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ARTICOLO 3
LA SACRA SCRITTURA
I. Il Cristo
- Parola unica della Sacra Scrittura
101 Nella condiscendenza
della sua bontà, Dio, per rivelarsi agli uomini, parla loro in parole
umane. « Le parole di Dio, infatti, espresse
con lingue umane, si sono fatte simili al linguaggio degli uomini, come
già il Verbo dell'eterno Padre, avendo assunto le debolezze dell'umana
natura, si fece simile agli uomini ». (116)
102 Dio,
attraverso tutte le parole della Sacra Scrittura, non dice che una sola
Parola, il suo unico Verbo, nel quale esprime se stesso interamente. (117)
« Ricordatevi che uno solo è il discorso di Dio che
si sviluppa in tutta la Sacra Scrittura ed uno solo è il Verbo che risuona
sulla bocca di tutti gli scrittori santi, il quale essendo in principio
Dio presso Dio, non conosce sillabazione perché
è fuori del tempo ». (118)
103 Per questo motivo, la Chiesa ha sempre venerato le
divine Scritture, come venera il Corpo stesso del Signore. Essa non cessa di porgere ai fedeli il Pane di vita
preso dalla mensa della Parola di Dio e del Corpo
di Cristo. (119)
104 Nella
Sacra Scrittura, la Chiesa trova incessantemente il suo nutrimento e il
suo vigore; (120) infatti attraverso la divina
Scrittura essa non accoglie soltanto una parola umana, ma quello che è
realmente: Parola di Dio. (121) « Nei Libri Sacri, infatti, il Padre che
è nei cieli viene con molta amorevolezza incontro ai
suoi figli ed entra in conversazione con loro ». (122)
II.
Ispirazione e verità della Sacra Scrittura
105 Dio è l'autore della Sacra Scrittura. « Le cose divinamente rivelate, che nei libri della Sacra Scrittura sono
contenute e presentate, furono consegnate sotto l'ispirazione
dello Spirito Santo.
« La santa Madre Chiesa, per fede apostolica, ritiene
sacri e canonici tutti interi i libri sia dell'Antico che del Nuovo Testamento,
con tutte le loro parti, perché, scritti sotto
ispirazione dello Spirito Santo, hanno Dio per autore e come tali sono
stati consegnati alla Chiesa ». (123)
106 Dio ha ispirato gli autori umani dei Libri Sacri. « Per la composizione dei Libri Sacri, Dio scelse
degli uomini, di cui si servì nel possesso delle loro facoltà e capacità,
affinché, agendo egli stesso in essi e per loro
mezzo, scrivessero come veri autori tutte e soltanto quelle cose che egli
voleva ». (124)
107 I
libri ispirati insegnano la verità. «
Poiché dunque tutto ciò che gli autori ispirati
o agiografi asseriscono è da ritenersi asserito dallo Spirito Santo, si
deve dichiarare, per conseguenza, che i libri della Scrittura insegnano
fermamente, fedelmente e senza errore la verità che Dio per la nostra
salvezza volle fosse consegnata nelle Sacre Lettere ». (125)
108 La
fede cristiana tuttavia non è una « religione del Libro ». Il cristianesimo
è la religione della « Parola » di Dio: di una Parola cioè
che non è « una parola scritta e muta, ma il Verbo incarnato e vivente
». (126) Perché le parole dei Libri Sacri non restino lettera morta, è
necessario che Cristo, Parola eterna del Dio vivente, per mezzo dello
Spirito Santo ce ne sveli il significato affinché comprendiamo le Scritture.
(127)
III. Lo
Spirito Santo, interprete della Scrittura
109 Nella
Sacra Scrittura, Dio parla all'uomo alla maniera umana. Per
una retta interpretazione della Scrittura, bisogna dunque ricercare con
attenzione che cosa gli agiografi hanno veramente voluto affermare e che
cosa è piaciuto a Dio manifestare con le loro parole. (128)
110 Per
comprendere l'intenzione degli autori sacri, si deve tener conto
delle condizioni del loro tempo e della loro cultura, dei « generi letterari
» allora in uso, dei modi di intendere, di esprimersi, di raccontare,
consueti nella loro epoca. « La verità infatti
viene diversamente proposta ed espressa nei testi secondo se sono storici
o profetici, o poetici, o altri generi di espressione ». (129)
111 Però,
essendo la Sacra Scrittura ispirata, c'è un altro principio di retta interpretazione,
non meno importante del precedente, senza il quale la Scrittura resterebbe
« lettera morta »: « La Sacra Scrittura [deve] essere letta e interpretata
con l'aiuto dello stesso Spirito mediante il quale è stata scritta ». (130) Il Concilio Vaticano II indica
tre criteri per una interpretazione della
Scrittura conforme allo Spirito che l'ha ispirata: (131)
112 1.
Prestare grande attenzione « al contenuto
e all'unità di tutta la Scrittura ». Infatti, per quanto siano
differenti i libri che la compongono, la Scrittura è una in forza dell'unità
del disegno di Dio, del quale Cristo Gesù è il centro e il cuore aperto
dopo la sua pasqua. (132)
« Il cuore (133) di Cristo designa la Sacra Scrittura,
che appunto rivela il cuore di Cristo. Questo cuore era chiuso prima
della passione, perché la Scrittura era oscura. Ma la Scrittura è stata
aperta dopo la passione, affinché coloro che ormai ne hanno l'intelligenza
considerino e comprendano come le profezie debbano essere interpretate
». (134)
113 2.
Leggere la Scrittura nella « Tradizione vivente
di tutta la Chiesa ». Secondo un detto dei Padri, « Sacra Scriptura
principalius est in corde Ecclesiae
quam in materialibus
instrumentis scripta (135) – la
Sacra Scrittura è scritta nel cuore della Chiesa prima che su strumenti
materiali ». Infatti, la Chiesa porta nella sua Tradizione la memoria
viva della Parola di Dio ed è lo Spirito Santo che le dona l'interpretazione
di essa secondo il senso spirituale (« ...secundum
spiritalem sensum,
quem Spiritus donat
Ecclesiae – ...secondo il senso spirituale che
lo Spirito dona alla Chiesa »). (136)
114 3.
Essere attenti all'analogia della fede. (137) Per « analogia della
fede » intendiamo la coesione delle verità della fede tra loro e nella
totalità del progetto della Rivelazione.
I sensi della Scrittura
115 Secondo
un'antica tradizione, si possono distinguere due sensi della Scrittura:
il senso letterale e quello spirituale, suddiviso quest'ultimo
in senso allegorico, morale e anagogico. La piena concordanza dei quattro
sensi assicura alla lettura viva della Scrittura
nella Chiesa tutta la sua ricchezza.
116 Il
senso letterale. È quello significato
dalle parole della Scrittura e trovato attraverso l'esegesi che segue
le regole della retta interpretazione. « Omnes
[Sacrae Sripturae]
sensus fundentur super unum, scilicet litteralem – Tutti i sensi della Sacra Scrittura si basano
su quello letterale ». (138)
117 Il
senso spirituale. Data l'unità del disegno di Dio, non soltanto
il testo della Scrittura, ma anche le realtà e gli avvenimenti di cui
parla possono essere dei segni.
1. Il senso allegorico. Possiamo giungere ad
una comprensione più profonda degli avvenimenti se riconosciamo il loro
significato in Cristo; così, la traversata del Mar Rosso è un segno della
vittoria di Cristo, e quindi del Battesimo. (139)
2. Il senso morale. Gli avvenimenti narrati
nella Scrittura possono condurci ad agire rettamente. Sono stati scritti
« per ammonimento nostro » (1 Cor 10,11). (140)
3. Il senso anagogico. Possiamo vedere certe
realtà e certi avvenimenti nel loro significato eterno, che ci conduce
(in greco: “anagoge” verso la nostra Patria.
Così la Chiesa sulla terra è segno della Gerusalemme celeste). (141)
118 Un
distico medievale riassume bene il significato dei quattro sensi:
«
Littera gesta docet, quid credas allegoria,
Moralis quid agas, quo tendas anagogia»
« La lettera
insegna i fatti, l'allegoria che cosa credere,
il
senso morale che cosa fare, e l'anagogia dove tendere ». (142)
119 «
È compito degli esegeti contribuire, secondo queste regole, alla più profonda
intelligenza ed esposizione del senso della Sacra Scrittura, affinché,
con studi in qualche modo preparatori, maturi il giudizio della Chiesa.
Tutto questo, infatti, che concerne il modo di interpretare la Scrittura,
è sottoposto in ultima istanza al giudizio della
Chiesa, la quale adempie il divino mandato e ministero di conservare ed
interpretare la Parola di Dio ». (143)
« Ego vero Evangelio non
crederem, nisi me
catholicae Ecclesiae
commoveret auctoritas – Non crederei
al Vangelo se non mi ci inducesse l'autorità della Chiesa cattolica
». (144)
IV. Il
canone delle Scritture
120 È
stata la Tradizione apostolica a far discernere alla Chiesa quali scritti
dovessero essere compresi nell'elenco dei Libri Sacri. (145)
Questo elenco completo è chiamato « canone »
delle Scritture. Comprende per l'Antico Testamento 46 libri (45 se si
considerano Geremia e le Lamentazioni come un unico testo) e 27 per il
Nuovo Testamento. (146)
Essi
sono: Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio, Giosuè, Giudici, Rut, i due libri di Samuele,
i due libri dei Re, i due libri delle Cronache (o Paralipomeni), Esdra
e Neemìa, Tobia, Giuditta, Ester, i due libri dei Maccabei, Giobbe, i Salmi, i Proverbi, il Qoèlet (Ecclesiaste), il Cantico
dei Cantici, la Sapienza, il Siracide (Ecclesiastico),
Isaia, Geremia, le Lamentazioni, Baruc, Ezechiele,
Daniele, Osea, Gioèle, Amos, Abdia, Giona, Michea, Naum, Abacuc, Sofonìa,
Aggèo, Zaccaria, Malachia per l'Antico Testamento.
I Vangeli di Matteo, di Marco, di Luca e di Giovanni, gli Atti degli
Apostoli, le Lettere di san Paolo ai Romani, la prima e la seconda ai
Corinzi, ai Gàlati, agli Efesini,
ai Filippesi, ai Colossesi,
la prima e la seconda ai Tessalonicesi,
la prima e la seconda a Timoteo, a Tito, a Filemone, la Lettera agli Ebrei,
la Lettera di Giacomo, la prima e la seconda Lettera di Pietro, le tre
Lettere di Giovanni, la Lettera di Giuda e l'Apocalisse per il Nuovo Testamento.
L'Antico Testamento
121 L'Antico
Testamento è una parte ineliminabile della Sacra Scrittura. I suoi libri
sono divinamente ispirati e conservano un valore perenne, (147) poiché
l'Antica Alleanza non è mai stata revocata.
122 Infatti, «
l'economia dell'Antico Testamento era soprattutto ordinata a preparare
[...] l'avvento di Cristo Salvatore dell'universo ». I libri dell'Antico
Testamento, « sebbene contengano anche cose imperfette e temporanee »,
rendono testimonianza di tutta la divina pedagogia dell'amore salvifico
di Dio. Essi « esprimono un vivo senso di Dio, una sapienza
salutare per la vita dell'uomo e mirabili tesori di preghiere »; in essi
infine « è nascosto il mistero della nostra salvezza ». (148)
123 I
cristiani venerano l'Antico Testamento come vera Parola di Dio. La Chiesa
ha sempre energicamente respinto l'idea di rifiutare l'Antico Testamento
con il pretesto che il Nuovo l'avrebbe reso sorpassato (Marcionismo).
Il Nuovo Testamento
124 «
La Parola di Dio, che è potenza divina per la salvezza di chiunque crede,
si presenta e manifesta la sua forza in modo eminente negli scritti del
Nuovo Testamento ». (149) Questi scritti ci consegnano la verità definitiva
della rivelazione divina. Il loro oggetto centrale è Gesù Cristo, il Figlio
di Dio incarnato, le sue opere, i suoi insegnamenti, la sua passione e
la sua glorificazione, come pure gli inizi della sua Chiesa sotto l'azione
dello Spirito Santo. (150)
125 I
Vangeli sono il cuore di tutte le Scritture « in
quanto sono la principale testimonianza relativa alla vita e alla
dottrina del Verbo incarnato, nostro Salvatore ». (151)
126 Nella
formazione dei Vangeli si possono distinguere tre tappe:
- La vita e l'insegnamento di Gesù. La Chiesa
ritiene con fermezza che i quattro Vangeli, « di cui afferma senza esitazione
la storicità, trasmettono fedelmente quanto Gesù Figlio di Dio, durante
la sua vita tra gli uomini, effettivamente operò e insegnò per la loro
salvezza eterna, fino al giorno in cui ascese
al cielo ».
- La tradizione orale.
« Gli Apostoli poi, dopo l'ascensione del Signore, trasmisero ai loro
ascoltatori ciò che egli aveva detto e fatto, con quella più completa
intelligenza di cui essi, ammaestrati dagli eventi gloriosi di Cristo
e illuminati dalla luce dello Spirito di verità, godevano ».
- I Vangeli scritti. « Gli autori sacri scrissero
i quattro Vangeli, scegliendo alcune cose tra le molte tramandate a
voce o già per iscritto, redigendo una sintesi delle altre o spiegandole
con riguardo alla situazione delle Chiese, conservando infine il carattere
di predicazione, sempre però in modo tale da riferire su Gesù cose vere
e sincere ». (152)
127 Il
Vangelo quadriforme occupa nella Chiesa un posto unico; lo testimonia
la venerazione di cui lo circonda la liturgia e la singolarissima attrattiva
che in ogni tempo ha esercitato sui santi.
« Non c'è dottrina che sia
migliore, più preziosa e più splendida del testo del Vangelo. Considerate
e custodite [nel cuore] quanto Cristo, nostro Signore e Maestro, ha
insegnato con le sue parole e realizzato con le sue azioni ». (153)
« Ma è soprattutto il Vangelo che mi intrattiene durante le orazioni, in esso trovo tutto ciò
che è necessario alla mia povera anima. Vi scopro sempre nuove luci,
significati nascosti e misteriosi ». (154)
L'unità dell'Antico e del Nuovo Testamento
128 La
Chiesa, fin dai tempi apostolici, (155) e poi costantemente nella sua
Tradizione, ha messo in luce l'unità del piano divino nei due Testamenti
grazie alla tipologia. Questa nelle opere di Dio dell'Antico Testamento
ravvisa prefigurazioni di ciò che Dio, nella pienezza dei tempi, ha compiuto
nella Persona del suo Figlio incarnato.
129 I
cristiani, quindi, leggono l'Antico Testamento alla luce di Cristo morto
e risorto. La lettura tipologica rivela l'inesauribile contenuto dell'Antico
Testamento. Questa non deve indurre però a dimenticare che esso conserva
il valore suo proprio di rivelazione che lo stesso
nostro Signore ha riaffermato. (156) Pertanto, anche il Nuovo Testamento
esige d'essere letto alla luce dell'Antico. La primitiva catechesi cristiana
vi farà costantemente ricorso. (157) Secondo un antico
detto, il Nuovo Testamento è nascosto nell'Antico, mentre l'Antico è svelato
nel Nuovo: « Novum in Vetere
latet et in Novo Vetus patet
». (158)
130 La
tipologia esprime il dinamismo verso il compimento del piano divino, quando
« Dio sarà tutto in tutti » (1 Cor 15,28).
Anche la vocazione dei patriarchi e l'Esodo dall'Egitto, per esempio,
non perdono il valore che è loro proprio nel
piano divino, per il fatto di esserne, al tempo stesso, tappe intermedie.
V. La Sacra
Scrittura nella vita della Chiesa
131 «
Nella Parola di Dio è insita tanta efficacia e potenza da essere sostegno
e vigore della Chiesa, e per i figli della Chiesa saldezza della fede,
cibo dell'anima, sorgente pura e perenne della vita spirituale ». (159)
« È necessario che i fedeli abbiano largo accesso alla Sacra Scrittura
». (160)
132 «
Lo studio della Sacra Scrittura sia dunque come l'anima della sacra teologia.
Anche il ministero della parola, cioè la predicazione
pastorale, la catechesi e tutta l'istruzione cristiana, nella quale l'omelia
liturgica deve avere un posto privilegiato, si nutre con profitto e santamente
vigoreggia con la parola della Scrittura ». (161)
133 La
Chiesa « esorta con forza e insistenza tutti
i fedeli [...] ad apprendere "la sublime
scienza di Gesù Cristo" (Fil
3,8) con la frequente lettura delle divine Scritture. "L'ignoranza
delle Scritture, infatti, è ignoranza di Cristo" ». (162)
In sintesi
134 Omnis Scriptura divina unus
liber est, et hic unus liber
est Christus, « quia omnis
Scriptura divina de Christo
loquitur, et omnis Scriptura divina in Christo impletur » – Tutta
la divina Scrittura è un libro solo e quest'unico
libro è Cristo; « infatti tutta
la divina Scrittura parla di Cristo e in lui trova compimento ». (163)
135 «
Le Sacre Scritture contengono la Parola di Dio e, perché ispirate,
sono veramente Parola di Dio ». (164)
136 Dio è l'autore della Sacra Scrittura nel senso che ispira i suoi autori
umani; egli agisce in loro e mediante loro. Così ci dà la certezza che
i loro scritti insegnano senza errore la verità salvifica. (165)
137 L'interpretazione
delle Scritture ispirate dev'essere innanzi
tutto attenta a ciò che Dio, attraverso gli autori sacri, vuole rivelare
per la nostra salvezza. Ciò che è opera dello Spirito, non viene
pienamente compreso se non sotto l'azione dello Spirito. (166)
138 La
Chiesa riceve e venera come ispirati i 46 libri dell'Antico Testamento
e i 27 libri del Nuovo Testamento.
139 I
quattro Vangeli occupano un posto centrale, per la centralità che Cristo
ha in essi.
140 Dall'unità
del progetto di Dio e della sua rivelazione deriva l'unità dei due Testamenti:
l'Antico Testamento prepara il Nuovo, mentre il Nuovo compie l'Antico;
i due si illuminano a vicenda; entrambi sono vera Parola di Dio.
141 «
La Chiesa ha sempre venerato le divine Scritture come ha fatto per il
Corpo stesso del Signore »;
(167) in ambedue le realtà tutta la vita cristiana
trova il proprio nutrimento e la propria regola. « Lampada per
i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino » (Sal
119,105). (168)
(116) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Dei Verbum,
13: AAS 58 (1966) 824.
(117) Cf Eb 1,1-3.
(118) Sant'Agostino,
Enarratio in Psalmum
103, 4, 1: CCL 40, 1521 (PL 37, 1378).
(119) Cf Concilio Vaticano
II, Cost. dogm. Dei Verbum, 21: AAS 58 (1966) 827.
(120) Cf Concilio Vaticano
II, Cost. dogm. Dei Verbum, 24: AAS 58 (1966) 829.
(121) Cf
1 Ts 2,13.
(122) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Dei Verbum,
21: AAS 58 (1966) 827-828.
(123) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Dei Verbum,
11: AAS 58 (1966) 822-823.
(124) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Dei Verbum,
11: AAS 58 (1966) 823.
(125) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Dei Verbum,
11: AAS 58 (1966) 823.
(126) San Bernardo
di Chiaravalle, Homilia
super "Missus est", 4, 11: Opera,
ed. J. Leclercq-H. Rochais, v. 4
(Roma 1966) p. 57.
(127) Cf Lc 24,45.
(128) Cf Concilio Vaticano
II, Cost. dogm. Dei Verbum, 12: AAS 58 (1966) 823.
(129) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Dei Verbum,
12: AAS 58 (1966) 823.
(130) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Dei Verbum,
12: AAS 58 (1966) 824.
(131) Cf Concilio Vaticano
II, Cost. dogm. Dei Verbum, 12: AAS 58 (1966) 824.
(132) Cf Lc 24,25-27.44-46.
(133) Cf Sal 22,15.
(134) San Tommaso d'Aquino, Expositio in Psalmos, 21, 11: Opera omnia, v. 18 (Parigi 1876)
p. 350.
(135) Cf Sant'Ilario di Poitiers, Liber
ad Constantium Imperatorem, 9: CSEL 65, 204 (PL 10, 570); San Girolamo,
Commentarius in epistulam ad Galatas, 1, 1, 11-12: PL 26, 347.
(136) Origene, Homiliae
in Leviticum, 5, 5: SC 286, 228 (PG 12,
454).
(137) Cf Rm 12,6.
(138) San Tommaso d'Aquino,
Summa theologiae, I,
q. 1, a. 10, ad 1: Ed.
Leon. 4, 25.
(139) Cf 1 Cor 10,2.
(140) Cf Eb 3,1–4,11.
(141) Cf Ap 21,1–22,5.
(142) Agostino di Dacia, Rotulus
pugillaris, I: ed. A. Walz:
Angelicum 6 (1929) 256.
(143) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Dei Verbum,
12: AAS 58 (1966) 824.
(144) Sant'Agostino,
Contra epistulam
Manichaei quam vocant fundamenti, 5, 6: CSEL
25, 197 (PL 42, 176).
(145) Cf Concilio Vaticano
II, Cost. dogm. Dei Verbum, 8: AAS 58 (1966) 821.
(146) Cf Decretum Damasi: DS
179-180; Concilio di Firenze, Decretum
pro Iacobitis: DS 1334-1336; Concilio di Trento, Sess. 4a, Decretum de Libris Sacris
et de traditionibus recipiendis:
DS 1501-1504.
(147) Cf Concilio Vaticano
II, Cost. dogm. Dei Verbum, 14: AAS 58 (1966) 825.
(148) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Dei Verbum,
15: AAS 58 (1966) 825.
(149) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Dei Verbum,
17: AAS 58 (1966) 826.
(150) Cf Concilio Vaticano
II, Cost. dogm. Dei Verbum, 20: AAS 58 (1966) 827.
(151) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Dei Verbum,
18: AAS 58 (1966) 826.
(152) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Dei Verbum,
19: AAS 58 (1966) 826-827.
(153) Santa Cesaria la Giovane, Epistula
ad Richildam et Radegundem: SC 345, 480.
(154) Santa Teresa di Gesù Bambino, Manoscritto
A, 83v: Manoscritti autobiografici: Opere complete (Libreria
Editrice Vaticana, 1997) p. 209.
(155) Cf 1 Cor 10,6.11; Eb 10,1; 1 Pt 3,21.
(156) Cf Mc 12,29-31.
(157) Cf 1 Cor 5,6-8; 10,1-11.
(158) Sant'Agostino, Quaestiones in Heptateucum,
2, 73: CCL 33, 106 (PL 34, 623); cf Concilio
Vaticano II, Cost. dogm. Dei Verbum, 16: AAS 58 (1966) 825.
(159) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Dei Verbum,
21: AAS 58 (1966) 828.
(160) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Dei Verbum,
22: AAS 58 (1966) 828.
(161) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Dei Verbum,
24: AAS 58 (1966) 829.
(162) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Dei Verbum, 25: AAS
58 (1966) 829; cf San Girolamo, Commentarii
in Isaiam, Prologus: CCL 73, 1 (PL 24, 17).
(163) Ugo di San Vittore, De
Arca Noe, 2, 8: PL 176, 642; cf Ibid. 2, 9: PL 176, 642-643.
(164) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Dei Verbum,
24: AAS 58 (1966) 829.
(165) Cf Concilio Vaticano
II, Cost. dogm. Dei Verbum, 11: AAS 58 (1966) 822-823.
(166) Cf
Origene, Homiliae in Exodum,
4, 5: SC 321, 128 (PG 12, 320).
(167) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Dei Verbum, 21: AAS 58 (1966) 827.
(168) Cf Is 50,4.
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