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CAPITOLO SECONDO
«AMERAI IL PROSSIMO
TUO COME TE STESSO»
Gesù disse ai suoi discepoli: « Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri »
(Gv 13,34).
2196 Rispondendo alla domanda rivoltagli sul primo dei
comandamenti, Gesù disse: « Il primo è: "Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è
l'unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore,
con tutta la tua mente e con tutta la tua forza". E
il secondo è questo: "Amerai il prossimo tuo come te stesso".
Non c'è altro comandamento più importante di questo » (Mc
12,29-31). L'Apostolo san Paolo lo richiama: « Chi ama il suo simile
ha adempiuto la legge. Infatti, il precetto: Non
commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non desiderare e qualsiasi
altro comandamento, si riassume in queste parole: Amerai il prossimo
tuo come te stesso. L'amore non fa nessun male al prossimo:
pieno compimento della legge è l'amore » (Rm
13,8-10).
ARTICOLO 4
IL QUARTO COMANDAMENTO
« Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino
i tuoi giorni nel paese che ti dà il Signore, tuo Dio » (Es
20,12).
« Stava loro sottomesso » (Lc 2,51).
Lo stesso Signore Gesù ha
ricordato l'importanza di questo « comandamento di Dio ». (136) L'Apostolo
insegna: « Figli, obbedite ai vostri genitori nel Signore, perché questo
è giusto. Onora tuo padre e tua madre: è questo il primo comandamento
associato a una promessa: perché tu sia
felice e goda di una vita lunga sopra la terra » (Ef
6,1-3). (137)
2197 Il
quarto comandamento apre la seconda tavola della Legge. Indica l'ordine
della carità. Dio ha voluto che, dopo lui, onoriamo
i nostri genitori ai quali dobbiamo la vita e che ci hanno trasmesso la
conoscenza di Dio. Siamo tenuti ad onorare e rispettare tutti coloro
che Dio, per il nostro bene, ha rivestito della sua autorità.
2198 Questo
comandamento è espresso nella forma positiva
di un dovere da compiere. Annunzia i comandamenti successivi,
concernenti un rispetto particolare della vita, del matrimonio, dei beni
terreni, della parola. Costituisce uno dei fondamenti della dottrina
sociale della Chiesa.
2199 Il
quarto comandamento si rivolge espressamente ai figli in
ordine alle loro relazioni con il padre e con la madre, essendo
questa relazione la più universale. Concerne parimenti i rapporti di parentela
con i membri del gruppo familiare. Chiede di tributare onore, affetto
e riconoscenza ai nonni e agli antenati. Si estende infine ai doveri degli
alunni nei confronti degli insegnanti, dei dipendenti nei confronti dei
datori di lavoro, dei subordinati nei confronti
dei loro superiori, dei cittadini verso la loro patria, verso i pubblici
amministratori e i governanti. Questo comandamento implica e sottintende
i doveri dei genitori, tutori, docenti, capi, magistrati, governanti,
di tutti coloro che esercitano un'autorità su
altri o su una comunità di persone.
2200 L'osservanza
del quarto comandamento comporta una ricompensa: « Onora tuo padre e tua
madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che ti dà il Signore,
tuo Dio » (Es 20,12). (138) Il rispetto di questo comandamento
procura, insieme con i frutti spirituali, frutti temporali di pace e di
prosperità. Al contrario, la trasgressione di questo comandamento arreca
gravi danni alle comunità e alle persone umane.
I. La famiglia
nel piano di Dio
Natura della famiglia
2201 La
comunità coniugale è fondata sul consenso degli sposi. Il matrimonio e
la famiglia sono ordinati al bene degli sposi e alla procreazione ed educazione dei figli. L'amore degli sposi e la generazione
dei figli stabiliscono tra i membri di una medesima famiglia relazioni
personali e responsabilità primarie.
2202 Un
uomo e una donna uniti in matrimonio formano insieme con i loro figli una famiglia. Questa istituzione precede qualsiasi riconoscimento
da parte della pubblica autorità; si impone da
sé. La si considererà come il normale riferimento,
in funzione del quale devono essere valutate le diverse forme di parentela.
2203 Creando
l'uomo e la donna, Dio ha istituito la famiglia umana e l'ha dotata della
sua costituzione fondamentale. I suoi membri sono persone uguali in dignità.
Per il bene comune dei suoi membri e della società, la famiglia comporta
una diversità di responsabilità, di diritti e di doveri.
La famiglia cristiana
2204 «
La famiglia cristiana offre una rivelazione e una realizzazione
specifica della comunione ecclesiale; anche per questo motivo, può e deve
essere chiamata "Chiesa domestica" ». (139) Essa è una
comunità di fede, di speranza e di carità; nella Chiesa riveste una singolare
importanza come è evidente nel Nuovo Testamento.
(140)
2205 La
famiglia cristiana è una comunione di persone, segno e immagine della
comunione del Padre e del Figlio nello Spirito Santo. La sua attività
procreatrice ed educativa è il riflesso dell'opera creatrice del Padre.
La famiglia è chiamata a condividere la preghiera e il sacrificio di Cristo.
La preghiera quotidiana e la lettura della Parola di Dio corroborano in
essa la carità. La famiglia cristiana è evangelizzatrice e
missionaria.
2206 Le
relazioni in seno alla famiglia comportano un'affinità di sentimenti,
di affetti e di interessi, che nasce soprattutto dal reciproco
rispetto delle persone. La famiglia è una comunità privilegiata chiamata
a realizzare un'amorevole apertura di animo tra
i coniugi e una continua collaborazione tra i genitori nell'educazione
dei figli. (141)
II. La
famiglia e la società
2207 La
famiglia è la cellula originaria della vita sociale. È la società
naturale in cui l'uomo e la donna sono chiamati al dono di sé nell'amore
e nel dono della vita. L'autorità, la stabilità e la vita di relazione
in seno alla famiglia costituiscono i fondamenti della libertà, della
sicurezza, della fraternità nell'ambito della società. La famiglia è la
comunità nella quale, fin dall'infanzia, si possono apprendere i valori
morali, si può incominciare ad onorare Dio e a fare buon uso della libertà.
La vita di famiglia è un'iniziazione alla vita nella società.
2208 La
famiglia deve vivere in modo che i suoi membri si aprano all'attenzione
e all'impegno in favore dei giovani e degli anziani, delle persone malate
o handicappate e dei poveri. Numerose sono le famiglie che, in certi momenti,
non hanno la possibilità di dare tale aiuto. Tocca allora
ad altre persone, ad altre famiglie e, sussidiariamente, alla società
provvedere ai bisogni di costoro: « Una religione pura e senza macchia
davanti a Dio nostro Padre è questa: soccorrere gli orfani e le vedove
nelle loro afflizioni e conservarsi puri da questo mondo » (Gc
1,27).
2209 La
famiglia deve essere aiutata e difesa con appropriate misure sociali.
Là dove le famiglie non sono in grado di adempiere alle
loro funzioni, gli altri corpi sociali hanno il dovere di aiutarle e di
sostenere l'istituto familiare. In base al principio di sussidiarietà,
le comunità più grandi si guarderanno dall'usurpare le loro prerogative
o di ingerirsi nella loro vita.
2210 L'importanza
della famiglia per la vita e il benessere della società, (142) comporta
per la società stessa una particolare responsabilità nel sostenere e consolidare
il matrimonio e la famiglia. Il potere civile consideri « come un sacro
dovere rispettare, proteggere e favorire la loro vera natura, la moralità
pubblica e la prosperità domestica ». (143)
2211 La
comunità politica ha il dovere di onorare la famiglia, di assisterla,
e di assicurarle in particolare:
- la libertà di costituirsi, di procreare
figli e di educarli secondo le proprie convinzioni morali e religiose;
- la tutela della stabilità del vincolo coniugale e
dell'istituto familiare;
- la libertà di professare la propria fede, di trasmetterla,
di educare in essa i figli, avvalendosi dei
mezzi e delle istituzioni necessarie;
- il diritto alla proprietà privata,
la libertà di intraprendere un'attività, di procurarsi un lavoro e una
casa, il diritto di emigrare;
- il diritto, in conformità alle
istituzioni dei paesi, alle cure mediche, all'assistenza per le persone
anziane, agli assegni familiari;
- la difesa della sicurezza e della salute, particolarmente
in ordine a pericoli come la droga, la pornografia,
l'alcolismo, ecc.;
- la libertà di formare associazioni
con altre famiglie e di essere in tal modo rappresentate presso le autorità
civili. (144)
2212 Il
quarto comandamento illumina le altre relazioni nella società.
Nei nostri fratelli e nelle nostre sorelle vediamo i figli dei nostri
genitori; nei nostri cugini, i discendenti dei nostri avi; nei nostri
concittadini, i figli della nostra patria; nei battezzati, i figli della
Chiesa, nostra Madre; in ogni persona umana, un figlio o una figlia di
colui che vuole essere chiamato « Padre nostro
». Conseguentemente, le nostre relazioni con il prossimo sono
di carattere personale. Il prossimo non è un « individuo » della collettività
umana; è « qualcuno » che, per le sue origini conosciute, merita un'attenzione
e un rispetto singolari.
2213 Le
comunità umane sono composte di persone. Il loro buon governo non
si limita alla garanzia dei diritti e all'osservanza dei doveri, come
pure al rispetto dei contratti. Giuste relazioni tra imprenditori e dipendenti,
governanti e cittadini presuppongono la naturale benevolenza conforme
alla dignità delle persone umane, cui stanno a
cuore la giustizia e la fraternità.
III. Doveri
dei membri della famiglia
Doveri dei figli
2214 La
paternità divina è la sorgente della paternità umana; (145) è la paternità
divina che fonda l'onore dovuto ai genitori. Il rispetto dei figli, minorenni
o adulti, per il proprio padre e la propria madre
(146) si nutre dell'affetto naturale nato dal vincolo che li unisce. Questo
rispetto è richiesto dal comando divino. (147)
2215 Il
rispetto per i genitori (pietà filiale) è fatto di riconoscenza
verso coloro che, con il dono della vita, il loro amore e il loro
lavoro, hanno messo al mondo i loro figli e hanno loro permesso di crescere
in età, in sapienza e in grazia. « Onora tuo padre con tutto il cuore
e non dimenticare i dolori di tua madre. Ricorda che essi ti hanno generato;
che darai loro in cambio di quanto ti hanno dato? » (Sir
7,27-28).
2216 Il
rispetto filiale si manifesta anche attraverso la vera docilità e la vera
obbedienza: « Figlio mio, osserva il comando di tuo padre, non
disprezzare l'insegnamento di tua madre [...]. Quando
cammini ti guideranno; quando riposi, veglieranno su di te; quando ti
desti, ti parleranno » (Prv 6,20-22). « Il figlio saggio ama la disciplina, lo spavaldo non ascolta il rimprovero »
(Prv 13,1).
2217 Per
tutto il tempo in cui vive nella casa dei suoi genitori, il figlio deve
obbedire ad ogni loro richiesta motivata dal suo proprio
bene o da quello della famiglia. « Figli, obbedite ai genitori in tutto;
ciò è gradito al Signore » (Col 3,20). (148) I figli devono anche
obbedire agli ordini ragionevoli dei loro educatori e di tutti coloro
ai quali i genitori li hanno affidati. Ma se in coscienza sono persuasi
che è moralmente riprovevole obbedire a un dato
ordine, non vi obbediscano. Crescendo, i figli continueranno a rispettare
i loro genitori. Preverranno i loro desideri, chiederanno spesso i loro
consigli, accetteranno i loro giustificati ammonimenti. Con l'emancipazione
cessa l'obbedienza dei figli verso i genitori, ma non il rispetto che
ad essi è sempre dovuto. Questo trova, in realtà,
la sua radice nel timore di Dio, uno dei doni dello Spirito Santo.
2218 Il
quarto comandamento ricorda ai figli divenuti adulti le loro responsabilità
verso i genitori. Nella misura in cui possono, devono dare loro l'aiuto
materiale e morale, negli anni della vecchiaia e in tempo di malattia,
di solitudine o di indigenza. Gesù richiama questo
dovere di riconoscenza. (149)
« Il Signore vuole che il padre sia onorato dai figli,
ha stabilito il diritto della madre sulla prole. Chi onora il padre
espia i peccati, chi riverisce la madre è come chi accumula tesori.
Chi onora il padre avrà gioia dai propri figli, sarà esaudito nel giorno
della sua preghiera. Chi riverisce suo padre vivrà a
lungo; chi obbedisce al Signore dà consolazione alla madre » (Sir
3,2-6).
« Figlio, soccorri tuo padre nella vecchiaia, non
contristarlo durante la sua vita. Anche se perdesse
il senno, compatiscilo e non disprezzarlo mentre sei nel pieno del vigore.
[...] Chi abbandona il padre è come un bestemmiatore, chi insulta la
madre è maledetto dal Signore » (Sir
3,12-13.16).
2219 Il
rispetto filiale favorisce l'armonia di tutta la vita familiare; concerne
anche le relazioni tra fratelli e sorelle. Il rispetto verso i
genitori si riflette su tutto l'ambiente familiare. « Corona dei vecchi
sono i figli dei figli » (Prv 17,6).
« Con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza » sopportatevi « a vicenda
con amore » (Ef 4,2).
2220 I
cristiani devono una speciale gratitudine a coloro dai quali hanno
ricevuto il dono della fede, la grazia del Battesimo e la vita nella Chiesa.
Può trattarsi dei genitori, di altri membri della
famiglia, dei nonni, di Pastori, di catechisti, di altri maestri o amici.
« Mi ricordo della tua fede schietta, fede che fu prima nella tua nonna
Lòide, poi in tua madre Eunice, e ora, ne sono certo, anche in te » (2 Tm
1,5).
Doveri dei genitori
2221 La
fecondità dell'amore coniugale non si riduce alla sola procreazione dei
figli, ma deve estendersi alla loro educazione morale e alla loro formazione
spirituale. La funzione educativa dei genitori « è tanto importante
che, se manca, può a stento essere supplita ». (150) Il diritto e il dovere
dell'educazione sono, per i genitori, primari e inalienabili. (151)
2222 I
genitori devono considerare i loro figli come figli di Dio e rispettarli
come persone umane. Educano i loro figli ad osservare la Legge
di Dio mostrandosi essi stessi obbedienti alla volontà del Padre dei cieli.
2223 I
genitori sono i primi responsabili dell'educazione dei loro figli. Testimoniano
tale responsabilità innanzi tutto con la creazione di una famiglia,
in cui la tenerezza, il perdono, il rispetto, la fedeltà e il servizio
disinteressato rappresentano la norma. Il focolare domestico è un luogo
particolarmente adatto per educare alle virtù. Questa educazione
richiede che si impari l'abnegazione, un retto
modo di giudicare, la padronanza di sé, condizioni di ogni vera libertà.
I genitori insegneranno ai figli a subordinare « le dimensioni materiali
e istintive a quelle interiori e spirituali ». (152) I genitori hanno
anche la grave responsabilità di dare ai loro figli buoni esempi. Riconoscendo
con franchezza davanti ai figli le proprie mancanze, saranno meglio in
grado di guidarli e di correggerli:
« Chi ama il proprio figlio
usa spesso la frusta [...]. Chi corregge il proprio
figlio ne trarrà vantaggio » (Sir
30,1-2). « E voi, padri, non inasprite i vostri figli, ma allevateli nell'educazione
e nella disciplina del Signore » (Ef
6,4).
2224 Il
focolare domestico costituisce l'ambito naturale per l'iniziazione dell'essere
umano alla solidarietà e alle responsabilità comunitarie. I genitori insegneranno
ai figli a guardarsi dai compromessi e dagli sbandamenti che minacciano
le società umane.
2225 Dalla
grazia del sacramento del Matrimonio i genitori hanno ricevuto la responsabilità
e il privilegio di evangelizzare i loro figli. Li inizieranno,
fin dai primi anni di vita, ai misteri della fede dei quali essi, per
i figli, sono « i primi annunziatori ». (153) Li faranno partecipare alla
vita della Chiesa fin dalla più tenera età. I modi di vivere in famiglia
possono sviluppare le disposizioni affettive che, per l'intera esistenza,
costituiscono autentiche condizioni preliminari e sostegni di una fede
viva.
2226 L'educazione
alla fede da parte dei genitori deve incominciare fin dalla più tenera
età dei figli. Essa si realizza già allorché i membri della famiglia si
aiutano a crescere nella fede attraverso la testimonianza di una vita
cristiana vissuta in conformità al Vangelo. La catechesi familiare precede,
accompagna e arricchisce le altre forme d'insegnamento della fede. I genitori
hanno la missione di insegnare ai figli a pregare e a scoprire la loro
vocazione di figli di Dio. (154) La parrocchia è la comunità eucaristica
e il cuore della vita liturgica delle famiglie cristiane; è un luogo privilegiato
della catechesi dei figli e dei genitori.
2227 I
figli, a loro volta, contribuiscono alla crescita dei propri genitori
nella santità. (155) Tutti e ciascuno, con generosità e senza mai
stancarsi, si concederanno vicendevolmente il perdono che le offese, i
litigi, le ingiustizie e le infedeltà esigono.
L'affetto reciproco lo suggerisce. La carità di Cristo lo richiede. (156)
2228 Durante
l'infanzia, il rispetto e l'affetto dei genitori si esprimono innanzi
tutto nella cura e nell'attenzione prodigate nell'allevare i propri figli,
e nel provvedere ai loro bisogni materiali e spirituali. Durante
la loro crescita, il medesimo rispetto e la medesima dedizione portano
i genitori ad educare i figli al retto uso della ragione e della libertà.
2229 Primi
responsabili dell'educazione dei figli, i genitori hanno il diritto di
scegliere per loro una scuola rispondente alle proprie convinzioni.
È, questo, un diritto fondamentale. I genitori, nei limiti del possibile,
hanno il dovere di scegliere le scuole che li possano
aiutare nel migliore dei modi nel loro compito di educatori cristiani.
(157) I pubblici poteri hanno il dovere di garantire tale diritto dei
genitori e di assicurare le condizioni concrete per poterlo esercitare.
2230 Diventando
adulti, i figli hanno il dovere e il diritto di scegliere la propria
professione e il proprio stato di vita. Assumeranno queste nuove responsabilità
in un rapporto confidente con i loro genitori, ai quali chiederanno e
dai quali riceveranno volentieri avvertimenti e consigli. I genitori avranno
cura di non costringere i figli né quanto alla scelta della professione,
né quanto a quella del coniuge. Questo dovere di discrezione non impedisce
loro, anzi tutt'altro, di aiutarli con sapienti
consigli, particolarmente quando progettano di fondare una famiglia.
2231 Alcuni
non si sposano, al fine di prendersi cura dei propri genitori, o dei propri
fratelli e sorelle, di dedicarsi più esclusivamente ad una professione
o per altri validi motivi. Costoro possono grandemente contribuire al
bene della famiglia umana.
IV. La
famiglia e il Regno
2232 I
vincoli familiari, sebbene importanti, non sono però assoluti. Quanto più il figlio cresce verso la propria maturità e autonomia
umane e spirituali, tanto più la sua specifica vocazione, che viene da
Dio, si fa chiara e forte. I genitori rispetteranno tale chiamata e favoriranno
la risposta dei propri figli a seguirla. È necessario convincersi che
la prima vocazione del cristiano è di seguire Gesù: (158) « Chi
ama il padre o la madre più di me, non è degno di me; chi ama il figlio
o la figlia più di me, non è degno di me » (Mt
10,37).
2233 Diventare
discepolo di Gesù significa accettare l'invito ad appartenere alla famiglia
di Dio, a condurre una vita conforme al suo modo di vivere: « Chiunque
fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello,
sorella e madre » (Mt 12,50).
I genitori accoglieranno e rispetteranno con gioia e rendimento di grazie
la chiamata rivolta dal Signore a qualcuno dei loro figli a seguirlo nella
verginità per il Regno, nella vita consacrata o nel ministero sacerdotale.
I genitori accoglieranno e rispetteranno con gioia e rendimento di grazie
la chiamata rivolta dal Signore a uno dei figli a seguirlo nella verginità per il Regno,
nella vita consacrata o nel ministero sacerdotale.
V. Le
autorità nella società civile
2234 Il
quarto comandamento di Dio ci prescrive anche di onorare tutti coloro che, per il nostro bene, hanno ricevuto da Dio un'autorità
nella società. Mette in luce tanto i doveri di chi esercita l'autorità quanto quelli di chi ne beneficia.
Doveri delle autorità civili
2235 Coloro
che sono rivestiti d'autorità, la devono esercitare come un servizio.
« Colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo
» (Mt 20,26). L'esercizio di un'autorità
è moralmente delimitato dalla sua origine divina, dalla sua natura ragionevole
e dal suo oggetto specifico. Nessuno può comandare o istituire ciò che
è contrario alla dignità delle persone e alla legge naturale.
2236 L'esercizio
dell'autorità mira a rendere evidente una giusta gerarchia dei valori
al fine di facilitare l'esercizio della libertà e della responsabilità
di tutti. I superiori attuino con saggezza la giustizia distributiva,
tenendo conto dei bisogni e della collaborazione di ciascuno, e in vista
della concordia e della pace. Abbiano cura che le norme e le disposizioni
che danno non inducano in tentazione opponendo
l'interesse personale a quello della comunità. (159)
2237 I
poteri politici sono tenuti a rispettare i diritti fondamentali
della persona umana. Cercheranno di attuare con umanità la giustizia,
nel rispetto del diritto di ciascuno, soprattutto delle famiglie e dei
diseredati. I diritti politici connessi con la cittadinanza possono e
devono essere concessi secondo le esigenze del bene comune. Non possono
essere sospesi dai pubblici poteri senza un motivo legittimo e proporzionato.
L'esercizio dei diritti politici è finalizzato al bene comune della nazione
e della comunità umana.
Doveri dei cittadini
2238 Coloro
che sono sottomessi all'autorità considereranno i loro superiori come
rappresentanti di Dio, che li ha costituiti ministri dei suoi doni: (160)
« State sottomessi ad ogni istituzione umana per amore del Signore [...].
Comportatevi come uomini liberi, non servendovi della libertà come di
un velo per coprire la malizia, ma come servitori di Dio » (1 Pt
2,13.16). La leale collaborazione dei cittadini comporta il diritto,
talvolta il dovere, di fare le giuste rimostranze su ciò che a loro sembra
nuocere alla dignità delle persone e al bene della comunità.
2239 È
dovere dei cittadini dare il proprio apporto ai poteri civili per
il bene della società in spirito di verità, di giustizia, di solidarietà
e di libertà. L'amore e il servizio della patria derivano dal dovere
di riconoscenza e dall'ordine della carità. La sottomissione alle autorità
legittime e il servizio del bene comune esigono dai cittadini che essi
compiano la loro funzione nella vita della comunità
politica.
2240 La
sottomissione all'autorità e la corresponsabilità nel bene comune comportano
l'esigenza morale del versamento delle imposte, dell'esercizio del diritto
di voto, della difesa del paese:
« Rendete a ciascuno ciò che gli è
dovuto: a chi il tributo il tributo; a chi le tasse le tasse;
a chi il timore il timore; a chi il rispetto il rispetto » (Rm
13,7).
I cristiani « abitano nella propria patria, ma come
pellegrini; partecipano alla vita pubblica come cittadini, ma da tutto
sono staccati come stranieri [...]. Obbediscono alle leggi vigenti,
ma con la loro vita superano le leggi [...]. Così eccelso è il posto
loro assegnato da Dio, e non è lecito disertarlo ». (161)
L'Apostolo ci esorta ad elevare
preghiere ed azioni di grazie « per i re e per tutti quelli che stanno
al potere, perché possiamo trascorrere una vita calma e tranquilla con
tutta pietà e dignità » (1 Tm 2,2).
2241 Le
nazioni più ricche sono tenute ad accogliere, nella misura del possibile,
lo straniero alla ricerca della sicurezza e delle risorse necessarie
alla vita, che non gli è possibile trovare nel proprio paese di
origine. I pubblici poteri avranno cura che venga
rispettato il diritto naturale, che pone l'ospite sotto la protezione
di coloro che lo accolgono. Le autorità politiche, in vista del bene comune,
di cui sono responsabili, possono subordinare l'esercizio del diritto
di immigrazione a diverse condizioni giuridiche,
in particolare al rispetto dei doveri dei migranti nei confronti del paese
che li accoglie. L'immigrato è tenuto a rispettare con riconoscenza il
patrimonio materiale e spirituale del paese che lo ospita, ad obbedire
alle sue leggi, a contribuire ai suoi oneri.
2242 Il
cittadino è obbligato in coscienza a non seguire le prescrizioni delle
autorità civili quando tali precetti sono contrari alle esigenze dell'ordine
morale, ai diritti fondamentali delle persone o agli insegnamenti del
Vangelo. Il rifiuto d'obbedienza alle autorità civili, quando le
loro richieste contrastano con quelle della retta coscienza, trova la
sua giustificazione nella distinzione tra il servizio di Dio e il servizio
della comunità politica. « Rendete [...] a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio
» (Mt 22,21). « Bisogna obbedire
a Dio piuttosto che agli uomini » (At 5,29).
« Dove i cittadini sono oppressi da un'autorità pubblica
che va al di là delle sue competenze, essi
non ricusino quelle cose che sono oggettivamente richieste dal bene
comune; sia però loro lecito difendere i diritti propri e dei propri
concittadini contro gli abusi di questa autorità, nel rispetto dei limiti
dettati dalla legge naturale ed evangelica ». (162)
2243 La
resistenza all'oppressione del potere politico non ricorrerà legittimamente
alle armi, salvo quando sussistano tutte insieme
le seguenti condizioni: 1. in caso di violazioni
certe, gravi e prolungate dei diritti fondamentali; 2. dopo che si siano tentate tutte le altre vie; 3. senza che si provochino disordini peggiori; 4. qualora vi sia una fondata speranza di successo; 5. se è impossibile intravedere ragionevolmente soluzioni migliori.
La comunità politica e la Chiesa
2244 Ogni
istituzione si ispira, anche implicitamente,
ad una visione dell'uomo e del suo destino, da cui deriva i propri criteri
di giudizio, la propria gerarchia dei valori, la propria linea di condotta.
Nella maggior parte delle società le istituzioni fanno riferimento ad
una certa preminenza dell'uomo sulle cose. Solo la Religione divinamente
rivelata ha chiaramente riconosciuto in Dio, Creatore e Redentore, l'origine
e il destino dell'uomo. La Chiesa invita i poteri politici a riferire
i loro giudizi e le loro decisioni a tale ispirazione della verità su
Dio e sull'uomo.
Le società che ignorano questa ispirazione
o la rifiutano in nome della loro indipendenza in rapporto a Dio, sono
spinte a cercare in se stesse oppure a mutuare da una ideologia i loro
riferimenti e il loro fine e, non tollerando che sia affermato un criterio
oggettivo del bene e del male, si arrogano sull'uomo e sul suo destino
un potere assoluto, dichiarato o non apertamente ammesso, come dimostra
la storia. (163)
2245 «
La Chiesa, che, a motivo della sua missione e della sua competenza, non
si confonde in alcun modo con la comunità politica, [...] è
ad un tempo il segno e la salvaguardia del carattere trascendente della
persona umana ». (164) La Chiesa « rispetta e promuove anche la libertà
politica e la responsabilità dei cittadini ». (165)
2246 È
proprio della missione della Chiesa « dare il suo giudizio morale anche
su cose che riguardano l'ordine politico, quando ciò sia richiesto dai
diritti fondamentali della persona e dalla salvezza delle anime. E
questo farà utilizzando tutti e solo quei mezzi che sono conformi al Vangelo
e al bene di tutti, secondo la diversità dei tempi e delle situazioni
». (166)
In sintesi
2247 «
Onora tuo padre e tua madre » (Dt
5,16; Mc 7,10).
2248 Secondo
il quarto comandamento, Dio ha voluto che, dopo lui,
onoriamo i nostri genitori e coloro che egli, per il nostro bene, ha rivestito
d'autorità.
2249 La
comunità coniugale è stabilita sull'alleanza e sul consenso degli sposi.
Il matrimonio e la famiglia sono ordinati al bene dei coniugi, alla procreazione
e all'educazione dei figli.
2250 «
La salvezza della persona e della società umana e cristiana è strettamente
connessa con una felice situazione della comunità coniugale e familiare
». (167)
2251 I
figli devono ai loro genitori rispetto, riconoscenza, giusta obbedienza
e aiuto. Il rispetto filiale favorisce l'armonia di tutta la vita familiare.
2252 I
genitori sono i primi responsabili dell'educazione dei propri figli alla
fede, alla preghiera e a tutte le virtù. Hanno il dovere di provvedere,
nella misura del possibile, ai bisogni materiali e spirituali dei propri
figli.
2253 I
genitori devono rispettare e favorire l'educazione dei propri figli. Ricorderanno
a se stessi ed insegneranno ai figli che la prima vocazione del cristiano
è seguire Gesù.
2254 La
pubblica autorità è tenuta a rispettare i diritti fondamentali della persona
umana e le condizioni per l'esercizio della sua libertà.
2255 È
dovere dei cittadini collaborare con i poteri civili all'edificazione
della società in uno spirito di verità, di giustizia, di solidarietà e
di libertà.
2256 Il
cittadino è obbligato in coscienza a non seguire le prescrizioni delle
autorità civili quando tali precetti si oppongono alle esigenze dell'ordine
morale. « Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini
» (At 5,29).
2257 Ogni società ispira i propri giudizi e la propria condotta ad
una visione dell'uomo e del suo destino. Al di fuori della luce del Vangelo su Dio e sull'uomo, è facile che le società diventino
« totalitarie ».
(136) Cf Mc 7,8-13.
(137) Cf Dt 5,16.
(138) Cf Dt 5,16.
(139) Giovanni Paolo II, Esort.
ap. Familiaris
consortio, 21: AAS 74 (1982) 105; cf
Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 11: AAS 57 (1965) 16.
(140) Cf Ef 5,21–6,4; Col 3,18-21; 1 Pt 3,1-7.
(141) Cf
Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudium
et spes, 52: AAS 58 (1966) 1073.
(142) Cf
Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudium
et spes, 47: AAS 58 (1966) 1067.
(143) Concilio
Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes, 52: AAS 58 (1966) 1073.
(144) Cf Giovanni Paolo
II, Esort. ap. Familiaris consortio, 46: AAS 74 (1982) 137-138.
(145) Cf Ef 3,15.
(146) Cf Prv 1,8; Tb 4,3-4.
(147) Cf Es 20,12.
(148) Cf Ef 6,1.
(149) Cf Mc 7,10-12.
(150) Concilio Vaticano II, Dich.
Gravissimum educationis, 3: AAS 58 (1966) 731.
(151) Cf Giovanni Paolo
II, Esort. ap. Familiaris consortio, 36: AAS 74 (1982) 126.
(152) Giovanni Paolo II, Lett.
enc. Centesimus annus, 36: AAS 83 (1991) 838.
(153) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium,
11: AAS 57 (1965) 16; cf CIC canone 1136.
(154) Cf Concilio Vaticano
II, Cost. dogm. Lumen gentium, 11: AAS 57 (1965) 16.
(155) Cf
Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudium
et spes, 48: AAS 58 (1966) 1069.
(156) Cf Mt 18,21-22; Lc 17,4.
(157) Cf Concilio Vaticano
II, Dich. Gravissimum educationis, 6: AAS 58 (1966) 733.
(158) Cf Mt 16,25.
(159) Cf Giovanni Paolo
II, Lett. enc. Centesimus annus, 25: AAS 83 (1991) 823.
(160) Cf Rm 13,1-2.
(161) Lettera a Diogneto, 5, 5; 5, 10; 6, 10: SC 33, 62-66 (Funk 1, 398-400).
(162) Concilio
Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes, 74: AAS 58 (1966) 1096.
(163) Cf Giovanni Paolo
II, Lett. enc. Centesimus annus, 45-46: AAS 83 (1991) 849-851.
(164) Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes,
76: AAS 58 (1966) 1099.
(165) Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes,
76: AAS 58 (1966) 1099.
(166) Concilio
Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes, 76: AAS 58 (1966) 1100.
(167) Concilio
Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes, 47: AAS 58 (1966) 1067.
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