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ADORAZIONE DELLA CROCE

31 ottobre

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Entriamo nella preghiera

Invocazione allo Spirito.

Spirito di Dio che porti alla verità,
fà ricordare gli eventi della vita di Gesù.

            Spirito che irrompi dentro la tristezza,
            cammina accanto a chi è smarrito.

Spirito di Dio che dai vita alla Parola,
realizza le promesse in Gesù.

            Spirito che richiedi l'annuncio della Pasqua,
            trasforma la paura in coraggio.

Spirito di Dio che ci precedi sempre,
guida i nostri passi troppo incerti.

            Spirito che chiedi la forza della fede,
            fortifica i gesti e le parole.

Spirito di Dio che apri i nostri occhi,
svela la presenza del Risorto.

            Spirito che accogli l'invito di chi chiede,
           
vieni ad abitare dentro noi.

Salmo di fiducia e di abbandono (Salmo 62)

O Dio, tu sei il mio Dio, all'aurora ti cerco,
di te ha sete l'anima mia,
a te anela la mia carne,
come terra deserta,
arida, senz'acqua.

Così nel santuario ti ho cercato,
per contemplare la tua potenza e la tua gloria.
Poiché la tua grazia vale più della vita,
le mie labbra diranno la tua lode.

Così ti benedirò finché io viva,
nel tuo nome alzerò le mie mani.
Mi sazierò come a lauto convito,
e con voci di gioia ti loderà la mia bocca.

Quando nel mio giaciglio di te mi ricordo
e penso a te nelle veglie notturne,
a te che sei stato il mio aiuto,
esulto di gioia all'ombra delle tue ali.

A te si stringe l'anima mia
e la forza della tua destra mi sostiene.

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COME MOSE' INNALZO' IL SERPENTE NEL DESERTO...

Quando Gesù parla della prospettiva della Croce, fa riferimento ad un episodio dell'Antico Testamento. Ti popolo ebraico sta camminando verso la terra promessa. E' un cammino tormentato, pieno di insidie. Non mancano le difficoltà, non mancano i momenti di sconforto e di sfiducia. Spesso il popolo 'mormora': critica Mosè e il suo progetto di libertà, dubita della presenza di Dio, si aggrappa ad altre sicurezze. .. E ci sono i serpenti.

Dal Libro dei Numeri (21, 4-9)

Poi gli Israeliti partirono dal monte Cor, dirigendosi verso il Ma­re rosso per aggirare il paese di Edom. Ma il popolo non soppor­tò il viaggio. Il popolo disse contro Dio e contro Mosè:
"Perché ci avete fatti uscire dall'Egitto per farci morire in questo deserto? Perché qui non c'è né pane né acqua e siamo nauseati di questo cibo così leggero". Allora il Signore mandò fra il popolo serpenti velenosi i quali mordevano la gente e un gran numero d'Israeliti morì. Allora il popolo venne a Mosè e disse:
"Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato contro il Signore e contro di te; prega il Signore che allontani da noi questi serpen­ti". Mosè pregò per il popolo. Il Signore disse a Mosè: "Fatti un serpente e mettilo sopra un'asta; chiunque, dopo essere stato morso, lo guarderà resterà in vita".
Mosè allora fece un serpente di rame e lo mise sopra l'asta; quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di rame, restava in vita.

Parola di Dio

Spunti di Riflessione

  • Il serpente innalzato è, per il popolo, "memoria". Memoria del proprio peccato, della propria ribellione, della non fiducia e della sua mormorazione. Ma, al tempo stesso, è anche motivo di guarigione e di salvezza.

  • Guardando il serpente, Israele ricorderà la propria infedeltà ma anche la misericordia di quel Dio che è fedele e sempre disposto al perdono.

  • Gesù facendo riferimento a questo testo, ci invita a guardare alla Croce come annuncio del peccato dell'uomo (se un giusto muore in croce è perché c'è della cattiveria e dell'ingiustizia) e annuncio dell'Amore misericordioso di Dio (è il progetto di Amore di Dio che ha reso possibile l'offerta di Gesù sulla Croce).

Tempo di silenzio e meditazione

  • Contempliamo la Croce, in silenzio.

  • Lasciamoci guidare dalle sensazioni che suscita in noi: a­marezza, sconfitta, peccato, condanna... ma anche amore, perdono, misericordia...

  • "Quando sarò innalzato saprete che "io sono": dalla croce l'annuncio di un Amore che è più grande del peccato e di un volto di Dio totalmente illuminato dal desiderio di ab­bracciare per sempre l'umanità intera.

(Possiamo mettere sotto la croce un turibolo acceso con dell'incenso)

Preghiamo insieme

Donaci, Signore Gesù,
di metterci davanti a te!

Donaci, almeno per questa volta,
di non essere frettolosi,
di non avere occhi superficiali o distratti.
Perché, se saremo capaci di sostare di fronte a te,
noi potremo cogliere il fiume di tenerezza,
di compassione e di amore,
che, dalla croce, riversi sul mondo.

Donaci di partecipare a quella immensa passione
che spacca i nostri egoismi,
le nostre chiusure, le nostre freddezze.
Di partecipare a quella passione
che lenisce le nostre ansie e le nostre angosce,
che lava la nostra piccola vanagloria,
che purifica la nostra cupidigia,
che trasforma le nostre piccole paure in speranze,
le nostre tenebre in luce.

Donaci di contemplare questa immensa passione
di amore e di dolore
Che ci fa esclamare con le labbra,
con il cuore e con la vita:

«Gesù, tu sei davvero il Figlio di Dio,
tu sei davvero la rivelazione dell'amore».

 

Chiediamo perdono

  • Contemplando la Croce, per che cosa sentiamo di chiedere perdono, guardando in noi, nella nostra comunità e nella nostra storia?

 

Si offra un tempo per permettere all'assemblea di esprimere motivi di richiesta di perdono. Ad ogni intervento rispondiamo con un ritornello cantato:

«Signore, pietà», «Kyrie, eleison> o altro...

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LA CROCE, NOSTRA SALVEZZA

Dalla prima lettera di San Paolo ai Corinzi (1,17-25)

Cristo infatti non mi ha mandato a battezzare, ma a predicare il vangelo: non però con un discorso sapiente, perché non venga resa vana la croce di Cristo. La parola della croce infatti è stoltezza per quelli che vanno in perdizione, ma per quelli che si salvano, per noi, è potenza di Dio. Sta scritto infatti: «Distruggerò la sapienza dei sapienti e annullerò l'intelligenza degli intelligenti»

Dov'è il sapiente? Dov'è il dotto? Dove mai il sottile ragionatore di questo mondo? Non ha forse Dio dimostrato stolta la sapienza di questo mondo? Poiché, infatti, nel disegno sapiente di Dio il mondo, con tutta la sua sapienza, non ha conosciuto Dio, è piaciuto a Dio di salvare i credenti con la stoltezza della predicazione. E mentre i Giudei chiedono i miracoli e i Greci cercano la sapienza, noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani: ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, predichiamo Cristo potenza di Dio e sa­pienza di Dio. Perché ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini.

Parola di Dio

 

Per la riflessione

  • I greci cercano la sapienza, la forza delle idee, la logica del pensiero: quando tutto è stato chiarito, allora tutto ha senso. Gli ebrei invece cercano la sicurezza nei prodigi, cosi come il Signore aveva fatto per il suo popolo: come si può credere nel Signore se non ci sono segni concreti e visibili della presenza e della potenza di Dio?

  • Per il credente la Croce è salvezza: annuncio di un Dio che fino a lì è di­sposto a condividere la storia dell'uomo. La logica non potrà mai capire questo "segno" forte della debolezza di Dio!

  • Un Dio debole e povero... questa è la Parola nuova.

  • Nel Cristo morto sulla croce, l'«uomo per gli altri», c'è la rivelazione del­l'amore personale di Dio per ogni uomo. È il Padre stesso che ha voluto la croce, è opera sua, ed è quindi l'avvenimento definitivo. Ora non basta più dire che Dio è 'onnipotenza'. L'assurdo è che Egli è Amore, ed è un amore che oltrepassa ogni comprensione. Dovrà cambiare anche il nostro modo di vedere e di intendere Dio. Ormai lo conosciamo in modo certo e definitivo nella storia del Cristo crocifisso.

Tempo di silenzio e di meditazione personale

Preghiamo insieme

Che cosa abbiamo davanti agli occhi
contemplando il Crocifisso?
A bbiamo un miracolo nuovo.
Cristo ha fatto tanti miracoli
sul mare, sui ciechi, sui lebbrosi.
Ma il miracolo nuovo è che questo Dio
non fa un miracolo per sé,       
rimane in agonia,          
con le braccia aperte al Padre e al mondo.

E noi avvertiamo, guardandoti, o Signore,
che in questo abbraccio universale,
che raggiunge tutti gli uomini di tutti i tempi,
ci siamo anche noi.

E le tue braccia allargate ci dicono:
«Sei anche tu nell' abbraccio dell'alleanza,
Sei anche tu nell'abbraccio della sicurezza
dell'amore del Padre per te,
sei anche tu nell'abbraccio della misericordia
che supera il tuo timore, le tue colpevolezze.

Sei anche tu nell'abbraccio di questo amore
gratuito, purissimo, totale:
sei anche tu in questo abbraccio sponsale,
indissolubile,
che è la tua certezza di vita per sempre».

Contemplando le braccia allargate di Gesù sulla croce,
noi sentiamo che si allargano
gli spazi stretti del nostro cuore
gli spazi stretti della nostra casa,
della nostra società, della nostra terra.
Spazi che fanno tanta fatica ad accogliere
e che devono contemplare te,
con le tue braccia aperte
per sentirsi dilatare interiormente.

Tu, Gesù, un giorno avevi detto:
«Viene l'ora in cui il Figlio dell'uomo
deve essere glorificato».
Noi siamo soliti intendere
questo termine "glorificato"
come un ricevere onore, favori, potere, successo.

Ma guardandoti crocifisso,
noi comprendiamo che la gloria di Dio
passa anche attraverso
l'insuccesso, gli insulti, le percosse.

Questa croce è il vero trono tuo e della Chiesa.
Tu avevi detto:
«Quando sarò elevato da terra attirerò tutti a me».
Sulla croce, sei diventato
re universale di gloria, re di pace.

(C.M. Martini)

Canto dal repertorio della comunità

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NOI, UOMINI CAPACI DI ABBRACCIARE LA CROCE

Dal vangelo secondo Luca (9,23-26)

Poi, a tutti, Gesù diceva: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà. Che giova all'uomo guadagnare il mondo intero, se poi si perde o rovina se stesso? Chi si vergognerà di me e delle mie parole, di lui si vergognerà il Figlio dell'uomo, quando verrà nella gloria sua e del Padre e degli angeli santi».

Parola del Signore

Spunti di riflessione

  • La croce: annuncio di un amore senza misura. Se chiediamo ad un bambino: «Quanto bene vuoi alla mamma?», risponde: «Tanto così!» e allarga le braccia... a croce. Il crocifisso è il segno di "quanto" amore Dio ha per l'uomo, da sempre e per sempre.

  • Abbracciare la croce è assumere fino in fondo questa logica di amore e di dono totale.

  • Essere discepoli significa quindi «vivere per gli altri». È una vita nuova che supera tutte le ideologie e le filosofie. Poiché la vita non ci appar­tiene più, siamo chiamati ad un servizio e ad un amore universali, oltre le barriere culturali e sociali. La vita non ci appartiene più e quindi tut­to è possibile: si può abbandonare tutto, si possono amare anche i nemici, si può amare gratuitamente, si può rischiare la vita, si può scegliere l'ultimo posto.

  • È così che nasce il discepolo e la sua obbedienza fondamentale è una sola: l'obbedienza alla Croce. Solo per questo il discepolo può pensare di essere "segno" nel mondo: non per suo merito o per le sue capacità, ma perché ha imparato che i veri servi, quelli che il mondo attende per essere salvato, sanno morire... per amore.

Momento di silenzio e di assunzione di un impegno personale

  • Dove mi spinge questa Croce? Verso chi e con quale cuore?

  • Quali situazioni sono chiamato ad amare con maggiore disponibilità, pazienza e costanza?

  • Verso quali persone posso fare un gesto di accoglienza, di riconcilia­zione, di servizio e di dono?

Preghiamo insieme

Se tu non hai paura di me, mio Dio,
perché io dovrei averne?
Perché rifiutarmi se tu mi ami,
mi accetti come sono.
mi dai la capacità di essere diverso?
La mia dignità è un dono che viene da te
e secondo questa dignità voglio vivere.
Voglio vivere accettando me stesso, gli altri e la vita.
Voglio vivere per lottare                                        .
contro ogni povertà ed ogni fame,
contro ogni potere dell'uomo sull'uomo,
contro l'odio razziale e culturale,
contro la distruzione della natura e di ogni forma di vita.
Voglio vivere per far crescere nell'uomo la passione per la vita
e la responsabilità per il futuro che tutti attende
e la cui tragicità o bontà
dipende dalla risposta dell'uomo al tuo amore, Signore.

 

Canto dal repertorio della comunità

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APPENDICE

Testi tratti dalla via crucis diocesana della quaresima 2003

Riflessioni di alcuni parroci

1.        
Gesù era entrato a Gerusalemme tra il trionfo della folla. Pochi giorni dopo, quella stessa folla chiede la sua morte: "crocifiggilo!" .

È quello che accade anche nella nostra esistenza, quando di fronte alla sofferenza, alla fatica, al dolore, alla morte ci scagliamo contro Dio. Quello stesso Dio che ipocritamente teniamo alle so­glie della nostra vita, siamo pronti a crocifiggerlo, ad addossargli rabbia e a colpevolizzarlo di ogni situazione di croce che la no­stra vita ci presenta.

A lui e a Gesù, il mite, l'agnello umile, preferiamo il Barabba di turno... chiunque possa darci le ragioni che non abbiamo! Guerra? .. che Dio disattento. Fame?.. che Dio insensibile. Ter­remoto?.. che Dio crudele... anche i bambini!

Crocifiggiamolo! Proprio lui, lui che ha offerto il Figlio, affinchè portasse per noi e con noi la croce... crocifiggiamolo!

Ridateci Barabba, ridateci l'uomo. Riprendetevi Dio, non sap­piamo che farcene, chiede troppo alla nostra vita... chiede di cre­dere, di affidarsi, di sperare!

2.        
Gesù prende su di sé un peso che non gli è proprio e lo ac­coglie come se lo fosse.

La Croce di Gesù l'assimiliamo sempre al nostro peccato, Gesù è morto per i nostri peccati, ma è riduttivo pensare così.

Donandosi sulla croce, Cristo non rimuove solo il peccato ma promuove la dignità della persona umana, si fa carico della vita dando alla stessa un senso vero e un significato profondo, che noi abbiamo smarrito. La croce messa sulle spalle di Cristo è il gesto più grande in cui si manifesta l'amore di Dio. Egli assume su di se tutti i nostri problemi, tutta la nostra vita con i suoi vizi e le sue virtù, per condurci verso la meta della felicità in comunione con Lui e con gli altri. Noi come discepoli siamo chiamati a farci carico dell'altro, accogliendolo nella nostra vita con tutti i suoi pregi e i suoi difetti; è necessario farsi solidali con l'altro percor­rendo lo stesso cammino con e verso Cristo.

Se non abbiamo in noi questo senso di condivisione profonda non faremo molta strada, non arriveremo mai alla piena realizza­zione della vita. L'altro, qualsiasi esso sia, non è un estraneo, una realtà lontana, è invece, fonte di vita e di gioia.

3.        
Forse non se la aspettava nessuno la caduta di Gesù, il Figlio di Dio, al quale la voce del cielo lo ha consacrato l'amatissimo del Dio di Abramo. Non se lo aspettava nessuno, eppure Lui di natura divina, cade sotto il peso della croce. Leggera o meno che sia, la croce è sempre tale, ha una forza di pesan­tezza che risiede in sé. Quella croce, quella pesantezza, oggi è i­scritta nella vita di tante nostre comunità segnate dal dramma del terremoto; è pesante vivere in queste situazioni, è pesante e diffi­cile vivere nella speranza che un giorno possa cambiare e ritorna­re una nuova serenità. Difficoltà e speranza sono proprie del cammino cristiano, come lo è la caduta. Neanche noi ci aspetta­vamo il terremoto come non ci aspettavamo la caduta di Cristo, eppure da quella caduta possiamo rialzarci e andare oltre, quell' oltre è la certezza della vita beata.

4.
Spesso anche il nostro pianto è un rito:
è vuoto, è freddo, è una facciata.
Quanti condannati a morte incontriamo,
due lacrime, un sentimento,
poi proseguiamo per la nostra strada.
Ma il pianto è vero se è condivisione.

Non sappiamo se il pianto di quelle donne fosse sincero, ma certamente qualcuna si sarà commossa vedendo colui che aveva fat­to del bene ridotto in quelle condizioni.
Quante volte guardiamo con indifferenza o forse con disprezzo chi ci ha fatto del bene.

Il male ci ferisce, il bene si dimentica presto. Dimentichiamo il bene ricevuto dalla gente e soprattutto il bene ricevuto da Dio. Forse è significativo che si parli di "donne" che piangono, perché è la donna che esprime i sentimenti che dovrebbe avere ogni per­sona: attenuare i rancori, l'odio, la vendetta.

Quelle donne rappresentano l'umanità più attenta ai dolori degli altri, e questo attira lo sguardo di Gesù su di esse.

O Signore, rivolgi il tuo sguardo verso di noi, facci piangere sulla nostra apatia, sul nostro immobilismo davanti a tante morti del corpo e dello spirito.

Facci piangere su noi stessi, cioè sui nostri peccati e sui peccati dei nostri figli che non sappiamo educare e non sappiamo guidare al bene.

"Tutto gli hanno tolto: la sua libertà, i suoi amici, il suo vigore. Adesso gli tolgono anche il decoro del suo corpo. Nudo e spoglio viene esposto al ludibrio. Ogni insolente lo può guardare e deri­dere" (Guardini).

Sono sotto i nostri occhi i cristi spogliati del frutto del loro lavo­ro, delle loro possibilità, delle loro sicurezze, delle loro capacità, della loro dignità. Guerre e violenze, terremoti, alluvioni e care­stie denudano gran parte dell'umanità: chiudere gli occhi per non vedere è vigliaccheria. Pudore è rivestire con amore le vittime di ingiustizie, persecuzioni e calamità.

 

 

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