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CAPITOLO SECONDO
DIO VIENE INCONTRO
ALL'UOMO
50 Per
mezzo della ragione naturale, l'uomo può conoscere Dio con certezza a
partire dalle sue opere. Ma esiste un altro ordine di conoscenza a cui
l'uomo non può affatto arrivare con le sue proprie
forze, quello della rivelazione divina. (49) Per una decisione del tutto
libera, Dio si rivela e si dona all'uomo svelando il suo mistero, il suo
disegno di benevolenza prestabilito da tutta l'eternità in Cristo a favore
di tutti gli uomini. Egli rivela pienamente il suo disegno inviando il
suo Figlio prediletto, il Signore nostro Gesù Cristo, e lo Spirito Santo.
ARTICOLO 1
LA RIVELAZIONE DI DIO
I. Dio
rivela il suo «disegno di benevolenza»
51 «
Piacque a Dio nella sua bontà e sapienza rivelare se stesso e far conoscere
il mistero della sua volontà, mediante il quale gli uomini, per mezzo
di Cristo, Verbo fatto carne, nello Spirito Santo hanno accesso al Padre
e sono così resi partecipi della divina natura ». (50)
52 Dio che « abita una luce inaccessibile » (1 Tm
6,16) vuole comunicare la propria vita divina agli uomini da lui liberamente
creati, per farli figli adottivi nel suo unico Figlio. (51) Rivelando se stesso, Dio vuole rendere gli
uomini capaci di rispondergli, di conoscerlo e di amarlo ben più di quanto
sarebbero capaci da se stessi.
53 Il
disegno divino della Rivelazione si realizza ad un tempo « con eventi
e parole » che sono «intimamente connessi tra loro » (52) e si chiariscono
a vicenda. Esso comporta una « pedagogia divina» particolare: Dio si comunica
gradualmente all'uomo, lo prepara per tappe a ricevere la rivelazione
soprannaturale che egli fa di se stesso e che culmina nella Persona e
nella missione del Verbo incarnato, Gesù Cristo.
Sant'Ireneo
di Lione parla a più riprese di questa pedagogia divina sotto l'immagine
della reciproca familiarità tra Dio e l'uomo: « Il Verbo di Dio [...]
pose la sua abitazione tra gli uomini e si
è fatto Figlio dell'uomo, per abituare l'uomo a comprendere Dio e per
abituare Dio a mettere la sua dimora nell'uomo secondo la volontà del
Padre ». (53)
II. Le tappe
della Rivelazione
Fin dal principio, Dio si fa conoscere
54 « Dio,
il quale crea e conserva tutte le cose per mezzo del Verbo, offre agli
uomini nelle cose create una perenne testimonianza di sé. Inoltre, volendo
aprire la via della salvezza celeste, fin dal principio manifestò se stesso
ai progenitori ». (54) Li ha invitati ad una intima
comunione con sé, rivestendoli di uno splendore di grazia e di giustizia.
55 Questa rivelazione non è stata interrotta dal peccato dei nostri progenitori.
Dio, in realtà, « dopo la loro caduta, con la promessa della redenzione,
li risollevò nella speranza della salvezza ed ebbe costante cura del genere
umano, per dare la vita eterna a tutti coloro i quali
cercano la salvezza con la perseveranza nella pratica del bene ». (55)
« Quando, per la sua disobbedienza, l'uomo perse la tua amicizia, tu non l'hai abbandonato in potere della
morte. [...] Molte volte hai offerto agli uomini
la tua alleanza ». (56)
L'Alleanza con Noè
56 Dopo che l'unità del genere umano è stata spezzata
dal peccato, Dio cerca prima di tutto di salvare l'umanità intervenendo
in ciascuna delle sue parti.
L'Alleanza con Noè dopo il diluvio (57) esprime il principio dell'economia
divina verso le « nazioni », ossia gli uomini riuniti in gruppi, « ciascuno
secondo la propria lingua e secondo le loro famiglie, nelle loro nazioni
» (Gn 10,5). (58)
57 Quest'ordine,
ad un tempo cosmico, sociale e religioso della pluralità delle nazioni,
(59) ha lo scopo di limitare l'orgoglio di una umanità
decaduta, la quale, concorde nella malvagità, (60) vorrebbe costruire
da se stessa la propria unità alla maniera di Babele. (61) Ma, a causa
del peccato, (62) sia il politeismo che l'idolatria della nazione e del
suo capo costituiscono una continua minaccia di perversione pagana per
questa economia provvisoria.
58 L'Alleanza
con Noè resta in vigore per tutto il tempo delle nazioni, (63) fino alla
proclamazione universale del Vangelo. La Bibbia venera alcune grandi figure
delle « nazioni », come « Abele il giusto », il re sacerdote Melchisedek,
(64) figura di Cristo, (65) i giusti « Noè, Daniele e Giobbe » (Ez
14,14). La Scrittura mostra così a quale altezza di santità possano
giungere coloro che vivono secondo l'Alleanza di Noè nell'attesa che Cristo
riunisca « insieme tutti i figli di Dio che erano dispersi » (Gv 11,52).
Dio elegge Abramo
59 Per riunire tutta l'umanità dispersa, Dio sceglie
Abram chiamandolo: « Vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa
di tuo padre » (Gn 12,1), per fare di lui Abramo (Abraham), vale
a dire « il padre di una moltitudine di popoli » (Gn 17,5): « In
te saranno benedette tutte le famiglie della terra » (Gn 12,3). (66)
60 Il
popolo discendente da Abramo sarà il depositario della Promessa fatta
ai patriarchi, il popolo dell'elezione, (67) chiamato a preparare la ricomposizione,
un giorno, nell'unità della Chiesa, di tutti i figli di Dio; (68) questo
popolo sarà la radice su cui verranno innestati
i pagani diventati credenti. (69)
61 I
patriarchi e i profeti ed altre figure dell'Antico Testamento sono stati
e saranno sempre venerati come santi in tutte le tradizioni liturgiche
della Chiesa.
Dio forma Israele come suo popolo
62 Dopo
i patriarchi, Dio forma Israele quale suo popolo salvandolo dalla schiavitù
dell'Egitto. Conclude con lui l'Alleanza del
Sinai e gli dà, per mezzo di Mosè, la sua Legge, perché lo riconosca e
lo serva come l'unico Dio vivo e vero, Padre provvido e giusto giudice,
e stia in attesa del Salvatore promesso. (70)
63 Israele
è il popolo sacerdotale di Dio, (71) colui che
« porta il nome del Signore » (Dt 28,10). È il popolo di coloro
« a cui Dio ha parlato quale primogenito », (72) il popolo dei « fratelli
maggiori » nella fede di Abramo. (73)
64 Attraverso
i profeti, Dio forma il suo popolo nella speranza della salvezza, nell'attesa
di un'Alleanza nuova ed eterna destinata a tutti
gli uomini (74) e che sarà inscritta nei cuori. (75) I profeti annunziano
una radicale redenzione del popolo di Dio, la purificazione da tutte le
sue infedeltà, (76) una salvezza che includerà tutte le nazioni. (77)
Saranno soprattutto i poveri e gli umili del Signore (78) che porteranno
questa speranza. Le donne sante come Sara, Rebecca, Rachele, Miryam, Debora,
Anna, Giuditta ed Ester hanno conservato viva
la speranza della salvezza d'Israele. Maria ne è
l'immagine più luminosa. (79)
III.
Cristo Gesù - «mediatore e pienezza di tutta la Rivelazione» (80)
Dio ha detto tutto nel suo Verbo
65 « Dio,
che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi
ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato
a noi per mezzo del Figlio » (Eb 1,1-2). Cristo, il Figlio di Dio
fatto uomo, è la Parola unica, perfetta e definitiva del Padre, il quale
in lui dice tutto, e non ci sarà altra parola che quella. San Giovanni
della Croce, sulle orme di tanti altri, esprime ciò in maniera luminosa,
commentando Eb 1,1-2:
« Dal momento in cui ci ha donato il Figlio suo, che è la sua unica e definitiva Parola, ci ha detto tutto in
una sola volta in questa sola Parola e non ha più nulla da dire. [...]
Infatti quello che un giorno diceva parzialmente ai profeti,
ce l'ha detto tutto nel suo Figlio, donandoci questo tutto che è il
suo Figlio. Perciò chi volesse ancora interrogare
il Signore e chiedergli visioni o rivelazioni, non solo commetterebbe
una stoltezza, ma offenderebbe Dio, perché non fissa il suo sguardo
unicamente in Cristo e va cercando cose diverse o novità al di fuori
di lui ». (81)
Non ci sarà altra rivelazione
66 «
L'economia cristiana, in quanto è Alleanza nuova
e definitiva, non passerà mai e non c'è da aspettarsi alcuna nuova rivelazione
pubblica prima della manifestazione gloriosa del Signore nostro Gesù Cristo
». (82) Tuttavia, anche se la Rivelazione è compiuta, non è però completamente
esplicitata; toccherà alla fede cristiana coglierne gradualmente tutta
la portata nel corso dei secoli.
67 Lungo
i secoli ci sono state delle rivelazioni chiamate « private », alcune
delle quali sono state riconosciute dall'autorità della Chiesa. Esse non
appartengono tuttavia al deposito della fede. Il loro ruolo non è quello
di « migliorare » o di « completare » la Rivelazione definitiva di Cristo,
ma di aiutare a viverla più pienamente in una determinata epoca storica.
Guidato dal Magistero della Chiesa, il senso dei fedeli sa discernere
e accogliere ciò che in queste rivelazioni costituisce un appello autentico
di Cristo o dei suoi santi alla Chiesa.
La fede cristiana non può accettare « rivelazioni
» che pretendono di superare o correggere la Rivelazione di cui Cristo
è il compimento. È il caso di alcune religioni
non cristiane ed anche di alcune recenti sette che si fondano su tali
« rivelazioni ».
In sintesi
68 Per
amore, Dio si è rivelato e si è donato all'uomo. Egli offre così una risposta
definitiva e sovrabbondante agli interrogativi che l'uomo si pone sul
senso e sul fine della propria vita.
69 Dio si è rivelato all'uomo comunicandogli gradualmente il suo mistero attraverso
gesti e parole.
70 Al di là della testimonianza che dà di se stesso nelle cose create,
Dio si è manifestato ai nostri progenitori. Ha loro parlato e, dopo la
caduta, ha loro promesso la salvezza (83) ed offerto la sua Alleanza.
71 Dio
ha concluso con Noè un'Alleanza eterna tra lui
e tutti gli esseri viventi.
(84) Essa durerà tanto quanto durerà il mondo.
72 Dio
ha eletto Abramo ed ha concluso un'Alleanza con
lui e la sua discendenza. Ne ha fatto il suo popolo al quale ha rivelato
la sua Legge per mezzo di Mosè. Lo ha preparato, per mezzo dei profeti,
ad accogliere la salvezza destinata a tutta l'umanità.
73 Dio
si è rivelato pienamente mandando il suo proprio
Figlio, nel quale ha stabilito la sua Alleanza per sempre. Egli è la Parola definitiva del Padre, così che, dopo di lui, non vi sarà
più un'altra rivelazione.
(49) Cf Concilio Vaticano I, Cost.
dogm. Dei Filius, c. 4: DS 3015.
(50) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Dei Verbum, 2: AAS 58 (1966) 818.
(51) Cf Ef 1,4-5.
(52) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Dei Verbum, 2: AAS 58 (1966) 818.
(53) Sant'Ireneo di Lione, Adversus haereses,
3, 20, 2: SC 211, 392 (PG 7, 944); cf, per esempio, Ibid. 3, 17,
1: SC 211, 330 (PG 7, 929); Ibid. 4, 12, 4: SC
100, 518 (PG 7, 1006); Ibid. 4, 21, 3: SC 100, 684 (PG 7, 1046).
(54) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Dei Verbum,
3: AAS 58 (1966) 818.
(55) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Dei Verbum, 3: AAS 58 (1966) 818.
(56) Preghiera eucaristica IV:
Messale Romano (Libreria Editrice Vaticana 1983) p. 412.
(57) Cf Gn 9,9.
(58) Cf Gn 10,20-31.
(59) Cf At 17,26-27.
(60) Cf Sap 10,5.
(61) Cf Gn 11,4-6.
(62) Cf Rm 1,18-25.
(63) Cf Lc 21,24.
(64) Cf Gn 14,18.
(65) Cf Eb 7,3.
(66) Cf Gal 3,8.
(67) Cf Rm 11,28.
(68) Cf Gv 11,52; 10,16.
(69) Cf Rm 11,17-18.24.
(70) Cf Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Dei Verbum, 3: AAS 58 (1966) 818.
(71) Cf Es 19,6.
(72) Venerdì Santo, Passione
del Signore, Preghiera universale VI: Messale Romano (Libreria
Editrice Vaticana 1983) p. 149.
(73) Cf Giovanni Paolo II, Alloc. nella sinagoga durante l'incontro con la comunità Ebraica della
Città di Roma (13 aprile 1986), 4: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, IX1,
1027.
(74) Cf Is 2,2-4.
(75) Cf Ger 31,31-34; Eb 10,16.
(76) Cf Ez 36.
(77) Cf Is 49,5-6; 53,11.
(78) Cf Sof 2,3.
(79) Cf Lc 1,38.
(80) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Dei Verbum, 2: AAS 58 (1966) 818.
(81) San Giovanni della Croce, Subida del monte
Carmelo, 2, 22, 3-5: Biblioteca Mistica Carmelitana, v. 11
(Burgos 1929), p. 184.
(82) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Dei Verbum, 4: AAS 58 (1966) 819.
(83) Cf Gn 3,15.
(84) Cf Gn 9,16.
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