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ARTICOLO 2
IL SECONDO COMANDAMENTO
« Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo
Dio » (Es 20,7). (89)
« Fu detto agli antichi: "Non spergiurare"
[...]. Ma io vi dico: Non giurate affatto »
(Mt 5,33-34).
I. Il nome
del Signore è santo
2142 Il
secondo comandamento prescrive di rispettare il nome del Signore.
Come il primo comandamento, deriva dalla virtù della religione e regola
in particolare il nostro uso della parola a proposito delle cose sante.
2143 Tra
tutte le parole della Rivelazione ve ne è una
singolare, che è la rivelazione del nome di Dio, che egli svela a coloro
che credono in lui; egli si rivela ad essi nel suo mistero personale.
Il dono del nome appartiene all'ordine della confidenza e dell'intimità.
« Il nome del Signore è santo ». Per questo l'uomo non può abusarne. Lo
deve custodire nella memoria in un silenzio di adorazione
piena d'amore. (90) Non lo inserirà tra le sue parole, se non per benedirlo,
lodarlo e glorificarlo. (91)
2144 Il
rispetto per il nome di Dio esprime quello dovuto al suo stesso mistero
e a tutta la realtà sacra da esso evocata. Il
senso del sacro fa parte della virtù della
religione:
« Il sentimento di timore e il sentimento del sacro
sono sentimenti cristiani o no? [...] Nessuno può ragionevolmente dubitarne.
Sono i sentimenti che palpiterebbero in noi, e con forte intensità,
se avessimo la visione della Maestà di Dio. Sono i sentimenti che proveremmo
se ci rendessimo conto della sua presenza. Nella misura in cui crediamo
che Dio è presente, dobbiamo avvertirli. Se
non li avvertiamo, è perché non percepiamo, non crediamo che egli è
presente ». (92)
2145 Il
fedele deve testimoniare il nome del Signore, confessando la propria fede
senza cedere alla paura. (93) L'atto della predicazione e l'atto della
catechesi devono essere compenetrati di adorazione
e di rispetto per il nome del Signore nostro Gesù Cristo.
2146 Il
secondo comandamento proibisce l'abuso del nome di Dio, cioè ogni uso sconveniente del nome di Dio, di Gesù Cristo,
della Vergine Maria e di tutti i santi.
2147 Le
promesse fatte ad altri nel nome di Dio impegnano l'onore, la fedeltà,
la veracità e l'autorità divine. Esse devono essere mantenute, per giustizia.
Essere infedeli a queste promesse equivale ad abusare del nome
di Dio e, in qualche modo, a fare di Dio un bugiardo. (94)
2148 La
bestemmia si oppone direttamente al secondo comandamento. Consiste
nel proferire contro Dio – interiormente o esteriormente – parole di odio, di rimprovero, di sfida, nel parlare male di Dio,
nel mancare di rispetto verso di lui nei propositi, nell'abusare del nome
di Dio. San Giacomo disapprova coloro « che bestemmiano il bel nome [di
Gesù] che è stato invocato » sopra di loro (Gc
2,7). La proibizione della bestemmia si estende alle parole contro
la Chiesa di Cristo, i santi, le cose sacre. È blasfemo anche ricorrere
al nome di Dio per mascherare pratiche criminali, ridurre popoli in schiavitù,
torturare o mettere a morte. L'abuso del nome di Dio per commettere un
crimine provoca il rigetto della religione. La bestemmia è contraria al
rispetto dovuto a Dio e al suo santo nome. Per sua natura è un peccato grave. (95)
2149 Le
imprecazioni, in cui viene inserito il
nome di Dio senza intenzione di bestemmia, sono una mancanza di rispetto
verso il Signore. Il secondo comandamento proibisce anche l'uso magico
del nome divino:
« Il nome di Dio è grande laddove lo si pronuncia con il rispetto dovuto alla sua grandezza e
alla sua maestà. Il nome di Dio è santo laddove lo
si nomina con venerazione e con il timore di offenderlo ». (96)
II. Il
nome di Dio pronunciato invano
2150 Il
secondo comandamento proibisce il falso giuramento. Fare promessa
solenne o giurare è prendere Dio come testimone di ciò che si afferma.
È invocare la veracità divina a garanzia della propria veracità. Il giuramento
impegna il nome del Signore. « Temerai il Signore
Dio tuo, lo servirai e giurerai per il suo nome » (Dt
6,13).
2151 Astenersi
dal falso giuramento è un dovere verso Dio. Come Creatore e Signore, Dio
è la norma di ogni verità. La parola umana è
in accordo con Dio oppure in opposizione a lui che è la stessa verità.
Quando il giuramento è veridico e legittimo, mette in
luce il rapporto della parola umana con la verità di Dio. Il giuramento
falso chiama Dio ad essere testimone di una menzogna.
2152 È
spergiuro colui che, sotto giuramento,
fa una promessa con l'intenzione di non mantenerla, o che, dopo aver promesso
sotto giuramento, non vi si attiene. Lo spergiuro costituisce una grave
mancanza di rispetto verso il Signore di ogni
parola. Impegnarsi con giuramento a compiere un'opera cattiva è contrario
alla santità del nome divino.
2153 Gesù ha esposto il secondo comandamento nel discorso
della montagna: « Avete inteso che fu detto agli antichi: "Non spergiurare,
ma adempi con il Signore i tuoi giuramenti!". Ma io vi dico: non giurate
affatto [...]. Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno » (Mt
5,33-34.37). (97) Gesù insegna che ogni giuramento implica un riferimento
a Dio e che la presenza di Dio e della sua verità deve essere onorata
in ogni parola. La discrezione del ricorso a Dio nel parlare procede di
pari passo con l'attenzione rispettosa per la sua presenza, testimoniata
o schernita, in ogni nostra affermazione.
2154 Seguendo
san Paolo, (98) la Tradizione della Chiesa ha inteso che la parola di
Gesù non si oppone al giuramento, allorché viene
fatto per un motivo grave e giusto (per esempio davanti ad un tribunale).
« Il giuramento, ossia l'invocazione del nome di Dio a testimonianza della
verità, non può essere prestato se non secondo verità,
prudenza e giustizia ». (99)
2155 La
santità del nome divino esige che non si faccia ricorso ad esso
per cose futili e che non si presti giuramento in quelle circostanze in
cui esso potrebbe essere interpretato come un'approvazione del potere
da cui ingiustamente venisse richiesto. Quando
il giuramento è esigito da autorità civili illegittime, può essere rifiutato.
Deve esserlo allorché è richiesto per fini contrari alla dignità delle
persone o alla comunione ecclesiale.
III. Il nome
cristiano
2156 Il
sacramento del Battesimo è conferito « nel nome del Padre e del Figlio
e dello Spirito Santo » (Mt 28,19).
Nel Battesimo il nome del Signore santifica l'uomo e il cristiano riceve
il proprio nome nella Chiesa. Può essere il nome di un santo, cioè
di un discepolo che ha vissuto con esemplare fedeltà al suo Signore. Il
patrocinio del santo offre un modello di carità ed assicura la sua intercessione.
Il « nome di Battesimo » può anche esprimere un mistero cristiano o una
virtù cristiana. « I genitori, i padrini e il parroco abbiano cura che
non venga imposto un nome estraneo al senso cristiano
». (100)
2157 Il
cristiano incomincia la sua giornata, le sue preghiere, le sue azioni
con il segno della croce, « nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito
Santo. Amen ». Il battezzato consacra la giornata alla gloria di Dio e
invoca la grazia del Salvatore, la quale gli permette di agire nello Spirito
come figlio del Padre. Il segno della croce ci fortifica nelle tentazioni
e nelle difficoltà.
2158 Dio
chiama ciascuno per nome. (101) Il nome di ogni
uomo è sacro. Il nome è l'icona della persona. Esige il rispetto, come
segno della dignità di colui che lo porta.
2159 Il
nome ricevuto è un nome eterno. Nel Regno, il carattere misterioso ed
unico di ogni persona segnata dal nome di Dio risplenderà in piena
luce. « Al vincitore darò [...] una pietruzza
bianca sulla quale sta scritto un nome nuovo, che nessuno conosce all'infuori
di chi la riceve » (Ap 2,17).
« Poi guardai ed ecco l'Agnello ritto sul monte Sion e insieme centoquarantaquattromila
persone che recavano scritto sulla fronte il suo nome e il nome del Padre
suo » (Ap 14,1).
In sintesi
2160 «
O Signore, nostro Dio, quanto è grande il tuo nome su tutta la terra!
» (Sal 8,2).
2161 Il
secondo comandamento prescrive di rispettare il nome del Signore. Il nome
del Signore è santo.
2162 Il
secondo comandamento proibisce ogni uso sconveniente del nome di Dio.
La bestemmia consiste nell'usare il nome di Dio, di Gesù Cristo, della
Vergine Maria e dei santi in un modo ingiurioso.
2163 Il
falso giuramento chiama Dio come testimone di una menzogna. Lo spergiuro
è una mancanza grave contro il Signore, sempre fedele alle sue promesse.
2164 « Non giurare né per il Creatore, né per la creatura,
se non con verità, per necessità e con riverenza ». (102)
2165 Nel
Battesimo, il cristiano riceve il proprio nome nella Chiesa. I genitori,
i padrini e il parroco avranno cura che gli venga
dato un nome cristiano. Essere sotto il patrocinio di un santo significa
avere in lui un modello di carità e un sicuro intercessore.
2166 Il
cristiano incomincia le sue preghiere e le sue azioni con il segno della
croce « nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito
Santo. Amen ».
2167 Dio chiama ciascuno per nome.
(103)
(89) Cf Dt 5,11.
(90) Cf Zc 2,17.
(91) Cf
Sal 29,2; 96,2; 113,1-2.
(92) John Henry Newman, Parochial and
Plain Sermons, v. 5, Sermon 2 [Reverence, a Belief in God's Presence]
(Westminster 1967) p. 21-22.
(93) Cf Mt 10,32; 1 Tm 6,12.
(94) Cf
1 Gv 1,10.
(95) Cf CIC canone 1369.
(96)Sant'Agostino, De
sermone Domini in monte, 2, 5, 19: CCL 35, 109 (PL 34, 1278).
(97) Cf Gc 5,12.
(98) Cf 2 Cor 1,23; Gal 1,20.
(99) CIC canone 1199, § 1.
(100) CIC canone 855.
(101) Cf Is 43,1; Gv
10,3.
(102) Sant'Ignazio di Loyola, Exercitia spiritualia, 38: MHSI 100, 174.
(103) Cf Is 43,1.
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