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QUARESIMA 2001
itinerario di preghiera

per vivere il tempo forte della quaresima

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Presentazione

Venerdì prima settimana

Venerdì seconda settimana

Venerdì terza settimana

Venerdì quarta settimana

Venerdì quinta settimana

Settimana Santa

Presentazione

La Parola di Dio è compagna della nostra vita quotidiana.
Il "tempo forte" della Quaresima diventa una nuova occasione per accostarLa e pregarla personalmente.
I nostri compagni di viaggio saranno dei personaggi che in prima persona hanno vissuto la fatica della Croce; essi sapranno aiutarci a diventare testimoni della Parola e amici veri del Signore Gesù.

Quella che proponiamo è una preghiera personale o per piccoli gruppi. Stampa questa pagina, usala, diffondila, portala con te!
Buon cammino quaresimale...

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Prima settimana

«LA VIA DELLA CROCE»

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

lettura

(Vangelo di Luca 22,66-23,10)

Appena fu giorno, si riunì il consiglio degli anziani dei popolo, con i sommi sacerdoti e gli scribi, lo condussero davanti al Sinedrio e gli dissero: "Se tu sei il Cristo, diccelo". Gesù rispose: "Anche se lo dico, non mi crederete; se vi interrogo, non mi risponderete. Ma da questo momento starà il Figlio dell'uomo seduto alla destra della potenza di Dio". Allora tutti esclamarono: "Tu dunque sei il Figlio di Dio?". Ed egli disse loro: "Lo dite voi stessi. io lo sono". Risposero: "Che bisogno abbiamo ancora di testimonianza? L'abbiamo udito noi stessi dalla sua bocca". Tutta l'assemblea si alzò, lo condussero da Pilato e cominciarono ad accusarlo: "Abbiamo trovato costui che sobillava il nostro popolo, impediva di dare tributi a Cesare e affermava di essere il Cristo re". Pilato lo interrogò: "Sei tu il Re dei Giudei?". Ed egli rispose: "Tu lo dici". Pilato disse al sommi sacerdoti e alla folla. "Non trovo nessuna colpa in quest'uomo". Ma essi insistevano: "Costui solleva il popolo, insegnando per tutta la Giudea, dopo aver incominciato dalla Galilea, fino a qui". Udito ciò, Pilato domandò se era galileo e, saputo che apparteneva alla giurisdizione di Erode, lo mandò da Erode che in quei giorni si trovava anch’egli a Gerusalemme. Vedendo Gesù, Erode si rallegrò molto, perché da molto tempo desiderava vederlo per averne sentito parlare, e sperava di vedere qualche miracolo da lui. Lo interrogò con molte domande, ma Gesù non gli rispose nulla. C'erano là anche i sommi sacerdoti e gli scribi, e lo accusavano con insistenza.

testo

(tratto da Primo Mazzolari, La via Crucis del povero)

Creandomi Dio si è creato un giudice. Il primo giudizio avvenne in principio nel paradiso terrestre. Il peccato è Dio giudicato dagli uomini. Ed il giudizio nasce da questo: l'uomo non vuoi riconoscere che non basta a se stesso e che deve dipendere dall'Altro. E poiché la redenzione è la controprova ineffabile della insufficienza umana, la prima stazione della Via Crucis, nella quale l'uomo si sforza di giustificare che egli non ha bisogno di Dio, domina tutto il dramma della passione dei Figlio di Dio e della passione dei figli degli uomini.
Fratello mio, ...non posso trattarti diversamente dal mio Creatore e dal mio Salvatore. Non voglio riconoscere che ho bisogno di te: ti cito davanti al mio tribunale e ti giudico!
"I sommi sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano qualche falsa testimonianza contro Gesù per condannarlo a morte."

Non so perché la parola dei Giudicato "Non vogliate giudicare" non sia tra i comandamenti che si mandano a memoria. Invece, dove c'è un uomo, là c'è un tribunale. Il mestiere dell'uomo è giudicare: un'altra porta chiusa per il Vangelo e per la pietà... A Dio non importa essere giudicato... Dovrebbe importare all'uomo il "non giudicare", perché resta male il male che si fa, non il male che si riceve. Il male che si riceve è una beatitudine. "Beati i perseguitati per cagion di giustizia... "
Il "Beati quando vi oltraggeranno e vi perseguiteranno e mentendo diranno contro di voi ogni sorta di male contro di voi per cagion mia".
Non vogliate giudicare. Con Gesù davanti ai tribunali si capisce meglio il comandamento nuovo. I suoi giudici avevano sentenziato prima di sedere in tribunale: è necessario che l'uomo muoia. Spesse volte anche i giudici più integri, hanno un verdetto già segnato. Chi è senza interessi, senza opinioni, senza dottrine, senza simpatie? Chi è senza interessi è senza amici. Chi è senza interessi è fuori dall'ordinaria solidarietà, è un uomo pericoloso.
Siamo al di là... di ogni limite; non però al di là dell'amore! Ho visto alcuni pregare per chi li trattava male. L'esempio di Gesù è contagioso.
lo sento che mi devo inginocchiare perché l'uomo non è mai cosi vicino al cielo come quando prega per chi lo fa soffrire.
Gesù accetta di soffrire perché il mondo abbia la vita. Guai se non ci fosse chi protegge il mondo con la propria sofferenza! Noi viviamo di questo dono divino, che ignoti fratelli offrono ogni giorno nell'unità coi Cristo.

preghiera

Signore, c'è Qualcuno o qualche cosa in noi
- una vocazione, una grazia -
più forte di noi stessi.
Il tuo Spirito può aprirsi un varco
attraverso la resistenza del nostro egoismo (...)

Ci interessa di avviarci,
sia pure attraverso lunghi erramenti,
verso l'Amore, perché noi crediamo all'amore,
la sola certezza che non può temere confronti,
la sola che basta per impegnarci perdutamente.

Ci impegnamo
senza giudicare chi non s'impegna,
senza accusare chi non s'impegna,
senza condannare chi non s'impegna.
Si vive una vlta sola,
e non vogliamo essere "giocati"
in nome di nessun piccolo interesse.

(Primo Mazzolari, Impegno con Cristo)

mi impegno a...

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Seconda settimana

«UNA MANO SULLA SPALLA»

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.


Ora ti chiedo umilmente, mio Dio, di perdonare il mio cuore insicuro.
Dammi la forza di accogliere ancora la tua parola e il tuo gesto d’amore.


lettura

(Vangelo di Matteo 23,26-28)


Sulla via del Calvario
[26] Mentre lo conducevano via, presero un certo Simone di Cirène che veniva dalla campagna e gli misero addosso la croce da portare dietro a Gesù. [27] Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. [28] Ma Gesù, voltandosi verso le donne, disse: "Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli.

Testo

(tratto da: Gibran, Gesù Figlio dell’Uomo)

SIMONE DI CIRENE
"Ero in cammino, diretto ai campi, quando lo vidi; portava la croce e lo seguiva una gran folla. Anch'io allora presi a camminare al suo fianco.
Più di una volta la croce che portava lo costrinse a fermarsi, perché il suo corpo era stremato.
Allora mi si avvicinò un soldato romano, e disse: "Tu, che sei saldo e robusto, porta la croce di quest'uomo".
A quelle parole il cuore mi si gonfiò nel petto e provai gratitudine.
E portai la croce.
Era pesante, fatta di pioppo impregnato di piogge invernali.
E Gesù mi guardò. E il sudore della fronte gli scorreva sulla barba. Ancora mi guardò, e disse: "Bevi anche tu questo calice? Vi accosterai le labbra insieme a me fino alla fine dei tempo". Così dicendo pose la mano sulla mia spalla libera. E procedemmo insieme verso la Collina del Cranio.
Ma io non sentivo più il peso della croce. Sentivo solo la sua mano. Come ala di uccello sulla mia spalla.
E arrivammo in cima alla collina, e là dovevano crocifiggerlo. Fu allora che avvertii il peso della croce. Non disse parola mentre gli conficcavano i chiodi nelle mani e nei piedi, e dalle sue labbra non uscì lamento. E non tremarono le sue membra sotto il martello.
Sembrava quasi che le sue mani e i suoi piedi fossero morti, per rivivere solo nel bagno di sangue. E lui sembrava desiderare quei chiodi, come un principe desidera lo scettro, e sembrava implorare che lo innalzassero alle vette. E il mio cuore non lo compiangeva: ero troppo preso da meraviglia.
Ora, l'uomo al quale ho portato la croce è divenuto la mia croce.
Se mi dicessero ancora: "Porta la croce di quest'uomo", io la porterei fino a quando la mia strada si chiudesse nel sepolcro.
Ma gli chiederci di tenermi la mano sulla spalla.
Accadde molti anni fa; e ancora oggi, seguendo i solchi del campo, e in quel sopore che precede il sonno, rivolgo spesso il pensiero a quell'uomo che amo. E sento la sua mano alata, qui, sulla spalla sinistra."

preghiera


Riscalda il mio cuore col tuo amore

Spirito santo, vieni nel mio cuore;
per la tua potenza attiralo a te, Dio vero.
Concedimi carità, e con essa il timore.
Custodiscimi da ogni pensiero malvagio,
riscaldano e infiammami con il tuo dolcissimo amore,
così che ogni peso mi parrà leggero.

Padre santo,
dolce mio Signore,
aiutami in ogni mio ministero.

Cristo amore! Cristo amore!


(CATERINA DA SIENA, Il fuoco della divina carità)


impegno:

Un gesto di ringraziamento a chi mi sostiene quotidianamente…

 

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Terza settimana

«GESU' E MARIA»


Nel nome dei Padre, e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen


Ora ti chiedo umilmente, mio Dio, di perdonare il mio cuore insicuro.
Dammi la forza di accogliere ancora la tua parola e il tuo gesto d’amore.

lettura

(Vangelo di Giovanni 19,25-27; 21,15-19)

Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Cleofa e Maria di Magdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: "Donna, ecco il tuo figlio". Poi disse al discepolo: "Ecco la tua madre". E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa. (...) Gesù disse a Simon Pietro: "Simone di Giovanni, mi vuoi bene tu più di costoro?". Gli rispose: "Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene". Gli disse: "Pasci i miei agnelli". Gli disse di nuovo: "Simone di Giovanni, mi vuoi bene?". Gli rispose: "Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene". Gli disse: "Pasci le mie pecorelle". Gli disse per la terza volta: "Simone di Giovanni, mi vuoi bene?". Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli dicesse: Mi vuoi bene, e gli disse: "Signore, tu sai tutto; tu sai che ti voglio bene". Gli rispose Gesù: "Pasci le mie pecorelle... Quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi". Questo gli disse per indicare con quale morte avrebbe glorificato Dio.

testo

(tratto da: Primo Mazzolari, La via crucis dei poveri)

Alla svolta (...) Maria è là. Gesù guarda la madre. Morire non è forse un "nascere di nuovo"? (…) Gesù regge all'incontro senza lasciare la croce. Il suo cuore di figliuolo non si indurisce, come non s'indurisce il suo cuore d'uomo. Chi veramente "cresce" non oblia né cancella dalla propria anima i segni della creazione. Nulla deve perire di ciò che è buono, ma crescere e sublimarsi in un sentimento e in una passione più grande e più pura.
La persona si ritrova nella famiglia, la famiglia nel paese, il paese nella patria, la patria nell'umanità, l'umanità in Dio. Quando arrivo a Dio, sono ancora il medesimo, ma con una dimensione nuova, l'unica che abbia diritto d'entrare nel termine ultimo della mia ascensione.

Il figlio dell'uomo è presente nel Figlio di Dio, il figlio di Maria nell'Unigenito dei Padre. La croce ch'egli porta, lungi dal soffocare nel suo cuore divino il palpito filiale, l'allarga e lo consacra. Cristo ama la madre in ognuno di noi che dal suo sacrificio veniamo redenti e adottati come figli di Maria. La scelta tra la croce e la madre sarebbe disumana anche per Cristo, che nella croce ama ed abbraccia la gioia di tutti i suoi "fratelli" e quindi la gioia di tutti i figli" di Maria. Non toglie nulla alla madre: le apre nel cuore una maternità universale, come il suo cuore s'è già aperto ad una fraternità che tutti abbraccia. La madre e la croce non sono due beni separati o separabili: sono l'unico insostituibile manipolo della sua carità.
... L'uomo che ha una fede può ritrovare i propri affetti in una luce più sacra e più vera. La Madonna che segue Gesù fin sul Calvario e sta ai piedi della croce è il folgorante esempio di una nuova umanità; il martire è l'uomo che conosce e vive la pienezza della carità, la quale abbraccia il cielo e la terra, le voci dei sangue e quelle dello spirito, le voci dei tempo e quelle dell'eternità.

 

preghiera

O Vergine Maria,
prima e incomparabile discepola del Verbo di Dio
che tu stessa hai generato e nutrito al tuo seno,
insegnaci a rimanere con te in religioso ascolto
e placata l'agitazione per le troppe cose
in cui ci disperdiamo,
cresca in noi, con la fede,
il desiderio dell'unica cosa necessaria:
ascoltare Gesù che ci rivela
l'amore salvifico del Padre.

(Anna Maria Canopi, Incontri con Gesù)

impegno

Mi metto in ascolto di chi mi sta vicino.

 

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Quarta settimana

«LA VERITA' DELL'UOMO»

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.


lettura

(Vangelo di Giovanni 18, 33-39)

[33] Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: "Tu sei il re dei Giudei?". [34] Gesù rispose: "Dici questo da te oppure altri te l'hanno detto sul mio conto?". [35] Pilato rispose: "Sono io forse Giudeo? La tua gente e i sommi sacerdoti ti hanno consegnato a me; che cosa hai fatto?". [36] Rispose Gesù: "Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù". [37] Allora Pilato gli disse: "Dunque tu sei re?". Rispose Gesù: "Tu lo dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce". [38] Gli dice Pilato: "Che cos'è la verità?". E detto questo uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: "Io non trovo in lui nessuna colpa. [39] Vi è tra voi l'usanza che io vi liberi uno per la Pasqua: volete dunque che io vi liberi il re dei Giudei?".

 

testo

(tratto da Gibran, Gesù Figlio dell'Uomo)

PONZIO PILATO

"Me ne aveva parlato mia moglie, più di una volta, prima che lo conducessero dinanzi a me: io però non le avevo dato ascolto.
E’ una sognatrice, mia moglie, e pratica, come tante altre romane del suo rango, culti e riti orientali. Culti pericolosi per l'impero, che diventano devastanti quando si fanno strada nel cuore delle donne. L'Egitto vide la fine quando gli Hyksos d'Arabia vi portarono il Dio unico del loro deserto. E la Grecia fu sopraffatta e ridotta in polvere quando dalle spiagge di Siria giunse Astarte con le sette vergini.
Per quanto riguarda Gesù, non l'avevo mai visto prima che mi fosse consegnato come malfattore, come nemico della sua stessa nazione e di Roma.
Fu condotto nella Sala del Giudizio con le braccia legate. Ero seduto sulla tribuna. Lui avanzò verso di me con passo lungo e fermo; camminava eretto, tenendo alta la testa. Non so misurare nel profondo cosa mi accadde in quell'istante: d'un tratto ebbi desiderio, contro la mia volontà, di alzarmi, di scendere dalla tribuna, di prostrarmi dinanzi a lui. Era come se fosse entrato Cesare nella sala, un uomo più grande della stessa Roma. Ma fu solo un istante. Dopo, vidi semplicemente un uomo accusato di tradimento dalla sua gente. E io ero il suo governatore e il suo giudice.
Lo interrogai, non volle rispondere. Mi guardava soltanto. E nel suo sguardo si leggeva pietà, come se fosse lui il mio giudice e il mio governatore. Si alzarono, fuori, le grida della folla. Ma lui rimase in silenzio, e ancora mi guardava e c'era, nei suoi occhi, pietà.
Mi affacciai sui gradini del palazzo. E quando mi videro cessarono di vociare. E io dissi: "Cosa volete fare di quest'uomo?". E si alzò un urlo, come da un'unica gola: "Vogliamo crocifiggerlo! E’ nostro nemico e nemico di Roma". E alcuni, a gran voce: "Non ha detto che avrebbe distrutto il tempio? E non era lui che pretendeva il regno? Noi non avremo altro re all’infuori di Cesare".
Allora tornai nella Sala del Giudizio, e lo vidi ancora là, eretto, in solitudine. E ricordai le parole di un filosofo greco che avevo letto: " L’uomo in solitudine è il più forte ".
In quel momento il Nazareno era più grande della sua razza. E non provai sentimenti di clemenza verso di lui. Era al di là della mia clemenza. Gli chiesi dunque: "Sei tu il re dei Giudei?". Non rispose. E ancora gli chiesi: "Non hai detto di essere il re dei Giudei?". E lui volse lo sguardo su di me. E rispose con voce tranquilla: "Tu stesso mi hai proclamato re. Forse è per questo che sono nato, e per questo sono venuto a rendere testimonianza alla verità".
Ma guarda, un uomo che parla di verità in un momento simile! Nella mia impazienza dissi ad alta voce, a me stesso prima che a lui: "Che cos'è la verità? Che cos'è la verità per l'innocente quando la mano del carnefice è già su di lui?". Disse allora Gesù, con potenza: "Nessuno governerà il mondo se non in Spirito e verità". E gli chiesi: "Tu sei dello Spirito? ". Rispose: "Anche tu lo sei, pur ignorandolo".
E cos'era lo Spirito e cos'era la verità, quando consegnammo alla morte, io per ragion di stato e quelli per ossequio geloso ad antichi riti, un uomo innocente? Nessun uomo, nessun popolo, nessun impero si ferma davanti a una verità.
E nuovamente gli chiesi: "Sei tu il re dei Giudei?". E rispose: " Tu l'hai detto. Ho conquistato il mondo prima di quest'ora". Di tutto ciò che disse, solo questo era empio: è solo Roma, infatti, che ha conquistato il mondo.
Ed ecco, le voci dall’esterno nuovamente si alzarono, e a frastuono era più forte di prima. E io scesi e gli dissi: "Seguimi". E ancora una volta mi mostrai sui gradini del palazzo, e lui era al mio fianco. Quando lo videro, ruggirono come il tuono. E nel clamore, non distinsi altro che "Crocifiggilo, crocifiggilo".
Allora lo riconsegnai ai sacerdoti, dicendo: "Fate ciò che volete di questo giusto. Se lo desiderate, vi darò soldati di Roma per vigilarlo ".
Quelli lo presero, e io decretai che sulla croce, sopra la sua testa, si scrivesse: "Gesù di Nazareth, re dei Giudei". Ma avrei dovuto far scrivere: "Gesù di Nazareth, re".
E quell’uomo venne spogliato e fustigato e crocifisso. Sarebbe stato in mio potere salvarlo, ma avrei provocato una rivolta; e non è saggio, da parte di un governatore romano, mostrarsi intollerante verso gli scrupoli religiosi dei sudditi. Quell’uomo era più di un agitatore, continuo a esserne certo.
La decisione che presi a suo riguardo fu nell’interesse di Roma, e non dipese dalla mia volontà. Non molto tempo dopo io e la mia sposa lasciammo la Siria: e da quel giorno lei è donna di dolore. A volte perfino qui, nel giardino, leggo una sofferenza tragica sul suo volto. Parla a lungo di Gesù, mi dicono, con le altre romane.
Vedi dunque: l'uomo di cui ho decretato la morte ritorna dal mondo delle ombre e penetra nella mia casa. E ancora mi chiedo, continuamente: Cos'è la verità, e cosa non è? Può essere? Quel siriano ci sta conquistando nelle ore quiete della notte? Non deve essere così, a nessun costo.
Dovrà pur trionfare Roma sugli incubi delle nostre mogli."

preghiera

Possa il Signore illuminare
gli occhi del vostro cuore,
per farvi comprendere
a quale speranza vi ha chiamati.

(S. Paolo, Lettera agli Efesini)


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Quinta settimana

«TENDO LA MANO VERSO LA TUA»


Nel nome dei Padre, e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen


"E ora, Signore mio Dio,
dona al tuo servo un cuore capace di ascolto."(1 Re)

lettura

(Vangelo di Matteo, 27,15-23)

[15] Il governatore era solito, per ciascuna festa di Pasqua, rilasciare al popolo un prigioniero, a loro scelta. [16] Avevano in quel tempo un prigioniero famoso, detto Barabba. [17] Mentre quindi si trovavano riuniti, Pilato disse loro: "Chi volete che vi rilasci: Barabba o Gesù chiamato il Cristo?". [18] Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia.[19] Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: "Non avere a che fare con quel giusto; perché oggi fui molto turbata in sogno, per causa sua". [20] Ma i sommi sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a richiedere Barabba e a far morire Gesù. [21] Allora il governatore domandò: "Chi dei due volete che vi rilasci?". Quelli risposero: "Barabba!". [22] Disse loro Pilato: "Che farò dunque di Gesù chiamato il Cristo?". Tutti gli risposero: "Sia crocifisso!". [23] Ed egli aggiunse: "Ma che male ha fatto?". Essi allora urlarono: "Sia crocifisso!".

Testo

(tratto da: Gibran, Gesù Figlio dell'Uomo)

BARABBA: LE ULTIME PAROLE DI GESU’

"Liberarono me e scelsero lui.
Fu la sua elevazione e la mia caduta. E guardarono a lui come a una vittima pasquale.
Ero libero dalle catene e camminavo tra la folla che si accalcava dietro a lui, ma ero un vivo che avanzava verso la propria tomba. Sarei dovuto fuggire nel deserto, dove la vergogna viene arsa dal sole. E invece mi mescolavo a quelli che avevano scelto lui per portare la croce dei miei crimini.
E là rimasi mentre lo inchiodavano alla croce. Vedevo e sentivo, ma mi sembrava d'essere fuori dei confini dei corpo. Il ladro crocifisso alla sua destra gli disse." Anche tu sanguini, Gesù di Nazareth, anche tu? ". Gli rispose Gesù: "Se non fosse per questo chiodo che la serra, tenderci la mia mano per afferrare la tua.
Ci hanno crocifissi insieme. Vorrei che avessero innalzato la tua croce più vicina alla mia".
Poi volse gli occhi verso il basso: guardava sua madre e un giovane che stava al suo fianco. Disse: "Madre, ecco tuo figlio: è al tuo fianco. Donna, ecco colui che porterà questo mio sangue nelle terre del Settentrione".
E sentendo i lamenti delle donne di Galilea, disse: "Ecco, laggiù piangono e io ho sete. Sono inchiodato troppo in alto per bere le loro lacrime. Non voglio aceto, non voglio fiele, per placare questa sete". Poi i suoi occhi si spalancarono al cielo, e disse: "Padre, perché ci hai abbandonati?". E poi, con misericordia: " Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno ". Quando pronunciò queste parole, fu come se vedessi tutti gli uomini prostrati dinanzi a Dio a implorare perdono per la crocifissione di quest'unico uomo.
Poi nuovamente disse a gran voce. "Padre, nelle tue mani rimetto il mio spirito". E alla fine sollevò il capo e disse: "Ora tutto è compiuto, ma solo su questa terra". E chiuse gli occhi. Lampi squarciarono l'oscurità dei cicli, e si udì un fragore di tuono. Ora lo so: quelli che lo misero a morte al mio posto mi fecero la grazia di un tormento senza fine. Non durò più di un'ora la sua crocifissione.
lo invece sarò crocifisso fino alla fine dei miei anni."


preghiera

Voglio amare come te

Signore mio Gesù,
voglio amare tutti coloro che tu ami.
Voglio amare con te la volontà del Padre.

Non voglio che nulla separi il mio cuore dal tuo,
che qualcosa sia nel mio cuore e non sia immerso nel tuo.
Tutto quel che vuoi io lo voglio.
Tutto quel che desideri io lo desidero.

Dio mio, ti do il mio cuore,
offrilo assieme al tuo a tuo Padre,
come qualcosa che è tuo e che ti è possibile offrire,
perché esso ti appartiene.

(CHARLES DE FOUCAULD)

impegno

Mi preparo alla Settimana Santa con la Santa Confessione.

 

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Settimana Santa:

TRIDUO PASQUALE

Giovedì Santo - Venerdì Santo - Sabato Santo - Pasqua di Risurrezione

GIOVEDI' SANTO

Vangelo secondo Giovanni 13, 1-15

Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. Mentre cenavano, quando gia il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo, Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l'asciugatoio di cui si era cinto. Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo». Gli disse Simon Pietro: «Non mi laverai mai i piedi!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto mondo; e voi siete mondi, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete mondi».
Quando dunque ebbe lavato loro i piedi e riprese le vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Sapete ciò che vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri.

 

Tu l'hai dato tante e tante volte
l'esempio del servizio del pane:
l'albero del pane del paradiso di Adamo,
la manna caduta dal cielo nel sederto,
il pane dato in abbondanza da Gesù
a coloro che l'ascoltavano sulla collina,
il pane spezzato della Cena
come segno di una vita donata.

Il pane è usato come memoriale di tenerezza
il pane del pasto di Gesù
invitato in casa di gente umile,
il pane dell'albergo pagato dal samaritano
per il ferito della strada,
il pane di tutte le minestre popolari
e dei banchi alimentari.

Il pane spezzato grazie al quale,
inogni eucaristia,
gli occhi si aprono e ti riconoscono,
te, il Signore,
che servi il pane agli uomini.

 

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VENERDI' SANTO

«Ma essi si misero a gridare: a morte! A morte!.» (Vangelo di Giovanni 19, 15)

LETTURA:

Giovanni Moioli, La Parola della Croce, ed. Glossa

Seconda parola difficile: il peccato

Passiamo ora a una seconda "parola difficile", la parola peccato. E’ anche questa una parola abbastanza lontana e difficile da ricuperare nella nostra mentalità e nella sensibilità, ma dobbiamo farlo: diversamente non potremmo fare una meditazione cristiana sul Crocifisso. Sacrificio ci dice già molte cose: peccato ce ne dice altre.
I peccati non stanno sospesi per aria, come se si potesse dire: Do è là, noi siamo qua e in mezzo c’è questa "cosa" - il peccato come fosse una nuvola nera che basta spazzare via con un colpo di vento e tutto ritorna come prima.
No! I peccati non sono cose: si potrebbe dire che gli uomini fanno i peccati ma, in un altro senso, si potrebbe dire che i peccati fanno i peccatori e quindi il discorso si sposta.
Chi sono i peccatori? I peccatori non sono, di fronte alla croce del Signore, soltanto i crocefissori di Gesù. I crocefissori rappresentano come una finestra aperta sul mondo degli uomini, come li vede Dio. Da questo gruppo di persone che mette a morte Gesù, noi siamo invitati a guardare oltre. Allora la croce diventa gesto di comunione per i crocifissosi, certamente, ma anche per tutti, dal primo all'ultimo degli uomini.
I crocefissori esprimono una situazione che è di tutti. Il Signore dice:"Perdona loro perché non sanno quello che fanno" e quel "loro" sono tutti, sono la situazione generale degli uomini.
Che cosa vuol dire questo?
C'è una parola del Vangelo di Luca, quando il Signore invita a pregare e a chiederre lo Spirito Santo, a che dice:"Se voi, che siete cattivi, sapete dare le cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono". Il Signore definisce tutti come cattivi.
Chi siamo? Siamo cattivi. "Perdona loro" vuol dire che gli uomini sono capaci di fare peccati e li fanno e Dio decide ugualmente di essere per loro, per tutti gli uomini fino al dono di sé.
Ma vuol dire una cosa molto più difficile e misteriosa. Vuol dire che prima ancora di ciò che l’uomo fa o non fa, prima ancora degli atti che l’uomo compie non amando Dio ma allontanandosi da lui. Dio non può non incontrare l’uomo, figlio di Adamo, se non misericordiosamente.
Ogni essere umano non può essere incontrato in maniera neutrale da Dio; è sempre incontrato con un gesto di misericordia e misericordia vuol dire superamento dell'"inimicizia" di una situazione che non è quella che Dio ha voluto per noi e che quindi è nemica dell'uomo.
L'uomo è voluto da Dio a immagine del Figlio suo, Gesù Cristo, e invece compare, prima ancora di quello che fa o non fa, in questa situazione di inimicizia. E Dio lo incontra misericordiosamente.
Diciamo a proposito di questa inimicizia: "peccato originale". Quando noi diciamo peccato originale, parliamo di un peccato di cui non siamo responsabili e che non ha nulla a che vedere con il peccato di cui siamo responsabili. Mettendosi dal suo punto di vista, Dio dice: Tu devi essere come il Figlio mio e non lo sei. E tuttavia io non dico che sto da questa parte e tu dall'altra, ma ti incontro misericordiosamente.
E’ il mistero della maniera con cui Dio incontra misericordiosamente ogni creatura umana perché, anziché essere come il Figlio suo, è come Adamo, peccatore, pur non essendo responsabile di questo "peccato", come invece è responsabile degli atti che liberamente l'uomo pone contro Dio anziché per amore di Dio.
Parliamo di peccato "originale", dunque, per dire, nonostante usiamo il medesimo termine - "peccato" - che non ne siamo responsabili: eppure, fino a questa radice bisogna che giunga la fedeltà misericordiosa di Dio a creare una nuova solidarietà. Non la solidarietà di quando eravamo peccatori, solidarietà nel fare il male, ma una solidarietà nuova, quella che è incentrata sul nuovo capo dell'umanità che è Gesù Cristo.
Bisogna dunque che noi, di fronte alla croce del Signore, pensiamo che quel gruppo di peccatori che esprimono l'inimicizia con Gesù, sono finestra aperta su tutti i comportamenti di inimicizia con Dio che noi siamo capaci di creare.
Bisogna che andiamo più in là e che riconosciamo che Dio ci raggiunge strappandoci anche fuori da un livello di contrarietà, in rapporto a Dio, che non è messo in atto dai nostri peccati e che però è molto reale, è connesso con la libertà del comportamento dell'uomo di fronte a Dio: quello che noi chiamiamo il peccato di Adamo.
Non abbiamo microscopio per scrutarlo, non abbiamo nessuna esperienza di questa realtà, ma dobbiamo accettare di dover essere accolti dalla misericordia di Dio, in ogni caso molto al di là di quello che noi saremmo capaci di sospettare.
E allora diremo: "Ti domando perdono dei miei peccati, ti domando perdono delle cattive inclinazioni che sono dentro di me, ma ti ringrazio perché la tua fedeltà mi raggiunge con una misericordia che non so nemmeno sospettare e che corrisponde a una situazione molto triste che si chiama quella di peccato e che, con la terminologia cristiana, va qualificata come peccato originale".
Dobbiamo essere cosi davanti a Dio: bisognosi di misericordia. Ma la croce del Signore mi dice che questo bisogno di misericordia non resta inevaso e che Dio mi raggiunge fin dove può, al di là dei miei atti di peccato, dei miei gesti di peccato.
"Sacrificio della Nuova Alleanza per la remissione dei peccati": pensate quanto la meditazione cristiana ha vissuto davanti al Crocifisso questa esperienza, quanto San Carlo ha pianto davanti al Crocifisso! Non ci sarà bisogno che piangiamo anche noi fisicamente ma, al di là dei piangere vero e proprio, pensate che San Carlo ha avvertito il senso dell’essere peccatore davanti al Crocifisso, il senso della nostra fragilità e della nostra miseria e insieme la sicurezza di poter contare su una misericordia che arriva al di là anche di quello che potremmo immaginare.

 

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SABATO SANTO

«Su di lui la morte non ha alcun potere...» (Lettera ai Romani 6,9)

LETTURA:

Giovanni Moioli, La Parola della Croce, ed. Glossa

Un'altra parola "difficile": remissione dei peccati.

Il gesto di comunione per i peccatori, che è la croce dei Signore, opera una remissione di tutti i peccati. Ho detto che è una misericordia ché ci raggiunge infinitamente al di là di quello che potremmo immaginare. Ma non sarebbe comunione con Dio se non realizzasse la remissione. La Nuova Alleanza si dà perché si può dire: Beati coloro a cui Dio perdona il peccato!
La remissione è il perdono di un debito. Perdono di un debito che non è un condono come se non fosse successo nulla: è il perdono di un debito in l’amore di Dio valorizza il debitore perché mette in moto una libertà che confessa il proprio debito di fronte a Dio, mette in moto una libertà che sconfessa e ritorna, Se no Dio ci salverebbe automaticamente.
L’amore misericordioso di Dio è grande, ma rimette i debiti valorizzando il debitore perché confessi il suo peccato, perché metta in moto una libertà che dica: ho peccato, non è giusto quello che ho fatto. L'amore misericordioso mette in valore l'uomo in maniera "dispari". L'uomo non è padrone dell'iniziativa divina, tanto meno è padrone di questa iniziativa quando dovesse in qualche modo, cercare di riprenderla avendola perduta. L'uomo non è padrone dell'iniziativa di Dio e, quando l'ha perduta, sarebbe strano che potesse ridiventare capace di riconquistare. Allora vi è un amore che parte, un'iniziativa misericordiosa, preveniente, con questa disparità che pure valorizza la libertà dell'uomo che è un debitore.
Dovremmo leggere l'ultima parte del cap. 18 del Vangelo di Matteo, quando si parla dei due debitori e il Signore a quello che ha un grossissimo debito dice: adesso che viene a chiedermi il perdono, gli è condonato tutto. E poi quel tale non sa condonare un piccolissimo debito.
Che cosa saranno i debiti che abbiamo tra di noi di fronte a questo immenso debito che abbiamo con Dio? E Dio perdona il peccato ("remissione del peccato") ma valorizzando, rispettando, facendo sorgere la libertà che si pente, che confessa, che ritorna.
Il peccato è come se fosse una specie di debito contratto con Dio. Come se Dio dicesse: tu sei un essere riferito a me e che cosa pretendi quando non vuoi più essere riferito a me? Ti fai del male, ti metti in posizione ingiusta. La misericordia mia su cui puoi contare è quella che ti farà confessare il peccato mettendo in evidenza il tuo cammino di libertà.
Quali sono i simboli di questo perdono?
La Bibbia li mette in evidenza: è come un "creare di nuovo". Lo si legge nei Profeti, lo si riprende anche nel Nuovo Testamento. L’uomo è capace di fare cose monotone: anche il peccato è storia vecchia e senza futuro: ma il perdono di Dio fa il cuore nuovo. E’ un cambiare le cose.
Un altro simbolo: il perdono è come il "patto nuziale" offerto però a una sposa infedele (che è l’umanità, sono gli uomini) ricreata nella condizione di sposa (cfr. Ef 5).
Un altro simbolo: il perdono è come la libertà gratuitamente offerta a un membro della propria famiglia oppresso e schiavo. Quando, in Israele, vigeva la vita di tribù, allora un membro della famiglia che venisse ingiustamente oppresso, era difeso dal capo clan: il capo rivendicava il diritto e riportava l'oppresso alla libertà. Questo gesto si chiamava "redenzione".
Noi diciamo la parola "redenzione" come equivalente di salvezza: ma il suo significato più vero equivale a liberazione. La remissione del peccato vuol dire liberare. Portare l’uomo nella condizione della libertà. E la condizione della libertà dell'uomo è la sua autenticità. L'uomo, quando è giusto davanti a Dio, è libero: dalla morte, dalla schiavitù degli uomini, dalla schiavitù delle cose. E’ libero di fronte ai beni, agli altri uomini, a se stesso, alla nostra divisione interiore. Questa è la redenzione.
Un altro simbolo è quello della "riparazione": riparazione come fare tornare le cose come dovrebbero essere, ricostruendole. E’ questa misericordia di Dio che interviene e che salva la giustizia. Ma giustizia è valorizzazione dell'uomo, della sua libertà, del suo essere "partner" di Dio, nella liberazione dal "suo" male. E’ giusto che tu collabori nel ritorno.
La croce - come amore e dolore – è l’inizio. È la vocazione a questo cammino, è l'offerta di uno scambio (perché - dice Dio - anche tu sia come me; non sia più uno che ha perduto la strada).
"Sacrificio della Nuova Alleanza per la remissione dei peccati": quando guardiamo la croce dovremmo dire che è il messaggio píu profondo, più complesso e che è un grande messaggio di speranza.

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PASQUA di RISURREZIONE

«Perché cercate colui che è vivo tra i morti?» (Vangelo di Luca 24,5)

Erano Maria di Magdala,
Giovanna e Maria di Giacomo...
ed era di primo mattino,
il primo giorno della settimana.
Come si sarebbe rivelato bello quel mattino,
bello e sconcertante.
Erano venute tristi, abbattute,
a compiete i loro ultimi doveri per un morto,
ma la tomba era vuota!
«Egli è vivo!»

Alla fine della morte non vi è la morte, ma la vita.
Alla fine dei servizio non vi è il fallimento,
ma la Risurrezione.
Alla fine dei cammino dei discepoli
vi è la festa della vita.

Servire, non è più vivere di sé, ma di Cristo,
è fare l'esperienza che la vita è l'assoluto,
è rinunciare a voler accaparrare tutto per sé stessi.

Quando la vita viene dal basso
si congela in innumerevoli prescrizioni,
si sviluppa in tecniche di salute
per il mio completo benessere.

Servire la vita che viene dall'alto,
è ricevere se stessi ogni mattina
come un dono di Dio,
è meravigliarsi di questa vita che germoglia
nella primavera nascente,
è impegnarsi a dare da vivere una vita
che vale la pena di essere vissuta.

 

Gesu' è risorto!! Non tenere per te questo messaggio!
Egli ci ha mostrato cosa Dio vuole per noi:
la risurrezione, la gioia e la vita!

Felice Pasqua!

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