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CAPITOLO TERZO
CREDO NELLO
SPIRITO SANTO
683 «
Nessuno può dire: "Gesù è Signore" se non sotto l'azione dello
Spirito Santo » (1 Cor 12,3). « Dio ha mandato nei nostri cuori
lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre!
» (Gal 4,6). Questa conoscenza di fede è possibile solo nello Spirito
Santo. Per essere in contatto con Cristo, bisogna dapprima essere stati
toccati dallo Spirito Santo. È lui che ci precede e suscita in noi la
fede. In forza del nostro Battesimo, primo sacramento della fede, la vita,
che ha la sua sorgente nel Padre e ci è offerta
nel Figlio, ci viene comunicata intimamente e personalmente dallo Spirito
Santo nella Chiesa: Il Battesimo « ci accorda la grazia della nuova nascita
in Dio Padre per mezzo del Figlio suo nello Spirito Santo. Infatti
coloro che hanno lo Spirito di Dio sono condotti al Verbo, ossia al Figlio;
ma il Figlio li presenta al Padre, e il Padre procura loro l'incorruttibilità.
Dunque, senza lo Spirito, non è possibile vedere il Figlio di Dio, e,
senza il Figlio, nessuno può avvicinarsi al Padre, perché la conoscenza
del Padre è il Figlio, e la conoscenza del Figlio di Dio avviene per mezzo
dello Spirito Santo ». (1)
684 Lo
Spirito Santo con la sua grazia è il primo nel destare la nostra fede
e nel suscitare la vita nuova che consiste nel conoscere il Padre e colui che ha mandato, Gesù Cristo. (2) Tuttavia è l'ultimo
nella rivelazione delle Persone della Santa Trinità. San Gregorio Nazianzeno, « il Teologo », spiega questa progressione con
la pedagogia della « condiscendenza » divina:
« L'Antico Testamento proclamava
chiaramente il Padre, più oscuramente il Figlio. Il Nuovo ha manifestato il Figlio,
ha fatto intravvedere la divinità dello Spirito. Ora lo Spirito
ha diritto di cittadinanza in mezzo a noi e ci accorda
una visione più chiara di se stesso. Infatti
non era prudente, quando non si professava ancora la divinità del Padre,
proclamare apertamente il Figlio e, quando non era ancora ammessa la
divinità del Figlio, aggiungere lo Spirito Santo come un fardello supplementare,
per usare un'espressione un po' ardita. [...]
Solo attraverso un cammino di avanzamento e di progresso "di gloria in gloria",
la luce della Trinità sfolgorerà in più brillante trasparenza ».(3)
685 Credere
nello Spirito Santo significa dunque professare che lo Spirito Santo è
una delle Persone della Santa Trinità, consustanziale al Padre e al Figlio,
« con il Padre e il Figlio adorato e glorificato ». (4) Per questo motivo
si è trattato del mistero divino dello Spirito Santo nella « teologia
» trinitaria. Qui, dunque, si considererà lo Spirito Santo solo nell'«
economia » divina.
686 Lo
Spirito Santo è all'opera con il Padre e il Figlio dall'inizio al compimento
del disegno della nostra salvezza. Tuttavia è solo negli « ultimi tempi
», inaugurati con l'incarnazione redentrice del Figlio, che egli viene
rivelato e donato, riconosciuto e accolto come Persona. Allora questo
disegno divino, compiuto in Cristo, « Primogenito » e Capo della nuova
creazione, potrà realizzarsi nell'umanità con l'effusione dello Spirito:
la Chiesa, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione
della carne, la vita eterna.
(1) Sant'Ireneo
di Lione, Demonstratio praedicationis
apostolicae, 7: SC 62, 41-42.
(2) Cf Gv 17,3.
(3) San Gregorio Nazianzeno, Oratio 31
(Theologica 5), 26: SC 250, 326 (PG 36, 161-164).
(4) Simbolo niceno-costantinopolitano:
DS 150.
ARTICOLO 8
«CREDO NELLO SPIRITO
SANTO»
687 «
I segreti di Dio nessuno li ha mai potuti conoscere se non lo Spirito
di Dio » (1 Cor 2,11). Ora, il suo Spirito, che lo rivela, ci fa
conoscere Cristo, suo Verbo, sua Parola vivente, ma non manifesta se stesso.
Colui che « ha parlato per mezzo dei profeti » (5) ci fa udire
la parola del Padre. Lui, però, non lo sentiamo.
Non lo conosciamo che nel movimento in cui ci rivela il Verbo e ci dispone
ad accoglierlo nella fede. Lo Spirito di verità che ci svela Cristo non
parla da sé. (6) Un tale annientamento, propriamente divino, spiega il
motivo per cui « il mondo non può ricevere » lo Spirito, « perché
non lo vede e non lo conosce » (Gv
14,17), mentre coloro che credono in Cristo lo conoscono perché dimora
presso di loro.
688 La
Chiesa, comunione vivente nella fede degli Apostoli che essa trasmette,
è il luogo della nostra conoscenza dello Spirito Santo:
— nelle Scritture, che egli ha ispirato;
— nella Tradizione, di cui i Padri della Chiesa sono
i testimoni sempre attuali;
— nel Magistero della Chiesa, che egli assiste;
— nella liturgia sacramentale, attraverso le sue parole
e i suoi simboli, in cui lo Spirito Santo ci mette in comunione con Cristo;
— nella preghiera, nella quale intercede per noi;
— nei carismi e nei ministeri per mezzo dei quali
si edifica la Chiesa;
— nei segni di vita apostolica e missionaria;
— nella testimonianza dei santi, in cui egli manifesta
la sua santità e continua l'opera della salvezza.
I. La
missione congiunta del Figlio e dello Spirito
689 Colui che il Padre ha mandato nei nostri cuori, lo Spirito del suo Figlio, (7)
è realmente Dio. Consustanziale al Padre e al Figlio, ne
è inseparabile, tanto nella vita intima della Trinità quanto nel
suo dono d'amore per il mondo. Ma adorando la
Santissima Trinità, vivificante, consustanziale e indivisibile, la fede
della Chiesa professa anche la distinzione delle Persone. Quando
il Padre invia il suo Verbo, invia sempre il suo Soffio: missione congiunta
in cui il Figlio e lo Spirito Santo sono distinti ma inseparabili. Certo,
è Cristo che appare, egli, l'immagine visibile del Dio invisibile, ma
è lo Spirito Santo che lo rivela.
690 Gesù
è Cristo, « unto », perché lo Spirito ne è l'unzione,
e tutto ciò che avviene a partire dall'incarnazione sgorga da questa pienezza.
(8) Infine, quando Cristo è glorificato, (9) può, a sua volta, dal Padre,
inviare lo Spirito a coloro che credono in lui:
comunica loro la sua gloria, (10) cioè lo Spirito Santo che lo glorifica.
(11) La missione congiunta si dispiegherà da allora in poi nei figli adottati
dal Padre nel corpo del suo Figlio: la missione dello Spirito di
adozione sarà di unirli a Cristo e di farli vivere in lui:
« La nozione di unzione suggerisce
[...] che non c'è alcuna distanza tra il Figlio
e lo Spirito. Infatti, come tra la superficie del corpo e l'unzione
dell'olio né la ragione né la sensazione conoscono intermediari, così
è immediato il contatto del Figlio con lo Spirito; di conseguenza colui che sta per entrare in contatto con il Figlio mediante
la fede, deve necessariamente dapprima entrare in contatto con l'olio.
Nessuna parte infatti è priva dello Spirito
Santo. Ecco perché la confessione della signoria del Figlio avviene
nello Spirito Santo per coloro che la ricevono, dato
che lo Spirito Santo viene da ogni parte incontro a coloro che
si approssimano per la fede ». (12)
II. Il nome,
gli appellativi e i simboli dello Spirito Santo
Il nome proprio dello Spirito Santo
691 «
Spirito Santo », tale è il nome proprio di colui che
noi adoriamo e glorifichiamo con il Padre e il Figlio. La Chiesa lo ha ricevuto dal Signore e lo
professa nel Battesimo dei suoi nuovi figli. (13)
Il termine « Spirito » traduce il termine ebraico
Ruah, che nel suo senso primario significa soffio,
aria, vento. Gesù utilizza proprio l'immagine sensibile
del vento per suggerire a Nicodemo la novità trascendente di colui che è il Soffio di Dio, lo Spirito divino
in persona. (14) D'altra parte, Spirito e Santo sono attributi divini comuni alle tre Persone divine.
Ma, congiungendo i due termini, la Scrittura, la liturgia e il linguaggio teologico designano la Persona ineffabile
dello Spirito Santo, senza possibilità di equivoci con gli altri usi dei termini « spirito » e « santo
».
Gli appellativi dello Spirito Santo
692 Gesù,
quando annunzia e promette la venuta dello Spirito Santo, lo chiama “Paraclito”,
letteralmente: « Colui che è chiamato vicino
», « advocatus » (Gv 14,16.26;
15,26; 16,7). “Paraclito” viene abitualmente
tradotto « Consolatore », essendo Gesù il primo consolatore. (15) Il Signore
stesso chiama lo Spirito Santo « Spirito di verità » (Gv
16,13).
693 Oltre
al suo nome proprio, che è il più usato negli Atti degli Apostoli e nelle
Lettere, in san Paolo troviamo gli appellativi: « Spirito [...] promesso » (Ef 1,13;
Gal 3,14), « Spirito da figli adottivi » (Rm
8,15; Gal 4,6), « Spirito di Cristo » (Rm
8,9), « Spirito del Signore » (2 Cor 3,17), « Spirito di Dio
» (Rm 8,9.14; 15,19; 1 Cor 6,11; 7,40) e,
in san Pietro, « Spirito della gloria » (1 Pt
4,14).
I simboli dello Spirito Santo
694 L'acqua. Il simbolismo dell'acqua significa l'azione dello
Spirito Santo nel Battesimo, poiché dopo l'invocazione dello Spirito Santo
essa diviene il segno sacramentale efficace della nuova nascita: come
la gestazione della nostra prima nascita si è operata nell'acqua, allo
stesso modo l'acqua battesimale significa realmente che la nostra nascita
alla vita divina ci è donata nello Spirito Santo. Ma, « battezzati in un solo
Spirito », noi « ci siamo » anche « abbeverati a
un solo Spirito » (1 Cor 12,13): lo Spirito, dunque, è anche personalmente
l'Acqua viva che scaturisce da Cristo crocifisso come dalla sua sorgente (16)
e che in noi zampilla per la vita eterna. (17)
695 L'unzione. Il simbolismo dell'unzione con l'olio è talmente
significativo dello Spirito Santo da divenirne il sinonimo. (18)
Nell'iniziazione cristiana essa è il segno sacramentale della Confermazione,
chiamata giustamente nelle Chiese d'Oriente « Crismazione
». Ma per coglierne tutta la forza, bisogna tornare alla prima unzione
compiuta dallo Spirito Santo: quella di Gesù. Cristo (« Messia
» in ebraico) significa « unto » dallo Spirito di Dio. Nell'Antica Alleanza
ci sono stati alcuni « unti » del Signore, (19) primo fra
tutti il re Davide. (20) Ma Gesù è l'unto di Dio in una maniera
unica: l'umanità che il Figlio assume è totalmente « unta di Spirito Santo
». Gesù è costituito « Cristo » dallo Spirito Santo. (21) La Vergine
Maria concepisce Cristo per opera dello Spirito Santo, il quale, attraverso
l'angelo, lo annunzia come Cristo fin dalla nascita (22) e spinge
Simeone ad andare al Tempio per vedere il Cristo del Signore; (23)
è lui che ricolma Cristo, (24) è sua la forza che esce da Cristo negli atti di
guarigione e di risanamento. (25) È lui, infine, che risuscita Cristo
dai morti. (26) Allora, costituito pienamente « Cristo » nella sua
umanità vittoriosa della morte, (27) Gesù effonde a profusione lo
Spirito Santo, finché « i santi » costituiranno, nella loro unione all'umanità del Figlio di Dio, l'« uomo perfetto,
nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo » (Ef 4,13): « il Cristo totale », secondo l'espressione
di sant'Agostino. (28)
696 Il
fuoco. Mentre
l'acqua significava la nascita e la fecondità della vita donata nello
Spirito Santo, il fuoco simbolizza l'energia trasformante degli atti dello
Spirito Santo. Il profeta Elia, che « sorse simile al fuoco » e la cui « parola bruciava
come fiaccola » (Sir 48,1), con
la sua preghiera attira il fuoco del cielo sul sacrificio del monte Carmelo,
(29) figura del fuoco dello Spirito Santo che trasforma ciò che tocca.
Giovanni Battista, che cammina innanzi al Signore è « con lo spirito e
la forza di Elia » (Lc 1,17), annunzia
Cristo come colui che « battezzerà in Spirito Santo e fuoco » (Lc 3,16),
quello Spirito di cui Gesù dirà: « Sono venuto a portare il fuoco sulla
terra; e come vorrei che fosse già acceso! » (Lc 12,49). È sotto
la forma di « lingue come di fuoco » che lo Spirito Santo si posa sui
discepoli il mattino di pentecoste e li riempie di sé. (30) La tradizione
spirituale riterrà il simbolismo del fuoco come uno dei più
espressivi dell'azione dello Spirito Santo: (31) « Non spegnete
lo Spirito » (1 Ts 5,19).
697 La
nube e la luce. Questi due
simboli sono inseparabili nelle manifestazioni dello Spirito Santo. Fin
dalle teofanie dell'Antico Testamento, la nube, ora oscura, ora luminosa,
rivela il Dio vivente e salvatore, velando la trascendenza della sua gloria:
con Mosè sul monte Sinai, (32) presso la tenda del convegno (33) e durante
il cammino nel deserto; (34) con Salomone al momento della dedicazione
del Tempio. (35) Ora, queste figure sono portate a compimento da Cristo
nello Spirito Santo. È questi che scende sulla Vergine Maria e su di lei
stende la « sua ombra », affinché ella concepisca e dia alla luce Gesù. (36) Sulla montagna della
trasfigurazione è lui che viene nella nube che avvolge Gesù, Mosè e Elia, Pietro, Giacomo e Giovanni, e « dalla nube » esce una
voce che dice: « Questi è il mio Figlio, l'eletto; ascoltatelo » (Lc
9,35). Infine, è la stessa nube che sottrae Gesù allo sguardo dei
discepoli il giorno dell'ascensione (37) e che lo rivelerà Figlio dell'uomo
nella sua gloria il giorno della sua venuta. (38)
698 Il
sigillo è un simbolo vicino
a quello dell'unzione. Infatti su Cristo «Dio
ha messo il suo sigillo» (Gv 6,27),
e in lui il Padre segna anche noi con il suo sigillo. (39) Poiché indica
l'effetto indelebile dell'unzione dello Spirito Santo nei sacramenti del
Battesimo, della Confermazione e dell'Ordine, l'immagine del sigillo (“sphragis”), è stata utilizzata in certe tradizioni teologiche
per esprimere il « carattere » indelebile impresso da questi tre sacramenti
che non possono essere ripetuti.
699 La
mano. Imponendo le mani Gesù
guarisce i malati (40) e benedice i bambini. (41) Nel suo nome,
gli Apostoli compiranno gli stessi gesti. (42) Ancor di più, è mediante
l'imposizione delle mani da parte degli Apostoli che viene
donato lo Spirito Santo. (43) La lettera agli Ebrei mette l'imposizione
delle mani tra gli « articoli fondamentali » del suo insegnamento. (44)
La Chiesa ha conservato questo segno dell'effusione onnipotente dello
Spirito Santo nelle epiclesi sacramentali.
700 Il
dito. « Con il dito di Dio
» Gesù scaccia « i demoni ». (45) Se la Legge di Dio è stata scritta su
tavole di pietra « dal dito di Dio » (Es
31,18), « la lettera di Cristo », affidata alle cure degli Apostoli,
è « scritta con lo Spirito del Dio vivente, non su tavole di pietra, ma
sulle tavole di carne dei [...] cuori » (2
Cor 3,3). L'inno « Veni, Creator Spiritus
» invoca lo Spirito Santo come « dexterae Dei tu digitus – dito della mano di Dio ». (46)
701 La
colomba. Alla fine del diluvio
(il cui simbolismo riguarda il Battesimo), la colomba fatta uscire da
Noè torna, portando nel becco un freschissimo ramoscello d'ulivo,
segno che la terra è di nuovo abitabile. (47) Quando Cristo risale dall'acqua
del suo battesimo, lo Spirito Santo, sotto forma di colomba, scende su
di lui e in lui rimane. (48) Lo Spirito scende e prende dimora nel cuore
purificato dei battezzati. In alcune chiese, la santa Riserva eucaristica
è conservata in una custodia metallica a forma di colomba (il columbarium)
appesa al di sopra dell'altare. Il simbolo della
colomba per indicare lo Spirito Santo è tradizionale nell'iconografia
cristiana.
III. Lo
Spirito e la Parola di Dio nel tempo delle promesse
702 Dalle
origini fino alla « pienezza del tempo », (49) la missione congiunta del
Verbo e dello Spirito del Padre rimane nascosta, ma è all'opera.
Lo Spirito di Dio va preparando il tempo del Messia, e l'uno e l'altro,
pur non essendo ancora pienamente rivelati, vi sono già promessi, affinché
siano attesi e accolti al momento della loro manifestazione. Per questo,
quando la Chiesa legge l'Antico Testamento, (50) vi cerca (51) ciò che
lo Spirito, « che ha parlato per mezzo dei profeti », (52) vuole dirci
di Cristo. Con il termine « profeti » la fede della Chiesa intende in
questo caso tutti coloro che furono ispirati
dallo Spirito Santo nel vivo annuncio e nella redazione dei Libri Sacri,
sia dell'Antico sia del Nuovo Testamento. La tradizione ebraica distingue
la Legge (i primi cinque libri o Pentateuco), i Profeti (corrispondenti
ai nostri libri detti storici e profetici) e gli Scritti (soprattutto
sapienziali, in particolare i Salmi). (53)
Nella creazione
703 La
Parola di Dio e il suo Soffio sono all'origine dell'essere e della vita
di ogni creatura: (54) « È proprio dello Spirito Santo governare,
santificare e animare la creazione, perché egli è Dio consustanziale al
Padre e al Figlio [...]. Egli ha potere sulla vita,
perché, essendo Dio, custodisce la creazione nel Padre per mezzo
del Figlio ». (55)
704 «
Quanto all'uomo, Dio l'ha plasmato con le sue proprie
mani [cioè il Figlio e lo Spirito Santo] [...] e
sulla carne plasmata disegnò la sua propria forma, in modo che anche ciò
che era visibile portasse la forma divina ». (56)
Lo Spirito della Promessa
705 Sfigurato
dal peccato e dalla morte, l'uomo rimane « a
immagine di Dio », a immagine del Figlio, ma è privo « della gloria di
Dio », (57) della « somiglianza ». La Promessa fatta ad Abramo inaugura
l'Economia della salvezza, al termine della quale il Figlio stesso assumerà
« l'immagine » (58) e la restaurerà nella « somiglianza » con il Padre,
ridonandole la gloria, lo Spirito « che dà la vita ».
706 Contro ogni speranza umana, Dio promette ad Abramo
una discendenza, come frutto della fede e della potenza dello Spirito
Santo. (59) In essa saranno benedetti
tutti i popoli della terra. (60) Questa discendenza sarà Cristo, (61)
nel quale l'effusione dello Spirito Santo riunirà insieme i figli di Dio
che erano dispersi. (62) Impegnandosi con giuramento, (63) Dio si
impegna già al dono del suo Figlio Prediletto (64) e al dono dello
Spirito della Promessa che prepara la redenzione del popolo che Dio si
è acquistato. (65)
Nelle teofanie e nella Legge
707 Le
teofanie (manifestazioni di Dio) illuminano il cammino della Promessa,
dai patriarchi a Mosè e da Giosuè fino alle visioni che inaugurano la
missione dei grandi profeti. La tradizione cristiana ha sempre riconosciuto
che in queste teofanie si lasciava vedere e udire il Verbo di Dio, ad
un tempo rivelato e « adombrato » nella nube dello Spirito Santo.
708 Questa
pedagogia di Dio appare specialmente nel dono della Legge, (66) la quale è stata donata come un « pedagogo » per condurre il popolo
a Cristo. (67) Tuttavia, la sua impotenza a salvare l'uomo, privo della
« somiglianza » divina, e l'accresciuta conoscenza del peccato che da
essa deriva (68) suscitano il desiderio dello Spirito Santo.
I gemiti dei salmi lo testimoniano.
Nel regno e nell'esilio
709 La
Legge, segno della Promessa e dell'Alleanza,
avrebbe dovuto reggere il cuore e le istituzioni del popolo nato dalla
fede di Abramo. « Se vorrete ascoltare la mia
voce e custodirete la mia alleanza, sarete per me un regno di sacerdoti
e una nazione santa » (Es 19,5-6). (69) Ma, dopo Davide, Israele cede
alla tentazione di divenire un regno come le altre nazioni. Ora il regno,
oggetto della promessa fatta a Davide, (70) sarà
opera dello Spirito Santo e apparterrà ai poveri secondo lo Spirito.
710 La
dimenticanza della Legge e l'infedeltà all'Alleanza conducono alla morte:
è l'esilio, apparente smentita delle promesse, di fatto misteriosa fedeltà
del Dio salvatore e inizio della restaurazione promessa, ma secondo lo
Spirito. Era necessario che il popolo di Dio subisse questa purificazione;
(71) l'esilio immette già l'ombra della croce nel disegno di Dio, e il
resto dei poveri che ritorna dall'esilio è una delle figure più trasparenti
della Chiesa.
L'attesa del Messia e del suo Spirito
711 «
Ecco, faccio una cosa nuova » (Is
43,19). Cominciano a delinearsi due linee
profetiche, fondate l'una sull'attesa del Messia, l'altra sull'annunzio
di uno Spirito nuovo; esse convergono sul piccolo « resto », il popolo
dei poveri, (72) che attende nella speranza il « conforto d'Israele »
e la « redenzione di Gerusalemme » (Lc 2,25.38). Si è visto precedentemente
come Gesù compia le profezie che lo riguardano. Qui ci si limita a quelle
in cui è più evidente la relazione fra il Messia e il suo Spirito.
712 I
tratti del volto del Messia atteso cominciano a
emergere nel Libro dell'Emmanuele (73) (quando « Isaia [...] vide
la gloria » di Cristo: Gv 12,41),
in particolare in Is 11,1-2:
« Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse,
un virgulto germoglierà dalle sue radici.
Su di lui si poserà lo spirito del Signore,
spirito di sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio
e di fortezza,
spirito di conoscenza e di timore del Signore ».
713 I
tratti del Messia sono rivelati soprattutto nei canti del Servo. (74)
Questi canti annunziano il significato della passione di Gesù, e indicano
così in quale modo egli avrebbe effuso lo Spirito
Santo per vivificare la moltitudine: non dall'esterno, ma assumendo la
nostra « condizione di servi » (Fil
2,7). Prendendo su di sé la nostra morte, può comunicarci il suo Spirito
di vita.
714 Per
questo Cristo inaugura l'annunzio della Buona Novella facendo suo questo
testo di Isaia (Lc 4,18-19): (75)
« Lo Spirito del Signore è sopra di me,
per questo mi ha consacrato con l'unzione
e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio,
per proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
per rimettere in libertà gli oppressi,
e predicare un anno di grazia del Signore ».
715 I
testi profetici concernenti direttamente l'invio dello Spirito Santo sono
oracoli in cui Dio parla al cuore del suo popolo nel linguaggio della
Promessa, con gli accenti dell'amore e della fedeltà, (76) il cui compimento
san Pietro proclamò il mattino di pentecoste. (77)Secondo queste promesse,
negli « ultimi tempi », lo Spirito del Signore rinnoverà il cuore degli
uomini scrivendo in essi una Legge nuova; radunerà e riconcilierà i popoli dispersi
e divisi; trasformerà la primitiva creazione e Dio vi abiterà con gli
uomini nella pace.
716 Il
popolo dei « poveri », (78) gli umili e i miti, totalmente abbandonati
ai disegni misteriosi del loro Dio, coloro che attendono la giustizia,
non degli uomini ma del Messia, è alla fine la grande
opera della missione nascosta dello Spirito Santo durante il tempo
delle promesse per preparare la venuta di Cristo. È il loro cuore, purificato
e illuminato dallo Spirito, che si esprime nei salmi. In questi poveri,
lo Spirito prepara al Signore « un popolo ben disposto » (Lc 1,17).
IV. Lo
Spirito di Cristo nella pienezza del tempo
Giovanni, Precursore, Profeta e Battista
717 «
Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni » (Gv
1,6). Giovanni è riempito «di Spirito Santo fin dal seno di sua madre
» (Lc 1,15) (79) da Cristo stesso che la Vergine Maria aveva da
poco concepito per opera dello Spirito Santo. La «visitazione » di Maria
ad Elisabetta diventa così visita di Dio al suo popolo. (80)
718 Giovanni è « quell'Elia che deve venire »: (81) il
fuoco dello Spirito abita in lui e lo fa «correre avanti» (come «precursore»)
al Signore che viene. In Giovanni il Precursore, lo Spirito Santo termina
di « preparare al Signore un popolo ben disposto » (Lc 1,17).
719 Giovanni è « più che un profeta ». (82) In lui lo Spirito Santo termina di «
parlare per mezzo dei profeti ». Giovanni chiude il ciclo dei profeti
inaugurato da Elia. (83) Egli annunzia che la consolazione di
Israele è prossima; è la « voce » del Consolatore che viene. (84)
Come farà lo Spirito di verità, egli viene « come testimone per rendere
testimonianza alla Luce » (Gv
1,7). (85) In Giovanni, lo Spirito compie così le « indagini
dei profeti » e il « desiderio » degli angeli: (86) « L'uomo sul quale
vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che
battezza in Spirito Santo. E io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio
di Dio. [...] Ecco l'Agnello di Dio » (Gv
1,33-36).
720 Infine,
con Giovanni Battista lo Spirito Santo inaugura, prefigurandolo, ciò che
realizzerà con Cristo e in Cristo: ridonare all'uomo « la somiglianza
» divina. Il battesimo di Giovanni era per la conversione, quello nell'acqua
e nello Spirito sarà una nuova nascita. (87)
«Gioisci, piena di grazia»
721 Maria,
la santissima Madre di Dio, sempre Vergine, è il capolavoro della missione
del Figlio e dello Spirito nella pienezza del tempo. Per la prima volta
nel disegno della salvezza e perché il suo Spirito l'ha preparata, il
Padre trova la Dimora dove il suo Figlio
e il suo Spirito possono abitare tra gli uomini. In questo senso la Tradizione
della Chiesa ha spesso letto riferendoli a Maria i più bei testi sulla
Sapienza: (88) Maria è cantata e rappresentata nella liturgia come «Sede
della Sapienza». In lei cominciano a manifestarsi le « meraviglie di Dio
», che lo Spirito compirà in Cristo e nella Chiesa.
722 Lo
Spirito Santo ha preparato Maria con la sua grazia. Era conveniente
che fosse « piena di grazia » la Madre di colui nel quale « abita corporalmente
tutta la pienezza della divinità » (Col 2,9). Per pura grazia ella è stata concepita senza peccato come la creatura più umile
e più capace di accogliere il Dono ineffabile dell'Onnipotente. A giusto
titolo l'angelo Gabriele la saluta come la « Figlia di Sion »: « Gioisci
». (89) È il rendimento di grazie di tutto il popolo di Dio, e quindi
della Chiesa, che Maria eleva al Padre, nello Spirito, nel suo cantico,
(90) quando ella porta in sé il Figlio eterno.
723 In
Maria, lo Spirito Santo realizza il
disegno misericordioso del Padre. È per opera dello Spirito che la Vergine
concepisce e dà alla luce il Figlio di Dio. La sua verginità diventa fecondità
unica in virtù della potenza dello Spirito e della fede. (91)
724 In Maria, lo Spirito
Santo manifesta il Figlio del Padre
divenuto Figlio della Vergine. Ella è il roveto
ardente della teofania definitiva: ricolma di Spirito Santo, mostra il
Verbo nell'umiltà della sua carne ed è ai poveri (92) e alle primizie
dei popoli (93) che lo fa conoscere.
725 Infine,
per mezzo di Maria, lo Spirito Santo comincia
a mettere in comunione con Cristo gli uomini, oggetto dell'amore
misericordioso di Dio. (94) Gli umili sono sempre i primi a riceverlo:
i pastori, i magi, Simeone e Anna, gli sposi di Cana
e i primi discepoli.
726 Al
termine di questa missione dello Spirito, Maria diventa la « Donna »,
nuova Eva, « Madre dei viventi », Madre del «
Cristo totale ». (95) In quanto tale, ella è
presente con i Dodici, « assidui e concordi nella preghiera » (At 1,14),
all'alba degli « ultimi tempi » che lo Spirito inaugura il mattino di
pentecoste manifestando la Chiesa.
Gesù Cristo
727 Tutta
la missione del Figlio e dello Spirito Santo nella pienezza del tempo
è racchiusa nel fatto che il Figlio è l'Unto dello Spirito del Padre dal
momento dell'incarnazione: Gesù è Cristo, il Messia. Tutto il secondo
articolo del Simbolo della fede deve essere letto in questa luce. L'intera
opera di Cristo è missione congiunta del Figlio e dello Spirito Santo.
Qui si menzionerà soltanto ciò che concerne la promessa dello Spirito
Santo da parte di Gesù e il dono dello Spirito da parte del Signore glorificato.
728 Gesù
rivela in pienezza lo Spirito Santo solo dopo che è stato egli stesso
glorificato con la sua morte e risurrezione. Tuttavia,
lo lascia gradualmente intravvedere anche nel suo insegnamento alle folle,
quando rivela che la sua carne sarà cibo per la vita del mondo.
(96) Inoltre lo lascia intuire a Nicodemo, (97) alla Samaritana (98) e
a coloro che partecipano alla festa delle Capanne.
(99) Ai suoi discepoli ne parla apertamente a proposito della preghiera
(100) e della testimonianza che dovranno dare. (101)
729
Solo quando giunge l'Ora in cui sarà glorificato, Gesù promette
la venuta dello Spirito Santo, poiché la sua morte e la sua risurrezione
saranno il compimento della Promessa fatta ai Padri: (102) lo Spirito
di verità, l'altro Paraclito, sarà donato dal Padre per la preghiera di
Gesù; sarà mandato dal Padre nel nome di Gesù; Gesù lo invierà quando
sarà presso il Padre, perché è uscito dal Padre.
Lo Spirito Santo verrà, noi lo conosceremo, sarà con noi per sempre, dimorerà
con noi; ci insegnerà ogni cosa e ci ricorderà tutto ciò che Cristo
ci ha detto e gli renderà testimonianza; ci condurrà alla verità tutta
intera e glorificherà Cristo; convincerà il mondo quanto al peccato, alla
giustizia e al giudizio.
730 Infine
viene l'Ora di Gesù: (103) Gesù consegna il suo spirito nelle mani del
Padre (104) nel momento in cui con la sua morte vince la morte, in modo
che, « risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre » (Rm
6,4), egli dona subito lo Spirito Santo « alitando » sui suoi
discepoli. (105) A partire da questa Ora, la missione di Cristo e dello
Spirito diviene la missione della Chiesa: « Come il Padre ha mandato me,
anch'io mando voi » (Gv 20,21).
(106)
V. Lo Spirito
e la Chiesa negli ultimi tempi
La pentecoste
731 Il
giorno di pentecoste (al termine delle sette settimane pasquali), la pasqua
di Cristo si compie nell'effusione dello Spirito Santo, che è manifestato,
donato e comunicato come Persona divina: dalla
sua pienezza Cristo Signore effonde a profusione lo Spirito. (107)
732 In
questo giorno è pienamente rivelata la Santissima Trinità. Da questo giorno,
il Regno annunziato da Cristo è aperto a coloro che
credono in lui: nell'umiltà della carne e nella fede, essi partecipano
già alla comunione della Santissima Trinità. Con la sua venuta, che non
ha fine, lo Spirito Santo introduce il mondo negli « ultimi tempi », il
tempo della Chiesa, il Regno già ereditato, ma non ancora compiuto:
« Abbiamo visto la vera Luce, abbiamo ricevuto lo
Spirito celeste, abbiamo trovato la vera fede: adoriamo la Trinità indivisibile,
perché ci ha salvati ». (108)
Lo Spirito Santo - il Dono di Dio
733 « Dio
è amore » (1 Gv 4,8.16) e l'amore è il
primo dono, quello che contiene tutti gli altri. Questo amore, Dio l'ha
« riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci
è stato donato » (Rm 5,5).
734 Poiché
noi siamo morti, o, almeno, feriti per il peccato, il primo effetto del
dono dell'amore è la remissione dei nostri peccati. È « la comunione dello
Spirito Santo » (2 Cor 13,13) che nella Chiesa ridona ai battezzati
la somiglianza divina perduta a causa del peccato.
735 Egli
dona allora la « caparra » o le « primizie » della nostra eredità; (109)
la vita stessa della Santissima Trinità che consiste nell'amare
come egli ci ha amati. (110) Questo amore (la
carità di 1 Cor 13) è il principio della vita nuova in Cristo,
resa possibile dal fatto che abbiamo « forza dallo Spirito Santo » (At
1,8).
736 È
per questa potenza dello Spirito che i figli di Dio possono portare frutto.
Colui che ci ha innestati sulla vera Vite, farà sì che portiamo
il frutto dello Spirito che « è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza,
bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé » (Gal 5,22-23). Lo Spirito
è la nostra vita; quanto più rinunciamo a noi stessi, (111) tanto più
lo Spirito fa che anche operiamo. (112)
« Con lo Spirito Santo, che rende spirituali, c'è
la riammissione al paradiso, il ritorno alla condizione di figlio, il
coraggio di chiamare Dio Padre, il diventare partecipe della grazia
di Cristo, l'essere chiamato figlio della luce, il condividere la gloria
eterna ». (113)
Lo Spirito Santo e la Chiesa
737 La
missione di Cristo e dello Spirito Santo si compie nella Chiesa, corpo
di Cristo e tempio dello Spirito Santo. Questa missione congiunta associa
ormai i seguaci di Cristo alla sua comunione con il Padre nello Spirito
Santo: lo Spirito prepara gli uomini, li previene con la sua grazia
per attirarli a Cristo. Manifesta loro il Signore risorto, ricorda
loro la sua parola, apre il loro spirito all'intelligenza della sua morte
e risurrezione. Rende loro presente il mistero di Cristo, soprattutto
nell'Eucaristia, al fine di riconciliarli e di metterli in comunione
con Dio perché portino « molto frutto ». (114)
738 In
questo modo la missione della Chiesa non si aggiunge a quella di Cristo
e dello Spirito Santo, ma ne è il sacramento:
con tutto il suo essere e in tutte le sue membra essa è inviata ad annunziare
e testimoniare, attualizzare e diffondere il mistero della comunione della
Santa Trinità (sarà questo l'argomento del prossimo articolo):
« Noi tutti che abbiamo ricevuto l'unico e medesimo
spirito, cioè lo Spirito Santo, siamo uniti
tra di noi e con Dio. Infatti, sebbene, presi
separatamente, siamo in molti e in ciascuno di noi Cristo faccia abitare
lo Spirito del Padre e suo, tuttavia unico e indivisibile è lo Spirito.
Egli riunisce nell'unità spiriti che tra loro sono distinti [...]
e fa di tutti in se stesso un'unica e medesima cosa. Come la
potenza della santa umanità di Cristo rende concorporei coloro nei quali
si trova, allo stesso modo l'unico e indivisibile Spirito di Dio che
abita in tutti conduce tutti all'unità spirituale ». (115)
739 Poiché
lo Spirito Santo è l'unzione di Cristo, è Cristo, Capo del corpo, a diffonderlo
nelle sue membra per nutrirle, guarirle, organizzarle nelle loro mutue
funzioni, vivificarle, inviarle per la testimonianza, associarle alla
sua offerta al Padre e alla sua intercessione per il mondo intero. È per
mezzo dei sacramenti della Chiesa che Cristo comunica alle membra del
suo corpo il suo Spirito Santo e santificatore (questo sarà l'argomento
della seconda parte del Catechismo).
740 Queste
« meraviglie di Dio », offerte ai credenti nei sacramenti della Chiesa,
portano i loro frutti nella vita nuova, in Cristo, secondo lo Spirito
(questo sarà l'argomento della terza parte del Catechismo).
741 «
Lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo
che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede per
noi, con gemiti inesprimibili » (Rm
8,26). Lo Spirito Santo, artefice delle opere di Dio, è il maestro
della preghiera (questo sarà l'argomento della quarta parte del Catechismo).
In sintesi
742 «
E che voi siete figli ne è prova il fatto
che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida:
Abbà, Padre » (Gal 4,6).
743 Dall'inizio
alla fine dei tempi, quando Dio invia suo Figlio, invia sempre il suo
Spirito: la loro missione è congiunta e inseparabile.
744 Nella
pienezza del tempo, lo Spirito Santo porta a compimento in Maria tutte
le preparazioni alla venuta di Cristo nel popolo di Dio. Mediante l'opera
dello Spirito Santo in lei, il Padre dona al mondo l'Emmanuele, « Dio-con-noi
» (Mt 1,23).
745 Il
Figlio di Dio è consacrato Cristo (Messia) attraverso l'unzione dello
Spirito Santo nell'incarnazione.
(116)
746 Per
la sua morte e risurrezione, Gesù è costituito Signore e Cristo nella
gloria. (117) Dalla sua pienezza, egli effonde lo Spirito
Santo sugli Apostoli e sulla Chiesa.
747 Lo
Spirito Santo, che Cristo, Capo, diffonde nelle sue membra, edifica, anima
e santifica la Chiesa, sacramento della comunione della Santissima Trinità
e degli uomini.
(5) Simbolo niceno-costantinopolitano:
DS 150.
(6) Cf Gv 16,13.
(7) Cf Gal 4,6.
(8) Cf Gv 3,34.
(9) Cf Gv 7,39.
(10) Cf Gv 17,22.
(11) Cf Gv 16,14.
(12) San Gregorio di Nissa, Adversus Macedonianos de Spiritu Sancto, 16: Gregorii
Nysseni opera, ed. W. Jaeger-H. Langerbeck, v. 31 (Leiden 1958) p. 102-103
(PG 45, 1321).
(13) Cf Mt 28,19.
(14) Cf Gv 3,5-8.
(15) Cf 1 Gv 2,1 (B"DVi80J@H).
(16) Cf Gv 19,34; 1 Gv 5,8.
(17) Cf Gv 4,10-14; 7,38; Es 17,1-6; Is 55,1; Zc 14,8; 1 Cor
10,4; Ap 21,6; 22,17.
(18) Cf 1 Gv 2,20.27; 2 Cor 1,21.
(19) Cf Es 30,22-32.
(20) Cf 1 Sam 16,13.
(21) Cf Lc 4,18-19; Is 61,1.
(22) Cf Lc 2,11.
(23) Cf Lc 2,26-27.
(24) Cf Lc 4,1.
(25) Cf Lc 6,19; 8,46.
(26) Cf Rm 1,4; 8,11.
(27) Cf At 2,36.
(28) Sant'Agostino,
Sermo 341, 1, 1: PL 39, 1493;
Ibid. 9, 11: PL 39, 1499.
(29) Cf 1 Re 18,38-39.
(30) Cf At 2,3-4.
(31) Cf
San Giovanni della Croce, Llama de
amor viva: Biblioteca Mística Carmelitana,
v. 13 (Burgos 1931) p. 1-102; 103-213.
(32) Cf Es 24,15-18.
(33) Cf Es 33,9-10.
(34) Cf Es 40,36-38; 1 Cor 10,1-2.
(35) Cf 1 Re 8,10-12.
(36) Cf Lc 1,35.
(37) Cf At 1,9.
(38) Cf Lc 21,27.
(39) Cf 2 Cor 1,22; Ef 1,13; 4,30.
(40) Cf Mc 6,5; 8,23.
(41) Cf Mc 10,16.
(42) Cf Mc 16,18; At 5,12;
14,3.
(43) Cf At 8,17-19; 13,3; 19,6.
(44) Cf Eb 6,2.
(45) Cf Lc 11,20.
(46) Domenica di Pentecoste,
Inno ai I e II Vespri: Liturgia delle Ore, v. 2 (Libreria Editrice
Vaticana 1981) p. 919 e 942.
(47) Cf Gn 8,8-12.
(48) Cf Mt 3,16 e par.
(49) Cf Gal 4,4.
(50) Cf 2 Cor 3,14.
(51) Cf Gv 5,39.46.
(52) Simbolo niceno-costantinopolitano:
DS 150.
(53) Cf Lc 24,44.
(54) Cf Sal 33,6; 104,30; Gn 1,2; 2,7; Qo
3,20-21; Ez 37,10.
(55) Ufficio delle Ore bizantino. Mattutino della
Domenica del modo secondo, Antifone 1 e 2 (Roma 1885) p. 107.
(56) Sant'Ireneo
di Lione, Demonstratio praedicationis
apostolicae, 11: SC 62, 48-49.
(57) Cf Rm 3,23.
(58) Cf Gv 1,14; Fil 2,7.
(59) 5 Cf Gn 18,1-15; Lc
1,26-38.54-55; Gv 1,12-13;
Rm 4,16-21.
(60) Cf Gn 12,3.
(61) Cf Gal 3,16.
(62) Cf Gv 11,52.
(63) Cf Lc 1,73.
(64) Cf Gn 22,17-18; Rm 8,32; Gv 3,16.
(65) Cf Ef 1,13-14; Gal
3,14.
(66) Cf Es 19-20; Dt
1-11; 29-30.
(67) Cf Gal 3,24.
(68) Cf Rm 3,20.
(69) Cf 1 Pt 2,9.
(70) Cf 2 Sam 7; Sal 89; Lc 1,32-33.
(71) Cf Lc 24,26.
(72) Cf Sof 2,3.
(73) Cf Is 6-12.
(74) Cf Is 42,1-9; Mt 12,18-21; Gv 1,32-34, e anche
Is 49,16; Mt 3,17; Lc 2,32, e infine
Is 50,4-10 e 52,13-15; 53,12.
(75) Cf Is 61,1-2.
(76) Cf Ez 11,19; 36,25-28;
37,1-14; Ger 31,31-34; Gl 3,1-5.
(77) Cf At 2,17-21.
(78) Cf Sof 2,3; Sal 22,27; 34,3; Is 49,13; 61,1; ecc.
(79) Cf Lc 1,41.
(80) Cf Lc 1,68.
(81) Cf Mt 17,10-13.
(82) Cf Lc 7,26.
(83) Cf Mt 11,13-14.
(84) Cf Gv 1,23; Is 40,1-3.
(85) Cf Gv 15,26; 5,33.
(86) Cf 1 Pt 1,10-12.
(87) Cf Gv 3,5.
(88) Cf Prv 8,1–9,6; Sir 24.
(89) Cf Sof 3,14; Zc 2,14.
(90) Cf Lc 1,46-55.
(91) Cf Lc 1,26-38; Rm 4,18-21; Gal 4,26-28.
(92) Cf Lc 2,15-19.
(93) Cf Mt 2,11.
(94) Cf Lc 2,14.
(95) Cf Gv 19,25-27.
(96) Cf
Gv 6, 27.51.62-63.
(97) Cf Gv 3,5-8.
(98) Cf Gv 4,10.14.23-24.
(99) Cf Gv 7,37-39.
(100) Cf Lc 11,13.
(101) Cf Mt 10,19-20.
(102) Cf Gv 14,16-17.26; 15,26; 16,7-15; 17,26.
(103) Cf Gv 13,1; 17,1.
(104) Cf Lc 23,46; Gv 19,30.
(105) Cf Gv 20,22.
(106) Cf Mt 28,19; Lc 24,47-48;
At 1,8.
(107) Cf At 2,33-36.
(108) Ufficio delle Ore bizantino. Vespri di Pentecoste,
Stico 4: A,<J0i@FJVD4@<
(Roma 1884) p. 390.
(109) Cf Rm 8,23; 2 Cor 1,22.
(110) Cf 1 Gv 4,11-12.
(111) Cf Mt 16,24-26.
(112) Cf Gal 5,25.
(113) San Basilio Magno, Liber de Spiritu Sancto, 15, 36: SC 17bis, 370 (PG 32, 132).
(114) Cf Gv 15,5.8.16.
(115) San Cirillo di Alessandria,
Commentarius in Iohannem,
11, 11: PG 74, 561.
(116) Cf Sal 2,6-7.
(117) Cf At 2,36.
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