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CAPITOLO SECONDO
I SACRAMENTI
DI GUARIGIONE
1420 Attraverso
i sacramenti dell'iniziazione cristiana, l'uomo riceve la vita nuova di
Cristo. Ora, questa vita, noi la portiamo « in vasi di creta » (2 Cor
4,7). Adesso è ancora « nascosta con Cristo in Dio » (Col 3,3).
Noi siamo ancora nella nostra abitazione terrena, (1) sottomessa alla
sofferenza, alla malattia e alla morte. Questa vita nuova di figlio di
Dio può essere indebolita e persino perduta a causa del peccato.
1421 Il
Signore Gesù Cristo, medico delle nostre anime
e dei nostri corpi, colui che ha rimesso i peccati al paralitico e gli
ha reso la salute del corpo, (2) ha voluto che la sua Chiesa continui,
nella forza dello Spirito Santo, la sua opera di guarigione e di salvezza,
anche presso le proprie membra. È lo scopo dei due sacramenti di guarigione:
del sacramento della Penitenza e dell'Unzione degli infermi.
(1) Cf 2 Cor 5,1.
(2) Cf Mc 2,1-12.
ARTICOLO 4
IL SACRAMENTO
DELLA PENITENZA E DELLA RICONCILIAZIONE
1422 «
Quelli che si accostano al sacramento della Penitenza ricevono dalla misericordia
di Dio il perdono delle offese fatte a lui e insieme si riconciliano con
la Chiesa, alla quale hanno inflitto una ferita col peccato e che coopera
alla loro conversione con la carità, l'esempio e la preghiera ». (3)
I. Come viene
chiamato questo sacramento?
1423 È
chiamato sacramento della Conversione poiché realizza sacramentalmente
l'appello di Gesù alla conversione, (4) il cammino di ritorno al Padre
(5) da cui ci si è allontanati con il peccato. È chiamato sacramento
della Penitenza poiché consacra un cammino personale ed ecclesiale
di conversione, di pentimento e di soddisfazione del cristiano peccatore.
1424 È
chiamato sacramento della Confessione poiché l'accusa, la confessione
dei peccati davanti al sacerdote è un elemento essenziale di questo sacramento.
In un senso profondo esso è anche una « confessione », riconoscimento
e lode della santità di Dio e della sua misericordia verso l'uomo peccatore.
È chiamato sacramento del Perdono poiché, attraverso l'assoluzione
sacramentale del sacerdote, Dio accorda al penitente « il perdono e la
pace ». (6)
È chiamato sacramento della Riconciliazione perché
dona al peccatore l'amore di Dio che riconcilia: « Lasciatevi riconciliare
con Dio » (2 Cor 5,20). Colui che vive
dell'amore misericordioso di Dio è pronto a rispondere all'invito del
Signore: « Va' prima a riconciliarti con il tuo fratello » (Mt
5,24).
II. Perché
un sacramento della Riconciliazione dopo il Battesimo?
1425 «
Siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati
nel nome del Signore Gesù Cristo e nello Spirito
del nostro Dio! » (1 Cor 6,11). Bisogna rendersi conto della grandezza
del dono di Dio, che ci è fatto nei sacramenti
dell'iniziazione cristiana, per capire fino a che punto il peccato è cosa
non ammessa per colui che si è rivestito di Cristo. (7) L'apostolo san
Giovanni però afferma anche: « Se diciamo che siamo senza peccato, inganniamo
noi stessi e la verità non è in noi » (1 Gv
1,8). E il Signore stesso ci ha insegnato
a pregare: « Perdonaci i nostri peccati » (Lc 11,4), legando il
mutuo perdono delle nostre offese al perdono che Dio accorderà alle nostre
colpe.
1426 La
conversione a Cristo, la nuova nascita dal Battesimo, il dono dello
Spirito Santo, il Corpo e il Sangue di Cristo ricevuti in nutrimento,
ci hanno resi « santi e immacolati al suo cospetto » (Ef 1,4), come la Chiesa stessa, Sposa di Cristo,
è « santa e immacolata » (Ef
5,27) davanti a lui. Tuttavia, la vita nuova ricevuta
nell'iniziazione cristiana non ha soppresso la fragilità e la debolezza
della natura umana, né l'inclinazione al peccato che la tradizione chiama
concupiscenza, la quale rimane nei battezzati perché sostengano
le loro prove nel combattimento della vita cristiana, aiutati dalla grazia
di Cristo. (8) Si tratta del combattimento della conversione in
vista della santità e della vita eterna alla
quale il Signore non cessa di chiamarci. (9)
III.
La conversione dei battezzati
1427 Gesù
chiama alla conversione. Questo appello è una componente
essenziale dell'annuncio del Regno: « Il tempo è compiuto e il regno di Dio è ormai vicino;
convertitevi e credete al Vangelo » (Mc
1,15). Nella predicazione della Chiesa questo invito
si rivolge dapprima a quanti non conoscono ancora Cristo e il suo Vangelo.
Il Battesimo è quindi il luogo principale della prima e fondamentale conversione.
È mediante la fede nella Buona Novella e mediante il Battesimo (10) che
si rinuncia al male e si acquista la salvezza, cioè
la remissione di tutti i peccati e il dono della vita nuova.
1428 Ora,
l'appello di Cristo alla conversione continua a risuonare nella vita dei
cristiani. Questa seconda conversione è un impegno continuo per
tutta la Chiesa che « comprende nel suo seno i peccatori » e che, « santa
insieme e sempre bisognosa di purificazione, incessantemente si
applica alla penitenza e al suo rinnovamento ». (11) Questo sforzo di
conversione non è soltanto un'opera umana. È il dinamismo del « cuore
contrito » (12) attirato e mosso dalla grazia (13) a rispondere all'amore
misericordioso di Dio che ci ha amati per primo. (14)
1429 Lo
testimonia la conversione di san Pietro dopo
il triplice rinnegamento del suo Maestro. Lo sguardo d'infinita misericordia
di Gesù provoca le lacrime del pentimento (15) e, dopo la risurrezione
del Signore, la triplice confessione del suo amore per lui. (16) La seconda
conversione ha pure una dimensione comunitaria. Ciò appare nell'appello
del Signore ad un'intera Chiesa: « Ravvediti!
» (Ap 2,5.16). A proposito delle due conversioni sant'Ambrogio
dice: « La Chiesa ha l'acqua e le lacrime: l'acqua del Battesimo, le lacrime
della Penitenza ». (17)
IV.
La penitenza interiore
1430 Come
già nei profeti, l'appello di Gesù alla conversione e alla penitenza non
riguarda anzitutto opere esteriori, « il sacco e la cenere », i digiuni
e le mortificazioni, ma la conversione del cuore, la penitenza interiore.
Senza di essa, le opere di penitenza rimangono
sterili e menzognere; la conversione interiore spinge invece all'espressione
di questo atteggiamento in segni visibili, gesti e opere di penitenza.
(18)
1431 La
penitenza interiore è un radicale nuovo orientamento di tutta la vita,
un ritorno, una conversione a Dio con tutto il cuore, una rottura con
il peccato, un'avversione per il male, insieme con la riprovazione nei
confronti delle cattive azioni che abbiamo commesse. Nello stesso tempo,
essa comporta il desiderio e la risoluzione di cambiare vita con la speranza
nella misericordia di Dio e la fiducia nell'aiuto della sua grazia. Questa
conversione del cuore è accompagnata da un dolore e da una tristezza salutari,
che i Padri hanno chiamato « animi cruciatus
[afflizione dello spirito] », « compunctio
cordis [contrizione del cuore] ». (19)
1432 Il
cuore dell'uomo è pesante e indurito. Bisogna che Dio conceda all'uomo
un cuore nuovo. (20) La conversione è anzitutto un'opera della grazia
di Dio che fa ritornare a lui i nostri cuori: « Facci ritornare a te,
Signore, e noi ritorneremo » (Lam
5,21). Dio ci dona la forza di ricominciare. È scoprendo la grandezza
dell'amore di Dio che il nostro cuore viene scosso
dall'orrore e dal peso del peccato e comincia a temere di offendere Dio
con il peccato e di essere separato da lui. Il cuore umano si converte
guardando a colui che è stato trafitto dai nostri
peccati. (21)
« Teniamo fisso lo sguardo sul sangue di Cristo, e
consideriamo quanto sia prezioso per Dio, suo
Padre; infatti, sparso per la nostra salvezza, offrì al mondo intero
la grazia della conversione ». (22)
1433 Dopo
la pasqua, è lo Spirito Santo che convince il mondo quanto al peccato,
(23) cioè al fatto che il mondo non ha creduto in colui che il Padre
ha inviato. Ma questo stesso Spirito, che svela
il peccato, è Consolatore (24) che dona al cuore dell'uomo la grazia del
pentimento e della conversione. (25)
V. Le molteplici
forme della penitenza nella vita cristiana
1434 La
penitenza interiore del cristiano può avere espressioni molto varie. La
Scrittura e i Padri insistono soprattutto su tre forme: il digiuno,
la preghiera, l'elemosina, (26) che esprimono la conversione in
rapporto a se stessi, in rapporto a Dio e in rapporto agli altri. Accanto
alla purificazione radicale operata dal Battesimo o dal martirio, essi
indicano, come mezzo per ottenere il perdono dei peccati, gli sforzi compiuti
per riconciliarsi con il prossimo, le lacrime di penitenza, la preoccupazione
per la salvezza del prossimo, (27) l'intercessione dei santi e la pratica
della carità che « copre una moltitudine di peccati
» (1 Pt 4,8).
1435 La
conversione si realizza nella vita quotidiana attraverso gesti di riconciliazione,
attraverso la sollecitudine per i poveri, l'esercizio e la difesa della
giustizia e del diritto, (28) attraverso la confessione delle colpe ai
fratelli, la correzione fraterna, la revisione
di vita, l'esame di coscienza, la direzione spirituale, l'accettazione
delle sofferenze, la perseveranza nella persecuzione a causa della giustizia.
Prendere la propria croce, ogni giorno, e seguire Gesù è la via più sicura
della penitenza. (29)
1436 Eucaristia e Penitenza. La conversione e la penitenza quotidiane trovano la loro sorgente e
il loro alimento nell'Eucaristia, poiché in essa
è reso presente il sacrificio di Cristo che ci ha riconciliati con Dio;
per suo mezzo vengono nutriti e fortificati coloro che vivono della vita
di Cristo; essa « è come l'antidoto con cui essere liberati dalle colpe
di ogni giorno e preservati dai peccati mortali ». (30)
1437 La
lettura della Sacra Scrittura, la preghiera della liturgia delle Ore e
del « Padre nostro », ogni atto sincero di culto o di pietà ravviva in
noi lo spirito di conversione e di penitenza e contribuisce al perdono
dei nostri peccati.
1438 I
tempi e i giorni di penitenza nel
corso dell'anno liturgico (il tempo della Quaresima, ogni venerdì in memoria
della morte del Signore) sono momenti forti della pratica penitenziale
della Chiesa. (31) Questi tempi sono particolarmente adatti per gli esercizi
spirituali, le liturgie penitenziali, i pellegrinaggi in segno di penitenza,
le privazioni volontarie come il digiuno e l'elemosina, la condivisione
fraterna (opere caritative e missionarie).
1439 Il
dinamismo della conversione e della penitenza è stato meravigliosamente descritto da Gesù nella
parabola detta « del figlio prodigo » il cui centro
è « il padre misericordioso »: (32) il fascino di una libertà illusoria,
l'abbandono della casa paterna; la miseria estrema nella quale il figlio
viene a trovarsi dopo aver dilapidato la sua fortuna; l'umiliazione profonda
di vedersi costretto a pascolare i porci, e, peggio ancora, quella di
desiderare di nutrirsi delle carrube che mangiavano i maiali; la riflessione
sui beni perduti; il pentimento e la decisione di dichiararsi colpevole
davanti a suo padre; il cammino del ritorno; l'accoglienza generosa da
parte del padre; la gioia del padre: ecco alcuni tratti propri del processo
di conversione. L'abito bello, l'anello e il banchetto di festa sono simboli
della vita nuova, pura, dignitosa, piena di gioia che è la vita dell'uomo
che ritorna a Dio e in seno alla sua famiglia, la Chiesa. Soltanto il
cuore di Cristo, che conosce le profondità dell'amore di suo Padre, ha
potuto rivelarci l'abisso della sua misericordia in una maniera così piena
di semplicità e di bellezza.
VI.
Il sacramento della Penitenza e della Riconciliazione
1440 Il
peccato è anzitutto offesa a Dio, rottura della
comunione con lui. Nello stesso tempo esso attenta alla comunione con
la Chiesa. Per questo motivo la conversione arreca ad un tempo il perdono
di Dio e la riconciliazione con la Chiesa, ciò che il sacramento della
Penitenza e della Riconciliazione esprime e realizza liturgicamente. (33)
Dio solo perdona il peccato
1441 Dio solo perdona i peccati. (34) Poiché Gesù è il Figlio di
Dio, egli dice di se stesso: « Il Figlio dell'uomo ha il potere sulla
terra di rimettere i peccati » (Mc
2,10) ed esercita questo potere divino: « Ti sono rimessi i tuoi peccati!
» (Mc 2,5). (35) Ancor di più: in virtù della sua
autorità divina dona tale potere agli uomini (36) affinché lo esercitino
nel suo nome.
1442 Cristo
ha voluto che la sua Chiesa sia tutta intera,
nella sua preghiera, nella sua vita e nelle sue attività, il segno e lo
strumento del perdono e della riconciliazione che egli ci ha acquistato
a prezzo del suo sangue. Ha tuttavia affidato l'esercizio del potere di
assolvere i peccati al ministero apostolico. A questo è affidato il «
ministero della riconciliazione » (2 Cor 5,18). L'Apostolo è inviato
« nel nome di Cristo », ed è Dio stesso che, per mezzo di lui, esorta
e supplica: « Lasciatevi riconciliare con Dio » (2 Cor 5,20).
Riconciliazione con la Chiesa
1443 Durante
la sua vita pubblica, Gesù non ha soltanto perdonato i peccati; ha pure
manifestato l'effetto di questo perdono: egli ha reintegrato i peccatori
perdonati nella comunità del popolo di Dio, dalla quale il peccato li
aveva allontanati o persino esclusi. Un segno chiaro di ciò è
il fatto che Gesù ammette i peccatori alla sua tavola; più ancora,
egli stesso siede alla loro mensa, gesto che esprime in modo sconvolgente
il perdono di Dio (37) e, nello stesso tempo, il ritorno in seno al popolo
di Dio. (38)
1444 Rendendo
gli Apostoli partecipi del suo proprio potere
di perdonare i peccati, il Signore dà loro anche l'autorità di riconciliare
i peccatori con la Chiesa. Tale dimensione ecclesiale del loro ministero
trova la sua più chiara espressione nella solenne parola di Cristo a Simon
Pietro: « A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai
sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra
sarà sciolto nei cieli » (Mt 16,19).
Questo « incarico di legare e di sciogliere, che è stato dato a Pietro,
risulta essere stato pure concesso al collegio degli Apostoli, unito col
suo capo (cf Mt
18,18; 28,16-20) ». (39)
1445 Le
parole legare e sciogliere significano: colui
che voi escluderete dalla vostra comunione sarà escluso dalla comunione
con Dio; colui che voi accoglierete di nuovo nella vostra comunione, Dio
lo accoglierà anche nella sua. La riconciliazione con la Chiesa è inseparabile
dalla riconciliazione con Dio.
Il sacramento del perdono
1446 Cristo
ha istituito il sacramento della Penitenza per tutti i membri peccatori
della sua Chiesa, in primo luogo per coloro che, dopo il Battesimo, sono
caduti in peccato grave e hanno così perduto la grazia battesimale e inflitto
una ferita alla comunione ecclesiale. A costoro il sacramento della Penitenza
offre una nuova possibilità di convertirsi e di recuperare la grazia della
giustificazione. I Padri della Chiesa presentano questo sacramento come
« la seconda tavola [di salvezza] dopo il naufragio della grazia perduta
». (40)
1447 Nel
corso dei secoli la forma concreta, secondo la quale la Chiesa ha esercitato
questo potere ricevuto dal Signore, ha subito molte variazioni. Durante
i primi secoli, la riconciliazione dei cristiani che avevano commesso
peccati particolarmente gravi dopo il loro Battesimo
(per esempio l'idolatria, l'omicidio o l'adulterio), era legata
ad una disciplina molto rigorosa, secondo la quale i penitenti dovevano
fare pubblica penitenza per i loro peccati, spesso per lunghi anni, prima
di ricevere la riconciliazione. A questo « ordine dei penitenti » (che
riguardava soltanto certi peccati gravi) non si era ammessi che raramente
e, in talune regioni, una sola volta durante la vita. Nel settimo secolo, ispirati dalla tradizione
monastica d'Oriente, i missionari irlandesi portarono nell'Europa continentale
la pratica « privata » della penitenza, che non esige
il compimento pubblico e prolungato di opere di penitenza prima di ricevere
la riconciliazione con la Chiesa. Il sacramento si attua ormai in una
maniera più segreta tra il penitente e il sacerdote. Questa nuova pratica
prevedeva la possibilità della reiterazione e apriva così la via ad una
frequenza regolare di questo sacramento. Essa permetteva di integrare
in una sola celebrazione sacramentale il perdono dei peccati gravi e dei
peccati veniali. È questa, a grandi linee, la forma di Penitenza che la
Chiesa pratica fino ai nostri giorni.
1448 Attraverso
i cambiamenti che la disciplina e la celebrazione di questo sacramento
hanno conosciuto nel corso dei secoli, si discerne la medesima struttura
fondamentale. Essa comporta due elementi ugualmente essenziali: da
una parte, gli atti dell'uomo che si converte sotto l'azione dello Spirito
Santo: cioè la contrizione, la confessione e la soddisfazione; dall'altra
parte, l'azione di Dio attraverso l'intervento della Chiesa. La Chiesa
che, mediante il Vescovo e i suoi presbiteri, concede nel nome di Gesù
Cristo il perdono dei peccati e stabilisce la modalità
della soddisfazione, prega anche per il peccatore e fa penitenza con lui.
Così il peccatore viene guarito e ristabilito
nella comunione ecclesiale.
1449 La
formula di assoluzione in uso nella Chiesa latina
esprime gli elementi essenziali di questo sacramento: il Padre delle misericordie
è la sorgente di ogni perdono. Egli realizza la riconciliazione dei peccatori
mediante la pasqua del suo Figlio e il dono del suo Spirito, attraverso
la preghiera e il ministero della Chiesa:
« Dio, Padre di misericordia, che ha riconciliato
a sé il mondo nella morte e risurrezione del suo Figlio, e ha effuso
lo Spirito Santo per la remissione dei peccati, ti conceda,
mediante il ministero della Chiesa, il perdono e la pace. E
io ti assolvo dai tuoi peccati nel nome del Padre e del Figlio e dello
Spirito Santo ». (41)
VII. Gli
atti del penitente
1450 «
La penitenza induce il peccatore a sopportare di buon animo ogni sofferenza;
nel suo cuore vi sia la contrizione, nella sua bocca la confessione, nelle
sue opere tutta l'umiltà e la feconda soddisfazione ». (42)
La contrizione
1451 Tra
gli atti del penitente, la contrizione occupa il primo posto. Essa è «
il dolore dell'animo e la riprovazione del peccato commesso, accompagnati
dal proposito di non peccare più in avvenire ». (43)
1452 Quando
proviene dall'amore di Dio amato sopra ogni cosa, la contrizione è detta
« perfetta » (contrizione di carità). Tale contrizione rimette le colpe
veniali; ottiene anche il perdono dei peccati mortali, qualora comporti
la ferma risoluzione di ricorrere, appena possibile, alla confessione
sacramentale. (44)
1453 La
contrizione detta « imperfetta » (o « attrizione ») è, anch'essa, un dono
di Dio, un impulso dello Spirito Santo. Nasce dalla considerazione della
bruttura del peccato o dal timore della dannazione eterna e delle altre
pene la cui minaccia incombe sul peccatore (contrizione da timore). Quando
la coscienza viene così scossa, può aver inizio un'evoluzione interiore
che sarà portata a compimento, sotto l'azione della grazia, dall'assoluzione
sacramentale. Da sola, tuttavia, la contrizione imperfetta non ottiene
il perdono dei peccati gravi, ma dispone a riceverlo nel sacramento della
Penitenza. (45)
1454 È
bene prepararsi a ricevere questo sacramento con un esame di coscienza
fatto alla luce della Parola di Dio. I testi
più adatti a questo scopo sono da cercarsi nel
Decalogo e nella catechesi morale dei Vangeli e delle lettere degli Apostoli:
il discorso della montagna, gli insegnamenti apostolici. (46)
La confessione dei peccati
1455 La
confessione dei peccati (l'accusa), anche da un punto di vista semplicemente
umano, ci libera e facilita la nostra riconciliazione con gli altri. Con
l'accusa, l'uomo guarda in faccia i peccati di cui si è reso colpevole;
se ne assume la responsabilità e, in tal modo, si apre nuovamente
a Dio e alla comunione della Chiesa al fine di rendere possibile un nuovo
avvenire.
1456 La
confessione al sacerdote costituisce una parte essenziale del sacramento
della Penitenza: « È necessario che i penitenti enumerino nella
confessione tutti i peccati mortali, di cui hanno consapevolezza
dopo un diligente esame di coscienza, anche se si tratta dei peccati più
nascosti e commessi soltanto contro i due ultimi comandamenti del Decalogo,
(47) perché spesso feriscono più gravemente l'anima e si rivelano più
pericolosi di quelli chiaramente commessi »: (48)
« I cristiani [che] si sforzano
di confessare tutti i peccati che vengono loro in mente, senza dubbio
li mettono tutti davanti alla divina misericordia perché li perdoni. Quelli, invece, che fanno diversamente e tacciono
consapevolmente qualche peccato, è come se non sottoponessero nulla
alla divina bontà perché sia perdonato per mezzo del sacerdote. "Se
infatti l'ammalato si vergognasse di mostrare al medico la ferita,
il medico non può curare quello che non conosce" ». (49)
1457 Secondo
il precetto della Chiesa, « ogni fedele, raggiunta l'età della discrezione,
è tenuto all'obbligo di confessare fedelmente i propri peccati gravi,
almeno una volta nell'anno ». (50) Colui che
è consapevole di aver commesso un peccato mortale non deve ricevere la
santa Comunione, anche se prova una grande contrizione, senza aver prima
ricevuto l'assoluzione sacramentale, (51) a meno che non abbia un motivo
grave per comunicarsi e non gli sia possibile accedere a un confessore.
(52) I fanciulli devono accostarsi al sacramento
della Penitenza prima di ricevere per la prima volta la santa Comunione.
(53)
1458 Sebbene
non sia strettamente necessaria, la confessione delle colpe quotidiane
(peccati veniali) è tuttavia vivamente raccomandata dalla Chiesa. (54)
In effetti, la confessione regolare dei peccati veniali ci aiuta a formare
la nostra coscienza, a lottare contro le cattive inclinazioni, a lasciarci
guarire da Cristo, a progredire nella vita dello Spirito. Ricevendo più
frequentemente, attraverso questo sacramento, il dono della misericordia
del Padre, siamo spinti ad essere misericordiosi
come lui: (55)
« Chi riconosce i propri peccati e li condanna, è
già d'accordo con Dio. Dio condanna i tuoi peccati; e se anche tu li
condanni, ti unisci a Dio. L'uomo e il peccatore sono due cose distinte:
l'uomo è opera di Dio, il peccatore è opera tua, o uomo. Distruggi ciò
che tu hai fatto, affinché Dio salvi ciò che egli ha fatto. [...] Quando
comincia a dispiacerti ciò che hai fatto, allora cominciano le tue opere
buone, perché condanni le tue opere cattive. Le opere buone cominciano
col riconoscimento delle opere cattive. Operi la verità, e così vieni
alla Luce ». (56)
La soddisfazione
1459 Molti
peccati recano offesa al prossimo. Bisogna fare il possibile per riparare
(ad esempio restituire cose rubate, ristabilire la reputazione di chi
è stato calunniato, risanare le ferite). La semplice giustizia lo esige.
Ma, in più, il peccato ferisce e indebolisce il peccatore stesso,
come anche le sue relazioni con Dio e con il prossimo. L'assoluzione toglie
il peccato, ma non porta rimedio a tutti i disordini che il peccato ha
causato. (57) Risollevato dal peccato, il peccatore deve ancora recuperare
la piena salute spirituale. Deve dunque fare qualcosa di più per riparare
le proprie colpe: deve « soddisfare » in maniera adeguata o « espiare
» i suoi peccati. Questa soddisfazione si chiama anche « penitenza ».
1460 La
penitenza che il confessore impone deve tener conto della situazione
personale del penitente e cercare il suo bene spirituale. Essa deve corrispondere,
per quanto possibile, alla gravità e alla natura dei peccati commessi.
Può consistere nella preghiera, in un'offerta, nelle opere di misericordia,
nel servizio del prossimo, in privazioni volontarie, in sacrifici, e soprattutto
nella paziente accettazione della croce che dobbiamo portare. Tali penitenze
ci aiutano a configurarci a Cristo che, solo, ha espiato per i nostri
peccati (58) una volta per tutte. Esse ci permettono
di diventare coeredi di Cristo risorto, dal momento che « partecipiamo
alle sue sofferenze » (Rm 8,17):
(59)
« Ma questa soddisfazione,
che compiamo per i nostri peccati, non è talmente nostra da non esistere
per mezzo di Gesù Cristo: noi, infatti, che non possiamo nulla da noi
stessi, col suo aiuto "possiamo tutto in lui che ci dà la forza".
(60) Quindi l'uomo non ha di che gloriarsi; ma ogni nostro vanto è riposto
in Cristo, [...] in cui offriamo soddisfazione,
"facendo opere degne della conversione", (61) che da lui traggono
il loro valore, da lui sono offerte al Padre e grazie a lui sono accettate dal Padre ». (62)
VIII.
Il ministro di questo sacramento
1461 Poiché
Cristo ha affidato ai suoi Apostoli il ministero della riconciliazione,
(63) i Vescovi, loro successori, e i presbiteri, collaboratori dei Vescovi,
continuano ad esercitare questo ministero. Infatti sono i Vescovi e i presbiteri che hanno, in virtù del
sacramento dell'Ordine, il potere di perdonare tutti i peccati « nel nome
del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo ».
1462 Il
perdono dei peccati riconcilia con Dio ma anche con la Chiesa. Il Vescovo,
capo visibile della Chiesa particolare, è dunque considerato a buon diritto,
sin dai tempi antichi, come colui che principalmente
ha il potere e il ministero della riconciliazione: è il moderatore della
disciplina penitenziale. (64) I presbiteri, suoi collaboratori, esercitano
tale potere nella misura in cui ne hanno ricevuto l'ufficio sia dal proprio
Vescovo (o da un superiore religioso), sia dal Papa, in base al diritto
della Chiesa. (65)
1463 Alcuni
peccati particolarmente gravi sono colpiti dalla scomunica, la pena ecclesiastica
più severa, che impedisce di ricevere i sacramenti e di compiere determinati
atti ecclesiastici, (66) e la cui assoluzione, di conseguenza, non può
essere accordata, secondo il diritto della Chiesa, che dal Papa, dal Vescovo
del luogo o da presbiteri da loro autorizzati. (67) In caso di pericolo
di morte, ogni sacerdote, anche se privo della facoltà di ascoltare le
confessioni, può assolvere da qualsiasi peccato e da qualsiasi scomunica.
(68)
1464 I
sacerdoti devono incoraggiare i fedeli ad accostarsi al sacramento della
Penitenza e devono mostrarsi disponibili a celebrare questo sacramento
ogni volta che i cristiani ne facciano ragionevole
richiesta. (69)
1465 Celebrando
il sacramento della Penitenza, il sacerdote compie il ministero del buon
pastore che cerca la pecora perduta, quello del buon Samaritano che medica
le ferite, del padre che attende il figlio prodigo e lo accoglie al suo
ritorno, del giusto giudice che non fa distinzione di persone e il cui
giudizio è ad un tempo giusto e misericordioso. Insomma, il sacerdote
è il segno e lo strumento dell'amore misericordioso di Dio verso il peccatore.
1466 Il
confessore non è il padrone, ma il servitore del perdono di Dio. Il ministro
di questo sacramento deve unirsi all'intenzione e alla carità di Cristo.
(70) Deve avere una provata conoscenza del comportamento cristiano, l'esperienza
delle realtà umane, il rispetto e la delicatezza nei confronti di colui
che è caduto; deve amare la verità, essere fedele al Magistero
della Chiesa e condurre con pazienza il penitente verso la guarigione
e la piena maturità. Deve pregare e fare penitenza per lui, affidandolo
alla misericordia del Signore.
1467 Data
la delicatezza e la grandezza di questo ministero e il rispetto dovuto
alle persone, la Chiesa dichiara che ogni sacerdote
che ascolta le confessioni è obbligato, sotto pene molto severe, a mantenere
un segreto assoluto riguardo ai peccati che i suoi penitenti gli hanno
confessato. (71) Non gli è lecito parlare neppure di quanto viene a conoscere,
attraverso la confessione, della vita dei penitenti. Questo segreto, che
non ammette eccezioni, si chiama il « sigillo sacramentale », poiché ciò
che il penitente ha manifestato al sacerdote rimane « sigillato » dal
sacramento.
IX. Gli
effetti di questo sacramento
1468 «
Tutto il valore della Penitenza consiste nel restituirci alla grazia di
Dio stringendoci a lui in intima e grande amicizia
». (72) Il fine e l'effetto di questo sacramento sono
dunque la riconciliazione con Dio. Coloro che ricevono il sacramento
della Penitenza con cuore contrito e in una disposizione religiosa
conseguono « la pace e la serenità della coscienza insieme a una vivissima
consolazione dello spirito ». (73) Infatti, il sacramento della Riconciliazione
con Dio opera una autentica « risurrezione spirituale
», restituisce la dignità e i beni della vita dei figli di Dio, di cui
il più prezioso è l'amicizia di Dio. (74)
1469 Questo sacramento ci riconcilia con la Chiesa. Il peccato incrina
o infrange la comunione fraterna. Il sacramento della Penitenza la ripara
o la restaura. In questo senso, non guarisce soltanto colui
che viene ristabilito nella comunione ecclesiale, ma ha pure un
effetto vivificante sulla vita della Chiesa che ha sofferto a causa del
peccato di uno dei suoi membri. (75) Ristabilito o rinsaldato nella comunione
dei santi, il peccatore viene fortificato dallo
scambio dei beni spirituali tra tutte le membra vive del corpo di Cristo,
siano esse ancora nella condizione di pellegrini o siano già nella patria
celeste. (76)
« Bisogna aggiungere che tale riconciliazione
con Dio ha come conseguenza, per così dire, altre riconciliazioni, che
rimediano ad altrettante rotture, causate dal peccato: il penitente
perdonato si riconcilia con se stesso nel fondo più intimo del proprio
essere, in cui ricupera la propria verità interiore; si riconcilia con
i fratelli, da lui in qualche modo offesi e lesi; si riconcilia con
la Chiesa; si riconcilia con tutto il creato ».
(77)
1470 In
questo sacramento, il peccatore, rimettendosi al giudizio misericordioso
di Dio, anticipa in un certo modo il giudizio al quale sarà
sottoposto al termine di questa esistenza terrena.
È infatti ora, in questa vita, che ci è offerta la possibilità
di scegliere tra la vita e la morte, ed è soltanto attraverso il cammino
della conversione che possiamo entrare nel regno di Dio, dal quale il
peccato grave esclude. (78) Convertendosi a Cristo mediante la penitenza
e la fede, il peccatore passa dalla morte alla vita « e non va incontro
al giudizio » (Gv 5,24).
X.
Le indulgenze
1471 La
dottrina e la pratica delle indulgenze nella Chiesa sono strettamente
legate agli effetti del sacramento della Penitenza.
Che cos'è l'indulgenza?
« L'indulgenza è la remissione dinanzi a Dio della
pena temporale per i peccati, già rimessi quanto alla colpa, remissione
che il fedele, debitamente disposto e a determinate condizioni, acquista
per intervento della Chiesa, la quale, come ministra della redenzione,
autoritativamente dispensa ed applica il tesoro delle soddisfazioni di
Cristo e dei santi ». (79)
« L'indulgenza è parziale o plenaria
secondo che libera in parte o in tutto dalla pena temporale dovuta
per i peccati ». (80) « Ogni fedele può acquisire le indulgenze [...]
per se stesso o applicarle ai defunti ». (81)
Le pene del peccato
1472 Per
comprendere questa dottrina e questa pratica della Chiesa bisogna tener
presente che il peccato ha una duplice conseguenza. Il peccato
grave ci priva della comunione con Dio e perciò ci rende incapaci di conseguire
la vita eterna, la cui privazione è chiamata la « pena eterna » del peccato.
D'altra parte, ogni peccato, anche veniale, provoca un attaccamento malsano
alle creature, che ha bisogno di purificazione,
sia quaggiù, sia dopo la morte, nello stato chiamato purgatorio. Tale
purificazione libera dalla cosiddetta « pena temporale » del peccato.
Queste due pene non devono essere concepite come una specie di vendetta,
che Dio infligge dall'esterno, bensì come derivanti dalla natura stessa
del peccato. Una conversione, che procede da una fervente carità, può
arrivare alla totale purificazione del peccatore, così che non sussista
più alcuna pena. (82)
1473 Il
perdono del peccato e la restaurazione della comunione con Dio comportano
la remissione delle pene eterne del peccato. Rimangono, tuttavia, le pene
temporali del peccato. Il cristiano deve sforzarsi, sopportando pazientemente
le sofferenze e le prove di ogni genere e, venuto
il giorno, affrontando serenamente la morte, di accettare come una grazia
queste pene temporali del peccato; deve impegnarsi, attraverso le opere
di misericordia e di carità, come pure mediante la preghiera e le varie
pratiche di penitenza, a spogliarsi completamente dell'« uomo vecchio
» e a rivestire « l'uomo nuovo ». (83)
Nella comunione dei santi
1474 Il
cristiano che si sforza di purificarsi del suo peccato e di santificarsi
con l'aiuto della grazia di Dio, non si trova
solo. « La vita dei singoli figli di Dio in Cristo e per mezzo di Cristo
viene congiunta con legame meraviglioso alla vita di tutti
gli altri fratelli cristiani nella soprannaturale unità del corpo mistico
di Cristo, fin quasi a formare una sola mistica persona ». (84)
1475 Nella
comunione dei santi « tra i fedeli, che già hanno raggiunto la patria
celeste o che stanno espiando le loro colpe nel purgatorio, o che ancora
sono pellegrini sulla terra, esiste certamente un vincolo perenne di carità
ed un abbondante scambio di tutti i beni ». (85) In questo
ammirabile scambio, la santità dell'uno giova agli altri, ben al
di là del danno che il peccato dell'uno ha potuto causare agli altri.
In tal modo, il ricorso alla comunione dei santi permette al peccatore
contrito di essere in più breve tempo e più efficacemente purificato dalle
pene del peccato.
1476 Questi
beni spirituali della comunione dei santi sono anche chiamati il tesoro
della Chiesa, che non « si deve considerare come la somma di beni
materiali, accumulati nel corso dei secoli, ma come l'infinito ed inesauribile
valore che le espiazioni e i meriti di Cristo hanno presso il Padre, offerti perché tutta l'umanità sia liberata dal peccato e pervenga
alla comunione con il Padre; è lo stesso Cristo Redentore, in cui sono
e vivono le soddisfazioni ed i meriti della sua redenzione ». (86)
1477 «
Appartiene inoltre a questo tesoro il valore veramente immenso, incommensurabile
e sempre nuovo che presso Dio hanno le preghiere e le buone opere della
beata Vergine Maria e di tutti i santi, i quali, seguendo le orme di Cristo
Signore per grazia sua, hanno santificato la loro vita e condotto a compimento
la missione affidata loro dal Padre; in tal modo, realizzando la loro
salvezza, hanno anche cooperato alla salvezza dei propri fratelli nell'unità
del corpo mistico ». (87)
Ottenere l'indulgenza di Dio mediante la Chiesa
1478 L'indulgenza
si ottiene mediante la Chiesa che, in virtù del potere di legare e di
sciogliere accordatole da Gesù Cristo, interviene a favore di un cristiano
e gli dischiude il tesoro dei meriti di Cristo e dei santi perché ottenga
dal Padre delle misericordie la remissione delle pene temporali dovute
per i suoi peccati. Così la Chiesa non vuole soltanto venire in aiuto
a questo cristiano, ma anche spingerlo a compiere opere di pietà, di penitenza
e di carità. (88)
1479 Poiché
i fedeli defunti in via di purificazione sono anch'essi membri della medesima
comunione dei santi, noi possiamo aiutarli, tra l'altro, ottenendo per
loro indulgenze, in modo tale che siano sgravati dalle pene temporali
dovute per i loro peccati.
XI.
La celebrazione del sacramento della Penitenza
1480 Come
tutti i sacramenti, la Penitenza è un'azione liturgica. Questi
sono ordinariamente gli elementi della celebrazione: il saluto e la benedizione
del sacerdote; la lettura della Parola di Dio per illuminare la coscienza
e suscitare la contrizione, e l'esortazione al pentimento; la confessione
che riconosce i peccati e li manifesta al sacerdote; l'imposizione e l'accettazione
della penitenza; l'assoluzione da parte del sacerdote; la lode con rendimento
di grazie e il congedo con la benedizione da parte del sacerdote.
1481 La
liturgia bizantina usa più formule di assoluzione,
a carattere deprecativo, le quali mirabilmente esprimono il mistero del
perdono: « Il Dio che, attraverso il profeta Natan,
ha perdonato a Davide quando confessò i propri peccati, e a Pietro quando
pianse amaramente, e alla peccatrice quando versò lacrime sui suoi piedi,
e al pubblicano e al prodigo, questo stesso Dio ti perdoni, attraverso
me, peccatore, in questa vita e nell'altra, e non ti condanni quando apparirai
al suo tremendo tribunale, egli che è benedetto nei secoli dei secoli.
Amen ». (89)
1482 Il
sacramento della Penitenza può anche aver luogo nel
quadro di una celebrazione comunitaria, nella quale ci si
prepara insieme alla confessione e insieme si rende grazie per il perdono
ricevuto. In questo caso, la confessione personale dei peccati e l'assoluzione
individuale sono inserite in una liturgia della Parola di Dio, con letture
e omelia, esame di coscienza condotto in comune, richiesta comunitaria
del perdono, preghiera del « Padre nostro » e ringraziamento comune. Tale
celebrazione comunitaria esprime più chiaramente il carattere ecclesiale
della penitenza. Tuttavia, in qualunque modo venga
celebrato, il sacramento della Penitenza è sempre, per sua stessa natura,
un'azione liturgica, quindi ecclesiale e pubblica. (90)
1483 In
casi di grave necessità si può ricorrere alla celebrazione comunitaria
della Riconciliazione con confessione generale e assoluzione generale.
Tale grave necessità può presentarsi qualora vi sia un imminente pericolo
di morte senza che il sacerdote o i sacerdoti abbiano
il tempo sufficiente per ascoltare la confessione di ciascun penitente.
La necessità grave può verificarsi anche quando, in considerazione del
numero dei penitenti, non vi siano confessori in numero sufficiente per
ascoltare debitamente le confessioni dei singoli entro un tempo ragionevole,
così che i penitenti, senza loro colpa, rimarrebbero
a lungo privati della grazia sacramentale o della santa Comunione. In
questo caso i fedeli, perché sia valida l'assoluzione, devono fare il
proposito di confessare individualmente i propri peccati gravi a tempo
debito. (91) Spetta al Vescovo diocesano giudicare se ricorrano le condizioni
richieste per l'assoluzione generale. (92) Una considerevole affluenza di fedeli
in occasione di grandi feste o di pellegrinaggi non costituisce un caso
di tale grave necessità. (93)
1484 «
La confessione individuale e completa, con la relativa assoluzione, resta
l'unico modo ordinario grazie al quale i fedeli si riconciliano con Dio
e con la Chiesa, a meno che un'impossibilità fisica o morale non li dispensi
da una tale confessione ». (94) Ciò non è senza motivazioni profonde.
Cristo agisce in ogni sacramento. Si rivolge personalmente
a ciascun peccatore: « Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati » (Mc
2,5); è il medico che si china sui singoli malati che hanno bisogno
di lui (95) per guarirli; li rialza e li reintegra nella comunione fraterna.
La confessione personale è quindi la forma più significativa
della riconciliazione con Dio e con la Chiesa.
In sintesi
1485 La
sera di Pasqua, il Signore Gesù si mostrò ai
suoi Apostoli e disse loro: «
Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi
e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi » (Gv
20,22-23).
1486 Il
perdono dei peccati commessi dopo il Battesimo è accordato mediante un
sacramento apposito chiamato sacramento della
Conversione, della Confessione, della Penitenza o della Riconciliazione.
1487 Colui che pecca ferisce l'onore di Dio e il suo amore, la propria
dignità di uomo chiamato ad essere figlio di Dio e la salute spirituale
della Chiesa di cui ogni cristiano deve essere una pietra viva.
1488 Agli
occhi della fede, nessun male è più grave del peccato, e niente ha conseguenze
peggiori per gli stessi peccatori, per la Chiesa e per il mondo intero.
1489 Ritornare
alla comunione con Dio dopo averla perduta a causa del peccato, è un movimento
nato dalla grazia di Dio ricco di misericordia e sollecito della salvezza
degli uomini. Bisogna chiedere questo dono prezioso per sé e per gli altri.
1490 Il
cammino di ritorno a Dio, chiamato conversione e pentimento, implica un
dolore e una repulsione per i peccati commessi, e il fermo proposito di
non peccare più in avvenire. La conversione riguarda dunque il passato
e il futuro; essa si nutre della speranza nella misericordia divina.
1491 Il
sacramento della Penitenza è costituito dall'insieme dei tre atti compiuti
dal penitente e dall'assoluzione da parte del sacerdote. Gli atti del
penitente sono: il pentimento, la confessione o manifestazione dei peccati
al sacerdote e il proposito di compiere la soddisfazione e le opere di
soddisfazione.
1492 Il
pentimento (chiamato anche contrizione) deve essere ispirato da motivi
dettati dalla fede. Se il pentimento nasce dall'amore di carità verso
Dio, lo si dice « perfetto
»; se è fondato su altri motivi, lo si chiama « imperfetto
».
1493 Colui che vuole ottenere la riconciliazione con Dio e con la
Chiesa deve confessare al sacerdote tutti i peccati gravi che ancora non
ha confessato e di cui si ricorda dopo aver accuratamente esaminato la
propria coscienza. Sebbene non sia in sé necessaria,
la confessione delle colpe veniali è tuttavia vivamente raccomandata dalla
Chiesa.
1494 Il
confessore propone al penitente il compimento di certi atti di « soddisfazione » o di « penitenza
», al fine di riparare il danno causato dal peccato e ristabilire
gli atteggiamenti consoni al discepolo di Cristo.
1495 Soltanto
i sacerdoti che hanno ricevuto dall'autorità della Chiesa la facoltà di
assolvere possono perdonare i peccati nel nome di Cristo.
1496 Gli
effetti spirituali del sacramento della Penitenza sono:
- la riconciliazione con Dio mediante la quale il penitente
ricupera la grazia;
- la riconciliazione con la Chiesa;
- la remissione della pena eterna meritata a causa
dei peccati mortali;
- la remissione, almeno in parte, delle pene temporali,
conseguenze del peccato;
- la pace e la serenità della coscienza, e la consolazione
spirituale;
- l'accrescimento delle forze spirituali per il combattimento
cristiano.
1497 La
confessione individuale e completa dei peccati gravi seguita
dall'assoluzione rimane l'unico mezzo ordinario per la riconciliazione
con Dio e con la Chiesa.
1498 Mediante
le indulgenze i fedeli possono ottenere per se
stessi, e anche per le anime del purgatorio, la remissione delle pene
temporali, conseguenze dei peccati.
(3) Concilio Vaticano II, Cost. dogm.
Lumen gentium, 11: AAS 57 (1965) 15.
(4) Cf Mc 1,15.
(5) Cf Lc 15,18.
(6) Rito della Penitenza, 46. 55 (Libreria
Editrice Vaticana 1974) p. 51. 81.
(7) Cf Gal 3,27.
(8) Cf Concilio di Trento,
Sess. 5a, Decretum de peccato originali,
canone 5: DS 1515.
(9) Cf Concilio di Trento,
Sess. 6a, Decretum de iustificatione,
c. 16: DS 1545; Concilio Vaticano II, Cost. dogm.
Lumen gentium, 40: AAS 57 (1965) 44-45.
(10) Cf At 2,38.
(11) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium,
8: AAS 57 (1965) 12.
(12) Cf Sal 51,19.
(13) Cf Gv 6,44; 12,32.
(14) Cf 1 Gv 4,10.
(15) Cf Lc 22,61-62.
(16) Cf Gv 21,15-17.
(17) Sant'Ambrogio, Epistula
extra collectionem, 1 [41], 12: CSEL 823,
152 (PL 16, 1116).
(18) Cf
Gl 2,12-13; Is
1,16-17; Mt 6,1-6.16-18.
(19) Cf Concilio di Trento,
Sess. 14a, Doctrina
de sacramento Paenitentiae, c. 4: DS 1676-1678;
Id., Sess.
14a, Canones de
Paenitentia, canone 5: DS 1705; Catechismo Romano,
2, 5, 4: ed. P. Rodríguez (Città del
Vaticano-Pamplona 1989) p. 289.
(20) Cf Ez 36,26-27.
(21) Cf Gv 19,37; Zc
12,10.
(22) San Clemente Romano, Epistula
ad Corinthios,
7, 4: SC 167, 110 (Funk 1, 108).
(23) Cf Gv 16,8-9.
(24) Cf Gv 15,26.
(25) Cf At 2,36-38;
Giovanni Paolo II, Lett. enc.
Dominum et vivificantem, 27-48: AAS 78 (1986) 837-868.
(26) Cf Tb 12,8; Mt
6,1-18.
(27) Cf Gc 5,20.
(28) Cf Am 5,24; Is 1,17.
(29) Cf Lc 9,23.
(30) Cf Concilio di Trento,
Sess. 13a, Decretum de ss. Eucharistia,
c. 2: DS 1638.
(31) Cf Concilio Vaticano
II, Cost. Sacrosanctum Concilium,
109-110: AAS 56 (1964) 127; CIC canoni 1249-1253; CCEO
canoni 880-883.
(32) Cf Lc 15,11-24.
(33) Cf Concilio Vaticano
II, Cost. dogm. Lumen gentium, 11: AAS 57 (1965) 15.
(34) Cf Mc 2,7.
(35) Cf Lc 7,48.
(36) Cf Gv 20,21-23.
(37) Cf Lc 15.
(38) Cf Lc 19,9.
(39) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium,
22: AAS 57 (1965) 26.
(40) Concilio di Trento, Sess.
6a, Decretum de
iustificatione, c. 14: DS 1542; cf
Tertulliano, De paenitentia, 4, 2: CCL
1, 326 (PL 1, 1343).
(41) Rito della Penitenza, 46. 55 (Libreria
Editrice Vaticana 1974) p. 51. 81.
(42) Catechismo Romano, 2,
5, 21: ed. P. Rodríguez (Città del Vaticano-Pamplona
1989) p. 299; cf Concilio di Trento, Sess. 14a, Doctrina
de sacramento Paenitentiae, c. 3: DS 1673.
(43) Concilio di Trento, Sess.
14a, Doctrina de
sacramento Paenitentiae, c. 4: DS 1676.
(44) Cf Concilio di Trento,
Sess. 14a, Doctrina
de sacramento Paenitentiae, c. 4: DS 1677.
(45) Cf Concilio di Trento,
Sess. 14a, Doctrina
de sacramento Paenitentiae, c. 4: DS 1678;
Id., Sess.
14a, Canones de sacramento Paenitentiae, canone 5: DS 1705.
(46) Cf Rm 12-15; 1
Cor 12-13; Gal 5; Ef
4-6.
(47) Cf Es 20,17; Mt
5,28.
(48) Concilio di Trento, Sess.
14a, Doctrina de
sacramento Paenitentiae, c. 5: DS 1680.
(49) Concilio di Trento, Sess.
14a, Doctrina de
sacramento Paenitentiae, c. 5: DS 1680;
cf San Girolamo, Commentarius
in Ecclesiasten, 10, 11: CCL 72, 338 (PL
23, 1096).
(50) CIC canone 989; cf
Concilio di Trento, Sess. 14a, Doctrina
de sacramento Paenitentiae, c. 5: DS 1683;
Id., Sess.
14a, Canones de sacramento Paenitentiae, canone 8: DS 1708.
(51) Cf Concilio di Trento,
Sess. 13a, Decretum
de ss. Eucharistia, c. 7: DS 1647; Ibid., canone 11: DS 1661.
(52) Cf CIC canone 916; CCEO canone 711.
(53) Cf CIC canone 914.
(54) Cf Concilio di Trento,
Sess. 14a, Doctrina de sacramento Paenitentiae,
c. 5: DS 1680; CIC canone 988, § 2.
(55) Cf Lc 6,36.
(56) Sant'Agostino,
In Iohannis evangelium
tractatus, 12, 13: CCL 36, 128 (PL 35, 1491).
(57) Cf Concilio di Trento,
Sess. 14a, Canones de sacramento Paenitentiae,
canone 12: DS 1712.
(58) Cf Rm 3,25; 1 Gv 2,1-2.
(59) Cf Concilio di Trento,
Sess. 14a, Doctrina
de sacramento Paenitentiae, c. 8: DS 1690.
(60) Cf Fil 4,13.
(61) Cf Lc 3,8.
(62) Concilio di Trento, Sess.
14a, Doctrina de
sacramento Paenitentiae, c. 8: DS 1691.
(63) Cf Gv 20,23; 2 Cor 5,18.
(64) Cf Concilio Vaticano
II, Cost. dogm. Lumen gentium, 26: AAS 57 (1965) 32.
(65) Cf CIC canoni 844.
967-969. 972; CCEO canone 722, §§ 3-4.
(66) Cf
CIC canone 1331; CCEO canoni 1431.
1434.
(67) Cf CIC canoni 1354-1357; CCEO canone 1420.
(68) Cf CIC canone 976;
per l'assoluzione dei peccati, CCEO canone 725.
(69) Cf
CIC canone 986; CCEO canone 735; Concilio Vaticano II, Decr.
Presbyterorum ordinis,
13: AAS 58 (1966) 1012.
(70) Cf Concilio Vaticano
II, Decr. Presbyterorum
ordinis, 13: AAS 58 (1966) 1012.
(71) Cf CIC canoni 983-984.
1388, § 1; CCEO canone 1456.
(72) Catechismo Romano, 2, 5, 18: ed. P. Rodríguez (Città
del Vaticano-Pamplona 1989) p. 297.
(73) Concilio di Trento, Sess.
14a, Doctrina de
sacramento Paenitentiae, c. 3: DS 1674.
(74) Cf Lc 15,32.
(75) Cf 1 Cor 12,26.
(76) Cf Concilio Vaticano
II, Cost. dogm. Lumen gentium, 48-50: AAS 57 (1965) 53-57.
(77) Giovanni Paolo II, Esort.
ap. Reconciliatio et paenitentia,
31, § V: AAS 77 (1985) 265.
(78) Cf
1 Cor 5,11; Gal 5,19-21; Ap
22,15.
(79) Paolo VI, Cost. ap.
Indulgentiarum doctrina, Normae,
1: AAS 59 (1967) 21.
(80) Paolo VI, Cost. ap.
Indulgentiarum doctrina, Normae,
2: AAS 59 (1967) 21.
(81) CIC canone 994.
(82) Cf Concilio di Trento,
Sess. 14a, Canones
de sacramento Paenitentiae, canoni 12-13:
DS 1712-1713; Id.,
Sess. 25a, Decretum de
purgatorio: DS 1820.
(83) Cf Ef 4,24.
(84) Paolo VI, Cost. ap.
Indulgentiarum doctrina, 5: AAS 59 (1967) 11.
(85) Paolo VI, Cost. ap.
Indulgentiarum doctrina, 5: AAS 59 (1967) 12.
(86) Paolo VI, Cost. ap.
Indulgentiarum doctrina, 5: AAS 59 (1967) 11.
(87) Paolo VI, Cost. ap.
Indulgentiarum doctrina, 5: AAS 59 (1967) 11-12.
(88) Cf Paolo VI, Cost.
ap. Indulgentiarum doctrina, 8: AAS 59 (1967) 16-17;
Concilio di Trento, Sess. 25a, Decretum de indulgentiis:
DS 1835.
(89) (Atene 1992)
(90) Cf Concilio Vaticano
II, Cost. Sacrosanctum Concilium, 26-27: AAS 56 (1964) 107.
(91) Cf
CIC canone 962, § 1.
(92) Cf CIC canone 961,
§ 2.
(93) Cf CIC canone 961,
§ 1, 2.
(94) Rito della Penitenza,
Premesse, 31 (Libreria Editrice Vaticana 1974) p. 30.
(95) Cf Mc 2,17.
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