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Ho sentito parlare di "lectio divina".
Cosa vuol dire? Cos’è concretamente?
"La lectio divina è un approccio graduale al
testo biblico e risale all'antico metodo dei Padri, che
a loro volta si richiamavano all'uso rabbinico."
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Chi ha "inventato" questo metodo di
lettura-preghiera?
"La suddivisione classica in memoria, intelletto,
volontà è molto antica ed è sviluppata in particolare
da sant'Agostino per quanto riguarda il tema della memoria. Più
tardi questa triade diviene sinonimo di un processo meditativo riferito
alla Scrittura o a una verità di fede.
Ricorderò anche, brevemente, il metodo della "contemplazione
evangelica", termine usato ordinariamente per indicare
il modo di meditare una pagina del Vangelo: un significativo esempio
l'abbiamo nel libretto de Gli Esercizi spirituali di Ignazio
di Lojola, che a partire dalla II settimana parla di "contemplazione"
perché al lavoro dell'intelletto subentra prevalentemente
il coinvolgimento esistenziale e orante con la scena evangelica.
Tutto questo ci sarà utile per comprendere meglio quale sia
la caratteristica specifica della preghiera cristiana."
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Dunque cosa devo fare?
"Il metodo patristico della lectio divina è semplicissimo
e lo raccomando sempre ai giovani per entrare nella preghiera. Fondamentalmente
prevede tre grandi gradini o momenti successivi:
la lectio, la meditatio, la contemplatio.
La lectio consiste nel leggere e rileggere la
pagina della Scrittura, mettendo in rilievo gli elementi portanti.
Per questo consiglio di leggere con la penna in mano, sottolineando
le parole che colpiscono, oppure richiamando con segni grafici i
verbi, le azioni, i soggetti, i sentimenti espressi o la parola-chiave.
In tal modo la nostra attenzione viene stimolata, l'intelligenza,
la fantasia e la sensibilità si muovono facendo sì
che un brano, considerato magari arcinoto, appaia nuovo. A me che
da tanti anni leggo il vangelo succede, ad esempio, che riprendendolo
in mano scopro ogni volta delle cose nuove proprio attraverso il
metodo della lectio. Questo primo lavoro può occupare parecchio
tempo, se siamo aperti allo Spirito: si colloca il racconto letto
nel contesto più vasto, sia dei brani vicini, sia dell'insieme
di un libro, sia dell'intera Bibbia, per capire che cosa vuol dire.
La meditatio è la riflessione sui valori
perenni del testo. Mentre nella lectio assumo le coordinate storiche,
geografiche, culturali anche, del brano, qui si pone la domanda:
Che cosa dice a me? Quale messaggio in riferimento all'oggi viene
proposto autorevolmente dal brano come parola del Dio vivente? Come
vengo provocato dai valori permanenti che stanno dietro alle azioni,
alle parole, ai soggetti?
La contemplatio è difficilmente esprimibile
e spiegabile. Si tratta di dimorare con amore nel testo, anzi di
passare dal testo e dal messaggio alla contemplazione di colui che
parla attraverso ogni pagina della Bibbia: Gesù, Figlio del
Padre, effusore dello Spirito.
Contemplatio è adorazione, lode, silenzio davanti a colui
che è l'oggetto ultimo della mia preghiera, il Cristo Signore
vincitore della morte, rivelatore del Padre, mediatore assoluto
della salvezza, donatore della gioia del Vangelo. Nella pratica
i tre momenti non sono rigorosamente distinti, però la suddivisione
è utile per chi ha bisogno di incominciare o di riprendere
questo esercizio.
Il nostro pregare è come un filo rosso che collega un po'
le giornate l'una all'altra e può succedere che sullo stesso
testo della Scrittura ci soffermiamo un giorno soprattutto con la
meditatio mentre un altro giorno passiamo rapidamente alla contemplatio."
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Quali passi ulteriori fare per proseguire?
"La triplice distinzione, tuttavia, esprime in maniera appena
embrionale il dinamismo della lectio divina, che in qualche mio
libro ho spiegato in tutta la sua ampiezza. Tale ampiezza, infatti,
prevede otto progressivi gradini: lectio, meditatio,
oratio, contemplatio, consolatio, discretio, deliberatio, actio.
Mi sembra opportuno accennarli brevemente.
L'oratio è la prima preghiera che nasce
dalla meditazione: Signore, fammi comprendere i valori permanenti
del testo, che mi mancano, donami di capire qual è il tuo
messaggio per la mia vita. E a un certo punto, questa preghiera
si concentra nell'adorazione e nella contemplazione del mistero
di Gesù, del volto di Dio. L'oratio si può esprimere
anche in richiesta di perdono e di luce o in offerta.
La consolatio è molto importante per il
nostro cammino di preghiera e sant'Ignazio di Lojola ne parla più
volte nel suo libretto de Gli Esercizi spirituali. Senza questa
componente, la preghiera perde di sale, di gusto. La consolatio
è la gioia del pregare, è il sentire intimamente il
gusto di Dio, delle cose di Cristo. t un dono che ordinariamente
si produce nell'ambito della lectio divina, anche se evidentemente
lo Spirito santo è libero di effonderlo quando vuole. Solo
dalla consolatio nascono le scelte coraggiose di povertà,
castità, obbedienza, fedeltà, perdono, perché
è il luogo, l'atmosfera propria delle grandi opzioni interiori.
Ciò che non viene da questo dono dello Spirito dura poco
ed è facilmente frutto di moralismo che imponiamo a noi stessi.
La discretio esprime ancora più chiaramente
la vitalità della consolatio. Infatti, mediante il gusto
del Vangelo, mediante una sorta di fiuto spirituale per le cose
di Cristo, diventiamo sensibili a tutto quello che è evangelico
e a ciò che non lo è. Si tratta quindi di un discernimento
importante perché noi non siamo chiamati solo a osservare
i comandamenti all'ingrosso, ma a seguire Cristo Gesù. E
la sequela non ha un'evidenza immediata nelle scelte quotidiane
se non siamo per così dire entra- ti nella mente di Gesù,
se non abbiamo gustato la sua povertà, la sua croce, l'umiltà
del suo presepio, il suo perdono. Questa capacità di discernere,
nelle ordinarie emozioni e nei movimenti del cuore, il marchio evangelico
è un dono così grande che san Paolo lo chiedeva per
tutti i fedeli: "Vi sia data abbondanza di sensibilità
- páse aistései, nel testo greco - perché possiate
discernere sempre il meglio, ciò che piace a Dio e ciò
che è perfetto" (cf Fil 1, 9-10, Rm 12, 2). Oggi la
Chiesa ha estremamente bisogno della discretio perché le
scelte decisive non sono tanto sul bene e sul male (non ammazzare,
non rubare), ma su ciò che è meglio per il cammino
della Chiesa, per il mondo, per il bene della gente, per i giovani,
per i ragazzi.
La deliberatio è un successivo passo. Dalla
esperienza interiore della consolazione o della desolazione, impariamo
a discernere e, quindi, a decidere secondo Dio. Se analizziamo attentamente
le scelte vocazionali, ci accorgiamo che hanno, magari inconsapevolmente,
questo andamento. La vocazione, infatti, è una decisione
presa a partire da ciò che Dio ha fatto sentire e dall'esperienza
che se ne è fatta secondo i canoni evangelici. Anche la deliberatio,
come la discretio, viene coltivata in particolare mediante il dinamismo
della leccio divina.
L'actio, infine, è il frutto maturo di
tutto il cammino. La leccio e l'actio, perciò, la lezione
biblica e l'agire, non sono affatto due binari paralleli. Non leggiamo
la Scrittura per avere la forza di compiere quello che abbiamo deciso!
Invece, leggiamo e meditiamo affinché nascano le giuste decisioni
e la forza consolatrice dello Spirito ci aiuti a metterle in pratica.
Non si tratta, come spesso pensiamo, di pregare di più per
agire meglio; ma di pregare di più per capire ciò
che devo fare e per poterlo fare a partire dalla scelta interiore."
(da Card. Carlo Maria Martini, "La gioia del Vangelo",
1988)
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Dove porta questa esperienza?
"(…) che un giovane si senta interpellato direttamente
da Dio, che impari cioè ad ascoltarlo. Non semplicemente
che conosca la Scrittura o ascolti un bravo biblista, ma che si
senta personalmente interpellato dalla Parola. Quando questo
accade, facciamo un’esperienza indimenticabile; basta
farla una volta perché si radica nella vita e continua ad
attrarci verso la Scrittura. (…)
Allora non abbiamo più bisogno di altre raccomandazioni,
di sussidi esterni perché la Parola ha colpito dentro. Allora
la risposta di chi si sente interpellato diventa anche risposta
vocazionale: Signore, che cosa vuoi da me?
Dunque, il nostro desiderio è di aiutare tutti i
giovani a lasciarsi interpellare da Dio, a imparare ad
ascoltarlo anche (non solo) a partire dalle pagine bibliche dove
Dio parla oggi all’uomo nello Spirito, così da rispondergli.
E allorché un giovane capisce che le Scritture parlano di
lui e a lui, si inizia quel dialogo che non si fermerà più,
di cui si sentirà sempre nel profondo del cuore una grande
nostalgia.
La conoscenza di Gesù e del cristianesimo sarà solida,
integrata, non appiccicata, e la persona diverrà
essa stessa, in qualche modo, Parola di Dio per gli altri".
(Carlo Maria Card. Martini, Arcivescovo di Milano)
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