti lo hanno ascoltato. Non è certo, non lo è affatto, che egli consideri l'uomo che gli sta di fronte come il Messia.
"Giuda", rispose Gesù, "poco fa, quando ho detto il tuo nome, tu ti sei fatto avanti. Stava a significare che vuoi unirti a noi?"
"Sì, tu sembri un capo ed è più facile che seguano te che me. Quindi ti seguo"
"Eppure ho spiegato a Simone che non userò i metodi degli zeloti".
"I metodi contano poco, è il fine che conta".
Lo sguardo di Giuda si soffermò a lungo su Gesù. Quasi a sfidarlo.
"Bisogna che tu sappia", aggiunse Giuda Iscariota, "che Simone ed io siamo ricercati dalla polizia del Tempio".
"Sarai comunque l'altro Giuda che sta con noi", disse Gesù.

Il ritratto molto preciso che emerge da questo brano su Giuda ci aiuta a capire quello che è stata, molto probabilmente, la molla che lo ha spinto a seguire Gesù: il suo desiderio di riunire gli Ebrei sotto un'unica guida che potesse spazzare via l'invasore straniero, in questo caso i Romani. Gli zeloti lo volevano fare seguendo una via militare, ma Giuda è disposto ad anteporre il fine ai mezzi. Purtroppo per Giuda, però, anche il fine di Gesù era diverso: cercava sì di istituire un Regno, ma si trattava del Regno dei Cieli, ambiva sì ad un trono da cui sovrastare le genti con la sua presenza ed essere ammirato da tutti, ma quel trono era quello della croce, voleva ottenere sì la vittoria, ma l'avrebbe ottenuta a prezzo della apparente suprema sconfitta della morte. Si può, quindi, immaginare nel percorso di sequela di Giuda un periodo iniziale di entusiasmo via via crescente con l'aumentare della popolarità di Gesù, ma si può altrettanto facilmente immaginare, umanamente parlando, la reazione di Giuda, nel momento in cui vedeva crescere un Messia diverso da quello che lui si era immaginato, diverso da quello che lui voleva ed auspicava per il popolo di Israele. Immaginiamo addirittura l'angoscia di una persona che ha dato tutto per l'ideale che perseguiva e che si vede crollare davanti la possibilità di far risorgere i suoi fratelli ebrei dalla loro condizione di sottomissione nei confronti dell'invasore romano, popolo che, come Giuda stesso ci ha suggerito, è soprattutto contaminatore dei riti e delle usanze del popolo di Dio. La figura di un Messia così non gli stava bene e non doveva stare bene nemmeno agli altri perché rischiava di far fallire tutto quello che lui aveva pianificato, i traguardi che immaginava: la libertà dall'oppressore, l'indipendenza sotto una sola grande guida. A questo punto Gesù per Giuda diventa un ostacolo verso la libertà ed è quasi automatica la decisione di consegnarlo alle autorità religiose che avrebbero saputo mettere fine a questa sua vicenda.

Giuda non si comporta da persona avida, non è la cupidigia a muovere le sue azioni: vende Gesù per trenta denari, il prezzo di uno schiavo, quando molto probabilmente i capi dei sacerdoti avrebbero sborsato fior di quattrini per l'occasione che Giuda offriva loro di sbarazzarsi definitivamente di Gesù e noi che leggiamo spesso il Vangelo sappiamo quanto desiderassero giungere a questo traguardo.
Giuda agisce, invece, paradossalmente, da persona coerente: consegna Gesù, perché, come abbiamo letto nel brano di Messadiè, il fine giustifica i mezzi, e, quindi, se per liberare Israele bisogna togliere di mezzo Gesù, in un modo o nell'altro si deve porre fine alla predicazione di questo Messia.

Giuda è però in grado di capire, alla fine, di essere stato manovrato dai capi dei sacerdoti, per i loro fini, e come il centurione che vedendo morire Gesù si converte, anche Giuda, vedendo l'interrogatorio di Gesù, comprende finalmente il vero ruolo di Gesù e non quello che gli voleva affidare lui. Così, tormentato dal rimorso, cerca di rimediare con un ultimo disperato tentativo al suo errore, ma non ci riesce, così si sacrifica per congelare nel tempo la sua immagine non di traditore, ma di uomo, come lo siamo noi, accettato da Gesù nella sua più intima cerchia, quella dei Dodici, accettato per i suoi pregi e anche, perché no, per i suoi difetti, accettato perché Gesù è in grado di vedere in ciascuno di noi un grande amico, anche nel momento in cui noi lo tradiamo, di un Giuda, uomo, dicevamo, che solo alla fine della sua vita ha capito che Gesù è un uomo eccezionale, da ammirare, da ascoltare, ma soprattutto da seguire, così com'è e non come noi lo vorremmo.

Apprestandoci ad entrare nella Settimana Santa, disponiamoci in un atteggiamento di stupore e disponibilità, rileggendo e meditando nelle vicende delle Passione, Morte e Risurrezione di Gesù la storia d'amore un Dio che si è fatto uomo per farci capire che la vita da cristiani, cioè quella vissuta con Gesù come modello, non promette soldi, fama o potere, ma ti garantisce la certezza di aver vissuto veramente e di aver contribuito a portare, come ha fatto Gesù, un po' di Paradiso anche in questa vita.

Concretamente possiamo impegnarci a pregare e meditare la Parola di Dio con maggiore impegno, cercando, se già non li abbiamo, dei momenti appositi nella giornata, nei quali dedicarci alla lettura del Vangelo, cercando di capire a fondo che bella persona è Gesù, lasciandocelo spiegare da lui e non pretendendo o sperando che sia la persona, il Dio che noi vogliamo per i nostri comodi.

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