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CAPITOLO TERZO
LA RISPOSTA
DELL'UOMO A DIO
142 Con
la sua rivelazione, « Dio
invisibile nel suo immenso amore parla agli uomini come ad amici e si intrattiene con essi per invitarli ed ammetterli alla comunione
con sé ». (169) La risposta adeguata a questo invito
è la fede.
143 Con
la fede l'uomo sottomette pienamente a Dio la propria intelligenza
e la propria volontà. Con tutto il suo essere l'uomo dà il proprio assenso
a Dio rivelatore. (170) La Sacra Scrittura chiama « obbedienza della fede
» questa risposta dell'uomo a Dio che rivela. (171)
ARTICOLO 1
IO CREDO
I. L'obbedienza
della fede
144 Obbedire
(« ob-audire ») nella fede è sottomettersi liberamente
alla parola ascoltata, perché la sua verità è garantita da Dio, il quale è la verità stessa. Il modello di questa
obbedienza propostoci dalla Sacra Scrittura è Abramo. La Vergine
Maria ne è la realizzazione più perfetta.
Abramo – « padre di tutti i credenti »
145 La
lettera agli Ebrei, nel solenne elogio della fede degli antenati, insiste
particolarmente sulla fede di Abramo: « Per fede
Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva
ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava » (Eb 11,8).
(172) Per fede soggiornò come straniero e pellegrino nella Terra promessa.
(173) Per fede Sara ricevette la possibilità di concepire il figlio della
Promessa. Per fede, infine, Abramo offrì in sacrificio il suo unico figlio.
(174)
146 Abramo
realizza così la definizione della fede data dalla lettera agli Ebrei:
« La fede è fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che
non si vedono » (Eb 11,1). « Abramo ebbe fede in Dio e ciò gli
fu accreditato come giustizia » (Rm 4,3).
(175) « Forte in [questa] fede » (Rm
4,20), Abramo è diventato « padre di tutti quelli che credono » (Rm
4,11.18). (176)
147 Di
questa fede, l'Antico Testamento è ricco di testimonianze.
La lettera agli Ebrei fa l'elogio della fede esemplare degli antichi che
« ricevettero » per essa « una buona testimonianza
» (Eb 11,2.39). Tuttavia « Dio aveva in vista qualcosa di meglio
per noi »: la grazia di credere nel suo Figlio Gesù, « autore e perfezionatore
della fede » (Eb 11,40; 12,2).
Maria - «Beata colei che ha creduto»
148 La
Vergine Maria realizza nel modo più perfetto l'obbedienza della fede.
Nella fede, Maria accolse l'annunzio e la promessa a lei portati dall'angelo
Gabriele, credendo che « nulla è impossibile a Dio » (Lc 1,37),
(177) e dando il proprio consenso: « Sono la serva del Signore, avvenga
di me quello che hai detto » (Lc 1,38). Elisabetta la salutò così:
« Beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore
» (Lc 1,45). Per questa fede tutte le generazioni la chiameranno beata.
(178)
149 Durante
tutta la sua vita, e fino all'ultima prova, (179) quando Gesù, suo Figlio,
morì sulla croce, la sua fede non ha mai vacillato. Maria non
ha cessato di credere « nell'adempimento » della parola di Dio. Ecco perché
la Chiesa venera in Maria la più pura realizzazione
della fede.
II. «So
a chi ho creduto» (2 Tm 1,12)
Credere in un solo Dio
150 La
fede è innanzi tutto una adesione personale
dell'uomo a Dio; al tempo stesso ed inseparabilmente, è l'assenso
libero a tutta la verità che Dio ha rivelato. In
quanto adesione personale a Dio e assenso alla verità da lui rivelata,
la fede cristiana differisce dalla fede in una persona umana. È bene e
giusto affidarsi completamente a Dio e credere assolutamente a ciò che
egli dice. Sarebbe vano e fallace riporre una simile fede in una creatura.
(180)
Credere in Gesù Cristo, Figlio di Dio
151 Per
il cristiano, credere in Dio è inseparabilmente credere in colui
che egli ha mandato, il suo Figlio prediletto nel quale si è compiaciuto;
(181) Dio ci ha detto di ascoltarlo. (182) Il Signore stesso dice ai suoi
discepoli: « Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me » (Gv 14,1). Possiamo credere
in Gesù Cristo perché egli stesso è Dio, il Verbo fatto carne: « Dio nessuno
l'ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre,
lui lo ha rivelato » (Gv 1,18).
Poiché egli « ha visto il Padre » (Gv
6,46), è il solo a conoscerlo e a poterlo rivelare. (183)
Credere nello Spirito Santo
152 Non
si può credere in Gesù Cristo se non si ha parte al suo Spirito. È lo
Spirito Santo che rivela agli uomini chi è Gesù. Infatti
« nessuno può dire: "Gesù è Signore" se non sotto l'azione dello
Spirito Santo » (1 Cor 12,3). « Lo Spirito scruta ogni cosa, anche
le profondità di Dio. [...] Nessuno ha mai potuto conoscere i segreti
di Dio se non lo Spirito di Dio » (1 Cor 2,10-11). Dio solo conosce
pienamente Dio. Noi crediamo nello Spirito Santo perché è Dio.
La Chiesa non cessa di confessare la sua fede
in un solo Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo.
III.
Le caratteristiche della fede
La fede è una grazia
153 Quando
san Pietro confessa che Gesù è il Cristo, il Figlio del Dio vivente, Gesù
gli dice: « Né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre
mio che sta nei cieli » (Mt 16,17).
(184) La fede è un dono di Dio, una virtù soprannaturale da lui infusa.
« Perché si possa prestare questa fede, è necessaria la grazia di Dio
che previene e soccorre, e gli aiuti interiori dello Spirito Santo, il
quale muova il cuore e lo rivolga a Dio, apra gli occhi della mente, e
dia "a tutti dolcezza nel consentire e nel
credere alla verità" ». (185)
La fede è un atto umano
154 È
impossibile credere senza la grazia e gli aiuti interiori dello Spirito
Santo. Non è però meno vero che credere è un atto autenticamente umano.
Non è contrario né alla libertà né all'intelligenza dell'uomo far credito
a Dio e aderire alle verità da lui rivelate. Anche
nelle relazioni umane non è contrario alla nostra dignità credere a ciò
che altre persone ci dicono di sé e delle loro intenzioni, e far credito
alle loro promesse (come, per esempio, quando un uomo e una donna si sposano),
per entrare così in reciproca comunione. Conseguentemente, ancor meno
è contrario alla nostra dignità « prestare, con la fede, la piena sottomissione
della nostra intelligenza e della nostra volontà a Dio quando si rivela
» (186) ed entrare in tal modo in intima comunione con lui.
155 Nella
fede, l'intelligenza e la volontà umane cooperano con la grazia divina:
« Credere est actus intellectus
assentientis veritati divinae ex imperio voluntatis a
Deo motae per gratiam
– Credere è un atto dell'intelletto che, sotto la spinta
della volontà mossa da Dio per mezzo della grazia, dà il proprio consenso
alla verità divina ». (187)
La fede e l'intelligenza
156 Il
motivo di credere non consiste nel fatto che le verità rivelate
appaiano come vere e intelligibili alla luce della nostra ragione naturale.
Noi crediamo « per l'autorità di Dio stesso che le rivela, il quale non
può né ingannarsi né ingannare ». (188) « Nondimeno, perché l'ossequio
della nostra fede fosse "conforme alla ragione", Dio ha voluto
che agli interiori aiuti dello Spirito Santo si accompagnassero anche
prove esteriori della sua rivelazione ». (189) Così i miracoli di Cristo
e dei santi, (190) le profezie, la diffusione e la santità della Chiesa,
la sua fecondità e la sua stabilità « sono segni certissimi della divina
rivelazione, adatti ad ogni intelligenza », (191) sono motivi di credibilità
i quali mostrano che l'assenso della fede non è « affatto un cieco moto
dello spirito ». (192)
157 La
fede è certa, più certa di ogni conoscenza
umana, perché si fonda sulla Parola stessa di Dio, il quale non può mentire.
Indubbiamente, le verità rivelate possono sembrare oscure alla ragione
e all'esperienza umana, ma « la certezza data dalla luce divina è più
grande di quella offerta dalla luce della ragione naturale ». (193)
« Diecimila difficoltà non fanno un solo dubbio ». (194)
158 «
La fede cerca di comprendere »: (195) è caratteristico della fede
che il credente desideri conoscere meglio colui nel quale ha posto la
sua fede, e comprendere meglio ciò che egli ha rivelato; una conoscenza
più penetrante richiederà a sua volta una fede più grande, sempre più
ardente d'amore. La grazia della fede apre « gli occhi della mente » (Ef
1,18) per una intelligenza viva dei contenuti
della Rivelazione, cioè dell'insieme del disegno di Dio e dei misteri
della fede, dell'intima connessione che li lega tra loro e con Cristo,
centro del mistero rivelato. Ora, « affinché l'intelligenza della Rivelazione
diventi sempre più profonda, lo [...] Spirito
Santo perfeziona continuamente la fede per mezzo dei suoi doni ». (196)
Così, secondo il detto di sant'Agostino: « Credi
per comprendere: comprendi per credere ». (197)
159 Fede
e scienza. « Anche
se la fede è sopra la ragione, non vi potrà mai essere vera divergenza
tra fede e ragione: poiché lo stesso Dio che rivela i misteri e comunica
la fede, ha anche deposto nello spirito umano il lume della ragione, questo
Dio non potrebbe negare se stesso, né il vero contraddire il vero ». (198)
« Perciò la ricerca metodica di
ogni disciplina, se procede in maniera veramente scientifica
e secondo le norme morali, non sarà mai in reale contrasto con la fede,
perché le realtà profane e le realtà della fede hanno origine dal medesimo
Dio. Anzi, chi si sforza con umiltà e perseveranza di scandagliare i
segreti della realtà, anche senza che egli se ne avveda,
viene come condotto dalla mano di Dio, il quale, mantenendo in esistenza
tutte le cose, fa che siano quello che sono ». (199)
La libertà della fede
160 Perché
la risposta di fede sia umana, « è elemento fondamentale [...]
che gli uomini devono volontariamente rispondere
a Dio credendo; che perciò nessuno può essere costretto ad abbracciare
la fede contro la sua volontà. Infatti l'atto
di fede è volontario per sua stessa natura». (200) « Dio chiama certo
gli uomini a servirlo in spirito e verità, per cui
essi sono vincolati in coscienza, ma non coartati. [...] Ciò è apparso
in sommo grado in Cristo Gesù ». (201) Infatti, Cristo ha invitato alla
fede e alla conversione, ma a ciò non ha affatto costretto. « Ha reso
testimonianza alla verità, ma non ha voluto imporla con la forza a coloro
che la respingevano. Il suo regno [...] cresce in virtù dell'amore, con il quale Cristo, esaltato in
croce, trae a sé gli uomini ». (202)
La necessità della fede
161 Credere
in Gesù Cristo e in colui che l'ha mandato per
la nostra salvezza, è necessario per essere salvati. (203) « Poiché "senza
la fede è impossibile essere graditi a Dio" (Eb 11,6) e condividere
la condizione di suoi figli, nessuno può essere
mai giustificato senza di essa e nessuno conseguirà la vita eterna se
non "persevererà in essa sino alla fine" (Mt
10,22; 24,13) ». (204)
La perseveranza nella fede
162 La
fede è un dono che Dio fa all'uomo gratuitamente. Noi possiamo perdere
questo dono inestimabile. San Paolo, a questo proposito, mette in guardia Timoteo:
Combatti « la buona battaglia con fede e buona coscienza, poiché alcuni
che l'hanno ripudiata hanno fatto naufragio nella fede » (1 Tm
1,18-19). Per vivere, crescere e perseverare nella
fede sino alla fine, dobbiamo nutrirla con la Parola di Dio; dobbiamo
chiedere al Signore di accrescerla; (205) essa deve operare «per mezzo
della carità» (Gal 5,6), (206) essere sostenuta dalla speranza
(207) ed essere radicata nella fede della Chiesa.
La fede - inizio della vita eterna
163 La
fede ci fa gustare come in anticipo la gioia e la luce della visione beatifica,
fine del nostro pellegrinare quaggiù. Allora vedremo Dio « a faccia a
faccia » (1 Cor 13,12), « così come egli è » (1 Gv
3,2). La fede, quindi, è già l'inizio della vita eterna:
« Fin d'ora contempliamo come in uno specchio, quasi
fossero già presenti, le realtà meravigliose che le promesse ci riservano
e che, per la fede, attendiamo di godere ». (208)
164 Ora,
però, « camminiamo nella fede e non ancora in visione » (2 Cor 5,7),
e conosciamo Dio « come in uno specchio, in maniera confusa...,
in modo imperfetto » (1 Cor 13,12). La fede, luminosa a motivo
di colui nel quale crede, sovente è vissuta nell'oscurità. La fede può
essere messa alla prova. Il mondo nel quale viviamo pare spesso molto
lontano da ciò di cui la fede ci dà la certezza; le esperienze del male
e della sofferenza, delle ingiustizie e della morte sembrano contraddire
la Buona Novella, possono far vacillare la fede e diventare per essa
una tentazione.
165 Allora
dobbiamo volgerci verso i testimoni della fede: Abramo, che credette,
« sperando contro ogni speranza » (Rm
4,18); la Vergine Maria che, nel « cammino della fede », (209) è giunta
fino alla « notte della fede » (210) partecipando alla sofferenza del
suo Figlio e alla notte della sua tomba; (211) e molti altri testimoni della
fede: « Circondati da un così gran numero di testimoni, deposto tutto
ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza
nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore
e perfezionatore della fede » (Eb 12,1-2).
(169) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Dei Verbum, 2: AAS
58 (1966) 818.
(170) Cf Concilio Vaticano
II, Cost. dogm. Dei Verbum, 5: AAS 58 (1966) 819.
(171) Cf Rm 1,5; 16,26.
(172) Cf Gn 12,1-4.
(173) Cf Gn 23,4.
(174) Cf Eb 11,17.
(175) Cf Gn 15,6.
(176) Cf Gn 15,5.
(177) Cf Gn 18,14.
(178) Cf Lc 1,48.
(179) Cf Lc 2,35.
(180) Cf Ger 17,5-6; Sal 40,5;
146,3-4.
(181) Cf Mc 1,11.
(182) Cf Mc 9,7.
(183) Cf Mt 11,27.
(184) Cf Gal 1,15-16;
Mt 11,25.
(185) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Dei Verbum, 5: AAS
58 (1966) 819.
(186) Concilio Vaticano I, Cost.
dogm. Dei Filius,
c. 3: DS 3008.
(187) San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, II-II, q. 2, a.
9, c: Ed. Leon. 8,
37; cf Concilio Vaticano I, Cost. dogm. Dei Filius, c. 3: DS 3010.
(188) Concilio Vaticano I, Cost.
dogm. Dei Filius,
c. 3: DS 3008.
(189) Concilio Vaticano I, Cost.
dogm. Dei Filius,
c. 3: DS 3009.
(190) Cf Mc 16,20; Eb 2,4.
(191) Concilio Vaticano I, Cost.
dogm. Dei Filius,
c. 3: DS 3009.
(192) Concilio Vaticano I, Cost.
dogm. Dei Filius,
c. 3: DS 3010.
(193) San Tommaso d'Aquino, Summa
theologiae, II-II, q. 171, a.
5, ad 3: Ed. Leon. 10, 373.
(194) John
Henry Newman, Apologia
pro vita sua, c. 5, ed. M.J. Svaglic (Oxford 1967) p. 210.
(195) Sant'Anselmo d'Aosta,
Proslogion, Prooemium:
Opera omnia, ed. F.S. Schmitt, v. 1 (Edimburgo 1946) p.
94.
(196) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Dei Verbum, 5: AAS
58 (1966) 819.
(197) Sant'Agostino, Sermo 43, 7, 9: CCL 41, 512 (PL 38, 258).
(198) Concilio Vaticano I, Cost.
dogm. Dei Filius,
c. 4: DS 3017.
(199) Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudium
et spes, 36: AAS 58 (1966) 1054.
(200) Concilio Vaticano II, Dich.
Dignitatis humanae, 10: AAS 58 (1966) 936;
cf CIC canone 748 § 2.
(201) Concilio Vaticano II, Dich.
Dignitatis humanae,
11: AAS 58 (1966) 936.
(202) Concilio Vaticano II, Dich.
Dignitatis humanae,
11: AAS 58 (1966) 937.
(203) Cf
Mc 16,16; Gv
3,36; 6,40 e altrove.
(204) Concilio Vaticano I, Cost.
dogm. Dei Filius,
c. 3: DS 3012; cf Concilio di Trento, Sess. 6a, Decretum de
iustificatione, c. 8: DS 1532.
(205) Cf
Mc 9,24; Lc 17,5; 22,32.
(206) Cf Gc 2,14-26.
(207) Cf Rm 15,13.
(208) San Basilio Magno, Liber de Spiritu Sancto, 15, 36: SC 17bis, 370 (PG 32, 132); cf San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, II-II, q. 4, a. 1, c:
Ed. Leon. 8, 44.
(209) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 58:
AAS 57 (1965) 61.
(210) Giovanni Paolo II, Lett.
enc. Redemptoris
Mater, 17: AAS 79 (1987) 381.
(211) Cf Giovanni Paolo
II, Lett. enc. Redemptoris Mater,
18: AAS 79 (1987) 382-383.
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